Como poco presente al No B. day del 5 dicembre

Si annuncia modesta la partecipazione lariana al No B. day l’iniziativa contro il governo Berlusconi organizzata dal basso da una miriade di soggetti organizzati e no. Anche se alcune persone parteciperanno alla manifestazione prevista oggi a Roma alle 14,30 non risultano, al di là dei partiti che appoggiano a livelo nazionale la mobilitazione, adesioni di gruppi locali.

In alto mare: il programma

Si svolgerà giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre il XII Convegno del Coordinamento comasco per la Pace. Il presidente Emilio Botta, la vicepresidente Celeste Grossi ed il direttore Mauro Oricchio hanno presentato venerdì 4 dicembre alla stampa il programma di In alto mare, la tre giorni pacifista dedicata ai diritti dei migranti oppressi dal razzismo dilagante.

Sarà allo Spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 a Como In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Il programma e gli obbiettivi nell’iniziativa nell’articolo “Restiamo umani” di Celeste Grossi che anticipiamo dal numero 398 del nostro mensile che sarà distribuito al Convegno.

La Nobel per la Pace (2003), Shirin Ebadi, attivista per i diritti umani delle donne e degli uomini dell’Iran, e del mondo, nel giro italiano di presentazione del suo libro, La gabbia d’oro (Rizzoli, 2008), ha usato le parole del sociologo iraniano Alì Svariati: «Se non potete eliminare l’ingiustizia, almeno raccontatela a tutti».
L’abbiamo raccontato abbastanza l’orrore del White Christmas di Coccagno, qui vicino a noi? Temo di no. A me è venuta in mente la notte di Natale del 1996 quando 283 migranti, ? donne, uomini, bambine, bambini ? pachistani, indiani, srilankesi, affogarono al largo delle coste siciliane nell’indifferenza dei più. Anche alla loro memoria, vorremmo dedicare il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace il convegno In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure che si apre il 10 dicembre, una data che per noi non vuole essere rituale e celebrativa, ma un momento di riflessione e di stimolo per il nostro territorio sui diritti, i problemi, i sogni e le paure che nascono dalla presenza di nove e nuovi cittadini. Noi del Coordinamento Comasco per la Pace e tutti i soggetti che ci hanno accompagnato nell’organizzazione del convegno ? Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco ? Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco – siamo convinti che non possa esserci Pace se i Diritti universalmente sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, emanata dall’Onu il 10 dicembre ‘48, non sono per tutte e per tutti.
Per questo abbiamo deciso riprendere e sviluppare i temi della Campagna Non aver paura (che la scorsa primavera abbiamo contribuito a costruire sul territorio provinciale, raccogliendo oltre 1000 firme a sottoscrizione dell’appello nazionale) e di dedicare il nostro convegno annuale ? che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como ? alla convivenza qui e ora con le bambine e i bambini, le donne e gli uomini, cittadini del mondo proprio come noi.

Intrecci di linguaggi e di culture
Il nostro incontro si apre con Servi, lo spettacolo di Renato Sarti (prodotto dal Teatro della Cooperativa, con il sostegno di Lunatica, da un testo di Marco Rovelli e Renato Sarti, con Marco Rovelli e Mohamed Ba, accompaganti da Lara Vecoli, al violoncello, e da Davide Giromini, alla fisarmonica). Abbiamo scelto di iniziare con Servi perché è uno spettacolo assai intenso, ma anche per la presenza sul palco, insieme a Marco Rovelli, dell’attore senegalese Mohamed Ba, accoltellato nel 2009 a Milano, in una delle tante aggressioni di marchio razzista che si verificano quotidianamente nel nostro paese. La sua presenza nello spettacolo «oltre a voler essere un tangibile segno di solidarietà, renderà sicuramente più incisivo il messaggio: dare voce a una componente straniera ormai indispensabile per lo sviluppo del nostro paese ma alla quale non vengono ancora riconosciuti diritti fondamentali come il voto e, soprattutto, non viene data la parola», ha detto il regista e noi siamo d’accordo con lui.
Quelli che iniziano il 10 dicembre saranno tre giorni fitti: due spettacoli teatrali, tre film, una mattinata dedicata alle scuole, oltre quindici tra relatrici e relatori, musica, video, mostre, libri, riviste, un seminario.
Desideriamo intrecciare riflessioni e narrazioni per non dimenticare che la nostra terra nel passato è sempre stata ospitale e accogliente e perché il Mediterraneo non sia mai più un cimitero marino. E cercheremo di farlo non solo con le parole.

Sogni. Narrazioni. Riflessioni
La mattinata di sabato 12, dedicata alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori è aperta da un altro spettacolo, Sogni clandestini del Gruppo teatrale Ibuka Amizero. Allo spettacolo seguiranno due narrazioni di storie belle di immigrazione. Le presentiamo perché lo sguardo di ragazze e ragazzi non si soffermi solo sulle “brutte storie” quotidiane.
Severino Proserpio dell’Associazione I bambini di Ornella racconterà come ha deciso, dopo l’esperienza fatta qui di fondatore del Clas, il sindacato dei lavoratori immigrati della Cgil, di emigrare in Senegal.
Kossì Komla Ebrì, cittadino italiano nato in Africa, scrittore, medico, parlerà dei suoi sogni, dei problemi incontrati nella realizzazione dei suoi desideri, ma anche delle attese deluse e della vergogna che proviamo noi cittadine e cittadini italiani di fronte alle leggi razziali, approvate dal nostro Parlamento.
Gabriele Del Grande, collaboratore del quotidiano L’Unità, di Redattore Sociale e di Peace Reporter, fondatore di Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’emigrazione, racconterà la sua esperienza di giornalista e di autore di libri-inchiesta come Mamadou va a morire (Infinito Edizioni, 2007).
Nel pomeriggio e nella serata di sabato ci saranno tre film della rassegna itinerante Oltre lo sguardo, che quest’anno compie 15 anni: Pane e cioccolata, di Franco Brusati, La giusta distanza, di Carlo Mazzacurati; Amore che vieni. Amore che vai, di Daniele Costantini.

Nomadi del presente, cittadini del futuro
«Viviamo sempre più in una società complessa, multiculturale e multireligiosa, figlia dei processi estesi e pervasivi della globalizzazione. Le risposte, individuali e collettive, sociali e politiche, alle sollecitazioni al cambiamento sono ambivalenti: alcuni ritengono opportuno difendere le identità, ancorandole a un territorio, a una tradizione, a una lingua; altri tentano di dar vita a identità aperte, inclusive, plurali, nomadi. Alla cittadinanza di tipo nazionale, legata all’ethnos e allo jus sanguinis, si contrappone quella planetaria, agganciata alla persona, legata al demos e allo jus soli. Per vivere costruttivamente questa tensione e vincere le sfide poste dalla società multiculturale, serve un confronto alto sugli orientamenti di politica educativa, che non riguardi solo gli operatori della scuola ma tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’educazione oggi». Dice Roberto Morselli, formatore e consulente, membro della redazione di Cem/Mondialità, che si occupa di comunicazione, anche in chiave interculturale e che aprirà, domenica mattina il seminario Nomadi del presente, cittadini del futuro. Il contributo dell’educazione interculturale alla costruzione della cittadinanza planetaria. Abbiamo pensato a un laboratorio che metta a fuoco il contributo specifico offerto dall’educazione interculturale. Un momento di formazione per noi organizzatori e aderenti al Coordinamento comasco per la Pace e per insegnanti e operatori impegnati con vari ruoli nell’educazione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, cittadine e cittadini della società in cui viviamo, che vorremmo sempre accogliente e rispettosa delle memorie culturali di tutte e di tutti.

Desideri e paure
In alto mare ha l’ambizione di illuminare la vita quotidiana di donne e uomini immigrati, cittadini del mondo, proprio come noi, che non vogliamo sia ridotta né a un fenomeno da studiare, né a un problema di ordine pubblico. Ma anche la vita quotidiana di noi donne e uomini nativi e le nostre difficoltà di accoglienza. Senza negare i problemi, vorremmo che la presenza dei migranti qui e ora fosse vissuta come una grande opportunità per cambiare le nostre relazioni malate e vivere tutte e tutti più felici.
Nel pomeriggio di domenica 13 dicembre ci accompagneranno nella riflessione e nel confronto Chiara Giaccardi (docente di Sociologia della Comunicazione e di Comunicazione Interculturale all’Università cattolica di Milano, esponente dell’Associazione Eskenosen), Essadia Bissati (del Centro di Documentazione Almaterra di Torino), Mercedes Frias (unica donna nata all’estero eletta al Parlamento italiano nella passata legislatura), i musicisti Francesco D’Auria (batteria e percussioni), Maurizio Aliffi (chitarra), Simone Mauri (clarinetto basso) e Marco Belcastro (voce, organetto e chitarra); Grazia Villa, presidente dell’associazione nazionale La Rosa Bianca; Mons. Angelo Riva docente di teologia morale, diocesi di Como e il sociologo Alessandro Dal Lago.
L’iniziativa si concluderà domenica 13 con un “aperitivo etnico” della Cooperativa Sociale Questa Generazione e di Aclichef, con la collaborazione di donne native e immigrate, per salutarci in modo conviviale e davvero interculturale.

Giulietti in Biblioteca a Como per difendere la Costituzione

Più di ottanta persone, molti i giovani, giovedì 3 dicembre in Biblioteca hanno partecipato con interesse all’incontro, organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione, con Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21. Applausi scroscianti in tutti passaggi nei quali il relatore ha invitato alla difesa dagli attacchi del governo dei principi fondanti stabiliti dalla Costituzione italiana.

Presentato da Aniello Rinaldi del Comitato per la difesa della Costituzione di Como e dal consigliere comunale Bruno Saladino, per il Comitato per la libertà di stampa comasco, Giuseppe Giulietti è intervenuto giovedì 3 dicembre alla Biblioteca comunale di Como. Sul palco anche Luciano Forni, esponente del Comitato e rappresentante come ex senatore di un ruolo delle istituzioni rispettoso dei principi fondativi della Repubblica.
Giulietti ha Un percorso nato per la difesa dell’articolo 21 da cui prende nome l’associazione rappresentata dal parlamentare democratico arrivato da un incontro partecipato con più di 80 persone di cui la metà giovani.
«Ci siamo messi in rete per la libertà di stampa – ha spiegato Saladino – e abbiamo subito avuto risposte positive. Ci sono grandi potenzialità inespresse che non riescono ad essere rappresentate dalle grandi organizzazioni forse un po’ anchilosate».
Saladino ha sottolineato anche la partecipazione della società comasca per la libertà di stampa: «alla manifestazione organizzata il 5 ottobre abbiamo raccolto 450 adesioni di singole persone e 24 di associazioni, partiti, sindacati».
Giulietti ha brillantemente ripercorso la nascita della propria associazione difendendola da chi la definisce di parte «il presidente nazionale è Federico Orlando, l’ex braccio destro di Montanelli, che non c’entra niente con la sinistra». «Infatti Montanelli ruppe con la destra con l’avanzare dell’idea autoritaria e illiberale» ha proseguito Giulietti.
Il relatore si è concentrato sul discorso pubblico e di come i media possano influenzarlo.
«Nessuno ha ripreso le affermazioni di Ciampi, intervitato da Repubblica, che si è detto preoccupato perché la Costituzione è snaturata dall’interno».
Anche la questione del fuori onda di Fini è emblematica per Giulietti: «il presidente non ha detto niente di eccezionale ha solo affermato che bisogna verificare la fondatezza delle accuse e che il consenso non dà l’impunità». Perché tanto scandalo?
Si è creata una democrazia populista molto lontana da quelli che sono gli standard europei.
Un mea culpa è stato fatto sul conflitto di interessi, raccogliendo gli applausi del pubblico.
L’Italia si è avvicinata a paesi semiliberi per la libertà di informazione in tutte le classifiche, da Freedom House a Réporters sans Frontière, a causa della concentrazione dei mezzi di informazione.
«Se si parla di sicurezza ci hanno fatto imparare a memoria ogni passaggio dei processi di Garlasco o di Perugia, ma chi sa dei 3.200 morti di amianto a Casale Monferrato? – ha deninciato Giulietti – i delitti collettivi, la scuola pubblica, la sanità, la povertà, non hanno visibilità».
Rispondendo alle domande dei ragazzi del liceo Classico intervenuti Giulietti ha chiarito la differenza fra privacy e diritto d’informazione in riferimento al Ddl Alfano: «Se ci fosse già stato con il crac Parmalat 50 mila persone non avrebbero saputo di avere perso tutto».
Se il decreto dovrebbe essere approvato ha annunciato un ricorso alla Corte di Strasburgo dei più eminenti costituzionalisti italiani tra cui Valerio Onida.
«Questa democrazia populista aumenta i consensi prendendo gli umori di pancia della gente che vengono seguiti e stimolati anche dalle aperture dei telegiornali».
«Non è privo di significato che si guardi ai modelli autoritari dell’ex Unione sovietica – ha detto il portavoce di Articolo 21 – come dimostrano il viaggio in Bielorussia e l’amicizia con Putin».
Positiva per Giulietti la mobilitazione di base, così come è avvenuta a Como, che ha auspicato un migliore utilizzo della rete, «bisogna fare corsi di alfabetizzazione informatica», per creare reti di informazione alternative, partecipate e dirette. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Intervista a Giuseppe Giulietti, articolo 21

Intervista a Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che parlerà alla Biblioteca di Como giovedì 3 dicembre alle 18 nell’incontro Libertà d’informazione: diritto costituzionale o chimera? Organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione.

 «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Queste sono le prime parole dell’Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: siamo di fronte a un diritto costituzionale in pericolo? Si interroga oggi su questo tema, la libertà d’informazione nel nostro paese, il Comitato per la difesa della Costituzione di Como, che organizza alle 18 un incontro alla Biblioteca comunale. Relatore sarà Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, deputato del gruppo misto (ex Italia dei Valori), giornalista attivo da anni nella difesa di un’informazione libera e plurale. «La Costituzione – dichiara il portavoce di Articolo 21 – è sempre più oltraggiata, sempre più assaltata, umiliata. Come dimostra l’incredibile dibattito che si è aperto nel centro destra sulle parole di Gianfranco Fini: in qualsiasi altro paese europeo le dichiarazioni del presidente della Camera sul fatto che chi ha la maggioranza non può fare quello che vuole sarebbero state considerate un’ovvietà, proprie di qualunque leader di centrodestra. In Italia invece sono state addirittura chieste le dimissioni di Fini. È evidente che le sue considerazioni sono ritenute gravissime da Berlusconi, significa che il Presidente del Consiglio ha in qualche modo in mente il superamento di un principio costituzionale». Ma qual è la percezione del problema da parte dell’opinione pubblica? I cittadini “sentono” la libertà dell’informazione come una priorità? «Credo che il tema sia più sentito oggi che in passato. Certamente – continua Giulietti – la percezione di tale emergenza è stata a lungo molto bassa e la responsabilità è anche dell’opposizione: il conflitto d’interessi non affrontato dal centrosinistra, lasciato in appalto a Berlusconi, con un’azione di contrasto blanda, si rivela oggi la vera metastasi italiana. Ciò detto, ho la sensazione che tra i cittadini, nella società civile, tra i manifestanti e nella rete, dunque dal basso, stia crescendo la consapevolezza che un sistema mediatico oscurante è pericoloso per le libertà dei cittadini stessi». E da internet è nato appunto l’appello per il No Berlusconi day, che si terrà sabato 5 dicembre a Roma: cosa può fare allora la piazza per la libertà d’informazione? «Più che di piazza dobbiamo chiederci cosa possono fare milioni e milioni di cittadini insieme. Io parteciperò alla mobilitazione ma sia chiaro che non sarà un referendum interno al centrosinistra, quanto piuttosto un evento libero e autonomo promosso da ragazzi e ragazze. In questo senso dobbiamo essere ovunque ci sono persone che manifestano il loro amore per la legalità e la Costituzione. Dopo il No B day chiederemo a tutte le associazioni che hanno promosso il 3 ottobre di lanciare mille iniziative in tutti i Comuni – è quanto chiederò anche a Como oggi -, per arrivare poi ad un’altra grande manifestazione unitaria che riunisca tutti i cittadini, indipendentemente dal voto che hanno espresso alle elezioni. Vedo come data ideale per questa mobilitazione conclusiva l’inizio dell’iter finale alla Camera e al Senato del ddl sulle intercettazioni e sul processo breve: in quel momento bisognerà andare in piazza in milioni, senza bandiere, né gelosie o protagonismi. Non a caso il Presidente Ciampi ha invitato alla sorveglianza democratica; ritengo che il suo appello – che non è certamente quello di un estremista – non sia stato compreso fino in fondo». Quanto alla Rai, per Giulietti il servizio pubblico radiotelevisivo «è in una pessima situazione, ridotto ad essere un satellite di Mediaset, con scarsa autonomia industriale ed editoriale; non era mai accaduto che dieci testate giornalistiche su undici fossero controllate dall’attuale maggioranza». Dunque il “caso” del direttore di RaiTre Paolo Ruffini, sostituito in corsa nonostante gli ottimi risultati ottenuti, è ancora una volta emblematico di certe dinamiche tutte italiane: «è stato cacciato perché Berlusconi ne ha chiesto la testa da oltre un anno, così come vuole la testa di altre trasmissioni come Report e Anno Zero. Nutro grande stima per il nuovo direttore Di Bella, ma se fossi in lui mi metterei da parte tutte le proteste per l’espulsione di Ruffini, incluse quelle di Articolo 21, dovrà affrontarle…E il centrosinistra in questa situazione gravissima non trova di meglio che celebrare Ruffini, non vedo cosa ci sia da festeggiare: è la solita sindrome degli sconfittisti». Per saperne di più: http://www.articolo21.info. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 2 dicembre 2009

Il sindaco ha ascoltato stizzito le obiezioni delle minoranze al suo operato sulla Ticosa, mentre i rapporti con Multi diventano sempre più tesi. Seduta speciale sull’affaire Ticosa in diretta su Etv, come per le paratie, mercoledì 2 dicembre.

Approntata la Sala stemmi per permettere la visione in diretta del Consiglio, negli stacchi pubblicitari questa volta era mantenuto l’audio del dibattimento, pochissimi cittadini comaschi si sono presentati all’appuntamento solo una quindicina. Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la mancanza di una adeguata rete fognaria in città che solo in parte convoglia i reflui al depuratore, mentre Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente la nomina di un rappresentante in Agenda 21 e la convocazione della Commissione biblioteca. «Il popolo svizzero si è dimostrato saggio, prudente e lungimirante – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega, riferendosi al referendum che ha proibito i minareti nella Confederazione – ha assestato un colpo all’espansione islamica». Iniziato il consiglio Mario Lucini, Pd, ha dipanato le vicende che hanno riguardato l’ex Tintoria comense negli ultimi vent’anni dalla chiusura nel 1980, con il conseguente acquisto da parte di Palazzo Cernezzi due anni dopo, sino ad oggi. Particolare attenzione sulle vicende della bonifica, non ancora iniziata, con le richieste di Multi di un piano più preciso per ricevere il terreno senza ulteriore bonifiche da fare. Lucini ha stigmatizzato poi i procedimenti «una delibera derubricata, non si era mai sentita. Le delibere si revocano, così non si sa cosa c’era scritto» e la lettera secretata «Se non si chiuderà il contratto con Multi il Comune sarà costretto a rimborsarle i costi della demolizione e dello smaltimento». «Dall’82, quando è stata acquisita dal Comune al ’94 non è stato fatto nulla e la Ticosa è diventata il simbolo, la metafora, dell’immobilismo – ha affermato Lucini – ora, dopo l’abbattimento dello Shed e del corpo C e i toni trionfalistici ci troviamo che dal ’94, Giunta Botta, ad ora sono passati 15, più di quel primo lasso di tempo. «Per la seconda volta deve essere la minoranza a spiegare ai cittadini cosa succede in città perché voi non ne siete capaci» ha sottolineato con forza Bruno Saladino, Pd. Gli altri consiglieri di opposizione hanno ripercorso le inefficienze e le mancanze dell’attuale Giunta comunale; «siete al Governo in città da 17 anni, in Regione da 15 e in provincia da 7», Luca Gaffuri, Pd, arrivando a chiedere con Mario Molteni, Per Como, «le dimissioni subito e andare al voto!». Per il sindaco salvo qualche piccolo intoppo tutto sta invece procedendo regolarmente. Anche se i toni dell’ultima lettera inviata a Multi, resa nota solo durante la serata sono piuttosto tesi e vi si minaccia: «salvo successivi nuovi e diversi accadimenti da parteciparsi entro breve termine, riteniamo di dover prender atto dell’insanabile divergenza attualmente esistente tra questa Amministrazione comunale e Multi Investment B.V. in merito all’esecuzione del preliminare del 3 agosto 2006, e comunichiamo che, atteso il Vostro comportamento pretestuosamente inadempiente, procederemo all’escussione della fideiussione, così come previsto all’art. 10 del preliminare di che trattasi». «Nel 2007 si voleva fare una Stu – ha quindi aggiunto il sindaco – e noi l’abbiamo impedito, perché è una cosa molto statalista e molto di sinistra, guardate Bagnoli. Le Giunte rosse come quelle di Firenze si sono bloccate. Si tratta di chiacchere». Affermazioni che per il tono e l’attacco strumentale alla “rossa” sinistra hanno esacerbato gli animi. Dopo vari interventi dei consiglieri di minoranza, soli due quelli di maggioranza oltre al sindaco, uno del capogruppo Pdl Butti, la serata, prolungatasi ad oltranza oltre l mezzanotte si è conclusa senza neanche una votazione, dato che si trattava solo della presentazione di un documento non vincolante.

“In alto mare” dal 10 dicembre al Gloria a Como

Tre giorni, due spettacoli teatrali, una mattinata dedicata alle scuole, quindici relatori e  relatrici, musica, film, video, film, mostre, libri, riviste e un “aperitivo etnico” per il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace, In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Sul blog di ecoinformazioni tutte le informazioni e i resoconti dei lavori in tempo reale.

 Scarica il  programma del Convegno.

Sarà dedicato all’apertura agli altri e ai diritti, contro il razzismo, il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace che si svolgerà allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre. L’iniziativa che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como riprende e sviluppa i temi della Campagna Non aver paura ed è stata organizzata dal sodalizio pacifista lariano in collaborazione con: Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco.  Sacrica la cartolina’09. Ufficio stampa: ecoinformazioni 031.268425, 347.3674825 ecoinformazioni@tin.it. Informazioni Coordinamento comasco per la Pace 031.927644 info@comopace.org , www.comopace.org

Giuseppe Giulietti a Como giovedì 3 dicembre

Giovedì 3 dicembre alle 18, in Biblioteca a Como, Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione, incontro con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’associazione Art. 21. Il Comitato per la difesa della Costituzione di Como organizza, giovedì 3 dicembre 2009 alle 18 alla Biblioteca comunale di Como in piazzetta Venosto Lucati 1, l’incontro Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’Associazione Art. 21. Per informazioni e-mail difesacostituzione@alice.it

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 30 novembre 2009

Nella seduta di lunedì 30 dicembre passa l’assestamento di Bilancio. Contrarie le minoranze e Lionetti. Eletti a scrutinio segreto i revisori dei conti: Pagno, Rodi e Bordoli presidente.

«Il sindaco può dire che cosa è stato risposto alla Provincia per la bonifica dell’area Ticosa? – ha chiesto Mario Lucini, Pd, nelle preliminari al consiglio comunale di lunedì 30 novembre – oggi decorreva la scadenza che l’Amministrazione provinciale ha posto per avere una replica».
«I dati raccolti sull’utilizzo delle droghe in città analizzandone i reflui saranno scioccanti» ha affermato Roberta Marzorati, Per Como, preannunciandone la futura pubblicazione a gennaio.
Sulla fondazione per Villa Olmo ha chiesto lumi Luigi Bottone, Gruppo misto, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione del Centro di educazione degli adulti comasco sfrattato da via Tommaso Grossi date le condizioni miserevoli dello stabile.
Insediatosi il Consiglio ha quindi ripreso il dibattito sull’emendamento proposto dalla Giunta per stornare 50 mila euro dal Piano neve e destinarli alla Fondazione La Presentazione.
Emanuele Lionetti, Lega, ha posto anche il dubbio sull’appartenenza dello stabile per cui è in corso una vertenza legale, mentre i consiglieri di minoranza hanno con un fuoco di fila di domande chiesto chiarimenti al sindaco.
«Il Comune di Como ha sempre sostenuto le Fondazioni che ha fatto nascere – ha precisato Bruni – con contributi che negli anni sono stati devoluti alla Ca’ d’industria o alla Castellini per esempio».
Per quanto riguarda La Presentazione poi «siamo in perfetta linea con quanto accaduto negli ultimi due anni che hanno visto un contributo di 51 mila euro di media».
Per ovviare poi alle perplessità nate all’interno della stessa maggioranza sul reperimento dei fondi il sindaco ha quindi presentato un subemendamento individuando nella diminuzione della voce prestazioni di servizio, lo smaltimento di rifiuti, la posta da cui ricavare il finanziamento. «Essendo stato calcolata una cifra comprendente una rivalutazione Istat annuale – ha spiegato l’assessore Gaddi – il capitolo è capiente e non ci sono problemi».
Dopo alcune eccezioni sollevate dalle minoranze, inascoltate dalla maggioranza, subemendamento ed emendamento sono stati approvati con i soli voti contrari delle opposizioni e di Lionetti.
La discussione si è spostata sui successivi emendamenti presentati da Marcello Iantorno, Pd, uno sul recupero di fondi per iniziare ad acquisire le ultime quote private del Politeama e l’altro per l’erogazione di un contributo all’Autunno musicale, entrambi bocciati.
Dopo un ricorso alla Corte costituzionale presentata dal Comune di Padova contro l’eliminazione dell’Ici e i ritardi nell’invio delle risorse compensative da parte del Governo centrale, Mario Molteni, Per Como, ha presentato un ordine del giorno per invitare il sindaco a prendere dei provvedimenti nei confronti del Consiglio dei ministri che è stato bocciato.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha proposto inutilmente di eliminare la figura del portavoce del sindaco.
Minoranze compatte, a cui si è aggiunto Lionetti «c’è bisogno di orgoglio, ma qui non ce n’è molto», nel votare contro l’assestamento di Bilancio approvato dalla maggioranza.
Si è giunti così alla nomina dei revisori dei conti. La maggioranza per bocca del capogruppo del Pdl Marco Butti ha proposto Laura Bordoli, una conferma, e Angela Pagano, una novità, e la minoranza ha dato nuovamente il suo consenso a Carlo Rodi.
La Lega si è messa di traverso e ha chiesto chiarimenti sulla Pagano che non aveva i titoli per concorrere all’incarico di dottore commercialista, per il quale è stata proposta, al momento della presentazione della domanda.
Da qui era nata l’esigenza del Pdl di rinviare di un mese l’elezione del Collegio.
«Aveva i requisiti solo per l’incarico di revisore – ha chiarito il vicesegretario generale Emoroso – oggi, non l’ho agli atti, ma so che si è iscritta all’albo dei dottori commercialisti».
Dopo alcuni scontri su questioni procedurali, e il prolungamento della seduta ad oltranza dopo la mezzanotte, sono stati eletti a scrutinio segreto Bordoli presidente e revisori Pagno e Rodi. [Michele Donegana, ecoinformaizoni]

Il Consiglio provinciale di Como non serve

Il Consiglio provinciale non riesce ad approvare l’assestamento di Bilancio, il Pdl non garantisce,nuovamente nella seduta di lunedì 30 novembre, il numero legale.  Cade la Giunta? No la Giunta “sostituisce” il Consiglio e si vota da sola il provvedimento.

Gli esponenti del partito del Presidente del Consiglio erano impegnati in riunione con il senatore Alessio Butti e in aula si sono presentate solo opposizioni e Lega, passata la mezzora regolamentare al secondo appello le prime sono uscite e la seduta è andata deserta.
Per la vicecapogruppo del Pd Rosangela Arrighi «il ministro Brunetta dovrebbe venire qui a contare quanti fannulloni sono stati eletti nel Consiglio provinciale di Como. Nemmeno una scadenza istituzionale, come l’approvazione dell’assestamento di bilancio, fa sì che la maggioranza metta momentaneamente da parte le proprie questioni interne»
Il termine ultimo era il 30 di novembre, pena la decadenza, ma la Giunta ha scavalcato il problema con un provvedimento d’emergenza basato su una sentenza del Tar della Lombardia. L’esecutivo di centrodestra ha così oggi stesso approvato l’assestamento di bilancio senza passare per il Consiglio che potrà parlarne entro il 31 dicembre.
«C’è bisogno di un movimento Giù la Giunta anche a Villa Saporiti – è stata la dichiarazione di Renato Tettamanti, Prc – questa maggioranza non è in grado di governare e vengono tradite le più elementari regole della democrazia».

L’errore grave è l’incompetenza

«Nella trasmissione in diretta su Espansione tv di venerdì scorso (27/11) il sindaco di Como ha dichiarato che sulla questione muro sul lago la cittadinanza è stata portata a conclusioni fuori misura,  fomentata dai partiti di minoranza e dai giornalisti.

Forse il sindaco di Como non ha ancora capito che l’errore grave non è solo l’extra muro, come continua a ripetere aggiungendo anche che con la passeggiata sopraelevata tale scempio avrebbe trovato la sua giustificazione. L’errore grave è stato e rimane l’incompetenza dell’amministrazione dimostrata nella gestione di un progetto così qualificante e determinante per l’aspetto ed il futuro della città; l’incapacità di recepire le sollecitazioni arrivate da più parti a rivedere il progetto verso un minor impatto e a rigettare l’ipotesi dell’uso del lago come riserva idrica; la volontà di far passare senza informazione e discussione varianti discutibili quali la trasformazione delle paratie da mobili a fisse. Con queste premesse, la città come potrà credere alla nuova promessa di un lungolago “più bello di prima” ? Forse il sindaco di Como non ha capito che se tutta una città si muove contro una decisione della sua amministrazione, pur votata con ampio margine, non si può ridurre il problema al fatto che tutti non abbiano capito niente e che siano succubi di una manovra; forse dimentica che esiste il diritto dei cittadini al controllo ed alla critica, dimentica che le risposte ai cittadini non si devono dare solo quando diventano probabili elettori ma anche e durante tutto il mandato.

Il sindaco di Como sostiene poi che non ci sia un nesso tra la richiesta di dimissioni dell’ex assessore Caradonna e quanto è successo e riduce il tutto ad un processo di piazza; ma chi deve rispondere di un errore di queste dimensioni sulla realizzazione di un’opera pubblica se non l’assessore responsabile ? In un certo senso però il sindaco di Como ha ragione: su un’opera di queste dimensioni dovrebbe rispondere anche il sindaco stesso; e perciò rigiriamo a lui la domanda, sommando al muro anche la cattiva gestione delle aree dismesse, le concessioni edilizie facili ed in deroga non solo al piano regolatore ma al buon senso, l’incapacità di risolvere il nodo del traffico in città, la riduzione degli spazi per la cultura; la mancanza totale cioè di una visione della città di Como per il futuro».  Giù la Giunta

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