Giornata dei Diritti umani al Terragni

Il 10 dicembre 2009, Giornata internazionale dei Diritti umani, il Liceo scientifico Terragni di Olgiate Comasco ha dedicato l’intera attività didattica al tema dei Diritti umani. Le classi hanno seguito relazioni di testimoni ed esperti di associazioni impegnate nel territorio della scuola, in Italia e nel mondo. Le allieve della 3f della scuola hanno scritto dei sintetici resoconti e brevi abstract delle diverse attività svolte.

I resoconti fino ad ora arrivati. Il completamento del servizio è previsto entro sabato 12 dicembre alle 9.

Del Grande: per i diritti dei migranti serve informazione

Intervista a Gabriele Del Grande che interverrà sabato 11 dicembre nella sessione dedicata alle scuole del convegno In alto mare del Coordinamento comasco per la Pace in programma dalle 9 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como.

In alto mare è il titolo del XII convegno del Coordinamento comasco per la pace in corso in questi giorni. E in alto mare si interrompono le storie di migliaia di immigrati: 10.884 persone nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico annegate dal 1988 ad oggi nel tentativo di raggiungere le Canarie, 4.183 nel Canale di Sicilia tra la Libia, l’Egitto, la Tunisia, Malta e l’Italia,138 persone morte navigando dall’Algeria verso la Sardegna; dal Marocco, dall’Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, verso le isole Canarie o attraversando lo stretto di Gibilterra, ne sono morte almeno altre 4.491 persone, nell’Egeo tra la Turchia e la Grecia, ma anche dall’Egitto alla Grecia, hanno perso la vita 1.330 migranti; nel Mare Adriatico, tra l’Albania, il Montenegro e l’Italia, negli anni scorsi sono morte 603 persone; infine almeno 624 migranti sono annegati sulle rotte per l’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. Per un totale di 14877 morti (di cui 6542 dispersi) dal 1988 ad oggi per mare, nel corso del viaggio attraverso il Sahara, nascosti nei tir, sotto gli spari della polizia: questi sono i numeri di Fortress Europe, una rassegna stampa che dall’88 fa memoria delle vittime delle frontiere europee, un blog e un progetto nati nel 2006 su iniziativa di Gabriele Del Grande, viaggiatore, giornalista, scrittore, classe 1982, nato a Lucca e autore per Infinito edizioni di Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo (2007, seconda edizione, maggio 2008) e Roma senza fissa dimora (2009). Con lui, che ha seguito le rotte dei migranti in Turchia, Grecia, Cipro, Israele, Egitto, Libia, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali, Senegal, Burkina Faso e Niger, abbiamo parlato d’immigrazione, alla vigilia della sua partecipazione al convegno del Coordinamento comasco per la pace. «Il nostro dato sui migranti che muoiono alle frontiere europee è approssimato per difetto – dichiara Gabriele Del Grande – : parliamo delle morti documentate dall’88 a oggi, delle quali abbiamo notizie certe riportate dalla stampa. Non esiste infatti un dato reale, “ufficiale”, di quante siano le persone che cercando di entrare in Europa, lungo tutte le frontiere, da sud e da est, hanno perso la vita». Ma esiste un problema d’integrazione: possibile guardare criticamente all’immigrazione non solo come fenomeno sociale o questione d’ordine pubblico, senza però credere che non vi sia la necessità di politiche specifiche per accogliere e capire “l’altro”? «Parli d’integrazione… – risponde Del Grande – L’immigrazione crea gli stessi problemi che creano tutti gli spostamenti di popolazione. I dati ufficiali parlano di 700mila persone che si spostano dal nord al sud dell’Italia: in questo caso non creano nessun disagio queste persone che migrano. Dunque siamo di fronte ad un problema che è creato ad arte e strumentalizzato da chi ha costruito le sue fortune elettorali su queste tematiche». La politica, dal canto suo, per l’autore di Mamadou va a morire, «crea problemi invece di risolverli, crea precarietà con permessi di soggiorno di un anno, crea clandestinità, crea quartieri ghetto…Alimenta il clima di razzismo, in una parola, anche se a livello locale esistono magari tante buone pratiche» di convivenza, accoglienza, senza discriminazioni e xenofobia di sorta.
Altro nodo di tale rappresentazione distorta del fenomeno migratorio è certamente l’informazione. «A prescindere dal tema dell’immigrazione – continua Del Grande – siamo in un paese senza informazioni, in cui si parla troppo spesso di problemi sterili, di gossip. È sparita la realtà, leggiamo giornali fatti di comunicati stampa del politico di turno, di chi alza la voce più degli altri. L’informazione, relativamente ai migranti, ha veicolato fino ad ora un messaggio che non ha basi nella realtà ma solo nella mente dei politici». Esattamente l’opposto di quanto dovrebbero fare i media: «La stampa dovrebbe raccontare la realtà e contestare i falsi esperti di turno; invece, salvo una minoranza di giornalisti che fanno un buon lavoro, c’è una generale tendenza alla superficialità».
Testimoniare la realtà, raccontare le storie (che è poi quello che fa Del Grande) delle persone che migrano e che spesso non raggiungono nemmeno la loro meta: le “storie” sono forse la chiave di volta per fare breccia anche nella percezione dei cittadini, della società civile. «Effettivamente – conclude Del Grande – , anche se su questi temi le posizioni leghiste sono trasversali, presentando i miei libri in giro per l’Italia ho riscontrato reazioni di stupore ed incredulità tra la gente (anche se ovviamente parliamo di un pubblico quanto meno sensibile al tema): rispetto alle storie, alle drammatiche, paradossali vicende dei singoli che colpiscono, in tanti si chiedono, ma come, succedono queste cose e nessuno ce l’ha mai raccontato?». Per saperne di più: http://fortresseurope.blogspot.com. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

 

Mohamed Ba domenica 13 al Convegno pacifista In alto mare

L’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese, dopo vare recitato nello spattocolo Servi giovedì 10 dicembre interverrà al Convegno In alto mare del Coordinamento comasco per la Pace anche nel pomeriggio di domenica 13 dicembre dalle 14,30 allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como.

Dalla rivista Cem Mondialità  Lettera al mio aggressore

150 persone per “Servi”

Applausi e commozione per lo spettacolo teatrale “Servi” che giovedì 10 dicembre 2009 alle 21 ha aperto il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure.

La serata si è aperta alle 21 allo Spazio Gloria con gli interventi di Emilio Botta, presidente del CcP  che ha letto il messaggio di saluto del presidente della Camera dichiarando che gli auguri di Gianfranco Fini fanno capire quanto grave sia la situazione dei diritti dei migranti in Italia, di Celeste Grossi che ha illustrato il programma dell’iniziativa e di Mauro Oricchio che ha invitato ad aderire alla campagna “Io non sono razzista” e a sottoscrivere la proposta di bloccare l’acquisto dei costosissimi e micidiali F35.  Lo spettacolo Servi, testo  di Marco Rovelli e Renato Sarti, regia Renato Sarti, con  Marco Rovelli, Mohamed Ba, violoncello Lara Vecoli, fisarmonica Davide Giromini ha presentato senza retorica le situazioni di ordinaria violenza vissute da tanti migranti. Momento particolarmente intenso della rappresentazione è stato il racconto dalla viva voce della vittima Bohamed Ba dell’accoltellamento da lui subito a Milano. Una storia terribile nella quale alla violenza del tentato omicidio si è aggiunta l’omissione di soccorso da parte di colro che erano presenti e l’assoluta mancanza di alcun tentativo di perseguire il criminale autore del gesto. Applausi a scena aperta da parte del pubblico hanno testimoniato oltre che l’apprezzamento per la messa in scena e per le musiche anche la solidarietà dei presenti all’attore vittima del gravissimo episodio di razzismo. Il Convegno continuerà sabato mattina con la sessione dedicata alle scuole, sabato pomeriggio con la proiezioni di tre film, domenica mattina con il seminario dedicato a docenti e formatori e domenica pomeriggio con la sessione colclusiva.

Si apre in giallo e contro gli F35 “In alto mare”

Il Coordinamento comasco per la Pace propone a tutti di partecipanti al suo XII convegno che si aprirà allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù in via Varesina 72  a Como giovedì 10 dicembre alle 21 con lo spettacolo tetrale Servi di portare un pezzo di stoffa giallo per evidenziare l’adesione alla campagna Io non sono razzista. Inoltre durante la tre giorni pacifista dedicata ai diritti dei migranti ampio spazio informativo verrà dato alla mobilitazione No F 35 della Rete italiana per il disarmo e Sbilanciamoci!

 Scarica il comunicato contro gli F35

Anche Fini “In alto mare”

Alla tre giorni (10, 12 e 13 dicembre 2009) del Coordinamento comasco per la Pace  aderisce anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Il messaggio di aprrezzamento e di augurio di buon lavoro è un ulteriore passo nel processo di distacco dall’abbraccio razzista della Lega Nord alleata col Pdl nel governo Berlusconi.

Il testo intergale del comunicato con il quale il sodalizio pacifista lariano ha dato notizia del ricevimenrto del messaggio del presidente della Camera.

Con un messaggio di apprezzamento e l’augurio di buon lavoro del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini si aprirà, allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù in via Varesina 72, giovedì 10 dicembre 2009 alle 21 con lo spettacolo teatrale Servi, il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure.

Il senatore comasco Alessio Butti ha fatto pervenire al Coordinamento comasco per la Pace un messaggio di apprezzamento del presidente della Camera Gianfranco Fini.
Di seguito il testo integrale del messaggio:

«Desidero far pervenire al Coordinamento comasco per la Pace i sensi del mio apprezzamento per il Convegno che si inaugura oggi dal titolo “In alto mare”, dedicato al tema dei diritti , dei sogni e delle paure legate al fenomeno dell’immigrazione.
L’integrazione dei migranti nel tessuto civile dei territori italiani rappresenta una delle grandi sfide che si pongono al nostro Paese per costruire un futuro all’insegna della coesione sociale e della salvaguardia della dignità della persona.
L’azione delle Istituzioni e della società civile deve essere ispirata ai grandi valori posti a fondamento della convivenza sociale e deve essere accompagnata da un’attenzione costante ai drammi concretamente vissuti da tanti uomini e da tante donne che cercano una prospettiva di vita e di lavoro in Italia e nel resto dell’Europa.
Desidero rivolgere a tutti i partecipanti al Convegno il mio saluto e il mio più fervido augurio di buon lavoro. Gianfranco Fini ».

Sciopero della scuola venerdì 11 dicembre 2009

Per lo sciopero generale dei lavoratori della scuola indetto dalla Cgil, che si terrà a Roma il prossimo venerdì 11 dicembre, la Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil di Como organizza un pullman che partirà da Como giovedì 10 dicembre alle 23 dal piazzale della piscina di Muggiò e rientrerà venerdì 11 intorno alle 23.

Per la Cgil l lavoratrici e i lavoratori della scuola sono al centro di una gigantesca operazione di riduzione delle risorse e di tagli al personale con il conseguente licenziamento di migliaia i precari. L’Flc ritiene inoltre inaccettabile, poi, che la Finanziaria in discussione al Parlamento non preveda stanziamenti per i rinnovi contrattuali dei comparti della conoscenza.
Per queste ragioni la Cgil ha indetto lo sciopero generale dei comparti della conoscenza per venerdì 11 dicembre con una manifestazione nazionale a Roma che sarà conclusa dal segretario Guglielmo Epifani.
Chi volesse partecipare alla mobilitazione partendo da Como, è pregato di contattare il numero 031239327 o 031239325.

10 dicembre Giornata dei Diritti umani

Si svolgerà dalle 8 alle 13 di giovedì 10 dicembre al liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco la Giornata dei diritti umani. Le classi seguiranno una serie di conferenze animate da esponenti di associazioni di promozione sociale, di volontariato e da esperti che tratteranno un ampissimo numero di argomenti correlati tutti alla tematica dei diritti e allo sviluppo della cittadinanza attiva per renderli praticabili in ogni parte del globo.

Al tradizionale appuntamento di approfondimento del Terragni parteciperanno decine di associazioni grandi e piccole che daranno vita come ormai accade da anni a una giornata di studio e di acquisizione di consapevolezza con più di cinquanta conferenze che si svolgeranno nella scuola e interesseranno tutte le classi e tutti i docenti. Ma forse ancora più importante, con il contatto con chi nel territorio lariano è impegnato per i diritti, è la possibilità offerta ai ragazzi di verificare che molto può essere fatto per costruire un nuovo mondo possibile qui ed ora con vantaggio per tutti i popoli della Terra. Non mancheranno iniziative di solidarietà diretta con la distribuzione del calendario dedicato all’attività dell’Alveare di Olgiate e i tanti banchetti allestiti dai gruppi che aderiscono all’iniziativa resa possibile dalla scelta convinta del Collegio, gestita dalla Comissione Pace della scuola, coordinata da Teresa Gangemi. Novità di questa edizione è la scelta di una classe di seguire e raccontare quanto verrà detto nelle diverse conferenze. Gli scritti costituiranno il Giornale della Giornata dei diritti e saranno anche messi a disposizione di tutti on line.
La Giornata continuerà con il Convegno In alto mare organizzato dal Coordinamento comasco per la pace con l’adesione di tanti altri soggetti, tra i quali ovviamente anche il Liceo Terragni.

L’espresso denuncia: razzismo a Bregnano

Riprendiamo da L’espresso l’articolo Razzisti senza vergogna di Fabrizio Gatti su un gravissimo episodio di razzismo a Bregnano.

In tutto il Nord le nuove regole volute dalla Lega creano un clima di apartheid. Che testimonia come ormai anche l’intolleranza sia accettata da intere comunità. Ecco come

Bregnano è un piovoso paesino della provincia di Como, se si vuole consultare la cartografia ufficiale. Ma è anche un Comune della “locale” di Cermenate, secondo i territori con cui la ‘ndrangheta ha suddiviso la Lombardia. Ed è stato perfino un avamposto segreto dei mafiosi di Totò Riina nel traffico di armi e soldi con la Svizzera. Però se leggi il programma della nuova giunta di centrodestra eletta sei mesi fa, il pericolo da combattere va sotto il titolo di “Immigrazione, sicurezza e ordine pubblico”. Non un solo accenno alla piaga criminale che ha reso gli italiani famosi nel mondo. Anche perché il piano sicurezza di Bregnano non è stato pensato e scritto a Bregnano: è un banalissimo copia-incolla, paro paro, del “Programma elettorale per i Comuni 2009” sotto il simbolo “Lega Nord – Bossi”, stampato e distribuito dal comitato centrale del senatur. Lui le pensa e i suoi amministratori in camicia verde le devono mettere in pratica. Sarà per questo che il neo sindaco di Bregnano, Evelina Arabella Grassi, bionda leghista di 35 anni, professione contabile, alla domanda de “L’espresso” «Qual è la chiave del suo successo elettorale? », candidamente risponde: «Sinceramente non lo so».
Ci sarebbe da ridere se non stessimo precipitando dalla xenofobia al vero razzismo. L’importante è sfruttare ogni occasione per dividere, aprire ghetti mentali e alimentare il sacro fuoco del consenso. La Svizzera boccia i minareti? Facciamolo pure noi. Anche se nessuno si è mai lamentato dell’unico, piccolo, minareto costruito al Nord, all’ingresso di Milano 2, il quartiere che rese famoso l’impresario edile Silvio Berlusconi. Il Tricolore? Mettiamoci in mezzo una croce, come vorrebbe il sottosegretario leghista, Roberto Castelli. Anche se a Venezia il suo principale, Umberto Bossi, aveva annunciato pubblicamente che con la bandiera degli italiani ci si sarebbe pulito il culo. Il risultato è un’Italia sempre più spinta verso l’apartheid e sempre meno disposta a investire sui suoi nuovi cittadini.  Grazie soprattutto a questa generazione di sindaci e assessori che con la superbenedizione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e l’approvazione di milioni di elettori, stanno smascherando il volto della tolleranza zero. Contro le infiltrazioni di mafia e camorra? Ma no, il programma clone dei leghisti non ne parla. Altrimenti Bossi e Maroni dovrebbero spiegare ai loro elettori che ci fanno al governo dalla parte di un viceministro sotto inchiesta per camorra, come Nicola Cosentino, e nella stessa coalizione di un senatore condannato in primo grado per reati di mafia, come Marcello Dell’Utri. Più facile prendersela con gli immigrati. Non votano, non hanno partiti, non hanno sindacati, nemmeno controllano i programmi tv e al massimo possono essere espulsi.

Così perfino il mansueto Comune di Bregnano sta dando filo da torcere a una residente che dopo essere stata convocata in municipio per l’assegnazione di un monolocale, se l’è visto sfilare legalmente sotto il naso. L’interessata, 47 anni, vedova, operaia in un’impresa di pulizie a meno di 500 euro al mese, è cittadina italiana. Ma è nata in Marocco, ha un nome arabo e il suo accento non apre le vocali come fanno gli abitanti nati in questi paesi al confine tra la Brianza milanese e comasca. Per non parlare di Coccaglio, provincia di Brescia, dove la prima uscita pubblica del neo assessore alla sicurezza, Claudio Abiendi, avrebbe dovuto coprire di vergogna l’Italia intera. Perché chiamare “White Christmas” un’operazione di polizia municipale significa attribuire connotati religiosi e di colore all’applicazione della legge. E la legge, in uno Stato laico, non ha colore né religione. Invece? Invece il ministro Maroni ha approvato di persona.
Del resto i controlli casa per casa alla ricerca di lavoratori irregolari fanno parte del programma clone leghista, adottato a Bregnano, a Coccaglio e da tutte le piccole giunte locali del Nord. Punto due, pagina 12: “Potenziamento della vigilanza municipale in modo tale che, nel corso delle attività di verifica, si richieda l’esibizione del permesso di soggiorno”. Se l’avessero chiamato “aggiornamento dell’anagrafe” l’assessore Abiendi e il sindaco di Coccaglio, Franco Claretti, 38 anni, architetto, avrebbero avuto il loro minuto di popolarità? Proprio Maroni, dopo aver dato più potere ai sindaci con il pacchetto sicurezza, aveva chiesto loro di amministrare con fantasia. Ed eccolo servito. A San Martino dall’Argine, 1.800 abitanti a 45 chilometri da Mantova, il sindaco invita a denunciare tutti i clandestini.  (02 dicembre 2009)

Non siamo carne da macello

Riceviamo da Kossì Komla Ebrì, cittadino italiano nato in Africa, scrittore, medico, da sempre impegnato contro il razzismo e tra i relatori del Convegno In alto mare del Coordinamento comasco per la Pace, il comunicato “Non siamo carne da macello” della Redani (Rete della Diaspora Africana Nera in Italia ), un movimento politico, non partitico di intellettuali africani in Italia.

Nel testo della Redani, che pubblichiamo integralmente, tutta l’evidenza degli effetti devastanti della discriminazione e della violenza contro gli africani e non solo e l’urgenza di un cambiamento profondo politico e sociale che garantisca finalmente per tutti uguali diritti.

«Dall’uccisione del giovane sudafricano Jerry Essan Masloo (Villa Literno, 25 agosto 1989) che allora sollevò un’onda d’indignazione e proteste in questo paese, a quella recente del senegalese Ibrahim M’Bodi ucciso a Biella dal datore di lavoro, con nove coltellate, perché reclamava lo stipendio che da tre mesi non gli era stato versato, abbiamo assistito nell’arco di un solo anno al massacro del piccolo Abdul a Milano per un pacco di biscotti, al pestaggio del giovane Emmanuel dai vigili di Parma. Abbiamo visto il giornalista-scrittore Pap Khouma malmenato da agenti del trasporto milanesi, sei ghanesi morti-ammazzati a Castelvolturno, uno studente etiope picchiato a Napoli, l’attore Mohamed Ba accoltellato in pieno giorno nella “Milano col cuore in mano”, senza ragione, di fronte all’indifferenza generale. Anche un somalo a Torino aggredito sul pullman, ne è uscito con una mascella rotta, un fisioterapista congolese, aggredito davanti alla figlioletta da una ventina di ragazzi, e tante, tante altre violenze e soprusi quotidiani.
A quelli che parlano ancora di “episodi isolati” diciamo che sono fatti che dimostrano, ce ne fosse bisogno, che c’è un fenomeno di intolleranza crescente che sta dilagando in questo paese e la comunità Nera africana ne sta pagando altamente le spese. Da qualche tempo, registriamo presso i nostri concittadini dell’Africa Nera, segnali di insofferenza e preoccupazione. Ci sono sempre più immigrati neri che denunciano l’esistenza di un clima di sospetto, di ostilità, di violenza verbale nei loro confronti. Oggi in Italia, vi sono chiari indici di un aumento del razzismo contro i Neri. Il peggioramento della situazione ci invita ad agire per dire Basta contro l’odio e il razzismo.
Di fronte all’uccisione di Ibrahim M’Bodi, gli intellettuali dell’Africa Nera in Italia chiedono a Tutti un risveglio da questo letargo di disumana indifferenza. Dobbiamo combattere Tutti contro questo vento gelido che si aggira per l’Italia nell’assordante silenzio della gente onesta. La battaglia deve essere culturale, ma anche politica e mediatica.
Chiediamo perciò alla classe politica di questo paese che ci ha accolto, più impegno e determinazione nella lotta contro il razzismo, l’odio e l’intolleranza. Servono campagne di prevenzione per impedire un deterioramento della situazione. Ma contrariamente ai metodi usati in passato, vogliamo essere protagonisti di queste campagne di sensibilizzazione. Vogliamo parlare agli italiani ed affrontare insieme a loro le sfide della convivenza e del dialogo interculturale. Chiediamo alla classe politica di fronte all’uccisione di Ibrahim M’Bodi di cambiare radicalmente il modo con il quale la questione del razzismo viene affrontata in questo paese.
Perché non siamo cittadini di seconda classe;
Perché crediamo in una società dei Diritti ma anche dei Doveri;
Perché crediamo in una società dove la sicurezza viene garantita a tutti i cittadini;
Perché molti di noi sono anche orgogliosamente cittadini italiani;
Per evitare che accada un altro episodio triste, chiediamo alla classe politica di impegnarsi con maggiore concretezza per il nostro riconoscimento sociale creando le condizioni per farci dialogare in armonia con il popolo italiano».

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