Provincia e Comune di Como dovranno prendere posizione a favore o contro il nucleare

«Il nucleare sotto l’albero» così ha definito le proposte del Governo Berlusconi la presidente dei Verdi lombardi Elisabetta Patelli che ha presentato, assieme alla consigliera comunale di Per Como Roberta Marzorati, sabato 9 gennaio 2010  alle  12 presso la Sala Stemmi del Comune di Como, un documento al Consiglio e al presidente della Provincia Carioni, in cui viene chiesto di «dichiarare i nostro territorio indisponibile ad accogliere qualsivoglia attività legata alla produzione di energia da nucleare e deposito scorie, sia temporaneo che definitivo».


Dopo la definizione di parametri per la definizione dei futuri siti definiti adatti a ospitare le centrali nucleari «il Governo ha già determinato le compensazioni economiche – ha detto Patelli – incentivi molto sostanziosi, per le comunità interessate, non si capisce quasi il perché, dato che la propaganda governativa afferma che il nucleare sia sicuro, ecologico e economico».
«Si tratta di un bidone atomico – ha aggiunto l’esponente dei Verdi – gli aspetti economici sono più facilmente ponderabili. Guardando tutta la vita di una centrale, dalla costruzione alla dismissione, oltre alle scorie prodotte e da conservare, i costi sono eccessivi. In Francia l’energia costa poco perché c’è un pesante contributo statale».
La preoccupazione delle due proponenti nasce dalle voci circa la possibilità di edificazione di un impianto nucleare al Pian di Spagna e la disponibilità espressa da Guiliano Zuccoli, presidente A2A, socia Acsm-Agam, ad entrare nella partita atomica paventando una nuova cordata alternativa a Enel, ma soprattutto dalle gestione delle scorie ed il loro possibile stoccaggio nelle cave in disuso.
«Siamo contrarie all’utilizzo del lago come un grande serbatoio – ha precisato Marzorati – usato in funzione delle centrali nucleari, anche non poste sul nostro territorio, che hanno un consumo ingentissimo di acqua, in Francia per questo viene utilizzato il 40 per cento delle riserve idriche».
La contrarietà al nucleare è forte anche dal punto di vista sanitario «in Germania un rapporto, che ha preso in considerazione il periodo 1980-2003, commissionato dal Governo nel 2008 ha messo in evidenza come nel raggio di 5 chilometri dalle centrali siano aumentati, fra i bambini sotto i 5 anni, del 50 per cento i tumori solidi e del 75 le leucemie» ha precisato Marzorati.
Pr questo la consigliera comunale presenterà a Palazzo Cernezzi una mozione urgente per impegnare il sindaco Bruni a confermare Como «territorio comunale denuclearizzato», così come affermato già nel 1986, a spingere l’Amministrazione provinciale verso questa posizione e ad «impedire lo sfruttamento e la gestione delle acque del lago per esigenze legate al funzionamento di centrali nucleari dentro e fuori il nostro territorio».
«Le prese di posizione degli enti locali sono importantissime così come hanno già fatto alcune Regioni come la Puglia» ha concluso Patelli.

Lunedì 11 gennaio presidio in Provincia per l’Acqua pubblica

Il Comitato comasco per l’acqua pubblica invita a partecipare al presidio che si terrà Lunedì 11 gennaio alle ore 16, presso Villa Gallia  – sede della Provincia di Como – dove si riuniràl’assemblea dell’AATO  di Como, cioè l’assemblea dei sindaci incaricata di prendere decisioni sulla gestione dell’acqua nel territorio della provincia di Como.

Il testo del comunicato che indice l’iniziativa.

«Pur non essendo all’ordine del giorno la discussione sulla gestione dell’acqua, il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica chiede ai sindaci di prendere posizione contro il rischio di privatizzazione dell’acqua. Infatti l’ATO di Como, nel 2007, aveva deciso di separare la gestione delle reti dall’erogazione del servizio e di affidare l’erogazione  tramite gara, ovvero consegnare l’acqua nelle mani dei privati!
Nel frattempo si è dato vita alla società patrimoniale ComoAcque e si era pronti a bandire la gara per l’affidamento dell’erogazione. Così, oltre a dover renumerare due consigli di amministrazione, rimaneva a carico della società pubblica la realizzazione degli investimenti infrastrutturali, gli interventi di ristrutturazione e valorizzazione, mentre ai privati andava la bollettazione (le entrate) e la sola manutenzione ordinaria.
Ma di recente la Corte Costituzionale, con sentenza 307/2009 del 16/11/2009, ha dichiarato incostituzionale la separazione della gestione  della rete idrica dall’attività di erogazione dell’acqua.
Pertanto *in provincia di Como occorre adesso revocare le decisioni già prese e fermare la gara per l’affidamento del servizio*, altrimenti si rischierebbe di esporsi a ricorsi per illegittimità.
Ed è paradossale che, in questa fase, ci si stia affidando ai dirigenti della Regione Lombardia, cioè a coloro che hanno scritto una legge rilevatasi incostituzionale.
Il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica denuncia anche il contenuto dell’art. 15, votato a novembre dal Parlamento, che vorrebbe consegnare l’acqua di tutta l’Italia nelle mani delle grandi multinazionali, magari straniere.
Un rischio che corre anche la provincia di Como nel caso si perseveri nella decisione di mettere a gara i servizi idrici.
*Il Comitato Comasco per l’Acqua Pubblica chiama a raccolta i cittadini e gli amministratori pubblici che vogliono difendere l’acqua dalle speculazioni del mercato. La priorità è quella di fermare la gara e di impostare un nuovo percorso di affidamento diretto della gestione ed erogazione dei servizi idrici ad aziende totalmente pubbliche, come per altro consentito dalla legge.
Per questo organizziamo un presidio davanti a Villa Gallia – via Borgovico 148 – lunedì 11 gennaio alle ore 15.30 per far sentire ai sindaci la voce di chi non condivide la strada della privatizzazione dell’acqua».

Per il Comitato Edi Borgianni, Roberto Fumagalli, Enzo Arighi

Le opposizioni a Como tirano le fila del 2009

Tradizionale conferenza di fine anno delle opposizioni a Palazzo Cernezzi «il muro è una metafora della separazione fra questa Amministrazione e i cittadini» ha detto il segretario cittadino del Pd Stefano Legnani «il muro ormai gli impedisce di vedere i problemi della città». Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, ha ripercorso il lavoro delle opposizioni e le proposte fatte, di cui alcune approvate dal Consiglio: «La minoranza ha svolto un ruolo di indirizzo; ora la maggioranza che governa rimuove i problemi che verranno affrontati solo dopo le elezioni regionali». D’accordo con lui Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «bisogna utilizzare al massimo la possibilità di proporre delibere e mozioni».

Una, quella sulla raccolta dei rifiuti, ha raggiunto la fase di gara, prima della fine del mese prossimo verranno aperte le buste, per Bruno Magatti, Paco, «era tempo che la città uscisse dal medio evo che la caratterizzava, poi si porrà il problema della gestione». «Si è riusciti ad andare fuori e si deve continuare a uscire dalla ristretta agenda proposta dal sindaco e dalla Giunta, capace di affrontare solo i temi cittadini quando si entra nell’emergenza»·ha incalzato il consigliere della rondine.
Non così ottimista Donato Supino, Prc, che contesta le modalità della gara d’appalto chiedendo «trasparenza e concorrenza» riferendosi alla piattaforma ecologica che dovrà garantire il futuro operatore. «Il bando si sarebbe potuto impostare in maniera differente chiedendo di affittare quella già esistente, così come è stato fatto per chi ha concorso per i trasporti pubblici con il deposito dei bus di Lazzago» ha precisato il consigliere comunista. Un falso problema per Magatti «la stesura della gara è una prerogativa dei dirigenti comunali, se dovesse esserci qualche problema si dovranno individuare le singole responsabilità, l’importante è il nuovo indirizzo dato dal Consiglio».
«È stato un anno da dimenticare, non c’è limite al peggio – ha affermato recisamente Mario Molteni, Per Como, che ha auspicato le dimissioni del sindaco – del lungolago deciderà Formigoni e non più il comune di Como».
Infatti le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia sul concorso di idee sulla futura sistemazione del lungolago diretto da Milano hanno fatto parlare tutti i consiglieri di opposizione presenti di «commissariamento de facto dell’amministrazione comunale», così Marcello Iantorno, Pd, che ha ricordato la raccolta di firme che verranno consegnate ala Corte dei conti sempre a proposito del muro.
Una vicenda che fa sperare le minoranze in un cambiamento del clima politico comasco, per cui si sentono pronte a raccogliere consensi e magari un successo elettorale.

Bruni go home!

Dopo due giorni di neve mercoledì 23 dicembre rappresentanti delle opposizioni armati di badili hanno spalato lo spazio davanti alla statua di Volta, su cui è stato srotolato uno striscione con la scritta “Bruni Go Home”, nella piazza omonima a Como.

«Quello che è stato definito il centro commerciale all’aperto della città è rimasto bloccato per 48 ore proprio sotto natale – ha dichiarato Luca Gaffuri, capogruppo in Consiglio comunale del Pd – per di più la Città murata è la parte della città più densamente popolata da anziani, con tutti i problemi di spostamento connessi». «Un indice del dilettantismo di questa amministrazione» ha rincarato la dose il consigliere comunale democratico Marcello Iantorno «ho cercato la famosa ordinanza che imporrebbe di rimuovere la neve sul fronte strada, ma non è stata trovata. L’ultima in tal senso dovrebbe essere stata emanata dalla Giunta Pigni e poi annullata perché i marciapiedi sono pubblici e spetta al Comune pulirli!».
Caustico Alessandro Rapinese di Area 2010: «Non vorrei sbagliare, ma mi pare che il responsabile per la neve del Comune sia lo stesso del cantiere per la paratie sul lungolago…».
«È l’ennesimo residuo del buco lasciato dalla mancata vendita della Ticosa? – si è chiesto Mario Molteni, Per Como – l’ennesima previsione sbagliata di questa Giunta che dovrebbe andare a casa».

AUGURI

Per noi di ecoinformazioni il 2009 è stato un anno importante. Grazie al sostegno dei lettori la nostra lillipuziana impresa senza padrini né padroni è cresciuta riuscendo ad “aumentare il volume senza alzare la voce”.
A gennaio svilupperemo ulteriori novità che una fase così difficile per la libertà di stampa crediamo renda necessarie e urgenti.
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Auguriamo a tutti feste serene e un 2010 di Pace.

ecoinformazioni

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 21 dicembre 2009

La televisione vince la neve e il Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, illuminato dalle telecamere di Etv, si tiene nonostante la nevicata per parlare di paratie. Forse un nuovo progetto e il Consorzio di idee non sarà solo sugli arredi bensì su tutto il fronte lago.

La neve è stata al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 21 dicembre, mentre un grande presepio, intagliato in un enorme pane, faceva bella mostra di sé al centro della sala in onore alle festività natalizie. Accesa la discussione che ha visto abbandonare l’aula, per protesta, da Claudio Corengia, Pdl, accusando l’assessore Stefano Molinari di non aver operato celermente per lo sgombero delle strade. Uno strascico della richiesta di più fondi per affrontare un eventuale emergenza neve posta dal consigliere nell’ultimo assestamento di bilancio.
Iniziato il Consiglio, trasmesso in diretta da Etv, solo una decina gli assenti nonostante l’abbondante nevicata, sono state presentate diverse mozioni sulle paratie a lago.
Per primo Marco Butti, Pdl, ha sospeso il suo intervento aspettando la relazione del sindaco sull’avanzamento della progettazione dei lavori (una delle richiesta della mozione proposta).
Marcello Iantorno, Pd, ha quindi introdotto la richiesta del suo partito al sindaco ripercorrendo gli accadimenti dal 20 ottobre scorso quando l’assemblea di Palazzo Cernezzi ha deciso di abbattere il muro e di impegnarsi a salvaguardare il paesaggio e la visuale sul lungolago.
Per il consigliere, e come riportato nella mozione, la separazione fra progettazione ed esecuzione da quella della ideazione degli arredi si tradurrebbe in un intervento «in modo settoriale e parziale e comunque scoordinato». A riprove di ciò sono state portati i pareri di Angelo Monti, presidente degli architetti di Como, e di Alberto Artioli, sovrintendente ai beni culturali e architettonici della Lombardia, per cui «tale modo di procedere risulterebbe deleterio per il risultato complessivo dell’intervento, nel rispetto dei principi di eccellenza paesistico e ambientale e in alcun modo sacrificabili, data l’importanza dell’opera e il dovuto rispetto dell’integrità del paesaggio e sua godibilità, beni assoluti della città».
Inoltre si è chiesto Iantorno «quando sarà fatto il concorso di idee per gli arredi? Le tempistiche sono di mesi…», per di più per «un disegno che sarà condizionato da quanto è stato già edificato». «Si sarebbe potuto sentire delle persone competenti sul tema» è stata l’affermazione finale dell’intervento.
«Un metro d’acqua in più nel lago, per 145 chilometri quadrati di superficie, equivale a 145 milioni di metri cubi d’acqua» ha spiegato Bruno Magatti, Paco, da qui il suo timore dell’utilizzo del lago come un semplice serbatoio per gli interessi del Consorzio dell’Adda, ricordando la vendita dell’acqua alla pianura nei mesi estivi e ribadendo la paura di vedere le future parati alzate per alcuni mesi l’anno in previsione dei periodi di siccità estivi. Per questo nella mozione il consigliere del movimento della rondine ha chiesto tra l’altro «la richiesta di sottoscrizione di impegni formali da parte del Consorzio dell’Adda al rispetto di un predefinito range di oscillazione (livello massimo-livello minimo) dell’acqua del lago in tutti i periodi dell’anno, con le modalità già attuate in altre situazioni analoghe a quella comasca».
Alessandro Rapiense, Area 2010, ha ritirato la propria mozione, che chiedeva l’apertura degli oblò sul cantiere del primo lotto, fatti oscurare dal sindaco, riaperte nei giorni precedenti.
Donato Supino, Prc, si è trovato concorde con Magatti sulla paura dell’utilizzo del lago come di una “vasca” e ha attaccato il sindaco: «Lei ha detto che se non si facevano le paratie non sarebbe arrivato un euro con la legge Valtellina, ma non è vero!», citando dichiarazioni alla stampa dell’ex consigliere comunale Buzzi. Il consigliere comunista ha poi ricordato le lesioni nei palazzi prospicienti il cantiere, il manto stradale sollevatosi in piazza Cavour e sul lungolago, oltre che i «tombini che dovrebbero convogliare le acque piovane, viceversa le buttano fuori ed emettono cattivi odori». Non ha lesinato poi attacchi al l’assessore Molinari, definito «voltagabbana» per essersi prima opposto a Caradonna ed ora essere d’accordo con l’opera, all’ultimo ex vicesindaco e all’opposizione, segnatamente a quel «qualcuno che non ha voluto dare le dimissioni di massa».
Il sindaco Bruni ha così replicato a tutti i proponenti le mozioni per correggere «cose di assoluta inesattezza». A proposito del far divenire il lago un deposito d’acqua ha detto che è «tecnicamente impossibile da realizzarsi» e che «non ci sono soggetti che artatamente tengano più alto il livello del lago», adducendo a forti precipitazioni le esondazioni comasche non del tutto arginabili quindi con la regolamentazione delle chiuse di Olginate.
Forte la difesa del progetto che difenderà la città dai «centinaia di migliaia di euro di danni delle esondazioni» con una precisa presa di posizione «certamente è un elemento di cambiamento – ha chiarito – di cui non bisogna aver paura». «La tutela del paesaggio non vuol dire che tutto rimanga come è oggi», infatti si allargherà e si alzerà la passeggiata ha spiegato con «un cambiamento di miglioramento» poiché «l’intoccablità non è un bene ma un’ideologia».
Il primo cittadino ha quindi affermato che il futuro concorso di idee sugli arredi del lungolago non riguarderà la zona delle sole paratie ma «tutto il fronte lago ma anche le vie prospicienti per un più grande interesse della città».
Dopo il sindaco sono intervenuti i tecnici la geologa Annamaria Mai della Regione Lombardia per spiegare gli obiettivi del progetto, «prima della regolamentazione dei flussi a Olginate il lago esondava per una media di 35 giorni l’anno, ora è sceso a 7 e mezzo, ora non succederà più», ed il responsabile del procedimento ingegner Ferro che ha illustrato le modifiche al progetto con l’aiuto di alcune slide.
Gli uffici hanno preparato una nuova planimetria del nuovo progetto e alcune sezioni dello stesso in più punti con anche la segnalazione dei coni di visuale dei passanti sul marciapiede opposto al lago.
La passeggiata verrà rialzata comunque per «una media di 45-50 cm rispetto ad ora», ma non seguirà più l’andamento del progetto precedente con una rampa e poi un piano, seguendo invece un’andatura più dolce con un primo stacco più accentuato e poi, con una pendenza dell’1 per cento, «rispettando le norme sulle barriere architettoniche per portatori di handicap» ha chiarito Ferro, fino ad un ultima salita dell’4 per mille per raggiungere quota 200.10. Diversa la conformazione dalla darsena a S. Agostino dove la passeggiata sarà formata da due livelli differenti uno più basso dell’altro. Per l’ingegnere «la visuale sarà sostanzialmente salvaguardata».
Ma una nuova ipotesi è stata prospettata e potrebbe soppiantare le paratie a scomparsa in mezzo alla passeggiata. Si potrebbe «spostare la linea di difesa lungo la sponda del lago», utilizzando i montanti in ferro della ringhiera per la posa di opere di difesa mobili da applicare a mano. Per Ferro «potrebbero essere poste in 17 ore per i 300 metri da difendere e sarebbe fattibile dato che il lago non esonda contemporaneamente lungo tutto il fronte. L’affidabilità nella semplicità!».
Una proposta che il sindaco ha definito suggestiva e affascinante, «un’idea che salva capra e cavoli», anche perché l’area liberata dalle paratie rimarrebbe tutta a disposizione degli architetti che progetteranno il nuovo arredo urbano.
Dopo alcune richieste di chiarimento e le risposte la seduta è stata aggiornata a data da definirsi.

Mercato comune rinviato per neve

La dimensione economica del volontariato e dell’associazionismo con Matteo Villa, ,Mauro Meggiolaro e Marco Lorenzini, previsto venerdì 18 dicembre alle 20.30 a in via Martino Anzi 8 a Como  per Mercato bene comune organizzato da L’isola che c’è è stato rinviato per neve a data da stabilirsi.

Per informazioni tel. 331.6336995, e-mail cortocircuito@lisolachece.org.

L’autostrada LecCoVa non s’ha da fare

Pubblichiamo integralmente la lettera dell’ambientalista comasco Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente Ilaria alpi di Merone, sulla progettata autostrada Lecco-Como-Varese.

«Egregio direttore, all’autostrada Lecco-Como-Varese (LecCoVa, mi sembra un nome adatto) ci crede solo il comitato promotore, cioè le imprese che – sperano loro – dovranno spandere un bel po’ di cemento e asfalto per realizzare la nuova infrastruttura. Il tutto è tristemente scontato. Così come scontato è che la (ri)proposta della Pedemontana bis (o ter?) venga fuori ora che siamo in campagna elettorale per le regionali: fanno finta di litigare il Pdl di Formigoni (pro-strada da sempre) e la Lega di Castelli e Carioni (contro fino a ieri), mentre il Pd dice no ma anche sì tra qualche anno (?). Niente di nuovo anche qui, la solita manfrina per confondere – ancora una volta – gli elettori. E allora anche noi ambientalisti facciamo il nostro (scontato) dovere: l’autostrada LecCoVa non s’ha da fare, è inutile e dannosa, non abbiamo bisogno di nuove strade, di altra devastazione in un’area – quella a nord di Milano – tra le più cementificate al mondo, con livelli di inquinamento tra i più elevati del globo. Mentre a Copenaghen i potenti della Terra cercano – o fanno finta – di impegnarsi per ridurre l’inquinamento, in Lombardia i politici e i costruttori non sanno far altro che proporre nuove strade; che tristezza! Basta con ‘sti politici che sanno solo mettere a disposizione territorio per la speculazione. E basta con ‘sti imprenditori che sanno solo chiedere soldi pubblici per i loro affari. I 38 km della LecCoVa costerebbero quasi 2 miliardi di euro, circa 100 milioni di vecchie lire al metro, cioè il costo di una villetta a schiera ogni 4 metri di strada! Per non parlare dei danni ambientali».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 17 dicembre 2009

Meglio Etv che il Consiglio. Nella riunione di giovedì 17 dicembre garantito a stento il numero legale mentre alcuni consiglieri preferivano vedere Caradonna in televisione. Alle 21.45 la seduta del massimo organo della democrazia cittadina, non avendo nulla da discutere (sigh!) era già finita.

«Ci sono vie totalmente all’oscuro» così Giampiero Ajani, Lega, che ha anche proposto l’introduzione almeno sperimentale di un «sistema di variazione del flusso luminoso per risparmiare nelle ore centrali della notte», durante le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 17 dicembre.
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto informazioni sulla petizione presentata a luglio, con 850 firme di cittadini, per la reintroduzione del servizio della linea 11 dei bus fra Ponte Chiasso e Sagnino per cui non ha più avuto notizie: «doveva essere messa all’ordine del giorno…».
«I frontalieri comaschi sono stati dipinti come evasori fiscali – ha detto Franco Fragolino, Pd – per fortuna le organizzazioni sindacali, le Acli e i parlamentari comaschi sono riusciti a far prorogare la scadenza dei termini dello scudo fiscale, ma questo non basta». Il consigliere ha presentato una mozione urgente per impegnare il sindaco «a porre in atto qualsiasi azione necessaria atta a sollecitare il Governo affinché si faccia carico della situazione dei lavoratori e pensionati frontalieri comaschi al fine di risolvere la situazione di disagio e di indeterminatezza creatasi per l’applicazione della normativa sullo scudo fiscale».
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha attaccato il cda de La Presentazione e il suo presidente, mentre Donato Supino, Prc, è intervenuto sul furto di rame al cimitero di Breccia.
Insediatosi il Consiglio, solo 30 i presenti, l’assessore Peverelli ha presentato l’aggiornamento della mappa delle zone non metanizzate fondamentale per i cittadini che vorranno fare domanda per sconti sul gasolio.
Date le ristrettezze economiche ai consiglieri non sono state date le versioni cartacee della delibera ma posta solo nell’interscambio informatico «ma senza gli allegati!» ha precisato Mario Lucini, Pd, «manca l’elenco delle vie… Quando voto qualcosa vorrei anche sapere che cosa sto votando». L’assessore ha quindi letto le vie interessate: «l’anno scorso erano 35 le località o vie non servite, ora sono scese a 19».
La delibera è stata così approvata all’unanimità con un risicatissimo numero legale, per l’immediata eseguibilità in aula c’erano solo 20 persone senza il sindaco, il minimo richiesto.
Gli altri non erano in aula forse per vedere su Etv l’intervento in diretta dell’ex vicesindaco Caradonna, che alcuni seguivano in streaming sui propri pc, in un clima sempre più rilassato.
Nella confusione il presidente Pastore ha annunciato la sospensione della delibera su via Bonifacio da Modena a Lazzago, per varie opere di miglioria e la costruzione di una strada che servirà un privato passando su un terreno agricolo, dato che «è stata sospesa dall’avvocato Fabiano». Per il sindaco Bruni «non c’è più il parere di legittimità ma verrà ripresentata a gennaio con gli stessi obiettivi, per ora la delibera è ritirata».
Per Pastore la discussione era chiusa, ma i consiglieri di opposizione si sono impuntati: «ma come nel 2008 la legittimità c’era! Ed ora non c’è più» ha esclamato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, chiedendo di poter fare una domma, vistosi negata la parola ha quindi abbandonato l’aula, mentre il chiacchiericcio dei disinteressati continuava.
«All’ultima riunione dei capigruppo, la settimana scorsa, la maggioranza ha chiesto di discutere questa delibera sospesa da un anno, ci si accorge solo il giorno prima che non c’è la legittimità, data nel luglio 2008? – ha chiesto Lucini, alla decina di consiglieri del Pdl e della Lega presenti in aula – chi ha chiesto di iscriverla? Ma come si sta lavorando? Se non si discute questa tra un quarto d’ora abbiamo finito…».
Pastore a quindi letto la lettera scritta da Fabiano martedì 15 che toglie chiede ulteriori accertamenti e il parere del Settore viabilità.
Mottola ha quindi ricordato come abbia deciso di non discutere in Consiglio la sua interpellanza la settimana  precedente dato che ce ne sarebbe stata l’occasione in quella serata.
In un clima sempre più rilassato il Consiglio è passato all’elezione di un nuovo membro nella Commissione biblioteca in sostituzione della consigliera ora assessora Sosio.
Sia Ajani che Rapinese hanno sottolineato il fatto di non essere mai stati convocati e fatto auspici per poter lavorare in futuro, Emanuele Lionetti, Lega, ha ricordato come un tempo la Commissione si riunisse con cadenza mensile.
Per il gruppo del Pdl Pasquale Buono ha proposto quindi Nadia Tettamanti che è stata quindi nominata in una votazione che ha visto coinvolti, anche per gli scrutatori, i soli consiglieri di maggioranza.
La Tettamanti è stata così eletta e, dopo un abbozzo di tentativo di continuare i lavori su argomenti non all’ordine del giorno da parte del presidente, durante il fuggi fuggi, la seduta è stata dichiarata chiusa alle dieci meno un quarto. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Cinque domande a Carioni sul Progetto marina

Le minoranze pongono a Carioni una serie di domande sull’idea di fare un porto a Villa Erba. Il progetto si annuncia come l’ennesimo ecomostro del centrodestra e Renato Tettamanti, Mauro Guerra, Cornelia Borsoi e Rosangela Arrighi. Non si sa ancora cosa si farà ma si comincia a spendere denaro pubblcio nominando un advisor che secondo le opposizioni “per l’assistenza tecnica relativa al perfezionamento di un accordo di programma funzionale alla realizzazione del progetto”.

Le domande a Carioni presentate nell’interpellanza del 16 dicembre:

1. quale sia stato l’intero iter della vicenda e lo stato attuale della stessa;
2. quale sia il piano finanziario stimato per la realizzazione e la gestione dell’intervento;
3. come sia stato valutato l’impatto ambientale e paesistico del progetto;
4. quali siano, anche in relazione all’intervento, gli indirizzi strategici previsti per la società Villa Erba Spa;
5. quali immediate modalità di coinvolgimento del consiglio sia previsto in ordine a una scelta così importante per il suo impatto territoriale e per il futuro stesso della società partecipata.

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