Biblioteca comunale di Como

26, 28, 30 settembre / “Ettore Majorana, Cronache di infinite scomparse” debutta al Teatro Sociale

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Un’opera giovane – in ogni senso – Ettore Majorana. Cronache di infinite scomparse (opera in n variabili), vincitrice del concorso Opera Oggi promosso da OperaLombardia (che dell’opera è dunque promotrice), che debutterà per la sua prima assoluta al Teatro Sociale di Como – di cui aprirà la stagione notte 2017/18 –  tra martedì 26 e sabato 30 settembre, prima di partire in tournée in Italia e in Europa, passando per Bergamo, Brescia, Cremona, Pavia, Trento, fino ad arrivare a Magdeburg nell’autunno 2018 e a Valencia nella primavera del 2019. L’opera è stata anticipata da Focus Majorana, un ciclo di eventi collaterali, gratuiti e aperti a tutti, sostenuti da enti e associazioni cittadine (Biblioteca comunale, Fondazione Alessandro Volta, Università degli studi dell’Insubria, Festival della Luce – Lake Como 2017, Ostello Bello Lake Como,  Allineamenti, Quartetto Artemisia e lo stesso Teatro Sociale),  inerenti alle tematiche da essa trattate, e in particolare sul connubio tra musica e scienza. Proprio la scienza, del resto, sarà il Leitmotiv della stagione teatrale 2017/18 del Teatro Sociale,

Giovani, giovanissimi, il librettista Stefano Simone Pintor, il compositore Roberto Vetrano, lo scenografo Gregorio Zurla e il direttore d’orchestra Jacopo Rivani (già alla pedana del Sociale con il Nabucco dei 200.com 2016/2017), tutti al di sotto dei 35 anni. Giovane il cast, composto dai vincitori del LXVIII concorso AsLiCo per giovani cantanti lirici d’Europa: Alessandra Masini (la Cantante, una Madre), Davide Paciolla (la Particella ombra), Federica Livi (la Fisica, parte condivisa tra Livi e Monica Tiberia Naghi), Lucas Moreira Cardoso (Majorana), Pietro Toscano (Dio, il Generale, il Frate), Roberto Capaldo (il Barbone), Ugo Tarquini (l’Antimajorana).

Giovane il protagonista di quest’opera “totale” a tinte noir che coniuga scienza, musica, bel canto e recitazione, il celebre fisico catanese Ettore Majorana, autore di importanti studi di fisica nucleare e meccanica quantistica (nonché uno dei “ragazzi di via Panisperna” a cui è dedicato l’omonimo film di Gianni Amelio), scomparso ad appena 31 anni sulla rotta marittima Napoli-Palermo (questa la versione più accreditata, ma le ipotesi della sparizione sono parecchie, spesso romanzate e assai improbabili). Correva l’anno 1938: da quel mese di marzo, di Majorana fu persa ogni traccia.

Alle soglie degli ottant’anni dalla sua prematura e misteriosa scomparsa – cita la pagina del sito web del Teatro Sociale dedicata all’opera imminente, il grande fisico siciliano assurto a mito nella scienza come nell’arte (tanto da ispirare un libro di Leonardo Sciascia) diventa il soggetto di questo progetto musicale totale, vincitore del concorso Opera oggi per la stesura di una nuova opera contemporanea. Un progetto ambizioso, ricco di effetti visivi ed uditivi (fisici, appunto!) molto particolari che porteranno l’ascoltatore a una dimensione ‘altra’ per far rivivere le infinite possibilità del ‘caso Majorana’, tutt’oggi ancora vivo e apertissimo.

Nelle parole degli autori dell’opera ‘Se è vero che il ‘900 ci ha portati verso il concetto di ‘frammentazione’, dove ci sta portando il XXI secolo? La nostra risposta a queste questioni è andata verso la nozione di ‘realtà aumentata’. In un mondo in cui il progresso tecnologico ci ha immerso in una realtà che va oltre a quella fisica classica che conoscevamo, non potevamo certo scegliere di fare un’opera che parlasse al pubblico odierno senza tenere conto di questo fondamentale aspetto della nostra contemporaneità. Proprio da questa considerazione derivano le nostre scelte, in primis quella del soggetto del nostro racconto: Ettore Majorana’.

Guarda qui il video d’anteprima dello spettacolo.

Ai giovani, infine, è dedicata “la prima delle prime”, prevista per la sera di martedì 26 settembre alle 20,30: il pubblico di questa rappresentazione comprenderà infatti ragazze e ragazzi rigorosamente under 30; mentre le successive serate – giovedì 28 e sabato 30saranno aperte a un pubblico di ogni età.

Per tariffe e agevolazioni, oltre che per l’acquisto di biglietti, si può consultare il sito del Teatro Sociale o recarsi personalmente alla biglietteria negli orari d’apertura (indicati alla stessa pagina).

[Alida Franchi, ecoinformazioni]

8 marzo |Tutte le tappe della camminata proposta da Nonunadimeno a Como

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Mercoledì 8 marzo sarà la Giornata internazionale della donna: non una festa, ma un’importante occasione per riflettere insieme su come la condizione e la narrativa femminili siano mutate nel tempo, tra obiettivi raggiunti e traguardi tuttora lontani. Rispetto alla proposta di sciopero generale proposta dalla rete Nonunadimeno a livello nazionale, le rappresentanti comasche propongono invece a tutte e a tutti un percorso tematico in città, che tocchi luoghi simbolici per le donne e che coinvolga persone, enti e associazioni attivi nel garantire loro pari opportunità rispetto agli uomini.

Partendo alle 16.30 da piazza San Rocco, la camminata raggiungerà la scuola di italiano per donne straniere presso l’ex circoscrizione 6, il consultorio Asl in via Gramsci, il liceo delle scienze sociali Teresa Ciceri,  la Biblioteca comunale, il Tribunale, e infine Porta Torre, dove l’itinerario si concluderà alle 19.45 circa con un’esibizione del coro Le belle di note. Interverranno le volontarie della scuola d’italiano per donne straniere, la direttrice del Consultorio, alunni e alunne degli istituti superiori “Gaetano Pessina” e Teresa Ciceri, l’Associazione donne giuriste Italia – sede di Como. Tutte e tutti sono invitati a partecipare, portando con sé torce elettriche e “oggetti rumorosi” (no esplosivi). Il programma completo e dettagliato dell’evento può essere consultato presso la pagina Facebook corrispondente. In questo articolo, inoltre, spieghiamo più nel dettaglio il senso di ognuna delle tappe.

4 novembre/ La guerra senza celebrazioni

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Inaugurata alla vigilia del 4 novembre, la mostra Un’inutile strage. L’Italia nella Grande Guerra, dedicata al primo conflitto mondiale resterà visitabile fino al 18 dicembre presso la Biblioteca Comunale di Como,in piazzetta Venosto Lucati.

L’esposizione, realizzata a cura dell’associazione Lettelariamente di Mandello del Lario, è proposta a Como a cura dell’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato provinciale di Como, dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como e della Biblioteca Comunale, che hanno voluto offrire alla cittadinanza, e in particolare alle scuole e ai giovani, un’occasione di riflessione su uno dei periodi più tragici del Novecento.

Non di celebrazione del centenario degli eventi bellici  si tratta, infatti, bensì, di un’analisi, per quanto semplificata, delle premesse, degli sviluppi e delle conseguenze di una guerra che ha cambiato l’Europa a prezzo di milioni di vittime, dove gli atti di eroismo e di umanità, che pure sicuramente vi furono, sono da considerare l’eccezione a una regola disumanizzante e distruttiva.

Sul pannello introduttivo della mostra, non a caso, si legge: “Questa mostra non celebra una vittoria, né tantomeno una guerra, ma intende proporre una riflessione basata su documenti e fatti che aiutino i visitatori a conoscere il contesto storico, politico e socio-economico in cui l’Italia ha partecipato alla prima guerra mondiale. Nello stesso tempo è occasione per fare memoria delle persone e in particolare dei giovani travolti nel tragico evento che ha prodotto uno sconvolgimento globale nei rapporti tra le nazioni”.

Una riflessione di carattere generale, certo, ma che investe con le sue drammatiche conseguenze anche nel territorio comasco (più di 9 mila furono i morti in provincia di Como, circa 5 mila nel Comasco e 4 mila nel Lecchese, 650 nel solo territorio comunale di Como).

L’esposizione affianca ai testi (con documenti e citazioni dai diari del periodo) molte immagini, e si propone quindi come un contributo di approccio abbastanza semplice per chiunque abbia voglia di non limitarsi alle superficiali commemorazioni patriottiche e di arrivare alla sostanza, tragica ma significativa, della storia. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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17 aprile/ Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie

AntimafiaVenerdì 17 aprile alle 16.30 in Biblioteca comunale a Como, piazzetta Lucati 1, si terrà un incontro pubblico con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali. Verrà presentato il Secondo rapporto trimestrale sulle aree settentrionali redatto dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata curato dall’Università degli Studi di Milano diretto da Nando dalla Chiesa . Mentre il Primo rapporto trimestrale si era occupato della presenza delle organizzazioni mafiose nel nord Italia, con particolare riferimento alla sua densità, alle sue forme e alla sua distribuzione territoriale dal 2009 al 2014, questo secondo rapporto, si occupa di censire e inquadrare, sempre nello stesso periodo, le principali attività economiche svolte da tali organizzazioni nelle regioni settentrionali.

Francesco Capiaghi e l’Ottocento a Como: la mostra

È stata inaugurata venerdì 27 marzo la mostra dedicata al pittore Francesco Capiaghi, allestita in Pinacoteca e nelle due sedi collegate nella sala “Duomo” del Museo Civico di Palazzo Giovio e nella sala cataloghi della Biblioteca Comunale.

Il contributo di Como e del suo lago all’arte dell’Ottocento è soprattutto un contributo di “scenari” (“location” si direbbe oggi): alle bellezze paesaggistiche del Lario e a quelle storiche della città e dei suoi monumenti pochi seppero resistere, da Turner a Corot, dai paesaggisti lombardi (Bisi, Inganni, Migliara) agli acquarellisti inglesi.

Questa singolare fortuna delle vedute lariane, che davvero fecero il giro del mondo e costruirono la fama di questi luoghi, ha comportato – però – la marginalizzazione di alcune personalità che in questo contesto agirono e cercarono di portare il proprio contributo di creatività e di comunicazione. Certo non si tratta di “grandi nomi”, ma ignorarli e rimuoverli dalla storia del territorio è un grave errore, perché impedisce di comprendere la reale consistenza della cultura della città e del territorio nel secolo dell’Ottocento.

Capiaghi-RitrattoTra i nomi ingiustamente poco noti c’è quello di Francesco Capiaghi, che invece testimonia in modo non banale una cultura figurativa presente in città, attenta da una parte alle richieste del mercato (vedute urbane e paesaggistiche erano – appunto – assai in voga), da quell’altra alle contemporanee elaborazioni dei più accreditati maestri lombardi, e dall’altra ancora alle novità che nel campo dell’immagine il XIX secolo andava elaborando. La mostra di Palazzo Volpi, quindi, ben curata da Maria Angela Previtera, è un buon esempio di recupero di un esponente del panorama artistico locale che merita di essere conosciuto.

Nato in una famiglia artigiana (in qualche modo connessa all’arte: suo padre era doratore), Francesco Capiaghi studiò a Brera e praticò poi la pittura di paesaggio, quella di fiori e anche le scene storiche di attualità. Succede così che quella poca notorietà di cui gode fuori dal ristretto ambito degli addetti-ai-lavori sia stata determinata da opere assai diverse: il quadro dedicato alla resa degli austriaci nel 1848 (dipinto celebrativo realizzato quasi alla fine della sua vita, nel 1898, in occasione del cinquantenario delle Cinque giornate di Como), il suo corso per disegnare fiori divulgato in un fortunato album litografico, la tela dedicata al giardino di villa Olmo (un vero e proprio ritratto di un albero – un platano, nella fattispecie, anche se spesso lo si sente definire come “il cedro” di villa Olmo, dato che forse quest’ultimo è l’unico albero conosciuto) e la piccola veduta della piazza di San Fedele, con ancora il coperto del mercato del grano; di quest’ultima opera le persone meglio informate sanno che ne esiste anche una versione fotografica, scattata dallo stesso artista e dalla quale il lavoro pittorico è derivato.

Capiaghi in effetti fu anche fotografo (esercente un piccolo, ma accreditato studio fotografico, che smerciava soprattutto vedute dei monumenti comaschi) e per lunghi anni affiancò l’una e l’altra professione.

I motivi di interesse per una visita alla mostra, quindi, non mancano (fino al 21 giugno in Pinacoteca e in Museo, fino al 30 maggio alla Biblioteca comunale), anche perché il lavoro di ricerca preliminare (Maria Angela Previtera vi si dedica da molti anni) ha permesso di rintracciare molti altri lavori, oltre a quelli più noti: dipinti, fotografie, disegni, schizzi preliminari, addirittura stendardi processionali (una tipologia della produzione del Capiaghi fino a oggi del tutto ignorata).

Il catalogo edito in occasione dell’esposizione, inoltre, contiene non solo gli approfondimenti sulle opere esposte ma anche un sommario repertorio di tutte le opere note del pittore.

Una mostra, dunque, che supera i limiti della curiosità “locale” e invece si misura con le dinamiche dell’arte e più in generale della comunicazione artistica di un secolo fondamentale nell’elaborazione della cultura moderna. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Como, piazza San Fedele – dipinto (1870-1878 ca) e fotografia (1870-1872 ca).

Capiaghi-PiazzaSanFedele

 

Tramonto presso Nesso (1896).

TramontoNesso

 

Natura morta con dalie e peonie (1880 ca); Ellebori (1880 ca)

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Iniziano i lavori alla Biblioteca di Como

2 Biblioteca_comoSi rifaranno impianto elettrico e tetto, per il Comune «il cantiere non interferirà con i servizi al pubblico».

 

«Da lunedì 9 febbraio la Biblioteca sarà interessata da lavori di manutenzione straordinaria per l’adeguamento dell’impianto elettrico e il rifacimento del tetto promossi dall’assessorato all’Edilizia Pubblica – spiega Palazzo Cernezzi –. Nella settimana dal 9 al 13 febbraio gli operai saranno nella sala lettura, che si trova al piano terra dell’edificio. L’intervento riguarderà l’impianto elettrico e l’impianto di illuminazione: le vecchie lampade saranno sostituite con luci a led per garantire un risparmio energetico e una migliore illuminazione della sala. Dal 16 febbraio gli operai si sposteranno al primo piano, negli uffici del personale, dove oltre all’adeguamento dell’impianto elettrico, dovranno essere rifatti anche i sistemi di alimentazione delle postazioni di lavoro. Al primo piano i lavori proseguiranno fino al 6 marzo. L’investimento ammonta in tutto, oneri e Iva compresa, a 48mila euro».

«Chiuso il cantiere “elettrico”, dal 9 marzo seguiranno i lavori alla copertura – prosegue la nota –. L’investimento ammonta a 50mila euro e il cantiere durerà circa due mesi. Nel corso dell’estate, infine, verrà effettuato un intervento di manutenzione straordinaria all’ascensore che dal piano terra porta gli utenti al primo piano. L’investimento è di 50mila euro». [md, ecoinformazioni]

Ebola: tra paura e realtà

ebola vauroUn centinaio di persone ha assistito, nella serata di giovedì 11 dicembre, all’incontro Ebola: tra paura e realtà, l’incontro organizzato dall’associazione Medici con l’Africa – Cuamm e patrocinato dal Comune e dall’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della Provincia di Como. Tra gli ospiti, oltre al presidente comasco dell’associazione Italo Nessi e al primario del reparto Malattie infettive del Sant’Anna Domenico Santoro, anche i medici Massimo Brenna e Chiara Maretti, volontari in Africa. Già disponibili sul canale di ecoinformazioni tutti i video della serata

Una “storia” lunga trent’otto anni, da quel 1976 quando venne per la prima volta riscontrata nella regione da cui prende il nome, fino ad arrivare alle più recenti epidemie, capaci di devastare interi Paesi e di far tremare l’intero Pianeta. Di questo e altro si è parlato a Ebola: tra paura e realtà, l’incontro organizzato dall’associazione Medici con l’Africa – Cuamm, con il patrocinio del Comune di Como, presso la Biblioteca comunale nella serata di giovedì 9 dicembre.

Introdotti e coordinati da Italo Nessi, presidente della sezione comasca dell’Associazione e medico dalla lunga esperienza nelle zone interessate dal virus, i vari ospiti hanno così compiuto un’ampia panoramica sulle “ragioni” delle ultime emergenze connesse all’Ebola, sui motivi delle recenti propagazioni e sulla particolarità di queste, oltre a fotografare la situazione sul campo e l’attività dei volontari impegnati a combattere la malattia.

Se lo stesso Nessi ha presentato i trascorsi storici del virus, capace di innestarsi in questi ultimi casi in una situazione già complessa per le popolazioni locali, il direttore del reparto Malattie Infettive del Sant’Anna Domenico Santoro ha spiegato la natura epidemiologica del problema, le ragioni del suo pericolo e le procedure attivate anche nel nostro territorio per prevenirne la diffusione.

Originaria del regno animale, con tutta probabilità dal pipistrello della frutta tipico di quelle zone, l’Ebola ha avuto i suoi primi riscontri umani verso la metà degli anni ’70 nella regione del fiume omonimo, come ha illustrato il medico anche con l’uso di diapositive. Una malattia gravissima, con una percentuale di mortalità tra il 50 e il 90% e dalla propagazione estremamente veloce, che ormai imperversa in diversi stati come la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone, fino ad arrivare in Senegal, Mali e in Nigeria, per fortuna con numeri estremamente ridotti. Così non è stato invece per i primi focolai dell’ultima malattia, quelli appunto nel Corno d’Africa, che sfruttando anche una serie di tradizioni culturali, come l’abitudine di toccare o lavare i morti durante i funerali, ha conosciuto una diffusione amplissima, per la prima volta estesa anche ai grandi centri abitati come Monrovia in Liberia e Freetown in Sierra Leone. Una vera e propria emergenza quindi, che ha parzialmente interessato anche i Paesi occidentali, come la Spagna e gli Stati Uniti, e che ha spinto anche l’Italia ad attivarsi per rispondere ad eventuali casi. All’ospedale Sant’Anna, ha concluso Santoro, sono state per esempio attivate da mesi procedure ad hoc, sia nella prima fase di Triage che nella cura del malato.

Se Santoro ha così esaurito la parte “accademica”, gli altri ospiti si sono invece concentrati sui costi sociali dell’emergenza, oltre che a mostrare l’azione di Medici con l’Africa. Il dottor Massimo Brenna, chirurgo e volontario dell’associazione, ha per esempio ragionato sulla situazione particolare del Corno, a cominciare dalla reale capacità d’azione dei vari sistemi sanitari e sui motivi delle mancate azioni nel contrasto alla malattia. Ragioni culturali o d’abitudine secolare, come già introdotto da Santoro, ma anche ragioni più pratiche, come la pochezza delle strutture ospedaliere, la mancanza di risorse e la concentrazione delle poche presenti nel contrasto all’Ebola, abbandonando la cura di altre malattie ugualmente gravi, oltre alla mancanza “fisica” di un buon numero di medici e operatori locali. Un orizzonte quasi fosco, in zone che rimangono tra le più povere del pianeta, che non è più solo africano e che ha quindi originato episodi di vera e propria psicosi globale, tra enfasi mediatica e impreparazione degli stessi organismi internazionali, a cominciare dall’Oms.

Ancora più nello specifico è entrata la dottoressa Chiara Maretti, arrivata in sostituzione del collega Giovanni Putoto bloccato all’estero, che ha illustrato la sua esperienza nell’ospedale di Pujehun in Sierra Leone e gestito direttamente dal Cuamm. Un reportage molto forte, che ha mostrato al pubblico i luoghi dove operano gli ormai famosi Ebola fighters recentemente premiati dalla rivista Time come personalità dell’anno, tra le procedure di isolamento e cura dei malati, volti di pazienti e operatori arrivando ad alcune testimonianze dei tentativi dell’ autorità locali, tra cartelli esplicativi e pompe per il lavaggio delle mani posizionati in ogni luogo.

La serata si poi conclusa con la proiezione di un breve filmato dedicato all’attività dell’associazione, attiva dal 1950 e tra le maggiori del nostro Paese nell’ambito dell’assistenza sanitaria, oltre ad alcune domande dalla platea, a simboleggiare l’interesse che la materia continua a suscitare nell’opinione pubblica. Un incontro proficuo da questo punto di vista, che si chiuso con una frase simbolica dello scrittore Samuel Johnson: “dove non c’è speranza non ci può essere sforzo”[Luca Frosini, ecoinformazioni]

Ben conservare la sanità

Ben-conservar-la-sanita-dieta-e-medicina-del-passato-nei-libri-antichi-della-Biblioteca-Comunale-di-ComoAlimentazione e salute nel libri antichi della Biblioteca comunale di Como, esposizione, a cura di Chiara Milani, dal primo al tredici settembre alla Biblioteca comunale di Como, in piazzetta Venosto Lucati 1 aperta da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 19, sabato dalle 14 alle 19, per Parolario 2014.

Si tratta di: «Una mostra di libri tratti dal fondo antico, la maggior parte dei quali stampati tra Cinquecento e Seicento – spiega una nota –. Tutte queste opere, che si caratterizzano per la preziosità e la raffinatezza degli elementi tipografici, sono accomunate dal tema della salute, con particolare riguardo ai benefici che alla stessa derivano da una corretta alimentazione a da un sapiente uso dei prodotti della natura».

«Tra i numerosi libri antichi di medicina posseduti dalla biblioteca, Chiara Milani, la curatrice della mostra, ha selezionato un gruppo di trattati redatti da medici e studiosi che, nel contesto della fioritura culturale del Rinascimento, hanno saputo fondere l’approccio organicista della medicina antica, la sua attenzione alla qualità della vita, con l’esigenza di introdurre anche in campo medico il rigore del nuovo metodo scientifico, fatto di minuziose osservazioni e incessante sperimentazione – precisa la presentazione –. Tra i volumi esposti, spicca il De honesta voluptate et valetudine, l’opera più famosa di Bartolomeo Sacchi detto il Platina (1421-1481), raffinato umanista, che dopo aver frequentato le più importanti corti rinascimentali, si trasferì a Roma e fu nominato da papa Sisto V direttore della Biblioteca Vaticana; ad esso si affiancano cinquecentine di Giovanni Battista Della Porta, di Gerolamo Cardano e molti altri esemplari in grado di stuzzicare il palato dei più esigenti bibliofili».

Per informazioni tel. 031.252850, e-mail biblioteca@comune.como.it. [md, ecoinformazioni]

Anteprima BeCOMe/ In campo le donne e l’agricoltura

donne_campoNella mattina di venerdì 23 maggio si è tenuta l’anteprima di BeCOMe, alla Biblioteca comunale di Como in piazzetta Venosto Lucati, con il convegno Le radici e il futuro. Sguardi sull’impegno delle donne nell’agricoltura dell’Alta Lombardia, organizzato dall’associazione Donne in campo Lombardia. Sono intervenuti: Gisella Introzzi, assessora alle politiche economiche, attività produttive e lavoro del Comune di Como; Adonis Bettoni, presidente di Cia Alta Lombardia; Chiara Nicolosi, coordinatrice di Donne in campo Lombardia; Bianca Pastori e Sara Roncaglia, ricercatrici dell’Associazione Avoce; Marco Pistocchini e Camilla Crugnola del Parco regionale Campo dei Fiori; Chiara Bassanelli dell’Università della Montagna di Edolo; Michela Zucca, antropologa, e infine Valeria Reggiani, presidente Donne in Campo Lombardia.

L’associazione Donne in campo Lombardia è nata nel 1999 da un gruppo di imprenditrici e di donne attive nel settore agricolo, fa parte della Cia (Confederazione italiana agricoltori) e partecipa all’Associazione nazionale Donne in Campo. Tra i suoi scopi c’è quello di diffondere i principi di pari opportunità, promuovere l’agricoltura in tutti i suoi aspetti e il ruolo delle donne attive nella stessa. Il tema dell’agricoltura è oggi rilevante, basta guardare ai dati ufficiali, esplicati da Chiara Nicolosi: secondo un sondaggio l’82% degli italiani l’agricoltura è il settore da cui ripartire dalla crisi, e il 50% ha un orto, e non si tratta solo di persone anziane. Nelle università, i corsi di agraria vedono un incremento nelle iscrizioni del 43%.

L’assessora Introzzi ha ricordato lo scopo dell’iniziativa di BeCOMe a Como «BeCOMe si inserisce a sostegno del percorso verso Expo 2015 a Milano con lo scopo di riflettere più consapevolmente sulle buone qualità che lo sviluppo deve seguire; la crisi ha cambiato totalmente il contesto economico – continua – quindi bisogna ragionare sullo sviluppo del benessere non solo a livello economico quantitativo ma anche a livello di valori per la società, come le relazioni umane e l’ambiente». Si è espressa anche a proposito dell’agricoltura: « È un settore che negli anni di forte sviluppo è andato riducendosi, ciononostante gli si sta dando progressivamente maggiore attenzione, senza contare che giova sul nostro benessere diretto nel senso di sostentamento alimentare con prodotti di qualità. Noi come Comune di Como – spiega – abbiamo realizzato un progetto per riqualificare una parte del Mercato coperto, quindi c’è sicuramente uno spazio e un interesse che vogliamo esaltare all’interno di BeCOMe».

Con Adonis Bettoni si è riflettuto sull’importanza della presenza dell’uomo sul territorio, che ne previene il degrado e l’abbandono: «L’uomo deve intervenire sulla natura quando ostacola l’efficienza nel lavoro, ma non si tratta di uno scontro tra uomo e natura, ma di una cooperazione; poi siccome è la collettività che gode dei propri territori dovrebbe essere compito della stessa contribuire a salvaguardarne l’ambiente – e poi ancora – la bellezza dei territori c’è perché è grazie a qualcuno che è da generazioni o da tempo recente che lo ha conservato così come vediamo». Per esempio per ottenere un vasto prato verde con l’erba tagliata in montagna ci vogliono anni, perché molto spesso un territorio abbandonato è invaso dai rovi, o dalle piante e dagli alberi, da zone paludose. Insomma, l’intervento dell’uomo permette ai luoghi abbandonati a loro stessi di tornare a vivere, e questa rivitalizzazione lo porta a essere definito “bello” dalla collettività.

Un elemento fondamentale per far sì che le persone permangano in un dato territorio, e così salvaguardarlo ed evitare il suo degrado, è l’opportunità di reddito. Bettoni sprona il pubblico:«Bisogna fare rete tra le aziende, fate cooperative, associazioni, perché questo metodo migliora la capacità economica e di offerta dell’azienda». Poi si esprime a proposito del kilometro zero: «Ci dobbiamo scordare la dicitura kilometro zero, perché non esiste. Qualsiasi prodotto deve fare un certo percorso lungo o corto che sia per arrivare al consumatore, e un’azienda cresce quando i propri prodotti escono dal Paese». Inizialmente si vende vicino all’azienda e pian piano si va nelle città limitrofe, poi fuori regione e così via. «Per crescere ci vuole il commercio – afferma con convinzione Bettoni – quindi ci vogliono i kilometri».

Bianca Pastori e Sara Roncaglia, per il loro progetto Etnografia e storia del lavoro dell’impresa e del territorio, supportato dalla Camera di Commercio di Como, hanno raccolto delle biografie video di contadini e contadine e di aziende agricole della provincia di Como per far emergere le motivazioni che hanno portato queste persone tornare nel mondo agricolo, o scegliere di entrarvi dopo aver vissuto esperienze lavorative totalmente diverse. Ciascuna proiezione video aveva un tema che lo distingueva dagli altri. Il primo tema riguarda la scelta, nel senso di scegliere di aprire da zero un’azienda agricola, in cui si coinvolge anche la propria famiglia, che gioca quindi un ruolo di sostegno nella scelta e di aiuto a portarla avanti; la famiglia diventa poi anche un bagaglio di conoscenze da trasmettere alle generazioni future che prenderanno le redini dell’azienda. Il secondo tema è quello della conservazione, ovvero salvaguardare e curare un territorio che era dei genitori o dei nonni. Un altro tema che riguarda le attività agricole è il prodotto e il Mercato: in alcuni casi chi avvia un’attività ha dietro una formazione accademica agricola, in altri casi invece no, quindi occorre un’autoformazione con l’aiuto di libri, corsi, ecc. In azienda si sperimentano nuovi metodi di produzione e malizie, per esempio quello di produrre il latte di capra durante tutti i mesi dell’anno, oppure quello di produrre formaggi freschi che possano essere convertiti in stagionati per ovviare all’invenduto; prevedere una vendita diretta al consumatore, in modo da ammortizzare i prezzi, e così via. L’ultimo video ha mostrato l’effetto positivo che un’attività agricola genera sulle persone che sono desiderose di avviare attività similari, come piantare un uliveto, degli animali per produrre latte, e di conseguenza sulla salvaguardia dei territori a essa limitrofi.

«Questo è il primo passo di quello che vediamo un lungo e importante progetto – afferma Sara Roncaglia – quello di far raccontare alle persone del loro lavoro nel settore agricolo, di far raccontare i successi ma anche quelle realtà che nonostante l’impegno, non riescono a permanere sul Mercato». Non si è trattato solo di condurre delle interviste, ma è una ricerca scientifica. (I video sono visibili sul sito dell’Associazione AVoce).

Marco Pistocchini e Camilla Crugnola hanno esposto il progetto Agricoltura contadina di piccola e media scala tra agronomia classica, nuove forme d’impresa e nuove ipotesi di mercato, che tra gli obiettivi ha quello di documentare la qualità dei prodotti per creare nuovi mercati di vendita diretta, fornire elementi per permettere alle persone di entrare nel mondo agricolo. La proiezione di due video ha fatto riflettere sui temi del cambiamento delle tecniche di lavoro tra generazioni, che non sempre sono migliori rispetto alle tradizionali, soprattutto se guardate “dalla lente” delle persone più anziane, e l’impatto negativo sui terreni; del “salto di qualità” nell’attività che i genitori sperano per i figli, sulla multifunzionalità a cui un’attività deve sempre puntare per fare successo, quindi dedicarsi non solo alla produzione del latte, ma anche dei formaggi, del legname, della ristorazione. (I video sono visibili sul sito www.naturauomonatura.it). Camilla Crugnola si è espressa sull’importanza della vendita diretta produttore-consumatore come un «rapporto capace di cura reciproca» e dell’agricoltura biologica come «L’educazione a nuovi stili di vita, al rinnovamento dei sistemi alimentari, perché si produce cibo buono, pulito e di qualità, è quindi giusto restituire centralità all’agricoltura contadina».

Chiara Bassanelli ha spiegato il progetto condotto dall’Università della Montagna di Edolo, che analizza gli aspetti salutistici e qualitativi delle produzioni agroalimentari tradizionali del territorio montano, come la patata blu, il mais rosso da polenta, lo zafferano che sono adatti esclusivamente all’ambito montano, e ne garantiscono quindi un valore aggiunto rispetto ad altri prodotti, sono più competitivi a livello commerciale. Il progetto quindi mira a recuperare la specificità delle aree montane, la sua biodiversità colturale, per favorire così uno sviluppo durevole di queste aree.  «La montagna non può puntare sulla quantità, ma sulla qualità dei prodotti, data la morfologia del territorio rispetto alla pianura; il prodotto tipico non è contrario all’innovazione, ma deve tenere le radici nel territorio per salvaguardarne l’identità».

Michela Zucca ha fatto invece riflettere sull’importanza economica e culturale del sistema di lavoro “turnario”, tipico delle aree montane italiane, come in Valfurva (SO) e in Trentino Alto Adige, dato il suo mestiere di far risollevare le piccole aziende. Il sistema turnario consiste nell’ inserire nell’attività un “contadino di sostituzione” che gira le diverse aziende assicurando le ferie ai loro lavoratori fissi. In montagna, per secoli, questo metodo aveva garantito la sopravvivenze degli abitanti del posto. C’è chi lo ha sempre fatto come mestiere, e chi ha ricominciato a farlo. Oggi per esempio le latterie turnarie consentono alle piccole aziende montane che non possono essere in regola con le norme igienico-sanitarie (a causa dell’altitudine in cui si trovano, in alpeggio e oltre) di caseificare. Basti pensare che dei 64 formaggi tradizionali lombardi, 53 sono di origine montana, quindi secondo Michela Zucca questo sistema dovrebbe essere rinforzato e ampliato ad altre zone. Nessuna di queste aziende ha lo scopo di raggiungere la grande produzione, ma il mercato di riferimento è per prima cosa l’autoconsumo, poi per gli abitanti del posto, e da ultimo per i turisti.

In chiusura al convegno è stato offerto un rinfresco all’esterno dell’auditorium. [Clara Chiavoloni, ecoinformazioni]

 

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Adonis Bettoni e Gisella Introzzi

 

 

 

Chiara Nicolosi, coordinatrice Donne in campo
Chiara Nicolosi, coordinatrice Donne in campo

 

 

 

 

 

23 maggio/ Anteprima beCOMe

beomeIl primo appuntamento di beCOMe, l’iniziativa nella città di Como che avrà luogo dal 30 maggio al primo giugno, è venerdì 23 maggio. La giornata prevede  nell’auditorium della Biblioteca comunale di Como, in Piazzetta Venosto Lucati 1, dalle 9.30  fino alle 13.15 il convegno Sguardi sull’impegno delle donne nell’agricoltura dell’Alta Lombardia, organizzato dall’associazione Donne in campo Lombardia, donne legate all’agricoltura di montagna aderenti alla Cia (Confederazione italiana agricoltori). Interverranno molti rappresentanti del settore, qui l’elenco completo e i rispettivi argomenti che verranno trattati.

Nel pomeriggio, dalle 14 alle 16, l’aula magna del Politecnico di Milano – Polo territoriale di Como in via Castelnuovo 7, ospita la presentazione in anteprima di Vivaio Italia, organizzata da Padiglione Italia-Expo 2015 e curata da Paolo Verri, direttore Contenuti espositivi ed eventi di Padiglione Italia, finalizzata a «rendere i giovani protagonisti di Expo 2015».

Per ulteriori informazioni riguardo a questo e ai tanti altri appuntamenti di beCOMe potete consultare il sito ufficiale http://www.becomeincomo.it. [Presto online su ecoinformazioni]

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