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Now festival 2018/ “Liberi di muoversi”


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“Liberi di muoversi”, secondo appuntamento del Now festival 2018, si è tenuto nel tardo pomeriggio di giovedì 17 maggio alla sede di Confcooperative, in via Anzi 8 a Como. Ospite dell’incontro (il cui pubblico contava una trentina di persone) è stato Andrea Poggio, giornalista, responsabile per la mobilità sostenibile e gli stili di vita presso la segreteria nazionale di Legambiente, che ha condotto con Patrizia Signorotto del circolo Legambiente di Como “Angelo Vassallo” (che ha collaborato all’organizzazione dell’incontro) un dialogo su come trasformare le nostre abitudini di trasporto nel passaggio dai combustibili fossili ad altri, più sostenibili tipi di energia. Riferimento dell’intervento di Poggio è stato il suo libro “Green Mobility. Come cambiare la città e la vita” (ed. Ambiente, 2018). (altro…)

Mal d’aria: quali rimedi?

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In apertura al convegno Mal d’aria. L’inquinamento atmosferico avvelena le nostre vite –  la mattina di sabato 25 novembre nell’auditorium Bosisio della sede di Ca’ d’Industria in via Brambilla 49 a Como – Chiara Bedetti, presidente di Legambiente Como, ha espresso la soddisfazione delle associazioni promotrici nel portare tale tema all’attenzione di un incontro pubblico, peraltro assai partecipato con un centinaio di persone in sala. Oltre a Legambiente, hanno concorso all’organizzazione del convegno le associazioni Famiglia comascaCgil ComoFiab Como BiciamoLa città possibileWwf InsubriaIubilantes Rete dei camminiAssociazione Medici con l’Africa; con il patrocinio del Comune di Como e della Camera di commercio di Como.
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La prossima Como : il sogno… e la realtà

luca-micheliniMolte le persone intervenute all’incontro indetto da ecoinformazioni la sera di giovedì 11 novembre alla sala del Cna, La prossima Como – il sogno, introdotto da Fabio Cani, co-direttore della testata. A ognuno dei relatori e delle relatrici sono stati lasciati circa cinque minuti per esporre le proprie considerazioni sull’impatto dell’amministrazione uscente e le proprie aspettative sul futuro di questa città, intesa come urbs – cioè nella sua dimensione spaziale – e anche, soprattutto, come civitas, ossia come comunità al contempo  aggregata e pluriversale: una distinzione concettuale che Cani, citando le Etimologie di Isidoro da Siviglia, ha voluto sottolineare.

Numerosi gli interventi, preceduti (oltre che dal breve video introduttivo Bread and Roses, un omaggio al cinema di Ken Loach e alla solidarietà mostrata dalla popolazione comasca nei mesi estivi), dall’introduzione di Cani,  imperniata su sette punti fondamentali: la complessità irriducibile del concetto di città, a cui abbiamo già accennato, i fallimentari – e talvolta decisamente visionari – piani urbanistici del passato, l’impossibilità di pianificare e applicare un modello di città alla di per sé multiforme dimensione urbana, l’irrealizzabile (e inauspicabile) “brandizzazione” di Como verso un modello “monodimensionale”, nella fattispecie turistico, quando è ovvio che una città non è fatta (solo) dei turisti che la visitano; l’apertura della città verso la realtà circostante (ed esterna), a scongiurare l’auto-percezione di una “città-fortezza” che protegge dal resto del mondo senza interagirvi; l’inarrestabile fenomeno dell’invecchiamento (più in generale, della ulteriore diversificazione)  della popolazione urbana, che altrove in Europa ha già portato a una riconsiderazione degli spazi cittadini: un processo che in Italia, o perlomeno a Como, sembra faticare ad avviarsi. Infine, in considerazione della sempre minor distanza spazio-temporale che ci separa dalla “prossima Como”, Cani rimarca la necessità di concentrarsi sul processo, piuttosto che sul risultato finale. La stessa complessità di una dimensione cittadina rende impossibile applicare qualsiasi piano alla lettera, senza aspettarsi sviluppi almeno in parte imprevisti.

Anche Alberto Bracchi, architetto, ha presentato in sette punti le proprie idee relative all’innovazione urbana che potrebbe, e dovrebbe, interessare Como nel prossimo futuro. Processi di rimodernamento dovrebbero riattivare la città intesa, appunto, come organismo complesso. Visto il fallimento delle grandi opere urbanistiche, appare preferibile orientarsi su piccoli progetti diffusi, utili e concretamente realizzabili (opinione condivisa da Gianluigi Fammartino di Paco, anch’egli architetto, che sottolinea come una buona amministrazione urbana si riconosca dalla capacità di rendere utile ciò che ha già ha disposizione), attenti all’ambiente e alle risorse che esso offre, nel rispetto della poliedricità intrinseca della dimensione cittadina (che, peraltro, è in grado di accogliere innovazioni in scala ridotta). La realizzazione di tali “micro-opere” dovrebbe, secondo Bracchi, ricorrere alla sperimentazione, intesa come banco di prova della loro fattibilità e fruibilità e come “antidoto” a quelle che l’architetto definisce “esplosioni di scontentezza”, provenienti o da grandi opere rivelatesi controproducenti, o da opere riuscite, ma essenzialmente superflue, o percepite come tali. Esempi “positivi” potrebbero essere la riqualificazione del cineteatro Politeama, una valorizzazione dello spazio Gloria che è penalizzato da una situazione periferica lungo una via dal traffico piuttosto intenso, o ancora la realizzazione di una stazione unica a Camerlata. Per attuare questi piccoli interventi, certo, è necessario rilanciare la dimensione del dialogo tra l’amministrazione e la cittadinanza: un aspetto essenziale su cui, forse, non si è sufficientemente insistito nel corso degli ultimi quattro anni.

In effetti, nel corso dell’incontro, diverse persone hanno denunciato, in varie declinazioni, un diffuso senso di esclusione che colpisce soprattutto le aree periferiche, con particolare incidenza su alcune categorie sociali. Gli studenti, rappresentati la sera di venerdì da Lorenzo Baldino, sono un esempio: il ponte recentemente realizzato all’incrocio tra via Badone e via Pasquale Paoli, non sembra soddisfare una reale necessità, tanto più che è stato realizzato senza un precedente confronto con i diretti interessati; spostandoci dal particolare al generale, Como appare carente in termini di welfare studentesco: i trasporti sono scarsi, la tessera “Io Studio” offre in pratica scarsi vantaggi, la specificità degli studenti è complessivamente tenuta in scarsa considerazione. Tutto questo non aiuta a tamponare il tasso di abbandono precoce dell’istruzione scolastica (17,33%), un record negativo in Lombardia, conclude Baldino. Ida Sala (Como dal Basso) mette in luce un’analoga situazione di esclusione per quanto riguarda le persone con disabilità, alle quali (ancora troppo spesso) sono negati l’accesso e la fruibilità di spazi aperti al pubblico, come nel caso del multisala (per non ripetere l’esempio del ponte di Rebbio). Soluzioni o situazioni ghettizzanti nei confronti di persone con disabilità fisiche o mentali non devono e non possono essere ammissibili, e devono essere superate dove, ad oggi, sussistono. Questo imperativo diventa ancora più pressante tenendo in considerazione il rapido invecchiamento della popolazione cittadina, non soltanto a Como, come ha affermato, dati Oms alla mano, Manuela Serrentino: o si interviene tempestivamente per rendere lo spazio urbano più accessibile, o questo si rivelerà gravemente inadeguato in un futuro non molto lontano. Due giorni dopo l’elezione di Donald J. Trump negli Stati Uniti (certo non il primo populista eletto negli ultimi anni, e probabilmente non l’ultimo), i rischi politici di un’emarginazione diffusa appaiono evidenti, come ha constatato Enzo d’Antuono (Arci): bisogna prevenire o contrastare lo scontento che spinge gli “esclusi” a votare “con la pancia”, spesso in modo miope.
E gli “invisibili” a Como sono tanti, hanno osservato Luca Michelini e Manuel Tavares Azevedo. Troppi, per rimanere tali, riapparire nei momenti di maggior criticità ed essere, erroneamente, identificati come “fonte di problemi”. Il picco di migrazioni che ha interessato la nostra città nell’estate 2016 non ha introdotto a Como la questione migratoria, che esisteva da tempo: semmai, ha contribuito a svelare una prolungata negligenza nei confronti di essa. Una débacle non indifferente che, nonostante la buona volontà e i concreti risultati delle centinaia di persone intervenute a sostegno dei e delle migranti, tradisce la persistente resistenza verso il confronto, il dialogo e l’inclusione. Pessimista Bruno Saladino, che fa riferimento alla frustrazione accumulata intorno alla questione delle paratie e a una difficoltosa, insufficiente interazione tra la giunta e la cittadinanza. Una condizione già esistente nel 2012, beninteso, ma che l’amministrazione Lucini non ha saputo cambiare di segno.

Bruno Magatti, assessore alle politiche sociali e all’ambiente, ammette la disparità che sussiste tra la domanda e l’offerta di welfare a Como. Tuttavia, non solo di amministratori è fatta una città, ma anche di strutture pubbliche (da riadattare) e capitale umano (da valorizzare). C’è molto su cui è ancora necessario intervenire, e intervenire in modo puntuale, in particolare sul fronte lavorativo. Allo stato delle cose, però, i mezzi appaiono limitati, messi alla prova da poche, impegnative sfide.
L’uscente amministrazione Lucini, è pur vero, ha registrato anche alcuni importanti successi: pensiamo per esempio al settore ambientale. La giunta uscente ha introdotto importanti innovazioni in tal senso, quali l’ampiamento della Ztl, la messa a disposizione di un servizio di bikesharing e, soprattutto, l’introduzione della raccolta differenziata in città nel 2014. Partendo da un 78° posto  tra le città italiane più attente all’ambiente, Como ha guadagnato nel 2015 la quarantacinquesima posizione in classifica, riporta Chiara Bedetti, a capo del presidio Legambiente Angelo Vassallo, facendo riferimento al rapporto ecosistema urbano emanato da Legambiente lo scorso anno. Un progresso significativo, afferma Bedetti, che evidenzia tuttavia la necessità di investire maggiormente sui trasporti pubblici, ancora poco o per niente vantaggiosi per chi abita in quartieri periferici come Sagnino e, in mancanza di autobus, si trova di fatto costretto a fare affidamento sull’auto per raggiungere Como in serata. «Nella loro “inconsistenza”, i sogni mettono tutti d’accordo», osserva Bedetti, «ben più difficile è parlare di ambiente in modo concreto». Se Como intende raggiungere un punteggio ancora migliore, pertanto, bisognerà prefiggersi obiettivi raggiungibili in pratica, e non soltanto in teoria.

Concordi nella sostanza con Bedetti, Riccardo Gagliardi e Stefano Martinelli differiscono però nell’approccio, molto più propenso all’immaginario e al “sogno”, verso la Como del prossimo futuro.
Secondo Gagliardi, che ha paragonato la realtà urbana di Como a quelle “analoghe” di Verbania e Lugano, le idee non sono meno importanti delle risorse materiali e finanziarie nel portare avanti un progetto e, da questo punto di vista, Como ha mostrato segnali incoraggianti e innovativi. Si potrebbe addirittura pensare, azzarda Gagliardi, di traslare il modello della “grande Lugano” al territorio di Como e limitrofi; per farlo, però, si ripresenta la necessità di potenziare i servizi pubblici di una città che non si esaurisce nello spazio della città murata. L’obiettivo è ambizioso ma, secondo Gagliardi, più ancora che il raggiungimento degli obiettivi conta la tensione verso di essi. Dello stesso parere Martinelli, che ha ricordato l’importanza dei sogni propriamente detti, anche quelli dei bambini, che non conoscono le barriere del materiale e del razionale, re-insegnando agli adulti a guardare oltre e a riacquistare la speranza nel futuro.

Ultimo ma non ultimo l’intervento (video) di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete nazionale per il disarmo. Secondo lui, una città non può limitare la propria azione entro i confini municipali: bisogna guardare oltre, come fece a suo tempo Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, invitando i primi cittadini di grandi e importanti metropoli a dialogare per la pace internazionale. Le città sono contemporaneamente attrici e destinatarie della guerra o della pace: un esempio calzante ne è la situazione dei migranti che ha coinvolto “frontalmente” Como, anche in conseguenza di una risposta politica (non solo locale, non solo italiana) polarizzata sull’aspetto della sicurezza. Una scelta che non penalizza soltanto il settore dell’accoglienza in senso stretto, ma anche il welfare in senso lato, nel momento in cui le risorse economiche vengono canalizzate verso le spese militari. La città di Como non è rimasta chiusa in se stessa, e può davvero giocare un ruolo decisivo nel cambiamento, non soltanto (ma anche) in termini di amministrazione locale. L’augurio con cui Vignarca ha concluso il ciclo di interventi di venerdì è quello che la futura amministrazione comasca non sottovaluti il ruolo che questa città può rivestire, attivamente, nello scenario internazionale. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda i video di tutti gli interventi

Rfi-Regione Lombardia 41milioni di accordo

nuova stazione camerlataL’assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità Alessandro Sorte e l’amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana Maurizio Gentile hanno siglato un accordo da 41 milioni di euro cofinanziato al 50 per cento da entrambe le parti per diversi interventi sulla rete ferroviaria regionale tra cui la nuova fermata di interscambio con la rete Fnm di Como/ Camerlata sulla linea Milano-Chiasso. Un intervento, approvato dalla Giunta regionale a fine novembre, la cui conclusione dovrebbe essere entro il 2019 per un investimento economico di 6 milioni di euro.

La Cgil denuncia i tagli al trasporto pubblico locale

593 milioni di euro in meno in due anni alla Regione Lombardia per il trasporto pubblico. Lo denuncia la Filt Cgil Como che in un comunicato sostiene che ai pendolari della provincia di Como occorre dire la verità. (altro…)

Car pooling a Como

Abbattere i costi di trasporto, migliorare la qualità dell’aria, ridurre il traffico e viaggiare in compagnia. Sono questi gli obiettivi del progetto Kilometri Kondivisi 2010, avviato dall’Associazione L’isola che c’è in collaborazione con Urbano Creativo e con il contributo di Fondazione Cariplo.

Giovedì 11 settembre presidio dalle 9 alle 12 a Como a Porta Torre per spiegare le ragioni dell’agitazione degli autisti

Venerdì si terrà l’incontro fra rappresentanti sindacali Asf e azienda. Per la Cgil essendo l’Asf per il 51 per cento pubblica spetta alla politica affrontare i problemi che hanno indotto i lavoratori alla mobilitazione.

Dopo il blocco totale dei trasporti di lunedì 8 settembre continua il braccio di ferro fra Asf autolinee e lavoratori per la ridefinizione dei turni, il pagamento degli strattino si sono fermati nei vari depositi organizzando assemblee permanenti sulla situazione della sicurezza e la manutenzione dei bus e hanno iniziato a discutere anche degli ultimi diktat dell’azienda per quanto riguarda i turni e gli straordinari. Raggiunti dai colleghi dei turni successivi si sono poi raccolti in un’unica assemblea a Lazzago.
Una situazione generata dall’esasperazione, mentre la legge sugli scioperi dei trasporti prevedrebbe 10 giorni di preavviso e la garanzia delle cosiddette fasce protette, quelle per i pendolari, che avvantaggiano sì i cittadini, ma anche le aziende che vedono garantito il guadagno ed un interruzione del servizio solo nelle ore di morbida.
Molto probabilmente Asf autolinee cercherà di rivalersi sugli autisti che dal canto loro rispondono per voce di Walter Gatti, rappresentante Rsu Asf, che «il 2 settembre era stato proclamato lo stato di agitazione e la legge 146/90, che regola il diritto allo sciopero, parla di una successiva fase di raffreddamento nella quale nessuna delle due parti può prendere iniziative, l’azienda ha però imposto i nuovi turni e eliminato il pagamento degli straordinari».
Soprattutto la riorganizzazione del lavoro è particolarmente osteggiata da parte dei lavoratori perché prevede anche nuovi turni spezzati, con tre richiami, in una giornata lavorativa che arriva a coprire sino a 12 ore e oltre; da parte sua l’amministratore delegato Annarita Palacchini asserisce che i turni su tre riprese sono solo il 13 per cento dei turni extraurbani.
«Una misura imposta e non mediata e condivisa – per Walter Gatti – l’azienda vuole far pagare solo ai lavoratori le perdite di 1 milione e 400 mila euro per il 2008. Con la nuova organizzazione vengono assorbiti gli straordinari strutturali all’interno dell’ordinario, con anche una riduzione generale del numero dei turni e di conseguenza del personale, con un aumento del carico di lavoro, per di più – continua il rappresentante sindacale – oltre il 10 per cento dei nuovi turni hanno un margine vertenziale a causa del mancato rispetto delle procedure e o del contratto nazionale».
L’accento è comunque posto sulla chiusura e l’unilateralità di Asf che «azzera gli accordi aziendali siglati precedentemente» che aveva pienamente accettato subentrando a Spt Linea.
Entrando nello specifico un autista non può guidare più di 5 ore consecutive e deve quindi fare delle pause per turni medi di 6 ore e mezza, per un totale di 39 ore settimanali. Il contratto nazionale prevede la possibilità di fare turni di massimo 12 ore, ma in casi eccezionali, con un indennizzo e previo accordo fra le parti, così come è successo a Bergamo alla Sab, tra l’altro partner in Asf. Il tutto in un contesto che è considerato lavoro usurante e che vedrebbe oggettivamente peggiorare la qualità della vita dei lavoratori con l’applicazione di turni così lunghi.
Oltre ai turni l’azienda ha poi imposto l’azzeramento degli accordi aggiuntivi sugli straordinari, appiattendosi al contratto nazionale, con perdite secche per i dipendenti fino a 250 euro al mese.
«Per il risanamento dei conti dell’azienda noi siamo solo un pezzo del ragionamento – ha affermato Walter Gatti – e non vogliamo essere l’unico».
Già da martedì gli autisti sono tornati sulle strade, precettati dal prefetto Sante Frantellizzi che, dopo aver tentato un incontro fra le parti, non riuscito, ha imposto anche a chi era nel proprio giorno di riposo di tornare al lavoro.
Il servizio non si è però normalizzato, pesano le molte malattie, che stanno lentamente rientrando, per un organico già risicato, e la non collaborazione degli autisti, che si attengono pedissequamente agli ordini di servizio senza prendere iniziative aggiuntive.
Il prossimi incontro fra le parti si terrà venerdì 12 e la sera in assemblea i delegati sindacali spiegheranno i risultati della riunione ai lavoratori.
In tutto questa situazione risalta la mancanza di un intervento politico, «il 51 per cento di Asf è di proprietà di Spt Linea che è formata dalla Provincia di Como, da quella di Lecco, dal Comune di Como e dal Consorzio provinciale trasporti e nessuno di loro sta dicendo nulla» ha ricordato Walter Gatti e si fanno sempre più pressanti, da parte degli esponenti sindacali, le pressioni per un maggiore coinvolgimento degli enti locali.
Nel frattempo i lavoratori di Asf hanno raccolto il «sostegno più convinto» dei consiglieri comunale e provinciale e della segretaria provinciale di Rifondazione comunista, che chiedono una discussione urgente sull’argomento nelle rispettive assemblee e che ricordano come «l’attuale deficit aziendale non è stato determinato dall’applicazione dei contratti di lavoro, ma in larga misura dall’aumento del costo del gasolio», che non coinvolge la sola provincia lariana ma che è «un problema nazionale tanto che le aziende dei trasporti stanno chiedendo contributi allo Stato e alle Regioni».
Un disinteresse verso il trasporto pubblico proprio quando la prossima settimana, dal 16 al 22 settembre, si svolgerà la Settimana europea della mobilità (www.mobilityweek.eu) un’occasione per gli enti locali di incentivare tra l’altro lo sviluppo e l’utilizzo del trasporto pubblico per una mobilità sostenibile, con l’obiettivo dell’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, a cui partecipano città come Genova, Bologna e in Lombardia Brescia.
Giovedì 11 gli autisti terranno un presidio con volantinaggio dalle 9 alle 12 a Porta Torre a Como per spiegare le proprie ragioni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 17 marzo

Nel consiglio comunale di lunedì 17 marzo approvati i regolamenti comunali per l’occupazione di suolo pubblico e gli spazi pubblicitari. Un rinvio invece per la delibera sul trasporto pubblico urbano.

Il consiglio è iniziato con l’ennesimo ringraziamento del presidente Mario Pastore agli esponenti della minoranza che con la loro presenza hanno permesso di raggiungere il numero legale. Una “consuetudine” definita dall’esponente di Forza Italia come frutto di «un comportamento poco serio da parte della maggioranza».
Nonostante alcuni problemi tecnici con i microfoni si è poi aperta la discussione e l’approvazione del nuovo regolamento comunale sugli spazi pubblicitari, che ha visto la bocciatura dell’emendamento proposto dal consigliere di Paco Bruno Magatti. La sua proposta, e degli altri firmatari, era l’eliminazione «necessaria per evitare contenziosi sgradevoli e fraintendimenti» di un passaggio che avrebbe a suo parere concesso troppa discrezionalità alla Giunta per alcune decisioni di attribuzioni. Un parere contrario a quello del sindaco Stefano Bruni che ha ribadito come la nuova formulazione intenda invece sbloccare situazioni di stallo che a volte si creano fra i diversi uffici comunali, una norma insomma «per avere qualche parere in più, per fare ordine». Accolto da tutti gli schieramenti, con un emendamento, il nuovo regolamento per le occupazioni di suolo pubblico che dovrebbe snellire le procedure burocratiche per le richieste di occupazione occasionali, come traslochi, lavori d’emergenza o manutenzione del verde.
Rinviata invece la discussione sulla delibera riguardante il trasporto pubblico urbano dato il peso delle proposte presenti nell’emendamento proposto da Donato Supino, Rifondazione comunista, che prevede sconti per ogni abbonamento oltre il primo acquistato nella stessa famiglia, possibilità di pagamento rateizzato e sconto sull’abbonamento annuale, abbonamenti e biglietti unici in città per Asf, Navigazione e Ferrovie Nord. Per il consigliere di Rifondazione delle proposte che «non comportano una grande variazione economica, tenendo anche presente che se si vuole indirizzare i cittadini verso il trasporto pubblico lo si deve incentivare economicamente».
Un’altra questione sollevata dagli esponenti dell’opposizione, ma non solo, è stata quindi quella dei carnet di 11 biglietti acquistabili a 10 euro, introvabili in città, per l’assessore Fulvio Caradonna a causa forse di un disguido da parte di alcuni rivenditori. In ogni modo l’assessore ai trasporti ha poi ribadito che «i carnet devono uscire. Ne parlerò già nel prossimo incontro in settimana con Asf».
Sull’emendamento proposto, che implica anche la ricerca di un tavolo comune fra le varie aziende di trasporti, la Giunta si è impegnata a lavorare e a valutare la fattibilità delle proposte presentate entro 15 giorni comunque prima della discussione del bilancio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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