28 settembre/ La storia siamo noi
È un autunno non freddo e neppure tiepido quello che si annuncia a Lurago d’Erba, grazie a una serie di originali incontri a carattere storico/culturale promossi dalla locale Biblioteca. (altro…)
È un autunno non freddo e neppure tiepido quello che si annuncia a Lurago d’Erba, grazie a una serie di originali incontri a carattere storico/culturale promossi dalla locale Biblioteca. (altro…)
Il 23 e 24 settembre villa Amalia, a Erba, ospita la Festa delle api, due giorni promossi dal circolo ambientale Ilaria Alpi e dedicati alla sensibilizzazione riguardo la tutela delle api, messe a forte rischio dall’inquinamento atmosferico e dall’uso dei pesticidi, ma anche per la promozione dell’agricoltura biologica e della produzione a chilometro zero di piccole imprese attive nel comasco.

Si è tenuto nella giornata di 23 settembre nella sala conferenze di Palazzo Reale a Milano il convegno Corruzione e mafie. L’antidoto sociale e il ruolo dell’Arci, organizzato da Arci nazionale, Arci Lombardia e Arci Milano in occasione del LX avversario della nascita dell’associazione, impegnata – lo ha sottolineato la presidente Arci nazionale Francesca Chiavacci – nella promozione della cittadinanza attiva. Il lavori, introdotti da Luigi Lusenti, sono stati moderati da Massimo Cortesi, presidente di Arci Lombardia, e Cesare Giuzzi de Il Corriere della sera.
La scelta di Milano come città ospite non è casuale, ricordano relatrici e relatori in apertura (ha aperto l’assemblea Lorenzo Lipparini, assessore alla cittadinanza attiva del comune di Milano), sottolineando più volte la presenza stabile e prospera delle mafie nel nord Italia, e più specificamente nella capitale economica e finanziaria del nostro paese.
Il preconcetto che vorrebbe circoscrivere l’associazione mafiosa e la sua metodologia d’azione al Mezzogiorno è ormai errato e vetusto, ma non per questo eradicato dal pensiero collettivo. I fatti dimostrano invece che il potere mafioso si esercita oggi attraverso la corruzione e la collusione, ha affermato Diana De Martino, sostituta procuratrice antimafia, prima ancora che con l’uso della violenza e dell’intimidazione: pratiche oggi occasionali – gli ultimi omicidi noti a sfondo mafioso risalgono ai primi anni Duemila – ma certo non abbandonate tout court.
Altrettanto significativa, hanno chiarito Nicola Licci (presidente di Arci Milano) e Salvo Lipari (coordinatore lotta alle mafie e alla corruzione, Arci nazionale) è la scelta di dedicare i sessant’anni di Arci a una riflessione trasversale sulla realtà “antimafia”, rinnovando un impegno quasi trentennale alla lotta – legale, giusta, pacifica, condivisa – intrapresa dall’associazione, contro le organizzazioni italiane (ma ormai internazionali) di criminalità organizzata, per brevità chiamate “mafie”.
È in seguito alle stragi dei primi anni Novanta (nel 1992 a Palermo e poi nel 1993 a Firenze, Roma e Milano) che Arci Lombardia ha cominciato ad attivarsi in sostegno alle già avviate attività antimafia in Sicilia. Bergamo, ha ricordato Cortesi, fu la prima città settentrionale, nel 1994, ad accogliere la Carovana antimafie; da allora, l’attenzione verso la fenomenologia del crimine organizzato si è andata diffondendo, aprendo la strada all’impegno delle istituzioni, della giustizia e del terzo settore nel contrasto attivo alle mafie.
Non prendere coscienza di una presenza e di un’attività criminali, o peggio: negare l’evidenza in tal senso, scegliendo di non agire e non parlare,consente infatti la loro proliferazione pressoché incontrastata delle stesse. Pasquale La Torre, rappresentante del circolo Arci di Monte Sant’Angelo, nei dintorni di Foggia, lamenta una diffusa, erronea percezione del locale clan mafioso Libergolis come “mafia minore” e poco minacciosa, nonostante lo stesso clan disponga di cellule armate paramilitari. E proprio l’incapacità o il rifiuto di riconoscere il progressivo radicamento delle mafie nel nord del paese ha consentito a queste di intessere una rete di relazioni strategiche con l’impresa locale. Autori di Appunti di antimafia, Dominella Trunfio (anche rappresentante dell’Arci provinciale di Reggio Calabria) e Francesco Filippi individuano la principale causa del potere delle ‘ndrine in Lombardia nella sottovalutazione della “mafia calabrese” rispetto alla siciliana Cosa Nostra e alla camorra campana. Ancor oggi, non a caso, la ‘ndrangheta rimane la principale struttura di crimine organizzato a Milano e in generale in Lombardia, benché anche qui persistano cellule camorriste e di Cosa Nostra, come nel caso dei siciliani Matteo Messina Denaro o Michele Sindona (boss di Castelvetrano trapiantato a Milano il primo, imprenditore colluso con la mafia il secondo, il cui nome è legato all’omicidio di Piergiorgio Ambrosoli).
Va in ogni caso precisato che le mafie, di qualsiasi provenienza, non si sono fatte strada “da sole” nella prosperosa Italia settentrionale degli anni Sessanta e Settanta: al contrario, esse hanno facilmente accresciuto la propria influenza – politica, economica, sociale, culturale – grazie alla compiacenza di diversi soggetti della finanza, dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione locali, disposti a “sporcarsi le mani” pur di assicurarsi affari vantaggiosi e protezione.
Non è in alcun modo fattibile contrastare una realtà vasta, complessa e pervasiva come la criminalità organizzata (e i suoi collaboratori) agendo in modo isolato e incoerente: se è vero che le mafie prendono forza dalle relazioni costruite dentro e soprattutto fuori dai circuiti propriamente criminali, relazioni e sinergia sono altrettanto importanti per gli attori dell’antimafia.
A questo scopo, diventa essenziale ristabilire un rapporto di trasparenza e di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, e (ri)creare i presupposti perché questo accada. Di nuovo, il perseguimento coerente e coeso di comuni obiettivi è un presupposto necessario, ed è qui che entrano in gioco realtà associative come Arci, Avviso Pubblico o Libera, in grado di esercitare una pressione politica decisiva: Pierpaolo Romani di Avviso Pubblico ha ricordato come quest’ultima realtà si sia fatta promotrice attiva di sei provvedimenti legali e di un osservatorio parlamentare; Luigi Lusenti ha invece citato l’impegno del progetto europeo Icaro
[Instruments to Remove Confiscated Assets Recovery’s Obstacles] nel favorire il riutilizzo sociale dei beni confiscati (per i quali la Lombardia – guarda caso – detiene il primato nazionale).
Per intraprendere un dialogo costruttivo tra istituzioni e società, è fondamentale risolvere le ambiguità di una cosa pubblica che “c’è” e che “non c’è”, che da una parte subisce o cerca collusioni mafiose, e dall’altra spende risorse ed energie nel tentativo di debellarle. Rosy Bindi, deputata Pd intervenuta al convegno in qualità di Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie, è consapevole delle collusioni della politica nelle attività criminali; pur ricordando che la forte incidenza della delinquenza organizzata in Italia ha implicato sviluppi significativi dei mezzi giuridici, politici, sociali in contrasto alle stesse; risorse che in altri paesi europei non sono altrettanto avanzate. Allo stato delle cose, rimangono comunque delle criticità: prima fra tutte, la diffusa impunità dei soggetti della “zona grigia”, non formalmente illegale, ma implicata nelle attività delle associazioni criminali. Persiste poi una percezione astratta della corruzione come “tratto culturale” italico, pericolosa nella misura in cui questa porti a un’autoindulgenza deresponsabilizzante.
Per contrastare attori, obiettivi e strategie della criminalità organizzata, ha riassunto Bindi, non basta intervenire in senso repressivo e punitivo: altrettanto imperativa è un’azione preventiva, che coinvolga la società civile, l’apparato legislativo (con l’elaborazione, approvazione e applicazione di un codice antimafia organico e attualizzato) e il mondo delle imprese e dei mercati, riparandone le fragilità e i vuoti normativi che la criminalità organizzata e i suoi intermediari sono ancora in grado di manipolare a proprio vantaggio.
Sono già stati mossi importantissimi passi avanti nella persecuzione legale e politica delle attività di stampo mafioso, quali l’art.416 bis del codice penale (introdotto dalla legge 646/82 Rognoni – La Torre, definisce il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso), la legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, e l’introduzione del carcere duro per i mafiosi (art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano); quest’ultima misura in particolare, ha evidenziato De Martino, è stata decisiva nel limitare (non debellare, comunque) il potere delle organizzazioni camorriste del casertano. A tali provvedimenti vanno aggiunte disposizioni più severe nell’assegnazione di appalti, che però, dati i tempi stretti, non sempre trovano un’attuazione pratica.
Rimane comunque incoraggiante l’impegno delle imprese (di cui è stato portavoce in sede di dibattito Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, oltre che giornalista e scrittore) e dei sindacati (rappresentati da Vincenzo Moriello, Cgil), sempre più attenti e attivi nel contrasto alle mafie nelle rispettive aree di competenza: nelle parole di Calabrò, infatti, «essere attivi in antimafia a Milano e in Italia significa tutelare lo sviluppo della città e del paese».

Misure di tipo punitivo, in effetti, non possono funzionare al meglio senza una sistematica campagna di (ri)sensibilizzazione alla giustizia, alla legalità e alla responsabilità civica, e di prevenzione nei confronti di soggetti e azioni che intendano contrastare tali valori, privando la società onesta di ricchezza materiale e morale.
Decisivi a questo scopo sono i campi della legalità, promossi da Arci e Libera, inizialmente in Sicilia e poi in altre regioni italiane, a Sud come a Nord. Essi richiamano ogni anno centinaia di volontarie e di volontari, che spesso, conclusa la permanenza settimanale o bisettimanale del campo, proseguono il proprio impegno sociale gettando le basi per un’attività antimafiosa condivisa sul territorio locale [per fare un esempio, il coordinamento comasco di Libera è nato nel 2012 su iniziativa di giovani volontarie e volontari dei campi antimafia in Calabria, Campania e Sicilia, molti dei quali avrebbero poi ripetuto l’esperienza, nda].
Calogero Parisi, presidente della cooperativa Lavoro e non solo di Corleone, e alcuni partecipanti, riportando alla platea la propria esperienza personale, hanno sottolineato l’impatto positivo dei campi, che combinano ad un’attività di lavoro agricolo volontario momenti di confronto, di formazione storico-sociale e, com’è giusto, di divertimento responsabile [chi scrive, che ha vissuto di persona l’esperienza del campo della legalità proprio nella cooperativa corleonese cinque anni or sono, conferma]. Proprio questo coinvolgimento personale, nelle parole di Nando Dalla Chiesa (professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’università degli studi di Milano e presidente onorario di Libera) può essere un importantissimo veicolo di comprensione e promozione delle attività promotrici di legalità e di giustizia, anche al nord, anche nella vita quotidiana, e non solo nell’antimafia meridionale più “eroica” veicolata dai media e dall’istruzione, pure imprescindibile nella storia recente e contemporanea del nostro paese.

Consapevolezza e responsabilità sociali possono sortire risultati concreti e significativi, ed è quanto si cerca di fare con i territori e le proprietà confiscate alle associazioni mafiose. Questo avviene nei terreni destinati al riuso sociale e gestiti dalle cooperative come Lavoro e non solo, s’è detto, o in immobili prima destinati ad attività magari lesive del tessuto sociale, come il gioco d’azzardo. Trunfio cita il caso della sala giochi-bowling di Reggio Calabria, situata nei pressi di istituti scolastici, che è stata sottratta al controllo del “re del videopoker” Gioacchino Campolo e riabilitata all’utilizzo collettivo; esperienze analoghe avvengono però anche qui al nord, e per attività apparentemente “normali” come la ristorazione. Davide Ronzoni, di Arci Lecco, ha portato l’esempio positivo della pizzeria un tempo denominata Wall Street e di competenza di Coco Trovato, e poi (seppure con un clamoroso ritardo da parte delle istituzioni locali) restituita alla società come Fiore – cucina in libertà. È però essenziale che la “riabilitazione” di beni confiscati abbia ricadute positive sulla società: diversamente, il senso di “dipendenza” dal crimine organizzato inteso come sostituto necessario di istituzioni “assenti” o inefficienti ne uscirebbe, paradossalmente, fortificato.

Non da ultimo – anzi, prima di tutto – bisogna insistere su legalità, giustizia e responsabilità civile nel percorso educativo, anche fuori dalle mura scolastiche. Vincenza Rando, vicepresidente di Libera, cita con soddisfazione la partecipazione di ragazze e ragazzi a processi penali a soggetti implicati in attività mafiose, e le associazioni d’antimafia civile conducono molte attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici; non di rado coinvolti in iniziative come i già detti campi della legalità, la carovana antimafie, o la Nave della legalità in occasione del 23 maggio, anniversario della strage di Capaci che costò la vita (tra gli altri) al magistrato Giovanni Falcone, senza contare il 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
Formazione e informazione sui soggetti e sulle strategie d’azione della criminalità organizzata hanno una valenza doppiamente positiva. Per prima cosa, perché permettono di “prendere le misure” della fenomenologia mafiosa, nella sua specificità e nei suoi elementi ricorrenti, permettendo di sviluppare contromisure mirate ed efficaci. Inoltre, e questo è forse l’aspetto più importante, l’avvicinamento ai giovani a tematiche e realtà tutt’altro che remoti nel tempo e nello spazio, con le lezioni e soprattutto con il confronto e la partecipazione diretta – permette di riattivare valori positivi e condivisi – giustizia, responsabilità, onestà, coraggio – motivando al confronto e alla collaborazione nella difesa degli stessi.
[articolo e foto di Alida Franchi, ecoinformazioni]
Già on line sul sito di Arci Lombardia i video della diretta integrale facebook di Daniel Lo Cicero e Vincenzo Colelli. Presto on line su canale di Arci Lombardia, video hd e foto di ecoinformazioni per Arci Lombardia.
Il Prc di Como denuncia che «Misteriosi vandali nella notte tra il 22 ed il 23 settembre hanno divelto la targa della Federazione provinciale di Rifondazione Comunista. (altro…)
Domenica 24 settembre alle 10.30 Connessioni controcorrente torna allo Spazio Gloria per un nuovo appuntamento di Risvegli, matinée di musica classica che in quattro tappe domenicali renderanno più dolce l’arrivo dell’autunno. Per il secondo appuntamento in programma un concerto solitistico di pianoforte eseguito da Vsevolod Dvorkin, con musiche di Ludwig van Beethoven e Modest Musorgskij.
Inizio alle 10.30, al termine un aperitivo.
Ingresso 7 euro.
Per il programma completo visitare la pagina Facebook dell’evento.
Vsevolod Dvorkin, nato a Mosca nel 1972, frequenta la Scuola Musicale Speciale Gnessins e il Conservatorio Ciaikovsky dove, studiando con Vera Gornostaeva e Natalia Troull, si diploma brillantemente nel 1995. Si perfeziona con Karl-Heinz Kämmerling e Sergio Perticaroli e, grazie a una borsa di studio offerta da Maurizio Pollini e Francesco Micheli, approfondisce gli studi in Italia. Si diploma dunque presso l’Accademia Incontri col Maestro a Imola, sotto la guida di Lazar Berman, e al Conservatorio Verdi di Milano, con Vincenzo Balzani.
Tra il 1993 e il 1996 Dvorkin riceve numerosi riconoscimenti: tra gli altri, riceve il primo premio al Concorso Internazionale Città di Pavia e al Viotti di Varallo, e il secondo premio al concorso Città di Cantù. Nel 2002 incide il “Quartetto op. 47 di Schumann” per la Stradivarius e nel 2004 il cd Recitarsuonando con Sonia Bergamasco per la Raitrade.
Nel corso della sua carriera si esibisce in Germania, Russia, Corea del Sud, Giappone, Ungheria, Messico, Cipro, Egitto, Austria, Francia, Spagna, Svizzera e Italia, suonando come solista con numerose orchestre, fra cui la Sinfonica di Mosca, la Filarmonica di Udine, la Stabile di Bergamo, l’Orchestre d’Auvergne, l’Orquesta Filarmonica de la UNAM (Messico) e sotto la direzione di maestri quali Zollman, Nanut, Ziva, Fagen. Partecipa inoltre a prestigiosi festival e lavora inoltre con l’attrice Sonia Bergamasco negli ambiti del melologo e del teatro da camera.
Risvegli è un’iniziativa di Connessioni Controcorrente, progetto di rigenerazione culturale urbana firmato Arci Xanadù, Arci ecoinformazioni e Teatrogruppo popolare, realizzato con il contributo di Fondazione Cariplo; la rassegna è stata organizzata in collaborazione con Casa della musica, Kammermusik, e con il patrocinio del Comune di Como.

Un’opera giovane – in ogni senso – Ettore Majorana. Cronache di infinite scomparse (opera in n variabili), vincitrice del concorso Opera Oggi promosso da OperaLombardia (che dell’opera è dunque promotrice), che debutterà per la sua prima assoluta al Teatro Sociale di Como – di cui aprirà la stagione notte 2017/18 – tra martedì 26 e sabato 30 settembre, prima di partire in tournée in Italia e in Europa, passando per Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia, Trento, fino ad arrivare a Magdeburg nell’autunno 2018 e a Valencia nella primavera del 2019. L’opera è stata anticipata da Focus Majorana, un ciclo di eventi collaterali, gratuiti e aperti a tutti, sostenuti da enti e associazioni cittadine (Biblioteca comunale, Fondazione Alessandro Volta, Università degli studi dell’Insubria, Festival della Luce – Lake Como 2017, Ostello Bello Lake Como, Allineamenti, Quartetto Artemisia e lo stesso Teatro Sociale), inerenti alle tematiche da essa trattate, e in particolare sul connubio tra musica e scienza. Proprio la scienza, del resto, sarà il Leitmotiv della stagione teatrale 2017/18 del Teatro Sociale,
Giovani, giovanissimi, il librettista Stefano Simone Pintor, il compositore Roberto Vetrano, lo scenografo Gregorio Zurla e il direttore d’orchestra Jacopo Rivani (già alla pedana del Sociale con il Nabucco dei 200.com 2016/2017), tutti al di sotto dei 35 anni. Giovane il cast, composto dai vincitori del LXVIII concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici d’Europa: Alessandra Masini (la Cantante, una Madre), Davide Paciolla (la Particella ombra), Federica Livi (la Fisica, parte condivisa tra Livi e Monica Tiberia Naghi), Lucas Moreira Cardoso (Majorana), Pietro Toscano (Dio, il Generale, il Frate), Roberto Capaldo (il Barbone), Ugo Tarquini (l’Antimajorana).
Giovane il protagonista di quest’opera “totale” a tinte noir che coniuga scienza, musica, bel canto e recitazione, il celebre fisico catanese Ettore Majorana, autore di importanti studi di fisica nucleare e meccanica quantistica (nonché uno dei “ragazzi di via Panisperna” a cui è dedicato l’omonimo film di Gianni Amelio), scomparso ad appena 31 anni sulla rotta marittima Napoli-Palermo (questa la versione più accreditata, ma le ipotesi della sparizione sono parecchie, spesso romanzate e assai improbabili). Correva l’anno 1938: da quel mese di marzo, di Majorana fu persa ogni traccia.
Alle soglie degli ottant’anni dalla sua prematura e misteriosa scomparsa – cita la pagina del sito web del Teatro Sociale dedicata all’opera imminente – , il grande fisico siciliano assurto a mito nella scienza come nell’arte (tanto da ispirare un libro di Leonardo Sciascia) diventa il soggetto di questo progetto musicale totale, vincitore del concorso Opera oggi per la stesura di una nuova opera contemporanea. Un progetto ambizioso, ricco di effetti visivi ed uditivi (fisici, appunto!) molto particolari che porteranno l’ascoltatore a una dimensione ‘altra’ per far rivivere le infinite possibilità del ‘caso Majorana’, tutt’oggi ancora vivo e apertissimo.
Nelle parole degli autori dell’opera: ‘Se è vero che il ‘900 ci ha portati verso il concetto di ‘frammentazione’, dove ci sta portando il XXI secolo? La nostra risposta a queste questioni è andata verso la nozione di ‘realtà aumentata’. In un mondo in cui il progresso tecnologico ci ha immerso in una realtà che va oltre a quella fisica classica che conoscevamo, non potevamo certo scegliere di fare un’opera che parlasse al pubblico odierno senza tenere conto di questo fondamentale aspetto della nostra contemporaneità. Proprio da questa considerazione derivano le nostre scelte, in primis quella del soggetto del nostro racconto: Ettore Majorana’.
Guarda qui il video d’anteprima dello spettacolo.
Ai giovani, infine, è dedicata “la prima delle prime”, prevista per la sera di martedì 26 settembre alle 20,30: il pubblico di questa rappresentazione comprenderà infatti ragazze e ragazzi rigorosamente under 30; mentre le successive serate – giovedì 28 e sabato 30saranno aperte a un pubblico di ogni età.
Per tariffe e agevolazioni, oltre che per l’acquisto di biglietti, si può consultare il sito del Teatro Sociale o recarsi personalmente alla biglietteria negli orari d’apertura (indicati alla stessa pagina).
[Alida Franchi, ecoinformazioni]
Pubblichiamo di seguito il comunicato del presidente provinciale dell’Anpi di Como in merito all’annunciata manifestazione del gruppo di estrema destra Como ai comaschi in via Leoni a Como di venerdì 22 settembre che raccolto una ventina di persone dimostrando l’indisponibilità delle persone del quartiere a essere strumentalizzate.
«Oggi è stata annunciata dall’Associazione di destra Como ai comaschi, una manifestazione dal carattere marcatamente xenofobo e razzista da tenersi presso i giardinetti di via Leoni con motivazioni di chiaro carattere fascista: «presso questi giardini durante tutto il giorno e la notte bande di immigrati stazionano coi soliti atteggiamenti minacciosi nei confronti di chi porta il proprio cane a passeggio o coi bambini che giocano a calcio, spesso sostituendosi a loro facendo leva sulla loro corporatura ed età!!! Inoltre in via Anzani incrocio via Leoni. al centro scommesse, il degrado avanza tra spaccio, litigi tra clandestini con urla, lanci di bottiglie,etc..»
Dietro queste righe e alla sigla apparentemente neutra di Como ai comaschi si nasconde la destra locale con in primo piano Forza Nuova che già lo scorso 5 settembre organizzò con molto poco successo, cercando di strumentalizzare una raccolta di firme fatta da alcuni cittadini di San Rocco e ricevendone una netta smentita a mezzo stampa, da parte di quelli stessi cittadini che hanno rifiutato l’etichetta che i fascisti nostrani gli volevano cucire addosso; (per chi avesse dei dubbi su chi nasconde dietro questa sigla visiti il loro sito https://it-it.facebook.com/ComoaiComaschi/ e si renderà conto che è mutuato da quello dei fascisti di Forza Nuova, persino le community sono identiche!).
Siamo perfettamente consapevoli della esistenza di situazioni di degrado nella nostra città. Esse però non possono essere fatte risalire al drammatico fenomeno dell’immigrazione e a chi cerca disperatamente rifugio dalla guerra e dalla fame, dobbiamo invece considerare l’impegno di tanti comaschi per alleviare il grave disagio di chi si sente abbandonato dalle istituzioni, Da metà luglio a metà settembre, ad alleviare il disagio di centinaia di persone accampate nei giardini della stazione San Giovanni, in assenza di qualsiasi intervento pubblico, furono i giovani di “Como senza frontiere”, quelli della Parrocchia di Rebbio, i Padri missionari comboniani, le associazioni antifasciste, i militanti e le organizzazioni di sinistra, e tante e tante altre sigle, così come oggi di fronte agli atteggiamenti muscolari della nuova amministrazione di Como che ha pensato bene, con un’azione che potremmo definire “caritatevole”, di tagliare l’acqua ai rifugiati nell’autosilo val Mulini o di sradicare le panchine dai giardinetti di San Rocco, portano conforto e acqua quotidianamente a queste persone.
L’Europa Italia compresa, nella quale si sta pericolosamente ripresentando il virus del nazionalismo, della xenofobia, dell’antisemitismo, sembra soltanto capace di erigere muri, reticolati e barriere di filo spinato. E’ un’ Europa profondamente diversa da quella prefigurata dai Resistenti europei che doveva fondarsi sui principi di solidarietà e accoglienza. Como ha dato invece importanti segnali per ospitare chi fugge da situazioni drammatiche e invivibili. Chiediamo alle pubbliche autorità di intervenire perché non si ripetano iniziative che si contrappongono ai principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale.
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia chiama tutti cittadini democratici, di qualsiasi credo e opinione politica a vigilare ed a opporsi alla deriva fascista, che con menzogne e opportune campagne di stampa tenta di montare l’opinione pubblica contro poche centinaia di persone ree solo di essere fuggite da terribili situazioni di guerra o di carestia.» Per la Presidenza comasca dell’Anpi Guglielmo Invernizzi

Domenica 24 settembre alle 21 lo Spazio Gloria di Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como si collegherà in diretta Skype con il regista Andrea Segre per una breve chiacchierata in merito al suo ultimo film L’ordine delle cose.
Condurrà l’intervista Andrea Quadroni, giornalista de La Provincia.
Seguirà la proiezione del film.
Il film descrive il dramma dei migranti e le speculazioni che stanno dietro ai viaggi della speranza più e meglio del coro di politici, media e autorità. Per raccontare la sua parabola, Segre usa una chiave di volta rappresentata dal personaggio di Paolo Pierobon. Corrado Rinaldi è un funzionario del Ministero degli Interni che si occupa di immigrazione e compie frequenti missioni in Libia, per stipulare accordi con il potere tribale e stabilire nuove regole che arginino il flusso dei migranti in Europa. Il problema nasce quando Corrado entra in contatto con Swada, donna somala che tenta di raggiungere il marito in Finlandia, e rimane coinvolto sul piano personale.
Evento speciale al festival di Venezia. Il film ha il patrocinio di Amnesty International, Medici per i diritti umani, Naga onlus.
L’ingresso è riservato ai soci Arci: intero 7 euro – Ridotto 5 euro (under 18, over 65)
Il 21 settembre Spazio Parini pieno per l’aperitivo e dibattito di Refugees Welcome. La prima parte della serata è stata l’aperitivo, con un buffet ricco di piatti tipici gambiani preparati da Dembo Sillah (in arte Alex), rifugiato gambiano da sempre cuoco nel suo paese d’origine che ha avuto la possibilità di aprire il servizio di catering La cucina di Alex anche qui in Italia. Delle bevande si sono occupati Ousmane Bamba e Musa Jobateh, due ragazzi iscritti a Refugees Welcome in attesa di trovare chi è disponibile ad attivare un’ospitalità, hanno frequentato un corso per camerieri all’Enaip di Como, e, visti i risultati della serata, si può affermare con certezza che il percorso intrapreso sia stato un successo. (altro…)
In un mondo rovesciato nel quale gli oppressori sostengono addirittura di essere invasi dagli oppressi non stupisce che una paladina dei diritti umani, integerrima e esempio per i giovani svizzeri e non solo come Lisa Bosia Mirra abbia dovuto affrontare il 21 settembre il processo che le autorità svizzere le hanno intentato. Chi nulla fa contro le violazioni dei diritti umani al confine italo-svizzero si permette di imputare di facilitazione dell’immigrazione illegale la deputata svizzera, nota e stimatissima anche a Como dove si prodigò nell’estate del 2016 con la sua associazione Firdaus per dare il necessario soccorso ai migranti a San Giovanni quando le istituzioni non offrivano loro assolutamente nulla. (altro…)