Sinistra unita per la scuola a Erba

giulemaniLe voci della politica degli insegnati dei genitori degli studenti e dei ricercatori al dibattito No ai tagli. No al maestro unico organizzato dalla Sinistra unita e plurale mercoledì 19 novembre alla Fondazione Casa Prina di Erba.

E’ durato fino quasi alle 24 l’incontro sulla scuola No ai tagli. No al maestro unico. La scuola pubblica è di tutti, di tutte introdotto da Celeste Grossi nella duplice veste di esponente della Sinistra unita e plurale e direttrice di école il trimestrale di Idee per l’educazione che ha messo in luce l’assonanza tra le caratteristiche del nuovo soggetto politico della sinistra, nato da due anni a Como, e la natura dell’”onda” plurale e capace di creare condivisione di obbiettivi e innovazione nelle forme di lotta per perseguirli.
Ben sette i relatori e le relatrici che hanno scandagliato i diversi aspetti dell’attacco alla scuola pubblica che il governo Berlusconi sta svolgendo svelando anche i molti inganni che l’informazione asservita al potere politico delle destre ha diffuso.
Alla puntale disamina degli effetti dei tagli all’investimento pubblico nel settore fatta con da Maria Chiara Acciarini, già sottosegretaria alle politiche per la famiglia nel governo Prodi, è seguito un approfondimento del tema dal punto di vista della Lombardia di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale eletto nelle liste del Prc, dove 15 anni di formigonismo hanno determinato non solo un sempre crescente finanziamento della scuola privata, con i famigerati buoni, ma anche più recentemente l’intervento a spese della collettività persino per la costruzione delle scuole private.
Una genitrice, Oriana Fusi, e una maestra, Patrizia Spreafico, hanno quindi evidenziato l’assurdità dell’attacco alla scuola primaria, segmento più qualificato dell’intero sistema scolastico nazionale, denunciando che nella proposta di ritorno al maestro unico non si deve leggere solo l’intenzione devastante della riduzione degli investimenti a qualsiasi costo, ma anche la rinuncia al tentativo avviato proprio nella scuola primaria di comprensione della complessità del bambino e della necessità di assicurargli occasioni formative adeguate alla complessità della realtà.
Scoraggiante il quadro presentato da Luca Foggetta cercatore universitario all’Istituto di fisica nucleare che con argomentazioni ineccepibili sul piano scientifico ha smontato alcuni dei luoghi comuni sul costo della scuola e della ricerca in Italia dimostrando che, nonostante l’entità degli investimenti per cui si debba parlare più di volontariato che di occupazione retribuita, la ricerca italiana produce ancora idee e innovazione.
La parola è passata quindi agli studenti, con l’intervento di Stefano De Agostini universitario dell’Iskra di Cantù che ha chiarito che le strutture universitarie sono già fatiscenti e che un’ulteriore diminuzione degli investimenti produrrà la paralisi, e con la relazione di Michele Bianchi del Magistrale di Como, Iskra di Cantù, che ha dimostrato come la riduzione dei curricoli nella media di secondo grado e la privatizzazione delle scuole produrrà danni incalcolabili all’intera società e si è riferito al famoso intervento di Calamandrei del 1950 per ricordare come le destre attacchino la scuola pubblica per preparare una dittatura.
La serata si è conclusa con un breve dibattito e con la lettura di alcuni slogan dell’”Onda” che hanno permesso ai circa settanta partecipanti di lasciare la sala con il sorriso della speranza.

Salvare il servizio civile

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Per la prima volta il servizio civile nazionale a rischio chiusura un appello lanciato al mondo dell’associazionismo, agli enti locali e ai singoli cittadini per una raccolta firme on-line su www.arciserviziocivile.it

«Con il taglio drastico del 42% delle risorse economiche a disposizione per il Servizio civile nazionale, si passa dai 299 milioni stanziati per il 2008 dal precedente esecutivo ai 171 previsti nella finanziaria per il 2009, il peggiore della storia recente del Servizio civile nazionale.
Cifre che mettono addirittura a rischio la possibilità per i giovani italiani di partecipare nel 2009 a questa importante opportunità.
Già quest’anno il servizio civile ha avuto una battuta d’arresto rispetto al 2007 scendendo da 50.000 a 32.000 volontari.
A nulla sono valsi gli appelli che ormai da anni gli Enti continuano a lanciare sulla necessità di stanziamenti pubblici complessivi di almeno 400 milioni l’anno per avere un sistema di servizio civile nazionale che ne faccia un ‘opportunità per i giovani, invece che un privilegio, oltre che una risorsa per le comunità locali.
Tutte le ricerche effettuate in questi anni hanno dimostrato la positiva efficacia nei risultati educativi, sociali e economici. Ogni euro di denaro pubblico investito ci sono ritorni per 2 euro.
Ci sono molti aspetti del servizio civile nazionale che vanno riformati, e da tempo il Terzo Settore ha avanzato proposte a riguardo, ma l’abbattimento delle risorse è un errore che ha come unico effetto l’aggravamento dei nodi esistenti e non la loro risoluzione.
Siamo favorevoli ad aprire un tavolo per la revisione delle regole, ma siamo contrari a che questo significhi ripensare il sistema in funzione di risorse così limitate, sancendo l’idea di un servizio civile di nicchia e sul piano culturale sminuendone alcune finalità e la sua storia (l’educazione dei giovani, la difesa della Patria e il legame con la nonviolenza). Criteri questi in antitesi con un servizio civile popolare e di reale impatto educativo e culturale sulla società civile.
Per questo chiediamo che siano introdotti emendamenti alla legge finanziaria dando al Servizio Civile Nazionale nel 2009 le stesse risorse del 2008 e che siano superati gli impieghi inutili di risorse statali oggi esistenti (Inps e Irap).
Per questo chiediamo che entro il mese di Gennaio 2009 siano definiti, con un percorso di piena consultazione dei giovani e degli enti, i contenuti della riforma legislativa per avere dal 2010 un nuovo quadro di certezze».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 17 novembre 2008

cernezzi5Approvata la fusione di Agam e Acsm. A Camnago Volta manca ancora l‘acqua. Triplicano i costi della bonifica della ex Ticosa.

 

Camnago senz’acqua
«Amministrazione scandalosa! Si diletta in azzardi finanziari mentre lascia i cittadini senz’acqua» questo il testo di uno dei cartelli mostrati dai cittadini di Camnago Volta che continuano ad essere senz’acqua e si sono presentati al Consiglio comunale del 17 novembre. «Domenica l’acqua non c’è stata praticamente per tutto il giorno – ha affermato Mario Lucini, Per Como, nelle preliminari – la mancanza d’acqua manda in blocco anche le caldaie del riscaldamento!». «Gli oneri di urbanizzazione sosno stati pagati – ha concluso il consigliere di Per Como – nel 2008 l’acqua è un diritto!».
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto l’introduzione di un tavolo permanente sulla sicurezza per i bus, che ha già chiesto con una lettera al prefetto, alla luce dell’incidente tra Porleza e Menaggio in cui un automezzo ha perso le ruote.

Bonifica Ticosa
«Non costringeteci ad andare in Procura» ha chiesto Mario Lucini, Pd, per la bonifica dell’area ex Ticosa. Per il consigliere democratico l’amministrazione deve trasmettere copia delle indagini agli enti di controllo competenti, anche per evitare l’eventualità che avvengano blocchi del cantiere una volta avviato. Lucini ha rivelato al Consiglio che Multidevelopment ha prodotto un documento in cui stima che per i punti da bonificare individuati dal Comune le spese saranno superiori di 270 mila euro, inoltre ha in aree non considerata dal Piano di bonifica, ma di cui è già stato riscontrato l’inquinamento, per altri 2.250.000 euro. Secondo gli accordi il Comune «promettente venditore si accollerà le spese di bonifica» e la prima stima, da parte di Palazzo Cernezzi, di 1.329.000 euro triplicherebbe, sommando le spese aggiuntive proposte, per raggiungere i 3.849.000 euro.

Fusione
Iniziato il Consiglio, con all’ordine del giorno la delibera di fusione di Acsm e Agam, Marcello Iantorno, Pd, ha posto una questione pregiudiziale sulla «validità del Consiglio di amministrazione di Acsm» con la richiesta di presentare i decreti di nomina dei suoi membri, iniziando una vivace discussione con i consiglieri di Forza Italia Rallo e Lombardi. Per l’avvocato Fabiano non ci sono problemi procedurali e l’esponente del Partito democratico ha chiesto così una sospensiva della delibera che è stata bocciata dalla maggioranza.
Gli ultimi quattro emendamenti presentati dalle opposizioni, sulla nomina di un comitato esecutivo e di suoi compiti, sulla possibilità del rinnovo dei patti parasociali e sull’amministratore delegato, sono quindi stati bocciati dalla maggioranza consiliare.
Alcuni consiglieri di maggioranza sono stati colpiti dalla lettura, da parte di Luca Gaffuri, Pd, di un emendamento approvato dal Comune di Monza che vincola «all’integrale rispetto del patto parasociale», una clausola che potrebbe entrare in contrasto con i due emendamenti della maggioranza, approvati nella seduta precedente, sulla possibilità del mantenimento del vincolo del 4 per cento, oltre la fine del 2009, sulla proprietà salvo che per le due amministrazioni comunali coinvolte e la nomina di un Comitato esecutivo.
Finiti gli emendamenti si è passati agli ordini del giorno tutti bocciati.
Il primo, proposto da Donato Supino, Prc, chiedeva lo scorporo del settore acqua da Acsm per la tutela di un bene fondamentale che, per il consigliere comunista, dovrebbe essere gestito da una società pubblica a salvaguardia di operazioni affaristiche.
Il terzo, proposto da Gaffuri, prendendo spunto dai documenti presentati dai Cgil e Cisl, chiedeva la tutela occupazionale e la presentazione di un progetto industriale, l’invito ad unirsi alle altre aziende del settore della provincia di Como e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella scelta degli indirizzi aziendali. Contrario il sindaco per cui «si chiede di fare qualcosa che già si farà, un’azienda quotata in borsa vive di piani aziendali»; «e dov’è allora?» ha urlato qualcuno dai banchi della minoranza.
La seduta s’è incagliata sul secondo ordine del giorno sugli indirizzi di nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate per cui le minoranze hanno chiesto una votazione a scrutinio segreto data la presenza in aula del presidente di Acsm e coordinatore provinciale di Fi Pozzi. Ne è nato un acceso dibattito per Corengia, An sintomo di «una maggioranza debole se si devono impiegare tre quarti d’ora per decidere se votare con voto segreto oppure no». Sulla interpretazione del regolamento e dello statuto comunale, nonché della giurisprudenza, è nato un serrato confronto fra gli avvocati Iantorno e Fabiano, che ha affermato l’inconsistenza della richiesta. Al voto, palese, per protesta il Pd e Per Como hanno abbandonato l’aula, mentre Gaffuri ha prospettato un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Mario Pastore: «Lei da quando è stato eletto rappresenta l’intero Consiglio comunale, questa sera non è stato così e questo ci porterà a chiedere una mozione di sfiducia nei suoi confronti».
«Diventiamo azionisti di minoranza, minoritari rispetto a Monza e Milano – ha affermato nelle dichiarazioni di voto finali Dario Valli di Area 2010 – non ho capito come possa essere ritenuto vantaggioso per Como, data anche la mancanza di un paino industriale». Un voto contrario come quello di Supino che all’ilarità della maggioranza quando ha affermato la sua contrarietà alla delibera, considerata scontata, ha rivendicato: «il mio voto è libero, non so quanto lo sia il vostro!» e a proposito dell’influenza di Pozzi ha ribadito quella che ha definito come «incompatibilità morale».
Per il Gruppo misto Ghiri ha parlato di alcune perplessità ma ha dichiarato un voto favorevole «come atto di solidarietà politica per la costituzione del gruppo unico del Popolo delle libertà». A favore anche Lega, An e Fi oltre che Vincenzo Sapere del Gruppo misto di minoranza per cui la presenza pubblica è tutelata, anche perché A2A è a maggioranza di capitale pubblico. Per l’astensione Bruno Magatti di Paco, che ha definito la fusione «un’operazione aziendale che allontanerà sempre più i cittadini dall’azienda» e la speranza del ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua dato lo scarso vantaggio economico che ha per ora il settore, e per il Pd Gaffuri.
L’incorporazione di Agam è per Luca Gaffuri «giustificabile, il soggetto che ci perde è Monza e ci guadagna molto A2A. Como ne esce bene; rafforzeremo le nostre partecipazioni», ma per il capogruppo del Pd è «il bilancio delle tre serate di dibattito che non va bene. Il sindaco ha trattato il Consiglio con fastidio, il cui ruolo è stato svilito». «Tra tre anni probabilmente l’obiettivo sarà vendere» ha concluso Gaffuri prima di lasciare l’aula.
Al voto finale la maggioranza ha approvato la fusione con i soli voti contrari di Area 2010 e Rifondazione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Ma cos’è questa crisi?

bimbo-logoL’incontro organizzato dal Prc giovedì 13 novembre alla Circoscrizione 6 sul rapporto tra capitalismo finanziario ed economia reale, tra crisi e mondo del lavoro e la capacità di rappresentanza della sinistra.

Il dibattito organizzato dalla Federazione provinciale di Como di Rifondazione comunista dal titolo Ma cos’è questa crisi? Finanza, banche, lavoro, salari e pensioni è stato animato da una cinquantina di persone.
Nicoletta Pirotta, segretaria provinciale del Prc, Giovanna Vertova, economista e docente all’università di Bergamo, Amleto Luraghi, segretario generale della Cgil di Como, Rosy Rinaldi, della direzione nazionale Prc e sottosegretaria al lavoro nell’ultimo governo Prodi, hanno discusso sull’origine della crisi finanziaria e sugli effetti della stessa nell’economia reale.
Le relazioni e il dibattito successivo hanno messo in evidenza tre ragionamenti di fondo. Il rapporto tra capitalismo finanziario ed economia reale non è evidente soltanto in questa crisi che scarica i costi sui cittadini globali e sul lavoro, ma è un intreccio costruito negli ultimi trent’anni per tenere alta la domanda di beni e servizi a pagamento, cioè per gonfiare il debito privato e delle istituzioni locali, a favore delle banche e degli enti finanziari. A fronte dell’ideologia neoliberista reganiana del meno stato più mercato, ciò che è accaduto è lo smantellamento del welfare e una diversa spesa dello stato (sicurezza e spesa militare), mentre l’industria avviava una fase post-fordista di delocalizzazioni tesa a tenere alti i guadagni con bassi investimenti produttivi e sull’innovazione.
Il secondo ragionamento è quello del rapporto tra crisi e lavoro che ha effetti preoccupanti sulla qualità della vita dei ceti economicamente deboli e soprattutto su chi non ha garanzie sufficienti. In provincia di Como sono 4500 i lavoratori in Cassa integrazione, ma è incalcolabile la cifra di coloro che pagheranno veramente la crisi: lavoratori stranieri, giovani precari e donne. Quando tra fine anno e inizio del nuovo scadranno i contratti a termine, che rappresentano il 60 per cento dei nuovi occupati, la crisi raggiungerà il suo apice secondo Luraghi.
Il terzo ragionamento suggerito da Pirotta e sviluppato da Rinaldi è sulla capacità di rappresentanza della sinistra che in questa fase di crisi dovrebbe riconquistare il proprio ruolo di ascolto e di proposta generale. [Marco Lorenzini, ecoinformazioni]

Bruni instabile

bruniLe prime reazioni all’impasse della maggioranza che per le minoranze non c’è più. L’agonia della giunta Bruni nuoce alla città e sarebbe meglio prendere atto del suo fallimento e voltare pagina.

«Dopo la riprova data dal consiglio comunale di giovedì 13 novembre, i consiglieri dell’opposizione hanno sentito l’esigenza di denunciare lo stato di crisi della maggioranza – si legge in una nota del Pd – Nonostante non si abbia voluto sospendere i lavori proprio per arrivare al voto che avrebbe sancito la fusione tra Acsm e Agam, l’assenza di sei consiglieri della stessa maggioranza ha fatto mancare il numero legale».
Per Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, bisogna avere il «coraggio di aprire una crisi politica. Il sindaco, che in passato ha già minacciato i suoi di dare le dimissioni, dovrebbe permettere di uscire dalla situazione di immobilismo in cui è precipitato il Consiglio comunale di Como, dove è la minoranza a proporre i temi, come sulla Cittadella sanitaria, e cercare il consenso della maggioranza per portare avanti i provvedimenti che interessano la città», mentre per Donato Supino, capogruppo Prc, «il Consiglio comunale viene offeso ogni volta che viene chiamato a deliberare su proposte dove la maggioranza non è compatta».
Il capogruppo democratico a Palazzo Cernezzi ha chiosato: «Il sindaco Bruni, che vorrebbe essere muscolare, ha una maggioranza che si disperde al primo soffio di vento».

Il Consiglio comunale di giovedì 13 novembre 2008

cernezzi3Al consiglio comunale di giovedì 13 novembre nel cuore della notte la maggioranza non riesce a garantire il numero legale. Rimandata a lunedì 17 novembre l’approvazione della fusione fra Acsm e Agam.

Nelle preliminari del Consiglio comunale del 13 novembre Vittorio Mottola, Pd, ha espresso la speranza di poter vedere iniziare prima della fine dell’anno i lavori per l’allargamento del cimitero di Monte Olimpino, Pasquale Buono, Fi, ha riproposto il problema degli odori del depuratore comasco che disturbano i vicini e che già un anno fa fecero una raccolta firme chiedendo lo spostamento della struttura, Mario Molteni, Per Como, ha ricordato che sono trascorsi ventuno giorni dalla sua denuncia della mancanza di illuminazione ai giardini a lago senza che sia successo nulla. Per ultimo Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di implementare il sito dl Comune per il pagamento delle bollette, così com’è stampato sulle stesse.

In memoria
Appena aperta la seduta il sindaco ha ricordato la figura del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, per lui un «gigante», un punto di riferimento in un periodo storico in cui, «a causa di un malinteso senso della modernità, molti hanno rinunciato alla testimonianza». Per il primo cittadino comasco Maggiolini «ha saputo cogliere e documentare la deriva dei tempi, regalandoci pagine al tempo stesso liriche e dure, sicuramente magistrali dal punto di vista dell’indagine filosofica e dell’ortodossia cattolica». Inoltre ha aggiunto Bruni: «La sua analisi sul rapporto con le altre confessioni religiose su cui ruota l’attualità internazionale, come sempre, è stata condotta con impareggiabile onestà intellettuale, rilevando che il vero seme dell’intolleranza si sviluppa proprio nel momento in cui si rinuncia al proprio patrimonio etico e spirituale».
Finito il discorso l’assemblea di Palazzo Cernezzi e il pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Fusione
La seconda serata di dibattito sulla fusione Agam – Acsm è così incominciata con l’intervento di Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto, che ha ribadito la sa perplessità sullo spostamento della sede legale da Como a Monza, e ha poi esclamato, a proposito dell’inceneritore comasco: «Diciamolo ai nostri cittadini che andiamo a bruciare i rifiuti di Monza».
«Logiche che stanno allontanando l’azienda del territorio» per Molteni, per cui «spesso dopo queste operazioni ci si trova con le tariffe aumentate». Il consigliere di Per Como ha difeso i beni primari e chiesto di «abbandonare le logiche della convenienza finanziaria e borsistica».
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto di sapere il nome della futura società lasciato nella delibera ancora in sospeso e difeso gli emendamenti delle opposizioni, migliorativi di una situazione che vede il pericolo, «allo scadere dei patti di sindacato, tra tre anni, della vendita completa di Acsm».
«Noi siamo qui a discutere – ha affermato animatamente Bruno Magatti di Paco – ciò che i Consigli di amministrazione di Acsm e Agam hanno già deliberato!». Per il consigliere della rondine la capacità del Consiglio comunale di dettare un indirizzo alle proprie partecipate è ormai una battaglia persa e «queste società, nate da investimenti pubblici, stanno andando gradatamente verso la totale privatizzazione».
Magatti si è quindi scagliato contro un sistema di designazioni politiche che «fa impallidire il socialismo reale dell’Unione sovietica», riferendosi a Giorgio Pozzi, presidente di Acsm, designato a tale incarico dal sindaco di Como, nonché commissario provinciale di Forza Italia e quindi “superiore” politico del primo cittadino comasco.
Un’affermazione che ha avuto una pronta risposta dal coordinatore cittadino del partito, Stefano Rudilosso, per cui «nessuno ha fatto pressioni sui consiglieri comunali di Forza Italia che sono convinti della necessità di questa operazione ben studiata».
Nella replica il sindaco ha ribadito che «gli allegati della delibera non sono modificabili, perché vengono votati così come sono anche dal Consiglio comunale di Monza». L’unica possibilità di modifica è alla delibera in cui possono essere espressi degli indirizzi. Il primo cittadino si è espresso contro la possibilità dell’introduzione di un diritto di prelazione proposto dalle minoranze all’interno del patto sociale che a suo parere garantisce già così come formulato il ruolo dei capoluoghi del Lario e della Brianza e ha chiarito che non ci sono problemi di conflitto di interessi per il suo ruolo e quello di Pozzi.
Qualche sfilacciamento nella maggioranza, una parte della quale avrebbe forse potuto essere favorevole a qualche emendamento presentato dalle opposizioni, ha richiesto una sospensione. Tornata in aula ricompattata ha però iniziato a subire alcune defezioni, con diversi consiglieri che hanno lentamente abbandonato la seduta.
Data l’ora e l’elevato numero di emendamenti, dodici, e ordini del giorno, tre, il Consiglio ha deciso di proseguire la seduta ad oltranza anche perché l’impegno del sindaco con il Comune di Monza, in assemblea contemporaneamente a quello di Como, era di raggiungere il risultato della fusione entro la fine della serata.
Sono stati accolti i primi due emendamenti presentati dalla maggioranza. Il numero uno presentato da Alleanza nazionale e sub-emendato dall’opposizione, con il solo parere negativo di Donato Supino, Prc, impegna il Cda della nuova società a creare un Comitato esecutivo a cui saranno demandate alcune decisioni di sua competenza. Il secondo impegna il sindaco a sondare le parti per vedere la loro disponibilità di togliere i limiti temporali per il blocco al 4 per cento per l’acquisto di azioni per i soggetti che non siano i due Comuni interessati nella fusione. In caso contrario il sindaco avrà il mandato per riproporre la questione a fusione avvenuta cercando di modificare lo statuto.
Bocciati sette degli altri emendamenti proposti dalle minoranze, mentre il numero dei consiglieri della maggioranza e della minoranza con l’avanzare della notte ha cominciato lentamente a scemare.
Un accalorato Marcello Iantorno ha accusato i consiglieri di maggioranza di avere poco rispetto di se stessi e di ratificare senza autonomia di giudizio scelte prese da altri.
«Perderemo il controllo di Acsm, allo scadere dei patti parasociali, senza guadagnarci nulla – ha dichiarato Rapinese abbandonando l’aula per protesta – forse era meglio fare come Varese, che ha venduto, e ha portato a casa un po’ di soldi, mentre i comaschi non incasseranno un centesimo».
Dopo che le minoranze hanno garantito la votazione, e la bocciatura, di quattro dei loro emendamenti hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale alla seduta. La maggioranza si è ritrovata con solo 19 consiglieri più il sindaco e alla una e mezza di notte la seduta è stata dichiarata deserta. Facce nere e tirate fra i rappresentanti della maggioranza e dei forzisti in particolare che hanno subito fatto capannello attorno al commissario Pozzi, mentre alcuni inveivano sommessamente contro i collegi che hanno abbandonato l’aula facendo rimandare l’operazione di fusione. La discussione riprenderà lunedì prossimo senza più bisogno di un numero legale qualificato. [Michele Donegana, eco informazioni]

Libera stampa il 20 novembre allo Sapzio Gloria a Como

manifesto1Cara libertà, una serata di incontro, festa e sottoscrizione a sostegno della stampa indipendente. Giovedì 20 novembre alle 21 allo spazio Gloria in via Varesina 72 a Como. Organizzano: Arci provinciale e i circoli Arci Terrà e Libertà, ecoinformazioni e Xanadù.

L’attacco delle destre alle libertà e alle radici stesse della nostra civiltà è multiforme. La parte più retriva della politica, purtroppo premiata dal consenso della maggior parte degli elettori, sta intensificando la sua azione per annullare la Carta costituzionale aggirandone principi e precetti. Così nel nostro territorio, a Cantù, trova spazio l’idea razzista e fascista di chiedere a cittadini di denunciare anonimamente al telefono stranieri, persone colpevoli solo di esistere.
Così, impedendo perfino al Parlamento di discuterne e minacciando repressione per chi si oppone, Tremonti, Gelmini e Berlusconi avviano un organico e articolato percorso di distruzione della scuola pubblica.
Così, mentre nel nostro territorio la destra guadagna un nuovo quotidiano e la Giunta Bruni si regala un mensile di autopromozione (a nostre spese), si modificano le leggi sulla stampa per impedire alle poche testate libere residue di esistere.
La bolla informativa e le sue balle, altrettanto pericolose e assassine del disastro finanziario che da essa è stato alimentato e sostenuto, regge e viene difesa dalle destre che fondano proprio sulla disinformazione, sulla paura costruita ad arte con notizie drogate diffuse Porta a Porta la sua stessa possibilità di esistere e di gestire il potere.
Per questo l’idea di Berlusconi è togliere ogni agevolazione, ogni finanziamento, ogni possibilità di vita a chi non lo sostiene e non propaganda quel pensiero unico liberista e guerrafondaio che, sconfitto persino nei mercati tanto da indurre i governi a statalizzare le perdite di scelte economiche dissennate, può guadagnare consenso solo con l’intensificarsi della propaganda e la negazione sistematica della verità.
È l’intero sistema della stampa non asservita al potere che soffre e per questo contiamo sulla partecipazione più ampia all’iniziativa sulla libertà di stampa organizzata il 20 novembre alle 21 allo Spazio Gloria a Como a sostegno de il manifesto e di Carta.
All’incontro partecipano Valentino Parlato – Il manifesto, Alessandro Robecchi – Il manifesto, Gigi Sullo – direttore di Carta. Coordina Gianpaolo Rosso – Arci/ ecoinformazioni. La serata prevede un momento di musica dal vivo e degustazioni di vini con raccolta fondi a sostegno de il manifesto e Carta.

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 6 novembre 2008

cernezzi1A Palazzo Cernezzi si spreca energia. Nella seduta del 6 novembre si è discusso di tangenziale e si è istituita la commissione Paesaggio.

In un caldo torrido, il riscaldamento a Palazzo Cernezzi certamente funziona, giovedì 6 novembre durante le preliminari al Consiglio comunale Donato Supino, Prc, ha posto all’attenzione dell’assemblea gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto l’azienda di trasporti Asf, con le dimissioni di Umberto Isella, direttore tecnico, e la vicenda delle intercettazioni ambientali nell’ufficio dell’amministratore delegato Annarita Polacchini. «Questa vicenda va chiarita – ha chiesto il consigliere comunista – si tratta pur sempre di un’azienda pubblica al 51 per cento».
Mario Molteni, Per Como, ha invece ricordato, con un nuovo cartello, che sono trascorsi 14 giorni dalla sua prima segnalazione sull’illuminazione guasta ai giardini a lago e ha chiesto all’assessore dove possano conferire i materiali inerti prodotti dalle piccole ristrutturazioni i semplici cittadini «che non vengono più ricevuti dalla discarica alla Guzza».
L’assemblea di via Vittorio Emanuele ha quindi iniziato i lavori riprendendo la discussione sulla delibera inerente il peduncolo della tangenziale comasca fra via Tentorio e via Canturina. In sostanza il Consiglio ha discusso del progetto preliminare approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) che deve essere recepito nel Piano regolatore.
Fin qui tutto bene, ma le voci che parlavano di un cambiamento del tracciato a ridosso delle abitazioni di via San Bernardino hanno preoccupato l’intera assise che ha fatto propri all’unanimità gli emendamenti e l’ordine del giorno proposti per garantire il tracciato attuale e non quello prospettato da Concessionaria autostrade lombarde (Cal) e Pedemontana, le due aziende che al 50 per cento concorrono alla realizzazione dell’opera. «Questa è l’ultima occasione che ci rimane – ha spiegato Mario Lucini, Pd – per evitare che ci siano sviluppi in direzione difforme dalla volontà del Consiglio comunale».
Tutti convinti anche sullo spostamento di un’attività produttiva che si ritrova sul tracciato, un problema posto dal consigliere del Gruppo misto Carlo Ghirri, alla proprietà è stato concesso il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni boschivi a poche centinaia di metri dalla sede attuale, di sua proprietà, su cui può trasferire l’attività, mentre verrà risarcito per l’esproprio del terreno su cui passerà la nuova strada. «Non c’è l’intenzione di vessare nessuno – ha precisato l’assessore D’Alessandro – già dal 2001 il privato era conoscenza del progetto e ha fatto le sue osservazioni, accolte dal Comune, al Prg».
Al voto la delibera ha ricevuto l’astensione di Pd e Per Como «perché abbiamo qualche perplessità per il tracciato del secondo lotto – ha chiarito Lucini – soprattutto per quanto riguarda l’apertura del tratto in galleria che va ad intaccare un’area paesaggisticamente importante», con un raccordo all’aperto nella zona di via Frisia.
Contrario all’opera Supino per cui la tangenziale «non migliorerà la viabilità pubblica ed è uno scempio del paesaggio», per il consigliere di Rifondazione «queste risorse andavano investite per il miglioramento del trasporto ferroviario» e ha aggiunto: «Quando tutti in Europa sviluppano le ferrovie noi facciamo all’incontrario». Parole che hanno irritato l’assessore D’Alessandro che è sbottato in un: «Lei è ideologicamente contro le infrastrutture che portano ricchezza!».

Il secondo argomento della serata, al posto del piano di zonizzazione acustica, è stata l’approvazione della Commissione paesaggio, che sostituirà l’attuale Commissione edilizia, una deliberazione in tutta fretta per rispettare la normativa regionale che impone la sua approvazione entro il 14 novembre.
Accordo di massima fra maggioranza e minoranze, tranne che per un emendamento sulla nomina dei commissari presentato da Marcello Iantorno, Pd, ritenuto illegittimo dalla Segreteria generale. L’esponente democratico ha proposto di affidarne l’incarico al Consiglio comunale, mentre la delibera prevede che sia un atto di competenza della Giunta. Ai voti l’emendamento non è passato.
La delibera approvata istituisce così una Commissione di tecnici esperti nei più vari settori, dalla geologia, alla tutela dei beni architettonici, all’urbanistica, che resterà in carica tre anni e che sostituirà in toto la vecchia Commissione urbanistica, definita dall’assessore Faverio «un doppione inutile». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

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