Geniodonna n. 1

geniodonnaott1Il direttore, Maurizio Michelini, ha presentato venerdì 2 ottobre alla stampa il primo numero di geniodonna, il periodico di fatti e di idee di Como e del Canton Ticino, che vuole dare visibilità e voce al punto di vista delle donne.

Convinte che «L’intelligenza femminile deve improntare sempre più di sé l’organizzazione della società e i rapporti fra le persone, superando barriere di tipo patriarcale e maschilista», come scrive Angelica nell’editoriale del numero zero (luglio/ settembre), due associazioni di donne ? la Federazione delle Associazioni Femminili Ticinesi e il Senato delle donne di Como ?, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea, nell’ambito del programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera, hanno deciso di dare vita a una iniziativa editoriale. E non solo. Accanto alla rivista (distribuita gratuitamente per abbonamento), molti sono i corsi e gli incontri già avviati nella scorsa primavera e in programma nei mesi prossimi illustrati da Cristina Sonvico, presidente del Senato delle donne. Già sabato 3 ottobre sono due le iniziative in programma a Como: la partecipazione alla manifestazione per la libertà di stampa alle 15.30 a Porta Torre e la presentazione con l’autrice, Annachiara De Pippo, del libro di racconti brevi, Cellar Door; alle 16.30 in Biblioteca comunale (piazzetta Venosto Lucati). Il mese di ottobre si chiuderà con un appuntamento imperdibile, il 29 alle 21, ancora in Biblioteca, Ottavia Piccolo leggerà alcuni pezzi del memorandum su Anna Politkovskaja, scritto a tre anni dall’uccisione della giornalista da Stefano Massini, e saranno proiettati spezzoni del film di Felice Cappa, Il sangue e la neve. Per ricevere la rivista (52 pagine a colori) e per informazioni: http://www.geniodonna.it, redazione@geniodonna.it, tel. 031.2759236. [Celeste Grossi per ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 1 ottobre 2009

cernezziNel Consiglio di giovedì 1 ottobre Bruni ha definito «un attacco unilaterale», le affermazioni di Alessio Butti, ha confermato le dimissioni di Cattaneo, ha comunicato di aver « avviato le procedure di revoca dell’assessore Rallo» e ha ringraziato Caradonna «per avere rimesso le deleghe» confermando che l’ex assessore rimarrà un suo collaboratore.

Nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 1 ottobre un sostegno all’appello della madre che ha visto la figlia rifiutata dalla scuola per la mancanza di un insegnate di sostegno è venuto a Silvia Magni, Pd, a cui si è aggiunto Alessandro Rapinese, Per Como.
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di rifare le strisce pedonali vicine alla rotonda dell’uscita dell’autostrada a Monte Olimpino.
«Quel terreno è nostro risolvete questa annosa questione» ha chiesto Vittorio Mottola, Pd, alla Giunta riferendosi ad un terreno, ceduto al Comune nel ’72, recintato da un privato in via Quasimodo.
Luigi Bottone, Gruppo misto, ha ribadito la presentazione di una interrogazione sull’assegnazione di un incarico esterno per la redazione del Pgt, quando a Palazzo Cernezzi manca la carta.
Mario Lucini, Pd, ha chiesto un sopraluogo sul cantiere del piano di recupero dell’ex Subalpina in Borgovico, dato il possibile abbattimento di un edificio, che non doveva essere demolito e che non può essere ricostruito, data l’area di rispetto del reticolo idrico minore.
Sulla lettera secretata di Multi è ritornato Marcello Iantorno, Pd, chiedendo di mandare gli incartamenti in procura.
Del muro sul lungolago ha parlato Giampiero Ajani, Lega, richiedendo la visione di un rendering elettronico del progetto e delle sue eventuali modifiche. Lucini ha invece chiesto di segnare sullo stesso la quota 230, così da avere perfettamente l’idea della stessa e chiedendo di rifare i rilievi. «Chi è il colpevole? Perché non c’è chiarezza sul pagamento dell’Iva la 10 o al 20 per cento? – ha detto a gran voce Emanuele Lionetti, Lega – il sindaco Gelpi sarà ricordato per avere fatto la passeggiata a Villa Olmo, Spallino per aver garantito il verde sulle colline della città e la sistemazione attuale della Città murata, un domani Bruni per cosa sarà ricordato?». «Perché sono state rifiutate le dimissioni di Caradonna?» ha affermato Rapinese.
Per ultimo ha preso la parola il sindaco Bruni che ha definito «un attacco unilaterale», le affermazioni del suo coordinatore provinciale Butti apparse sulla stampa quotidiana. Ha confermato le dimissioni di Cattaneo, «che ringrazio per la pacatezza», e aggiunto «ho avviato le procedure di revoca dell’assessore Rallo», che ha fatto una breve apparizione fra il pubblico in sala. Per quanto riguarda il vicesindaco Caradonna «lo ringrazio per avere rimesso le deleghe che riallocherò all’interno del prossimo rimpasto e lui rimarrà come un mio collaboratore in Giunta» e rispondendo a chi gli ha chiesto fino a quando? Bruni ha detto fino a quando rimarrà in carica come sindaco.
Iniziato il consiglio, con l’uscita di Bottone per protesta per avere il primo cittadino mantenuto in Giunta, ancorché senza deleghe, Caradonna, Bruni ha presentato una delibera per uno scambio di terreni con Bon-Ber dopo l’edificazione della nuova rotonda per la tangenzialina di Como. Una proposta molto discussa, tanto da essere bocciata da una delle due commissioni che l’hanno affrontata congiuntamente, con un voto trasversale.
Un delibera per la prima volta senza planimetrie e i rappresentati tecnici degli uffici competenti.
Lucini ha ribadito come non fosse stata ancora data risposta alle domande poste dai consiglieri nelle Commissioni e posto il problema della destinazione d’uso dell’area scambiata essendo contigua ad un’area, quella usata come esposizione a ridosso della rotonda, la cui destinazione non è conforme a quella che dovrebbe avere, area verde.
Il presidente della Commissione urbanistica ha chiesto così una sospensiva accordatagli dal primo cittadino.
L’assemblea ha quindi affrontato la mozione presentata da Roberta Marzorati, Per Como, sul nuovo orario di lavoro dei dipendenti comunali a cui ha risposto come tecnico il vicesegretario generale Emoroso sostenendo l’obiettivo di rendere più razionale ed efficiente la macchina comunale. Aperto il dibattito Bottone ha chiesto il numero legale che, essendo presenti solo 20 consiglieri di maggioranza, compreso il sindaco, mentre uscivano quelli di opposizione, tranne Valli, è venuto a mancare per le due convocazioni di prammatica, facendo dichiarare la seduta deserta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Le adesioni alla manifestazione del 3 ottobre a Porta Torre

servenonservaLa stampa serve, non serva. Sabato 3 ottobre alle 15,30 Cappelli fatti con fogli di quotidiani saranno il simbolo dell’adesione alla mobilitazione. Moltissime le adesioni di cittadini, cittadine e di organizzazioni impegnate per la difesa del diritto costituzionale della libertà di stampa.

Alla manifestazione indetta a Como sabato 3 ottobre alle 15,30 a Porta Torre hanno già aderito:

Antonietta Agola, Francesco Alagna, Franca Anzani, Enzo Arrighi, Livia Auguadro, Licia Badesi, Antonia Barone, Pier Carlo Battè, Rosalba Benzoni, Mario Berardino, Pietro Berra, Federico Bianchi, Mirko Boerchi, Edi Borgianni, Emilio Botta, Chiara Braga, Marco Brenna, Alessandro Briccola, Nicola Brunetti, Giulia Bruno Parini, Domenico Caccavari, Guido Capizzi, Rosario Carlig, Lucia Cassina, Luigi Cavadini, Claudio Cavattoni, Tonino Chiodo, Erminia Colombo, Marina Consonno, Maria Luisa Cribioli, Elena Daddi, Filippo Di Gregorio, Francesca Di Mari, Ida Faggiano, Franco Fragolino, Sandra Franchi, Lidia Franzoso, Paolo Furgoni, Gianfranco Garganigo, Eliana Gatti, Maria Grazia Gispi, Celeste Grossi, Marcello Iantorno, Gianni Imperiali, Guglielmo Invernizzi, Giuseppe Leoni, Danilo Lillia, Giorgio Livio, Mario Lucini, Emiliana Maga, Sonia Manighetti, Michele Marciano, Ornella Marelli, Claudio Merlo, Maurizio Michelini, Luca Michelini, Marcello Molteni, Maria Antonietta Monti, Nicoletta Moro, Gilberto Orsenigo, Paolo Panizzolo, Nicoletta Pirotta, Ermanno Pizzotti, Gianfranco Procopio, Emilio Ragazzo, Giorgio Riccardi, Aniello Rinaldi, Stefano Rognoni, Mariagrazia Roncoroni, Antonio Rossetto, Gianpaolo Rosso, Ida Sala, Bruno Saladino, Corrada Salemi, Antonio Silva, Rossella Siporso, Idapaola Sozzani, Giancarlo Stasi, Donato Supino, Alessandro Tarpini, Maddalena Terpin, Renato Tettamanti, Grazia Villa.

Acli, Aged, Anpi, Arci, Associazione per la sinistra, Auser, Cgil, Comitato Pandora, Comitato per la difesa della Costituzione, Comunisti italiani, Comunità cristiane di base Nord-Milano, Donne in nero, ecoinformazioni, école, Emergency, Fondazione Avvenire, Geniodonna (mensile de Il senato delle donne), Giovani comunisti, Giovani democratici, Movimento per la decrescita felice, Paco, Pd, Prc, Rosa bianca, Verdi.

Per aderire a titolo personale o in rappresentanza di un’organizzazione http://www.ecoinformazioni.it, ecoinformazioni@tin.it
Info: 338.6004019

Comitato promotore mobilitazione in difesa della libertà di stampa

Il 3 ottobre per Pace e informazione

paceLa Tavola della Pace dopo la strage di Kabul lancia un nuovo appello all’adesione alla manifestazione di sabato 3 ottobre a Roma per un’informazione di pace: «Onoriamo tutti i morti. Diamo voce agli invisibili»; «Pace e informazione sono due beni fondamentali in pericolo».

Nel rinnovare l’invito a partecipare alla manifestazione per la libertà d’informazione che si svolgerà sabato 3 ottobre a Roma, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace ha dichiarato:

«Dopo il lutto, niente. Tutto come prima. La strage in Afghanistan che il 17 settembre ha fermato l’Italia è stata archiviata senza batter ciglio. Dopo il tempo dell’emozione e del cordoglio, doveva venire il tempo della riflessione e della politica. E, invece, nulla. Nessun speciale, nessun dibattito politico, nessun approfondimento che aiutasse gli italiani a capire realmente cosa sta succedendo in Afghanistan, cosa dobbiamo fare per mettere fine a quella tragedia prima di essere costretti a piangere nuovi morti. Niente di niente. Alla faccia dei principi del giornalismo, dei doveri del Servizio Pubblico radiotelevisivo e del Contratto di Servizio che ci lega alla Rai. Nella nostra Tv, pubblica e privata, c’è spazio solo per la propaganda. Quella che abbonda nelle retrovie di ogni guerra, si dovrebbe dire. Anche se, in Italia, dobbiamo fare finta che non sia così.
Per questo, la manifestazione di sabato deve essere anche una grande manifestazione per la pace e per un’informazione di pace. Perché quello che è accaduto nelle nostre Tv da quel 17 settembre ha recato un grave danno alla nostra democrazia e ha leso i nostri diritti fondamentali. Perché la propaganda di guerra è vietata dal diritto internazionale dei diritti umani e dalla nostra Costituzione. Perché la Rai deve diventare uno strumento di pace. Perché non c’è pace senza un’informazione di pace. E senza un’informazione di pace non c’è neppure una politica di pace. In questo senso, la manifestazione del 3 ottobre non è per qualcuno ma per tutti. Per tutte le vittime di questa guerra che vogliamo ricordare e onorare, italiane e afgane. Per tutte le vittime di tutte le guerre che si continuano a combattere nel mondo nel cinismo e nell’indifferenza generale. E per tutti gli invisibili. Per tutte quelle persone, popoli, problemi, tragedie umane, guerre, conflitti, ma anche storie positive, idee, valori, progetti e proposte che vengono sistematicamente oscurati e cestinati dai nostri media. Pace e informazione sono due beni fondamentali in pericolo. Pace e informazione sono due dei temi più importanti di cui ci dobbiamo occupare per l’avvenire. Se vogliamo averne uno. La manifestazione del 3 ottobre deve segnare, in ciascuno di noi, un cambio di mentalità e una nuova assunzione di responsabilità».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 28 settembre 2009

cernezziAl Consiglio comunale di lunedì 28 settembre paratie soprattutto. Il muro verrà abbattuto con i soldi della Regione. Il bilancio non sta in piedi perché Berlusconi ha tolto l’Ici.

La sicurezza dei mezzi di trasporto è stato l’incipit delle preliminari al Consiglio comunale di lunedì 28 settembre. «Quali sono le verifiche sulla sicurezza?» si è chiesto Donato Supino, Prc, ricordando i principi di incendio di due autosnodati la settimana scorsa.
Le paratie hanno poi monopolizzato l’attenzione, Gianluca Lombardi, Pdl, ha ammesso che «vi è stato un problema», ma «che le responsabilità verranno accertate», vedendo con favore l’abbattimento del muro. Alessandro Rapinese, Area 2010, ha ricordato come in Consiglio non sia mai passato alcun documento riguardante le paratie, una richiesta di atti appoggiata anche da Bruno Magatti, Paco. Anche la Lega ha recisamente preso posizione per l’abbattimento con il proprio capogruppo Giampiero Ajani, che chiesto anche relazioni periodiche sull’andamento dei lavori. «Uno tsunami al contrario si è abbattuto sul muro – così Mario Molteni, Per Como – domenica i cittadini si sono riversati in piazza per protestare contro il muro delle paratie», il consigliere ha poi informato i presenti della raccolta di firme contro l’opera edificata in Lungolario Trento che ha raggiunto quota 1.300 e di una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, di cui ha dato lettura. Di inutilità dell’opera ha parlato Luca Gaffuri, Pd, che ha rincarato la dose ricordando il «danno economico non quantificabile ed il danno di immagine per il sistema turistico della città». Mario Lucini, Pd, ha ripercorso la storia del progetto paratie a partire dal 1995 ricordando ai presenti che nel 2003 una mozione della minoranza per far discutere in aula dello stesso è stata bocciata da quella maggioranza e da alcuni singoli esponenti che ancora siedono in Consiglio comunale.
Il sindaco, che in una nota alla stampa ha dichiarato che il muro verrà abbattuto con il contributo economico regionale, ha difeso il proprio operato sostenendo che la sua ultima campagna elettorale è stata un referendum pro paratie.
«Come sono stati utilizzati i fondi per i centri di prima accoglienza?» ha domandato Vittorio Mottola, Pd.
Roberta Marzorati, Per Como, ha denunciato l’accorpamento di due Circoli didattici (via Fiume e Como centro) «senza coinvolgere i genitori».
Iniziato il lavoro dell’assemblea, con alcuni voti e l’astensione della maggioranza, è stata approvata la mozione per sapere le specifiche del capitolato d’appalto sulla raccolta dei rifiuti.
Il Consiglio ha poi affrontato il riequilibrio di bilancio, «in una situazione difficile – ha spiegato il primo cittadino – che porta a rivedere i capitoli di spesa», dato sostanzialmente il minor gettito degli oneri di urbanizzazione dai 5,9 milioni previsti a 4,8.
«Sono arrivate le entrate compensative per la rimozione dell’Ici?» ha chiesto Lucini. Palazzo Cernezzi chiede annualmente 8,7 milioni di euro di compensazione per la perdita delle entrate dell’Ici, ma, come ha dichiarato il ragioniere capo Raffaele Buononato, non è ancora stato saldato il 2008 e non è arrivato nulla per il 2009. La Ticosa continua ad essere considerata un’entrata e quindi per Gaffuri è il taglio dell’Ici da parte del Governo Berlusconi che ha messo in ginocchio il Comune, il cui bilancio stava in piedi solo grazie agli oneri di urbanizzazione, alle monetizzazioni, alle multe.
Frecciate sono arrivate da Rapinese: «nella lettera secretata di Multi ci sono elementi che possano far dare a noi consiglieri un giudizio sul riequilibrio in maniera più consapevole?». Secca la risposta del sindaco: «la delibera di riequilibrio è stata approvata in Giunta prima della lettera della Multi». Il consiglierei di Area 2010 ha poi rincarato la dose «sulle paratie non sappiano se applicare l’Iva al 10 o al 20 per cento [così come dichiarato da Buononato], su 12 milioni di spesa fa una differenza di 1,2 milioni, come fate a portare un bilancio senza neanche sapere quali saranno le spese?»
Come da copione la maggioranza ha approvato il riequilibrio, con l’astensione e il voto contrario delle minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Bruni, novello Edipo, uccide La(r)io

AfsluitdijkIl capoluogo lariano ha una nuova meraviglia da mostrare ai turisti, quello che diventerà famoso come il Muro di Como.

I turisti olandesi respireranno aria di casa tornando con la mente alla diga dell’Ijssel (l’Afsluitdijk), solo che girandosi verso l’entroterra non vedranno i polder in fiore, ma la spianata in cemento di piazza Cavour ed il Barchetta…
Il sindaco Bruni potrà fregiarsi di un titolo che nessun amministratore della città ha mai avuto quello di Lagocida, data la smania di seguire l’esempio dell’imperatore Adriano edificando un nuovo vallo a protezione della città, per difenderla dal barbaro Lario del nord.
In somma un toccasana per l’unica forma di sviluppo proposta per la città: il turismo.
Deindustrializzata, la città, dovrà pensare solo al terziario, al turismo e a diventare la periferia della metropoli meneghina.
Milano, la città del progresso, la più europea e dinamica delle città italiane, la città della modernità, del progresso, della velocità, del futurismo e del suo antiromanticismo. E per questo, giustamente, se i canali di Venezia dovevano essere interrati, anche il lungolago di Como deve scomparire nel turbinio de La città che sale, e impedisce di vedere il lago.
Quello che da secoli ha giustificato l’esistenza di Como, garantendo commerci e nutrendo i suoi abitanti, sarà ora allontanato, rescisso, dall’abbraccio della città cancrina del Giovio.
Bruni, novello Edipo, ha finalmente osato l’inosabile l’uccisione di La(r)io, non gli auguriamo di accecarsi come il re di Tebe distrutto dal rimorso.
Gustoso il teatrino seguito al disvelamento della nuova opera con il vicesindaco, Caradonna, che di primo acchito ha dichiarato la perfetta corrispondenza fra progetto e opera, salvo dire, ai comaschi sgomenti di fronte agli oblò del cantiere, che si potrà sempre alzare il marciapiede di fronte…
Si creerebbe così una strada interrata, un fossato! Il Vallum prende romanamente forma, cosa ci si poteva aspettare da un ex dirigente del Fuan?
Il sindaco ha invece detto lo buttiamo giù, beh in parte, una limatina, una spuntata ai capelli… Magari con qualche apertura in più, qualcosa in trasparenza dove sarà il pontile, un punto luce.
Quanto costruito – ha dichiarato il primo cittadino – è conforme al progetto originale per il 95 per cento!
Ma allora perché è stato tolto dal sito internet di Palazzo Cernezzi?
Ma si, va bene, non si vedranno più Villa Olmo e Villa Geno, ma che volete che sia. Quando costruiremo le torri per i punti di guardia da lì vedrete che panorama e la Città murata lo sarà finalmente anche dalla parte del lago.
Intanto anche qualcos’altro deve essere andato storto. Non è che qualche roggia o il Fontanile, da cui il nome della Contrada omonima (via Volta), intubati e usati come fognatura caricavano nella zona dei lavori?
Perché a sentire l’aria, e le lamentele degli esercizi prospicienti, forse la colata di cemento, oltre a colpire la vista, tocca a volte anche violentemente l’olfatto dei cittadini con effluvi che non possono che essere definiti se non con la celebre parola di Cambronne. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Manifestazione per il diritto alla vista del Lario

murolagoPiù di cinquecento persone hanno partecipato alla manifestazione contro il muro che oscura la vista del Lario.

All’appello per il diritto alla vista del patrimonio paesaggistico del lago di Como hanno risposto centinaia di persone che alle 11 di domenica 27 settembre si sono concentrate ai Giardini a lago dove gli esponenti del centro sinistra lariano e alcuni cittadini  hanno espresso in brevi interventi il disappunto per il muro costruito che oscura la vista del lago e più in generale hanno chiesto al sindaco Bruni di dimettersi per dimostrata incapacità.
I manifestanti hanno poi animato un corteo di protesta che percorrendo il Lungolario sul marciapiede ha curato di non dare distrurbo alla circolazione.

Territorio precario da sempre contro le paratie

territorio precarioCon il comunicato   “Cosa c’è di giusto nelle paratie?”   che riportiamo integralmente Territorio precario ribadisce i motivi della contrarietà alle grandi opere imposte dal centrodestra a Como.

Le paratie sono tornate alla ribalta, come Territorio Precario abbiamo più volte manifestato il nostro dissenso per un’opera costosa e inutile se non dannosa; le esondazioni degli ultimi decenni non sono state drammatiche, andiamo incontro a un periodo di mutamenti climatici che, oltre a rendere inutile il sistema di prevenzione delle esondazioni del lago, attivano i rischi opposti relativi all’innalzamento della falda superficiale per effetto proprio delle paratie.
Sorge un dubbio: i lastroni di piazza Cavour e via Fontana che dopo anni di tranquilla vita hanno, recentemente, “deciso” di sollevarsi o sprofondare hanno forse a che fare qualcosa con le paratie?
I rilievi su cui si basa il progetto risalgono ad anni or sono, non ci sono, in particolare, dati sul fenomeno della subsidenza e sulle relative quote delle falde sotterranee dal 1990 ad oggi e cioè per un periodo di quasi vent’anni; l’assetto idrogeologico del sistema bacino lacustre sarà necessariamente disturbato e il fenomeno della subsidenza potrebbe creare non pochi problemi allo scorrimento delle paratoie metalliche mobili di piazza Cavour.
Negli anni sono state proposte varie soluzioni meno invadenti e costose di cui, le amministrazioni che si sono succedute, non hanno tenuto alcun conto.
Certo, con le paratie sarà possibile innalzare di un metro il livello del lago aumentando così le riserve idriche a servizio del Consorzio dell’Adda e dell’uso a fini irrigui ed industriali, ma la cosa si sarebbe potuta ottenere con una differente regolazione del regime delle quote del bacino lacustre.
Si tratta, invece, dell’ennesima cementificazione che ferisce il lago utilizzando soldi pubblici, fondi Valtellina e della Comunità Europea, che avrebbero potuto essere investiti per altre e utili opere idrauliche per la salvaguardia delle sponde del lago.
In questo caso la salvaguardia si ottiene “eliminando” le sponde!
Il muro e i pilastri, da quattro del progetto iniziale portati a quattordici!, fanno cadere anche l’ultima giustificazione: la riqualificazione del lungo lago.
Siamo quelli del “no”. Ora è evidente come oggi le “grandi opere” non hanno la propria radice nel miglioramento delle condizioni di vita, in realtà significano “semplicemente” indurre nuove occasioni di affari assoggettandovi tutte le risorse. Meno male che qualcuno ha il coraggio di dire dei no!»

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 24 settembre

cernezziParatie e non solo al centro delle preliminari al Consiglio comunale di Como di giovedì 24 settembre.

Donato Supino, Prc, ha chiesto delucidazioni sulla nomina di Colombo nel Cda di Spt e alla presidenza di Asf: «il sindaco non aveva detto che lui non sarebbe potuto essere la persona designata perché aveva già una volta lasciato il bilancio aziendale in rosso?».
Vittorio Mottola, Pd, ha attaccato frontalmente il vicesindaco sulla riqualificazione dell’area del “Castello” di Quarcino, sui cambiamenti, del progetto iniziale, e gli abusi. Riguardo ai cambiamenti al progetto, ha replicato Caradonna, «Si sono espressi i tecnici comunali , mentre i vigili hanno riscontrato un abuso edilizio e hanno fatto regolarmente denuncia».
Emanuele Lionetti, Lega, ha quindi letto una lettera, firmata assieme a Luigi Botttone e Carlo Ghirri del Gruppo misto, indirizzata al sindaco per avere un incontro personale: «alla luce delle critiche che quotidianamente compaiono sulla stampa in merito a paratie, Ticosa, Politeama, Palazzina comando vigili e rifiuti solidi urbani».
E dalla Ticosa, la lettera secretata, «vogliamo sapere cosa ha scritto Multi», è partita l’offensiva di Alessandro Rapinese, Area 2010, che poi ha toccato le «ignobili paratie» e facendo riferimento ad alcune dichiarazioni di Bruni ha domandato: «è vero che lei ha proposto le sue dimissioni? Chi del suo partito gliele ha rifiutate?»
Il nuovo muro a lago è stato quindi definito «un oltraggio alla città di proporzioni inaudite – così Mario Lcini, Pd – Il progetto che era visibile sul sito del Comune e sulla recinzione del cantiere era del tutto diverso da quanto si sta realizzando».
Supino ha presentato una mozione chiedendo «che il muro della passeggiata a lago venga abbattuto, il licenziamento del direttore dei lavori e le dimissioni dell’assessore alla partita», oltre che «verificare se vi sono i presupposti per risarcimento danni».
Bruno Magatti, Paco, ha ricordato le iniziative svolte dal suo movimento sin dal 1996 contro la realizzazione del Mose lariano per «non stravolgere il rapporto naturale della città con il lago con interventi basti sulla filosofia della difesa da un nemico che nessun cittadino comasco considera tale».
Timidissime reazioni anche dai banchi della maggioranza. Pasquale Buono, vicecapogruppo Pdl, specificando che «alcune situazioni si possono rimediare e non tutto è perduto», ha chiesto un’assemblea straordinaria sul tema, una proposta formalizzata in una richiesta scritta da parte delle minoranze in cui è sottolineato come il progetto paratie non sia mai stato formalmente illustrato e discusso in Consiglio comunale.
Bruni è quindi intervenuto illustrando la sua versione dei fatti, per un progetto definito come ambizioso e straordinario. «Il 95-99 per cento di quanto realizzato è in coerenza con il progetto originario» ha dichiarato, anche se ha aggiunto «io per primo mi sono spaventato vedendo il muro e ho avuto incontri ripetuti con i tecnici», con una nota di colore «anche mia moglie, la prima minoranza che ho in famiglia, mi ha chiesto spiegazioni». Il primo cittadino alla luce delle dichiarazioni dei tecnici si sente infine «assolutamente tranquillo» e ha promesso di togliere il muro, qualcuno in aula ha urlato: «lo paghi tu!».
In realtà Bruni ha poi meglio articolato le prospettive di lavoro, con «una riduzione della costruzione del muro tendente alle dimensioni originali, un ampliamento delle aree protette da strutture mobili, che per il momento dovrebbero essere di 30 metri, già di molto superiori alle originali, valutare nei siti delicati come i pontili la possibilità di utilizzare materiale trasparente».
Meno di una decina di ragazzi si sono presentati fra il pubblico con magliette arancioni con scritto «Per il bene della città, Bruni va a Cà», prontamente bloccati dal presidente del Consiglio Pastore che coadiuvato dai vigili è riuscito a contenere la micro rivoluzione arancione, alcuni dei giovani sono rimasti in aula con e magliette rovesciate.
Il dibattito è ripreso sulla mozione rifiuti, fra il disinteresse generale, tanto che Rapinese, stizzito per i vuoti creatisi fra le file della maggioranza ha chiesto la verifica del numero legale, obbligando i transfughi a rientrare in aula.
Dopo la bocciatura della proposta del consigliere di Area 2010 di premiare le imprese che garantissero una raccolta dei rifiuti più silenziosa nelle ore mattutine, i lavori dell’assemblea si sono bloccati, per non proseguire sostanzialmente più, disperdendosi in riunioni collaterali, dopo la riproposizione da parte di Supino dei dieci emendamenti, che non erano stati accolti nella seduta precedente, come subemendamenti alla mozione in discussione, provocando la rottura con le forze di Paco e dell’opposizione «se dovessero passare i subemendamenti di Supino, ritirerò l’emendamento» ha dichiarato Magatti.
Il consigliere comunista chiedeva di introdurre nel capitolato d’appalto la pulizia in maniera uniforme di tutte le strade della città, la raccolta porta a porta del polistirolo, il posizionamento in ogni via cittadina di raccoglitori per pile esauste, l’utilizzo del dialetto e di lingue straniere nei materiali informativi sulla raccolta dei rifiuti, sconti sulla tassa dei rifiuti per i cittadini virtuosi, raddoppiare la raccolta differenziata, il passaggio da tassa a tariffa, il prolungamento del periodo della gara da 7 a 10 anni, agevolazioni per il servizio di raccolta degli ingombranti a chiamata, l’utilizzo di mezzi a gpl o metano,
Tutte proposte che per i consiglieri di minoranza rischierebbero di riaprire completamente la partita e portare alla messa in discussione dell’impianto della delibera che era stata condivisa da maggioranza e opposizione, da qui la loro recisa contrarietà.
In loro aiuto è intervenuto, compiaciuto per l’inusitata situazione, il segretario generale Fabiano che ha dichiarato inammissibili i subemendamenti non venendo gli stessi accolti dai firmatari della mozione.
Data l’ora la seduta è stata sospesa e aggiornata per la settimana prossima. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Le Donne in nero per la libertà di stampa

maninaLe Donne in nero  aderiscono alla mobilitazione per la libertà di stampa. Il testo del comunicato.

«Aderiamo alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di stampa e di informazione con la certezza che sia un appuntamento importante per difendere la democrazia in questo paese in cui si cerca di imporre a tutti i costi un pensiero unico. Libertà di stampa e informazione unita a dovere di informazione.
Il nostro ormai ventennale impegno come Rete Internazionale per la libertà dalle guerre, da ogni tipo di violenza e sopruso nel mondo a partire dai luoghi in cui si agisce, ha sempre compreso la difesa della libertà di espressione/ informazione e stampa. Non abbiamo però mai potuto dichiararci soddisfatte di come la stampa garantisce il dovere di informazione in molti paesi nel mondo e anche nel nostro riguardo alle donne e ai loro movimenti.
Non dare conto delle migliaia di attività politiche e sociali che molte donne svolgono in questo paese, non restituisce l’immagine di un luogo abitato solidamente ed attivamente da due generi. Le donne agiscono con pratiche politiche diverse da quelle degli uomini. ma contribuiscono più di loro alla costruzione di società e civiltà attraverso una politica delle relazioni che unisce invece di dividere senza per questo oscurare le diversità, piuttosto facendone tesoro. Le donne non sono né sono mai state in silenzio e inattive malgrado la stanchezza e la fatica di una resistenza testarda rispetto ai continui attacchi e tentativi di annullare le nostre conquiste di libertà».

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