Mese: Febbraio 2016

Anpi sezione di Como/ Concluso il III congresso

Anpi-Bandiera-2 (2)Si è tenuto sabato 27 febbraio, il III Congresso dell’Anpi sezione di Como Perugino Perugini. Circa una quarantina i partecipanti che dalle 14.30 hanno gremito la Sala del comitato Soci Coop in via Lissi nel quartiere di Rebbio a Como, concludendo i lavori con un ricco aperitivo.

Dato significativo delle collaborazioni e dei buoni rapporti instaurati dalla sezione è la presenza di membri di istituzioni, partiti, sindacati e associazioni: Marcello Iantorno (assessore al Comune di Como), Mario Forlano (Coordinamento comasco per la Pace e Vicepresidente Consiglio comunale di Como),Fabio Cani (Arci e Istituto di storia contemporanea P. Perretta), Guido Castelli (Comitato soci Coop di Como), Andrea Paredi (Spi-Cgil), Stefano Rognoni (Circolo cittadino PRC-Giovani Comuniste/i), Roberto Borin (Associazione Italia-Cuba Circolo di Como), Andrea Cazzato (PCdI), Luigi Nessi (Consigliere comunale Paco-Sel).

Hanno fatto pervenire i loro saluti, in quanto impossibilitati a partecipare: Silvia Magni (vice-sindaca di Como), Alessandro Tarpini (Cgil Camera del Lavoro), Celeste Grossi (Consigliera comunale lista Paco-Sel), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale di Sel),Patrizia Lissi (Consigliera comunale Pd), Ines Figini (testimone sopravvissuta al lager di Auschwitz), Mario De Rosa e Giuseppe Gelsomino (iscritti alla sezione).

In rappresentanza dell’Anpi provinciale, hanno preso parte al congresso Guglielmo Invernizzi, presidente, a cui sono state affidate le conclusioni dell’assemblea congressuale e Antonio Proietto della segreteria.

La presidenza dell’assemblea è stata affidata a Guglielmo Invernizzi, Nicola Tirapelle (presidente uscente della Sezione di Como), Renzo Pigni (vice presidente uscente) e Donato Supino (membro del Comitato di sezione uscente).

All’apertura dei lavori, dopo l’insediamento della presidenza e la votazione delle commissioni congressuali, la sezione ha inaugurato la bandiera ufficiale.

La lettura della relazione del presidente uscente (scaricabile qui) ha preceduto l’illustrazione degli aspetti economici riguardanti il lavoro della sezione di Giorgio Dalla Mura, responsabile amministrativo uscente;  i numerosi interventi degli ospiti hanno poi dato il via ad un frizzante dibattito che ha toccato sia temi interni alla politica dell’Anpi che temi di rilevanza cittadina, nazionale ed internazionale, quali la situazione ancora precaria dei lavori al Monumento della Resistenza europea, il referendum sulla riforma della Costituzione, la questione Palestinese e molti altri. Significativa l’illustrazione della progressione del tesseramento: dal 2011 che contava 125 iscritti su Como città, la nascita della sezione ha visto un incremento sempre maggiore del tesseramento, 205 iscritti nel 2012, 234 nel 2013, 254 nel 2014 e 271 nell’anno appena trascorso. Questo ha portato però ad un’altra riflessione: sebbene il numero delle tessere è aumentato, grazie anche alle numerose iniziative pubbliche realizzate, il numero di militanti che si spendono per l’Anpi a Como resta ancora troppo basso.

Infine il momento della votazione dei documenti e dei membri del nuovo comitato di sezione, che si conferma essere un gruppo “giovane” (Marco Biraghi, Ilaria Belloni, Giorgio Dalla Mura, Francesco Dalla Mura, Eleonora Figini, Walter Gatti, Jlenia Luraschi, Walter Nedo Neci, Renzo Pigni, Nicola Tirapelle e Donato Supino),  seguiti dai delegati al congresso provinciale del prossimo 19 marzo e dai dirigenti indicati per rappresentare la sezione all’interno del nuovo comitato provinciale (Renzo Pigni, Nicola Tirapelle, Giorgio Dalla Mura, Marco Biraghi e Jlenia Luraschi).

[Jlenia Luraschi, ecoinformazioni – Foto Fabio Cani]

La Jungla/ Mostra allo Spazio Gloria

Jungla-1 (2)E’ stata inaugurata sabato 27 febbraio allo Spazio Gloria di Arci Xanadù a Como la mostra Jungla dell’artista Jaime Poblete; il campo profughi di Calais come spunto cromatico per un esercizio pittorico.

L’esuberanza dei corpi, il fango e le voci; terra di nessuno, fine del gioco, ultima pagina di un diario: il luogo della sospensione, deserto dell’agglomerazione, detritus, rumori che fanno eco a Babele; sovrapposizione di gesti, tende e transiti, la pittura ritaglia per sé l’immagini della precarietà, le riduce in sillabe, per tentare di scrivere, anche se lontana, ignorante, indolente; una metafora, un verso astratto, un canto alla policromia impudica che mette in gioco l’equilibrata composizione del paesaggio europeo.

Jaime Poblete è nato a Santiago del Cile ma vive e lavora a Erba. Il suo percorso formativo, tra Cile e Spagna, si snoda tra scenografia, teoria dell’arte e pittura. La sua poetica pittorica è principalmente gestuale; le tematiche affrontate parlano d’identità, nello scenario delle interconnessioni tra lo spazio individuale e quello territoriale. In parallelo alla pittura, il suo lavoro comprende la litografia, l’incisione e la performance come linguaggio corporale. Ha esposto il suo lavoro in mostre collettive in Cile, Spagna e Italia. Sue opere si trovano in diverse collezioni private in Cile, Spagna, Stati Uniti e Italia.

La mostra è visitabile negli orari di apertura dello Spazio Gloria fino al 13 marzo.

Info www.spaziogloria.it www.jaime-poblete.com

Al m.a.x. museo di Chiasso le immagini di città

Nell’ambito della nuova stagione espositiva, quest’anno dedicata al tema della memoria, il m.a.x. museo di Chiasso propone la mostra Imago Urbis, ovvero La memoria del luogo attraverso la cartografia dal Rinascimento al Romanticismo.

A dispetto del sottotitolo, che vorrebbe indirizzare a un approccio in qualche modo specialistico, si tratta di una mostra “generalista”, che non si limita affatto alla cartografia ma spazia su tutti i modelli della raffigurazione urbana, sia per quel che riguarda le tecniche di produzione (xilografia, calcografia, litografia), che per quello che attiene alle destinazioni (scientifiche, militari, celebrative, turistiche…), ma anche per quel che riguarda gli oggetti di interesse (dall’area ticinese e comasca, a quella svizzera in generale, ai grandi centri italiani: Venezia, Firenze, Roma, Napoli). In mostra anche un mappamondo celeste e un paio di strumenti utilizzati per la rilevazione delle misure indispensabili alla redazione delle carte, tra cui la tavoletta pretoriana, grande protagonista della precisa verifica del territorio lombardo per la redazione del catasto cosiddetto “teresiano”.

Tale ampiezza di orizzonte permette di infilare una serie di pezzi di grande valore e di certa curiosità. Se la grande veduta “a volo d’uccello” di Venezia, edita da Iacopo de Barbari nel 1500, composta di sei grandi fogli (in questo caso eccezionalmente affiancati da una delle matrici xilografiche) è un capolavoro riconosciuto e ripetutamente citato e riprodotto (ma vederlo da vicino, nelle sue dimensioni eccezionali, è un’esperienza irriproducibile), altre carte sono delle autentiche sorprese; tra le tante, quelle provenienti dalle raccolte borboniche, e ricomposte a suggerire la sala delle carte geografiche che non mancava mai in una dimora di una certa importanza (se ne ritrovano a iosa anche negli antichi inventari comaschi), affiancano alle grandi città d’Europa e del mondo i rilievi delle isole “napoletane” del Tirreno, oggetto di raffinate opere grafiche (una carta planimetrica di Procida appare quasi come un quadro d’arte).

Nell’ultima parte, dedicata all’Ottocento, a far la parte del leone sono soprattutto le vedute, genere che, in concomitanza con il progressivo affermarsi della cultura turistica, conobbe una diffusione enorme di tutta Europa e che ebbe nella regione dei laghi prealpini uno degli oggetti privilegiati d’interesse.

Ma non si deve dimenticare che in questo passaggio epocale, l’identità di oggetti raffigurati (le città) nasconde un cambio di paradigma fondamentale, che dall’oggettività della rilevazione e della misurazione conduce alla soggettività della raffigurazione artistica. Così come non si deve dimenticare neppure che molto spesso queste opere più che ausili della memoria ambivano a diventarne dei veri e propri sostituti, proponendo il viaggio con la fantasia al posto di quello, assai più costoso, con i mezzi di comunicazione.

Oggi, in un certo senso, possiamo adottare la stessa strategia per viaggiare non nello spazio ma nel tempo, cercando di immaginare cosa due o tre o quattro secoli fa il pubblico si sforzasse di vedere in quei ritratti di città, e – reciprocamente – cosa si sforzassero di far loro vedere i produttori di queste immagini. Da questo punto vista, e l’espressione è perfettamente pertinente, la mostra di Chiasso fornisce una grande quantità di spunti e di riflessioni, con l’esposizione di una notevole serie di esempi.

In occasione dell’inaugurazione, domenica 28 febbraio a partire dalle 16, ci sarà la possibilità di ascoltare una conferenza del professor Cesare De Seta, curatore della mostra assieme alla direttrice del museo Nicoletta Ossanna Cavadini, presso il foyer del teatro di Chiasso, vicinissimo al m.a.x. museo, alle ore 18.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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Un mappamondo celeste.

 

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La grande veduta a volo d’uccello di Venezia 1500.

 

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La tavoletta pretoriana.

Vincenzo Sapere regala un ascensore al Centro anziani di Prestino

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Vincenzo Sapere continua a prodigarsi per la sua città anche dopo la morte. Massimo Patrignani, dirigente del Comune di Como e amico del compianto consigliere comunale comasco, aveva promesso, nel saluto a Vincenzo Sapere svolto nel Centro anziani di Prestino il 23 ottobre 2015, che si sarebbe risolta l’inaccessibilità del Centro stesso impedita da una rampa di scale.

ascensoresapereAlle 15 di sabato 27 febbraio al Centro anziani di Prestino  il sindaco di Como Mario Lucini ha inaugurato non una rampa-scivolo come inizialmente si era pensato di realizzare, ma un vero ascensore che permette finalmente a tutti di raggiungere la sala. La cerimonia alla quale hanno partecipato oltre al  sindaco consiglieri comunali e amici di Vincenzo ha avuto il suo momento più importante alle 15 con poche, sentite e non formali parole per Sapere di Lucini e il taglio del nastro compiuto dal sindaco insieme alla  nipotina di Vincenzo. È seguito un rinfresco offerto dall’Associazione anziani. [foto Massimo Patrignani, ecoinformazioni]

Guarda il video nel quale Massimo Patrignani promette il 23 ottobre 2015 che in memoria di Vincenzo Sapere sarebbe stato risolto il problema dell’accessibilità a tutti del Centro anziani.

Le fotografie di Rodčenko al LAC di Lugano

Il nuovo centro LAC – Lugano Arte Cultura, superata la fase di avviamento con la grande eco dell’inaugurazione, presenta la seconda serie di mostre, mentre è ormai avviata la stagione concertistica e teatrale con nomi di grande risonanza.

Nel grande edificio affacciato sul lago, nell’arco dell’ultimo mese sono state inaugurate tre mostre. Quella che si annuncia di maggiore richiamo è dedicata ad Aleksandr Rodčenko, figura centrale dell’avanguardia sovietica della prima metà del Novecento e grande innovatore del linguaggio fotografico. Alcune immagini da lui prodotte, in effetti, si sono stabilmente insediate nell’immaginario di successive generazioni: il ritratto ravvicinato della madre con gli occhiali, per esempio, o le vedute da sotto in su della scala antincendio. “Costruttivista” dell’immagine per antonomasia, Rodčenko è in realtà molto di più, e il merito della mostra luganese che presenta un’ampia selezione di materiali provenienti dalla Casa della Fotografia di Mosca (con la più vasta raccolta al mondo di immagini dell’autore), è proprio quello di non fermarsi all’ovvio e di presentare le molte sfaccettature di questa variegata personalità, compreso il tormentato rapporto con il potere sovietico, rapidamente passato dagli slanci rivoluzionari alla chiusure dell’era staliniana.

Se le prospettive insistite dal basso verso l’alto (a volte provocatoriamente rovesciate, per sovvertire la logica della visione banale), i tagli diagonali, le inquadrature che “sfondano” i margini del quadro sono il contributo più conosciuto di Rodčenko alla sintassi moderna dell’immagine, ci sono anche delicate e sognanti riprese del teatro e del circo, realistiche documentazioni del duro lavoro (per esempio, nella magistrale serie dedicata alla costruzione dell’imponente canale dal Mar Bianco al Mar Baltico, grande realizzazione del primo piano quinquennale sovietico), ritratti diversificati nell’approccio (da quelli famosissimi di Vladimir Majakovskij e Lilja Brik, a quelli meno noti di altri scrittori e attrici).

Ancora più interessante è la presentazione dell’“uso” delle fotografie da parte di Rodčenko, che fu, oltre che fotografo e pittore, anche grafico. Si capisce così che molte immagini trovano nel loro obiettivo comunicativo finale la loro ragion d’essere, e che il fotografo componeva molto spesso l’inquadratura giù pensando alla “gabbia” dell’impaginazione finale. È abbastanza facile, del resto, mentre si guarda a questi bozzetti d’epoca, capire quanto della grafica attuale, anche di quella digitale, dipenda da questi generosi esperimenti fatti con forbice e colla.

La mostra, allestita al primo piano del LAC con una disposizione radicalmente diversa degli spazi rispetto a quanto già visto, presenta un ventaglio di materiali talmente ampio che chiunque può trovare motivi di interesse e riflessione. Si conclude davanti alla vetrata che esibisce il panorama del Ceresio: qui sono collocate le tre Sculture spaziali, esempio di una diversa ricerca artistica condotta parallelamente a quella fotografica. Certo, non è l’Uomo che cammina di Giacometti della precedente esposizione, ma l’effetto è comunque grandioso.

Ma al LAC, come si diceva, c’è di più. Godibilissima è la mostra di Markus Raetz (allestita al secondo piano), che gioca con i meccanismi della percezione e del linguaggio artistico. Nel continuo passaggio dai giochi ai concetti, le molte opere sono una specie di riassunto di un possibile percorso alla scoperta dell’arte. Di inarrivabile raffinatezza le sculture “ambigue” che invitano alla decodifica del significato in forme che appaiono a prima vista prive di senso.

Da non dimenticare anche l’apertura della prima parte delle collezioni permanenti, ospitate al piano -2. Di grande interesse è non solo la scelta di presentare porzioni delle collezioni attraverso l’elaborazione di percorsi tematici intorno ad alcune “parole” centrali per l’elaborazione artistica (per questa prima tranche: archetipo, natura, ritratto, linguaggio), ma anche quella di focalizzare l’attenzione sulla contemporaneità, ovvero sul valore attuale di queste opere. Incontrare i dipinti di John Constable (uno dei capisaldi della pittura di paesaggio inglese dell’Ottocento) e di Paul Klee (uno dei vertici delle avanguardie storiche del Novecento) accanto alla scultura di Pietro Consagra e alla faotografia di Balthasar Burkhard aggiunge senso a ciascuno di essi. Alcune delle opere più recenti, poi, sono di tale fascino che meritano di sicuro il viaggio (per quel che mi riguarda Tony Cragg e Lucio Fontana su tutti).

Il LAC, quindi, conferma l’ampiezza della sua offerta e ribadisce, nei fatti, la centralità della scelta culturale per la città di Lugano.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

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Scale, fotografia di Aleksandr Rodčenko.

 

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L’allestimento della mostra di Rodčenko.

 

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Le Sculture spaziali sospese di Rodčenko.

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L’opera di Markus Raetz esposta nella collezione permamente.

 

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L’opera di Tony Cragg presentata nella collezione permanente al piano -2

28 febbraio/ Leggevamo leggere letture

leggevamo leggere lettureSerate di invito alla lettura di Leggevamo4libri al… bar domenica 28 febbraio alle 21 all’Ultimo caffè in via Giulini 3 a Como, per Vivere con lentezza edizione 2016.

 

«Serata libera e free senza tema particolare – spiegano gli organizzatori –. Le regole le solite: portate un libro, uno scritto, una citazione una poesia che per voi sia particolarmente significante. Leggetelo ad alta voce e condividetelo con gli altri – per i timidi vi forniremo noi una coppia di lettori Max Maipiuragnatele e Pia di FataMorgana».

Per informazioni Internet www.vivereconlentezza.it. [md, ecoinformazioni]

Video/ È il momento della Cittadella della salute

cittadellasaluteCon l’introduzione di Marco Lorenzini e le relazioni di Manuela Serrentino, Antonella Pinto, Vittorio Bosio, Marco Onofri, Bruno Magatti, Lorenzo Spallino, Antonio Muscolino e Marco Ponte si è svolto a Como il 25 febbraio nella sala del Centro civico di Camerlata, affollata di cittadini e cittadine consiglieri e consigliere comunali,  con il Consigliere regionale del Pd Luca Gaffuri, operatori sanitari e esponenti del Terzo settore e dei sindacati, l’atteso incontro sulla Cittadella della salute. Presto on line l’articolo di Valeria Peverelli.

Gli interventi e il dibattito hanno confermato una sostanziale concordia tra i diversi soggetti e che il vento sembra propizio per la realizzazione del progetto fortemente voluto da un ampio arcobaleno di forze politiche e sociali. Presto on line l’articolo di Valeria Peverelli.

Già on line  sul canale di  ecoinformazioni tutti gli altri video di Valeria Peverelli.

Arci/ Libia: al primo posto la diplomazia, non le armi

armi libia«Quanti passi ci separano dall’entrata in guerra? A giudicare dagli ultimi avvenimenti sembra sempre più chiaro che l’intenzione politica è quella di supportare un’eventuale attacco armato in Libia con truppe italiane. I segnali sono tutti sotto i nostri occhi e costituiscono un grave attacco alle prerogative del Parlamento e una distorsione del dettato costituzionale. E’ noto come forze speciali dell’esercito francese siano già in azione in Libia e come gli Stati Uniti stiano pressando il nostro Governo per un appoggio incondizionato e un supporto armato per un prossimo attacco. Sbagliata quindi la decisione di concedere la base di Sigonella come punto di partenza di spedizioni di droni che, fuori da ogni finzione, sono a tutti gli effetti degli strumenti di attacco. Sbagliata la prospettiva, ormai accarezzata da più parti, di uno smembramento della Libia in tre protettorati occidentali, di cui uno spetterebbe al nostro Paese. Sbagliata l’idea di arrivare alla decisione ineluttabile di utilizzare militari italiani scavalcando di fatto il Parlamento e le sue prerogative costituzionali. L’Arci chiede al Governo di non concedere l’uso di nessuna base sul territorio nazionale per nessuna missione che non sia autorizzata dalle Nazioni Unite. Chiediamo di aprire un’ampia discussione parlamentare sul coinvolgimento dell’Italia nelle prossime campagne neocolonialiste in Libia e, più in generale, in tutta l’area mediterranea e mediorientale. Chiediamo che il Governo italiano operi in maniera responsabile verso l’apertura di una fase di confronto tra le parti coinvolte nella vicenda libica, svolgendo di fatto un ruolo di mediazione attiva che rimetta al primo posto la diplomazia e non le armi.» [Arci Nazionale]

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