Giorno: 16 Dicembre 2017

Essenziali informazioni sui Rohingya in un incontro allo Spazio Parini

La serata di venerdì 15 dicembre ha visto allo Spazio Parini un’interessante iniziativa dedicata alla persecuzione dei Rohingya, popolazione di religione musulmana insediata nelle aree ai confini tra Birmania (o Myanmar che dir si voglia) e Bangladesh, persecuzione di cui in questi mesi si parla molto, ma spesso senza troppe informazioni precise di prima mano.

Ecco perché l’incontro con Matteo Dominioni, storico e ricercatore, ed Emanuele Giordana, giornalista collaboratore del quotidiano “il manifesto” e grande conoscitore dell’Asia, è stato meritevole, cioè estremamente utile nel dare alcune informazioni di base, quasi sempre dimenticate nella cronaca quotidiana.

Il problema dei Rohingya è un’eredità del colonialismo britannico nella zona – ha spiegato Matteo Dominioni – ovvero di una politica che ha unito e diviso popoli e territori senza alcuna considerazione per la loro storia, ma solo in base alle esigenze della politica (e soprattutto dell’economia) dell’Occidente. I Rohingya sono stati infatti in gran parte introdotti in alcune zone birmane in tempi relativamente recenti, e proprio per questo, oggi, la loro persecuzione è giustificata con il loro essere “immigrati irregolari” per quanto di lunga durata.

Ma il problema del dramma dei Rohingya è anche di capire quali siano le dinamiche in atto, se si tratti di un vero e proprio “genocidio” in corso, oppure di più generici atti di guerra o di un “espatrio indotto” per quanto con atti di violenza.

A queste domande ha cercato di rispondere Emanuele Giordana che, pur ricordando che la sua frequentazione dell’area birmana non è potuta essere continua, ha messo a disposizione le sue notevoli conoscenze della storia e dell’attualità della zona. A suo parere contro i Rohingya è stato messo in atto un piano di persecuzione preordinato, con l’obiettivo di accaparrarsi i territori da loro precedentemente occupati. Le cifre di questa “pulizia etnica” sono imponenti: fino al 2016 si potevano contare nella zona circa 1.200.000 persone di questo popolo (di cui comunque già 200 mila confinate in campi profughi nello stato federale birmano dell’Arakan, proprio in ragione della loro persecuzioni), l’emorragia verso il Bangladesh comincia nell’ottobre 2016, con almeno 100 mila allontanamenti, ma poi si fa ancora più drammatica nel corso degli ultimi mesi tanto che oggi non restano entro i confini birmani più di 300/350 rohingya, essendo stati espulsi negli ultimi mesi circa 700 mila. Da agosto, poi, la persecuzione si è fatta particolarmente violenta, con l’uccisione di qualche migliaio di persone (la cifra esatta è impossibile da calcolare, ma un recentissimo rapporto di Amnesty international parla di circa 9 mila vittime, tra cui molti bambini e bambine).

A fronte di questa situazione si parla quindi – ha ricordato Giordana – di “genocidio a bassa intensità”, poiché la pulizia etnica e l’eliminazione della popolazione rohingya si esercitano con un ritmo non troppo rapido e – soprattutto – nell’indifferenza della maggioranza della popolazione civile birmana che ha sempre considerato questa popolazione musulmana come un’intrusa, e che ne ha di fatto sancito una sorta di apartheid.

Queste manovre sono state sempre condotte in prima persona dall’esercito, che già nel 1982, attraverso una legge della allora giunta militare, ha tolto lo status di legittimità ai rohingya, di fatto portandoli a un condizione di illegalità di massa. Negli ultimi anni non molto è cambiato, e la drammatica evoluzione dei mesi più recenti è lì a dimostrarlo. Anche un parziale ritorno alla democrazia non è servito a rimettere in discussione l’atteggiamento nei confronti dei Rohingya. L’estrema prudenza (per non dire reticenza) della premo Nobel Aung San Suu Kyi è probabilmente da attribuire proprio alle considerazioni di natura squisitamente politica rispetto all’atteggiamento della maggioranza della popolazione. In fin dei conti – si è suggerito – l’intervento più diretto, anche se sempre non esplicito, è stato quello del pontefice Francesco, che in qualche modo, sia pure indirettamente, ha sollevato il problema nel suo recente viaggio nell’area asiatica.

E l’Occidente, l’Europa, l’America, che fanno nel frattempo? Nulla o quasi. Del resto – come è stato provocatoriamente ricordato nella serata – chi mai, solo qualche mese fa, aveva sentito parlare di questo strano popolo, di cui a malapena si riesce a pronunciare il nome?

Nell’inazione generale, compresa quella totale del governo italiano, le violenze continuano, e presto, nonostante i timidi tentativi di accordi per un parziale rientro dei Rohingya in Birmania, il genocidio rischia di essere perpetrato fino in fondo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Gabbia senza prigionieri/ Val Mulini/ Il sogno realizzato a metà dei razzisti comaschi

Non sappiamo se la “bonifica” (che orrore, anche il termine) del piccolo anfratto dell’autosilo dei record del Comune di Como (il Val Mulini è l’unica struttura di questo tipo vuota d’Europa) che ha dato rifugio grazie all’opera, osteggiata da Comune, di Como accoglie soddisferà le ansie razziste delle destre comasche. La nostra è una pura illazione, ma forse per molti esponenti di quelle che nel resto dell’Europa sono forze che seppur liberiste si richiamano a ideali liberali,  mentre a Como sono il braccio politico dei Ku klux clan locali, il sogno era richiudere i migranti in quella gabbia che con solerzia degna certamente di miglior causa e con dispendio di ingenti quantità di denaro pubblico (pare 20 mila euro) è stata lestamente costruita rendendo “finalmente” del tutto inutilizzabile per tutti uno spazio pagato dai cittadini e dalle cittadine comasche. (altro…)

Al Terragni I Diritti umani fanno scuola

Non sappiamo se l’invalsi ne terrà conto in uno dei suoi infiniti inqualificabili test con i quali maldestramente si cerca di creare graduatorie tra scuole e insegnanti.. Disperiamo che il resto della stampa ne darà conto perché troppo presa dalla cronaca nera,  dalla politica nera e a giustificare l’attacco ai Diritti umani quotidiano nella nostra provincia, ben testimoniato dalla vergognosa realtà di un muro contro i migranti all’autosilo Val Mulini di Como da qualche giorno non solo monumento all’incapacità delle amministrazioni comunali di rendere utilizzabile un autosilo  (unico vuoto in Europa) ma anche alla capacità di sperperare con grande velocità ingenti somme di denaro pubblico per gli spot elettorali della Lega.  (altro…)

#cantuforpeace

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La lista civica Cantù Rugiada esprime il proprio disaccordo rispetto alla decisione presa lunedì 11 dicembre in sede consiliare al Comune di Cantù e relativa all’uscita della città dal Coordinamento comasco per la Pace. Di seguito il comunicato:

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Landriscina emana

Guardate bene questo mendicante in via Boldoni a Como. Il sindaco Landriscina ha ragione: se uno occupa mezza strada cercando di vendere una macchina gialla sotto un enorme e ridicolo igloo ostacola il normale passeggio dei cittadini e provoca un irreparabile danno all’immagine della città. Ma Landriscina, il sindaco di tutti i commercianti, ha finalmente emanato: «Con decorrenza immediata e fino al superamento delle situazioni di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana, con termine ultimo di 45 giorni dalla data odierna, all’interno della città murata (zona a traffico limitato) e nelle immediate vicinanze (…)  è fatto divieto di mendicare in forma statica occupando spazi pubblici anche con l’utilizzo di cartoni, cartelli ed accessori vari che arrecano disagio al passaggio dei pedoni». Visto? Non potete “occupare in forma statica” il centro con le vostre mercanzie. Per le cose veramente importanti, il sindaco si sforza ed emana. [Andrea Rosso, ecoinformazioni]

Senza carità

Leggo dell’ordinanza del sindaco, relativa la proibizione per 45 giorni, nel centro storico di chiedere la carità e di dormire sotto i portici della città. Mi pare che questa scelta, sia una cosa “fuori dal mondo” per molti motivi e che essa proponga tante domande.

Mi chiedo se chi ha emesso questa ordinanza è al corrente della difficile e impegnativa,  per molti anche drammatica, situazione sociale economica che c’è nella nostra città. Pensiamoci, qualcuno é costretto, per vivere, a chiedere l’elemosina.

Penso che qualsiasi persona preferisca lavorare, creare con le proprie mani il proprio vivere, guadagnarsi la propria giornata. Chiedete alle persone che subiranno questa ordinanza, cosa ne pensano e cosa preferirebbero.

Purtroppo questa decisione è in linea con certi decreti governativi, inneggianti al decoro urbano. Spero che il sindaco emetta un’ordinanza che proibisca la città a chi froda, a chi non paga le tasse, a chi non dà la giusta mercede agli operai.

L’ordinanza dice che chiedere l’elemosina, dormire sotto i portici, in centro, è proibito. Ma mi chiedo: quindi in periferia si può? Da Rebbio a Monte Olimpino, passando per Albate, uno può chiedere la carità, senza alcun problema? E poi, perché questa proibizione per soli 45 giorni? Si vogliono nascondere, in questo tempo di Città dei balocchi, le persone in difficoltà, i reali problemi della città? E poi?

Poi la multa; come si farà a chiedere queste sanzioni, queste cifre a persone che chiedono la carità, perché non riescono e non hanno di che vivere?

Penso che invece una città che vuole essere a misura d’uomo, una città “nuova”, si debba mettere in relazione con queste persone. Il compito di chi ci amministra, è creare una politica attenta principalmente ai più deboli e ai più fragili; una città può considerarsi città di tutti, quando “rigenera” la vita di ciascuno dei suoi abitanti. [Luigi Nessi per ecoinformazioni]

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