Basta Bruni: in piazza con Giù la Giunta

vol1Più di 150 persone hanno partecipato alla manifestazione contro Bruni e la sua Giunta che si è svolta domenica 8 novembre in piazza Cavour a Como dalle 10,30 alle 12,30. Pioggia e vento gelido, ma anche un’inedita unità di intenti tra le opposizioni. La critica a Bruni oltrepassa il muro.

L’obbiettivo del Comitato Giù la Giunta di riunire in un unica voce l’insieme delle critiche e delle proteste contro i mostri realizzati dal centrodestra comasco è stato raggiunto con una manifestazione corale nella quale la voce dei diversi esponenti delle forze politiche del centro sinistra e della sinistra lariana si sono composte insieme a quelle di associazioni e movimenti.
Ancora da costruire invece il tentativo, pur fortemente voluto dagli organizzatori, di riempire la piazza delle persone indignate per i diversi disastri compiuti dal sindaco Stefano Bruni e dalla sua Giunta indipendentemente dalle scelte politiche di ciascuno dei partecipanti.
Sotto la pioggia, al centro di piazza Cavour, si sono susseguiti gli interventi di Patrizia Signorotto (Giù la Giunta), Bruno Magatti (consigliere comunale di Paco, sull’Area Sant’Anna), Roberta Marzorati (consigliera comunale di Per Como, una fiaba per riflettere su come abbattere i muri che dividono le persone), Donato Supino (consigliere comunale Prc, sul tema dei trasporti), Marcello Iantorno (consigliere comunale Pd, sull’area ex Trevitex), Maurizio Casarola (allenatore squadra di lotta, sul nuovo palazzetto dello sport di Muggiò) Edi Borgianni (Territorio precario, sulle paratie), Nino Taiana (Associazione Libero Fumagalli, sul porticciolo travolto dal Lario), Ermanno Pizzott, portavoce di Paco sulla gestione dei rifiuti), Renato Tettamanti (consigliere provinciale eletto nelle liste del Prc, sullo sviluppo del 20 per cento deciso dalla Regione Lombardia per il forno inceneritore di Como), Luca Corvi (segretario provinciale Pd, per un ringraziamento agli organizzatori e l’espressione della volontà di dialogo tra le forze politiche e gli autoconvocati).
La manifestazione si è quindi spostata sotto i portici della piazza al riparo della pioggia, ma non del vento gelido che ha indotto gli organizzatori a concludere l’iniziativa intorno alle 12,30.
Positivo date le condizioni atmosferiche che hanno limitato la partecipazione il giudizio di Patrizia Signorotto che preannuncia che il Comitato organizzerà nei prossimi giorni un’altra assemblea per decidere nuove iniziative: «Si pensa a una manifestazione all’esterno del Comune la sera durante una seduta del Consiglio e ad un ulteriore impegno per rafforzare la rete di comunicazione tra i partecipanti».

Via Bruni e la sua Giunta domenica 8 novembre

vol2«Domenica in manifestazione: partecipa e … porta una scatola da scarpe». Il Comunicato con il quale il Comitato Giù la Giunta invita alla partecipazione alla mobilitazione sostenuta anche da partiti e associazioni che si svolgerà domenica 8 novembre in piazza Cavour a Como dalle 10,30.


Il testo, sottoscritto da Comitato Giù la Giunta, Alessandro Rapinese, Altra Como, Arci, Associazione per la Sinistra, Associazione Radicali Como, Circolo culturale “L. Fumagalli” di Albate, Giovani Democratici, La Città Possibile, Lista per Como, Paco – Progetto per amministrare Como, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Territorio precario, Verdi, del comunicato che invita alla mobilitazione di domenica 8 novembre contro la Giunta Bruni.

«Domenica 8 novembre, a partire dalle 10.30, in Piazza Cavour a Como si terrà una manifestazione unitaria promossa da un comitato spontaneo di cittadini e sostenuta dalle firmatarie associazioni e partiti. La manifestazione vuole sollecitare la giunta comunale ad assumersi le proprie responsabilità di tutti i problemi di Como a oggi senza soluzione, dei quali il muro e il progetto delle paratie sono solo la parte più evidente. L’obiettivo è l’incontro tra persone che vedono aumentare a poco a poco il degrado della città e credono si possa ancora intervenire per migliorare la situazione. I cittadini di Como e della provincia sono invitati a partecipare e portare con sé una scatola da scarpe».

Bertinotti a Como: Ricostruire almeno una sinistra

bert«Fino al 14 aprile 2008 avevamo due sinistre. Ora non ne abbiamo più nessuna. Si tratta di ricostruirne almeno una»: questo il giudizio sulla situazione odierna con cui Fausto Bertinotti, ormai fuori dalla vita politica attiva, si è espresso durante la presentazione del suo ultimo libro: Devi augurarti che la strada sia lunga.

La serata, organizzata venerdì 30 ottobre nel salone dell’Unione dei Circoli Cooperativi di Albate a Como dall’Associazione per la Sinistra, è stata seguita da un centinaio di persone ed ha offerto l’occasione per una riflessione intorno alla domanda che tutti si fanno dopo le elezioni politiche nazionali ed europee.
In Italia non mancano le lotte, non mancano le associazioni, non mancano i gruppi che in qualche modo si proclamano o si richiamano o rappresentano interessi affini alla sinistra, ma nessuno di loro, come non accadeva più dai tempi del Fascismo, è più collegato o collegabile ad una qualsivoglia rappresentanza parlamentare. Certo non si può parlare del Pd come di un partito di sinistra, almeno di quella sinistra che vorrebbe un’alternativa, piuttosto che la semplice alternanza interna all’attuale sistema sociale e di potere. Sollecitato da chi scrive, Bertinotti non è arrivato al punto di dire che il PD, con la sua “vocazione maggioritaria” e la teoria del “voto utile”, abbia contribuito alla scomparsa della sinistra per ragioni meramente di potere o di occupazione opportunistica delle istituzioni, come molti sostengono. Tuttavia egli ha condiviso l’idea che i Democratici rappresentino al massimo quella che una volta si chiamava “sinistra borghese”, il primo partito liberale di massa della storia italiana, paradossalmente nato da genitori tutt’altro che borghesi e liberali quali la destra del Pci e la sinistra della Dc.
Se dunque il Pd ha i suoi problemi perché deve fare i conti quotidianamente con contraddizioni che negano la sua “ragione sociale”, che ne è e che ne sarà di chi vorrebbe ancora una sinistra capace di alimentare la speranza di una società più giusta, di una società in cui le contraddizioni più gravi e le diseguaglianze più scandalose siano un ricordo e non una minaccia, un fatto del passato e non una realtà quotidiana? Ammesso che questa sinistra non sia una pura e semplice illusione, il bel libro di Bertinotti cerca di rispondere a questa domanda attraverso una sorta di autoanalisi politica. Complici le domande delle giornaliste Ritanna Armeni e Rina Gagliardi, la lunga intervista ripercorre a grandi tappe la vicenda personale e politica del protagonista e utilizza la sua esperienza di dirigente, sindacale prima e politico poi, come una specie di lente d’ingrandimento per comprendere meglio la realtà. Lungo i dieci capitoli del libro, Bertinotti ci guida alla scoperta dei motivi che, dal suo punto di vista per molti aspetti privilegiato, hanno condotto alla sconfitta.
Le cose hanno cominciato a mettersi male negli anni Ottanta, quando, di qua e di là dell’Atlantico le quasi contemporanee politiche economiche liberiste di Reagan e della Thatcher fecero capire al mondo intero che il clima internazionale era cambiato. Lo capì anche la Fiat che iniziò la ristrutturazione più importante della sua storia, decine di migliaia di licenziati e cassintegrati, settimane di scioperi e di picchetti, la famosa marcia dei 40 mila quadri e impiegati che chiedevano la ripresa del lavoro, l’accordo siglato con i sindacati costretti a digerire praticamente tutto quello che la Fiat aveva chiesto. Quella fu per Bertinotti una sconfitta molto più dolorosa di quella elettorale più recente perché, come scrive nel suo libro, essa determinò “lo scompaginamento dei lavoratori, della tua gente, del tuo popolo”. La sinistra dunque come comunità antropologica, non tanto e non solo come classe operaia, o classe degli sfruttati, ma anche come comunità di sentimenti e di passioni, muore davanti ai cancelli di Mirafiori nell’autunno del 1980.
Negli ultimi venticinque anni ci sono stati molti tentativi di rianimare quel corpo morto, di far sopravvivere qualcosa di quella lunga stagione di lotte che si apre con la fine della Seconda Guerra Mondiale e si chiude simbolicamente pochi anni dopo la vertenza Fiat con la caduta del Muro di Berlino. Quello che Bertinotti si chiede è se quei tentativi, non ultimo il generoso sforzo di una Rifondazione Comunista, da lui diretto tra il 1993 e il 2006, non siano stati alla fine vani per ragioni così profonde e che forse non si volevano conoscere e affrontare tanto erano difficili e inquietanti. È possibile, cioè, secondo Bertinotti tentare di analizzare più a fondo la sconfitta epocale della sinistra non attribuendola solamente ad errori o “tradimenti”, come fanno in parte le frange più nostalgiche di quella che egli ha chiamato la sinistra identitaria. Si può cercare, come ha spiegato all’attento uditorio, di capirne le radici, di individuarne i germi. Egli ritiene la sconfitta della “primavera di Praga” il momento di non ritorno della vicenda della sinistra europea del Novecento. Fu allora, infatti, nell’agosto del 1968, che il sistema uscito dalla Rivoluzione d’Ottobre dimostrò che non poteva più essere riformato dall’interno. Oggi possiamo dire che allora, sotto i cingoli dei carri armati che spegnevano l’entusiasmo del popolo cecoslovacco, la speranza suscitata dagli avvenimenti russi del 1917, il modello di società che tanto aveva fatto nel male e nel bene, perdeva per sempre la sua “forza propulsiva”, come riconoscerà troppi anni dopo Enrico Berlinguer. “Dopo quell’avvenimento – dice Bertinotti nel suo libro – i nostri sono stati tentativi nobilissimi e, in mancanza d’altro, necessari, ma nella sostanza, anche se inconsapevolmente, disperati”.
Dopo la presentazione del libro, il dibattito si è naturalmente aperto sulle ferite più recenti e molti degli intervenuti hanno cercato di portare l’autore su tematiche di politica attiva. Qualcuno ha rimproverato a Bertinotti di non aver  mai fatto autocritica, di essersi preso la responsabilità della sconfitta della Sinistra Arcobaleno, ma di non aver mai chiarito le ragioni delle sue scelte, qualcun altro ha proposto per la sinistra il tema del nuovo modello di sviluppo, secondo lo slogan della cosiddetta “decrescita felice”, qualcun altro infine ha chiesto all’ex-presidente della Camera cosa intendesse dire che per rifondare o rifare una sinistra ci vorrebbe una sorta di big-bang culturale. Le risposte a queste domande sono state molto coraggiose, ma hanno deluso forse più di uno  dei presenti. In sostanza Bertinotti non ha proposto formule risolutive. Il momento di crisi è epocale, le mutazioni sociali non autorizzano trasformismi di comodo e, forse, l’unica strada per una sinistra seria consiste nel resistere dove possibile e nello studiare per conoscere meglio la nuova società e i nuovi bisogni di un mondo sempre più complesso e unito, ricco di differenze e di somiglianze, in preda al drammatico problema di un capitalismo che produce sempre più tempo libero e sempre meno opportunità di lavoro, sempre più ricchezza per pochi e miseria per molti.
In altre parole, secondo Bertinotti, è possibile che la cancellazione totale della sinistra dalle istituzioni sia dovuta non già all’abbandono delle posizioni, alla perdita dei punti di riferimento del Novecento, quanto piuttosto a non aver osato abbastanza nei processi di rinnovamento della rappresentanza e della lotta. I comunisti e i socialisti, la sinistra operaia e sindacale, i movimenti anticapitalisti e altermondialisti non hanno perso rappresentanza perché hanno tradito o hanno fallito ma perché non sono stati capaci di cambiare profondamente, sono rimasti ancorati ad idee vecchie, andate in fumo quarant’anni fa nel rogo di Jan Palach in piazza San Venceslao a Praga. La sinistra dovrebbe essere capace, ma qui anche Bertinotti non riesce essere chiaro, di ricostruirsi da capo, con un nuovo inizio, un big bang tutto da inventare. Per questo l’unica strada, forse, è quella di praticare con pazienza lo spirito della poesia di Kavafis da cui Bertinotti ha tratto il titolo del suo libro. La lirica racconta di chi si mette in viaggio per Itaca, fuor di metafora una società più giusta, e si deve augurare che la strada sia lunga, che il viandante non tema gli ostacoli, che abbia sempre in mente la meta, che tragga tutti gli insegnamenti possibili dalle difficoltà che si frappongono al suo cammino e, quando la raggiunga non sia deluso dal fatto che magari non corrisponda alle sue attese. Come dice il poeta “Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso/ già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”. [Paolo Ceccoli per ecoinformazioni]

A Como domenica 8 novembre contro Bruni e la sua giunta

bruppo personeManifestazione contro Bruni e la sua giunta domenica 8 novembre dalle 10 alle 13,30 in piazza Cavour. L’assemblea di martedì 3 novembre indetta dai promotori di “Giù la giunta” ha deciso di fare propria modificandola l’iniziativa del Pd già in corso di organizzazione. La presenza in piazza  nelle intenzioni degli organizzatori sarà aperta a tutte le persone che condividono la necessità di cambiare il governo della città e non avrà caratterizzazioni di partito, né simboli di associazioni o movimenti.

I dettagli nelle nostre prossime edizioni.

Giù la Giunta!

Arrivano nuove adesioni alla proposta di manifestazione cittadina trasversale contro la Giunta Bruni dai partiti politici, come Rifondazione comunista, al mondo dell’associazionismo come l’Arci di Como, per passare per le liste civiche come Paco, mentre aumentano le singole adesioni. Tutti si incontreranno martedì 3 novembre alle 20.30 alla Sala Noseda in via Italia Libera 23 a Como.

Presidio sabato 31 ottobre alle 15 in via Leoni a Como

«In Italia ci sono i campi di concentramento, non possiamo più tacere!», questo l’incipit del manifesto di mobilitazione per il presidio al parchetto di via Leoni a Como sabato 31 ottobre dalle 15 organizzato dal Gruppo politico territoriale (gptcomo@live.it) contro i Centri d’identificazione ed espulsione e per protestare contro le condanne, per danneggiamento, incendio e resistenza, ai detenuti del Centro di via Corelli a Milano che in agosto, dopo uno sciopero della fame e della sete per protestare contro le condizione della loro detenzione, sono stati riportati forzatamente all’ordine.

Geniodonna e Ottavia Piccolo per Politkovskaja

PolitkovskajaGiovedì 29 ottobre 2009 alle 21 alla Biblioteca di Como in piazzetta Venosto Lucati  Geniodonna invita alla serata con Ottavia Piccolo che interpreterà brani tratti da “Il sangue e la neve” vita e morte della giornalista russa Anna Politkovskaja. Posti esauriti.

Bertinotti ad Albate il 30 ottobre alle 21

Nel cuore della sinistra. Paolo Ciccoli discute con Fausto Bertinotti del suo libro “Devi augurarti che la strada sia lunga” venerdì 30 ottobre alle 21 nel Salone dell’Unione dei Circoli Cooperativi in via Canturina, 202 a Como – Albate. Organizza l’associazione per la sinistra di Como.

Comitato “Giù la Giunta” di Como

bruppo personeE’ in corso la raccolta di adesioni ad un comitato spontaneo contro la Giunta Bruni a cui hanno già aderito numerosi esponenti della società civile comasca. Molto probabilmente martedì prossimo si terrà un incontro pubblico di presentazione alla Circoscrizione 6 in via Achille Grandi 21 a Como.

La proposta di “Giù la giunta” vuole essere trasversale ed unitaria al di là delle differenze di partito e punta ad ottenere un sostegno fattivo delle varie organizzazioni, politiche e non, cittadine. Tutto senza perdere la caratteristica di movimento dei singoli cittadini indignati da un’amministrazione inefficiente per cui il muro è solo la punta di un iceberg di una mala amministrazione. In attese delle risposte dei gruppi dell’opposizione a Palazzo Cernezzi, è sicura l’adesione del consigliere Alessandro Rapinese.
Molto probabilmente martedì prossimo si terrà un incontro pubblico di presentazione alla Circoscrizione 6 in via Achille Grandi 21 a Como.
Il testo della lettera che invita alla mobilitazione le forze politiche comasche.
«Un nascente comitato di cittadini indignati dalla prepotenza, dall’arroganza e dall’incapacità dimostrate dalla Giunta che amministra questa città vi chiedono di raccogliere tutto lo scontento che la città così chiaramente esprime organizzando al più presto e con tutte le risorse a vostra disposizione una grossa manifestazione che abbia come chiaro ed esplicito obiettivo la richiesta della fine immediata di questa amministrazione. […]
Vorremmo che fosse veramente la più grande manifestazione (almeno dalle 500 persone in su); proponiamo, ad esempio, di circondare il Comune con una catena umana; teniamo a sottolineare che intendiamo la manifestazione come una iniziativa trasversale rispetto alle forze politiche ed unitaria; vorremmo dimostrare gli interessi che ci uniscono, in particolare l’interesse verso la ns. città».
Per aderire ed avere informazioni contattare giulagiunta@gmail.com.
«Un nascente comitato di cittadini indignati dalla prepotenza, dall’arroganza e dall’incapacità dimostrate dalla giunta che amministra questa città vi chiedono di raccogliere tutto lo scontento che la città così chiaramente esprime organizzando al più presto e con tutte le risorse a vostra disposizione una grossa manifestazione che abbia come chiaro ed esplicito obiettivo la richiesta della fine immediata di questa amministrazione. […]
Vorremmo che fosse  veramente la più grande manifestazione (almeno dalle 500 persone in su); proponiamo, ad esempio, di circondare il comune con una catena umana; teniamo a sottolineare che intendiamo la manifestazione come una iniziativa trasversale rispetto alle forze politiche ed unitaria; vorremmo dimostrare gli interessi che ci uniscono, in particolare l’interesse verso la ns. città.
Ci è arrivata la proposta di un incontro per martedì sera presso la sede della circoscrizione 6; può essere una buona occasione, se siete interessati, per confrontarci e definire le modalità dell’iniziativa».
[seguono una trentina di firme]

Paco: no alla diga!

RondinePaco-SRisolto il giallo del primo progetto delle paratie dato per scomparso dagli amministratori di Palazzo Cernezzi. Paco è riuscito a ritrovarlo ed in esso ci sono le prove di quanto il consigliere della rondine aveva dichiarato in Consiglio: la quota prevista per il primo lotto era 199,10 metri sul livello del mare e non 200,30 come oggi voluto dalla Giunta Bruni. Il problema non è il muro è la diga.

Per Bruno Magatti, consigliere comunale di Paco, bisogna ringraziare Marco Fumagalli, allora giornalista del Corriere di Como, se finalmente si può far luce su un giallo che non è escluso possa interessare anche alla magistratura nei prossimi giorni.
Infatti a detta del consigliere della rondine l’articolo pubblicato su Il Corriere di Como del 3 novembre 2008 è stato la traccia che ha permesso di confermare la memoria che prima del progetto delle paratie, attualmente sciaguratamente in via di realizzazione, ne era stato redatto uno che effettivamente prevedeva di procedere per gradi limitandosi nel primo lotto a “difendere” solo fino alla quota 199,10 m sml. Da qui il quesito svolto in Consiglio comunale per conoscere perché si fosse abbandonata tale ipotesi. Da qui lo stupore per la risposta arrivata e sembra accolta anche delle altre opposizioni che dichiarava che quel progetto non esisteva,che se ne era forse parlato in Giunta, ma non era agli atti.
Ulteriore ringraziamento Magatti ha ritenuto di dover esprimere a Espansione Tv che rendendo possibile la visione televisiva dei consigli comunali sul muro della vergogna ha fatto cogliere ad un cittadino il paradosso di un progetto di cui si negava l’esistenza o peggio si era smarrita traccia. Così questo cittadino ha consegnato il progetto a Paco che oggi lo ha mostrato alla stampa.
Si tratta, leggendo il frontespizio, del Documento dell’Amministrazione comunale di Como intitolato Opere di difesa dalle fondazioni del lago nel comparto Piazza Cavour – Lungo Lago, Progetto esecutivo 1° lotto. Una cinquantina di pagine, firmate dagli ingegneri Ugo Maione e Carlo Terragni e dall’architetto Renato Corti veramente illuminanti. Alla pagina 23 si afferma infatti testualmente: «Il 1° lotto dei lavori, oggetto del presente appalto […] prevede la formazione di opere di difesa dalle esondazioni del lago nel comparto Piazza Cavour -Lungolago. Gli interventi previsti in questa fase dei lavori consentiranno di difendere la città dalle esondazioni fino alla quota di 199,10 m s.l.m».
In pratica l’idea di allora era cominciare a proteggere fino ad una quota molto più bassa di quella che ha portato alla necessità di edificare il muro della vergogna sicuri che tale intervento avrebbe consentito di contenere le eventuali esondazioni a non più di 1 ogni quattro anni. Affidando ai lotti successivi il raggiungimento della quota 200,30.
Si trattava di una prospettiva notevolmente più prudente e assennata tanto che Paco adesso propone di fermarsi appunto a quella quota e di non fare altri danni evitando anche di costruire paratie mobili, allora previste e fortemente criticate ed oggi ancora con maggiore certezza valutate inutili e dannose.
Per Paco la necessità di arrivare a quota 200,30 non era e non è derivata da un serio studio statistico, idrologico, pluviometrico, meteorologico e ingegneristico, ma solo sulla banale analisi dei pochissimi dati dal 1946 al 2000 e un semplicistico ragionamento: se in quegli anni 16 volte il Lario ha superato la quota 199,10 m s.l.m la supererà altrettante volte negli anni futuri.
Paco sottolinea anche il fatto che oggi disponiamo di una serie ben più ampia di dati, che nel frattempo la situazione del bacino dell’Adda e di quello del Lario è notevolmente cambiata che la quota 200,30 non è un dogma, è di fatto solo la quota più alta dell’attuale Passeggiata a lago, sembra davvero difficile che il caso abbia determinato che tale punto, ben 20 cm più del massimo livello mai raggiunto, sia proprio l’altezza che la diga dovrebbe raggiungere oggi. Essa è invece certamente una quota così alta da impedire la vista del Lario dalla città in tutti i periodi nei quali le paratie (anche senza l’attuale muro) saranno alzate e la raggiungeranno. L’imponente diga sembra più adatta ad aumentare le dimensioni della provvista d’acqua per irrigazione disponibile per l’agricoltura lungo la valle dell’Adda che a “difendere” da un pericolo che non esiste la città di Como. Come dire Como si sacrifica rinunciando alla vista del Lario, ma in compenso c’è chi può lucrare di più sulle concessioni di acqua per l’irrigazione della pianura.
Inoltre Magatti ha evidenziato che essendo espressamente richiesto dalla Legge Valtellina (che finanzia l’opera) il rispetto del “Patrimonio paesaggistico” le opere oggi in costruzione non possono garantirlo essendo assai più invasive e deturpanti. Il muro della vergogna apparirebbe poca cosa rispetto al disastro ambientale che si svelerebbe alla popolazione se l’opera venisse ultimata.
Paco quindi propone prima di tutto un cambiamento terminologico che aiuta a meglio inquadrare il problema ritenendo che sia giusto nel caso del cantiere in questione parlare della costruzione di una diga e non di “opere di difesa” o leggiadre “paratie”, quindi il blocco dei lavori per ultimare solo quelli previsti dal primo lotto del progetto redivivo non realizzando le paratie. Per fare ciò per Magatti è necessario che l’intero Consiglio comunale prima di tutto accerti l’opinione dei cittadini con un referendum che dovrebbe essere l’intero Consiglio comunale ad offrire alla città

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