Un altro cambiamento climatico è possibile

L’intervento di Sara Sostini per Arci, con Fridays for future e Unione degli studenti il 23 settembre, a Como.

«È un altro venerdì di sciopero globale per il clima, un altro venerdì di piazze e strade e spazi riempiti per chiedere giustizia ambientale, responsabilità nelle scelte future, cura per il pianeta. Un impegno per la giustizia che ad ogni venerdì si fa più gravoso, una responsabilità che ogni venerdì è più pesante, una cura che ogni venerdì si fa contingentemente più necessaria.

Parliamo di cambiamento climatico, ancora una volta: quello che si tocca con mano nella siccità devastante che ha assetato mezzo mondo, nei nubifragi che hanno affogato l’altra metà – ma non solo. C’è un altro fronte di tempesta che si allinea lungo un orizzonte già difficile, costellato da fallimenti economici e sociali: quello, subdolo, infame e pericolosissimo, di chi vuole cambiare il clima temperato, accogliente della democrazia – ideale per la vita umana – in un deserto dispotico, oligarchico e profondamente ingiusto.

Cambiamento climatico è il progressivo logorio di diritti umani, sociali, civili.
Cambiamento climatico è l’arrogante presunzione di chi, improvvisatosi meteorologo della volontà, vorrebbe decidere il bello e il cattivo tempo – giusto per rimanere in tema – sui corpi, sulle menti, sulla spiritualità religiosa, sui legami affettivi, sulle capacità lavorative, di nascita o di voto di chi ha davanti.
Cambiamento climatico è quel gelo che taglia le ossa, i fondi alla sanità e alla scuola, lasciandoci morire assiderate, assiderati e assideratu in un grande congelatore per coscienze, ancora più freddo dopo questi anni di pandemia.
Cambiamento climatico è quell’uragano devastante di guerra, repressione, odio, migrazioni negate, interessi economici assurdi ed egoisti, minacce nucleari rimbalzate ad ogni latitudine.
Cambiamento climatico è quel vento freddo che sento dietro al collo quando vedo assottigliarsi non solo i ghiacciai, ma anche le economie familiari, il potere decisionale di ciascuna persona, la possibilità di un sistema lavorativo salubre e sicuro in cui non ci siano le giornate da bollino nero per le troppe morti, per i licenziamenti, per la disparità salariale, per quel disastro che sono le politiche lavorative di questo paese.
Cambiamento climatico è quell’afa che secca i campi e la gola, ma anche la cultura, la voglia di conoscere, la possibilità di sviluppare un proprio giudizio critico, la necessità di conoscere la storia, gli abissi bui degli errori e i picchi luminosi dei passi avanti.

Ecco, i passi avanti.
Sapete che vi dico? Che esiste anche un altro tipo di cambiamento climatico!
È quello di chi semina idee, coltiva ideali, raccoglie progetti in un ciclo bellissimo di crescita, maturazione e ricambio nonostante le condizioni avverse.
È nella forza testarda e lungimirante di chi prepara barricate grandi per tutte e tutti invece di correre a nascondersi nella propria singola, piccolissima tana, nella condivisione e nell’unione di sforzi e azioni dal basso, dall’alto e verso qualunque direzione.
È nella pioggia benevola di quante e quanti lavorano per rendere di nuovo fertile l’Italia e il mondo.
Noi di Arci, insieme a tante altre associazioni, sindacati, realtà politiche e comunitarie, cittadine e cittadini sono, siamo sempre con Fridays for future e Unione degli studenti nelle piazze, nelle strade e negli spazi della vita reale perché vogliamo si prenda coscienza di come il mondo sta cambiando, e allora diventiamo noi tutte, tutti, tuttu cambiamento climatico, incastrando le differenze, sorridendo nel ritrovarci, lavorando fianco a fianco perché ad un peggioramento delle condizioni climatiche di questo paese e del mondo riusciamo a contrapporre un sistema davvero in grado di cambiare il modello economico della produzione, dei consumi e dell’energia, la concezione di salute come universale e non in base alla capacità del proprio portafoglio, il lavoro come diritto dignitoso e non come minaccia, privilegio, schiavitù.
Abbiamo davanti a noi nuvole nere: spazziamole via anche con il nostro voto – chi può votare, e chi non può ancora, con le proprie parole negli spazi in cui vive – per un nuovo mondo possibile il 25 settembre. Una volta per tutte diventiamo il cambiamento climatico necessario per vivere davvero, e non solo prepararsi al peggio». [Sara Sostini, Arci Como; foto di Beatriz Travieso Perèz, ecoinformazioni]

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