Riapre la stagione dell’Arci Xanadù di Como

Un ricco programma con al centro la rassegna cinematografica dei Lunedì del cinema.

Riapre con una festa l’Arci Xanadù di via Varesina 72. Venerdì 12 settembre lo Spazio Gloria riprende la programmazione alle 21 con un buffet vegetariano e un concerto degli I.Lona Staller, che presenteranno il loro nuovo disco. La serata continuerà, come da tradizione, con un dj set trash con le Sorelle manetta. Un appuntamento dedicato ai soci, che potranno così rincontrarsi per la prima volta dopo la pausa estiva. Per informazioni: tel. 031.4491080, e-mail info@arcixanadu.it, Internet www.arcixanadu.it.

Sbilanciamoci

Al Sesto forum internazionale per una economia diversa a Torino sabato 6 settembre al centro del dibattito il lavoro e la proposta di una nuova fiscalità per un piano casa, una differente politica dell’immigrazione e una rinnovata attenzione al welfare.

Sabato 6 settembre si è concluso a Torino, in uno spazio circoscrizionale della zona Mirafiori, la tre giorni di Sbilanciamoci. Il Sesto forum internazionale per una economia diversa che tradizionalmente si svolge in contemporanea con il convegno della Fondazione Ambrosetti che richiama a Villa D’Este (Cernobbio) i potenti della Terra. Il lavoro, tema chiave di quest’anno, è stato affrontato in una sessione specifica attraverso le testimonianze di sindacalisti Fiat di tutto il mondo (Polonia, Turchia, India, Brasile, Serbia). Interventi dai quali è emerso il seguente quadro: aumentano le Zone speciali, territori a forte investimento produttivo nei quali vengono sospesi tutti i diritti sindacali e la legislazione nazionale; diminuisce il ricorso alla delocalizzazione continentale e aumenta quella nazionale; aumenta l’orario medio di lavoro settimanale; vi sono fenomeni di industrializzazione forzata a scapito dei diritti di altre categorie di lavoratori (emblematico è il caso del Bengala con il governo comunista e la multinazionale automobilistica Tata da una parte e i sindacati dei braccianti e dei senza terra dall’altra). Il seminario di Sbilanciamoci è l’occasione per la presentazione della controfinanziaria con le 100 proposte per un’Italia capace di futuro, come recita il documento conclusivo della tre giorni. Il ragionamento non si basa sul Pil, ma su macroindicatori quali l’ambiente, i diritti, l’istruzione e la cultura, la salute, la partecipazione, le pari opportunità. Una diversa concezione della fiscalità e una diminuzione secca del 20 per cento delle spese militari sono la leva per proposte quali un piano casa speciale, una differente politica dell’immigrazione e del lavoro, una rinnovata attenzione al welfare. Il dibattito continuerà nel sito dedicato agli aspetti economici www.sbilanciamoci.info, new entry del panorama della Campagna Sbilanciamoci.org. [Marco Lorenzini, ecoinformazioni]

Bloccato il rave per De André

Mancano le autorizzazioni scritte e i carabinieri hanno interrotto il concerto-tributo del 6 settembre a ParoLario che si svolgerà forse entro settembre. La responsabilità è del Comune di Como che avrebbe dovuto concedere una deroga scritta agli organizzatori per superare il bavaglio messo da una legge ingiusta a tutte le iniziative culturali che si svolgono in luoghi abitati.

La maratona musicale Smisurata canzone. Tutto Fabrizio De André, dalla N alla A (da Nuvole barocche a Smisurata preghierA) organizzata dalla rassegna ParoLario, partita alle 21 di sabato 6 settembre, ha subito una battuta d’arresto alle 3 e mezza di notte con l’intervento di una pattuglia dei carabinieri. Stupore e disappunto, e anche qualche soprassalto dal torpore della notte, per i duecento presenti che ascoltavano il concerto: pianoforte, chitarra e due voci.
Alla richiesta di presentare le autorizzazioni si è interrotto lo spettacolo ed è cominciato un conciliabolo con i rappresentanti della Benemerita che, protrattosi per una mezz’oretta, e anche con l’intervento della polizia locale comasca, ha portato alla sospensione dell’evento.
Gli organizzatori avevano chiesto un’autorizzazione complessiva al Comune per tutta la serie di iniziative in programma, ottenendo quindi dal Comune solo delle assicurazioni verbali. A norma di legge però per superare il livello di decibel del volo di una farfalla notturna è necessaria una deroga scritta e il concerto è stato bruscamente interrotto.
La legge quadro sull’inquinamento acustico (447/95) all’art. 6 comma 1/h afferma che è di competenza comunale «l’autorizzazione, anche in deroga ai valori limite di cui all’articolo 2, comma 3, per lo svolgimento di attività temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e per spettacoli a carattere temporaneo ovvero mobile, nel rispetto delle prescrizioni indicate dal comune stesso».
Chi intenda organizzare una manifestazione culturale o musicale deve quindi garantire di rimanere entro i limiti di rumore imposti dalla legge, che cambiano a seconda delle fasce orarie, diurna 6-22 e notturna 22-6, e a seconda dei luoghi: aree particolarmente protette, prevalentemente residenziali, di tipo misto, di intensa attività umana, prevalentemente industriali e esclusivamente industriali.
È così quasi impossibile qualsiasi manifestazione all’aperto e per ogni evento va richiesta una deroga alla legge che non sempre viene concessa.
La tutela del diritto al sonno dei cittadini supera anche la garanzia del diritto di aggregazione sociale e di partecipazione e fruizione di eventi culturali. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Rosalba Benzoni sul decreto legge del ministro Gelmini

Un intervento sul decreto legge del ministro Gelmini, sul maestro unico, della ex deputata Rosalba Benzoni: «I territori forti, dove il tempo pieno è generalizzato, sapranno difendersi a scapito di quelli già penalizzati».

«Sul ritorno al maestro unico nella scuola primaria si è aperto per fortuna un dibattito nell’opinione pubblica e sulla stampa che mi auguro possa sensibilizzare il mondo della politica e la società civile, di solito troppo distratte e condizionate da pregiudizi ideologici rispetto ai temi che riguardano la scuola.
Vedo tuttavia che anche molti autorevoli opinionisti esprimono i propri giudizi o guidati da antiche memorie personali (la propria maestra delle elementari, così brava) o addirittura senza il sostegno di vere argomentazioni (mi sembra davvero troppo poco dirsi personalmente d’accordo come ha scritto Salvatore Settis su Repubblica a proposito del maestro unico).
Ho insegnato per molti anni nella scuola elementare e per dieci ho ricoperto il ruolo di dirigente, vivendo in prima persona le riforme del 1985 (nuovi programmi) e del 1990 (L.148 che ha introdotto i moduli e un tempo scuola più lungo). Mi sento, sulla base di questa esperienza, di proporre alcune schematiche riflessioni.
1)L’introduzione del modulo (due insegnanti su tre classi o tre insegnanti su quattro classi) seguita ad un periodo di importanti sperimentazioni condotte dalle scuole, rispondeva a tre diverse esigenze:
a) potenziare il tempo scuola (da 24 ore settimanali a 27 per prima e seconda e a 30 per le altre classi) estendendolo alle ore pomeridiane e integrandolo con il servizio di mensa a cura dei Comuni o delle stesse scuole, per rispondere sia ad esigenze didattiche e di potenziamento dell’offerta formativa dopo l’adozione dei nuovi programmi, sia alle necessità delle famiglie, sempre più caratterizzate dalla attività lavorativa di entrambi i genitori;
b) rispondere all’esigenza posta dai nuovi programmi di una maggiore competenza disciplinare dei docenti, con la suddivisione dei compiti relativi all’insegnamento delle diverse materie di studio e di quelle di nuova introduzione;
c) superare l’autoreferenzialità e la soggettività del maestro unico che, nel bene e nel male, decideva, programmava, si relazionava con gli alunni, valutava, in totale solitudine e conseguente discrezionalità.
2) La collegialità e corresponsabilità che la riforma ha introdotto non sono state facili da praticare e hanno incontrato anche resistenze nel mondo della scuola, ma credo si possa affermare che hanno prodotto una grande maturazione professionale dei docenti, sia disciplinare che relazionale. La scuola elementare italiana, della quale le analisi internazionali danno valutazioni molto positive, è la scuola dei moduli come si è configurata in questi 20 anni.
3) Si è lamentata la presenza di un eccesso di figure docenti nelle classi determinata da una articolazione e specificazione delle competenze: l’inserimento degli alunni disabili (con relativi insegnanti di sostegno), l’integrazione di alunni stranieri con la presenza di facilitatori, l’insegnamento della lingua straniera e della religione cattolica hanno effettivamente ampliato il numero di insegnanti operanti su ogni classe e frammentato l’attività didattica. A questa maggior complessità della scuola primaria, divenuta comunque più ricca e più inclusiva, occorreva dare una risposta alta, attraverso: risorse di organico funzionale; diverso profilo e status degli insegnanti di sostegno; formazione di nuove competenze negli insegnanti di modulo; figure “tecniche” operanti a supporto dei docenti; organizzazione innovativa della didattica e delle attività amministrative che liberasse gli insegnanti da incombenze non pertinenti.
4)Il ritorno al maestro unico, invece, se il provvedimento non sarà corretto nell’iter parlamentare, costituirà un impoverimento e un arretramento drammatico per la nostra scuola primaria sia sul piano del tempo scuola (insisto: si torna alla scuola del mattino) che su quello della qualità didattica. Hanno scritto Gianni Gandola e Federico Niccoli su http://www.scuolaoggi.org: «Sarà un ritorno secco ad un passato non certo esaltante nel quale non c’era posto per il successo formativo di tutti e di ciascun alunno Val la pena di ricordare che, nell’era della mitica e retorica esaltazione della maestra “unica”, almeno due ragazzi su dieci, iscritti in prima elementare, non arrivavano in tempo utile al traguardo della licenza elementare. Certo, c’erano “rigore, voti e pagelle”, ma chissenefregava di integrazione, di strategie di pedagogia compensativa e di tutto il patrimonio che ha fatto grande, nel panorama internazionale, la scuola elementare italiana a differenza degli altri ordini di scuola?»
5)Infine una annotazione di carattere locale: Sarà colpita soprattutto la scuola delle nostre province pedemontane, dove il tempo pieno è quasi inesistente e gli Istituti riuscivano, con l’organizzazione a modulo e il supporto dei Comuni, a fornire un servizio quasi equivalente con il 25 per cento di organico in meno (un insegnante e mezzo per classe contro i due del tempo pieno).
È facile prevedere che i territori forti (provincia di Milano in Lombardia), dove il tempo pieno è generalizzato sapranno difendersi – giustamente lo hanno sempre fatto – a scapito di quelli già penalizzati. Anche gli Enti Locali dovrebbero far sentire la loro voce».

Global service, trattamento delle aree verdi

Presentato il nuovo Global service, pari trattamento per le aree verdi centrali e periferiche, monitoraggio mensile dei parchi pubblici ed un uso più razionale delle acque per l’irrigazione, i dettagli salienti dell’appalto assegnato al Consorzio servizi territoriali per circa 900 mila euro l’anno. Il Consorzio ha anche proposto di disboscare parte dei giardini della stazione Fs per togliere un rifugio alla microcriminalità.

È già operativo dal primo settembre, ma è stato presentato ufficialmente alla stampa solo oggi, il nuovo Global service che gestisce la manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi del Comune di Como. La premessa, che è anche l’obiettivo principale del nuovo appalto, è stata illustrata dall’assessore al verde pubblico Diego Peverelli: «Eliminare le differenze di trattamento tra la Convalle e le periferie per dare a tutta la città la stessa dignità». Si comincia quindi con il limite per l’altezza dell’erba, che non potrà in nessun caso superare i 12 centimetri e che nelle aree di pregio subirà limiti ancora più restrittivi, per continuare con un monitoraggio mensile dei parchi pubblici che verifichi anche lo stato degli arredi urbani (illuminazione, giochi, pavimentazione), i cui dati aggiornati saranno pubblicati su un sito Internet di prossima apertura.
Aumenterà poi la superficie di fiori nelle aiuole, con un incremento da 4.200 a 5.000 mq e verrà introdotto un uso più razionale dell’acqua per le irrigazioni. Il contratto prevede la pulizia bimestrale dei pozzetti e delle griglie di scolo e il Consorzio ha proposto l’installazione di sensori nelle centraline che comandano le irrigazioni per evitare di versare acqua inutile su aree già bagnate dalla pioggia e monitorare costantemente la quantità di acqua impiegata così da scoprire eventuali perdite (che nel 2007 costarono al Comune 7 mila euro).
Due novità miglioreranno infine l’immagine del Global service: il giardiniere di quartiere, addetto al monitoraggio costante delle condizioni delle aree verdi in ogni zona del Comune e l’istituzione del Pronto intervento verde urbano, che risponderà al numero 800904122, per accogliere le segnalazioni dei cittadini.
Il Consorzio servizi territoriali, che si è aggiudicato la gara d’appalto triennale per circa 900 mila euro l’anno, è composto da Riva giardini e Cip garden, che hanno erogato il servizio negli scorsi quattro anni, con l’aggiunta delle società Angolo Verde e Gamma Verde. Queste hanno avanzato alcune proposte di manutenzione straordinaria che dovranno essere vagliate dall’amministrazione caso per caso per cui è già previsto un finanziamento di circa 300 mila euro l’anno. Tra le più interessanti la riqualificazione dell’area circostante il lavatoio di via Baserga ad Albate e del posteggio del cimitero di Rebbio. Facendosi interprete del bisogno ossessivo di sicurezza il Consorzio propone anche di disboscare parte dei giardini antistanti alla stazione di San Giovanni, a sua detta degradati anche per colpa delle frequentazioni criminali. L’idea sarebbe quella di abbassare le siepi e diradare gli alberi così da eliminare gli spazi bui rifugio della microcriminalità. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Lo sfascio dell’impero. Gli italiani in Etiopia 1936-1941

L’ultimo saggio dello storico comasco Matteo Dominioni presentato, per l’ottava edizione di ParoLario, martedì 2 settembre alla Biblioteca comunale di Como.

Una ottantina di persone ha partecipato alla serata organizzata da ParoLario per la presentazione del volume Lo sfascio dell’impero (Laterza, 336 pp., 22 euro) di Matteo Dominioni sulla conquista dell’Etiopia e la nascita dell’impero dell’Italia fascista.
Un dialogo tra l’autore e Antonio Marino, vicedirettore de La Provincia, moderati da Lidia Martin, dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, a cui non ha potuto partecipare per imprevisti motivi familiari lo storico Giorgio Cavalleri.
Dopo i saluti della direttrice della Biblioteca, «orgogliosa di presentare un libro di una prestigiosa casa editrice scritto del nostro Matteo Dominioni», Lidia Martin ha introdotto l’argomento sottolineando «il lavoro scrupoloso in archivio, oltre che sul campo, con capacità di ascolto diretto dei testimoni, e l’impegno civile» dell’autore, che ha significativamente proposto di donare agli studiosi etiopici una copia dei nostri archivi per poter avere ulteriori strumenti per studiare la propria storia.
Un atteggiamento non aprioristico che permette di superare il mito degli “italiani brava gente”, sottolineato per la moderatrice dalla ricerca sull’eccidio di Zeret, dove vennero sterminati dai 1200 ai 1500 etiopici, con anche donne e bambini, che ha permesso di ragionare sul significato della parola revisionismo, intesa come la riscrittura della storia sulla base di nuovi documenti, nuove categorie e spunti di indagine, un approccio totalmente differente e di natura ben diversa dal negazionismo.
Una descrizione che va al di là di un’agiografia della “costruzione di strade” e ricorda la brutalità di un’occupazione militare.
Dominioni ha tracciato la nascita del suo ultimo lavoro, fondato su quanto elaborato per le tesi di laurea e dottorato e arricchito da un paziente lavoro in archivio all’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito e al Ministero degli esteri dove sono conservate le carte del Ministero delle colonie. Lo storico comasco ha spiegato le ragioni che lo hanno portato a dividere gli anni presi in esame partendo dalla guerra nazionale fino ad una coloniale, passando attraverso una guerra di occupazione.
Un percorso che ha messo in luce le differenti personalità dei responsabili italiani delle colonie da Graziani al Duca d’Aosta e il forte controllo italiano sulla colonia: «Ci sono tre grandi modelli di colonialismo – ha affermato Dominioni – direct rule, ovvero il controllo diretto della colonia con propri emissari, indirect rule, cioè avvalersi dei notabili locali, due sistemi utilizzati per lo più dagli inglesi, e l’assimilazione, una crescita culturale sul modello metropolitano delle colonie, un modello francese. L’Italia ha attuato un superdirect rule in cui neanche i rappresentanti italiani in Africa avevano grandi margini di autonomia e rispondevano direttamente alle direttive di Roma».
Il confronto fra l’autore, Marino e il pubblico ha poi focalizzato diversi aspetti dell’occupazione italiana dell’Etiopia: la capacità di Mussolini di creare consenso attorno alla propria figura, che ha toccato l’apice con la nascita dell’impero e il tentativo di mettere in risalto il carattere fascista della nuova conquista, con anche episodi paradossali come le fotografie sull’Amba Aradam. Quando ascari e alpini vennero fatti arretrare per potere fotografare l’occupazione della montagna da parte della milizia, organizzazione prettamente fascista.
Un tema oggi particolarmente sentito, come la libertà d’informazione dei giornalisti al fronte, è stato toccato grazie all’esempio di Montanelli, che dopo una degenza in ospedale, ad Asmara scriveva articoli sulla base di veline che erano preventivamente approvate da Roma.
Un rapporto quello fra colonizzatori e colonizzati pieno di incomprensioni dovuto all’ignoranza degli usi, delle lingue e della geografia dei luoghi. Addirittura per lotte di potere intestine fra Esercito e Ministero delle colonie l’Italia è entrata in guerra senza avere carte affidabili dell’Etiopia.
Molto attuale, anche per la ricorrenza dei 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, la descrizione del sistema razzista imposto nell’Africa italiana. Gli autoctoni ad esempio non potevano utilizzare i marciapiedi, andare al cinema, i luoghi di ritrovo erano separati, e non potevano esserci rapporti fra persone. Un sistema, creato dall’Italia fascista, basato sulla superiorità dei bianchi che anticipa le leggi razziali del ’38. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Ritrovarci la festa d’estate

Sabato 30 agosto
al Parco Lissi di Rebbio – Como (via Lissi)
l’Arci di Como organizza

Ritrovarci la festa d’estate

La festa prenderà il via alle 18:
alle 18.30 spettacolo di poesie e musiche dell’Africa nera dei Sinitah meon,
cena a base di Kebab e altre sfizioserie.
Alle 21.30 concerto dei Briganti con le loro travolgenti pizziche, tarantelle e ballate.

Ingresso libero.

Nicoletta Pirotta sul decreto antiprecari

Nicoletta Pirotta, segretario provinciale di Rifondazione comunista, interviene sul decreto antiprecari, ancora bloccato in Parlamento.

«Il decreto del Governo non nasce dal nulla – ha dichiarato Nicoletta Pirotta, segretario provinciale Prc – rientra in una politica ben precisa».
Un documento che per l’esponente di Rifondazione definisce chiaramente le politiche economiche del Governo Berlusconi, delineandone la filosofia economica in un’accezione ampia, in cui sono individuabili tre aspetti fondamentali: le questioni del lavoro, con i salari, il problema della casa e l’immigrazione, vista come un’emergenza sociale e di sicurezza, a cui viene data una risposta con la militarizzazione del territorio. Un atto che preoccupa per «l’utilizzo dell’esercito e la diminuzione dei fondi per la polizia. Si sta andando verso la privatizzazione dei servizi di sicurezza, in un processo che porta alla modifica dell’assetto democratico e sociale del nostro paese».
Per quanto riguarda i precari «sono arrivati addirittura alla follia di mettere in discussione le cause in corso e quelle passate, con il rischio anche di licenziamenti».
Una critica viene quindi mossa al Pd che «non è sufficientemente in grado di rispondere alle politiche del Governo, anche perché dov’erano quando il decreto è passato nelle Commissioni?».
Ma altri aspetti colpiscono il segretario provinciale di Rifondazione come la trasformazione delle università in fondazioni, la svolta nuclearista e il taglio di 15 miliardi alle pubbliche amministrazioni, oltre alla «penalizzazione dei ceti sociali più deboli, per quanto riguarda la casa e i salari, legati ad un’inflazione dell’1,7 per cento contro quella reale del 3,8. Si chiuderanno dei contratti da fame e sarà ancora più difficile contrastare l’aumento del costo della vita».
«Una politica, quella del centro-destra, organica, chiara e precisa. Una privatizzazione da modello sudamericano i cui risultati e sfaceli si sono visti in quel continente negli ultimi anni».
«Per contrastare queste politiche – ha concluso Nicoletta Pirotta – bisogna ridare al più presto fiato all’opposizione per contrastare il tentativo di stravolgimento sociale e democratico». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Precari ancora più precari: una scelta sbagliata

Presa di posizione delle Acli di Como contro la norma anti-precari in un comunicato stampa dal titolo inequivocabile Precari ancora più precari: una scelta sbagliata.

«Non è ancora chiaro chi abbia voluto la norma inserita nel maxi emendamento della Finanziaria approvato alla Camera che prevede che il datore di lavoro non può essere costretto, nemmeno da una sentenza della magistratura, a regolarizzare un lavoratore precario.
Anche nel caso di dimostrata irregolarità del contratto, in presenza di continua ripetizione di contratti a termine, è prevista solo una sanzione economica.
Il governo se ne lava le mani dicendo che è un’iniziativa del Parlamento (ma di chi, nel Parlamento?), i bene informati affermano che si tratta solo di una soluzione tecnica per sanare situazioni aperte (sarebbe una specie di condono?), Confindustria esulta: “Giusta direzione; semplificazione e minor rigidità è quello che serve al mercato del lavoro”.
Siamo di fronte ad una scelta, magari limitata, magari confusa, ma di evidente significato: invece di operare contro il precariato si agisce contro i precari.
Le Acli vogliono sottolineare soprattutto i risvolti umani della vicenda. Pensano a quale può essere in questi giorni lo stato d’animo di una lavoratrice, di un lavoratore che vedono una sia pur remota e difficilmente praticabile possibilità di difesa e di affermazione dei propri diritti spazzata via da questa finanziaria; che vedono ancora più concretamente il proprio futuro come un susseguirsi di contratti a termine, con le ovvie conseguenze per quanto riguarda la possibilità di formulare un progetto di vita, di creare una famiglia, di fare un figlio.
Dal punto di vista politico le Acli credono che sia il momento dell’unità tra le organizzazioni sindacali e del mondo del lavoro sui temi dei nuovi lavori e del precariato per affrontare insieme le sfide sociali e culturali che sono in atto.
Si augurano che il Parlamento si renda conto dell’errore commesso e provveda a modificare in Senato questa norma per ridare ai lavoratori precari almeno la speranza che, lassù, qualcuno li considera un poco».

Il presidio di Cgil, Cisl, Uil contro il decreto legge 112

Soddisfazione delle segreterie della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil per la riuscita della manifestazione indetta per la mattina del 28 luglio davanti alla Prefettura di Como.

In una nota le segreterie confederali della funzione pubblica hanno espresso soddisfazione per la partecipazione al presidio organizzato davanti alla Prefettura di Como a cui hanno partecipato «un migliaio di lavoratrici e lavoratori del pubblico impiego» che si sono ritrovati per protestare «contro le misure del decreto legge 112, in fase di conversione al Senato».
Una manifestazione riuscita per gli organizzatori «nonostante il periodo estivo e le difficoltà poste da molte Amministrazioni, che è significativa dello stato di malessere e preoccupazione che attraversa i dipendenti delle funzioni pubbliche della provincia di Como».
La protesta è nata dal fatto che «le misure del decreto si sostanziano in un coacervo di provvedimenti disorganici: tagli di stipendi sul salario accessorio individuali fino ad un massimo, in alcuni casi, di 5 mila euro annui; stanziamento di risorse insufficienti per il rinnovo dei contratti nazionali scaduti; blocco del turn-over rispetto ad organici già ridotti all’osso; modifica peggiorativa della disciplina del part-time che da diritto si tramuta in benevola concessione del datore di lavoro; instaurazione di un regime speciale, solo per i dipendenti pubblici, per quanto riguarda la disciplina della malattia. Provvedimenti assunti con carattere di necessità ed urgenza, scavalcando il ruolo delle organizzazioni sindacali nel chiaro tentativo di mettere fine alla contrattazione nazionale».
Una delegazione sindacale è stata accolta dal Prefetto di Como che ha ricevuto un documento riassuntivo che rimarcava «la forte preoccupazione di un taglio dei servizi erogati nella Provincia di Como», votato nelle assemblee di lavoratori. Ai rappresentanti sindacali il rappresentante del Governo «ha dichiarato che scriverà al Ministro per la funzione pubblica ed al Ministro degli interni, allegando il documento».
Dure le prese di posizione contro il ministro Brunetta «è evidente che l’effetto delle misure messe in atto potrà essere solo uno smantellamento del servizio pubblico, con pesanti costi e conseguenze nei confronti della cittadinanza tutta» e per il futuro «le mobilitazioni proseguiranno in un crescendo di iniziative fino all’auspicabile proclamazione, nel caso la situazione rimanesse immutata, di un grande sciopero generale unitario di tutto il pubblico impiego».

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