400 in difesa di cedri e cascata

Più di 400 persone domenica 14 marzo 2010 al concerto – protesta dei Sulutumana ad Asso contro la costruzione di un supermercato nell’area della Vallategna.

«Un concerto che non avremmo mai voluto fare». Con questa parole Gian Battista Galli dei Sulutumana ha aperto il Vallategna day, pomeriggio di pacifica protesta contro l’abbattimento dei cedri  di via Matteotti e la costruzione di un punto vendita della catena Iperal in uno spazio verde ai piedi della cascata della Vallategna al quale hanno partecipato più di 400 persone.
Tra le prime canzoni proprio Liberi tutti con quadri di vita assese: il baccano della cascata grossa dopo che ha piovuto,  le biciclette tutte sgangherate e il viale con i tigli, la fontana le panchine ed il cippo del soldato che nessuno lo conosce.
«La cascata è di tutti – ha spiegato uno dei promotori del comitato locale -, vogliamo poterci avvicinare, sederci a guardarla, tutelare il ponte vecchio e il sito di archeologia industriale».
«Questa è una strada molto trafficata – ha continuato Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente Ilaria Alpi di Merone – immaginatevi cosa potrà diventare dopo la costruzione di un centro commerciale, magari aperto anche la domenica. I terreni sotto la cascata non avevano nessun valore e adesso dopo la delibera assurda del consiglio comunale il prezzo è salito alle stelle: questo si chiama speculazione edilizia. Vogliamo sperare che i consiglieri abbiano preso un abbaglio, siamo ancora in tempo per fermare tutto e la forza sono le persone come voi».
Una battaglia anche per i bambini, che hanno il diritto di continuare a vedere i cedri nel loro futuro e in loro onore ecco il gemellaggio dei possenti alberi valassinesi con «la più enorme di tutte le piante», cioè il Baobab del Piccolo Principe, che ha coinvolto adulti e piccini in una forma di protesta divertente: «Chi non fa la lepre vuole abbattere i cedri».
«Questo momento non è che l’inizio della lotta per salvare i cedri e la cascata – ha concluso Teodoro Margarita, uno degli animatori della protesta insieme al Gruppo naturalistico della Brianza e alla lista civica Asso Viva –, il movimento si deve irrobustire perché non si tratta di una questione solo assese, ma riguarda tutta la valle, la provincia, tutte le persone che sono sensibili al concetto di bellezza. Questo è un frammento di bellezza da lasciare intatto e consegnare alle generazioni future. Quando arriveranno le ruspe (si parla di pochi mesi) non ci faranno paura perché saremo in migliaia, anzi se saremo in migliaia le ruspe non arriveranno».
Per il futuro sono già in programma numerose iniziative: il 21 marzo, inizio della primavera e Giornata internazionale della poesia, una lettura di poesie sugli alberi proprio ai piedi dei cedri, poi la proiezione del film L’uomo che piantava gli alberi tratto dal celebre libro di Jean Jono e un ciclo di letture itineranti in tutta la valle.
Nel frattempo il Gruppo Ilaria Alpi ha avviato una raccolta fondi per finanziare perizie tecniche e pareri legali e per proseguire con la sensibilizzazione alla difesa dell’ambiente. [Antonia Barone, ecoinformazioni]

 

Mattia Palazzi presidente dell’Arci della Lombardia

 Al Congresso di Arci Lombardia sabato 13 marzo allo Spazio Gloria del’Arci Xanandù Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci ha affermato l’impegno «di un’associazione viva e vitale capace di agire e reagire alla situazione politica attuale». Eletto il Consiglio regionale nel quale il Comitato di Como è rappresentato da Enzo D’Antuono, Celeste Grossi e Laura Molinari. Scontata l’elezione, voluta  dai Comitati di tutte le province, di Mattia Palazzi, presidente dell’Arci di Mantova,  a presidente lombardo del sodalizio.

«Siamo qui consapevoli di fare un omaggio all’Arci di Como – ha detto Mongelli presidente regionale uscente Arci – in uno spazio che non è diventato un ipermercato o un parcheggio, ma uno spazio per il dibattito sociale e culturale cittadino». Un ruolo rivendicato dal presidente provinciale Arci Enzo D’Antuono che ha chiesto di sostenere queste realtà: «perché se in territori come questi arretriamo in futuro arretreremo anche in quelli in cui ci consideriamo solidi». «Per questo stiamo chiedendo anche alla città e se il Gloria chiudesse? È un problema di tutti e non solo dell’Arci».
Per una giornata i delegati della maggiore rete organizzativa provenienti da tutta la Lombardia hanno affrontato i temi del Congresso nazionale e nominato i propri rappresentanti regionali.
Nella mattinata insediatasi l’assemblea è intervenuto Diongue Mbaye, dell’Associazione 3 febbraio di Erba, per rappresentare il mondo dell’emigrazione. «Ci consideriamo nuovi cittadini, io sono in Italia da dieci anni, ora la nostra presenza è messa in questione non solo come migranti, ma cone essere umani». «La nostra situazione è sempre più dura in un clima in cui via Padova non è un fatto isolato» ha aggiunto Mbaye che ha lodato l’Arci «per il percorso storico di umanità che la contraddistingue».
Un tema ripreso anche nella tavola rotonda su Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista, con Fulvia Colombini, Cgil Lombardia, Giambattista Armelloni, Acli Lombardia, Fabrizio Tagliabue, Forum del Terzo settore Lombardia, Sergio Veneziani, Auser Lombardia, Sergio Silvotti e Emanuele Patti, Arci Lombardia, Antonio Iannetta Uisp Lombardia, e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli e Luciano Muhlbauer.
Mongelli ha posto in risalto le “tre eccellenze lombarde”: «il welfare, dei voucher e non dei diritti, che porta ad una dismissione della sanità pubblica» a cui si aggiunge la «forma di corruzione organizzata», il binomio Comunione liberazione e Compagnia delle opere «un’organizzazione confessionale che occupa il potere in Regione Lombardia e dà lavoro ed appalti con una struttura da Confindustria confessionale». Ultimo punto di “pregio” lombardo la deriva razzista.
«Welfare non è solo sanità – ha esordito Silviotti – anche scuola e cultura contribuiscono allo stare bene delle persone», uno stato sociale che è mutato dalla salvaguardia di diritti a servizi e prestazioni «con un assistenzialismo al mercato grazie alla legge 3». La politica per il rappresentante di Arci Lombardia è arretrata rispetto alla realtà «si parla di inclusione, in una comunità di persone che stanno bene, adesso la precarietà è così diffusa che si deve parlare di coesione e gli interenti non sono orientati in quel senso». Per Silviotti la risposta della politica è la reclusione nelle Rsa, nelle Rsd o nella negazione del problema dell’immigrazione ridotto ad un problema di ordine pubblico.
«Un sistema che mette al centro la malattia e non la salute» per Muhlbauer interessato al business e che porta alle privatizzazioni, un sistema dopato a favore del privato come a Crema dove un polo scolastico privato è stato costruito con i fondi regionali per l’edilizia pubblica.
«O ragioniamo su un welfare statalista con risorse illimitate oppure dobbiamo fare un ragionamento diverso – ha dichiarato Veneziani – il welfare senza sussidiarietà, mutualismo o il protagonismo dei soggetti sociali, a parole garantisce tutto, nei fatti niente», anche se «non bisogna pensare alla sussidiarietà come cavallo di Troia per le privatizzazioni».
«Da vent’anni interi settori sociali stanno scivolando nella povertà – ha spiegato Armelloni – un ceto medio impoverito e rancoroso che fa si che il lavoro non crei più solidarietà che afferma: prima di me loro!». Per invertire la rotta  determinare un cambiamento «serve la partecipazione e dare peso e qualità alla dimensione territoriale rendendo visibili i problemi creando un legame fra le forze reali e quelle della politica».
Un rapporto compromesso per Cavicchioli, «siete tutti uguali voi politici, ci dicono «Hanno dovuto prolungare i termini per la presentazione delle domande per il bonus famiglia – ha denunciato Tagliabue – perché non ci sono richieste. Lo stesso è avvenuto con il contributo per le badanti. Fanno leggi slegate dalla realtà e dalle esigenze delle persone». Per il rappresentante del Terzo settore bisogna tornare a parlare di «diritti non solo di prestazioni, definire i criteri di partecipazione alla spesa dei cittadini e fare un’operazione culturale dal basso per cambiare la percezione dello stato sociale che non sia inteso come spesa sociale bensì un investimento, così com’è stato nel 1978 con l’introdzione del Sistema sanitario nazionale».
Per Colombini la cirsi non è fnita ed è entrata in una nuova fase quando finiranno gli ammortizzatori sociali e le aziende devono
«Una situazione di potere che si protrae da 15 anni – ha affermato Agostinelli – ha portato alla eliminazione di uno spazio pubblico di confronto con Cdo; Formigoni e Lega che hanno una matrice escludente. Per questo al contrario l’Arci è un punto di riferimento straordinario».
«Spero in una nuova intesa fra Arci e Uisp – ha dichiarato Iannetta – due associazioni che hanno già fatto un percorso in comune», un invito accolto favorevolmente da Mongelli, un lavoro di prevenzione e di coesione sociale che vede le due organizzazioni su delle linee contigue. Soprattutto sull’inclusione e l’antirazzismo. Un tema caro e fondamentale per l’Arci.
«Non si può più prescindere dal fatto che la Lombardia è una comunità plurale – ha chiarito Patti, dopo aver dichiarato la vicinanza ai famigliari del ragazzino morto nell’incendio del campo in via Novara a Milano – e nonostante l’allarmismo di gran parte della stampa, che spesso promuove modalità esplicite di esclusione i clandestini non sono criminali ma lavoratori che subiscono l’insicurezza nel e sul posto di lavoro». «Essere cittadini non dipende da dove sei nato ma dalla partecipazione alla vita sociale ed al suo arricchimento» ha concluso  di qui la lotta al razzismo, anche istituzionale, in Lombardia.

Nei lavori del pomeriggio con l’intervento di Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, è stata ribadita la funzione politica essenziale dell’associazione con l’invito a «recuperare la capacità di indignarsi  per la mortificazione del senso civico e della cultura civile che vine determinata dall’attuale azione del governo». Con l’intervento di Enzo D’Antuno è stata presentata la proposta di mettere al centro dell’azione dell’Arci la questione della lotta la razzismo.  Sono state approvate dai delegati la proposta di nuovo assetto organizzativo, una mozione sulla libertà di comunicazione su Internet e un documento del gruppo Politiche di genere.  Eletto il nuovo consiglio regionale nel quale sono stati eletti  tre i rappresentanti dell’Arci di Como. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Concerto per cedri e cascata

L’appello del gruppo musicale dei Sulutumana per la partecipazione al concerto – protesta domenica 14 marzo alle 16 alla sala consiliare del Comune di Asso contro la costruzione di un supermercato nei pressi della cascata della Vallategna.

«Al confine tra Brianza e Vallassina c’è la cascata della Vallategna, è un angolo di natura suggestivo che non lascia indifferente l’occhio del viandante, che spesso si ferma per osservare il tuffo dell’acqua che di lì a pochi metri confluisce nel Lambro, per ascoltarne lo scroscio e magari per scattare qualche bella foto.
Per ragioni che ci riesce impossibile comprendere e condividere, l’Amministrazione comunale di Asso sta procedendo alla costruzione di un supermercato accanto alla cascata Vallategna, e, siccome i mezzi pesanti carichi di merci destinate al suddetto supermercato avranno bisogno di potervi accedere comodamente, l’Amministrazione comunale di Asso sta procedendo alla realizzazione di una rotonda nuova di zecca per realizzare la quale verranno abbattuti due cedri secolari meravigliosi posti all’imbocco del centro storico.
Noi siamo determinati a difendere la bellezza e vogliamo esprimere in modo chiaro e pacifico il nostro dissenso. Per questa ragione abbiamo deciso di regalare un concerto alla cascata e ai cedri, nella speranza che accada il miracolo!
L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione dei consiglieri di minoranza del Comune di Asso, all’associazione Circolo Ambiente Ilaria Alpi di Merone, all’associazione naturalistica di Canzo e a un mucchio di bella gente che vuole unirsi a noi in questa battaglia.
Ovviamente chiamiamo a rapporto tutti voi e vi aspettiamo per un pomeriggio di festa e protesta in cui, oltre al concerto dei Sulutumana, ci sarà lo spettacolo di burattini organizzato dal gruppo Fata Morgana ed altre sorprese per grandi e piccini».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 11 marzo 2010

Bruni incontra per la prima volta i lavoratori della Cà d’industria a cui non promette nulla salvo di «sentire anche l’altra campana». Nella notte il Pdl approva i nuovi condomini, alti quasi sino a 20 metri, all’ex Frey di Albate, la Lega e Liberi per Como si smarcano.

La Cà d’industria ha occupato le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 11 marzo ha iniziato Donato Supino, Prc, chiedendo al sindaco di «far di tutto per far revocare lo sciopero, tenendo presente che 5 dei 7 membri del cda sono nominati dal Comune e che la legge dà diritto al prefetto ed al sindaco di intervenire per raffreddare le vertenze». Un affondo poi contro la consigliera Flavia Farina «se gestisce la Cà d’industria come ha gestito la Spt, svendendo il noleggio…». «Non può essere che una società pubblica abbia come contraente una società anonima, dovrà rivelare i nomi» ha incalzato Marcello Iantorno, Pd, riferendosi alla ditta contraente l’appalto per le mense, «per tutelare le persone anziane va garantito un rapporto costante, non cambiare quelle che sono diventati i loro punti di riferimento» ha aggiunto Roberta Marzorati, Per Como. «Bisogna andare oltre l’incontro di mercoledì prossimo, serve un’iniziativa politica» ha quindi dichiarato Bruno Magatti, Paco, raccogliendo il plauso dei lavoratori presenti.
La seduta è stata quindi sospesa, ancor prima di cominciare, per dar modo di fare un incontro fra amministratori e lavoratori della Cà d’industria in Sala stemmi.
Quasi 120 persone hanno occupato la sala attigua e il sindaco ha per la prima volta incontrato i dipendenti della struttura assistenziale comasca e i loro rappresentanti sindacali.
«L’esternalizzazione è stata attuata in una maniera molto criticabile – ha esordito il segretario generale della Cgil Alessandro Tarpini – non sono state rispettate le procedure, ci sarà sicuramente un peggioramento della qualità e non c’è chiarezza su quelle che sono le prospettive del medio periodo».
«La Fondazione ha totale autonomia» ha precisato il sindaco Bruni che ha ammesso «non c’è chiarezza neanche per me», che non si è impegnato a favore delle richieste dei lavoratori ma ha assicurato che incontrerà il presidente Pellegrino per «sentire entrambe le campane».
Ripresa la seduta consiliare è ripreso il dibattito sul progetto di riqualificazione dell’area ex industriale della Frey.
Contrarietà all’opera sono arrivate, come nelle sedute precedente, sia dai banchi della maggioranza, con Emanuele Lionetti, Liberi per Como, o Guido Martinelli, Lega, «se questi Piani attuativi sono permessi dal Paino regolatore, allora il problema è il Prg», sia dalle minoranze.
Una breve discussione è sorta sull’interpretazione dell’intervento, se considerarlo in deroga al Prg oppure no, così come interpretato dagli uffici competenti.
Una seduta sempre più stanca e sfilacciata sino alla replica del sindaco come assessore competente.
«Tutto ciò che può essere fatto in attuazione del Prg è legittimamente atteso dall’operatore – ha affermato il primo cittadino di Como – noi abbiamo indotto in lui delle aspettative, tutto ciò che è in più dobbiamo rinegoziarlo». Per la questione della deroga ha chiarito: «Non si tratta di questo ma ci si mette a un tavolo e si definisce una possibilità di pattuizione diversa».
Un intervento comunque positivo quello di Albate per Bruni anche perché «si è sostituito un edificato vecchio con uno di dimensioni minori, con una sostanziale diminuzione delle volumetrie, ancorché disposte in un’altra maniera».
È iniziata così la discussione di 6 emendamenti alla deliberazione e di 3 ordini del giorno. Una discussione che si è protratta nel cuore della notte, dopo l’approvazione della prosecuzione ad oltranza della seduta voluta dal Pdl, contrari gli altri gruppi di maggioranza, oltre alle opposizioni.
Tutti bocciati tranne quello proposto da Liberi per Como che chiede «qualora non si giungesse alla stipula della convenzione tra costruttori e Comune entro sei mesi dalla data di approvazione del piano di recupero, il Consiglio Comunale pretenderà l’integrale riesame della stessa allo scopo di adeguarla al quadro normativo vigente e adeguandone i valori a quelli correnti al momento della stipula».
Parere favorevole anche a 2 degli ordini del giorno. Sono stati approvati quello proposto dalla maggioranza che inviata il sindaco a spingere l’amministrazione provinciale a creare il nuovo collegamento Como – Cantù – Mariano Comense, per alleggerire il traffico ad Albate, e quello proposto dalla Lega perché i proventi degli oneri di urbanizzazione vengano investiti nel quartiere di Albate.
Vista la stanchezza e le defezioni raggiunte le 2 e 20 di notte, Supino ha chiesto una verifica del numero legale. Non avendolo raggiunto la seduta è stata aggiornata dopo un quarto d’ora quando è stato approvato l’intervento dal solo Pdl, mentre le opposizioni, la Lega e Liberi per Como hanno votato contro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giù le mani dalla Ca’ d’industria

Alcune centinaia di persone hanno partecipato davanti alla Prefettura di Como venerdì 12 marzo dalle 10 al presidio organizzato dalla Cgil nell’ambito dello sciopero generale «Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può».

Lavoratori, pensionati esponenti sindacali di tutte le categorie hanno animato venerdì 12 marzo dalle 10 avanti alla prefettura di Como  il presidio della Cgil. Del tutto assenti gli studenti che pure in analoghe manifestazioni in corso in tutti i capoluoghi italiani hanno dato pieno sostegno alla proposta del maggiore sindacato italiano.
Il segretario dell Cgil di Como in un breve discorso ha richiamato i temi al centro della mobilitazione ricordando in particolare l’attacco ai dirtti dei lavoratori ed il modo particolarmente subdolo e antidemocratico con il quale ancora si pongono ostacoli all’applicazione dell’articolo 18. Alessandro Tarpini ha inoltre citato due questioni relative alla realtà comasca sulle quali il sindacato  chiede l’intervnto del prefetto: la drammatica situazione delle scuole ormai prive delle risorse indispensabili ad assicurare il diritto allo studio dei giovani e l’attacco alla Ca’ d’industria, patrimonio pubblico frutto delle donazioni che da due secoli i cittadini hanno assicurato, oggi colpita da un processo pericolossisimo di esternalizzazione.
Gli hanno fatto eco i lavoratori che hanno scandito lo slogan «Giù le mani dalla Ca’ d’industria».

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Il 21 marzo Invasioni a Como

Presentata la kermesse Invasioni. La poesia tra alfabeti e utopie che si terrà al Teatro sociale di Como per la Giornata mondiale della poesia domenica 21 marzo.

«Vogliamo invadere pacificamente il teatro – ha dichiarato Lorenzo Morandotti – al di là della dimensione accademica, in cui trovare la massima condivisione e trasversalità». Infatti tutti gli ambienti del teatro verranno coinvolti dai portici in piazza Verdi al foyer, dal palcoscenico alla platea. Una mezza giornata non stop ad ingresso libero che partirà dalle 14 e proseguirà sino alla mezzanotte, spaziando fra interventi teatrali, musica, letture di poesie, proiezioni, installazioni video. Un nutrito programma per adulti e piccini che potranno partecipare ad un laboratorio estemporaneo di poesia. Per i bibliofili sarà allestito un bookshop poetico. L’iniziativa prende il nome da un raccolta di poesie dello scomparso Antonio Porta (pseudonimo di Leo Paolazzi), uno degli esponenti del Gruppo 63, che verrà omaggiato dal Teatro artigiano e ricordato dalla moglie con la lettura della poesia Come se fosse un ritmo, che lancia anche un appello: «Cerchiamo volontari per leggerlo, solo il lettore sa dare un ritmo a questa che è una partitura musicale».

Parte il Concorso di idee per la riprogettazione del lungolago comasco.

Infrastrutture Lombarde ha spedito in giornata le lettere di invito al concorso per la progettazione del nuovo lungolago comasco a 11 studi professionali italiani ed europei e non solo. «Sono chiamati – ha spiegato il presidente della Regione Roberto Formigoni – a offrire idee stimolanti e innovative per il futuro di questo luogo straordinario, a presentare le soluzioni più moderne ancorate tuttavia al carattere del patrimonio naturale, storico e architettonico e improntate al criterio della bellezza». Il Concorso internazionale d’idee per la valorizzazione del Lungolago del capoluogo lariano vuole, come si legge in una nota, «elementi di indirizzo generali – un masterplan – sulla intera fascia di lungolago da Villa Olmo a Villa Geno e, più specificamente, per disegnare la radicale risistemazione della sua parte centrale, in termini di arredo urbano e di attrezzature per la vita sociale dei cittadini». Le proposte dovranno pervenire entro il 10 giugno e, non oltre il 15 luglio, una giuria di esperti sceglierà il progetto ritenuto migliore, che vincerà un premio di 50mila euro. Ma il percorso, con tempi di realizzazione sempre più lunghi, non si interrompe qui poiché: «A partire dal “concept” scelto con questo concorso sarà possibile attivare una seconda fase, e cioè ulteriori progetti sui singoli temi e le singole aree del Lungolago di Como (ad esempio Stadio, Giardini di Ponente, Chilometro della conoscenza, ecc.)».

La Ca’ d’industria è pubblica

«È il momento di chiedere alla politica di esprimere chiaramente “da che parte sta”» questo l’appello lanciato da Paco a proposito della Cà d’industria comasca.

Il movimento della rondine in un comunicato alla stampa interviene nel dibattito cittadino sul futuro della Cà d’industria che «non è una struttura privata. È una realtà pubblica cui è stata attribuita una figura giuridica di diritto privato (Fondazione), ma è e rimane “pubblica” nel significato più esteso del termine».
Forte la contrarietà all’esternalizzazione del servizio cucine «che noi giudichiamo senza mezzi termini inaccettabili e premessa di ulteriori possibili azioni di indebolimento e sostanziale privatizzazione».
Dato che il Cda della struttura è espressione di Comune e Provincia di Como, oltre che della Regione, per Paco i rappresentanti lì nominati «non possono esimersi dall’impegno di portare a compimento il “mandato” socio-politico per la cui attuazione sono stati individuati».
Da qui la richiesta a Bruni: «Dica il Sindaco se questo si vuole; lo dicano coloro che hanno indicato e nominato i membri del Cda: lo affermino con chiarezza, sarà meglio per tutti».
Al primo cittadino di Como chiedono risposte anche i lavoratori della Cà d‘industria: «L’assemblea dei dipendenti della Cà d’industria – ha dichiarato alla stampa Matteo Mandressi, segretario Fp Cgil di Como – ha ratificato ieri la decisione di scioperare per l’intera giornata del 19 marzo. In quella giornata si svolgerà un presidio presso la sede di via Brambilla e successivamente un corteo che raggiungerà il Comune, per consegnare un documento al sindaco».
Lo scontro con i sindacati si è fatto sempre più aspro e la Cgil ha denunciato che giovedì 11 marzo «è giunta inoltre una nota di Domenico Pellegrino, presidente della Fondazione, nella quale, giudicando immotivata la giornata dello sciopero, si invita il prefetto di Como e la Commissione di garanzia ad intervenire per scongiurare l’azione sindacale».
Un passaggio che ha scaldato gli animi in tutti e tre i sindacati confederali e che getta ombre sulla vertenza in corso che potrà essere il preludio a grandi cambiamenti a 7 anni dal bicentenario della fondazione di una struttura che ha fatto la storia di Como.

Il vizio della memoria

L’ex pm Gherardo Colombo in città incontra i giovani e parla delle resistenze italiche alla piena attuazione della Costituzione. I cittadini non devono cedere al lamento o delegare, ma partecipare alla vita politica in prima persona.

Martedì 9 marzo 2010, l’ex giudice Gherardo Colombo lo ha trascorso a Como. Nel corso della mattinata insieme a don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha incontrato allo Spazio Gloria le scuole superiori della provincia, mentre nel pomeriggio, in biblioteca, c’era ad aspettarlo un pubblico più variegato per età. I due incontri lariani sono stati organizzati, nell’ambito del progetto Memoria e Verità 2008-2010, dall’Università Popolare Auser di Como, dall’Associazione Memoria condivisa Bari di Como e da Nodo Libri con la partecipazione di Istituto Storia contemporanea Perretta di Como, Associazione familiari delle vittime Strage di Bologna, Fondazione Carlo Perini Milano, Associazione Casa della Memoria di Brescia, Istituto Pugliese per la Storia dell’ Antifascismo dell’Italia Contemporanea.
L’incontro del pomeriggio, che è stato registrato e sarà a disposizione di chiunque lo desideri presso la mediateca della biblioteca comunale, ha avuto come tema Il vizio della memoria: l’eversione, lo Stato, la Giustizia: dove sono i cittadini?
Gherardo Colombo ha ricordato, interloquendo, quasi giocando con il pubblico, gli eventi del ventennio di sangue che va dal 1974, anno in cui entra in magistratura, al 1996, anno in cui viene pubblicato il suo libro Il vizio della Memoria (1996), saggio in cui ripercorre le proprie esperienze professionali, in modo particolare quella del ritrovamento dei documenti riguardanti la Loggia Massonica P2 a Castiglion Fibocchi, mentre con il collega Giovanni Turone sta indagando sul finto rapimento di Michele Sindona, mandante del tragico omicidio di Ambrosoli.
Il sangue degli italiani onesti ed innocenti, però, inizia a scorrere già cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, giorno della strage di Piazza Fontana. Quel giorno Gherardo Colombo si trova al Comando del Corpo d’Armata, poiché impegnato nel servizio militare. Lasciando il Corpo e dirigendosi con altri commilitoni verso la caserma di via Vincenzo Monti, lo raggiunge la notizia della strage. È l’inizio di una lunga stagione di stragi che terminerà con quella di Bologna del 2 agosto 1980: l’elenco è lunghissimo e non sempre si riesce a tenerne la completa contabilità: Peteano, 31 maggio 1972, tre morti; Milano, 19 maggio del 1973, quattro morti; Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, 8 morti; Italicus 4 agosto del 1974, 12 morti.
Dopo il tempo delle stragi subentra il tempo del terrorismo rosso e nero, degli omicidi di personaggi scomodi e irreprensibili, come Ambrosoli ed è poi il momento delle stragi di mafia.
Perché la scia di sangue delle stragi e del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, la Loggia P2 ed i depistaggi? Secondo Colombo, tutto questo è avvenuto perché non si procedesse verso il compimento dei valori sanciti nella Costituzione italiana. Le resistenze sono state e sono tante.
Un esempio che riguarda le donne: sono dovuti trascorrere più di venti anni perché l’articolo 3, quello relativo all’uguaglianza fra i cittadini, fosse soddisfatto pienamente per quanto riguarda le relazioni tra i coniugi. Bisogna infatti aspettare la riforma del diritto di famiglia del 19 maggio del 1975 perché venga attuata l’uguaglianza tra marito e moglie. Ventisette sono invece gli anni che separano la Costituzione dalla riforma del Codice civile, mentre il Codice penale non è stato ancora completamente adeguato ai principi costituzionali.
Nella storia della Repubblica italiana sono sempre presenti, infatti, due tendenze: una che spinge verso la realizzazione dei principi della Costituzione, una che preme per il ritorno ad una sistema strutturato in senso gerarchico e immobile. Nel primo caso l’aspirazione è nella direzione di una società in cui la Costituzione sia pienamente realizzata nei fatti, dove i diritti e le pari opportunità siano per tutti e dove il potere venga delimitato e controbilanciato affinché non pregiudichi i diritti acquisiti. Nel secondo caso la spinta è verso una limitazione dei principi costituzionali per tornare ad una società immobile e autoritaria. Le stragi ed il terrorismo sono i sintomi che lo scontro tra queste due tendenze è degenerato, si è inabissato nel regno oscuro della paura per creare ostacoli e resistenze al fine di paralizzare la società e le coscienze.
Alle resistenze si aggiunge, spesso, l’incapacità da parte dei cittadini di sentirsi “Stato”, di essere responsabili, di non cedere al lamento, ma di impegnarsi e partecipare in prima persona alla vita della nostra nazione. Vi è una tendenza, tutta italica, ad affidarsi a qualcuno, a cedere potere alla rappresentanza, se non per aperto opportunismo per semplice comodità. È assente, di frequente, il senso di essere una collettività: l’individualismo, alla lunga, influenza, permea e imbriglia tutta la vita civile del paese.
Il vizio della memoria, in questo contesto di violenza ed indifferenza, è difficile da coltivare poiché è proprio l’opposto: è educazione, è sforzo di capire i fatti, gli eventi, è approfondire per voler comprendere. [Patrizia Di Giuseppe, ecoinformazioni]

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