Giulietti in Biblioteca a Como per difendere la Costituzione

Più di ottanta persone, molti i giovani, giovedì 3 dicembre in Biblioteca hanno partecipato con interesse all’incontro, organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione, con Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21. Applausi scroscianti in tutti passaggi nei quali il relatore ha invitato alla difesa dagli attacchi del governo dei principi fondanti stabiliti dalla Costituzione italiana.

Presentato da Aniello Rinaldi del Comitato per la difesa della Costituzione di Como e dal consigliere comunale Bruno Saladino, per il Comitato per la libertà di stampa comasco, Giuseppe Giulietti è intervenuto giovedì 3 dicembre alla Biblioteca comunale di Como. Sul palco anche Luciano Forni, esponente del Comitato e rappresentante come ex senatore di un ruolo delle istituzioni rispettoso dei principi fondativi della Repubblica.
Giulietti ha Un percorso nato per la difesa dell’articolo 21 da cui prende nome l’associazione rappresentata dal parlamentare democratico arrivato da un incontro partecipato con più di 80 persone di cui la metà giovani.
«Ci siamo messi in rete per la libertà di stampa – ha spiegato Saladino – e abbiamo subito avuto risposte positive. Ci sono grandi potenzialità inespresse che non riescono ad essere rappresentate dalle grandi organizzazioni forse un po’ anchilosate».
Saladino ha sottolineato anche la partecipazione della società comasca per la libertà di stampa: «alla manifestazione organizzata il 5 ottobre abbiamo raccolto 450 adesioni di singole persone e 24 di associazioni, partiti, sindacati».
Giulietti ha brillantemente ripercorso la nascita della propria associazione difendendola da chi la definisce di parte «il presidente nazionale è Federico Orlando, l’ex braccio destro di Montanelli, che non c’entra niente con la sinistra». «Infatti Montanelli ruppe con la destra con l’avanzare dell’idea autoritaria e illiberale» ha proseguito Giulietti.
Il relatore si è concentrato sul discorso pubblico e di come i media possano influenzarlo.
«Nessuno ha ripreso le affermazioni di Ciampi, intervitato da Repubblica, che si è detto preoccupato perché la Costituzione è snaturata dall’interno».
Anche la questione del fuori onda di Fini è emblematica per Giulietti: «il presidente non ha detto niente di eccezionale ha solo affermato che bisogna verificare la fondatezza delle accuse e che il consenso non dà l’impunità». Perché tanto scandalo?
Si è creata una democrazia populista molto lontana da quelli che sono gli standard europei.
Un mea culpa è stato fatto sul conflitto di interessi, raccogliendo gli applausi del pubblico.
L’Italia si è avvicinata a paesi semiliberi per la libertà di informazione in tutte le classifiche, da Freedom House a Réporters sans Frontière, a causa della concentrazione dei mezzi di informazione.
«Se si parla di sicurezza ci hanno fatto imparare a memoria ogni passaggio dei processi di Garlasco o di Perugia, ma chi sa dei 3.200 morti di amianto a Casale Monferrato? – ha deninciato Giulietti – i delitti collettivi, la scuola pubblica, la sanità, la povertà, non hanno visibilità».
Rispondendo alle domande dei ragazzi del liceo Classico intervenuti Giulietti ha chiarito la differenza fra privacy e diritto d’informazione in riferimento al Ddl Alfano: «Se ci fosse già stato con il crac Parmalat 50 mila persone non avrebbero saputo di avere perso tutto».
Se il decreto dovrebbe essere approvato ha annunciato un ricorso alla Corte di Strasburgo dei più eminenti costituzionalisti italiani tra cui Valerio Onida.
«Questa democrazia populista aumenta i consensi prendendo gli umori di pancia della gente che vengono seguiti e stimolati anche dalle aperture dei telegiornali».
«Non è privo di significato che si guardi ai modelli autoritari dell’ex Unione sovietica – ha detto il portavoce di Articolo 21 – come dimostrano il viaggio in Bielorussia e l’amicizia con Putin».
Positiva per Giulietti la mobilitazione di base, così come è avvenuta a Como, che ha auspicato un migliore utilizzo della rete, «bisogna fare corsi di alfabetizzazione informatica», per creare reti di informazione alternative, partecipate e dirette. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Intervista a Giuseppe Giulietti, articolo 21

Intervista a Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che parlerà alla Biblioteca di Como giovedì 3 dicembre alle 18 nell’incontro Libertà d’informazione: diritto costituzionale o chimera? Organizzato dal Comitato per la difesa della Costituzione.

 «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Queste sono le prime parole dell’Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: siamo di fronte a un diritto costituzionale in pericolo? Si interroga oggi su questo tema, la libertà d’informazione nel nostro paese, il Comitato per la difesa della Costituzione di Como, che organizza alle 18 un incontro alla Biblioteca comunale. Relatore sarà Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, deputato del gruppo misto (ex Italia dei Valori), giornalista attivo da anni nella difesa di un’informazione libera e plurale. «La Costituzione – dichiara il portavoce di Articolo 21 – è sempre più oltraggiata, sempre più assaltata, umiliata. Come dimostra l’incredibile dibattito che si è aperto nel centro destra sulle parole di Gianfranco Fini: in qualsiasi altro paese europeo le dichiarazioni del presidente della Camera sul fatto che chi ha la maggioranza non può fare quello che vuole sarebbero state considerate un’ovvietà, proprie di qualunque leader di centrodestra. In Italia invece sono state addirittura chieste le dimissioni di Fini. È evidente che le sue considerazioni sono ritenute gravissime da Berlusconi, significa che il Presidente del Consiglio ha in qualche modo in mente il superamento di un principio costituzionale». Ma qual è la percezione del problema da parte dell’opinione pubblica? I cittadini “sentono” la libertà dell’informazione come una priorità? «Credo che il tema sia più sentito oggi che in passato. Certamente – continua Giulietti – la percezione di tale emergenza è stata a lungo molto bassa e la responsabilità è anche dell’opposizione: il conflitto d’interessi non affrontato dal centrosinistra, lasciato in appalto a Berlusconi, con un’azione di contrasto blanda, si rivela oggi la vera metastasi italiana. Ciò detto, ho la sensazione che tra i cittadini, nella società civile, tra i manifestanti e nella rete, dunque dal basso, stia crescendo la consapevolezza che un sistema mediatico oscurante è pericoloso per le libertà dei cittadini stessi». E da internet è nato appunto l’appello per il No Berlusconi day, che si terrà sabato 5 dicembre a Roma: cosa può fare allora la piazza per la libertà d’informazione? «Più che di piazza dobbiamo chiederci cosa possono fare milioni e milioni di cittadini insieme. Io parteciperò alla mobilitazione ma sia chiaro che non sarà un referendum interno al centrosinistra, quanto piuttosto un evento libero e autonomo promosso da ragazzi e ragazze. In questo senso dobbiamo essere ovunque ci sono persone che manifestano il loro amore per la legalità e la Costituzione. Dopo il No B day chiederemo a tutte le associazioni che hanno promosso il 3 ottobre di lanciare mille iniziative in tutti i Comuni – è quanto chiederò anche a Como oggi -, per arrivare poi ad un’altra grande manifestazione unitaria che riunisca tutti i cittadini, indipendentemente dal voto che hanno espresso alle elezioni. Vedo come data ideale per questa mobilitazione conclusiva l’inizio dell’iter finale alla Camera e al Senato del ddl sulle intercettazioni e sul processo breve: in quel momento bisognerà andare in piazza in milioni, senza bandiere, né gelosie o protagonismi. Non a caso il Presidente Ciampi ha invitato alla sorveglianza democratica; ritengo che il suo appello – che non è certamente quello di un estremista – non sia stato compreso fino in fondo». Quanto alla Rai, per Giulietti il servizio pubblico radiotelevisivo «è in una pessima situazione, ridotto ad essere un satellite di Mediaset, con scarsa autonomia industriale ed editoriale; non era mai accaduto che dieci testate giornalistiche su undici fossero controllate dall’attuale maggioranza». Dunque il “caso” del direttore di RaiTre Paolo Ruffini, sostituito in corsa nonostante gli ottimi risultati ottenuti, è ancora una volta emblematico di certe dinamiche tutte italiane: «è stato cacciato perché Berlusconi ne ha chiesto la testa da oltre un anno, così come vuole la testa di altre trasmissioni come Report e Anno Zero. Nutro grande stima per il nuovo direttore Di Bella, ma se fossi in lui mi metterei da parte tutte le proteste per l’espulsione di Ruffini, incluse quelle di Articolo 21, dovrà affrontarle…E il centrosinistra in questa situazione gravissima non trova di meglio che celebrare Ruffini, non vedo cosa ci sia da festeggiare: è la solita sindrome degli sconfittisti». Per saperne di più: http://www.articolo21.info. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como del 2 dicembre 2009

Il sindaco ha ascoltato stizzito le obiezioni delle minoranze al suo operato sulla Ticosa, mentre i rapporti con Multi diventano sempre più tesi. Seduta speciale sull’affaire Ticosa in diretta su Etv, come per le paratie, mercoledì 2 dicembre.

Approntata la Sala stemmi per permettere la visione in diretta del Consiglio, negli stacchi pubblicitari questa volta era mantenuto l’audio del dibattimento, pochissimi cittadini comaschi si sono presentati all’appuntamento solo una quindicina. Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha ribadito la mancanza di una adeguata rete fognaria in città che solo in parte convoglia i reflui al depuratore, mentre Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto nuovamente la nomina di un rappresentante in Agenda 21 e la convocazione della Commissione biblioteca. «Il popolo svizzero si è dimostrato saggio, prudente e lungimirante – ha dichiarato Giampiero Ajani, Lega, riferendosi al referendum che ha proibito i minareti nella Confederazione – ha assestato un colpo all’espansione islamica». Iniziato il consiglio Mario Lucini, Pd, ha dipanato le vicende che hanno riguardato l’ex Tintoria comense negli ultimi vent’anni dalla chiusura nel 1980, con il conseguente acquisto da parte di Palazzo Cernezzi due anni dopo, sino ad oggi. Particolare attenzione sulle vicende della bonifica, non ancora iniziata, con le richieste di Multi di un piano più preciso per ricevere il terreno senza ulteriore bonifiche da fare. Lucini ha stigmatizzato poi i procedimenti «una delibera derubricata, non si era mai sentita. Le delibere si revocano, così non si sa cosa c’era scritto» e la lettera secretata «Se non si chiuderà il contratto con Multi il Comune sarà costretto a rimborsarle i costi della demolizione e dello smaltimento». «Dall’82, quando è stata acquisita dal Comune al ’94 non è stato fatto nulla e la Ticosa è diventata il simbolo, la metafora, dell’immobilismo – ha affermato Lucini – ora, dopo l’abbattimento dello Shed e del corpo C e i toni trionfalistici ci troviamo che dal ’94, Giunta Botta, ad ora sono passati 15, più di quel primo lasso di tempo. «Per la seconda volta deve essere la minoranza a spiegare ai cittadini cosa succede in città perché voi non ne siete capaci» ha sottolineato con forza Bruno Saladino, Pd. Gli altri consiglieri di opposizione hanno ripercorso le inefficienze e le mancanze dell’attuale Giunta comunale; «siete al Governo in città da 17 anni, in Regione da 15 e in provincia da 7», Luca Gaffuri, Pd, arrivando a chiedere con Mario Molteni, Per Como, «le dimissioni subito e andare al voto!». Per il sindaco salvo qualche piccolo intoppo tutto sta invece procedendo regolarmente. Anche se i toni dell’ultima lettera inviata a Multi, resa nota solo durante la serata sono piuttosto tesi e vi si minaccia: «salvo successivi nuovi e diversi accadimenti da parteciparsi entro breve termine, riteniamo di dover prender atto dell’insanabile divergenza attualmente esistente tra questa Amministrazione comunale e Multi Investment B.V. in merito all’esecuzione del preliminare del 3 agosto 2006, e comunichiamo che, atteso il Vostro comportamento pretestuosamente inadempiente, procederemo all’escussione della fideiussione, così come previsto all’art. 10 del preliminare di che trattasi». «Nel 2007 si voleva fare una Stu – ha quindi aggiunto il sindaco – e noi l’abbiamo impedito, perché è una cosa molto statalista e molto di sinistra, guardate Bagnoli. Le Giunte rosse come quelle di Firenze si sono bloccate. Si tratta di chiacchere». Affermazioni che per il tono e l’attacco strumentale alla “rossa” sinistra hanno esacerbato gli animi. Dopo vari interventi dei consiglieri di minoranza, soli due quelli di maggioranza oltre al sindaco, uno del capogruppo Pdl Butti, la serata, prolungatasi ad oltranza oltre l mezzanotte si è conclusa senza neanche una votazione, dato che si trattava solo della presentazione di un documento non vincolante.

“In alto mare” dal 10 dicembre al Gloria a Como

Tre giorni, due spettacoli teatrali, una mattinata dedicata alle scuole, quindici relatori e  relatrici, musica, film, video, film, mostre, libri, riviste e un “aperitivo etnico” per il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace, In alto mare. I diritti non sono migranti. Problemi sogni paure. Sul blog di ecoinformazioni tutte le informazioni e i resoconti dei lavori in tempo reale.

 Scarica il  programma del Convegno.

Sarà dedicato all’apertura agli altri e ai diritti, contro il razzismo, il XII convegno del Coordinamento comasco per la Pace che si svolgerà allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como giovedì 10, sabato 12 e domenica 13 dicembre. L’iniziativa che ha anche il patrocinio della Regione Lombardia e della Provincia di Como riprende e sviluppa i temi della Campagna Non aver paura ed è stata organizzata dal sodalizio pacifista lariano in collaborazione con: Associazione 3 Febbraio, Acli Como, Anolf Cisl, Arci Como, Aspem, Associazione del Volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, Associazione I bambini di Ornella, Associazione Trapeiros di Emmaus, Cgil, Cisl, Clas Cgil, Cooperativa sociale Questa generazione, Donne in nero, ecoinformazioni, Fim Cisl, Fiom Cgil, Ipsia Como, Istituto di Storia contemporanea P. A. Perretta, La Rosa Bianca, Liceo scientifico G. Terragni di Olgiate Comasco.  Sacrica la cartolina’09. Ufficio stampa: ecoinformazioni 031.268425, 347.3674825 ecoinformazioni@tin.it. Informazioni Coordinamento comasco per la Pace 031.927644 info@comopace.org , www.comopace.org

Giuseppe Giulietti a Como giovedì 3 dicembre

Giovedì 3 dicembre alle 18, in Biblioteca a Como, Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione, incontro con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’associazione Art. 21. Il Comitato per la difesa della Costituzione di Como organizza, giovedì 3 dicembre 2009 alle 18 alla Biblioteca comunale di Como in piazzetta Venosto Lucati 1, l’incontro Libertà di informazione. Un diritto garantito dalla Costituzione con Giuseppe Giulietti, giornalista e coordinatore dell’Associazione Art. 21. Per informazioni e-mail difesacostituzione@alice.it

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 30 novembre 2009

Nella seduta di lunedì 30 dicembre passa l’assestamento di Bilancio. Contrarie le minoranze e Lionetti. Eletti a scrutinio segreto i revisori dei conti: Pagno, Rodi e Bordoli presidente.

«Il sindaco può dire che cosa è stato risposto alla Provincia per la bonifica dell’area Ticosa? – ha chiesto Mario Lucini, Pd, nelle preliminari al consiglio comunale di lunedì 30 novembre – oggi decorreva la scadenza che l’Amministrazione provinciale ha posto per avere una replica».
«I dati raccolti sull’utilizzo delle droghe in città analizzandone i reflui saranno scioccanti» ha affermato Roberta Marzorati, Per Como, preannunciandone la futura pubblicazione a gennaio.
Sulla fondazione per Villa Olmo ha chiesto lumi Luigi Bottone, Gruppo misto, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha denunciato la situazione del Centro di educazione degli adulti comasco sfrattato da via Tommaso Grossi date le condizioni miserevoli dello stabile.
Insediatosi il Consiglio ha quindi ripreso il dibattito sull’emendamento proposto dalla Giunta per stornare 50 mila euro dal Piano neve e destinarli alla Fondazione La Presentazione.
Emanuele Lionetti, Lega, ha posto anche il dubbio sull’appartenenza dello stabile per cui è in corso una vertenza legale, mentre i consiglieri di minoranza hanno con un fuoco di fila di domande chiesto chiarimenti al sindaco.
«Il Comune di Como ha sempre sostenuto le Fondazioni che ha fatto nascere – ha precisato Bruni – con contributi che negli anni sono stati devoluti alla Ca’ d’industria o alla Castellini per esempio».
Per quanto riguarda La Presentazione poi «siamo in perfetta linea con quanto accaduto negli ultimi due anni che hanno visto un contributo di 51 mila euro di media».
Per ovviare poi alle perplessità nate all’interno della stessa maggioranza sul reperimento dei fondi il sindaco ha quindi presentato un subemendamento individuando nella diminuzione della voce prestazioni di servizio, lo smaltimento di rifiuti, la posta da cui ricavare il finanziamento. «Essendo stato calcolata una cifra comprendente una rivalutazione Istat annuale – ha spiegato l’assessore Gaddi – il capitolo è capiente e non ci sono problemi».
Dopo alcune eccezioni sollevate dalle minoranze, inascoltate dalla maggioranza, subemendamento ed emendamento sono stati approvati con i soli voti contrari delle opposizioni e di Lionetti.
La discussione si è spostata sui successivi emendamenti presentati da Marcello Iantorno, Pd, uno sul recupero di fondi per iniziare ad acquisire le ultime quote private del Politeama e l’altro per l’erogazione di un contributo all’Autunno musicale, entrambi bocciati.
Dopo un ricorso alla Corte costituzionale presentata dal Comune di Padova contro l’eliminazione dell’Ici e i ritardi nell’invio delle risorse compensative da parte del Governo centrale, Mario Molteni, Per Como, ha presentato un ordine del giorno per invitare il sindaco a prendere dei provvedimenti nei confronti del Consiglio dei ministri che è stato bocciato.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha proposto inutilmente di eliminare la figura del portavoce del sindaco.
Minoranze compatte, a cui si è aggiunto Lionetti «c’è bisogno di orgoglio, ma qui non ce n’è molto», nel votare contro l’assestamento di Bilancio approvato dalla maggioranza.
Si è giunti così alla nomina dei revisori dei conti. La maggioranza per bocca del capogruppo del Pdl Marco Butti ha proposto Laura Bordoli, una conferma, e Angela Pagano, una novità, e la minoranza ha dato nuovamente il suo consenso a Carlo Rodi.
La Lega si è messa di traverso e ha chiesto chiarimenti sulla Pagano che non aveva i titoli per concorrere all’incarico di dottore commercialista, per il quale è stata proposta, al momento della presentazione della domanda.
Da qui era nata l’esigenza del Pdl di rinviare di un mese l’elezione del Collegio.
«Aveva i requisiti solo per l’incarico di revisore – ha chiarito il vicesegretario generale Emoroso – oggi, non l’ho agli atti, ma so che si è iscritta all’albo dei dottori commercialisti».
Dopo alcuni scontri su questioni procedurali, e il prolungamento della seduta ad oltranza dopo la mezzanotte, sono stati eletti a scrutinio segreto Bordoli presidente e revisori Pagno e Rodi. [Michele Donegana, ecoinformaizoni]

Il Consiglio provinciale di Como non serve

Il Consiglio provinciale non riesce ad approvare l’assestamento di Bilancio, il Pdl non garantisce,nuovamente nella seduta di lunedì 30 novembre, il numero legale.  Cade la Giunta? No la Giunta “sostituisce” il Consiglio e si vota da sola il provvedimento.

Gli esponenti del partito del Presidente del Consiglio erano impegnati in riunione con il senatore Alessio Butti e in aula si sono presentate solo opposizioni e Lega, passata la mezzora regolamentare al secondo appello le prime sono uscite e la seduta è andata deserta.
Per la vicecapogruppo del Pd Rosangela Arrighi «il ministro Brunetta dovrebbe venire qui a contare quanti fannulloni sono stati eletti nel Consiglio provinciale di Como. Nemmeno una scadenza istituzionale, come l’approvazione dell’assestamento di bilancio, fa sì che la maggioranza metta momentaneamente da parte le proprie questioni interne»
Il termine ultimo era il 30 di novembre, pena la decadenza, ma la Giunta ha scavalcato il problema con un provvedimento d’emergenza basato su una sentenza del Tar della Lombardia. L’esecutivo di centrodestra ha così oggi stesso approvato l’assestamento di bilancio senza passare per il Consiglio che potrà parlarne entro il 31 dicembre.
«C’è bisogno di un movimento Giù la Giunta anche a Villa Saporiti – è stata la dichiarazione di Renato Tettamanti, Prc – questa maggioranza non è in grado di governare e vengono tradite le più elementari regole della democrazia».

L’errore grave è l’incompetenza

«Nella trasmissione in diretta su Espansione tv di venerdì scorso (27/11) il sindaco di Como ha dichiarato che sulla questione muro sul lago la cittadinanza è stata portata a conclusioni fuori misura,  fomentata dai partiti di minoranza e dai giornalisti.

Forse il sindaco di Como non ha ancora capito che l’errore grave non è solo l’extra muro, come continua a ripetere aggiungendo anche che con la passeggiata sopraelevata tale scempio avrebbe trovato la sua giustificazione. L’errore grave è stato e rimane l’incompetenza dell’amministrazione dimostrata nella gestione di un progetto così qualificante e determinante per l’aspetto ed il futuro della città; l’incapacità di recepire le sollecitazioni arrivate da più parti a rivedere il progetto verso un minor impatto e a rigettare l’ipotesi dell’uso del lago come riserva idrica; la volontà di far passare senza informazione e discussione varianti discutibili quali la trasformazione delle paratie da mobili a fisse. Con queste premesse, la città come potrà credere alla nuova promessa di un lungolago “più bello di prima” ? Forse il sindaco di Como non ha capito che se tutta una città si muove contro una decisione della sua amministrazione, pur votata con ampio margine, non si può ridurre il problema al fatto che tutti non abbiano capito niente e che siano succubi di una manovra; forse dimentica che esiste il diritto dei cittadini al controllo ed alla critica, dimentica che le risposte ai cittadini non si devono dare solo quando diventano probabili elettori ma anche e durante tutto il mandato.

Il sindaco di Como sostiene poi che non ci sia un nesso tra la richiesta di dimissioni dell’ex assessore Caradonna e quanto è successo e riduce il tutto ad un processo di piazza; ma chi deve rispondere di un errore di queste dimensioni sulla realizzazione di un’opera pubblica se non l’assessore responsabile ? In un certo senso però il sindaco di Como ha ragione: su un’opera di queste dimensioni dovrebbe rispondere anche il sindaco stesso; e perciò rigiriamo a lui la domanda, sommando al muro anche la cattiva gestione delle aree dismesse, le concessioni edilizie facili ed in deroga non solo al piano regolatore ma al buon senso, l’incapacità di risolvere il nodo del traffico in città, la riduzione degli spazi per la cultura; la mancanza totale cioè di una visione della città di Como per il futuro».  Giù la Giunta

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 26 novembre 2009

«Mi chiedo per quali ragione la Regione Lombardia paghi gli errori di progettazione di questa amministrazione» ha detto Alessandro Rapinese, Area 2010, nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 26 novembre riferendosi alle paratie a lago. «Sono un investimento – gli ha risposto Bruno Magatti, Paco – serviranno a mantenere alto il lago, saranno alzate per quattro mesi l’anno per vendere in estate l’acqua alla pianura». Si è poi passato ad esamine i tagli al Bilancio.

Prima dell’inizio dei lavori l’assessore Peverelli ha segnalato che per «qualche tempo» sarà disponibile il testo del bando per la gara d’appalto per la raccolta dei rifiuti, bloccato da mesi, «tutto ciò che il Consiglio ha suggerito è stato preso in considerazione,salvo qualche piccolo particolare», che verrà presentato alla stampa settimana prossima.
I lavori sono quindi ripresi con la discussione dell’assestamento di Bilancio.
I commenti delle minoranza sono andati da «non siete riusciti a mantenere in nessun modo gli impegni presi», Luca Gaffuri, Pd, «se fosse un’azienda il Comune dovrebbe portare i libri in Tribunale e dichiarare fallimento», Marcello Iantorno, Pd, «è ora di dare le dimissioni! – Mario Lucini, Per Como, rivolgendosi ai consiglieri di maggioranza – va tutto bene? Dopo tutto quello che è successo nessuno di voi firmerebbe per la mozione di sfiducia al sindaco?», «un bilancio che chiede vendetta», Vittorio Mottola, Pd. Tutti hanno rilevatola ancata vendita della Ticosa, una voragine di 14 milioni, e la conseguente impossibilità di effettuare una lunga serie di interenti.
«Chi ha deciso questi tagli? All’interno della maggioranza quali capigruppo sono stati chiamati a decidere? – ha chiesto Emanuele Lionetti, Lega – solo una piccola e ristretta cerchia di aficionados sapeva». Indispettito per la scomparsa dei fondi per l’acquisizione delle quote private del Politeama il consigliere leghista ha proseguito l’attacco al documento presentato dalla Giunta dando al sindaco dl prestigiatore che fa apparire e sparire le poste di Bilancio e rincarando la dose «non si fa mai neanche la ordinaria amministrazione».
A tutti ha risposto l’assessore Gaddi difendendosi «qualcosa che non può essere realizzato entro la fine dell’anno non vuol dire che non sia condiviso dalla Giunta».
Vivacissima la discussione sul primo emendamento di Giunta al proprio elaborato: lo stanziamento di 50 mila euro per ripianare un buco di bilancio della fondazione La Presentazione che accoglie donne anziane non autosufficienti.
L’ex membro del Consiglio di amministrazione Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha attaccato a spada tratta il primo cittadino «avete una gran faccia di bronzo a presentare un emendamento simile mentre i sindaco invece che seguire il dibattito sta lì a giocare [Bruni stava al suo posto intento a guardare qualcosa sullo schermo del suo computer portatile]. Mi si spieghi il perché di questo emendamento – ha proseguito il consigliere – è una vergogna, non ci si interessa dei bimbi delle scuole materne [a cui sono state tagliate le ristrutturazioni] e si danno soldi a delle fondazioni esterne, per quale motivo?».
Soldi presi dal Piano antineve, per cui sono stati accantonati 200 mila euro che scenderebbero a 150 mila, già sottostimato per Lucini, «l’anno scorso sono stati spesi quasi un milione di euro!», che hanno lasciato perplessi anche consiglieri di maggioranza come Luigi Bottone, Gruppo misto, e Claudio Corengia, Pdl: «voglio che l’assessore mi assicuri che il Piano antineve funzionerà lo stesso». «Cambia poco» gli ha risposto Molinari.
«Non capisco lo sfogo al di là del bene e del male di Sapere – ha dichiarato Bruni – rispetto al bilancio preventivo si tratta di una maturazione di una perdita».
Nonostante un tentativo di spiegazione di Massimo Serrentino, Pdl, per cui la necessità del finanziamento è determina da una richiesta di fondi per la ristrutturazione della struttura, le minoranze non hanno disarmato contrariate anche dal metodo, l’intervento in un bilancio di un ente esterno e indipendente e la mancanza di una qualsiasi spiegazione nell’emendamento proposto ex abrupto.
«Durante un incontro con l’attuale presidente della fondazione – ha precisato Donato Supino, Prc – ho chiesto cosa dovrà investire il Comune nel progetto di risistemazione? Niente è stata la risposta…».
Nell’ultimo intervento della serata Rapinese non ha lesinato stoccate, mentre l’aula in subbuglio l’ha bloccato più volte, tanto che ben due consiglieri del Pdl, Marco Butti e Pierangelo Gervasoni, oltre che il sindaco, si sono prenotati per rispondergli perché sentitisi attaccati ingiustamente per fatto personale nella prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Costituzione e cittadinanza attiva

C’è sensibilità nella scuola comasca all’approfondimento della Costituzione come mappa della cittadinanza attiva. Una cinquantina di persone hanno seguito giovedì 27 novembre nella Grand’aula del Liceo Volta la prima giornata dei lavori sull’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione organizzata dall’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta.

Attenzione, interesse e buona partecipazione per la prima parte dell’iniziativa sull’insegnamento di Scuola e Costituzione. I lavori sono stati aperti da Bruno Saladino, preside del classico e, dopo l’introduzione di Antonia Barone dell’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, sono proseguiti con un dialogo sulla Costituzione con Grazia Villa e Luisa Broli seguito dall’intervento del vicedirettore di école Andrea Bagni. L’intervento di Santina Pitrone del Comitato difesa della Costituzione, quello di Celeste Grossi del Coordinamento comasco per la Pace e quello di Alberto Bracchi hanno evidenziato come nel territorio comasco si sviluppino importanti iniziative sul tema molto spesso realizzate con la partecipazione attiva delle scuole e come esse si realizzino spesso in antitesi a pratiche politiche delle destre locali che negano nei fatti i principi costituzionali hanno chiuso la prima parte dei lavori dedicata ad un approfondimento sull’importanza qui ed ora della Costituzione. La serata è stata conclusa dagli interventi di Michele Giacci, dirigente scolastico Ic Fino Mornasco, su Como Cittadinanza e Costituzione: una disciplina di “rete” che “fa rete” e di Patrizia Rini, docente Ic Como Borghi, Le ragioni della sperimentazione.
Per proseguire i lavori l’Isc Peretta dà appuntamento a lunedì 30 novembre, sempre al Volta alle 14.30. Nella seconda giornata si parlerà di Cittadinanza e Costituzione: disciplina o discipline?

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