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Vite migranti/ Salute e migrazione

 

Villa Imbonati, a Cavallasca, ha ospitato nella serata di lunedì 26 febbraio il secondo incontro del ciclo di conferenze Vite migranti, organizzato dalla Caritas di San Fermo.
L’incontro

si è incentrato sulle conseguenze che il viaggio dei migranti ha sulla loro salute; a parlarne Italo Nessi, presidente di Medici con l’Africa Como onlus, e Nicoletta Roverelli, coordinatrice infermieristica.
La serata era strutturata in due momenti: Italo Nessi ha dato un’infarinatura globale sulla questione sanitaria globale, mettendo in particolare a confronto la situazione europea e quella africana; Roverelli ha invece riassunto le tappe degli enti di assistenza medica volontaria dal luglio 2016 in San Giovanni a oggi.

Nessi ha mostrato vari grafici per analizzare la situazione attuale mondiale dal punto di vista geopolitico, sociale e sanitario. Mentre l’Asia e l’Africa precedono l’Europa per superficie, in termini economici è quest’ultima a farla da padrona, e ciò si ripercuote ovviamente sulla sfera sociale continentale.
Il relatore ha portato la propria esperienza in Uganda, dove è stato per sei anni più dieci anni in cui ha fatto la spola tra i due continenti, per far toccare con mano il divario abissale dell’economia: 3000 scellini ugandesi corrispondono a 1 euro. Contando le principali coltivazioni del paese africano (caffè, the, tabacco, barbabietola da zucchero e cotone), l’aspettativa di guadagno non supera i 3 euro giornalieri, a fronte di condizioni di lavoro proibitive.
Questo è un primo elemento che giustifica i desiderio delle generazioni giovani di cercare un futuro migliore in Europa.
Se si aggiunge il fatto che il servizio medico è pressoché inesistente e, dove viene fornito, è estremamente precario, le ragioni per la migrazione aumentano ulteriormente. Basti pensare che nella struttura del Sant’Anna hanno lavoro 23 ortopedici mentre in tutto l’Uganda, 38 milioni di abitanti, sono 26. In Etiopia sono solo 6.

Il luogo comune sui migranti portatori di malattie è dunque sfatato dall’impossibilità di attraversare un continente con malattie che fanno parte del quotidiano in Africa, ma che «sono di manzoniana memoria di qua», come peste, malaria, tifo, colera, ebola e polio. Solo la tubercolosi, che è comunque monitorata nelle strutture sanitarie europee, può arrivare anche per via migrante.
I problemi che devono affrontare i medici europei, e italiani nello specifico, sono sicuramente non epidemici: i migranti patiscono molto durante il viaggio, ma una volta arrivati alla meta il più è informarli della possibilità di accedere alle strutture sanitarie, oltre che curare l’infortunistica comune, soprattutto sul lavoro.
Le categorie centrali di intervento oltre ai lavoratori sono le donne, assistite nella pianificazione familiare e in caso di aborto, e i soggetti vittima di disturbi psico-sociali, comprensibile conseguenza dell’arrivo in un mondo estraneo e delle atrocità del viaggio.
Nessi ha concluso giustificando le migrazioni con queste parole: «In queste condizioni, chi non vorrebbe andarsene? Se non va bene per noi, non va nemmeno per loro, che sono anch’essi esseri umani».

L’intervento di Nicoletta Roverelli è stato invece molto cronologico.
I collegi dei medici e degli infermieri hanno iniziato a intervenire per fornire una prima assistenza ai migranti già dal luglio-agosto 2016, con la questione della stazione San Giovanni di Como,
Le visite, fatte ai migranti e ai senza fissa dimora già stanziati in stazione che lo richiedessero, erano svolte in una camionetta della Croce Rossa in turni serali, in una situazione a dir poco di fortuna.
Quando il 19 settembre 2016 le persone rimaste in stazione sono state sgomberate e chiuse nel campo governativo gestito da Croce rossa italiana in via Regina Teodolinda, la situazione per i medici è migliorata (forse una parte delle migliorie applicate per nascondere l’abuso prefettizio?): è stato istituito un container-ambulatorio.
Da giugno 2017 in via Sirtori è stato aperto un hub per fornire assistenza medica ai nuovi arrivati; questo è stato chiuso a ottobre e trasferito a Fino Mornasco con funzioni simili. Dal 26 febbraio 2018 è stato avviato un progetto di informazione sulle strutture sanitarie. Ancora troppi migranti non sanno di poter essere curati.

 

Al termine delle presentazioni dei due relatori è seguito un dibattito, che ha visto la distruzione del mito degli africani non vaccinati (ci sono misure spesso più severe che in Europa, dice Nessi), e la volontà di diffondere la cultura della loro innocuità sanitaria: i migranti non portano le malattie, è del tutto falso.

Il terzo incontro di Vite migranti sarà a marzo, sempre in Villa Imbonati, per la proiezione del film Nuovomondo di Emanuele Crialese (Italia, 2006).

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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