Il Consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio 2009

Al consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio un minuto di raccoglimento per la strage di Viareggio, continuazione della discussione e approvazione delle nuove tariffe degli asili nido, questioni di metodo postume per il cedro abbattuto di soppiatto.
L’incidente in cui hanno perso la vita due ragazzi di Cernobbio in via Brogeda è stato al centro di più d’una preliminare del Consiglio comunale di lunedì 6 luglio. Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto «un controllo della segnaletica ed un posizionamento dei cartarifrangenti» nella curva fatale, l’assessore Caradonna ha voluto specificare «quella strada non è di nostra competenza, ma del’Amministrazione provinciale», mentre Luigi Bottone, Gruppo misto, ha chiesto un minuto di silenzio e Marco Butti, Pdl, ha sottolineato la pericolosità dell’ingreso di mezzi pesanti fra via Borromini e via S. Giacomo.
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto lumi sui bus navetta per la mostra a Villa Olmo «vengono dichiarate come un grande successo il trasporto di 618 persone, facendo un breve calcolo, con il numero di corse effettuate si arriva a 2-3 persone per van».
Anche Acsm e le dimissioni di Enrico Polliero sono entrate nel dibattito: «subito dopo la fusione fra Acsm e  Agam è stato silurato il presidente – ha dichiarato Vincenzo Sapere, Socialisti – ora viene silurato anche il direttore, anche l’amministratore delegato non è di Como, che la gestione dell’azienda finisca nelle mani della Compagnia delle opere mi preoccupa!». Sullo stesso argomento è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 200: «Il sindaco sulla fusione aveva detto che sarebbe stata un vantaggio per i cittadini con una riduzione del prezzo del gas, così non è stato, ora si va poi a licenziare un manager che ha lavorato bene per una questione di cadreghe».
Il Consiglio ha poi preso inizio con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Viareggio. La discussione è ripresa sugli emendamenti alla delibera sulle rette degli asili nido comunali. Tutte bocciate le proposte di modifica delle minoranze, tranne due lievi modifiche sulle agevolazioni tariffarie, così come gli ordini del giorno. Molto differenti i punti di partenza delle modifiche proposte dalle minoranze, Dario Valli, Area 2010, ha proposto «una significativa riduzione delle spese» per gli asili, trovando un’opposizione trasversale. «Sono a favore delle economie di scala – ha detto Stefano Rudilosso, Pdl – ma sugli asili nido siamo arrivati a raschiare il fondo. L’ultima che ho sentito è che sono state invitate le dipendenti a comprarsi i guanti monouso, semmai qui si dovrebbe tornare indietro con i risparmi». Anche l’assessora Veronelli si è detta concorde sul contenimento di spesa ma sulla ristorazione, che Valli aveva proposto di esternalizzare, «ai bambini di quell’età va dato cibo fresco e sano come se fossero a casa». Magatti aveva chiesto una maggiore flessibilità negli orari e Rapinese di fare tutte le economie possibili «magari partendo dallo stipendio del portavoce del sindaco, che non ho mai visto». Una proposta che voleva inserire direttamente nell’ordine del giorno, ma che non essendo correlata strettamente alle tariffe degli asili bensì al bilancio, ha poi ritirato.
Il Consiglio ha quindi approvato le nuove tariffe che porteranno ad una diminuzione dell’importo delle tariffe massime per i residenti, a 500 euro, e un leggere aumento delle minime, basandosi interamente per tutti sull’Isee e non più sull’Irpef.
Sospese e rimandate le discussioni sul progetto integrato per la Ticosa, dato che non  ancora stata fatta la Vas, e sul lido di Villa Olmo, data l’assenza giustificata dell’assessore competente, si è affrontata la mozione urgente sul taglio del cedro di piazza Verdi proposta da Per Como, mentre una ventina di persone interessate sono arrivate per assistere al dibattito e hanno applaudito e sostenuto, provocando la contrarietà del presidente del Consiglio Pastore, gli interventi delle minoranze.
Molteni ha ripercorso la nascita della mozione quando ancora la pianta non era stata tagliata e sulla mancanza di risposte alla cittadinanza critica sull’abbattimento. «Tutti ci ricordiamo la sera in cui ci impegnammo  parlarne – ha aggiunto Magatti – e quella sera stessa il cedro è stato tagliato». Un atteggiamento inqualificabile per Roberta Marzorati, Per Como, «se il sindaco non sapeva che lo avrebbero abbattuto la sera stessa ha dimostrato un grande disinteresse e ancora peggio se lo sapeva e non ha detto niente».
Tutti d’accordo principalmente sulla questione di metodo, hanno preso la parola anche Marcello Iantorno, Pd, e Mottola, per la mancata volontà al confronto con la cittadinanza e sulla riprovazione dell’azione carbonara e notturna del taglio, quando secondo gli esponenti dell’opposizione si sarebbe potuto anche spostare.
«Io non voterò a favore di questa mozione di sfiducia a Caradonna – ha affermato Claudio Corengia, Pdl,– perché non si può più parlare del cedro dato che non c’è più e questa mozione non avrebbe neanche più ragione d’essere, come inammissibili sono gli emendamenti proposti». Il rumoreggiare del pubblico lo ha interrotto alcune volte finché, data l’ora, sono stati chiusi i lavori. Gli spettatori si sono riproposti di presenziare ancora a Palazzo Cernezzi per far sentire la loro voce, il dibattito continuerà lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
cernezziAl consiglio comunale di Como di lunedì 6 luglio un minuto di raccoglimento per la strage di Viareggio, continuazione della discussione e approvazione delle nuove tariffe degli asili nido, questioni di metodo postume per il cedro abbattuto di soppiatto.
L’incidente in cui hanno perso la vita due ragazzi di Cernobbio in via Brogeda è stato al centro di più d’una preliminare del Consiglio comunale di lunedì 6 luglio. Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto «un controllo della segnaletica ed un posizionamento dei cartarifrangenti» nella curva fatale, l’assessore Caradonna ha voluto specificare «quella strada non è di nostra competenza, ma del’Amministrazione provinciale», mentre Luigi Bottone, Gruppo misto, ha chiesto un minuto di silenzio e Marco Butti, Pdl, ha sottolineato la pericolosità dell’ingreso di mezzi pesanti fra via Borromini e via S. Giacomo.
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto lumi sui bus navetta per la mostra a Villa Olmo «vengono dichiarate come un grande successo il trasporto di 618 persone, facendo un breve calcolo, con il numero di corse effettuate si arriva a 2-3 persone per van».
Anche Acsm e le dimissioni di Enrico Polliero sono entrate nel dibattito: «subito dopo la fusione fra Acsm e  Agam è stato silurato il presidente – ha dichiarato Vincenzo Sapere, Socialisti – ora viene silurato anche il direttore, anche l’amministratore delegato non è di Como, che la gestione dell’azienda finisca nelle mani della Compagnia delle opere mi preoccupa!». Sullo stesso argomento è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 200: «Il sindaco sulla fusione aveva detto che sarebbe stata un vantaggio per i cittadini con una riduzione del prezzo del gas, così non è stato, ora si va poi a licenziare un manager che ha lavorato bene per una questione di cadreghe».
Il Consiglio ha poi preso inizio con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Viareggio. La discussione è ripresa sugli emendamenti alla delibera sulle rette degli asili nido comunali. Tutte bocciate le proposte di modifica delle minoranze, tranne due lievi modifiche sulle agevolazioni tariffarie, così come gli ordini del giorno. Molto differenti i punti di partenza delle modifiche proposte dalle minoranze, Dario Valli, Area 2010, ha proposto «una significativa riduzione delle spese» per gli asili, trovando un’opposizione trasversale. «Sono a favore delle economie di scala – ha detto Stefano Rudilosso, Pdl – ma sugli asili nido siamo arrivati a raschiare il fondo. L’ultima che ho sentito è che sono state invitate le dipendenti a comprarsi i guanti monouso, semmai qui si dovrebbe tornare indietro con i risparmi». Anche l’assessora Veronelli si è detta concorde sul contenimento di spesa ma sulla ristorazione, che Valli aveva proposto di esternalizzare, «ai bambini di quell’età va dato cibo fresco e sano come se fossero a casa». Magatti aveva chiesto una maggiore flessibilità negli orari e Rapinese di fare tutte le economie possibili «magari partendo dallo stipendio del portavoce del sindaco, che non ho mai visto». Una proposta che voleva inserire direttamente nell’ordine del giorno, ma che non essendo correlata strettamente alle tariffe degli asili bensì al bilancio, ha poi ritirato.
Il Consiglio ha quindi approvato le nuove tariffe che porteranno ad una diminuzione dell’importo delle tariffe massime per i residenti, a 500 euro, e un leggere aumento delle minime, basandosi interamente per tutti sull’Isee e non più sull’Irpef.
Sospese e rimandate le discussioni sul progetto integrato per la Ticosa, dato che non  ancora stata fatta la Vas, e sul lido di Villa Olmo, data l’assenza giustificata dell’assessore competente, si è affrontata la mozione urgente sul taglio del cedro di piazza Verdi proposta da Per Como, mentre una ventina di persone interessate sono arrivate per assistere al dibattito e hanno applaudito e sostenuto, provocando la contrarietà del presidente del Consiglio Pastore, gli interventi delle minoranze.
Molteni ha ripercorso la nascita della mozione quando ancora la pianta non era stata tagliata e sulla mancanza di risposte alla cittadinanza critica sull’abbattimento. «Tutti ci ricordiamo la sera in cui ci impegnammo  parlarne – ha aggiunto Magatti – e quella sera stessa il cedro è stato tagliato». Un atteggiamento inqualificabile per Roberta Marzorati, Per Como, «se il sindaco non sapeva che lo avrebbero abbattuto la sera stessa ha dimostrato un grande disinteresse e ancora peggio se lo sapeva e non ha detto niente».
Tutti d’accordo principalmente sulla questione di metodo, hanno preso la parola anche Marcello Iantorno, Pd, e Mottola, per la mancata volontà al confronto con la cittadinanza e sulla riprovazione dell’azione carbonara e notturna del taglio, quando secondo gli esponenti dell’opposizione si sarebbe potuto anche spostare.
«Io non voterò a favore di questa mozione di sfiducia a Caradonna – ha affermato Claudio Corengia, Pdl,– perché non si può più parlare del cedro dato che non c’è più e questa mozione non avrebbe neanche più ragione d’essere, come inammissibili sono gli emendamenti proposti». Il rumoreggiare del pubblico lo ha interrotto alcune volte finché, data l’ora, sono stati chiusi i lavori. Gli spettatori si sono riproposti di presenziare ancora a Palazzo Cernezzi per far sentire la loro voce, il dibattito continuerà lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Pochi al presidio antirazzista

Solo qualche decina di persone ha partecipato al presidio antirazzista che si è svolto al parcheggio dell’ippocastano vicino alla stazione di Como Borghi sabato 4 luglio dalle 15 con cibo bevande e musica organizzato dal Gruppo politico territoriale.

Poche persone al primo appuntamento in città organizzato dal Gruppo politico territoriale. Scarsa anche l’adesione all’iniziativa dei molti gruppi che a Como sono attivi contro il razzismo e la xenofobia. Il testo del volantino Solidarietà a tutti i migranti, contro sfruttamento e oppressione diffuso dagli organizzatori del presidio.

«Giovedì 2 luglio è stato definitivamente approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza”,  l’ennesimo provvedimento discriminante volto a peggiorare la condizione di migliaia di uomini e donne, la cui vita è costantemente subordinata alla legge del profitto. In quanto categorie deboli e facili da colpire, dopo gli attacchi a lavoratori e studenti, ora i migranti vengono resi ancora più ricattabili. I governanti offrono così ai padroni carne da sfruttamento che non può permettersi di protestare o di ribellarsi, tanto è facile la delazione o la denuncia, tanto è alto il prezzo da pagare. Per essere sicuri che lo straniero si senta estraneo e sempre sotto attacco, vengono incentivate le forme di (in)giustizia sommaria dei cittadini, che possono organizzarsi in ronde e provvedere a portare da soli gli attacchi a chiunque non rientri nei loro canoni. Fino ad oggi la detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) poteva durare al massime 30+30 giorni, mentre il nuovo pacchetto sicurezza la protrae fino a 180 giorni. Questi sono un altro strumento nelle mani dello stato, strutture detentive dove vengono reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno. Le “forze dell’ordine” presidiano lo spazio esterno di tali strutture e dovrebbero entrare nelle zone dove vivono i detenuti solo su richiesta degli enti gestori in casi eccezionali e di emergenza, ma di fatto spesso viene loro consentito l’ingresso per applicare la politica del “pugno duro”, con minacce e violenze, alle quali non seguono nemmeno le cure più basilari.. Riteniamo fondamentale ricordare come le inadeguate condizioni igenico-sanitarie, il sovraffollamento, le continue violenze e l’assenza di diritti all’interno di queste strutture hanno provocato un susseguirsi di rivolte da parte dei detenuti, sostenute anche dall’esterno con mobilitazioni ed azioni di solidarietà per i reclusi. D’ora in poi basterà il solo fatto di essere clandestino per commettere un reato. Da aggravante per gli altri crimini, ora chi non ha il permesso di soggiorno diventa già punibile con multe dai 5000 ai 10000 euro. Se, a livello nazionale, i CIE sono la massima espressione delle politiche repressive, razziste e discriminatorie, a livello locale negli ultimi mesi abbiamo invece assistito alla  nascita di  riprovevoli provvedimenti “anti-clandestini”, voluti da alcuni sindaci per incoraggiare i propri concittadini a segnalare la presenza di migranti irregolari. Pensiamo a Cantù, dov’è stato istituito un numero verde per denunciare clandestini, attività svolta anche dall’ufficio “di controllo di polizia giudiziaria” aperto pochi mesi fa a Turate. La loro funzione è quella di raccogliere le segnalazioni (prevalentemente anonime) dei cittadini e verificarle per poi far scattare verifiche e controlli nei confronti di quei migranti sospettati di essere irregolari. E: evidente che questi provvedimenti non sono casi isolati, ma fanno parte di quel contesto politico che negli ultimi tempi si sta delineando in tutto il Paese ( e in tutto l’occidente), un contesto incentrato sempre di più sull’intolleranza, sul razzismo, voluto da chi vuole creare divisioni tra gli sfruttati e mettere i poveri gli uni contro gli altri. Facendo leva sulla paura del diverso, viene messa in atto ogni giorno questa sequenza dì provvedimenti demagogici, da dare in pasto alla stampa (basti pensare alla militarizzazione di zone come via Milano alta e via Leoni o alla recente proposta di alcuni consiglieri comunali comaschi di vietare ai migranti di ritrovarsi nei parchi pubblici). Tornando sui piano nazionale, l’ultimo eclatante episodio di queste politiche risale a qualche giorno fa. Stiamo parlando del rimpatrio immediato dei 227 migranti provenienti dalla Libia e lì rispediti senza nemmeno aver toccato terra.  L’inumana e inaccettabile decisione del governo italiano di rimpatriare forzatamente centinaia di persone fuggite dalla miseria, dall’oppressione e dalle torture è l’ennesima dimostrazione del clima di intolleranza e di razzismo che si sta creando in questo Paese. Non si tratta di più di fingere un interesse “obbligato” di fronte alle tragedie che colpiscono altri esseri umani, bensì di scegliere apertamente e consapevolmente di ignorare tali tragedie, in nome di una ripresa dell’economia meno dannosa possibile (per i ricchi, ovviamente). Poi, può anche succedere che Nabruka, dopo aver saputo di dover essere rimpatriata in Tunisia, si suicidi dentro il Cie di Ponte Galena, a Roma. Ma la decisione di una donna di togliersi la vita piuttosto che dover tornare nel suo Paese d’origine non interessa al governo dei potenti, disposto ad uccidere pur di avere qualche migrante in meno nel proprio territorio.
Ora più che mai ribadiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che arrivano da qualunque parte del mondo sperando in una vita migliore, ma trovano intolleranza, razzismo, sfruttamento e reclusione».Solo qualche decina di persone ha partecipato al presidio antirazzista che si è svolto al parcheggio dell’ippocastano vicino alla stazione di Como Borghi sabato 4 luglio dalle 15 con cibo bevande e musica organizzato dal Gruppo politico territoriale.
Poche persone al primo appuntamento in città organizzato dal Gruppo politico territoriale. Scarsa anche l’adesione all’iniziativa dei molti gruppi che a Como sono attivi contro il razzismo e la xenofobia. Il testo del volantino Solidarietà a tutti i migranti, contro sfruttamento e oppressione diffuso dagli organizzatori del presidio.
«Giovedì 2 luglio è stato definitivamente approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza”,  l’ennesimo provvedimento discriminante volto a peggiorare la condizione di migliaia di uomini e donne, la cui vita è costantemente subordinata alla legge del profitto. In quanto categorie deboli e facili da colpire, dopo gli attacchi a lavoratori e studenti, ora i migranti vengono resi ancora più ricattabili. I governanti offrono così ai padroni carne da sfruttamento che non può permettersi di protestare o di ribellarsi, tanto è facile la delazione o la denuncia, tanto è alto il prezzo da pagare. Per essere sicuri che lo straniero si senta estraneo e sempre sotto attacco, vengono incentivate le forme di (in)giustizia sommaria dei cittadini, che possono organizzarsi in ronde e provvedere a portare da soli gli attacchi a chiunque non rientri nei loro canoni. Fino ad oggi la detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) poteva durare al massime 30+30 giorni, mentre il nuovo pacchetto sicurezza la protrae fino a 180 giorni. Questi sono un altro strumento nelle mani dello stato, strutture detentive dove vengono reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno. Le “forze dell’ordine” presidiano lo spazio esterno di tali strutture e dovrebbero entrare nelle zone dove vivono i detenuti solo su richiesta degli enti gestori in casi eccezionali e di emergenza, ma di fatto spesso viene loro consentito l’ingresso per applicare la politica del “pugno duro”, con minacce e violenze, alle quali non seguono nemmeno le cure più basilari.. Riteniamo fondamentale ricordare come le inadeguate condizioni igenico-sanitarie, il sovraffollamento, le continue violenze e l’assenza di diritti all’interno di queste strutture hanno provocato un susseguirsi di rivolte da parte dei detenuti, sostenute anche dall’esterno con mobilitazioni ed azioni di solidarietà per i reclusi. D’ora in poi basterà il solo fatto di essere clandestino per commettere un reato. Da aggravante per gli altri crimini, ora chi non ha il permesso di soggiorno diventa già punibile con multe dai 5000 ai 10000 euro. Se, a livello nazionale, i CIE sono la massima espressione delle politiche repressive, razziste e discriminatorie, a livello locale negli ultimi mesi abbiamo invece assistito alla  nascita di  riprovevoli provvedimenti “anti-clandestini”, voluti da alcuni sindaci per incoraggiare i propri concittadini a segnalare la presenza di migranti irregolari. Pensiamo a Cantù, dov’è stato istituito un numero verde per denunciare clandestini, attività svolta anche dall’ufficio “di controllo di polizia giudiziaria” aperto pochi mesi fa a Turate. La loro funzione è quella di raccogliere le segnalazioni (prevalentemente anonime) dei cittadini e verificarle per poi far scattare verifiche e controlli nei confronti di quei migranti sospettati di essere irregolari. E: evidente che questi provvedimenti non sono casi isolati, ma fanno parte di quel contesto politico che negli ultimi tempi si sta delineando in tutto il Paese ( e in tutto l’occidente), un contesto incentrato sempre di più sull’intolleranza, sul razzismo, voluto da chi vuole creare divisioni tra gli sfruttati e mettere i poveri gli uni contro gli altri. Facendo leva sulla paura del diverso, viene messa in atto ogni giorno questa sequenza dì provvedimenti demagogici, da dare in pasto alla stampa (basti pensare alla militarizzazione di zone come via Milano alta e via Leoni o alla recente proposta di alcuni consiglieri comunali comaschi di vietare ai migranti di ritrovarsi nei parchi pubblici). Tornando sui piano nazionale, l’ultimo eclatante episodio di queste politiche risale a qualche giorno fa. Stiamo parlando del rimpatrio immediato dei 227 migranti provenienti dalla Libia e lì rispediti senza nemmeno aver toccato terra.  L’inumana e inaccettabile decisione del governo italiano di rimpatriare forzatamente centinaia di persone fuggite dalla miseria, dall’oppressione e dalle torture è l’ennesima dimostrazione del clima di intolleranza e di razzismo che si sta creando in questo Paese. Non si tratta di più di fingere un interesse “obbligato” di fronte alle tragedie che colpiscono altri esseri umani, bensì di scegliere apertamente e consapevolmente di ignorare tali tragedie, in nome di una ripresa dell’economia meno dannosa possibile (per i ricchi, ovviamente). Poi, può anche succedere che Nabruka, dopo aver saputo di dover essere rimpatriata in Tunisia, si suicidi dentro il Cie di Ponte Galena, a Roma. Ma la decisione di una donna di togliersi la vita piuttosto che dover tornare nel suo Paese d’origine non interessa al governo dei potenti, disposto ad uccidere pur di avere qualche migrante in meno nel proprio territorio.
Ora più che mai ribadiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che arrivano da qualunque parte del mondo sperando in una vita migliore, ma trovano intolleranza, razzismo, sfruttamento e reclusione».
manisolidaliSolo qualche decina di persone ha partecipato al presidio antirazzista che si è svolto al parcheggio dell’ippocastano vicino alla stazione di Como Borghi sabato 4 luglio dalle 15 con cibo bevande e musica organizzato dal Gruppo politico territoriale.
Poche persone al primo appuntamento in città organizzato dal Gruppo politico territoriale. Scarsa anche l’adesione all’iniziativa dei molti gruppi che a Como sono attivi contro il razzismo e la xenofobia. Il testo del volantino Solidarietà a tutti i migranti, contro sfruttamento e oppressione diffuso dagli organizzatori del presidio.
«Giovedì 2 luglio è stato definitivamente approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza”,  l’ennesimo provvedimento discriminante volto a peggiorare la condizione di migliaia di uomini e donne, la cui vita è costantemente subordinata alla legge del profitto. In quanto categorie deboli e facili da colpire, dopo gli attacchi a lavoratori e studenti, ora i migranti vengono resi ancora più ricattabili. I governanti offrono così ai padroni carne da sfruttamento che non può permettersi di protestare o di ribellarsi, tanto è facile la delazione o la denuncia, tanto è alto il prezzo da pagare. Per essere sicuri che lo straniero si senta estraneo e sempre sotto attacco, vengono incentivate le forme di (in)giustizia sommaria dei cittadini, che possono organizzarsi in ronde e provvedere a portare da soli gli attacchi a chiunque non rientri nei loro canoni. Fino ad oggi la detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) poteva durare al massime 30+30 giorni, mentre il nuovo pacchetto sicurezza la protrae fino a 180 giorni. Questi sono un altro strumento nelle mani dello stato, strutture detentive dove vengono reclusi i cittadini stranieri sprovvisti di regolare titolo di soggiorno. Le “forze dell’ordine” presidiano lo spazio esterno di tali strutture e dovrebbero entrare nelle zone dove vivono i detenuti solo su richiesta degli enti gestori in casi eccezionali e di emergenza, ma di fatto spesso viene loro consentito l’ingresso per applicare la politica del “pugno duro”, con minacce e violenze, alle quali non seguono nemmeno le cure più basilari.. Riteniamo fondamentale ricordare come le inadeguate condizioni igenico-sanitarie, il sovraffollamento, le continue violenze e l’assenza di diritti all’interno di queste strutture hanno provocato un susseguirsi di rivolte da parte dei detenuti, sostenute anche dall’esterno con mobilitazioni ed azioni di solidarietà per i reclusi. D’ora in poi basterà il solo fatto di essere clandestino per commettere un reato. Da aggravante per gli altri crimini, ora chi non ha il permesso di soggiorno diventa già punibile con multe dai 5000 ai 10000 euro. Se, a livello nazionale, i CIE sono la massima espressione delle politiche repressive, razziste e discriminatorie, a livello locale negli ultimi mesi abbiamo invece assistito alla  nascita di  riprovevoli provvedimenti “anti-clandestini”, voluti da alcuni sindaci per incoraggiare i propri concittadini a segnalare la presenza di migranti irregolari. Pensiamo a Cantù, dov’è stato istituito un numero verde per denunciare clandestini, attività svolta anche dall’ufficio “di controllo di polizia giudiziaria” aperto pochi mesi fa a Turate. La loro funzione è quella di raccogliere le segnalazioni (prevalentemente anonime) dei cittadini e verificarle per poi far scattare verifiche e controlli nei confronti di quei migranti sospettati di essere irregolari. E: evidente che questi provvedimenti non sono casi isolati, ma fanno parte di quel contesto politico che negli ultimi tempi si sta delineando in tutto il Paese ( e in tutto l’occidente), un contesto incentrato sempre di più sull’intolleranza, sul razzismo, voluto da chi vuole creare divisioni tra gli sfruttati e mettere i poveri gli uni contro gli altri. Facendo leva sulla paura del diverso, viene messa in atto ogni giorno questa sequenza dì provvedimenti demagogici, da dare in pasto alla stampa (basti pensare alla militarizzazione di zone come via Milano alta e via Leoni o alla recente proposta di alcuni consiglieri comunali comaschi di vietare ai migranti di ritrovarsi nei parchi pubblici). Tornando sui piano nazionale, l’ultimo eclatante episodio di queste politiche risale a qualche giorno fa. Stiamo parlando del rimpatrio immediato dei 227 migranti provenienti dalla Libia e lì rispediti senza nemmeno aver toccato terra.  L’inumana e inaccettabile decisione del governo italiano di rimpatriare forzatamente centinaia di persone fuggite dalla miseria, dall’oppressione e dalle torture è l’ennesima dimostrazione del clima di intolleranza e di razzismo che si sta creando in questo Paese. Non si tratta di più di fingere un interesse “obbligato” di fronte alle tragedie che colpiscono altri esseri umani, bensì di scegliere apertamente e consapevolmente di ignorare tali tragedie, in nome di una ripresa dell’economia meno dannosa possibile (per i ricchi, ovviamente). Poi, può anche succedere che Nabruka, dopo aver saputo di dover essere rimpatriata in Tunisia, si suicidi dentro il Cie di Ponte Galena, a Roma. Ma la decisione di una donna di togliersi la vita piuttosto che dover tornare nel suo Paese d’origine non interessa al governo dei potenti, disposto ad uccidere pur di avere qualche migrante in meno nel proprio territorio.
Ora più che mai ribadiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che arrivano da qualunque parte del mondo sperando in una vita migliore, ma trovano intolleranza, razzismo, sfruttamento e reclusione».

Preoccupazione e indignazione

FANTASMINOGli animatori comaschi della campagna Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti, con il comunicato che pubblichiamo integralmente, esprimono «Preoccupazione e indignazione» per le leggi razziali imposte dal governo Berlusconi. Il testo del comunicato.
«Dal 2 luglio in Italia siamo tutti meno liberi. Una legge che condanna non chi ha un comportamento criminale, ma chi è solo nato in un altro Paese, ferisce italiani, stranieri regolari, clandestini. Il governo ha deciso di compattasi adottando uno strumento legislativo lesivo della dignità umana, incostituzionale, capace persino di evocare i peggiori fantasmi delle leggi xenofobe del ventennio.
È questo il giudizio di organizzazioni impegnate nella campagna Non avere paura contro il razzismo e la paura degli altri nei confronti dei provvedimenti adottati dalla maggioranza.
Siamo preoccupati ed indignati per le misure restrittive e punitive che la legge introduce nei confronti dei cittadini immigrati, andando ad agire nella sfera dei diritti fondamentali e della dignità umana.. Il Governo dovrà assumersi la responsabilità per aver voluto favorire, nei fatti e nelle intenzioni, un clima pericoloso di paura e di sospetto che finirà per alimentare la clandestinità anziché combatterla, renderà gli immigrati irregolari ancora più invisibili, soprattutto sui posti di lavoro, provocherà forti limitazioni nell’esercizio dei diritti fondamentali (iscrizione all’anagrafe, matrimonio, salute, scuola), complicando la vita degli stessi immigrati regolarmente residenti.
Inoltre, l’introduzione del reato di clandestinità, da un punto di vista meramente funzionale, prospetta  ora la celebrazione di centinaia di migliaia di processi volti a comminare sanzioni pecuniarie che nessuno straniero vorrà o potrà pagare e che comunque si svolgeranno a totale carico dei contribuenti, ivi compresa  l’assistenza legale agli imputati mediante il gratuito patrocinio.
Chiediamo a tutti i cittadini, italiani e non, di Non avere Paura di questa ennesima dimostrazione di iniquità e inefficienza del governo in carica pro-tempore, di agire con pazienza e determinazione perché prevalgano nelle comunità, nei luoghi di lavoro, nella società civile del nostro Paese le ragioni dell’integrazione, della prossimità, della solidarietà».

Referendum senza quorum

I due referendum comunali non raggiungono il quorum. Dai dati dei nostri seggi campione si può stimare che l’affluenza nella città di Como alle 15 si fermerà intorno al 22 %. I votanti alla consultazione comasca sono poco di più di quelli che hanno risposto ai tre quesiti nazionali che ugualmente non raggiungono il quorum.
Per l’analisi del voto ai referendum comunali e un confronto con il voto ai referendum nazionali e alle elezioni europee il circolo arci Noerus propone un incontro martedì 23 giugno alle 21 a Como sotto l’Ippocastano, ingresso da viale Aldo Moro.
I due referendum comunali non raggiungono il quorum. Dai dati dei nostri seggi campione si può stimare che l’affluenza nella città di Como alle 15 si fermerà intorno al 22 %. I votanti alla consultazione comasca sono poco di più di quelli che hanno risposto ai tre quesiti nazionali che ugualmente non raggiungono il quorum.
Per l’analisi del voto ai referendum comunali e un confronto con il voto ai referendum nazionali e alle elezioni europee il circolo arci Noerus propone un incontro martedì 23 giugno alle 21 a Como sotto l’Ippocastano, ingresso da viale Aldo Moro.

Goodbye liberismo

 

Ricominciare, qualificandolo, l’intervento pubblico per il rilancio dell’economia, innalzare salari, stipendi, pensioni e livelli di welfare: questi i leitmotiv del volume Goodbye Liberismo presentato giovedì 28 maggio al Punto Einaudi di Como dallo stesso autore, Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi, esponente di Sinistra e libertà.
Davanti al Punto Einaudi di via Carducci a Como, in un accogliente contesto di numerose seggioline all’aperto, Luca Michelini, docente universitario di economia, ha introdotto la serata di presentazione di Goodbye Liberismo. La resisitibile ascesa del neoliberismo e il suo inevitabile declino [Ponte alle Grazie 2009].di Alfonso Gianni
Secondo la lettura critica di Michelini nel libro è descritta la fine dei grandi processi di privatizzazioni e s’intravede un rischio di ritorno al neoprotezionismo farcito, in Italia, da un neo-populismo in salsa berlusconiana, che non dovrebbe, per forza, degenerare in forme di fascismo.
Alfonso Gianni ha precisato che l’intento del libro è più analitico che propositivo: «Siamo ancora dentro la crisi e non se ne vede l’uscita, segno che è anche crisi strutturale dell’economia reale e non solo finanziaria. Se ne dovrebbe uscire quindi non solo illudendosi che alcuni ritocchi alle regole dei mercati finanziari dovrebbero bastare, ma anche incidendo nei nodi strutturali del capitalismo moderno; l’economia reale dovrà mutare radicalmente e nulla sarà come prima».
L’autore ha poi citato il dibattito in corso in queste settimane sulle pagine de Il Sole 24 ore in cui sono intervenuti, tra gli altri, Bertinotti, Visco e numerosi economisti di scuola liberale (questi ultimi facendo autocritica sui principi neoliberisti spinti da essi stessi proposti negli anni scorsi).
«Poiché la crisi è stata innescata dalla bolla speculativa dei mutui subprime, destinati a tre tipi di utenti: lavoratori tipo statunitensi (con stipendi reali in vertiginosa diminuzione negli ultimi anni, in tutto il mondo), lavoratori precari (negli States il precariato è molto più diffuso che in Europa) e lavoratori immigrati (ben più numerosi che in Italia), la soluzione principale alla crisi non può che passare attraverso un forte miglioramento retributivo di queste tre categorie».
Gianni ha poi citato un dato agghiacciante: «nelle borse valori mondiali circolano ancora oggi titoli legati ai “derivati” nella misura di 12 volte il prodotto interno lordo mondiale», ma ha anche citato Rossana Rossanda che si domanda «ma come? Nel momento storico in cui il capitalismo mondiale si auto esplode, con “ordigni finanziari” che esso stesso ha prodotto, le sinistre mondiali non sanno cogliere l’attimo per proporre la loro ricetta?».
Alfonso Gianni ha quindi citato numerosi economisti liberal anglosassoni che propongono come ricetta l’intervento pubblico dei Governi nell’economia (lo stanno già facendo Governi di centro destra e centro sinistra, in particolare, da un lato, Obama e, dall’altro, il Governo cinese, entrambi incrementando i fondi statali nella sanità pubblica di cui i due popoli sono pressoché privi in egual misura).
L’esponente di Sinistra e libertà a quindi affermato che è «Ovvio che dovranno essere estese le coperture tipo “cassa integrazione” a tutte le fasce e categorie di lavoratori, ma non basta! I Governi dovrebbero “qualificare” l’intervento pubblico in economia». Per colludere che: «Non basteranno discorsi dei politici alla televisione per incrementare  scelte “etiche” nei consumi dei singoli cittadini, occorreranno fondi pubblici dirottati nei settori chiave che producano programmaticamente scelte verso i tre settori prioritari della sinistra: uguaglianza, ambiente, Pace». [Enzo Arighi per ecoinformazioni]
Ricominciare, qualificandolo, l’intervento pubblico per il rilancio dell’economia, innalzare salari, stipendi, pensioni e livelli di welfare: questi i leitmotiv del volume Goodbye Liberismo presentato giovedì 28 maggio al Punto Einaudi di Como dallo stesso autore, Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi, esponente di Sinistra e libertà.
Davanti al Punto Einaudi di via Carducci a Como, in un accogliente contesto di numerose seggioline all’aperto, Luca Michelini, docente universitario di economia, ha introdotto la serata di presentazione di Goodbye Liberismo. La resisitibile ascesa del neoliberismo e il suo inevitabile declino [Ponte alle Grazie 2009].di Alfonso Gianni
Secondo la lettura critica di Michelini nel libro è descritta la fine dei grandi processi di privatizzazioni e s’intravede un rischio di ritorno al neoprotezionismo farcito, in Italia, da un neo-populismo in salsa berlusconiana, che non dovrebbe, per forza, degenerare in forme di fascismo.
Alfonso Gianni ha precisato che l’intento del libro è più analitico che propositivo: «Siamo ancora dentro la crisi e non se ne vede l’uscita, segno che è anche crisi strutturale dell’economia reale e non solo finanziaria. Se ne dovrebbe uscire quindi non solo illudendosi che alcuni ritocchi alle regole dei mercati finanziari dovrebbero bastare, ma anche incidendo nei nodi strutturali del capitalismo moderno; l’economia reale dovrà mutare radicalmente e nulla sarà come prima».
L’autore ha poi citato il dibattito in corso in queste settimane sulle pagine de Il Sole 24 ore in cui sono intervenuti, tra gli altri, Bertinotti, Visco e numerosi economisti di scuola liberale (questi ultimi facendo autocritica sui principi neoliberisti spinti da essi stessi proposti negli anni scorsi).
«Poiché la crisi è stata innescata dalla bolla speculativa dei mutui subprime, destinati a tre tipi di utenti: lavoratori tipo statunitensi (con stipendi reali in vertiginosa diminuzione negli ultimi anni, in tutto il mondo), lavoratori precari (negli States il precariato è molto più diffuso che in Europa) e lavoratori immigrati (ben più numerosi che in Italia), la soluzione principale alla crisi non può che passare attraverso un forte miglioramento retributivo di queste tre categorie».
Gianni ha poi citato un dato agghiacciante: «nelle borse valori mondiali circolano ancora oggi titoli legati ai “derivati” nella misura di 12 volte il prodotto interno lordo mondiale», ma ha anche citato Rossana Rossanda che si domanda «ma come? Nel momento storico in cui il capitalismo mondiale si auto esplode, con “ordigni finanziari” che esso stesso ha prodotto, le sinistre mondiali non sanno cogliere l’attimo per proporre la loro ricetta?».
Alfonso Gianni ha quindi citato numerosi economisti liberal anglosassoni che propongono come ricetta l’intervento pubblico dei Governi nell’economia (lo stanno già facendo Governi di centro destra e centro sinistra, in particolare, da un lato, Obama e, dall’altro, il Governo cinese, entrambi incrementando i fondi statali nella sanità pubblica di cui i due popoli sono pressoché privi in egual misura).
L’esponente di Sinistra e libertà a quindi affermato che è «Ovvio che dovranno essere estese le coperture tipo “cassa integrazione” a tutte le fasce e categorie di lavoratori, ma non basta! I Governi dovrebbero “qualificare” l’intervento pubblico in economia». Per colludere che: «Non basteranno discorsi dei politici alla televisione per incrementare  scelte “etiche” nei consumi dei singoli cittadini, occorreranno fondi pubblici dirottati nei settori chiave che producano programmaticamente scelte verso i tre settori prioritari della sinistra: uguaglianza, ambiente, Pace». [Enzo Arighi per ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 28 maggio 2009

 

Moralità al centro del dibattito a Palazzo Cernezzi giovedì 28 maggio. Insulti e scuse del sindaco al Consigliere del Prc, colpevole di avere criticato l’azione del primo cittadino sul caso Spt linea.
Nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 28 maggio Luigi Bottone, Gruppo misto, ha posto il problema della sistemazione del comando dei vigili, in particolare dell’archivio, mentre Giampiero Ajani, Lega, ha ricordato i chiusini, le griglie e i tombini che fanno rumore al passaggio delle macchine durante la notte.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto delucidazioni sulla scelta del Comune di avocare a sé la bonifica dell’area ex Ticosa e con ironia, chiedendo d’essere riportato integralmente sul Notiziario comunale, ha salutato gli annunciati lavori di riasfaltatura della bretella di via Oltrecolle «dato che l’attuale manto stradale è pericoloso con la pioggia oltre i 30 kilometri orari, alla facci di chi diceva che il limite era stato deciso perché il tracciato rettilineo della strada era un invito alla corsa».
In difesa del cedro di piazza Verdi si è poi schierato Mario Molteni, Per Como, chiedendo lumi sulla correttezza dell’iter seguito alla consegna della petizione popolare che aveva raccolto circa duemila firme nel 2006 contro l’abbattimento. «Anche la Soprintendenza – ha ricordato Molteni – ha dichiarato che “è entrata nella memoria collettiva della cittadinanza e come tale è forse opportuna la sua conservazione», per questo il consigliere ha annunciato la presentazione di una delibera ad hoc per «predisporre le modifiche necessarie al progetto di riqualificazione di piazza Verdi ai fini della conservazione in loco del cedro».
Dopo un breve battibecco sulla correttezza dell’utilizzazione degli spazi elettorali, lo strabordamento, fra Donato Supino, Prc, e Ajani, fatto l’appello, è incominciato il Consiglio comunale con un minuto di silenzio, proposto da Bruno Saladino, Pd, per commemorare il giornalista comasco Angelo Curtoni.
Il primo atto è stato così l’approvazione, da parte della sola maggioranza, dell’Accodo quadro di sviluppo del territorio.
Il dibattito si è quindi spostato sulla mozione 58 presentata dal consigliere Macello Iantorno, Pd, sui «fatti incidenti sulla moralità degli amministratori, sugli atti da compiere e sull’interesse pubblico al mantenimento o meno dell’incarico ed esercizio delle funzioni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si è scaldata come non accadeva da tempo coinvolgendo anche pubblico accorso, tra cui una trentina persone accorse per protestare contro l’abbattimento del cedro del Teatro sociale arrivate a lavori iniziati.
Il primo firmatario ha presentato in un discorso fiume di tre quarti d’ora la mozione partendo dallo stato di fatto del coinvolgimento in indagini di, «all’epoca della presentazione un paio di assessori, ora di più», fino ad attaccare la maggioranza «siete successori, eredi, della classe politica che ha corrotto la metà del Paese!», scatenando l’indignazione fra i banchi del Pdl. «Ma stiamo scherzando!» ha subito controbattuto Marco Butti, Pdl, seguito dall’assessore Caradonna «non siamo mica socialisti!».
Iantorno ha proseguito il discorso richiamandosi ad una questione morale che dovrebbero scuotere riferendosi alle vicende giudiziarie e non solo che coinvolgono il presidente del Consiglio raccogliendo gli applausi del pubblico.
Per protesta la gran parte dei consiglieri di maggioranza, in testa il capogruppo del Pdl Butti, è uscita dall’aula, mentre anche il sindaco è intervenuto invitando a “piantarla” il consigliere del Pd.
«Un’arringa contro i mostri – così ha definito il discorso di Iantorno Marco Butti, che ha precisato – provengo, e ne sono profondamente orgoglioso, da An e per un anno ho fatto parte del Fronte della gioventù il movimento giovanile del’Msi. Sono erede dei valori morali e politici dell’Msi portati ora nel Pdl».
Ma cosa voleva la mozione? L’inserimento «nell’ordine del giorno della prima seduta con relativa discussione, a mozione presentata anche da un singolo consigliere avente ad oggetto la trattazione di ogni caso di sottoposizione ad indagine di amministratori comunali», per il sindaco «la valutazione dei singoli casi» e «la costituzione dell’ente come parte civile sin dal momento in cui la legge lo consente e per il risarcimento dei danni morali e materiali», ed infine comunicare al consiglio le valutazioni fatte e «le ragioni della eventuale persistenza del rapporto di fiducia».
«Non è possibile impedire l’attività politica di chicchessia – è entrato nel merito l’assessore Rallo – perché si apre un indagine su di lui, era uno strumento utilizzato dalle dittature!»
«Non si può porre la questione morale in questo consesso – ha affermato in un accalorato intervento Saladino – non possiamo più portare avanti simili discorsi in questo periodo storico, siamo in un’altra galassia, quando vediamo cosa fa l’attuale presidente del consiglio ci immagineremmo mai personaggi come Fanfani fare le stesse cose?». 
«Bisogna salvaguardare l’etica della politica – ha aggiunto Supino rivolgendosi al sindaco Bruni – per questo le ho chiesto di chiedere scusa ai cittadini dopo le sue affermazioni su Spt Linea». «Ma ci sei o ci fai? O sei fatto?» gli ha risposto il primo cittadino comasco, che si è poi scusato, fra le proteste delle minoranze.
Il dibattito ha continuato in intensità sino a quando il presidente Pastore ha preso la parola e letto, citando don Giussani, una intervista apparsa sul Corriere della sera a Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle opere e presidente della Fondazione sussidiarietà.
Dopo un intervento di Alessandro Rapinese, Area 2010, dichiaratosi contrario alle cacce alle streghe, ha preso la parola il sindaco esprimendo tutta la sua contrarietà alla mozione.
«Non c’entra niente la questione morale, la nostra è una questione di atti, quello che facciamo e che il posto che occupiamo lo occupiamo bene» e ha poi proseguito «poniamo ad esempio di dover fare quanto proposto nella mozione come potremmo sostituirci ai tribunali e dove prenderemmo le informazioni, da quanto riportato sui giornali? Senza i documenti su cui prendere decisioni e i titoli per farlo?».
Data l’ora tarda è stata quindi sospesa la seduta che riprenderà ò’11 giugno prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
cernezziMoralità al centro del dibattito a Palazzo Cernezzi giovedì 28 maggio. Insulti e scuse del sindaco al Consigliere del Prc, colpevole di avere criticato l’azione del primo cittadino sul caso Spt linea.
Nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 28 maggio Luigi Bottone, Gruppo misto, ha posto il problema della sistemazione del comando dei vigili, in particolare dell’archivio, mentre Giampiero Ajani, Lega, ha ricordato i chiusini, le griglie e i tombini che fanno rumore al passaggio delle macchine durante la notte.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto delucidazioni sulla scelta del Comune di avocare a sé la bonifica dell’area ex Ticosa e con ironia, chiedendo d’essere riportato integralmente sul Notiziario comunale, ha salutato gli annunciati lavori di riasfaltatura della bretella di via Oltrecolle «dato che l’attuale manto stradale è pericoloso con la pioggia oltre i 30 kilometri orari, alla facci di chi diceva che il limite era stato deciso perché il tracciato rettilineo della strada era un invito alla corsa».
In difesa del cedro di piazza Verdi si è poi schierato Mario Molteni, Per Como, chiedendo lumi sulla correttezza dell’iter seguito alla consegna della petizione popolare che aveva raccolto circa duemila firme nel 2006 contro l’abbattimento. «Anche la Soprintendenza – ha ricordato Molteni – ha dichiarato che “è entrata nella memoria collettiva della cittadinanza e come tale è forse opportuna la sua conservazione», per questo il consigliere ha annunciato la presentazione di una delibera ad hoc per «predisporre le modifiche necessarie al progetto di riqualificazione di piazza Verdi ai fini della conservazione in loco del cedro».
Dopo un breve battibecco sulla correttezza dell’utilizzazione degli spazi elettorali, lo strabordamento, fra Donato Supino, Prc, e Ajani, fatto l’appello, è incominciato il Consiglio comunale con un minuto di silenzio, proposto da Bruno Saladino, Pd, per commemorare il giornalista comasco Angelo Curtoni.
Il primo atto è stato così l’approvazione, da parte della sola maggioranza, dell’Accodo quadro di sviluppo del territorio.
Il dibattito si è quindi spostato sulla mozione 58 presentata dal consigliere Macello Iantorno, Pd, sui «fatti incidenti sulla moralità degli amministratori, sugli atti da compiere e sull’interesse pubblico al mantenimento o meno dell’incarico ed esercizio delle funzioni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si è scaldata come non accadeva da tempo coinvolgendo anche pubblico accorso, tra cui una trentina persone accorse per protestare contro l’abbattimento del cedro del Teatro sociale arrivate a lavori iniziati.
Il primo firmatario ha presentato in un discorso fiume di tre quarti d’ora la mozione partendo dallo stato di fatto del coinvolgimento in indagini di, «all’epoca della presentazione un paio di assessori, ora di più», fino ad attaccare la maggioranza «siete successori, eredi, della classe politica che ha corrotto la metà del Paese!», scatenando l’indignazione fra i banchi del Pdl. «Ma stiamo scherzando!» ha subito controbattuto Marco Butti, Pdl, seguito dall’assessore Caradonna «non siamo mica socialisti!».
Iantorno ha proseguito il discorso richiamandosi ad una questione morale che dovrebbero scuotere riferendosi alle vicende giudiziarie e non solo che coinvolgono il presidente del Consiglio raccogliendo gli applausi del pubblico.
Per protesta la gran parte dei consiglieri di maggioranza, in testa il capogruppo del Pdl Butti, è uscita dall’aula, mentre anche il sindaco è intervenuto invitando a “piantarla” il consigliere del Pd.
«Un’arringa contro i mostri – così ha definito il discorso di Iantorno Marco Butti, che ha precisato – provengo, e ne sono profondamente orgoglioso, da An e per un anno ho fatto parte del Fronte della gioventù il movimento giovanile del’Msi. Sono erede dei valori morali e politici dell’Msi portati ora nel Pdl».
Ma cosa voleva la mozione? L’inserimento «nell’ordine del giorno della prima seduta con relativa discussione, a mozione presentata anche da un singolo consigliere avente ad oggetto la trattazione di ogni caso di sottoposizione ad indagine di amministratori comunali», per il sindaco «la valutazione dei singoli casi» e «la costituzione dell’ente come parte civile sin dal momento in cui la legge lo consente e per il risarcimento dei danni morali e materiali», ed infine comunicare al consiglio le valutazioni fatte e «le ragioni della eventuale persistenza del rapporto di fiducia».
«Non è possibile impedire l’attività politica di chicchessia – è entrato nel merito l’assessore Rallo – perché si apre un indagine su di lui, era uno strumento utilizzato dalle dittature!»
«Non si può porre la questione morale in questo consesso – ha affermato in un accalorato intervento Saladino – non possiamo più portare avanti simili discorsi in questo periodo storico, siamo in un’altra galassia, quando vediamo cosa fa l’attuale presidente del consiglio ci immagineremmo mai personaggi come Fanfani fare le stesse cose?». 
«Bisogna salvaguardare l’etica della politica – ha aggiunto Supino rivolgendosi al sindaco Bruni – per questo le ho chiesto di chiedere scusa ai cittadini dopo le sue affermazioni su Spt Linea». «Ma ci sei o ci fai? O sei fatto?» gli ha risposto il primo cittadino comasco, che si è poi scusato, fra le proteste delle minoranze.
Il dibattito ha continuato in intensità sino a quando il presidente Pastore ha preso la parola e letto, citando don Giussani, una intervista apparsa sul Corriere della sera a Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle opere e presidente della Fondazione sussidiarietà.
Dopo un intervento di Alessandro Rapinese, Area 2010, dichiaratosi contrario alle cacce alle streghe, ha preso la parola il sindaco esprimendo tutta la sua contrarietà alla mozione.
«Non c’entra niente la questione morale, la nostra è una questione di atti, quello che facciamo e che il posto che occupiamo lo occupiamo bene» e ha poi proseguito «poniamo ad esempio di dover fare quanto proposto nella mozione come potremmo sostituirci ai tribunali e dove prenderemmo le informazioni, da quanto riportato sui giornali? Senza i documenti su cui prendere decisioni e i titoli per farlo?».
Data l’ora tarda è stata quindi sospesa la seduta che riprenderà ò’11 giugno prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 25 maggio 2009

 

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 25 maggio. La seduta è stata sciolta prima dell’esaurimento dei punti all’ordine del giorno per mancanza del numero legale.
«Il sindaco deve chiedere scusa ai cittadini, aveva detto che per Spt era tutto a posto ora chiede le dimissioni del Consiglio di amministrazione» così si è espresso Donato supino, Prc, sulle vicende di Spt Linea durante le preliminari del Consiglio comunale di lunedì 25 maggio.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto lo stato delle pratiche sui condoni a Cardina riportando il tema dell’abusivismo sula collina, uno dei motivi per il rifiuto dell’acquisizione della stessa da parte del Parco della Spina Verde. Il consigliere democratico ha poi attaccato il Notiziario comunale «è ora di finirla che venga utilizzato per entrare nella polemica fra i gruppi consiliari. L’Ufficio stampa comunale non deve prestarsi a simili operazioni!» riferendosi ad un articolo sulla tangenziale comasca.
Il sindaco è poi intervenuto sui referendum comunali con il consueto attacco alla stampa locale a cui è seguita la lettura del comunicato inviato alla stampa che riproponiamo integralmente [in questa edizione, lancio n. 22656]. Pronta la risposta di Bruno Magatti, Paco, fra i promotori del referendum: «Come Comitato non abbiamo chiesto al Comune anticipazioni o accorpamenti, è stato proposto da altri, i riferimenti che fa sono imprecisi e impropri. Nei fatti c’è un penalizzazione del Comitato che fra le due parti è quella offesa».
Giunti fra il pubblico la quarantina di manifestanti contro l’abbattimento del cedro davanti al Teatro sociale che ritrovatisi in piazza Verdi si sono spostati a Palazzo Cernezzi chiedendo, capeggiati dall’ex consigliera Elisabetta Patelli, portavoce dei Verdi comaschi, un incontro con il sindaco o l’assessore competente.
«Deve per forza essere spostato? E se sì dove? Ho fatto un piccolo sondaggio durante un banchetto per le elezioni europee, i cittadini non sono d’accordo all’abbattimento del cedro del Teatro sociale» ha detto Pasquale Buono, Pdl, a cui è seguito Lucini chiedendo l’incontro con i cittadini accorsi.
L’assessore Cardonna allora, alla fine delle preliminari, ha incontrato i manifestanti in Sala stemmi spiegando il progetto, la pedonalizzazione del tratto della piazza di fronte al teatro con il trasferimento dei posteggi a margine della massicciata della ferrovia.
Difficile la convergenza di opinioni con i cittadini presenti che hanno chiesto di non abbattere, e non spostare la pianta dato che questo la danneggerebbe irrimediabilmente. «Lo dico con estrema franchezza, lì la pianta non rimane» ha dichiarato Caradonna, tacciato di essere un assassino da alcuni, che ha aggiunto «quando abbiamo proposto il progetto di riqualificazione alla Soprintendenza, l’architetto Artioli [soprintendente peri Beni architettonici e paesaggistici] ha detto “non voglio verdurame” riferendosi alla piazza».
Nel frattempo il Consiglio ha iniziato la discussione sulla delibera di accordo per lo sviluppo territoriale che coinvolge anche Regione e Provincia. Una serie di progetti, 72, che interverranno sul territorio lariano già discussi in Provincia e in Regione.
«Una delibera blindata che trasforma questo Consiglio in un luogo del consenso alla faccia del potere di indirizzo degli organi elettivi» ha detto Magatti.
Giudizi negativi sono giunti da più parti delle opposizioni in primis da Luca Gaffuri, Pd, «stride lo scarso coinvolgimento del territorio nella stesura del piano, un libro dei sogni poi, per l’86 per cento non finanziato», e Dario Valli, Area 2010, «un’occasione sprecata».
Secca la risposta del capogruppo del Pdl Marco Butti: «Quello di Gaffuri è stato solo un intervento elettorale».
Dopo una pausa sono stati presentati tre ordini del giorno, uno di maggioranza e due di opposizione. La seduta ormai aveva visto numerose defezioni e il numero legale era garantito solo dalla presenza dei consiglieri di minoranza ringraziati per questo dal presidente Pastore dopo l’approvazione del primo ordine del giorno presentato da Butti e approvato dalla maggioranza. Accolto anche il secondo ordine del giorno delle minoranze per salvaguardare la vivibilità dei quartieri interessati dalla tangenziale e per una tutela delle attività interessate dagli espropri dove possibile. Bocciato invece l’ultimo ordine del giorno che prevedeva una serie di interventi d aggiungere al piano, tra cui uno aggiunto con un emendamento proposto da Vittorio Mottola, Pd, per l’ingresso della collina di Cardina nel parco della Spina Verde.Senza nessuna dichiarazione di voto si è passati alla votazione, le minoranze sono scite, tranne Valli, poi astenutosi, e con solo 17 voti a favore della maggioranza non si è raggiunto il numero legale e la seduta è stata sciolta e aggiornata in seconda convocazione per giovedì 28 maggio. [Michele Donegana, ecoinformazioni]
cernezziLa seduta è stata sciolta prima dell’esaurimento dei punti all’ordine del giorno per mancanza del numero legale.
«Il sindaco deve chiedere scusa ai cittadini, aveva detto che per Spt era tutto a posto ora chiede le dimissioni del Consiglio di amministrazione» così si è espresso Donato supino, Prc, sulle vicende di Spt Linea durante le preliminari del Consiglio comunale di lunedì 25 maggio.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto lo stato delle pratiche sui condoni a Cardina riportando il tema dell’abusivismo sula collina, uno dei motivi per il rifiuto dell’acquisizione della stessa da parte del Parco della Spina Verde. Il consigliere democratico ha poi attaccato il Notiziario comunale «è ora di finirla che venga utilizzato per entrare nella polemica fra i gruppi consiliari. L’Ufficio stampa comunale non deve prestarsi a simili operazioni!» riferendosi ad un articolo sulla tangenziale comasca.
Il sindaco è poi intervenuto sui referendum comunali con il consueto attacco alla stampa locale a cui è seguita la lettura del comunicato inviato alla stampa che riproponiamo integralmente. Pronta la risposta di Bruno Magatti, Paco, fra i promotori del referendum: «Come Comitato non abbiamo chiesto al Comune anticipazioni o accorpamenti, è stato proposto da altri, i riferimenti che fa sono imprecisi e impropri. Nei fatti c’è un penalizzazione del Comitato che fra le due parti è quella offesa».
Giunti fra il pubblico la quarantina di manifestanti contro l’abbattimento del cedro davanti al Teatro sociale che ritrovatisi in piazza Verdi si sono spostati a Palazzo Cernezzi chiedendo, capeggiati dall’ex consigliera Elisabetta Patelli, portavoce dei Verdi comaschi, un incontro con il sindaco o l’assessore competente.
«Deve per forza essere spostato? E se sì dove? Ho fatto un piccolo sondaggio durante un banchetto per le elezioni europee, i cittadini non sono d’accordo all’abbattimento del cedro del Teatro sociale» ha detto Pasquale Buono, Pdl, a cui è seguito Lucini chiedendo l’incontro con i cittadini accorsi.
L’assessore Cardonna allora, alla fine delle preliminari, ha incontrato i manifestanti in Sala stemmi spiegando il progetto, la pedonalizzazione del tratto della piazza di fronte al teatro con il trasferimento dei posteggi a margine della massicciata della ferrovia.
Difficile la convergenza di opinioni con i cittadini presenti che hanno chiesto di non abbattere, e non spostare la pianta dato che questo la danneggerebbe irrimediabilmente. «Lo dico con estrema franchezza, lì la pianta non rimane» ha dichiarato Caradonna, tacciato di essere un assassino da alcuni, che ha aggiunto «quando abbiamo proposto il progetto di riqualificazione alla Soprintendenza, l’architetto Artioli [soprintendente peri Beni architettonici e paesaggistici] ha detto “non voglio verdurame” riferendosi alla piazza».
Nel frattempo il Consiglio ha iniziato la discussione sulla delibera di accordo per lo sviluppo territoriale che coinvolge anche Regione e Provincia. Una serie di progetti, 72, che interverranno sul territorio lariano già discussi in Provincia e in Regione.
«Una delibera blindata che trasforma questo Consiglio in un luogo del consenso alla faccia del potere di indirizzo degli organi elettivi» ha detto Magatti.
Giudizi negativi sono giunti da più parti delle opposizioni in primis da Luca Gaffuri, Pd, «stride lo scarso coinvolgimento del territorio nella stesura del piano, un libro dei sogni poi, per l’86 per cento non finanziato», e Dario Valli, Area 2010, «un’occasione sprecata».
Secca la risposta del capogruppo del Pdl Marco Butti: «Quello di Gaffuri è stato solo un intervento elettorale».
Dopo una pausa sono stati presentati tre ordini del giorno, uno di maggioranza e due di opposizione. La seduta ormai aveva visto numerose defezioni e il numero legale era garantito solo dalla presenza dei consiglieri di minoranza ringraziati per questo dal presidente Pastore dopo l’approvazione del primo ordine del giorno presentato da Butti e approvato dalla maggioranza. Accolto anche il secondo ordine del giorno delle minoranze per salvaguardare la vivibilità dei quartieri interessati dalla tangenziale e per una tutela delle attività interessate dagli espropri dove possibile. Bocciato invece l’ultimo ordine del giorno che prevedeva una serie di interventi d aggiungere al piano, tra cui uno aggiunto con un emendamento proposto da Vittorio Mottola, Pd, per l’ingresso della collina di Cardina nel parco della Spina Verde.Senza nessuna dichiarazione di voto si è passati alla votazione, le minoranze sono scite, tranne Valli, poi astenutosi, e con solo 17 voti a favore della maggioranza non si è raggiunto il numero legale e la seduta è stata sciolta e aggiornata in seconda convocazione per giovedì 28 maggio. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Suoni parole e immagini contro il razzismo

 

Presentazione alla stampa e alla città venerdì 8 maggio alle 21 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como della Campagna nazionale Non aver paura apriti agli altri, apri ai diritti.
Con una straordinaria adesione delle reti del pacifismo, dell’associazionismo e del volontariato comasco insieme a organizzazioni sindacali e un ampissimo arcobaleno di soggetti è attiva anche a Como la Campagna Non aver paura apriti agli altri, apri ai diritti.
Gli organizzatori presenteranno venerdì 8 maggio alle 21 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como alla stampa e alla città le idee le proposte e le iniziative contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.
Nella serata ci saranno suoni, parole e immagini con gli interventi di:
Krishnammal Jagannathan (segretaria generale del Lafti, India)
Kossì A. Komla-Ebri (scrittore e medico, Erba)
Trammammuro (Atlante occidentale. Suoni, parole e immagini della metamorfosi urbana)
def-paura-vol-web4Venerdì 8 maggio alle 21 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como si presenta la Campagna nazionale Non aver paura apriti agli altri, apri ai diritti. Ingresso libero.
Con una straordinaria adesione delle reti del pacifismo, dell’associazionismo e del volontariato comasco insieme a organizzazioni sindacali e un ampissimo arcobaleno di soggetti è attiva anche a Como la Campagna Non aver paura apriti agli altri, apri ai diritti.
Gli organizzatori presenteranno venerdì 8 maggio alle 21 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como alla stampa e alla città le idee le proposte e le iniziative contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro.
Nella serata ci saranno suoni, parole e immagini con gli interventi di:
Krishnammal Jagannathan (segretaria generale del Lafti, India)
Kossì A. Komla-Ebri (scrittore e medico, Erba)
Trammammuro (Atlante occidentale. Suoni, parole e immagini della metamorfosi urbana.
All’ingresso sarà in distribuzione il numero 393 del mesniele ecoinformazioni interamente dedicato alla campagna. 
Il manifesto della Campagna
Non aver paura
Apriti agli altri, apri ai diritti
Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.
Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.
Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro. Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia. Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.
Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.
La campagna nazionale è promossa da: Acli, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Csvnet, Emmaus italia, Federazione Chiese evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti, FioPsd, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 – Seconde generazioni, Save the Children, Sei – Ugl, Tavola della pace, Terra del Fuoco, Uil.
In provincia di Como hanno gia aderito: ACLI | Amnesty International | Anolf CISL | ARCI | ARCI Servizio Civile | ASPEm | Associazione Centro di Ascolto Cantù – Mariano Comense | Associazione del Volontariato Comasco-CSV | Associazione Incroci | Associazione Incontri | Associazione interetnica 3 Febbraio | Associazione Mani Aperte Erba | Associazione Trapeiros di Emmaus Erba | Attac Como | Caritas Como | Centro di Ascolto Caritas Decanale di Erba | CGIL | Chiesa Evangelica Valdese Como | CISL | Comitato autogestito Pandora | Coordinamento Comasco per la Pace | Donne in nero | Erbattiva | Garabombo | I Bambini di Ornella | La Soglia | Lila | Medici con l’Africa onlus | Senato delle Donne | Società San Vincenzo | Spazio Donne | UISP.

Sinistra e libertà per le europee

 

Sinistra e libertà, la formazione nata dall’unione di Verdi, Sinistra democratica, Socialisti e Movimento per la sinistra, ha aperto a Como giovedì 7 maggio la campagna elettorale per le prossime elezioni europee con Franco Giordano, ex segretario nazionale di Rifondazione comunista. 
Giordano, introdotto da Nicoletta Pirotta, ex segretaria provinciale Prc, ha posto l’accento su una prospettiva che vada oltre la semplice tornata elettorale dato che «il Pd non è all’altezza per costruire un’idea alternativa al Governo Berlusconi» e non è di sinistra «così come rivendicato da Rutelli, mentre gli altri bisbigliano, borbottano ma non lo contraddicono». Anzi l’ex deputato ha attaccato chi «contrappone, nel centrosinistra, alla destra lo stesso populismo» citando ad esempio la Lista Di Pietro sia per la commissione d’inchiesta su Genova 2001 che per il prolungamento dei tempi di permanenza nei Cpv.
«Questa formazione non è solo un cartello elettorale per superare la soglia del 4 per cento – ha aggiunto il consigliere provinciale socialista Fabio Moltrasio – dobbiamo superare gli steccati per formare un soggetto politico nuovo», «un soggetto che sappia allacciarsi al mondo del lavoro , che sappia divenire il punto di riferimento per tutte quelle forze deluse dal Pd» ha proseguito Giordano. Per quanto riguarda la lista del Prc-Pdci Giordano ha detto che «non intervengono su piattaforme concrete» e che «sono testimoniali».
L’esponente di Sinistra e libertà ha quindi illustrato le proposte elettorali incentraste per lo più su misure atte a contrastare la crisi, con un’estensione degli aiuti economici alle persone in difficoltà, e brevemente la lista nella Circoscrizione dell’Italia del nord ovest con vari rappresentanti sì del mondo politico ma anche di quello culturale come l’attore Bebo Storti e esponenti della società civile come Rocco Cordì esponente di Altralombardia e Legacoop.
Alla domanda cosa faranno gli eletti in Europa quando andranno ognuno nel proprio gruppo di appartenenza l’ex segretario del Prc ha risposto che «già nei passati mandati europei esponenti dei gruppi di sinistra hanno lavorato assieme riuscendo a contrastare politiche deleterie come quella della Bolkestein o delle 60 ore di lavoro settimanali», l’obiettivo ora è quello di costruire una nuova soggettività.
sinistra-e-libertaSinistra e libertà, la formazione nata dall’unione di Verdi, Sinistra democratica, Socialisti e Movimento per la sinistra, ha aperto a Como giovedì 7 maggio la campagna elettorale per le prossime elezioni europee con Franco Giordano, ex segretario nazionale di Rifondazione comunista. 
Giordano, introdotto da Nicoletta Pirotta, ex segretaria provinciale Prc, ha posto l’accento su una prospettiva che vada oltre la semplice tornata elettorale dato che «il Pd non è all’altezza per costruire un’idea alternativa al Governo Berlusconi» e non è di sinistra «così come rivendicato da Rutelli, mentre gli altri bisbigliano, borbottano ma non lo contraddicono». Anzi l’ex deputato ha attaccato chi «contrappone, nel centrosinistra, alla destra lo stesso populismo» citando ad esempio la Lista Di Pietro sia per la commissione d’inchiesta su Genova 2001 che per il prolungamento dei tempi di permanenza nei Cpv.
«Questa formazione non è solo un cartello elettorale per superare la soglia del 4 per cento – ha aggiunto il consigliere provinciale socialista Fabio Moltrasio – dobbiamo superare gli steccati per formare un soggetto politico nuovo», «un soggetto che sappia allacciarsi al mondo del lavoro , che sappia divenire il punto di riferimento per tutte quelle forze deluse dal Pd» ha proseguito Giordano. Per quanto riguarda la lista del Prc-Pdci Giordano ha detto che «non intervengono su piattaforme concrete» e che «sono testimoniali».
L’esponente di Sinistra e libertà ha quindi illustrato le proposte elettorali incentraste per lo più su misure atte a contrastare la crisi, con un’estensione degli aiuti economici alle persone in difficoltà, e brevemente la lista nella Circoscrizione dell’Italia del nord ovest con vari rappresentanti sì del mondo politico ma anche di quello culturale come l’attore Bebo Storti e esponenti della società civile come Rocco Cordì esponente di Altralombardia e Legacoop.
Alla domanda cosa faranno gli eletti in Europa quando andranno ognuno nel proprio gruppo di appartenenza l’ex segretario del Prc ha risposto che «già nei passati mandati europei esponenti dei gruppi di sinistra hanno lavorato assieme riuscendo a contrastare politiche deleterie come quella della Bolkestein o delle 60 ore di lavoro settimanali», l’obiettivo ora è quello di costruire una nuova soggettività.

Agnoletto canditato alle europee nel nord-ovest

 

Giovedì 30 aprile nella sede della Circoscrizione 3 di Como a Camerlata, Vittorio Agnoletto ha dato il via alla campagna elettorale del Prc e Pdci comaschi.
In un partecipato incontro, una settantina di persone si è aperta la campagna elettorale di Prc-Pdci per le europee a Como. Dopo un’introduzione fatta dai giovani della segreteria provinciale che hanno presentato la figura Di Vittorio Agnoletto, candidato alle eropee nel Nord-ovest, che si è schernito per le troppe lodi ricevute. L’eurodeputato ha spiegato l’importanza delle prossime elezioni, sottolineando l’importanza del gruppo del Gue, sinistra e verdi nordici, a cui fa riferimento la lista congiunta di Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti: «Al Forum di Belem per la prima volta eravamo gli unici rappresentati riconosciuti della sinistra da tutto il Sud America, non c’era nessun socialdemocratico».
Agnoletto ha quindi spiegato il lavoro svolto contro la direttiva Bolkestein e quella sull’orario settimanale oltre che quella contro lo sfruttamento di lavoratori immigrati irregolari il cui testo proposto da Claudio Fava, ora candidato per Sinistra e libertà, è stato snaturata nel corso dell’iter di approvazione.
«Ora a denunciare il lavoro nero avremo un problema di coscienza perché il datore di lavoro avrà una multa, ma il lavoratore immigrato irregolare verrà rimandato al suo paese, abbiamo chiesto al proponente di ritirare la paternità della deliberazione, cosa che avrebbe fato ripartire tutto da capo, ma non ha voluto giustificandosi con il senso delle istituzioni!».
Agnoletto ha quindi «voluto fare chiarezza su cosa si andrà a votare: Di Pietro ha già dichiarato che si assocerà al gruppo dei liberali, mentre gli esponenti di Sinistra e libertà si divideranno nei tre gruppi di appartenenza: verdi, socialisti e Gue». Un fatto che non permetterà ai votanti di sapere a favore di quale gruppo europeo, con a volte politiche differenti, si porterà il proprio sostegno dato che i singoli candidati decideranno poi a quale affiliarsi.
Dopo alcuni aneddoti sull’attività del Parlamento europeo e le competenze dell’Unione anche per quanto riguarda le politiche mondiali, con una critica agli accordi con i paesi africani sul modello di quelli Stati Uniti – Sud America, si è svolto un partecipato dibattito coi presenti.
agnolettoGiovedì 30 aprile nella sede della Circoscrizione 3 di Como a Camerlata, Vittorio Agnoletto ha dato il via alla campagna elettorale del Prc e Pdci comaschi.
In un partecipato incontro, una settantina di persone, si è aperta la campagna elettorale di Prc-Pdci per le europee a Como. Dopo un’introduzione fatta dai giovani della segreteria provinciale che hanno presentato la figura Di Vittorio Agnoletto, candidato alle eropee nel Nord-ovest, che si è schernito per le troppe lodi ricevute. L’eurodeputato ha spiegato l’importanza delle prossime elezioni, sottolineando l’importanza del gruppo del Gue, sinistra e verdi nordici, a cui fa riferimento la lista congiunta di Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Consumatori uniti: «Al Forum di Belem per la prima volta eravamo gli unici rappresentati riconosciuti della sinistra da tutto il Sud America, non c’era nessun socialdemocratico».
Agnoletto ha quindi spiegato il lavoro svolto contro la direttiva Bolkestein e quella sull’orario settimanale oltre che quella contro lo sfruttamento di lavoratori immigrati irregolari il cui testo proposto da Claudio Fava, ora candidato per Sinistra e libertà, è stato snaturata nel corso dell’iter di approvazione.
«Ora a denunciare il lavoro nero avremo un problema di coscienza perché il datore di lavoro avrà una multa, ma il lavoratore immigrato irregolare verrà rimandato al suo paese, abbiamo chiesto al proponente di ritirare la paternità della deliberazione, cosa che avrebbe fato ripartire tutto da capo, ma non ha voluto giustificandosi con il senso delle istituzioni!».
Agnoletto ha quindi «voluto fare chiarezza su cosa si andrà a votare: Di Pietro ha già dichiarato che si assocerà al gruppo dei liberali, mentre gli esponenti di Sinistra e libertà si divideranno nei tre gruppi di appartenenza: verdi, socialisti e Gue». Un fatto che non permetterà ai votanti di sapere a favore di quale gruppo europeo, con a volte politiche differenti, si porterà il proprio sostegno dato che i singoli candidati decideranno poi a quale affiliarsi.
Dopo alcuni aneddoti sull’attività del Parlamento europeo e le competenze dell’Unione anche per quanto riguarda le politiche mondiali, con una critica agli accordi con i paesi africani sul modello di quelli Stati Uniti – Sud America, si è svolto un partecipato dibattito coi presenti.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza