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Mal d’aria: quali rimedi?

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In apertura al convegno Mal d’aria. L’inquinamento atmosferico avvelena le nostre vite –  la mattina di sabato 25 novembre nell’auditorium Bosisio della sede di Ca’ d’Industria in via Brambilla 49 a Como – Chiara Bedetti, presidente di Legambiente Como, ha espresso la soddisfazione delle associazioni promotrici nel portare tale tema all’attenzione di un incontro pubblico, peraltro assai partecipato con un centinaio di persone in sala. Oltre a Legambiente, hanno concorso all’organizzazione del convegno le associazioni Famiglia comascaCgil ComoFiab Como BiciamoLa città possibileWwf InsubriaIubilantes Rete dei camminiAssociazione Medici con l’Africa; con il patrocinio del Comune di Como e della Camera di commercio di Como.

L’inquinamento atmosferico è tra le maggiori problematiche ambientali sul territorio non solo di Como e provincia, ma dell’intera area padana. Concorrono a contaminare l’aria le emissioni provenienti dal traffico, dal lavoro e dal riscaldamento domestico; contribuiscono ad aggravare la situazione le condizioni metereologiche stabili. È quanto è accaduto già due volte nel corso del 2017, a gennaio-febbraio e nella seconda metà di ottobre: periodi segnati da un tempo soleggiato e non ventilato, durante i quali i livelli di polveri sottili hanno superato il limite massimo consentito, sollevando la possibilità di dichiarare il blocco del traffico. Tuttavia, ricorda Simona Rossotti, assessora all’Ambiente del Comune di Como, affrontare l’inquinamento atmosferico come situazione emergenziale, dunque solo in corrispondenza di “picchi” particolarmente elevati, non è il giusto atteggiamento: il problema deve essere affrontato in modo costante, chiamando enti e soggetti pubblici e privati ad assumersi le proprie responsabilità ed esercitando una condotta più attenta e consapevole a riguardo. Concorda sostanzialmente Alberto Longatti, presidente di Famiglia Comasca, che invita a superare un atteggiamento di autoreferenzialità e discontinuità con quanto fatto da altri in precedenza. Questo è, a parere di Longatti, un aspetto storicamente negativo della governance comasca dell’ambiente, così come la mancanza di un monitoraggio regolare delle condizioni atmosferiche.

Ovviamente, a fare le spese dell’alto livello di inquinamento non è soltanto l’ambiente, ma anche la nostra stessa salute: Paolo Pozzi, medico pneumologo presso l’ospedale di Cantù, e Alessandro Borgini, biologo Isde (associazione Medici per l’ambiente Milano) sottolineano la correlazione tra l’esposizione ad agenti inquinanti (organici o inorganici) nell’aria e lo sviluppo di patologie respiratorie e cardiovascolari, tumori (soprattutto, ma non solo, polmonari) e infezioni, anche al di sotto della soglia d’allarme riconosciuta dalla legge. Anziani, donne in stato di gravidanza e bambini sono le fasce di popolazione più a rischio rispetto all’inquinamento atmosferico, tanto che, osserva Roberta Marzorati, pediatra, i casi d’asma, allergie e tosse infantile sembrano essere direttamente proporzionali a esso. Nel 2016, 59 630 decessi prematuri erano legati a inquinamento atmosferico in Italia, seconda solo alla Germania a livello europeo e solo in senso assoluto; altrettanto scoraggiante è la mancata partecipazione del paese alla mappatura dell’inquinamento in Europa. Il problema, in effetti, interessa l’intero continente, maggior acquirente mondiale di veicoli diesel, carburante che in Italia costa meno della benzina; una tendenza a cui, a parere di Borgini, si dovrebbe imporre un’inversione di rotta.

Fenomeni come vento o precipitazioni (o l’assenza degli stessi), si diceva, possono influire sul tempo in cui gli agenti inquinanti si propagano, si concentrano e permangono nell’aria. Questo è vero sul breve periodo, riconosce Guido Lanzani, responsabile dell’unità operativa Aria per Arpa Lombardia, ma sono indubbiamente le emissioni a incidere sull’inquinamento in un arco temporale più lungo, per esempio nel corso dell’anno. Mentre non è verosimile pensare di abbattere i livelli medi di tali emissioni in un’area densamente popolata, coltivata, industrializzata e trafficata quale è la regione padana, interventi localizzati possono tamponare le situazioni “di allarme”.
In particolare, provvedimenti adottati a livello urbano possono cambiare la percezione stessa dello spazio cittadino, come sta succedendo a Milano: l’istituzione dell’area C a traffico limitato ha incoraggiato la diffusione di pratiche di carsharing e bikesharing, contribuendo, seppure in un’area circoscritta, a migliorare la qualità dell’aria, specie se accompagnata da interruzioni della circolazione automobilistica, come confermato dalle indagini condotte dall’équipe di Ario Alberto Ruprecht, consulente ed esperto in impianti e sistemi di analisi per inquinamento ambientale.
Rispetto al capoluogo lombardo, Como mostra un analogo (ma anche specifico) potenziale in tal senso, riconoscono Giulio Sala, Marco Ponte, Ambra Garancini e Elisabetta Patelli (i primi tre intervenuti a rappresentare le associazioni Fiab Biciamo Como, La città possibile, Iubilantes/ Rete dei cammini e Patelli in qualità di referente educazione ambientale Ust Como). Dimensioni, posizione e ruolo della città ben si prestano alla creazione di aree a traffico ridotto e circuiti ciclabili, o nell’inserimento in reti più ampie come il percorso transeuropeo che va da Londra a Brindisi, quasi tangente alla via Francigena dei pellegrini; bisogna stare però attenti, puntualizza Gisella Introzzi (Legambiente Como) che l’attrattiva e la raggiungibilità di Como come meta turistica non favorisca ulteriori afflussi di traffico automobilistico, e dunque di emissioni.

Si può diminuire l’incidenza dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana? Almeno in parte, sì. Non solo con rimedi adottati dalla persona “in risposta” a esso (farmaci antiallergenici, mascherine, un più attento consumo energetico), ma anche, soprattutto, con una decisa presa di posizione collettiva, veicolata dagli enti pubblici e dalle associazioni attive nella tutela ambientale, volta a diminuire l’inquinamento atmosferico in sé : non si può pensare di delegare la responsabilità alla buona volontà dei singoli. Opportuno, questo sì, promuovere pratiche e percorsi virtuosi, anche di impatto circoscritto e di applicazione graduale; ma perché questi possano avere ricadute stabilmente positive, l’intervento istituzionale è necessario. Per muovere cambiamenti è necessario conoscere il contesto d’intervento: da cui l’appello a monitorare assiduamente l’inquinamento dell’area e la salute di chi ci vive (mantenendo tali dati trasparenti e accessibili) e a incentivare provvedimenti volti a limitare le emissioni e a favorire la circolazione con mezzi alternativi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni il video di Alida Franchi.

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