Raffaele Mantegazza

Mantegazza/ Togliersi le bende

Raffaele Mantegazza, pedagogista e docente alla Bicocca, il 17 aprile a Culturattiva in piazza Verdi a Como. Con una sciarpa rossa sugli occhi, senza poter vedere niente di ciò che mi stava intorno, ho iniziato il mio intervento davanti a studenti e insegnanti che avevano voglia di inventare una scuola nuova. Mi sono bendato non tanto per stigmatizzare un gesto inaccettabile (che può essere un errore, per quanto grave, e che può essere risolto chiedendo scusa, ma deve anche essere  ripreso da chi  governa la scuola) ma per mostrare come la scuola a volte non voglia vedere i ragazzi, le loro sofferenze, le loro speranze e i loro sogni.

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Sorelle e fratelli per un Nuovo mondo

Più di duecento persone hanno seguito sulla piattaforma di streaming e sulla diretta fb il 15 gennaio l’incontro-dibattito online Laicamente sorelle e fratelli tutti. Una lettura dell’enciclica di Francesco. Mario Agostinelli (associazione Laudato si’), Raffaele Mantegazza (pedagogista, Università Milano Bicocca), Elisabetta Piccolotti (Equologica) hanno dialogato con Celeste Grossi (Arci),  Umberto Colombo (Cgil), Massimo Patrignani (Auser). L’iniziativa, inserita nell’ambito del Mese della Pace 2021, è stata organizzata da Arci, Auser e Cgil.

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4 maggio/ Arciwebtv/ Ripartire dalla politica

Dalle 12/ Ripartire dalla politica e dalla cultura insieme. Cambiare le forze politiche, rivoltarle come un calzino, farlo puntando sulle persone come nell’esperienza di Gianni Cairoli e di tanti/ e altri/e. Raffaele Mantegazza ritiene questa strada metodologica la più adatta, indipendentemente dalla scelta di agire politicamente all’interno di un partito o di un altro o fuori di essi.

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27 aprile/ Arciwebtv/ Neofascismo e giovani/ Raffaele Mantegazza per l’Anpi

Dalle 14/ 25 aprile tutto l’anno: per non dimenticarci del pericolo del fascismo, dagli archivi ecoinformazioni, riproponiamo l’intervento di venerdì 13 giugno 2014 nella sala della Circoscrizione 3 di Como-Camerlata con Raffaele Mantegazza, docente  di Pedagogia interculturale all’università Bicocca di Milano, per affrontare il tema dell’influenza neofascista sulle nuove generazioni. Leggi l’articolo di Jlenia Luraschi su ecoinformazioni.

Gli altri programmi del 27 aprile.

La programmazione completa di Arci Como WebTV.

Raffaele Mantegazza (e Brecht) con don Giusto

«Caro don Giusto, in una nota poesia di Brecht un poeta si lamenta perché i nazisti non hanno bruciato i suoi libri nei famosi roghi e pensa “se non mi hanno attaccato non penseranno mica che sono dalla loro parte?”. È triste ma oggi essere attaccati da questi vili significa avere l’ulteriore conferma che si sta lavorando dalla parte giusta. Non lasciamoci intimorire da chi usa la ragione dell’insulto perché non ha le armi della ragione». [Raffaele Mantegazza, docente di Scienze umane e pedagogiche alla Bicocca] 

Neofascismo e giovani/ Raffaele Mantegazza per l’Anpi

fotoLa sezione Anpi di Como ha invitato nella serata di venerdì 13 giugno nella sala della Circoscrizione 3 di Como-Camerlata Raffaele Mantegazza, docente  di Pedagogia interculturale all’università Bicocca di Milano per affrontare il tema dell’influenza neofascista sulle nuove generazioni. La serata, patrocinata dal comune di Como, ha visto una platea attenta e partecipe di circa quaranta persone. Tra loro anche l’assessore alla Legalità Marcello Iantorno, il consigliere comunale di Paco-Sel Luigi Nessi e la dirigente scolastica Graziella Cotta. Dopo l’introduzione del presidente dell’Anpi Nicola Tirapelle, che ha denunciato come i fenomeni neofascisti e neonazisti siano troppo sottovalutati dalle forze democratiche e dalle istituzioni, ha preso la parola Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta [guarda il video dell’intervento di Calzati]. Mantegazza ha condotto la serata sviluppando in una bella e chiara lezione il tema dell’influenza e della diffusione del fenomeno neofascista sulle nuove generazion. Guarda i video dell’intervento di Mantegazza 1 234 5 6). [Jlenia Luraschi, ecoinformazioni]

Guarda tutti gli altri video della serata sul canale di ecoinformazioni.

13 giugno/ Neofascismo: un problema politico, culturale, educativo.

ANPI COMO LOGOLa sezione Anpi di Como con il patrocinio del comune, promuove venerdì 13 giugno alle 20.45 presso la sala della circoscrizione 3 di via Varesina a Camerlata, un incontro con il professor Raffaele Mantegazza, docente di pedagogia interculturale all’università Bicocca di Milano su come il neofascimo oggi sia un problema politico, culturale ed educativo e su come questa ideologia abbia facile presa sulle giovani generazioni. Interviene e coordina la serata Giuseppe Calzati, presidente dell’istituto di storia contemporanea P.A. Perretta.  Info www.anpisezionecomo.net

Mantegazza/ Il presente della Shoah

primo pianoL’incontro con Raffaele Mantegazza, professore di pedagogia interculturale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Milano-Bicocca, e con Silvia Magni, assessora alle Politiche educative e giovanili del Comune di Como, venerdì 24 gennaio in biblioteca a Como. Mantegazza ha presentato ai pochi ma attenti ascoltatori una visione della Shoah e della Giornata della Memoria sotto una lente pedagogica ed educativa.

Oggi ha ancora senso ricordare ai giovani il Nazismo e la Shoah? Può servire per analizzare meglio la società e gli eventi storico-politici di oggi, oppure è un pezzo di storia che rimane nel passato e che si limita a essere ricordato il 27 gennaio di ogni anno? Qual è il ruolo della scuola in questo?

C’è una differenza sostanziale tra fare memoria e ricordare. Ricordare significa rimettere dentro il cuore un avvenimento e farlo vibrare delle stesse emozioni di quando lo si è vissuto. Con la memoria invece entra in campo la razionalità, che mette tutto in ordine e allontana l’emozione. Come posso ricordare solo quello che ho vissuto, posso fare memoria anche di quello che hanno vissuto altri. «Quando si parla di Shoah ai giovani­ – spiega Mantegazza – bisogna tener conto di entrambe le dimensioni, quella emotiva e quella razionale. Con un loro intreccio invece è possibile insegnare qualsiasi cosa, in particolare la Shoah».

Le materie scolastiche, in particolare la storia, dovrebbero essere spiegate si giovani con un aggancio al presente. Perché si deve avere interesse a conoscere i popoli passati e le guerre se non possono dare una risposta alle domande della società attuale?

Si sa che le dinamiche storico-sociali del passato possono essere usate per capire meglio il presente, in quanto i grandi temi del passato sono anche i temi di oggi. Le dinamiche che hanno dato origine alla Shoah, oggi esistono ancora: proviamo a pensare a quel senso di umiliazione e mortificazione che vivono le minoranze etniche in un paese straniero, le persone disabili, gli Ebrei, i più deboli. Questi sono spesso vittime di persecuzioni fisiche e psicologiche, le stesse che hanno subito i disabili, gli Ebrei, gli omosessuali, i testimoni di Geova e i comunisti, solo per citarne alcuni, durante il nazismo.

E se fossimo nati nel periodo nazista, da che parte staremmo? Dalla parte dei perseguitati oppure da quella dei carnefici? «Difenderemmo i più deboli», risponderebbe gran parte di noi, se non tutti. Facile  a dirsi ora, ma ne siamo proprio sicuri? Chissà che qualcuno di noi si sarebbe trasformato nel carnefice…

Tornando agli adolescenti: le iniziative scolastiche per la Giornata della Memoria come le gite ad Auschwitz, la visita alle mostre sullo sterminio degli Ebrei,  riescano a toccare le coscienze dei giovani? Certo, forse nel momento in cui si trovano ad ascoltare il racconto di un testimone sopravvissuto al campo di concentramento, si riesce a toccare la sua parte emotiva facendogli scendere qualche lacrima.

Ma la mattina del 28 gennaio, quando la Giornata della Memoria si concluderà e gli studenti saranno tornati dalle visite educative, in loro ci sarà un cambiamento? Ci sarà in tutti una riflessione anche fugace su di sé e su quello che si è visto e ascoltato? Oppure sono tutte iniziative proposte dai professori perché “bisogna” farle come tutti gli anni, e quella giornata è destinata a diventare un rituale noioso e asettico, che si limita al 27 gennaio? È probabile che alcuni dei ragazzi torni più razzista ed esaltato di prima, mentre qualcun altro magari inizia a documentarsi in modo più approfondito. Il problema grande è che il fascino del male incanta i giovani di oggi come ha incantato quelli di allora, e quindi il lato emotivo di questi progetti educativi non basta.

Quello che manca è un approccio che riporti questo tema all’attualità, che serva a far riflettere i giovani sulle loro antipatie, sulle discriminazioni che compiono ogni giorno, per esempio schernendo due persone omosessuali che si baciano in pubblico, oppure contro il ragazzo disabile che non può salire le scale con la carrozzina, o ancora contro la mendicante all’angolo della strada che chiede l’elemosina. E’ qui che bisogna intervenire. Sono i docenti che devono approcciarsi ai loro ragazzi e alle classi in base al loro carattere, alle problematiche, alle loro passioni e interessi e lavorarci sopra. Se per esempio in classe ci sono degli appassionati di sport, si potrebbe riflettere sul perché lo stadio di calcio diventa un luogo per fare insulti razzisti contro i giocatori e contro i tifosi delle altre squadre. Rapportare quindi la Shoah ai diversi ambiti della vita di ognuno, tenendo presente i temi storico-sociali che come allora ci sono anche oggi, e fornire riflessioni e risposte alle domande e ai comportamenti dei ragazzi; Shoah a parte, secondo Mantegazza dovrebbe valere così per ogni materia. Per riuscirci i professori dovrebbero lavorare in sinergia e attrarre l’interesse dei ragazzi creando un legame tra una lezione e un’altra e con i progetti educativi.

A scuola, la mattina del 28 gennaio molto probabilmente si ricomincerà a spiegare la matematica con le solite formule da imparare a memoria; la storia come due giorni prima con le solite noiose date, e così tutte le altre materie scolastiche, e come due giorni prima il giovane che si era commosso alle parole del testimone tornerà a schernire il compagno omosessuale, e la mendicante all’angolo della strada. Quindi sembrerebbe che i progetti educativi avrebbero bisogno di una dose di razionalità e di riflessione, e le materie scolastiche di emozione.

Con la Giornata della Memoria gli studenti, come ognuno di noi, devono diventare testimoni: testimoni di un periodo che non deve più ripresentarsi in futuro, partendo dalla riflessione sul modo con cui ci approcciamo alle persone e da come le giudichiamo. Perché ci scandalizziamo ancora di due persone omosessuali che stanno insieme? Facendo ciò crediamo di essere tanto diversi dai carnefici del Nazismo che li hanno perseguitati e sterminati?

Anche non ricordare e dimenticare differiscono di significato: non ricordare non dipende da noi, ma dipende dalla limitatezza del nostro immagazzinare nozioni e ricordi; dimenticare è imvece un atto voluto, sia a livello cosciente che a livello meno cosciente. Non si può, e non si deve dimenticare la Shoah. Conoscerla non deve limitarsi a essere un ricordo lontano, ma deve diventare memoria, così che possa essere tramandata alle future generazioni e resa sempre attuale.

Tra_il_marzo_e_il_giugnoGiovedì 23 gennaio è uscito un  nuovo libro di Raffaele Mantegazza, Diventare testimoni Riflessioni e percorsi per la Giornata della Memoria a scuola [Edizioni Junior, Bg], indirizzato ai docenti di scuola primaria  e secondaria di primo e secondo grado, che offe strategie e consigli didattici e psicopedagogici differenziati per età.

Inoltre fino al 3 febbraio si può visitare la mostra fotografica Shoah: L’infanzia rubata, a  San Pietro in Atrio in via Odescalchi 3 a Como, curata dall’Associazione Figli della Shoah. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

La memoria non dura un giorno

raffaele mantegazzaShoah e resistenza nell’educazione, con Raffaele Mantegazza, Intercultura – Università Milano-Bicocca, venerdì 24 gennaio alle 21 alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Lucati. «Un’introduzione al tema della Shoah – recita una presentazione –, si parlerà di carnefici, vittime, spettatori della Shoah e della quotidianità, si parlerà di lager, della pedagogia dello sterminio e del ruolo della scuola, della Giornata della Memoria e delle sue ricadute sulla scuola e il territorio». [md – ecoinformazioni]

Settimana dell’infanzia/ Itercultura antidoto al neorazzismo

mantegazzamohamedRaffaele Mantegazza (video prima parte, video seconda parte) mercoledì 20 novembre nella conferenza, in biblioteca a Como, Se mio figlio gioca con Mohamed, introdotta dagli interventi di Massimo Patrignani (video 1, video 2) e Patrizia Lissi (video), è partito dalla dimostrazione dell’assoluta infondatezza del concetto di razza nella specie umana per esaminare poi i principali temi dell’educazione interculturale fornendo anche importanti spunti e consigli per il lavoro concreto degli insegnanti e delle insegnanti nelle classi. L’esiguità del pubblico presente in sala, una ventina di persone quasi tutte donne, non ha impedito che alle appassionate e particolarmente apprezzate argomentazioni del relatore seguisse un vivace dibattito.  Un dvd con il contenuto integrale dell’incontro sarà realizzato dal Comune di Como. Già on line sul canale video di ecoinformazioni la prime due parti dell’intervento di Mantegazza e quelli di Patrignani e Lissi. La settimana dell’infanzia proseguirà fino al 24 novembre.

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