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Rinnovato, nell’assemblea di mercoledì 18 giugno, il Consiglio di amministrazione del Coordinamento comasco per la Pace

Nell’incontro molto partecipato i delegati delle amministrazioni comunali e della associazioni aderenti al sodalizio pacifista lariano hanno approvato i bilanci consuntivi 2007 e di previsione 2008 e discusso delle prospettive della Pace nel territorio lariano a partire dal prossimo convegno di dicembre che avrà come tema la legalità.

Più di sessanta di persone hanno partecipato il 18 giugno all’Assemblea del Coordinamento comasco per la Pace che si è svolta nella sede dell’Avc-Csv di Como. Gli aderenti al sodalizio pacifista lariano – una quarantina di Comuni e oltre quaranta associazioni – che hanno partecipato alla serata hanno discusso delle difficoltà che si incontrano sul territorio provinciale a diffondere idee di Pace, di nonviolenza, di equità, di giustizia sociale, di sostenibilità ambientale e delle prospettive per superarle. Si sono confrontate sulla proposta del Convegno 2008 (sarà l’XI dalla nascita, avvenuta nell’ottobre 1997), che si terrà a dicembre 2008 per celebrare il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti umani e sarà dedicato al tema della legalità, con riflessioni che intrecceranno il discorso sulle mafie con quello sulle illegalità ritenute “normali” sul nostro territorio. Non solo di mafia si parlerà, ma anche di lavoro nero, di produzioni illegali, di rifiuti, di cave, di evasione fiscale.
Il Convegno, come è ormai prassi consolidata, sarà organizzato insieme ad altri soggetti che si occupano del tema: quest’anno oltre alla collaborazione con le Acli, l’Avc-Csv, l’Arci provinciale il gruppo organizzatore potrà contare anche sull’apporto dell’Arci Lombardia e di Libera regionale e nazionale.
L’idea è quella di alimentare nella cittadinanza un nuovo modo di affrontare la sfida della legalità, del contrasto al potere mafioso e della sottocultura che lo alimenta e lo sostiene, in modo da penetrare in profondità il tessuto sociale e dare vita ad ulteriori iniziative dopo il convegno.
L’assemblea ha inoltre approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2007, il bilancio preventivo 2008; e ha rinnovato il Consiglio d’Amministrazione che resterà in carica per tre anni ed è investito dei più ampi poteri per la gestione ordinaria e straordinaria del Coordinamento.
Sono risultati eletti, come rappresentanti degli Enti pubblici Marta Abinti (Comune di Orsenigo) Emilio Botta (Comune di Lurate Caccivio), Marinella Corti (Comune di Cucciago), Ferruccio Cotta (Comune di Bulgarograsso), Mimmo Molteni (Comune di Lambrugo) e come rappresentanti delle associazioni Davide Capone (In Viaggio di Menaggio), Giovanni Foglia (Medici con l’Africa), Celeste Grossi (Arci provinciale), Roberto Losa (Shongoti di Erba), Italo Nessi (Associazione del volontariato comasco).
Saranno i 10 componenti eletti a nominare nel proprio seno presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere.

A Padova per il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace

Dopo le elezioni, con il movimento pacifista quasi completamente escluso dal Parlamento, come si intende muovere la Tavola della Pace per continuare a diffondere la cultura della Pace? A Padova il seminario per stendere l’agenda 2008 e le modalità di intervento.

Il venticinquesimo seminario nazionale della Tavola della Pace si è svolto a Padova sabato 10 maggio, 150 persone hanno discusso e si sono confrontate su come ci si dovrà muovere nel 2008, anno dei diritti umani.
«Proprio i diritti umani – ha introdotto Francesco Cavalli, assessore alla Pace di Riccione – dovranno essere la nostra bussola, una risorsa per affrontare questa difficile nuova fase».
«La direzione di marcia – ha ribadito Flavio Lotti, direttore del Coordinamento nazionale enti locali per la Pace e i diritti umani – è quella descritta dal motto dell’ultima Marcia, Tutti i diritti umani per tutti, un impegno ben preciso, più efficace rispetto all’agitare una vaga idea di Pace. Per raggiungerlo è necessario organizzare al meglio la galassia creativa di persone che compongono il movimento pacifista, sommare le competenze dei singoli per riuscire a fare massa critica».
Lo stesso Lotti ha inquadrato lo scopo della giornata di lavoro: trovare nuovi metodi per impegnarsi attivamente per la diffusione della cultura della Pace e dei diritti umani. Si dovranno combattere sfiducia e scetticismo che sempre più portano alla frammentazione dei gruppi e alla rinuncia ai valori del pacifismo. Si dovrà riflettere attivamente sulle problematiche legate al non rispetto dei diritti umani, che sempre più spesso coinvolgono anche l’Italia, ricominciando a lavorare sul territorio, istituendo in ogni città un Comitato verso il 10 dicembre formato da tutti coloro che giornalmente si occupano di diritti umani, che stenda un agenda politica locale e avvii percorsi concreti.
Proprio dalle città vuole partire la proposta di progetto lanciata da Adriano Poletti, sindaco di Agrate Brianza, che vorrebbe che la definizione “città di Pace” non serva solamente a distinguere un Comune che partecipa alla marcia Perugia-Assisi, ma sia soprattutto lo schema di pensiero dal quale partire per amministrare la città stessa. Un’applicazione “vicina”, permetterebbe di diffondere maggiormente il concetto che tutti i cittadini godono realmente dei diritti umani. Solo questo metodo di lavoro qualifica realmente una “città di Pace” e la riprova è più vicina di quanto si possa immaginare: Cantù, con l’ordinanza anti-immigrati e Como, che chiude le moschee islamiche, vantano entrambe il titolo pacifista.
Per gettare le radici di un nuovo pensiero – ha continuato Lotti – è necessario partire dalle scuole, contrastando con un investimento educativo la cultura della violenza e dell’egoismo e dall’informazione, esigendo dalla Rai in primis un’informazione onesta, che non alimenti le paure della gente, ma che abbia come protagonista tutti i soggetti e i problemi reali, oggi ignorati.
Molti interventi hanno evidenziato il drammatico passaggio dalla necessità di Pace alla necessità di sicurezza, come ad esempio nel Comune di Monza, dove la delega dell’assessore alla Pace si è trasformata in quella alla sicurezza. Si dovrebbe – ha aggiunto Leopoldo Grosso del gruppo Abele – in un paese come il nostro, dove la spesa socio-assistenziale si è ridotta e i diritti che i lavoratori avevano guadagnato nel dopoguerra sono andati perduti, lottare affinché si passi dalla ricerca di sicurezza alla ricerca di garanzia sociale.
Da Eros Cruccolini, consigliere del Comune di Firenze di Sinistra Democratica, è invece arrivato un appello a mantenere autonomia e coerenza all’interno del movimento pacifista: «È giusto coinvolgere la politica, perché sono i nostri interlocutori principali, ma noi dobbiamo esserne stimolo e provocazione. Dichiarare illegale la povertà è stato un ottimo esempio di provocazione rispetto agli obiettivi mondiali dell’Onu, sempre più impegnativi ma costantemente disattesi».
Ai temi della pace internazionale, della scuola, dei giovani, delle città e dell’informazione sono stati dedicati 5 gruppi di lavoro in cui i partecipanti hanno potuto confrontarsi sulle esperienze personali e sulle tematiche a cui il movimento pacifista dovrà porre un occhio di riguardo.
A chiudere la giornata Flavio Lotti ha esposto l’Agenda della Tavola della Pace: per l’arrivo di Bush a Roma previsto l’11 giugno, non avendo tempo per organizzare un corteo, si è proposto di invitare i cittadini della capitale a chiudere porte e finestre di ogni casa per dimostrare la contrarietà alla visita ufficiale; un’altra campagna potrebbe portare sui balconi dei pacifisti italiani una nuova versione della bandiera della Pace con il riferimento alle Olimpiadi e alle violazioni dei diritti umani in Tibet. [Francesco Colombo e Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

Conflitti globali: economia e giustizia

Il quarto incontro con Non c’e’ pace senza giustizia. Viaggio/testimonianza per la pace. Fabio Corazzino ha illustrato a una quarantina di partecipanti all’incontro organizzato dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Lurate Caccivio il tema Conflitti globali: economia e giustizia.

«Non solo conquisteremo la libertà per noi stessi: faremo appello al vostro cuore e alla vostra coscienza a tal punto che alla fine la conquisteremo anche per voi, e la nostra vittoria sarà duplice» ha iniziato così Fabio Corazzino, prete diocesano e coordinatore nazionale di Pax Christi, citando Martin Luther King e stimolando l’interesse della quarantina di presenti con una dialettica vivace e coinvolgente.
Corazzino ha introdotto il tema della serata Conflitti globali: economia e giustizia fornendo un breve escursus storico di come si è evoluto il problema dagli anni ’60 ad oggi. Nel 1960, durante il Concilio Vaticano II, è emersa l’idea che «per instaurare un vero ordine economico mondiale, è necessario rinunciare: ai benefici esagerati, alle ambizioni nazionali, alla bramosia di dominazione politica, ai calcoli di natura militaristica e alle manovre tendenti a propagare e imporre ideologie», confermata poi dall’enciclica Populorum Progressio nella quale Paolo VI sottolineava che «lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità» e suggeriva di ricercare dei mezzi concreti per realizzare una vera comunione fra tutte le nazioni, secondo tre percorsi: solidarietà, giustizia sociale e carità universale. Nel 1990, nel clima di incertezza dato dalla caduta del muro di Berlino, viene definito un nuovo modello di difesa basato sulla “prevenzione attiva”. L’Italia – ha spiegato il sacerdote – «ha abbandonato il tradizionale parametro “da chi difendersi” a favore di una polarizzazione su “cosa difendere” e “come”». Dal 2002 – ha continuato Corazzino – «la guerra non è più concepita come risposta ad un attacco, ma è una prospettiva stabile nel tempo e nello spazio, che serve a mantenere i nostri privilegi e il nostro tenore di vita», ed è proprio in questi anni che si comincia a parlare di Guerra preventiva. Infine gli obiettivi del millennio (per citarne alcuni: eliminare la fame e la povertà, assicurare l’istruzione primaria a tutti i bambini e bambine, promuovere la parità tra uomo e donna, ecc.), che molti Paesi si sono impegnati direttamente a realizzare entro il 2015, ma secondo i responsabili delle Nazioni unite non saranno raggiungibili prima del 2115.

I nostri sistemi economici, il nostro presunto “diritto” al benessere, la nostra sicurezza – ha continuato il relatore – si reggono sull’uso della violenza e delle armi. Le spese per gli armamenti sono notevolmente aumentate negli ultimi anni «per assecondare un modello di gestione dei rapporti internazionali basato sul riarmo. Paradossalmente i Paesi che spendono di più in armi sono quelli in cui il grado di insicurezza dei cittadini è più elevato». Il sacerdote ha proseguito ricordando le parole di James Wolfensohn, ex-presidente della Banca mondiale: «Non è che la questione del terrorismo non sia importante, ma nel mondo stiamo spendendo miliardi di dollari all’anno in spese militari a fronte di circa 50 o 60 miliardi per lo sviluppo. Sono convinto che se spendessimo più soldi per dare speranza alla gente, per combattere la povertà ci sarebbero meno guerre e avremmo probabilmente un miglior uso delle nostre risorse».
Un’altra questione fondamentale – ha continuato Corazzino -, strettamente connessa con il tema giustizia e Pace, è quella delle risorse energetiche: l’Europa dipende sempre più dall’importazione di idrocarburi, ma questa situazione comporta rischi politici e economici in quanto la pressione sulle risorse energetiche a livello mondiale è molto forte. All’aumento del fabbisogno di energia corrisponde un aumento della quantità di armi vendute, e non è un caso – ha sottolineato il relatore – che l’Unione europea è il primo esportatore di queste ultime e l’Italia ha raggiunto nel 2007 la cifra record di 2,4 miliardi di euro.
Il primo passaggio per costruire un’economia di giustizia – ha concluso Corazzino – è rivedere i nostri stili di vita, cercare di risparmiare energia «perché non è vero che la crescita dei consumi è inevitabile. Prima di pensare a nuove fonti di energia, come ad esempio il nucleare, pensiamo a ridurre i nostri consumi, imponendo nuovi criteri per la costruzione delle case, scegliendo di spostarci con i mezzi pubblici e di perseguire il modello di decrescita di cui parla Maurizio Pallante [teorico della decrescita]». La partecipazione è un’altra componente essenziale, così come scegliere di usare il nostro denaro in modo più etico, porci sempre il problema della legalità delle nostre azioni e infine «imparare a guardare il mondo dal punto di vista dei poveri, perché è un modo di vedere più realistico». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Fonte dei dati: Pax Christi

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