Associazione Carducci

16 giugno/ “Il teatro dei pegni”

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Sabato 16 giugno alle 21, all’Istituto Giosuè Carducci, in viale Cavallotti 7 a Como, l’assoociazione artistica “Orizzonti inclinati” porterà in scena lo spettacolo realizzato dai e dalle partecipanti dei corsi di teatro per adulti/e e per ragazzi/e. (altro…)

5 maggio/ Orizzonti inclinati: presentazione del corso di teatro per ragazze/i

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Sabato 5 maggio, Alla sede dell’associazione Carducci in viale Cavallotti 7 a Como, si terrà dalle 15 alle 18,30 la presentazione del corso di teatro e recitazione per ragazze e ragazzi curato dall’associazione artistica “Orizzonti inclinati”. Il corso si svolgerà dal settembre 2018 al maggio 2019 e si baserà su un progetto di teatro “gioco-recitazione”. “Il gesto, la voce, la fantasia…tradotti in realtà”. Guarda il video di anteprima.
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31 gennaio/ “Quasimodo operaio di sogni” apre la stagione al Teatro Carducci

“Novecento in luce” è il titolo della nuova rassega teatrale per il 2018 del Teatro Carducci, una rassegna che vedrà protagonisti i migliori autori e interpreti della storia della cultura italiana ed europea. Primo appuntamento mercoledì 31 gennaio con “Quasimodo operaio di sogni”, di e con Alessandro Quasimodo.

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Stranieri, migranti: cittadini/ Emigrati, immigrati, migranti


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Il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre, la sede dell’Associazione Carducci (in via F. Cavallotti 7 a Como) ha ospitato Emigrati, immigrati, migranti, seconda e ultima parte della lezione Stranieri, migranti: cittadini proposto da Fabio Cani e Gerardo Monizza nell’ambito di Auser Università popolare.

Partendo da dove il discorso era stato interrotto la settimana precedente (qui il resoconto), il dialogo condotto dai relatori ha illustrato i movimenti di popolazioni avvenuti a Como dal XVI secolo fino ai giorni nostri.
Al tardo Cinquecento  – primo Seicento comasco risalgono documenti che attestano casi (uno accertato; probabilmente non l’unico) di schiavitù e l’istituzione (1576) di una “contrada delli Ebrei” [il tratto dell’attuale via Indipendenza compreso tra via Luini e via Vittorio Emanuele, ndr], popolazione assai esigua ma decisamente malvista. Lo stesso si può dire per gli zingari: nonostante la presenza di gruppi rom o sinti dediti perlopiù alla metallurgia, benché nomadica, abbia rappresentato un dato costante per secoli sul territorio di Como, a essi erano infatti attribuite le peggiori dicerie, che trovano eco nella retorica del conservatorismo più xenofobo del giorno d’oggi e che spiegano l’azione persecutoria nei loro confronti, da entrambi i lati del confine italo-elvetico. Con buona pace del luogo comune che descriveva (e descrive) i “cingari” come rapitori di bambini, in Svizzera erano essi stessi a vedersi portare via i figli, con il pretesto di sottrarli alla cultura delle famiglie.

Tra il XVII e la fine del XVIII secolo –  la Rivoluzione Francese costituisce uno “spartiacque” simbolico in tal senso – cambia la percezione dei significati e dei significanti “migrante”, “straniero”, “occupante”. La dominazione spagnola narrata anche nei Promessi sposi di Manzoni non renderà giustizia all’effettiva efficienza dei governatori iberici; al contrario, l’autorità austriaca sarà oltremodo idealizzata. Si hanno comunque più informazioni dell’occupazione militare asburgica rispetto a quella spagnola: nel corso delle Cinque giornate del 1848, ci sarebbero stati tra gli 800 e i 1000 soldati al servizio di Vienna, provenienti da aree diverse di un impero vasto e multietnico e portatori di diverse lingue e diverse culture.
In questi stessi anni va affermandosi l’idea di nazione, concetto che in Italia rimarrà a lungo assai nebuloso e ambiguo, come ambiguo rimarrà il distinguo tra ciò che “può” o “non può” essere attribuibile a un'” identità italiana”. Del resto, nel periodo compreso tra il XVII e il XIX secolo, la futura provincia di Como si configura come territorio di diffusa emigrazione, peraltro legata all’attività professionale più che a una situazione di indigenza economica, e considerata come un’opportunità piuttosto che come un problema, come dimostrano le lettere inviate alle famiglie da comaschi e ticinesi emigrati in Germania, in Russia, in Svizzera o in altri paesi europei, che pur con qualche difficoltà di adattamento a diverse tradizioni, sembrano interagire agevolmente con le comunità ospitanti. Alle emigrazioni di professionisti dal territorio comasco – ticinese – intelvese è legata la tradizione dei Magistri cumacini, che pur avendo qualche fondamento storico, sarebbe stata in buona parte “mitizzata” da una narrativa politica romantica, finalizzata a giustificare un’identità nazionale in nuce.

Gli emigranti del comasco e del Ticino sono soprattutto uomini adulti, che lasciano i paesi natii periodicamente, oppure definitivamente. All’estero, riescono comunque a costruire relazioni solidaristiche gli uni con gli altri, spesso sfruttando vincoli parentali: succede così che la cooperativa di consumo di Nesso sarà fondata nel 1897 non nel paese lariano, ma a Zurigo. Esiste comunque anche una migrazione femminile, di giovani donne impiegate al servizio di notabili con residenza sul lago o nelle campagne, che spesso si trasferiscono tra diverse località europee. La Germania sembra essere il principale paese di destinazione di emigrate ed emigrati lariani, seguita da altri paesi europei; alcuni si trasferiranno però in altre zone d’Italia. Contemporaneamente alle emigrazioni continueranno però a verificarsi immigrazioni, per esempio dall’Italia meridionale o dalla Svizzera, come attestato da tradizioni altrimenti considerabili “esotiche” sulle sponde del Lario.

Con il passare del tempo, intanto, l’emigrazione lariana si “scardina” dalla connotazione professionale specifica, facendosi più indifferenziata e allargando il proprio spazio di manovra: è stato stimato che tra gli anni Ottanta del XIX secolo e la prima guerra mondiale, circa cinquantamila degli emigranti italiani imbarcati  – spesso definitivamente – verso le Americhe e l’Australia, circa cinquantamila fossero originari della zona. Prosegue però anche la tendenza opposta di Como (e dintorni) come destinazione dei flussi migratori; per esempio i profughi istriani e dalmati che saranno ben accolti sul territorio; più tardi, anche immigrati veneti o sardi riusciranno a integrarsi con relativa facilità. Non altrettanta bendisposizione incontreranno i nuovi arrivati dalla seconda metà del Novecento, prima dall’Italia meridionale e poi da Asia e Africa. I numeri di tali immigrazioni sono di fatto risibili se paragonati a quelli di grandi città italiane o (soprattutto) di altri paesi europei, eppure incontreranno una malcelata ostilità che sarà poi sfruttata da alcuni ben noti movimenti politici reazionari. Esistono limitate documentazioni fotografiche dell’immigrazione a Como (ani cita il fotoreportage del canturino Gianni Paini, realizzato per l’inchiesta di Domenico Verga a riguardo); rilevazioni statistiche sono invece state realizzate da Acli, che nel 1985 registrava 308 lavoratori stranieri in provincia di Como, 66 dei quali residenti nel capoluogo, provenienti soprattutto dall’allora Jugoslavia, dalla Spagna, dalla Svizzera e dalle Filippine. Tali dati riguardano immigrati stranieri regolarizzati, ma nei primi anni Novanta, con ‘insorgere dell'”emergenza Ticosa”, il numero dei clandestini risulta comunque limitato. Ben diverso è il caso per i frontalieri italiani in Ticino, che già a metà degli anni Settanta superavano le 30 000 persone, e che sarebbero considerevolmente aumentati negli anni successivi (almeno fino al 1971).

Che “la storia non si faccia con i numeri”, concludono Cani e Monizza, è vero fino a un certo punto: al netto di interpretazioni irrazionali e/o strumentali, esse possono rivelare la reale dimensione di un fenomeno come la migrazione in uscita o in entrata, evidenziando di contrasto tutti i fraintendimenti in buona e in cattiva fede. A proposito di fede, essa può contribuire a spiegare le modalità con cui una certa minoranza riesce a integrarsi nella comunità locale: tema che ecoinformazioni aveva già affrontato nel 2010 (nel settimanale 406, pag.24-28) e che, fatti i dovuti aggiornamenti statistici, caratterizza ancora in modo significativo le interazioni con, tra, ed entro i gruppi etno-religiosi di cui si compone la popolazione comasca. Di nuovo, una lettura ragionata dei dati può aiutare a sedare gli allarmismi; mentre cifre fuori contesto e classificazioni maniacali, come quelle che interessano i migranti/ rifugiati/ esuli/ richiedenti asilo/profughi/ “clandestini”, possono sortire effetti opposti e raramente positivi. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già online sul canale di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero.

Guarda sul canale di ecoinformazioni anche tutti gli altri video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

17 dicembre/ Alchimie e trasformazioni per un mondo di pace

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Domenica 17 dicembre, alle 17, nella Sala Musa dell’istituto Giosuè Carducci (via Cavallotti 7 a Como), due allieve del Corso di teatro per ragazzi di Teatroarte – Orizzonti inclinati terranno la conferenza Alchimie e trasformazioni per un mondo di pace. L’ingresso è libero; le offerte raccolte saranno devolute a MaRac (Associazione malattie rare Como).

 

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14 dicembre/ “Chi vuol fare la befana”

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Dopo il successo dello spettacolo portato a Parolario lo scorso giugno, Andrea Vitali e gli ospiti della Cra – Comunità riabilitativa ad alta assistenza di Piario (BG) – Asst Bergamo Est., in Val Seriana, tornano con un nuovo spettacolo nel ciclo Aspettando Parolario 2018. Giovedì 14 dicembre, alle 20,30 al teatro dell’Associazione Giosuè Carducci di Como, metteranno in scena il racconto inedito Chi vuol fare la Befana, risultato di una coproduzione tra un’idea, diventata favola scritta, dello scrittore bellanese e l’apporto degli ospiti della Cra di Piario.

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Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense/ Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco

Inscription with dedication to deities, Detail of Celtic alphabet, from Prestino, Como province
L’iscrizione di Prestino in alfabeto leponzio, V sec.a.C.

«Solo l’anno scorso abbiamo ripreso a considerare Como una “città di migrazioni”; eppure la storia locale, e non solo locale, è segnata dagli spostamenti di popolazioni che si spostano in cerca di risorse, o di migliori condizioni di vita» Così Gerardo Monizza ha introdotto, nel pomeriggio di mercoledì 6 dicembre, Coloni, barbari, invasori. Dalla fondazione di Como al domino austriaco, primo di due incontri del ciclo Stranieri, migranti: cittadini. Unione di popoli, tradizioni e culture in terra comense (il  secondo è previsto per il pomeriggio di mercoledì 13 dicembre) condotti da Monizza e da Fabio Cani sul tema delle migrazioni a Como e organizzati da Auser università popolare all’Associazione Giosuè Carducci (via F. Cavallotti 7 a Como).

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12 novembre/ “La condizione umana”

Si terrà il 12 novembre alle ore 17.30 l’incontro-spettacolo La condizione umana, un tributo musicale a Enzo Jannacci, organizzato dall’associazione Accanto Onlus che si terrà il 12 novembre alle ore 17.30 presso la sala Musa dell’Associazione Carducci di Como in occasione della ricorrenza di San Martino.

Anche quest’anno l’associazione Accanto onlus – Amici dell’Hospice San Martino di Como si accinge a celebrare la ricorrenza di san Martino con un incontro-spettacolo aperto a tutti che si terrà domenica 12 novembre alle ore 17.30 presso la sala Musa dell’Associazione Carducci di Como, in via Cavallotti 7.

La data scelta non è casuale: San Martino, celebrato l’11 novembre, è il patrono delle Cure palliative e come tale viene ricordato in tutta Italia da quanti operano in questo ambito. È il suo mantello (pallium), offerto per proteggere un mendicante dal rigore dell’inverno, che dà il nome alle cure palliative; cure che intervengono – quando la medicina non può più guarire – per farsi carico dei bisogni fisici, psicologici, umani, del malato e dei suoi cari affinché la vita possa essere autonoma il più a lungo possibile e sempre dignitosa. Inoltre, a Como, è proprio a San Martino che è intitolato l’Hospice situato nel parco di via Castelnuovo, che accoglie i malati quando non possono essere curati adeguatamente nelle loro abitazioni.

Quest’anno, quindi, l’Associazione Accanto proporrà “La condizione umana”, un tributo musicale a Enzo Jannacci, il medico-cantautore che ha speso la sua vita a curare i malati e a cantare, con poesia e sensibilità, le vicende umane dei più deboli, dei meno fortunati, senza un atteggiamento da paladino ma da profondo conoscitore della condizione umana.

A suonare le sue canzoni saranno il gruppo di musica popolare D’Altrocanto, Marco Belcastro e Luca Ghielmetti con Franco Piccolo alla fisarmonica. Condurrà l’incontro il giornalista Alessio Brunialti che, tra un momento musicale e l’altro, dialogherà con alcuni operatori e volontari di Accanto per presentare le attività dell’associazione e sottolineare l’importanza delle cure palliative.

Per informazioni: Accanto Onlus Tel.: 031 309135 – contatto@accanto-onlus.ithttp://www.accanto-onlus.it

La musica di Terezín: “La farfalla risorta”


Il 17 ottobre, nel Salone Musa dell’associazione Carducci a Como, è andato in scena La farfalla risorta, reading-concerto curato e interpretato da Matteo Corradini e dal Pavel Zalud Quartet, nell’ambito di una giornata dedicata alla memoria dei prigionieri del ghetto “modello” di Terezín, nelle vicinanze di Praga.

Possono quattro artisti e tredici strumenti musicali raccontare le storie di migliaia di donne e uomini vissuti più di settant’anni fa? È quello che tenta di realizzare il Pavel Zalud Quartet, dedicandosi all’interpretazione delle opere di musicisti, di poeti e di scrittori che furono rinchiusi nel ghetto di Theresienstadt (nome tedesco di Terezín).

Il filo invisibile che lega il quartetto agli artisti di Terezín diventa tangibile grazie agli strumenti originali recuperati dal campo di prigionia: è con questi che gli artisti intonano le melodie yiddish che accompagnano e si alternano alla voce di Matteo Corradini, dando vita così ad un suggestivo quanto toccante viaggio tra le vie del ghetto. Sono appunto gli strumenti musicali originari di Theresienstad i protagonisti della serata: ad oggi ben tredici sono stati recuperati e restaurati, di questi ne sono stati suonati cinque durante il reading-concerto (due clarinetti, un mandolino, un violino e una tambura bulgara). Provengono tutti dalla bottega di Pavel Zalud, che allora risiedeva a Terezín e che fu costretto ad abbandonare la propria attività dopo la decisione delle autorità naziste di rendere l’intera cittadina una “zona di ripopolamento giudaico”.

Inizialmente ogni forma d’arte all’interno del campo era proibita, tuttavia il progetto di creare un ghetto “modello” da presentare al resto del mondo convinse i gerarchi nazisti a dare la possibilità ai prigionieri di realizzare opere musicali e non solo, in ogni caso sotto stretto controllo delle SS. Per questo motivo vennero raccolti in questo luogo un gran numero di artisti, provenienti principalmente dalla Cecoslovacchia, dalla Germania e dall’Austria. L’intera struttura venne presentata al mondo come la massima espressione della benevolenza nazista nei confronti degli ebrei: liberi di muoversi tra le vie del ghetto e di praticare le proprie arti senza restrizioni, i prigionieri vennero fatti sfilare sotto gli occhi degli osservatori internazionali come fossero cittadini ben nutriti e in salute. La messa in scena raggiunse il culmine dell’oscenità  con la visita della Croce Rossa nel 1944, quando gli abili propagandisti nazisti diederò il meglio di sè nel mascherare le atrocità commesse nel lager.

Lo spettacolo del Pavel Zalud Quartet si pone quindi l’obiettivo di ridare fiato agli strumenti rimasti in silenzio per oltre settant’anni e di liberare la moltitudine di voci soffocate dalla ferocia nazista a Terezìn. “Sono strumenti da museo – afferma Matteo Corradini – ma non finiranno in un museo. Gli strumenti vivono solo se suonati”. La musica di Terezín così non solo si riappropria del valore artistico a lungo negato dalla tragica fine dei suoi ideatori, bensì esprime a pieno anche il suo intrinseco messaggio di libertà: la musica (e l’arte più in generale) era, come ancora oggi, pura espressione e rivendicazione di sé, forma di resistenza degli oppressi. Gli unici e più potenti strumenti per gli artisti di Terezín di esprimere la propria identità di fronte alle grigie uniformi numerate consistevano nella musica e nella scrittura (il Requiem di Verdi diretto da Rafael Schächter proprio a Theresienstadt risulta in questo senso una delle espressioni di “resistenza musicale“ più forte ed esemplare).

I racconti tratti da La repubblica delle farfalle di Corradini completano l’opera di resurrezione dell’arte di Terezin in tutte le sue forme, portando le storie dei bambini del ghetto che ebbero un ruolo importante nella produzione culturale del campo (come ad esempio Petr Ginz, autore della rivista “Vedem”, o Honza Treichlinger, protagonista e stella indiscussa del Brundibar di Hans Krása). Vite giovanissime spezzate e sottratte al panorama culturale europeo e mondiale prima di poter esprimere il proprio genio, alle quali viene data giustizia e riconoscimento grazie all’opera di scrittori e musicisti come Matteo Corradini e il Pavel Zalud Quartet. [Vincenzo Colelli, ecoinformazioni – foto Fabio Cani, ecoinformazioni]

8, 9 e 12 maggio/ Europa in versi. Ecopoetry: dall´emozione alla ragione

europa-in-versi-2015-620x351Quinta edizione del Festival internazionale di poesia Europa in versi, organizzato da La casa della poesia di Como, in collaborazione con l’Associazione Giosuè Carducci e l’Associazione culturale e musicale studentesca Sant’Abbondio.

 

«Nell’anno di Expo il tema del festival non poteva che essere legato a cibo e letteratura: dalle metafore alimentari di Emily Dickinson al poemetto gastronomico-mitologico di Tomaso Kemeny – spiegano gli organizzatori –. Tra gli altri temi affrontati, la tutela dei diritti umani, la condanna della guerra, i messaggi di pace, amore e solidarietà e la difesa dell’ambiente».

– Venerdì 8 maggio alle 18.15 all’Associazione Carducci in viale Cavallotti 7 a Como: Poetry Slam «i più grandi slammer italiani gareggeranno a colpi di versi. Una giuria nominata tra il pubblico eleggerà il vincitore»;

– Sabato 9 maggio dalle 14.30 a Villa del Grumello, in via per Cernobbio 11 a Como, «reading internazionale di poesia con grandi poeti italiani e stranieri». Dalle 14.30 alle 16 sarà attiva la Bottega di poesia: «Chi, fra il pubblico, scrive versi e voglia ricevere gratuitamente un parere critico, avrà l´opportunità di far leggere le proprie poesie ad un grande poeta contemporaneo, Mario Santagostini». Per iscriversi tel. 344.0309088, e-mail lacasadellapoesiadicomo@gmail.com, con nome, cognome, indirizzo e numero di telefono.

– Martedì 12 maggio alle 11 nell’Aula Magna dell’Università degli studi dell’Insubria, in via Sant’Abbondio 9 a Como, Mettere a fuoco la vita. Poesia e traduzione, incontro con il poeta e traduttore Davide Rondoni.

Per Informazioni e-mail lacasadellapoesiadicomo@gmail.com, Internet http://www.lacasadellapoesiadicomo.it. [md, ecoinformazioni]

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