26 e 27 gennaio/ Merone/ Iniziative per la Giornata della Memoria

Di seguito il programma di alcune iniziative che si svolgeranno a Merone i giorni venerdì 26 e sabato 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria.


Il Palazzo civico di Mariano Comense (piazza Console Teodoro Manlio, 6) ospiterà fino a domenica 20 gennaio Attraverso gli occhi dei bambini. La Shoah vista dai disegni e dalle poesie dei bambini del ghetto di Terezín, una mostra organizzata da Anpi Mariano- Cantù in occasione della Giornata della Memoria.
Nella stessa sede, alle 10 di sabato 27 gennaio, è previsto un intervento di Giuseppe Calzati, presidente dell’Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, e Gianfranco Lucca, .che parlerà della deportazione degli ebrei nelle nostre zone.
[AF, ecoinformazioni]

In occasione della settimana dell’educazione, la parrocchia San Martino di Rebbio, in via Lissi 11, organizza alcune iniziative rivolte alla comunità nel weekend compreso tra venerdì 26 e domenica 28 gennaio.
La scuola secondaria “G. B. Grassi” di Uggiate Trevano (via Roma 2) ospiterà, da venerdì 19 a domenica 28 gennaio, la mostra Shoah, l’infanzia rubata, in occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio).

Si svolgerà domenica 21 gennaio un corteo lungo il Sentiero della Memoria di Porlezza, tratto di strada percorso dai sei partigiani dal lungolago fino al cimitero di Cima, luogo della loro fucilazione avvenuta il 21 gennaio 1945. La manifestazione è promossa dall’Associazione Cittadini Insieme di Porlezza e Valli, con l’adesione di A.N.P.I., Associazione Museo della Resistenza Comasca, Istituto di Storia Contemporanea “P.A. Perretta” di Como, Centro Studi “Schiavi di Hitler” di Cernobbio, SPI-CGIL-Centro Lago e Valli, e il patrocinio del Comune di Porlezza.
In programma per le 21 di sabato 27 gennaio al Teatro comunale San Teodoro di Cantù (via Corbetta, 7) lo spettacolo di Alice Conti Chi ama brucia. Discorsi al limite della frontiera, uno spettacolo sui “campi di accoglienza” per migranti stranieri, tratto dalle interviste originali a lavoratori ed ex-reclusi di un C.i.e. italiano. Al termine dello spettacolo è previsto un momento conviviale con alcuni dei richiedenti asilo ospitati a Como, organizzato in collaborazione con l’associazione Como Accoglie.
All’interno del contenitore Lieto il fine Teatro Gruppo Popolare, alla Piccola Accademia in via Castellini 7 a Como alle 16 di domenica 21 gennaio, porterà sul palco lo spettacolo laboratorio Il diario di Anna Frank raccontato ai bambini.
TeatroGruppo Popolare con Lieto il fine si prefigge l’obbiettivo di raccontare fatti di gravità civile in modo poetico e trasfigurato e di far intervenire i bambini nei racconti più noti della letteratura per ragazzi facendone cambiare il finale drammatico. Così facendo anche la tragedia della vicenda di Anna Frank e la persecuzione delle “razze impure” da parte del nazismo possono essere raccontate ai bambini, diventando fonte di sorriso e pensamento, sulla scia tracciata da Roberto Benigni con La vita è bella. I bambini avranno poi modo di manipolare della pasta in un laboratorio per rendere il tutto più attivo e divertente.
Ingresso bambini 4 euro, ingresso adulti 6 euro. [dl, ecoinformazioni]

Giovedì 25 gennaio, il Circolo Arci Xanadù/ Spazio Gloria ospiterà un ciclo di iniziative organizzate da Flc Cgil, Cisl scuola dei laghi, Uil scuola Rua e Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta” rivolte agli studenti di scuola superiore, in preparazione alla Giornata della memoria per le vittime della Shoah (sabato 27 gennaio).
Alle 9,30, Elisabetta Lombi, storica, terrà la conferenza La responsabilità del fascismo nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei. Seguirà il recital Brava gente (la Shoah e i delatori, in Italia), a cura dell’Isc Perretta e della compagnia Teatro d’acqua dolce, in cui alla ricerca drammaturgica di Gabriele Penner (sceneggiatore, regista e co-interprete insieme a Arianna Di Nuzzo) si accompagnerà il contributo scientifico di Lombi e di Roberta Cairoli.

Italia, 1946. La Seconda Guerra mondiale è finita, i suoi orrori sono ormai noti a tutti. Iniziano i processi al fascismo, ai suoi capi, ai suoi collaboratori.
Come ne L’istruttoria di Peter Weiss, appare drammaticamente chiaro che l’Olocausto non è stato una fatalità, una terribile deriva, ma un progetto “culturale” dichiarato e alimentato in Germania per almeno vent’anni, sotto gli occhi di tutti per così tanto tempo da sembrare alla fine normale, così in Brava gente, con le dovute proporzioni, si vuole approfondire la questione ebraica in Italia, a cui le leggi razziali diedero il la nel 1938, indagando il fenomeno della delazione e delle responsabilità.
Dietro i giornali e sotto i cappelli, prende vita una storia di Italia amara, volutamente dimenticata, l’altro lato della medaglia degli “italiani brava gente”.
Basato su documenti degli anni Quaranta che riguardano anche la città di Como.Brava gente che debutta in prima nazionale in occasione della Giornata della Memoria 2018.
Brava gente sarà replicato per un pubblico generico dalle 21 di venerdì 26 gennaio al salone Lissi di via Ennodio 10 a Rebbio, con il sostegno di Anpi, Associazione Alfonso Lissi, Associazione Italia Cuba, Coop Lombardia e Isc “Pier Amato Perretta”.
Info e prenotazioni: isc-como@isc-como.org
[AF, ecoinformazioni]

Circa 150 studenti, prevalentemente iscritti/e alle scuole secondarie superiori di Como, hanno preso parte al corteo della manifestazione No Nazi in my Town – Como meticcia e antifascista, che si è svolta in città nel pomeriggio di mercoledì 20 dicembre. Leggi il comunicato stampa di Uds Como.

Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.
Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.
Tra il XVII e la fine del XVIII secolo – la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.
Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.
Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).
Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]
Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.
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