Libri/ Terra bruciata

L’isola che c’è, all’interno del progetto ambientalista Como futuribile, ha organizzato il 14 aprile un incontro online con Stefano Liberti il 14 aprile alle 18,30. L’autore ha dialogato con alcuni lettori sul suo ultimo saggio Terra bruciata, come la crisi ambientale sta cambiando l’Italia e la nostra vita. Tra lro Marco Lorenzini. La recensione del libro.

Terra bruciata non è soltanto il titolo dell’ultimo libro di Stefano Liberti, ma la cartina tornasole di un fenomeno complesso e vasto che siamo soliti chiamare surriscaldamento del pianeta terra; in fondo è la metafora della scomparsa della biodiversità e, in un tempo non troppo lontano, della specie umana su questo pianeta. L’autore è giornalista e film-maker non nuovo a ricerche sui temi della crisi ambientale e sugli effetti sociali, infatti il libro è una inchiesta che mette a nudo le grandi problematiche ambientali italiane, attraverso quadri territoriali presentati con una scrittura giornalistica adatta alla trasposizione per documentari televisivi e alla divulgazione.

I dati presentati a supporto delle esperienze raccontate disegnano una realtà che la protezione civile ha chiamato apocalittica: il 2020 è stato l’anno della scoperta che un virus può mettere in ginocchio il mondo intero e che la zoonosi, il salto di specie, è una delle cause scatenanti, perché la fascia che distanziava le zone selvatiche dalle zone abitate si è assottigliata. Lo stesso anno è stato il più caldo e negli ultimi 40 anni l’innalzamento della temperatura in Italia è stato di quasi 2°.  C’è un legame tra innalzamento della temperatura globale, fenomeni di desertificazione e di erosione delle coste, diminuzione dell’acqua dolce  e modificazione delle colture. Si calcola che nei prossimi 50 anni la produzione globale di uva, mais, barbabietola e altri cereali diminuirà drasticamente con il conseguente aumento dei prezzi. Ciò che accade sulla terra, nei mari e nell’aria è talmente legato che la progressiva scomparsa delle api (10 milioni di alveari in meno nel mondo negli ultimi anni) avrà conseguenze sulla fertilità e sul valore delle terre agricole. Nel mar Mediterraneo sono state censite almeno 200 specie di crostacei e pesci tropicali che stanno sostituendo quelle autoctone che faranno sempre più fatica ad adattarsi ad un’acqua progressivamente più calda.

Il grado di consapevolezza della politica non pare così alto e gli stessi accordi di Parigi, pur frutto di grandi mediazioni, sono già nei fatti disattesi, in Italia più che in altri paesi. La conoscenza e la consapevolezza generale è poi ancora più bassa, perché il 55% delle persone abita nelle zone urbane dove la percezione del disastro ambientale è bassa. Gli studiosi chiamano questo fenomeno di rimozione, dissonanza cognitiva che spinge ognuno a considerare il proprio apporto alla salvezza della specie umana quasi nullo; del resto se si osservano i dati, le aree urbane occupano sulla terra soltanto il 2% del territorio, ma consumano il 75% delle risorse scaricando ogni schifezza nella natura. Quindi non sono molti ad accorgersi della diminuzione degli insetti, dell’arrivo della cimice asiatica che sta distruggendo i frutteti nel nord Italia, dell’anticipo delle fioriture che crea problemi di qualità e di quantità dei prodotti, dell’arrivo delle specie aliene, del fenomeno delle frane che vede l’Italia al primo posto in Europa: delle 900mila censite negli ultimi decenni ben 620mila sono avvenute in Italia.

L’autore del libro imputa al modello di sviluppo la responsabilità di questa situazione, ma pare poco propenso all’ottimismo, del resto i fenomeni atmosferici estremi sono ormai la nuova norma e non l’eccezione, quindi è molto più probabile provare ad attenuare gli effetti negativi dell’innalzamento della temperatura piuttosto che illuderci della possibilità di risolverli. L’ottimismo emerge invece sulla capacità dei singoli e delle comunità di attivarsi sul piano locale per affrontare fenomeni globali, sulla possibilità di sperimentare soluzioni e forme di adattamento alla nuova realtà climatica, ma non ci sono parole italiane adatte a questo comportamento e a questa mentalità. Dovremo chiedere in prestito la parole greca Kairos, che è una dei quattro vocaboli per indicare il tempo, una parola che  implica una visione del tempo che possa conciliarsi con un’esigenza d’efficacia dell’azione umana, un momento non inteso come una durata misurabile. Allora la resilienza, tanto in voga negli ultimi anni, ha bisogno di scelte politiche coraggiose dei governi, della divinità mitologia kairos e dell’ingegno umano per dare alla nostra specie un’altra opportunità. [Marco Lorenzini, ecoinformazioni]

Stefano Liberti, Terra bruciata. Come la crisi ambientale sta cambiando l’Italia e la nostra vita, Rizzoli editore, settembre 2020, pgg.288, 20 euro.

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