Persone

Il centro di Como, il cuore di Como

25626905_10214653019058655_3309995725934769157_o.jpgLa fama di Como sembra legarsi, quasi fatalmente, all’aspetto dell’accoglienza. La stessa città che ospita decine di eleganti alberghi con vista su lago e montagne, magnificata da milioni di foto che girano per la rete ispirando ancor più persone a visitarla, si pone in modo assai diverso quando si parla di ospitare e prendersi cura degli “ultimi”, quale che ne sia la provenienza. «Prima gli italiani», argomentano alcuni (anzi, molti); allo stato attuale, sarebbe forse più onesto – anzi tautologico – riformulare con prima i primi. (altro…)

Civitas/ Lettera aperta agli agenti di Polizia locale

downloadL’associazione Civitas rivolge agli Agenti di polizia locale una lettera aperta contro l’ordinanza contro i poveri firmata da Mario Ladriscina, sindaco di Como, la scorsa settimana.

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Arci nazionale/ Legge sul biotestamento, una conquista di civiltà

downloadApprovata in via definitiva dal Senato la legge sul biotestamento: Una conquista di civiltà.
Di seguito la dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci: (altro…)

Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


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Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

17 dicembre/ Alchimie e trasformazioni per un mondo di pace

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Domenica 17 dicembre, alle 17, nella Sala Musa dell’istituto Giosuè Carducci (via Cavallotti 7 a Como), due allieve del Corso di teatro per ragazzi di Teatroarte – Orizzonti inclinati terranno la conferenza Alchimie e trasformazioni per un mondo di pace. L’ingresso è libero; le offerte raccolte saranno devolute a MaRac (Associazione malattie rare Como).

 

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16 dicembre/ “Sconfinati destini”

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Sabato 16 dicembre alle 18,30, alla Piccola Accademia di TeatroGruppo Popolare, in via Castellini 7 a Como, torna Sconfinati destini. Storie di vite in cammino, spettacolo realizzato da TeatroGruppo Popolare e Kibaré Onlus per ragazzi richiedenti asilo a Como. All’esibizione seguirà un aperitivo. Si tratta di un’iniziativa di raccolta fondi a sostegno del laboratorio teatral-musicale interetnico condotto dalle due associazioni proponenti.

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14 dicembre/ “Chi vuol fare la befana”

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Dopo il successo dello spettacolo portato a Parolario lo scorso giugno, Andrea Vitali e gli ospiti della Cra – Comunità riabilitativa ad alta assistenza di Piario (BG) – Asst Bergamo Est., in Val Seriana, tornano con un nuovo spettacolo nel ciclo Aspettando Parolario 2018. Giovedì 14 dicembre, alle 20,30 al teatro dell’Associazione Giosuè Carducci di Como, metteranno in scena il racconto inedito Chi vuol fare la Befana, risultato di una coproduzione tra un’idea, diventata favola scritta, dello scrittore bellanese e l’apporto degli ospiti della Cra di Piario.

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Emergenza freddo/ Nuovi posti letto al Centro Cardinal Ferrari

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Quaranta nuovi posti letto  – distribuiti in tre tendoni riscaldati – uno spazio di aggregazione e alcuni (pochi) servizi igienici e docce sono stati  ufficialmente messi a disposizione a partire dalla notte di martedì 5 dicembre. Lo hanno dichiarato Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, Bruno Corda, prefetto, Mario Landriscina, sindaco, e Roberto de Angelis, questore di Como, nel corso della conferenza stampa lunedì 4 dicembre al centro socio-pastorale Cardinal Ferrari (viale Cesare Battisti 8), alla quale è intervenuta anche Laura Fontana Legnani, direttora della Fondazione Centro Cardinal Ferrari. Era invece assente Alessandra Locatelli, vicesindaca e assessora alle politiche sociali. Probabile dal 5 dicembre lo sgombero dell’area dell’autosilo Valmulini nella quale una sessantina di migranti aveva trovato rifugio grazie alle tende di Como accoglie.

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