Il centrodestra è sempre più destra (e fa paura)

Il centrosinistra e la sinistra hanno evidenziato i loro limiti e la legge elettorale le sue distorsioni. Il primo elemento ha portato il centrodestra e la destra a salire nei sondaggi, il secondo potrà determinare un suo exploit alle prossime elezioni. Un centrodestra sempre più destra, anche estrema, fatta di visioni manichee e politiche liberticide con buone probabilità di arrivare a governare il paese.

Intanto la coalizione di centrodestra si mostra certo più coesa di quella di centrosinistra, e sicuramente lo è – al netto di ombre e divisioni sulla politica estera e su alcune questioni economiche. Ma con un programma economico senza coperture e che sarebbe di aiuto soprattutto a ricchi e imprese per quanto riguarda le proposte che mirano a tagliare le tasse che sono cavallo di battaglia da anni. E con politiche sui diritti civili omofobe, xenofobe e antiabortiste ispirate a un est illiberale e una destra cattolico-conservatrice.

In questi ultimi anni sono state proprio queste le posizioni maggioritarie e i motivi sono molteplici: lo spostamento dell’asse della politica italiana, che ha seguito il trend internazionale, dove le istanze di estrema destra vengono accolte in modo più mite e meno indignato mentre quelle di centrosinistra sono viste con un certo sospetto; l’intolleranza diffusa e continua verso le pur minime aperture sui diritti civili, percepite come troppo progressiste; l’accettazione e integrazione nel discorso pubblico di temi reazionari, repressivi e illiberali e la descrizione dell’estrema destra come centrodestra dai media italiani.

Come ha scritto Furio Jesi nel libro Cultura di destra, per quanto riguarda il corpus teorico non c’è Mito ma solo «materiali mitologici» variamente manipolati e «tecnicizzati» cioè usati per scopi contingenti. Poiché sulle «idee senza parole» di una particolare destra non può fondarsi alcun pensiero critico in quanto restano concetti dati per naturali. Questo elemento diviene ancora più esasperato se si pensa ad esempio allo slogan della Lega Credo, che richiama la religione nel chiedere una cieca fede; o ancora al tormentone di Giorgia Meloni Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana. Una parafrasi sostanziale dei concetti di Dio, Patria e Famiglia.

E così per il politico come per l’elettore tali concetti, Dio, Patria e Famiglia (naturale), sono cristallini e veri nel senso che attingono a una tradizione, un’origine e un passato mitologico preferibile al presente confuso e meticcio. Concetti che non hanno neanche la necessità di essere discussi. Da qui nasce l’intransigente moralismo e l’odio nei confronti di altre religioni o culture, il disprezzo verso lo straniero e in ultimo la lotta senza quartiere contro lobbby Lgbt, ideologia gender, aborto e diritti civili urlato con fervore da Giorgia Meloni alla manifestazione del partito spagnolo di estrema destra Vox.

Quanto all’immigrazione oltre al blocco navale la volontà è di replicare le fallimentari politiche degli ultimi anni (anche dei governi di centrosinistra) come il finanziamento della cosiddetta Guardia costiera libica; il restringimento della protezione umanitaria e del diritto d’asilo; i respingimenti; e il finanziamento di hotspot nei territori extra-europei che altro non sarebbero che centri di detenzione. Si è parlato anche di chiusura campi nomadi, di revisione della legge sulla tortura a tutela della polizia, di proibizionismo e lotta a tutte le droghe per rimarcare la volontà di purezza etnica e fisica dell’umanità immaginata. Per un’Italia a cui, secondi i programmi, servirebbe una guida più autorevole come un presidente eletto dal popolo (un obiettivo che già era presente nel programma del Movimento sociale italiano di Giorgio Almirante).

L’accettabilità delle posizioni di Giorgia Meloni e Matteo Salvini in Italia può essere fatta risalire a un aumento di popolarità di istanze euro-scettiche e populiste – baluardi prima del Movimento 5 Stelle – e a un’antipolitica che ha aperto agibilità nuove. Il vuoto determinato dall’assenza di una vera sinistra vicina alle istanze di nuovi poveri e nuovi precari, diciamo pure del proletariato del XXI secolo, e la mancata risignificazione della lotta di classe (che pure è ancora presente ma unidirezionale: dall’alto verso il basso) ha certo contribuito a questa situazione. Chi si trova ora a subire i danni più ingenti dalle molteplici crisi che stiamo vivendo sperimenta una certa rassegnazione e una sindrome da abbondono. Quello che fanno i partiti di destra come quelli descritti è cercare di accogliere proprio chi si sente abbandonato e politicamente orfano, fingendo interesse nel prendersi cura delle loro difficoltà.

Così si possono spiegare le proiezioni elettorali di Fratelli d’Italia, come una vittoria della strategia di coinvolgere un nuovo proletariato disorientato, promettendo di prendersi carico dei diseredati, mantenendo al contempo la vicinanza con l’imprenditoria. Ma contro la finanza, contro la sostituzione etnica, le lobby inesistenti e contro un’Europa per cui «è finita la pacchia». E appare secondario quindi che le politiche economiche di destra non farebbero altro che aumentare le diseguaglianze e limitare i diritti: in questo momento le semplificazioni e le posizioni nette fatte passare per incontrovertibili e naturali stanno ottenendo un risultato sorprendente perché rassicurano.

In una situazione come questa non sorprende che il porre l’accento sui rigurgiti fascisti e su un ritorno a un regime dittatoriale di cent’anni fa non funzioni come strategia, nonostante quest’anno sia l’anniversario della marcia su Roma e il primo partito in Italia abbia al proprio interno la fiamma missina e personalità che richiamano il fascismo. Forse le persone non temono un ritorno a cent’anni fa perché il mondo di oggi gli appare più catastrofico. E se è giusto combattere posizioni che trasudano post-fascismo e neo-fascismo, è insieme urgente proporre qualcosa di nuovo e rinnovatore rispetto al mondo in cui viviamo. Offrire un’alternativa a chi si sente orfano e trova risposte dall’altra parte della barricata e a chi rassegnato sceglie la via di non scegliere.

Gli esempi, come scrive Leonardo Bianchi su Vice, sono evidenti: in Piemonte, l’assessore alle politiche sociali Maurizio Marrone non solo ha autorizzato le associazioni anti-scelta ad accedere ai consultori e organizzare spazi all’interno di Asl e ospedali, ma ha stanziato 400mila euro a progetti fatti dalle stesse associazioni antiabortiste. Nelle Marche, la giunta regionale di destra ha rifiutato di applicare le linee guida del Ministero della Salute sulla somministrazione della pillola Ru486 e per giustificare le limitazioni all’aborto farmacologico, il capogruppo di FdI Carlo Ciccioli ha ripreso la teoria della sostituzione etnica sostenendo che l’Ivg farebbe aumentare i bambini stranieri e diminuire quelli italiani. Esattamente come teorizzato dalla possibile prossima presidente del Consiglio.

Trasformare la democrazia da parlamentare a decidente, blocco navale e decreti sicurezza, cancellazione di quanto rimane del welfare e dei sussidi alla povertà, limiti ai diritti civili. Questo è ciò che deve fare paura e che deve essere contrastato con proposte coraggiose e proattive. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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