bambini

10 dicembre/ “Il canto di Natale”

24174485_860607930731011_1297290057072944859_n.jpgDomenica 10 dicembre alla Piccola Accademia del TeatroGruppo Popolare in via Castellini 7 a Como, appuntamento natalizio con La domenichina dei piccoli. Lieto il fine coinvolgerà i piccoli spettatori  e spettatrici con la ricreazione del finale de Il canto di Natale.

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3 dicembre/ Il Gruffalò e Gruffalò e la sua piccolina

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Al Circolo Arci Xanadù / Spazio Gloria, domenica 3 dicembre alle 15,30, un evento speciale dedicato ai più piccoli (3 – 8 anni circa). Proiezione di due bellissimi e divertenti mediometraggi di animazione, vincitori di diversi premi in festival internazionali (il primo è stato anche candidato agli Oscar come miglior film d’animazione): Il Gruffalò (The Gruffalo, GB, 2009, 27′) di  Jakob Schuh e Max Lang  e Il Gruffalò e la sua piccolina (The Gruffalo’s Child, GB, 2011, di Johannes Weiland e Uwe Heidschötter; entrambi  ispirati agli omonimi libri di Julia Donaldson e Alex Scheffler.

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29 ottobre/ “Il piccolo principe non deve morire” alla Piccola Accademia

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Domenica 29 ottobre alle 16 Connessioni Controcorrente, il percorso di rigenerazione culturale urbana firmato Arci Xanadù, ecoinformazioni e TeatroGruppo popolare, incontrerà un nuovo pubblico: con Il piccolo Principe non deve morire i protagonisti saranno i bambini, che giocheranno con il finale della fiaba rielaborandolo all’interno di uno spettacolo-laboratorio. (altro…)

Ottobre / appuntamenti a Villa del Grumello

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Decisamente ricche di eventi le domeniche di ottobre a Villa del Grumello (via Cernobbio 11).

Si comincia domenica 1 ottobre in occasione della festa dei nonni organizzata da Ca’ d’Industria in collaborazione con l’associazione Villa del Grumello. La giornata sarà comprensiva di un’esposizione celebrativa per i duecento anni della Fondazione, attività e laboratori. Orari: 10-13 e 14,30. aree interessate: villa, serra e serretta.

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Domenica 8 ottobre il team La senda de la emoción offrirà dalle 11 una “passeggiata sensoriale” alla scoperta del genius loci del Parco del Grumello e, dalle 15, un laboratorio creativo di poesia in lingua spagnola sulla natura per bambini; entrambe le attività saranno organizzate sia in italiano, sia in spagnolo.

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La mattina di domenica 22 ottobre è prevista un’esperienza di “coaching umanistico” a cura di Como Life Coach (prenotazioni: info@comolifecoach.it); il pomeriggio, nella serra, si terrà invece (S)punti di vista – piccoli giornalisti al Grumello, un laboratorio di giornalismo turistico-ambientale a cura di Associazione Villa del Grumello e Viviana Dalla Pria, giornalista, aperto ai bambini dagli 8 ai 12 anni.

Infine, domenica 29 ottobre, avranno luogo animazioni e Quante zampe nel verde del Grumello, quanti fiori in villa Bernasconi, un laboratorio creativo per bambini a cura de gruppo Fata Morgana; contestualmente, si terrà un’iniziativa di bookcrossing in collaborazione con Liberty tutti e Villa Bernasconi a Cernobbio; la mostra Europa in versi e i giovani, curata da La casa della poesia di Como  , realizzata da studenti delle scuole superiori Alessandro Volta, Teresa Ciceri e Enaip di Como e ospitata all’interno di Villa del Grumello in orari pomeridiani.

La prenotazione, effettuabile scrivendo a info@villadelgrumello.it, è consigliabile soprattutto per il laboratorio di poesia del 15 ottobre, per le attività programmate per il 22 ottobre (percorso di coaching umanistico e laboratorio di giornalismo per bambini) e per il laboratorio creativo in data 29 ottobre.

La villa e il parco del Grumello rimarranno chiusi al pubblico domenica 15 ottobre, mentre il parco sarà aperto dalle 10 alle 17 del giorno mercoledì 1 novembre.

10-19 è l’orario di apertura domenicale al pubblico dei parchi di Villa del Grumello e Villa Sucota, situati sul percorlo del Km della conoscenza. Il parco botanico di Villa del Grumello, in particolare, dispone di QR code in corrispondenza di ogni specie, permettendo una visita più consapevole e approfondita. Situato presso la serra, il Bistrot del Grumello propone un menù biologico a filiera corta ;la stessa serra dispne di un’area di lettura dove consultare quotidiani, riviste, e libri sul territorio e sulla natura.

Per ulteriori informazioni, si può scrivere allo stesso indirizzo o consultare il sito web o la pagina Facebook dell’Associazione Villa del Grumello.

Chiara Saraceno/ Lotta alle disuguaglianze e alla povertà

Nella serata di  venerdì 28 febbraio, l’Ares (Associazione per il riformismo e la solidarietà) ha accolto, nel  Salone di Confcooperative  a Como, Chiara Saraceno, sociologa di fama  internazionale, che ha presentato i risultati dei suoi studi e di dati ufficiali sulla povertà e sulle politiche sociali in Italia, che determinano delle forti disuguaglianze. L’intervento è stato introdotto da Fausto Tagliabue.

Secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici), l’Italia, nonostante sia uno dei paesi occidentali democratici, è uno dei paesi in cui la riproduzione intergenerazionale delle disuguaglianze è tra le più elevate, ovvero: l’ambiente socio-familiare di origine, insieme alle condizioni di vita dell’individuo sulla base del reddito e dell’istruzione, determina il proprio futuro sociale, lo predice, e le disuguaglianze che ne derivano vengono trasmesse di generazione in generazione. Nella prima decade del 2000 un figlio di operai aveva ben 8 volte di meno di possibilità di andare all’università; questo dipende da un concatenarsi di situazioni, tra cui le scarse risorse economiche dei genitori, l’eredità lavorativa che influenza le scelte dei figli stessi, il pregiudizio degli altri nei confronti dei figli di operai.

DSCN0414Sempre dai dati dell’Ocse l’Italia è il paese più disuguale dal punto di vista del reddito. Questo può essere visto nella disuguaglianza economica e per il riconoscimento dei diritti civili tra donne e uomini: meno del 20% delle donne ha un impiego nella Pubblica Amministrazione e meno della metà, il 49 %, è nel mondo del lavoro, contro il 60% di occupazione femminile che doveva essere raggiunto entro il 2010 secondo il patto di Lisbona.

Inoltre, il calcolo del valore del capitale umano, ovvero il valore economico di una persona (la quantità di reddito che una persona può produrre nel corso della sua vita), risulta essere più basso per le donne rispetto a quello degli uomini a parità di ruolo, già al momento del conseguimento del titolo di laurea. C’è meno presenza di donne nel mondo del lavoro in quanto si dedicano di più al lavoro di cura, cioè quello svolto a casa per la famiglia nei confronti dei bambini, degli anziani e dei disabili; si dedicano di più al volontariato, quindi in generale ai lavori per il benessere della società e non retribuiti. In più, l’età pensionabile delle donne precede quella degli uomini, misura pensata per liberare posti di lavoro.

Per quanto riguarda il sistema scolastico c’è da dire che in Italia non è efficiente, a prescindere dalla crisi finanziaria che ha tagliato i fondi per l’istruzione. L’indagine Pisa (che prova le competenze logiche e di comprensione dei testi) ha rilevato un forte divario tra le prestazioni ottime e quelle scarse degli studenti. Questo dipende anche dall’origine familiare e territoriale, non dall’arretratezza delle capacità intellettive e personali. Questa differenza esiste in altri paesi, ma non è così forte come in Italia.

Se guardiamo alla quantità dei servizi per l’infanzia offerti, quindi asili nido e scuole materne, Italia è ai primi posti insieme a Scandinavia e Danimarca; ma si differenzino dall’Italia perché là i servizi per l’infanzia significano anche servizi per le pari opportunità e pari condizioni di inserimento futuro nella società. In Italia quando una madre perde il lavoro, di solito la prima cosa che fa è ritirare i figli dal nido o dalla materna, perché non se li può permettere, e questo è un rischio per i bambini, soprattutto per quelli più poveri e per i figli degli immigrati.

L’Italia è al primo posto in Europa per livello di povertà minorile, che raggiunge il 25%.

Un’altra disuguaglianza sta nel non riconoscimento dei diritti civili nei confronti degli immigrati. Quando arrivano in Italia possiedono qualifiche medio-basse e lo stato non li valorizza. Per esempio alla richiesta dei musulmani di avere una moschea o un luogo riconosciuto per il culto, che rappresenta l’esercizio della libertà religiosa, lo Stato risponde picche, nonostante gli immigrati in Italia siano una parte della popolazione ormai consolidata da qualche decennio.

I loro figli, secondo lo ius sanguinis, anche se nati in Italia non vengono riconosciuti dallo Stato automaticamente come italiani. Così si sentono spesso diversi, con meno diritti riconosciuti.

Un’altra disuguaglianza presente nel nostro paese è quella per le coppie omosessuali e quelle eterosessuali. Se la coppia omosessuale adotta un figlio, non vengono riconosciuti come famiglia. I figli di omosessuali sono considerati orfani, verso cui non hanno né diritti né doveri. Riconoscere i figli significherebbe per lo Stato riconoscere l’esistenza della coppia stessa. Nel 1975 con la Riforma del diritto di famiglia si raggiunsero traguardi importanti, come il passaggio dalla patria podestà alla potestà condivisa dei coniugi. Un altro traguardo si è raggiunto, nel dicembre 2013, con la fine della distinzione tra figli naturali, nati nel matrimonio, e figli legittimi, nati fuori dal matrimonio; per i figli di omosessuali invece: ancora nessun riconoscimento su carta.

Bisogna capire che i valori tradizionali hanno ormai intrapreso un forte cambiamento. Non c’è una definizione sola di famiglia, ma esistono più famiglie, se pensiamo che 1 figlio su 3 non nasce nel matrimonio, e 1 matrimonio su 3 è preceduto da una convivenza.

La crisi economica, accompagnata dall’esaurimento della Cassa Integrazione, dall’inefficienza degli ammortizzatori sociali che hanno aumentato le diversità già esistenti, ha portato molte famiglie a vivere nella povertà assoluta.

Dalla fine del 2007 e fino al 2010 gli indicatori di povertà dell’Istat sono rimasti pressoché stabili, con variazioni dello “zero virgola”.

Tra 2010 e 2011 e tra 2011 e 2012 (di cui si hanno gli ultimi dati) c’è stato invece un forte salto. E’ aumentata la povertà assoluta (cioè l’incapacità di acquistare certo beni definiti come di sussistenza ai prezzi minimi) e soprattutto la deprivazione, cioè gravi mancanze e difficoltà in certe cose, come non potersi permettere un pasto proteico una volta ogni due giorni, le visite mediche. Ci sono altri 7 parametri, e le persone che ne hanno 3 su 9 sono definiti come deprivati, mentre se se ne presentano 4 su 9 si tratta di deprivati gravi.

C’è stata in particolare una diminuzione nei redditi correnti piuttosto che una diminuzione della ricchezza, perché sono aumentati i debiti. In questa situazione era il Mezzogiorno che ha subito di più.

Le diversità territoriali tra nord e sud sono addirittura maggiori di quelle che c’erano dopo l’unificazione tra Germania est e Germania ovest. Durante la crisi la povertà è aumentata più al nord che al sud. Ora si intravede una sofferenza del centro-nord per le famiglie con più di due figli.

La situazione non è peggiorata per gli anziani: c’è di buono che i tagli hanno risparmiato le fasce basse.

Il piccolo pubblico della sala è intervenuto con osservazioni e racconti di esperienze personali in qualità di insegnanti, attivisti per i diritti umani; dibattiti che hanno costituito più della metà dell’incontro. Si ha l’impressione generale che manchi una cultura politica della società e che ci sia una mancanza di proposte in politica, forse causa della disillusione nei suoi confronti. Osservando il divario tra i tipi di richieste e punti di vista da una città all’altro fa capire che manca un pensiero solidale che accomuni le città e le regioni. Nelle scuole le maestre vorrebbero fare di più per i bambini ma mancano risorse economiche, e mancano insegnanti di sostegno per affiancare quelli stranieri, mentre sono previsti per i bambini disabili. Eppure ci sono gruppi di insegnanti in pensione che sarebbero ben disposti a ricoprire nuovamente degli incarichi a scuola e affiancare gli altri maestri; ma magari questi si sentono autonomi e non accettano questo tipo di sostegno e aiuto, ma non bisognerebbe neanche stare fermi ad aspettare che arrivino le risorse dall’alto.

Un’altra mancanza italiana rispetto ad altri paesi è quella del “reddito minimo d’inserimento”. Dovrebbe essere garantito dal governo il diritto al soddisfacimento dei bisogni fondamentali, un minimo di diritto al consumo. Non si può abbandonare a loro stessi i poveri e i loro figli.

Tutte questioni molto complesse, che non possono essere risolte da un anno all’altro. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Senza tetto/ Bambini in visita

accoglienzaNel pomeriggio di sabato 15 febbraio un gruppo di bambini della parrocchia di Sagnino, accompagnati dalle loro catechiste, ha visitato la struttura di via Sirtori 3 a Como che ospita i senza fissa dimora per il progetto Emergenza freddo.

I bambini del catechismo hanno lasciato piccoli doni: sacchettini con  biscotti per gli ospiti che i volontari della struttura hanno poi consegnato ai senza dimora la sera stessa.

Nella sua semplicità, questo è stato un gesto importante. È positivo vedere che un tema così attuale e presente come quello della grave emarginazione riesca a coinvolgere l’interesse di persone esterne, oltre ai numerosi gruppi e associazioni di volontari che curano direttamente l’organizzazione del progetto emergenza freddo.

La crisi economica ha fatto aumentare il numero di persone che vivono in strada e quindi esposte ad ogni genere di pericolo. Nel comune di Como i senza dimora sono almeno 250, un numero che comprende uomini e donne, stranieri e italiani, che per un concatenarsi di eventi si sono trovati senza casa, senza lavoro, e a cui manca sia una rete parentale che li possa sostenere economicamente oppure neanche moralmente che un intervento pubblico adeguato alle necessità. Si spera che presto il Comune di Como organizzi iniziative significative per reinserire queste persone, invisibili alla società, nel mondo del lavoro e in una realtà più degna per loro. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

Insegnare attraverso l’arte

Silvano Strazzari WaldorfIl 24 gennaio, alla Feltrinelli di Como, Silvano Strazzari, maestro della scuola Waldorf di Como, ha parlato di Insegnare attraverso l’arte un linguaggio universale per sviluppare le competenze e le qualità dei bambini. Un nutrito pubblico di educatori, genitori e curiosi ha partecipato all’incontro e con fatica ha lasciato la libreria al termine. Troppo spesso l’elemento artistico presentato ai bambini ha un ruolo marginale: si associa a tempi morti, a orari infelici e come strumento capace di portare silenzio. Cosa significa portare l’elemento artistico al centro di un percorso educativo? L’approccio all’arte è come il primo giorno di scuola, serve un contesto accogliente che favorisca la sua massima espressione.
L’arte può essere un linguaggio privilegiato, capace di diminuire la distanza tra maestro ed allievo e di creare uno spazio in cui apprendimento e fantasia si sostengono. È un percorso che richiede tanta fantasia e voglia di donare all’altro un’esperienza positiva, da conservare come un ricordo squisito della propria infanzia. L’arte è del narrare, le nostre immagini mentali si arricchiscono ascoltando storie: la nostra curiosità ci porta a cercare storie nei libri, sul grande schermo, nella vita di chi ci è vicino. Le parole iniziano a portare dentro di noi infiniti mondi, che potranno trovare la loro espressione nel dipingere, nel disegnare e nel modellare. Creare, usare le proprie mani e poter dire «questo l’ho fatto io» è un esercizio di volontà importante. Allargare la capacità di esprimersi è concedere ad un bambino la possibilità di sperimentare sé stesso, stando però attenti a non cadere nell’errore del mero giudizio estetico. Quanto è inutilmente difficile valutare se un disegno è bello oppure no. La sfida è quella di costruire un dialogo sulle scelte operate: lo spazio, i colori, i dettagli, le emozioni e le perplessità. Favorire un disegno capace di crescere e trasformarsi, ed accoglierlo per quello che è: il sentimento dell’altro.
Il maestro Silvano ha colorato l’atmosfera mostrando i lavori dei suoi alunni e ricordando quanto i materiali utilizzati possano influenzare l’esperienza diretta. I colori a cera, così vivi, possono portare su carta quello che un bambino immagina, ad esempio, dell’africa: un giallo che più giallo non si può. Poco usate, nelle scuole Waldorf, sono le matite, che possono costituire un’impalcatura; ma è il colore, il tratto, la scelta di muoversi dal basso all’alto o viceversa che può dare struttura. Si è dato spazio alle pitture, che possiedono una propria unicità, nella quale il colore segue il temperamento individuale e trova il suo posto sul foglio.
Anche le materie scientifiche, che per troppe persone sono segnate dal rigore e prive di fantasia, possono entrare nella vita dei bambini, attraverso una modalità artistica appositamente pensata per coinvolgere. L’esempio portato è stato quello di una mago formidabile: il mago Doppio, colui che, con la sua bacchetta magica, raddoppia le cose. Due mele diventano presto quattro e così via: questo per dare inizio alla lezione sulla moltiplicazione.
Tanto può essere fatto. Tutto questo è attenzione, e favorisce un’esperienza che è centrale e significativa. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

Voglio restare con il mio papà

bambiniIl 24 maggio alla Feltrinelli di Como si è svolta la presentazione del libro Bambini proibiti: storie di famiglie italiane in Svizzera tra clandestinità e separazione [Il margine, 2012] alla presenza dell’autrice, Marina Frigerio Martina, psicoterapeuta di orientamento psicoanalitico e psicologa dell’età evolutiva, figlia di immigrati lombardi, come lei stessa è orgogliosa di sottolineare, dell’organizzatrice dell’incontro, Grazia Villa e di Marco Lorenzini che ha dialogato con l’autrice. (altro…)

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