Luca Michelini/ Il nazionalismo economico nell’analisi di Rosa Luxemburg

Riprendiamo dal sito della Fondazione Feltrinelli l’articolo di Luca Michelini, professore ordinario di Storia del pensiero economico al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
(altro…)ecoinformazioni on air/ Processo Paratie

Il servizio di Gianpaolo Rosso nell’edizione delle 19,45 di Metroregione di Radio popolare del 16 gennaio. «La storia delle Paratie a Como inizia con il centrodestra formigoniano che dirotta i fondi per il dissesto ideologico della Valtellina in un progetto faraonico come quello del Mose a Venezia un’opera inutile che ha deturpato il lungolago nel tentativo costosissimo e senza costrutto di fermare le acque del Lario, che intanto senza paratie non esonda ugualmente.
(altro…)Il mostro Paratie colpisce Lucini/ Solidarietà all’ex sindaco

La condanna (in primo grado) di Mario Lucini (un anno e mezzo), ex sindaco di Como di specchiata onestà, amareggia molti. E grave appare la beffa del non luogo a procedere per prescrizione del suo predecessore Stefano Bruni esponente del centrodestra formigoniano che il mostro delle paratie ha creato e alimentato. Il pd tutto, dai consiglieri comunali ai vertici provinciali e regionali, compresa la parlamentare Chiara Braga esprimono solidarietà a Lucini confidando nei gradi successivi di giudizio. Leggi nel seguito il comunicato del Pd e di Chiara Braga.
(altro…)Via Pawel Adamowicz a Como, Città messaggera di Pace

Il testo proposto da Bruno Perlasca che invitiamo a sottoscrivere mettendo mi piace a questo articolo. «La figura di Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica vittima di un barbaro assassinio politico, deve assurgere a simbolo della cultura democratica e della civiltà europea, oggi minacciate da un fosco e irrespirabile clima di odio e di intolleranza. Chiediamo al sindaco di Como, città fra le prime al mondo ad essere insignita del titolo di Città Messaggera di Pace dalle Nazioni Unite durante l’assemblea per la costituzione della “Associazione delle Città Messaggere” di Pace a Verdun il 7-8 settembre 1988, di porre all’ordine del giorno un’iniziativa di gemellaggio con la città di Danzica e di dedicare una via o una piazza di Como a Pawel Adamowicz, martire della democrazia europea». [Bruno Perlasca]

Per Adamowicz bandiere a lutto e la proposta di un gemellaggio Como – Danzica

L’Arci nazionale piange Pawel Adamowicz, 53 anni, sindaco di Danzica. Ucciso un politico simbolo dell’impegno per i diritti, il volto della Polonia aperta sul Baltico e al mondo. A Como Bruno Perlascasu su fb con il sostegno di molti/e fa «appello ai cittadini comaschi perché si facciano promotori di una richiesta di gemellaggio di Como con la città di Danzica e perché venga dedicata una via a Pawel Adamovicz, vero martire della democrazia europea. Sono sicuro che i sindaci che personalmente rimpiango, Gelpi, Spallino, Simone, Pigni, sarebbero con me». Il testo della proposta di Perlasca e il comunicato dell’Arci.
(altro…)Zvi zvi/ Rosa Luxemburg. Il personale è politico

«Sulla mia tomba non si dovranno leggere che due sillabe: zvi-zvi. È infatti il richiamo della cinciallegra che io imito così bene da farne accorrere un’enorme quantità, ogni volta che faccio loro il verso. E immagini che in questo zvi-zvi, che prima brillava chiaro e acuto come un ago d’acciaio, c’è da qualche giorno un minuscolo trillo, una piccolissima nota di petto. E sa, signorina Jacob, cosa significa questo? È il primo leggero trasalimento della primavera imminente; nonostante la neve, il gelo, e la solitudine, noi ̶̶ le cinciallegre ed io ̶̶ crediamo all’arrivo della primavera!». Scriveva in una lettera dal carcere ad un’amica Rosa Luxemburg.
Oggi, 15 gennaio 2019, vorrei essere a Berlino. Insieme a tante donne e tanti uomini di tutte le età vorrei andare al cimitero di Friedrichsfelde, dove è sepolta Rosa Luxemburg. Per portare un foglio di carta con su scritto zvi zvi e una rosa rossa. So che amava i fiori perché ho letto ̶̶ in So soltanto come si è umani (Prospettiva edizioni, Roma 2008) ̶̶ che una fioraia di una piccola stazione la conosceva bene «perché non passo mai senza comprare un piccolo mazzo di fiori, con i miei ultimi centesimi».
Invece sono a Como e per celebrare il centenario della morte di Rosa Luxemburg ho raccolto una rosa del mio giardino che preannuncia la primavera e, per prepararmi, nei giorni scorsi ho riletto l’epigrafe di Bertolt Brecht posta sul “Memoriale dei socialisti”, eretto per ricordare lei e Karl Liebknecht, fondatore insieme a lei del Partito comunista tedesco, insieme a lei protagonista della Sollevazione Spartachista, violentemente repressa dal governo socialdemocratico, insieme a lei rapito, torturato e ucciso, il 15 gennaio 1919 dai soldati del Freikorps.
«Qui giace sepolta/ Rosa Luxemburg/ ebrea di Polonia/ in prima linea sul fronte dei lavoratori tedeschi/ assassinata per mandato di oppressori tedeschi./ Oppressi seppellite la vostra discordia!».
Ho riletto l’Epitaffio 1919 che sempre Brecht scrisse quando il corpo di Rosa non era ancora riaffiorato dal fiume in cui era stato buttato:
«Ora è sparita anche la Rosa rossa,/ non si sa dov’è sepolta./ Siccome ai poveri ha detto la verità/ i ricchi l’hanno spedita nell’aldilà».
Ma, soprattutto, ho letto tutto d’un fiato un piccolo prezioso libretto, una selezione delle lettere che Rosa Luxemburg scrisse ad amiche, amici, a compagni di vita e di politica, Dappertutto è la felicità. Lettere di gioia e di barricate (L’orma editore). È appena uscito e l’ho preso appena l’ho visto. Pur avendo letto e riletto più volte l’epistolario di Rosa, mi è parso indispensabile. Proprio come a Rosa era parso indispensabile un indumento da indossare nella sua cella solitaria: «E compratemi subito ancora una piccola giacca lilla per 2 marchi e 45 perché è l’indumento più indispensabile che si possa avere». Così scriveva dal carcere all’amica Gertrud Zlottko, con autoironia straordinaria, date le circostanze.
Chi non avesse in libreria Lettere d’amore e d’amicizia (Prospettiva 2003) e Lettere contro la guerra (Prospettiva, 2004) corra a comprarli tutti tre. Perché credetemi sono indispensabili.
Non c’è lettura più efficace per rendere visibile quanto le femministe hanno sempre sostenuto: il personale è politico.
Nelle Lettere convivono le indicazioni degli obiettivi strategici della Lega di Spartaco e della rivoluzione con la tragedia della reclusione, della guerra, con l’inquietudine per la sorte degli amici al fronte, con la narrazione di momenti di serenità e di gioia.
«Nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi un qualche segreto magico che smentisce ogni male o ogni tristezza e li trasforma in trasparente chiarezza e felicità. E intanto io stessa cerco una ragione di questa gioia, non la trovo e di nuovo devo ridere… di me stessa. Credo che il segreto non è altro che nella vita stessa, la profonda oscurità della notte è così bella e soffice, come un velluto, purché la si guardi come si deve; e nello scricchiolare della sabbia umida sotto i lenti, pesanti passi della sentinella risuona anche un piccolo, dolce canto della vita, basta saperlo ascoltare come si deve».
Traspare il dolore che non esclude la gioia. Perché la vita è così: « “così” la vita lo è da sempre, vi rientra tutto: dolore e distacco e ansia. Bisogna sempre prenderla con tutto ciò che comporta, e bisogna trovare tutto bello e buono. […] Io sento istintivamente che questa è l’unica maniera giusta di prendere la vita, e perciò mi sento veramente felice in ogni situazione. Neppure vorrei essere privata di niente della mia vita, né vorrei avere nient’altro da quello che questa è stata ed è». Scrive a Sonja Liebknecht.
«Restare un essere umano. È veramente questo l’essenziale. E con questo voglio dire: essere forti, lucidi e contenti, sì contenti nonostante tutti e tutto, perché lamentarsi è affare dei deboli. Restare un essere umano, cioè gettare, se necessario, gioiosamente tutta la propria vita “sulla grande bilancia del destino” ma allo steso tempo rallegrarsi per ogni giornata di sole, per ogni bella nuvola».
«Ho una voglia maledetta di essere felice e sono pronta giorno dopo giorno a combattere per la mia “dose di felicità” con l’ostinazione d’un mulo».
Rosa Luxemburg è consapevole dei rischi e della possibilità di morire: «Io ho del coraggio per tutto quello che riguarda me. Mi manca il coraggio e la forza di sopportare il dolore degli altri». Dal carcere di Wronke, il 2 maggio 1917, scrive a Sonja Liebknecht di farfalle, di libri di botanica e zoologia, e che si sente «interiormente molto più a casa […] in un angoletto del giardino […] che in un congresso di partito», che «il mio io più intimo appartiene più alle mie cinciallegre che ai “compagni”», ma anche che «spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o nel penitenziario». Infatti ogni volta che riacquista la libertà, si getta in quel «turbine vorticoso della vita e della lotta» che la «inghiottisce» e le lascia il desiderio amaro e insoddisfatto di «spigolare» la felicità.
Rosa Luxemburg per tutta la vita cerca di tenere insieme l’attività politica e la “vita vera”, quella rimasta nel cortile di casa, a Zamosc, quando bambina dalla finestra della sua camera vedeva il domestico iniziare la sua giornata di lavoro. «In alto, sui vetri delle finestre, brillava il primo oro del sole appena sorto e più in alto ancora vagavano morbide nuvolette rosate, prima di essere assorbite dal grigio del cielo cittadino. A quel tempo ero fermamente convinta che la “vita”, la “vera” vita è in qualche posto lontano, laggiù oltre i tetti. Da allora io viaggio alla sua ricerca. Ma si nasconde sempre dietro qualche tetto (…) in fin dei conti, tutto si è preso gioco di me in modo terribile, e la vita reale è rimasta proprio lì, nel cortile».
Per Lelio Basso (introduzione alle Lettere a Leo Jogiches) Rosa era nata per amare. Per lei la politica fu una generosa risposta alla società disumana e sfruttatrice. Ha vissuto cercando sempre di coniugare la “grande politica”, la vita pubblica con la vita personale, senza che questa diventasse tristemente “privata”.
La sua ricerca della felicità non si è mai interrotta. Rosa l’ha cercata nella natura e nelle profonde relazioni di amicizia e di amore. «Errare liberamente nei campi, o anche soltanto per le strade, in aprile o maggio fermarmi davanti ad ogni giardinetto» è «la gioia suprema della vita». Un’ora al giorno di immersione nella natura «basterebbe alla mia felicità personale e con ciò mi sentirei agguerrita e indennizzata per tutte le privazioni e tutte le lotte».
La politica poeta
E chi pensasse che scritti di più di 100 anni fa non siano attuali dovrà ricredersi.
Quando, a Natale 1912, molti senzatetto muoiono a Berlino e le autorità per tranquillizzare i cittadini sostengono che la causa è un’intossicazione dovuta ad aringhe raccolte nell’immondizia o ad acquavite adulterata, Rosa Luxemburg scrive su Die Gleichheit (L’uguaglianza): «Improvvisamente l’orribile spettro della miseria strappa alla nostra società la maschera del decoro e smaschera la sua rispettabilità come il trucco di una prostituta. (…) Nessun operaio è preservato dall’ospizio, dalle aringhe avariate e dall’acquavite velenosa. (…) Che ne sarà di lui se domani sarà licenziato per aver raggiunto il fatale limite dei quarant’anni, quando l’imprenditore lo dichiarerà “inutilizzabile”? (…) L’ospizio per i senzatetto e la prigione sono colonne dell’odierna società al pari del palazzo della Cancelleria del Reich e della Banca Tedesca».
La maschera del decoro è la stessa che oggi indossa anche la nostra società.
E quanto è attuale e preziosa, in questi tempi di crescente nazionalismo, il suo definirsi cittadina del mondo. Polacca, ma non patriottica neppure quando la Polonia era occupata. Ebrea, in tempi in cui gli ebrei erano vilipesi, all’amica Mathilde Wurm che le scrive nel dicembre del 1916, risponde: «Che cosa vuoi dire con le sofferenze degli ebrei? A me le povere vittime delle piantagioni di gomma a Putumajo, i negri dell’Africa con i cui corpi gli europei giocano a palla mi sono altrettanto vicini. Ti ricordi ancora le parole nel lavoro del grande stato maggiore sulla spedizione del maggiore von Trohta nel Kalahari: “E il rantolo dei moribondi, e il folle grido degli assetati echeggiavano nel sublime silenzio dell’infinito”. Oh, questo “sublime silenzio dell’infinito”, in cui echeggiano senza essere uditi tanti gridi, risuona in me così forte che non mi rimane nel cuore nessun angolino particolare per il ghetto. Mi sento a casa mia in tutto il mondo, ovunque ci siano nubi e uccelli e lacrime umane».
E quanto è importante la sua tensione nonviolenta, in questi momenti in cui l’odio viene diffuso a piene mani. Nel programma del Partito comunista tedesco, scritto nel 1918, poco prima di essere uccisa, scriveva che la classe operaia è la prima nella storia che non ha bisogno del terrore e ha orrore dell’assassinio. L’obiettivo è abbattere le istituzioni non le persone.
Considerava lo sciopero, non la guerra, la giusta forma di lotta: elogiava che nello sciopero generale a Kiev del 1903 gli operai avessero invaso le rotaie con donne e bambini, mostrandosi orgogliosamente disarmati davanti ai fucili della polizia.
Profondamente antimilitarista, Rosa Luxemburg, sostenne nel 1914 che il proletariato non può identificarsi mai con nessun campo militare. Quello che occorre è la resistenza: fare “guerra alla guerra!”. «Oggi la guerra non funziona come un metodo dinamico per aiutare il giovane capitalismo in crescita. (…) L’odierna guerra mondiale nel suo complesso è una lotta di concorrenza del capitalismo già arrivato alla completa fioritura, per il dominio del mondo, per lo sfruttamento degli ultimi avanzi delle zone del mondo non ancora capitalistiche.»
Rosa Luxemburg non era rassegnata alla sofferenza, ma la condivideva con tutti gli esseri umani. E proprio dal dolore per l’ingiustizia e dalla sensibilità per le sofferenze degli altri prende avvio il suo desiderio di lottare per cambiare il mondo. [Celeste Grossi]
L’Italia e la pace: sul territorio nazionale anche le bombe atomiche
PeaceLink e Pax Christi hanno diffuso un importante articolo che approfondisce la questione, sollevata da anni, della presenza sul territorio nazionale di bombe nucleari, utilizzabili in eventuali conflitti. Lo riportiamo integralmente di seguito.

«Nuove bombe atomiche per l’Aerobase di Ghedi? Un riscontro ora c’è, timbrato e protocollato, anche se in 50 anni nessun governo italiano ha mai ammesso ufficialmente una presenza nucleare, passata, presente o futura, nell’installazione militare della Bassa bresciana. Basta consultare il sito istituzionale del ministero della Difesa per trovare un atto amministrativo, apparentemente banale, che ha tutta l’aria di costituire la prima prova documentale della funzione “Dual Capable” dei Tornado del 6° Stormo. Cioè della loro capacità di portare non solo bombe convenzionali, ma anche ordigni nucleari. Una capacità non solo teorica: sul tavolo del ministero c’è da mesi un progetto da 30 milioni di euro per aggiornare questa capacità, per adeguare i Tornado alla nuova versione delle famose B61, denominata B61/12 LEP, di cui sta per iniziare la produzione negli Stati Uniti per sostituire le vecchie bombe Nato.
Il documento è datato 20 giugno 2018, prevede una spesa di 29 milioni e 875 mila euro in due tranche annuali, e vale la pena di esaminarne il testo. “Programma Tornado, Capacità aerea non convenzionale (Dca)». Questo è il titolo e dice già molto. «Scopo del contratto – è scritto – è l’acquisizione di supporto ingegneristico industriale e sviluppo software per l’integrazione sul velivolo Tornado dell’armamento Lep”. Un po’ di terminologia. Nel glossario ufficiale della Nato, quella capacità non convenzionale “Dca” significa esattamente “Dual capability aircraft”, ovvero la capacità di un aereo di avere un doppio possibile impiego: quello convenzionale e quello nucleare. Quanto a quel termine, “armamento Lep”, ha tutta l’aria di fare riferimento al programma “Life Extension Program” con il quale viene denominata, anche dall’Amministrazione americana, la realizzazione di una nuova versione della bomba B61: precisamente la B61/12 Lep.
C’è un lato ironico in tutto questo: un segreto sul quale da decenni non si riesce ad avere conferme ufficiali, con ministri della Difesa che rifiutavano sistematicamente di rispondere alle tantissime interrogazioni parlamentari sulla presenza di atomiche a Ghedi trova adesso, se non la prova, almeno un pesante indizio in un banale atto amministrativo. Pubblicato all’albo e sul sito del ministero, ed è qui l’ironia, alla voce “Amministrazione trasparente”, la sezione dove vengono riportati i contratti o le richieste di acquisizione. Il programma di “Capacità non convenzionale” viene poi riconfermato in un altro atto presente all’albo ministeriale: la tabella della “Programmazione biennale acquisti beni e servizi” pubblicata il 27 giugno 2018, che suddivide la previsione di spesa in due tranche annuali per importi di 13 milioni e 70 mila euro e 16 milioni 805 mila. Sono solo previsioni, spesa teorica, si vedrà. Ma il progetto è nero su bianco.»
[Valentino Rodolfi, BresciaOggi]
15 gennaio/ Gloria on line

Sta andando bene la prima fase preliminare del progetto Gloria bene comune, una sorta di azionariato popolare che permetterà al Circolo Arci Xanadù di acquisire la proprietà del Cinema Gloria sancendo la sua natura di Spazio aperto per la cultura della città e sottraendolo al triste epilogo dell’abbattimento per fare spazio a un condominio. Per una volta persino il tg2 si è accorto del valore sociale e dell’importanza del progetto e ne ha dato notizia intervistando Barbara Lombardi e Enzo D’Antuono nell’edizione delle 20,30 del 13 gennaio. Martedì 15 gennaio dalle 9,40 in After snooze a Radio Popolare si parlerà del Gloria per dare ulteriore impulso alla nuova straordinaria avventura di Arci Xanadù. Sarà l’occasione per avere indicazioni concrete su come agire, perché se ciascuno mette il suo fotogramma il film prende corpo. Raccogliere alcune centinaia di migliaia di euro sarà un’impresa leggendaria, ma, come Radio Popolare sta dimostrando, le imprese eccezionali sono le uniche per cui valga la pena lottare.
Enclave Mediterranea

È proprio vero. Il Lario è un enclave mediterraneo. Naturale quindi che Mediterranea abbia attraccato anche a Menaggio. Si conferma, dopo la bella serata dell’Arci provinciale a Como del 31 ottobre e quella del 23 novembre al circolo Arci Virginio Bianchi a Cantù, con il grande successo il 12 gennaio della Cena Mediterranea, organizzata da Un miglio non ci basta a Menaggio, l’impegno dell’attivismo lariano per dare sostegno alla missione animata da Arci, Yabasta e tante altre organizzazioni che permette alla nostra nave Ionio di essere presente nel mare flagellato dal razzismo xenofobo del governo italiano e dall’insensibilità dell’Europa.
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