Roberto Maroni

Pedemontana: Regione Lombardia annuncia accertamenti

tratta b1 b2 pedemontanaCosì il presidente Roberto Maroni ai sindaci coinvolti dai lavori per le tratte B1 e B2.

 

«Il presidente della Regione Lombardia ha incontrato i sindaci della Brianza interessati dai lavori delle tratte B1 e B2 [la prima da Lomazzo a Lentate sul Seveso, la seconda da quest’ultimo a Cesano Maderno] della Pedemontana – spiega un comunicato di Regione Lombardia –. Un incontro che il governatore ha giudicato “positivo” e nel corso del quale i rappresentanti dei municipi hanno più volte confermato l’interesse delle loro Amministrazioni alla realizzazione dell’opera, pur segnalando alcune specifiche criticità».

«Il presidente della Regione ha recepito le preoccupazioni espresse dagli amministratori, avviando una serie di accertamenti e ha proposto una nuova riunione entro la metà di maggio – conclude la nota –. Presente al tavolo anche l’amministratore delegato di Pedemontana Marzio Agnoloni, che ha annunciato, per il prossimo 7 maggio, la presentazione del progetto esecutivo della tratta B2. In seguito potranno poi essere affrontate anche le criticità che afferiscono a quel tratto di autostrada». [md, ecoinformazioni]

Zona economica speciale sul confine

lombardia_svizzeraMaroni ribadisce l’intenzione di creare la nuova zona speciale e spera poi di estenderla a tutta la Lombardia.

 

«La Zona economica speciale (Zes) per le aree di confine è un esperimento che inizieremo in quelle aree e poi, nel caso funzioni, proveremo ad estendere a tutta la Lombardia – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni intervenendo martedì 11 marzo alla tavola rotonda, La sfida dell’innovazione: la Lombardia nella nuova Europa delle Regioni, organizzata dal Club Ambrosetti –. Io sono contrario alle misure a taglia unica che adotta il Governo, perché le misure che possono servire per la Lombardia non sono le stesse che possono servire per la Calabria o la Sicilia. E lo stesso discorso vale per la nostra Regione, perché ciò che magari funziona per un’area non è detto che funzioni per un’altra anche in Lombardia, perché la Valtellina ha esigenze diverse dalla metropoli di Milano o dalla realtà della ‘bassa’».

«Il mio metodo è quello di fare un esperimento: vediamo se funziona lì, nelle aree di confine e poi potremo estendere questa best practice adattandola ad altre realtà lombarde – ha aggiunto il presidente lombardo –. Adesso stiamo studiando questa misura specifica per le zone di confine perché lì ci sono delle particolarità, come la vicinanza con il Canton Ticino, che in altre realtà della Lombardia, per esempio a Pavia, non ci sono. Lì nelle aree di confine abbiamo già sperimentato la carta sconto benzina che sta funzionando e sta consentendo ai gestori di distributori di carburante di sopravvivere. E adesso vogliamo sperimentare la zona a burocrazia zero e, se funzionerà, certamente la estenderemo agli altri territori della Lombardia». [md, ecoinformazioni]

Zone economiche speciali

lombardia_svizzeraLa Lombardia imita la Calabria e la Giunta regionale manda al Parlamento un progetto di legge.

 

«Prendendo spunto dal progetto di legge del Consiglio regionale della Calabria che riguarda l’istituzione di una Zona economica speciale nel distretto logistico-industriale della piana di Gioia Tauro, che ha già riscosso pareri favorevoli in Commissione attività produttive, vogliamo fare una legge analoga per Regione Lombardia – ha detto il presidente regionale lombardo Roberto Maroni annunciando un progetto di legge, approvato in Giunta in attesa dell’approvazione del Consiglio, inviato al Parlamento –. La nostra proposta di legge riguarda le circa 76mila imprese che sono attive nella zona che già oggi prevede la Carta sconto benzina, perché lì c’è la massima pressione competitiva da parte del Cantone Ticino e c’è il problema dei frontalieri, cioè i 60mila lavoratori che rischiano adesso di vedere la propria attività compromessa dal referendum svizzero e dalla rinegoziazione dell’accordo sulla doppia imposizione e i ristorni. Sono cose che temo si realizzeranno nei prossimi mesi, per cui serve un intervento urgente».

«Abbiamo preso a modello la legge della Calabria – conclude Maroni – perché è già in discussione in Parlamento e perché, se si fa una cosa del genere per la zona di Goia Tauro, non si può non fare per la Lombardia, che è la locomotiva d’Italia». [md, ecoinformazioni]

La Lombardia rivuole le province

province lombardePalazzo Lombardia avvia un ricorso alla Corte costituzionale contro «un provvedimento pasticciato e incostituzionale, che crea più problemi di quanti ne vuole risolvere». Per Maroni si può intervenire sulle province solo con una modifica costituzionale.

 

«Abbiamo deciso, analogamente a quanto fatto dalla Regione Veneto, di presentare un ricorso alla Corte costituzionale contro la Legge di stabilità 2014 – ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni il 21 febbraio scorso –, nella parte in cui prevede che le Province che vanno al voto quest’anno non vadano al rinnovo con la rielezione dei presidenti ma ci sia il commissariamento».

«Riteniamo che questa norma sia incostituzionale, per questo abbiamo deciso di sollevare il conflitto di attribuzione presso la Corte costituzionale – ha precisato Maroni –. Non si tratta di una posizione ostile al cambiamento, ma di una posizione ostile verso un provvedimento pasticciato e incostituzionale, che crea più problemi di quanti ne vuole risolvere. Le Province sono previste dalla Costituzione. Si vogliono abolire? Allora si deve fare con una modifica della Costituzione, non con una norma che mantiene le Province con pieni poteri, ma conferisce a una persona nominata dal Ministero dell’Interno questi poteri che invece devono essere dati attraverso le elezioni, perché così si torna indietro di 40 anni».

«Noi siamo favorevoli a un’evoluzione nel sistema istituzionale – ha concluso il presidente lombardo –: le Regioni devono avere le competenze certe e le risorse certe, attraverso una riforma del Titolo V, e devono poter organizzare il governo del territorio come meglio credono e a proprie spese. Sulle aree vaste deve poter decidere la Regione, che così si può organizzare un proprio governo del territorio, che sia realmente rappresentativo delle sue esigenze. E io, per la Lombardia, voglio essere il regista del disegno di legge istituzionale che decide del mio territorio. Per questo martedì interverrò nella seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alle riforma costituzionale e lì riferirò questa posizione della Giunta». [md, ecoinformazioni]

Ripartono i lavori della Arcisate-Stabio

Satellite-1Riprenderanno i lavori di scavo della galleria dopo un accordo fra Rfi e Ics grandi lavori, ma i lavori non finiranno per Expo 2015.

 

«Pur non essendo direttamente coinvolta – ha detto Del Tenno – Regione Lombardia è sempre stata parte attiva per risolvere le problematiche – ha affermato l’assessore regionale lombardo alle Infrastrutture Maurizio Del Tenno –. Da oggi vorrei inaugurare un nuovo percorso per quest’opera. Ci sono stati numerosi momenti di tensione, ma da entrambe le parti ho riscontrato una volontà molto forte di risolvere i problemi».

Satellite-2Dello stesso parere il presidente lombardo Roberto Maroni: «Abbiamo messo a un tavolo le Ferrovie e la società che deve eseguire i lavori, così è stata trovata l’intesa e ora ripartono i lavori. La Regione sta facendo più di quello che dovrebbe fare per la mobilità e, se tutti facessero come fa la Regione, non ci sarebbero problemi di mobilità».

«Sia chiaro la firma di oggi non è trionfale, c’è ancora molto da fare – ha però precisato Del Tenno –, ma almeno c’è la volontà di tutti di raggiungere l’obiettivo. Si parte dunque con i lavori che attendevamo per la galleria».

«Nel testo viene definita una nuova proposta transattiva volta a risolvere il contenzioso insorto nei rapporti contrattuali tra Rfi, gestore dell’infrastruttura, e Ics, impresa appaltatrice. In particolare, le parti hanno trovato un accordo economico, che mette la parola fine a tutte le riserve avanzate fino a oggi – spiega un comunicato di SatelliteRegione Lombardia –. L’accordo stabilisce la ripresa da parte della Salini delle attività di scavo delle gallerie della Bevera e di Induno che costituiscono l’attività più impegnativa per la fine dei lavori. Considerati i tempi tecnici necessari a riattivare i macchinari, lo scavo delle gallerie partirà a metà aprile. Contemporaneamente si lavorerà alla presentazione dei documenti tecnici necessari ad avviare le procedure amministrative per l’approvazione definitiva dei siti di conferimento delle terre da scavo parte del Cipe.

«Ci aspettiamo che il nuovo Governo approvi velocemente un provvedimento ad hoc per le terre contaminate da arsenico naturale – ha detto Del Tenno riferendosi allo smaltimento dei terreni contaminati che hanno bloccato sinora i lavori –. Le leggi attualmente vigenti stanno infatti allungando i tempi. Serve un decreto che regolarizzi l’iter».

«Per quanto riguarda la fine dei lavori bisognerà attendere il pronunciamento del Cipe sulla localizzazione delle terre da scavo; dopodiché sarà possibile redigere un cronoprogramma dettagliato – conclude la nota –. È comunque impossibile che l’opera possa essere conclusa in tempo per Expo». [md, ecoinformazioni]

Zone economiche speciali

lombardia_svizzeraMaroni vuole il confine con la Svizzera come Gioia Tauro.

 

«Al Senato, in Commissione attività produttive, c’è una proposta di legge interessante di iniziativa del Consiglio regionale della Calabria, dal titolo Istituzione di una zona economica speciale nel distretto logistico-industriale della piana di Gioia Tauro – ha affermato Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, prima di aprire i lavori degli Stati generali per il Patto per lo sviluppo a Palazzo Lombardia mercoledì 19 febbraio –. È una proposta che mi piace moltissimo, perché prevede agevolazioni fiscali, riduzioni delle tasse per le aziende e agevolazioni fino al 2017 per le nuove imprese».

«È una proposta di legge fatta molto bene e, per questo, voglio chiedere alle parti sociali di darmi il via libera per presentare, come Regione Lombardia, una proposta analoga per le zone di confine della nostra regione – ha aggiunto Maroni –. Quindi procederemo rapidamente, perché voglio che in quella legge, assieme alla zona di Gioia Tauro, ci siano anche le zone di confine della Lombardia». [md, ecoinformazioni]

«Garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino»

regionelombardia2Questo l’obiettivo di Maroni dopo un incontro con il presidente del Cantone Beltraminelli: «Partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Quello con il presidente ticinese Beltraminelli è stato un incontro molto utile e peraltro già programmato da tempo – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sull’incontro avuto a Varese con il presidente del Consiglio di stato della Repubblica e Cantone del Ticino Paolo Beltraminelli in una conversazione con i giornalisti all’inaugurazione del Milan Club “LombarDiablo” al 19° piano di Palazzo Pirelli martedì 18 febbraio –: è stata un’occasione per discutere, scambiarci delle opinioni su quanto successo e sulle iniziative da prendere per garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino, partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Insieme al Canton Ticino vogliamo sviluppare un’iniziativa comune – ha proseguito Maroni –. Per quanto ci riguarda, a tutela dei frontalieri e dei Comuni di confine che ricevono i ristorni; mentre il Canton Ticino deve dare soddisfazione alle richieste che arrivano dai cittadini ticinesi. Sembrano posizioni in contrasto le une con le altre ma il nostro compito è quello di trovare una soluzione che sia utile e soddisfacente sia per noi che per loro. Non è facile ma ci vogliamo riuscire». [md, ecoinformazioni]

Contro la zona franca

letta e maroniIl referendum svizzero invoca quote di ingresso per i lavoratori stranieri e restrizioni alle imprese italiane che trovano lavoro oltreconfine. Ed ecco che, con uno straordinario tempismo, il Consiglio regionale della Lombardia approva, con il consenso dell’opposizione del Pd, un documento che propone di istituire una zona franca nella fascia di confine. Una grande Livigno. Un esempio da manuale dell’improvvisazione e della demagogia che, da tempo, ispirano le politiche della Regione, ma anche una manifestazione della scarsa autonomia culturale del centrosinistra padano.

Le ragioni delle perplessità nei confronti della “linea della zona franca” si sprecano. C’è anzitutto un dato di fatto difficilmente contestabile. Chi scrive vive nell’Olgiatese, un’area schiacciata sulla linea di confine, quella da cui forse viene l’apporto maggiore di frontalieri. Qui,nel corso degli ultimi tre anni, numerose aziende di settori diversi hanno ridimensionato gli organici o hanno deciso di chiudere: Sisme, Italplastic, Boselli, Sodecor, Progressocasa, Star, Sg Tessile, Traversa, Sirton, Carnini, Filattice, Serica Lombarda, Parker Itr. In tutto, al netto delle microimprese sparite nel frattempo, si sono persi  quasi mille posti di lavoro. Un’enormità. Ma nessuna delle crisi aziendali,nessuna delle delocalizzazioni avvenute,è stata causata dalla scelta di trasferire reparti e impianti nel Ticino. Nessuna. Le imprese che lasciano, come del resto avviene da tempo per le aziende tessili del Comasco, scelgonosemmai i paesi dell’Europa Orientale o quelli dell’Estremo Oriente. La Svizzera, nonostante le iniziative eclatanti come quella recente del Comune di Chiasso, è poco conveniente. Chi sposta sedi e recapiti nelle fiduciarie ticinesi ha in mente per lo più di godere dei vantaggi fiscali, non di realizzare nuovi cicli produttivi. La tesi secondo cui il depauperamento della struttura produttiva dell’area di frontiera deriverebbe dalla maggiore attrattività dei nostri vicini sembra perciò piuttosto azzardata e vagamente propagandistica.

Va detto poi che le aziende abituate a praticare il poco lodevole esercizio della fuga dei capitali, comunque mascherata, non vengono (solo) dalle province di confine. Vengono da tutto il Centronord. Anche in questo caso lo dicono i dati. Ergo, l’ampiezza della zona franca, per seguire le idee dei sottili economisti del Pirellone, dovrebbe probabilmente estendersi fino al Rubicone.

Del resto, le ragioni delle delocalizzazioni sono le stesse lamentate dalle imprese in ogni angolo della Penisola: tassazione elevata, ma anche costo dell’energia, costo del lavoro, inefficienza delle infrastrutture, peso della burocrazia, bassa qualificazione della forza lavoro ecc. Ammesso e non concesso, come direbbe Totò, che queste siano le cause reali della deindustrializzazione avvenuta in Italia, c’è da domandarsi che senso avrebbe intervenire solo sugli aspetti fiscali, come immaginano i cultori della “zona franca”. Semmai, poiché alcuni degli ambiti in cui si presentano le maggiori criticità rientrano nelle competenze delle Regioni, verrebbe da chiedersi quali siano le strategie che l’Ente guidato da Roberto Maroni abbia intenzione di mettere in campo. Troppo facile esternare propositi irrealizzabili mettendo sotto pressione Roma. Soprattutto se nessuno contesta il loro carattere velleitario e va dietro alla propaganda del centrodestra.

La verità è che oggi la zavorra principale della ripresa è la dimensione ridotta della domanda, il carattere asfittico del mercato interno. Le aziende, quelle manifatturiere, artigiane e commerciali, sono in difficoltà principalmente perché il livello della domanda si è ridotto. Perché si sono ridotti i redditi. Come è noto, il fenomeno riguarda da tempo sia “i poveri” sia settori larghi dei vecchi “ceti medi”. Non è un caso che in passato, quando si è pensato a riduzioni fiscali a vantaggio delle aree di confine, si sia approdati allo “sconto benzina”, cioè a una misura che favorisce i consumatori, che tende cioè a sostenere la domanda, non a rendere più competitiva l’offerta. Che abbia funzionato o meno e quali siano i suoi costi è cosa di cui si dovrebbe discutere, ma si tratta di un esempio istruttivo. Anche il fenomeno della concorrenza dei “padroncini” tanto temuta da alcuni al di là del confine ha a che fare esattamente con questo: con la presenza di un mercato più vivace di quello lombardo. C’è lavoro perché girano più soldi. Non è nemmeno un caso se, in Italia e anche nel Comasco,  si registra un aumento della forbice tra le performance delle imprese che si rivolgono al mercato interno (ancora con il meno davanti) e quelle, decisamente migliori, dell’export.

Se si segue questo filo di ragionamento, l’agenda delle cose da fare diventa allora evidente: territorio, energia, formazione, e, con urgenza, sostegno dei redditi e investimenti, pubblici e privati. Altro che zona franca. E magari un’iniziativa politica per contrastare gli effetti del protezionismo e delle politiche anti-immigrati della Confederazione. Bene o male, Governo e Unione Europea hanno detto la loro. La Regione, che rappresenta l’area più toccata dagli esiti del referendum, invece  non è stata in grado di assumere una iniziativa politica seria. Rifugiarsi nell’ideologia della zona franca è solo un modo  per sfuggire alle questioni che il referendum ha posto. Per il blocco della Lega, attratta dalla prospettiva che l’esempio svizzero possa portare qualche freccia all’arco della campagna elettorale di maggio. Per la confusione di un centrodestra che ha nel suo dna il protezionismo. In questo film western, aspettavamo ancora una volta che arrivassero “i nostri” a dire qualcosa di diverso. Inutilmente però. [Emilio Russo per ecoinformazioni]

Lombardia padana/ Farla franca

letta e maroniIncontrando martedì 11 febbraio, all’inaugurazione del complesso delle Unicredit Towers a Milano, il presidente del Consiglio Enrico Letta il presidente lombardo Roberto Maroni ha proposto: «Una sperimentazione, una zona franca di confine per abbassare la pressione fiscale per le imprese che lì soffrono la concorrenza del Canton Ticino che ha tasse più basse». Qualcosa di simile all’attuale sconto benzina in una fascia di 20 chilometri dalla frontiera: «Servirebbe alle imprese per avere una boccata di ossigeno, ma soprattutto consentirebbe loro di assumere e quindi ridurrebbe il fenomeno del frontalierato».

«Una delle questioni cruciali nei rapporti tra i nostri due territori di confine è quella della questione fiscale – aveva spiegato il giorno precedente in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana –: noi abbiamo una pressione fiscale elevatissima, che induce molti a cercare lavoro in Svizzera, nel Canton Ticino, quindi, come abbiamo fatto con la Carta sconto benzina, chiederò al Governo di concedere alla Lombardia la possibilità di istituire delle “zone franche” dal punto di vista fiscale, per diminuire la pressione fiscale e quindi consentire al mondo delle imprese di pagare meno tasse e avere la possibilità di assumere».

Dell’incontro con il primo ministro italiano Maroni ha precisato: «Gli ho chiesto se è d’accordo all’introduzione, in un disegno legge, attualmente in Commissione attività produttive al Senato, della cosiddetta “zona ad economia speciale”, ovvero della “zona franca”, anche per la Lombardia e mi ha risposto che non è contrario. Ora bisogna vedere, ma questo via libera in termini di principio è importante, perché significa che il Governo è consapevole della questione e ha condiviso la mia visione della soluzione possibile e quindi del coinvolgimento della Regione Lombardia, il che è molto positivo». [md, ecoinformazioni]

Razzismo elvetico/ Maroni: anche da noi senza tabù

20140207_svizzeraUna delle reazioni al voto referendario svizzero di chiusura della scorsa domenica è stato anche il montare dell’antieuropeismo e ne è un esempio Maroni. «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi – ha dichiarato, aggiungendo che si può – discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». Del voto referendario contro l’immigrazione in Svizzera e per la reintroduzione dei contingenti il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, in un’intervista al giornale radio della Radio Svizzera italiana di lunedì 10 febbraio, ha detto: «Vorrei che una simile iniziativa si facesse anche da noi, perché chi governa deve sempre fare i conti con la realtà che cambia, per questo mi piacerebbe che simili referendum si facessero anche da noi, per sentire l’opinione del popolo sovrano».

«Ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro – ribadisce però per difendere i frontalieri lombardi –. Accolgo con grande rispetto questo voto perché, quando si pronuncia il popolo, chi governa deve tenerne sempre conto».

«Se il problema è quello di trovare delle misure per evitare la concorrenza sleale e territoriale per quanto riguarda i posti di lavoro, allora mettiamoci a lavorare per trovare una soluzione adeguata, ma il principio di libera circolazione deve essere assolutamente garantito tra di noi – ha aggiunto il presidente –. Diverso è il caso dell’immigrazione clandestina, che va assolutamente bloccata e impedita, ma quello della libera circolazione tra persone è un principio di civiltà acquisito e da cui non si può tornare indietro».

Affermazioni a cui si aggiungono quelle alla Mobility Conference di Milano di martedì 11 febbraio. Per Maroni con il voto dalla Confederazione: «È arrivata una scossa all’Europa per discutere. È sbagliato criminalizzarne il risultato. È il popolo che ha deciso e, se qualcuno non è d’accordo, si deve rassegnare, la sovranità appartiene al popolo non alla Merkel o a Bruxelles». Per questo per il presidente lombardo si può: «Discutere senza tabù nella libera circolazione, nei trattati internazionali e anche dell’euro». «Non mi preoccupa tanto la possibilità di rivedere i trattati internazionali; il Governo svizzero avrà tempo tre anni, non c’è nessuna ricaduta immediata – ha spiegato intervenendo, sempre l’11 febbraio a Radio 24 alla trasmissione 24 Mattino –. Quello che mi preoccupa è la necessità di rivedere il trattato bilaterale che riguarda 60mila frontalieri lombardi che ogni giorno vanno a lavorare in Svizzera perché a ottobre ci sarà da rivederlo. I Comuni lombardi si vedrebbero fortemente penalizzati e, siccome la trattativa la fa il Governo italiano, di questo sono preoccupato». Per questo vorrebbe essere coinvolto dal presidente del Consiglio Letta direttamente nella partita. Nel frattempo assicura che «l’esito del referendum di domenica in Svizzera non è stato un voto “anti-lombardo”, con il Cantone Ticino abbiamo ottimi rapporti» e annuncia che «a breve andrò a incontrare il presidente del Consiglio di stato Paolo Beltraminelli, per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione». [md, ecoinformazioni]

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