Incontro Pd antiparatie venerdì 16 ottobre

murosoloPiù di cento persone hanno partecipato alla serata di presentazione del Progetto paratie e delle sue varianti organizzata dal Partito democratico all’Auditorium don Guanella a Como venerdì 16 ottobre.

Moderatore dell’incontro è stato il segretario cittadino Stefano Legnani che, ricordando la nascita dell’opera già con la Giunta Meda, ha subito dato la parola a Mario Lucini, consigliere comunale e presidente della Commissione urbanistica di Palazzo Cernezzi, che con l’apporto delle tavole dell’opera.
Il consigliere ha cominciato spiegando il progetto originale prima di affrontare la famosa variante che ha determinato l’edificazione dell’ormai famoso muro.
Piazza Cavour è a 198,57 metri su livello del mare e le paratie sono progettate per difendere fino a 200,30 (nel ’76 il lago è arrivato a 199,90, nell’87 a 200, nel ’93 a 200,01 e nel ’08 a 198,97, solo per citare alcune esondazioni).
Partendo da est a S. Agostino sparirà l’alaggio delle barche all’interno del molo, per lasciare spazio ad una scalinata su terreno di riporto dalla difficile pendenza per cui sorgono dubbi di stabilità. Sull’attuale passeggiata da poco più a nord dell’ingresso sul molo a sud, dopo una barriera fissa in metallo alta 65 cm per 12 m di lunghezza, saranno poste ogni 3 metri delle colonne, bitte, alte 75 cm, tra cui, in caso di necessità, verranno alzate manualmente delle paratoie alte 70 cm.
Proseguendo, attorno al bar posto dinanzi alla stazione delle Ferrovie Nord, l’attuale ringhiera si trasformerà in un muro di 1 metro e in lungo Lario Trieste, davanti ai filari di alberi, si comincerà con un muretto di 30-40 cm con cespugli che raggiungerà, davanti al Terminus i 120-140 cm dall’attuale sede stradale, interrotto da paratoie a ventola.
«Un dato curioso è che tutte le sezioni allegate al progetto – ha spiegato Lucini – sono state fatte in prossimità delle paratoie, salvo l’ultima sulla variante, non ne sono state approntate con i muri di sbarramento».
Per piazza Cavour il primo progetto prevedeva una scalinata centrale con ai lati due moli della navigazione protesi nel lago a salvaguardia dalle inondazioni tra questi due “speroni”, a 7 metri dalla riva, dovevano salire dal lago delle paratoie scorrevoli. Attorno ai due moli, rialzati rispetto alla strada dei muretti che raggiungeranno alla testa i fatidici 200,30 ovvero 1,60 m dal piano della strada. Barriere fisse erano previste davanti alla piazza per esondazioni di portata minore, tenendo sempre presente un rialzo del piano di calpestio di 12-13 cm.
«Qui non si capisce – ha spiegato Lucini – a quale quota saranno le difese dato che su alcune tavole è segnata la quota di 199,60 e su altre 199,30».
La pendenza sulla passeggiata verso il lago sarà del 2-3 per cento.
Ma il progetto originale ha subito una modifica di cui non v’è traccia in deliberazioni ufficiali, «mi rifiuto di credere che la Giunta non ne sappia nulla» ha recisamente affermato Lucini, tranne che per un passaggio all’Amministrazione provinciale per un parere che ha portato alla modificazione principalmente di alcune fioriere.
Le principali modifiche sono intercorse su piazza Cavour, dove è stato eliminato il Mose comasco a favore di una serie di paratoie mobili sul marciapiede del lungolago, e nel’ultimo tratto di lungo Trento, quello incriminato per la costruzione del muro.
Da una prima ipotesi che prevedeva il susseguirsi dal punto più basso di una paratoia di 18 m, 30 m di muro (la cui testa doveva essere ad 1,30 m sul livello della strada), e una doppia alternanza di 6 m di paratoie con altri 30 m di muro (nell’ultima parte un murettino di 20 cm), si è passati a 10 m di paratoia, 30 m di muro (la cui testa sarà quindi più alta essendo più vicina al lato più basso), 10 di paratoia e 66 di muro. Inoltre la pendenza non sarà più distribuita su tutta la larghezza della passeggiata bensì nella parte con i filari di alberi, raggiungendo quasi il 5 per cento, mentre la parte senza sarà in piano.
Dal dibattito è emersa la preoccupazione dei cittadini per quanto riguarda la falda e le mancata protezione di altri luoghi della città dove esce il lago come la zona dell’hangar.
La falda defluisce normalmente verso il lago ma troverà lo sbarramento delle palancole. Per questo è stata prevista una trincea per permettere all’acqua di defluire ai lati e di essere pompata altrove.
Proposte diverse si sono accavallate per vedere come uscire dalla situazione di impasse creata dal Comune denunciando anche il mancato fermo dei lavori che proseguono incessantemente. [MIchele Donegana, ecoinformazioni]

Parziale vittoria del Terzo settore

easL’Agenzia delle Entrate rivede in parte l’attacco alle associazioni previsto col famigerato modello Eas. Slitta dal 30 ottobre al 15 dicembre il termine per la produzione di montagne di carta, burocrazia obbligatoria e punitiva in grado di paralizzare una buona parte del mondo della promozione sociale italiano paradossalmente visto come settore da spremere e opprimere fiscalmente sempre di più.  Salve le onlus.

Il Comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate che illustra le novità.

L’accordo separato spacca anche i metalmeccanici di Como

metalmeccaniciCompleta divergenza di valutazione tra Fiom e Fim comasche sul Contratto dei metalmeccanci. Per la Fiom la scelta di Fim e Uilm di firmare l’accordo con Federmeccanica «è illeggittima, crea un danno per le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici ed costituisce un atto distruttivo delle relazioni sindacali e sociali nel nostro Paese». Per la Fim si tratta di «un buon contratto, sottoscritto per la prima volta, dopo molti anni, prima della scadenza, senza una tantum, senza scioperi».

Fiom: Contratto no!

Fim: Contratto sì!



Il Consiglio comunale di Como di mercoledì 14 ottobre 2009

cernezziNotevole nella seduta di mercoledì 14 ottobre la confessione di Stefano Bruni: «Di urbanistica continuo a non capire nulla». Questa la disarmante dichiarazione del sindaco di Como fatta forse – si spera – in modo ironico .

«Vorrei ricordare che è depositata presso la presidenza del Consiglio una mozione di sfiducia al sindaco – ha affermato Mario Molteni, Per Como, nelle preliminari all’assemblea di mercoledì 14 ottobre – per chi sia così liberale da permetterci di discutere così da dare voce non solo alla minoranza ma anche alla città intera». Il consigliere ha poi riproposto il tema delle strisce pedonali cancellate a Monte Olimpino «i cittadini sono disposti a fare loro il lavoro e se dovesse mancare la vernice a raccogliere i sordi necessari per comprarla».
«Cosa si sta andando avanti a fare nel cantiere delle paratie? – ha chiesto Mario Lucini, Pd – la magistratura e gli uffici non hanno bloccato i lavori che spero non pregiudichino le future varianti».
Dopo il sollecito al controllo della variante urbanistica di Borgovico, una richiesta già fatta in aula, ha poi attaccato la Regione Lombardia «è scandaloso che si esprima sul mantenimento del monoblocco del S. Anna [chiedendone l’abbattimento], dopo avere approvato i tre stecconi più alti del monoblocco stesso». «Spero non si sia di nuovo pronti a chinare il capo ai soprusi della Regione che certamente, checché ne dica il sindaco o Formigoni, non ci vuole bene» ha quindi concluso il consigliere.
Vittorio Mototla, Pd, ha denunciato l’assenza di luce in molte strade la sera, particolarmente per Sagnino, chiedendo se è il Comune moroso con l’azienda Il sole o se quest’ultima stia ottemperando o meno al contratto.
Il consigliere democratico ha poi nuovamente chiesto una recinzione per il cippo ai caduti di Ponte Chiasso e condannato la nuova legge sulla limitazione della circolazione delle auto immatricolate come euro 0 definita come «ingiusta e illegittima».
Sul deposito delle firme per la mozione di sfiducia è quindi nata una querelle fra Marcello Iantono, Pd, e il segretario generale del Comune Fabiano, che ha trasmesso una lettera in proposito ai consiglieri, «viene negato l’esercizio delle nostre funzioni e prerogative» ha scandito a gran voce il consigliere.
Sul traffico causato dai lavori di asfaltatura per il Giro di Lombardia è intervenuto Alessandro Rapinese, Area 2010, raccogliendo le scuse del sindaco che si è giustificato con l’impossibilità di effettuare lavori notturni data l’ondata di freddo che ha investito la città.
Insediatasi l’assemblea sono stati affrontati gli emendamenti al Piano casa presentati principalmente dalle opposizioni, solo uno, poi passato, è stato proposto dalla Lega per dare a tutti uno sconto sugli oneri di urbanizzazione.
Le minoranze si sono viste approvare delle modifiche per maggiore chiarezza del testo e la tutela anche delle piccole aree lasciate libere nel progetto iniziale all’interno dell’Oasi del Bassone.
Tutte le altre proposte tendenti ha mettere ulteriori vincoli, o a sottolineare la sicurezza sul lavoro nei cantieri, sono state bocciate.
Minoranze che si sono poi presentate in ordine sparso al voto finale, con diverse posizioni non ricomposte all’interno dei vari gruppi divisi fra astensione e voto contrario, espresso da Rapinese, Molteni, Mottola e Donato Supino, Prc, mentre la delibera è passata con l’approvazione compatta della maggioranza.
Soddisfatto il sindaco Stefano Bruni per la prima volta nelle veci di assessore all’urbanistica, «un settore di cui non sapevo nulla e che ho dovuto studiare e di cui continuo a non capire nulla», ha detto forse in maniera ironica.
Dopo una pausa di sospensione chiesta delle minoranze il Consiglio ha proseguito i lavori, senza aspettare il rientro dei consiglieri usciti che in parte stizziti hanno poi abbandonato la seduta, approvando l’intitolazione come Spazio culturale cavalier Antonio Ratti dell’ex chiesa di S. Francesco. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Contro omofobia e razzismo

toudaiIn un’appassionata lettera indirizzata a tutta la società lariana, Marco Caporali, con tutta la forza di chi ha subito su se stesso le discriminazioni che colpiscono ogni diversità, denuncia quanto accaduto il 13 ottobre in Parlamento con lo stop alle norme contro l’omofobia e invita alla mobilitazione a partire dalla manifestazione antirazzista del 17 ottobre. C’è un muro da abbattere.

Il testo integrale della lettera.

«Quanto accaduto ieri nelle aule parlamentari italiane è senza precedenti; la volontà di tutti al diritto all’autodeterminazione di sé, indipendentemente la provenienza, l’appartenenza ad un partito, il sesso; più in generale, differenze di scelte personali che risiedono unicamente nella differenza che caratterizza l’unicità di ciascuno. Quando parlo di unicità non parlo solo di scelta sessuale ma anche di condizione umana, di appartenenza etnica, di scelta religiosa, e di tutto quel che concerne l’intimo mondo che ci distingue come diversi l’uno dall’altro ma, tutti ugualmente uniti ed appartenenti alla stessa specie, con gli stessi diritti, pari opportunità.
Hanno parlato di legge salva gay, sull’onda di aggressioni frequenti dell’ultimo periodo, tralasciando, ad esempio quanto vissuto dalle donne, oltre che dai gay o dai fenomeni di bullismo negli ambienti scolastici o militari.
Io Marco Caporali in passato ho già scritto con frequenza ai giornali e partecipato a diverse trasmissioni televisive per ribadire quello che vivevo e vivo in prima persona perché omosessuale, perché sieropositivo, perché invalido al cento per cento; le mie istanze di allora risiedevano nel vissuto personale ma non si fermavano a questo poiché ho sempre pensato che una conquista per le categorie di minoranze a cui appartenevo fossero conquiste che in seguito sarebbero appartenute a tutta la società civile ( diritto alla cura per tutti, diritto al consenso informato, diritto alla privacy, diritto ad una qualità della vita migliore e ad un mondo di relazione ecc.)
Tutti questi fattori fanno di me un soggetto che rappresenta l’esempio della possibile espressione dell’emarginazione sociale, civile, morale, senza dare nessun peso a quanto sia il valore (anche fosse residuo), di cosa possa rappresentare dal punto di vista relazionale, affettivo, nel mio pur limitato mondo di affetti e legami. E’ per questi motivi che fino a quando mi è stato possibile e in minima parte anche oggi ho dedicato gran parte della vita (oltre metà) al volontariato, all’impegno civile, all’implementazione di gruppi di autoaiuto. Un impegno mirato che potesse permettermi di portare avanti delle istanze con altri come me; da soli, non avremmo potuto trovare, né la forza né il riconoscimento sociale. Il mio impegno risiede tuttora nella convinzione che ciascuno di noi gode di un valore aggiunto quantificabile oltre quanto produce, le proprie differenze o i propri limiti, poiché questi possono e diventano nell’insieme altra fonte di comunicazione e di scambio. Per dirla in breve, tutti siamo parzialmente inabili, tutti siamo diversi, non esiste per fortuna l’omologazione secondo un modello nazista di specie.
Siamo sempre stati consapevoli che il nostro percorso fosse una conquista di civiltà che ci poneva in comunicazione con gli altri e poteva restituirci almeno parte di quella dignità tolta da una cattiva quanto disinformata propaganda effettuata nei primi anni del fenomeno Aids.
Oltre che di Aids voglio parlare anche delle enormi difficoltà che in un Paese come l’Italia le persone omosessuali sono costrette ad affrontare quotidianamente. Per un italiano come me, il percorso verso un’ omosessualità vissuta in maniera libera è stata tre volte difficile:
L’accettazione di ciò che ero;
Il percorso di visibilità verso l’esterno;
L’enorme muro che solo in Italia tra i paesi occidentali pone l’omosessuale ancora tra gli emarginati (lo stereotipo dell’omosessuale è: o il fantoccio televisivo da macchietta comica o il vincente per forza che deve essere un grande artista o un grande stilista, tutto quello che è in mezzo viene cancellato).
Stare nel mezzo significa essere una persona comune che vive quotidianamente il rapporto con i colleghi di lavoro e che deve guadagnarsi il rispetto attraverso la dimostrazione del valore di se mille volte amplificato, sia dal punto di vista produttivo che dal punto di vista relazionale. Stare nel mezzo significa vivere il giudizio di quanti con ipocrisia sono pronti a giudicare ma senza conoscerti come persona. Stare nel mezzo significa anteporre le tue scelte e il tuo essere esistenziale al tuo essere relazionale e al tuo valore umano e professionale. Tutto questo mi ha costretto negli anni a crearmi un ambito relazionale protetto, dove non sono giudicato, dove non sono strumentalizzato da politicanti, religioni, ipocrisie varie.
E’ un insulto a tutti credere che la conquista civile e sociale sia privilegio di pochi, perché così non è.
Dico tutto questo perché con la coincidenza di quanto accaduto nelle aule parlamentari, è stato immediato e legittimato l’aggressivo comportamento di bande che sentono in pericolo la propria virilità. A questi soggetti manca l’ intelligenza di comprendere che evidentemente la loro la virilità è già stata tolta. Quello che però farebbe riflettere è che, se davvero, il parlamento è lo specchio della società italiana, corriamo un grave pericolo. Fossero anche pochi, già nella giornata di ieri, giorno in cui è sta bocciata la legge sull’omofobia, bande “difensori dell’ordine costituito e parlamentarmente legittimato” hanno aggredito, picchiato in maniera vile, prostitute, tossicomani, omosessuali, immigrati in varie zone dell’interland milanese.
La paura porta, come al solito, e come in passato a non denunciare direttamente i fatti per timore di ritorsione ulteriori, poiché in quei quartieri la gente vive ed è costretta quotidianamente a rapportarsi con questa gente.
Per quanto mi riguarda sono sempre stato dell’opinione che fosse importante e legittimo il diritto all’autodifesa, oggi, per la condizione in cui vivo, inabile e più debole che in passato, sento di non volermi abbassare allo stesso livello di questa gentaglia. Quando parlo di gentaglia mi riferisco anche ai signori di quel parlamento che non ci rappresentano, o per lo meno che non rappresenta quelli come me.
Sono consapevole che per il sistema economico e a causa della patologia di cui sono portatore, rappresento tuttavia un business, tale per cui vengono portati decine di migliaia di euri nelle tasche di case farmaceutiche, mentre la mia mera sopravvivenza (la pagnotta quotidiana) può anche aspettare! Ebbene, io non ci sto. Se il compromesso alla mia sopravvivenza deve essere legato alla negazione di parte di me stesso, per curare i veri interessi di altri e di un parlamento che non mi rappresenta, di una politica lontana dai miei bisogni, preferisco dar seguito al percorso naturale di normale malato terminale quale sono, senza terapie di supporto e salvavita. Quello che dico è una provocazione e ne sono consapevole, ma abbiate almeno la decenza di comprendere cosa mi costringete a vivere con questo ennesimo sopruso.
In passato ho subito aggressioni fisiche oltre che verbali per il diritto alla mia autodeterminazione, oggi non ho un rapporto di coppia da difendere quindi non devo pensare alla legittimazione di uno status di convivenza, ma esistenziale. Questo è ancora peggio. Peggiore è anche il fatto che chi abbia respinto la proposta di legge sull’omofobia fosse anche una parte del partito democratico. A questo aggiungo l’aggravante che fosse una donna. Nella forma più stalinista e bieca di un retaggio che pensavamo ormai alle spalle, quello che si profila al di fuori della mia realtà soggettiva è una guerra tra bande dove da una parte ci saranno i “cosiddetti estremisti”, con l’unico difetto che devono sopravvivere, non possono cambiare il colore della pelle o diventare ipocriti; dall’altra ci sono ipocriti veri, quelli che hanno perso la propria virilità….ah! dimenticavo i parlamentari con tutto il loro supporto militare, comprese le ronde.
Scusatemi per l’arrabbiatura e l’ironia e la provocazione, ma certo è che io non tornerò indietro di trent’anni.

Invito tutte le forze sociali, civili, le organizzazioni di volontariato, le forze sane di questa società a promuovere iniziative popolari di educazione contro l’odio e per la convivenza civile, antirazzista, contro l’omofobia e contro una politica che da tempo non rappresenta la vita reale delle persone.
Ripartiamo partecipando alla grande manifestazione antirazzista che si terrà a Roma il 17 ottobre promossa dalla quella parte della società civile del nostro paese che vuole reagire».

Prima che la nebbia cancelli il muro

muro e io pagoIl Pd ha presentato mercoledì 14 ottobre alla stampa l’insieme delle sue iniziative contro il muro a lago. Per evitare che su tutta la vicenda cali una coltre di nebbia venerdì 16 ottobre alle 21 all’auditorium don Guanella in via Tommaso Grossi 18 a Como ci sarà l’incontro pubblico Le paratie e la trasparenza, quello che la Giunta Bruni non ha mai spiegato, conosciamo il progetto.

«Abbiamo organizzato la serata di approfondimento per una maggiore chiarezza e trasparenza – ha detto Stefano Legnani, segretario cittadino del Pd, a proposito della serata di spiegazione del progetto e delle varianti alle paratie che si terrà venerdì prossimo all’auditorium don Guanella – noi siamo sempre stati contrari alle paratie sia all’ipotesi scultura e poi al muro».
Un incontro che è solo una tappa di un percorso che passa anche per altri passaggi: «Ho presentato un esposto per alla Procura della Corte dei conti della Regione Lombardia – ha spiegato il consigliere comunale Marcello Iantorno – che accerterà se ci saranno gli estremi per il risarcimento danni». Per la precisione è stata chiesto «di procedere con la opportuna tempestività agli accertamenti tutti del caso e ai controlli delle spese e dei comportamenti delle publbiche amministrazioni e dei soggetti responsabili al fine di prevenire ed evitare ulteriori conseguenze pregiudizievoli e comunque ottenere il ristoro dei danni maturati e maturandi alla finanza pubblica con emissione dei provvedimenti di legge».
Insomma una richiesta danni «a partire da quelli di immagine della città» ha precisato il consigliere.
«Il rischio è quello che su tutta la vicenda cali una coltre di nebbia, per questo l’iniziativa di venerdì – ha aggiunto Luca Gaffuri capogruppo Pd a Palazzo Cernezzi – anche per rispondere alle domande come è potuto accadere? E chi paga?». «
Un modo anche per rendere i cittadini parte attiva nella battaglia politica che si svolgerà nel capoluogo comasco.
Il gruppo consiliare del Partito democratico infatti ha presentato una mozione urgente per chiedere la censura grave del sindaco, e dell’assessore Caradonna, oltre che le dimissioni di quest’ultimo, o la sua rimozione da parte di Bruni. All’ultimo punto viene poi richiesto che «venga subito rimosso il muro innalzato nel cantiere e data disposizione che nessun manufatto potrà essere innalzato in modo da compromettere in qualsiasi misura la integrità del paesaggio procedendo alla revisione del progetto nel rispetto integrale ed assoluto del paesaggio stesso».
Da venerdì partirà anche una raccolta firme per sostenere l’iniziativa contro il muro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre 2009

cernezziAccantonato il discorso sul muro del lungolago, che riprenderà la prossima settimana, il Consiglio comunale di lunedì 12 ottobre ha affrontato il Piano casa.

«Quando sarà il rinnovo del Cda della Ca’ d’industria? – ha chiesto nelle preliminari Donato Supino, Prc – si impegnerà il sindaco per trovare una soluzione alla trattativa in corso?». Il consigliere comunista ha aggiornato i presenti sulla vertenza in corso e l’incontro che si terrà fra direzione della struttura e rappresentanti sindacali dal prefetto anche facendo riferimento alle affermazioni del presidente Domenico Pellegrino in Consiglio comunale quando aveva detto che sarebbero stati stabilizzati tutti i lavoratori, cosa non ancora fatta, mentre i sindacati denunciano una carenza di organico.
«Chi è responsabile per il Piano di governo del territorio? – ha chiesto invece Silvia Magni, Pd – Sarà approvato entro il 30 marzo 2010 come da proroga?».
Giampiero Ajani, Lega, ha invece chiesto se c’è difformità fra quanto realizzato e quanto si sarebbe dovuto realizzare in piazza Verdi per sapere «se l’articolo apparso su un giornale locale ha un fondamento di verità». Il consigliere leghista ha inoltre resa pubblica la disponibilità del presidente uscente dell’ordine degli ingegneri, Manlio Cantaluppi, ad entrare in una possibile Commissione consultiva per temi come le modifiche da apportare a quanto realizzato per il progetto paratie sul lungolago.
Roberta Marzorati, Per Como, è intervenuta duramente contro il primo cittadino: «i rimpasti di Giunta sono l’unico movimento di un’amministrazione per il resto stagnante. Tutto viene bloccato e quando si fa riferimento ad un assessore questo viene o rimosso o non nominato» impedendo quindi alla macchina comunale di funzionare correttamente.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha esortato la Giunta a non perdere le occasioni poste dal Giro di Lombardia.
«Si è concluso il percorso di riduzione della Giunta da 11 a 9 assessori con l’accettazione delle formali dimissioni di Cattaneo – ha esordito il primo cittadino Stefano Bruni – e la revoca dell’assessore Rallo di cui si è completato l’iter». «Le deleghe sono tutte rientrate al sindaco che se ne farà carico ancora per qualche giorno» ha aggiunto chiarendo poi che per l’ex assessore Rallo è stato attuato un provvedimento di revoca perché non è riuscito a rintracciarlo per avere le sue dimissioni.
Il sindaco ha quindi esposto all’assemblea la legge regionale di applicazione del Paino casa, «una legge straordinaria che non si consolida come procedura», ha tenuto a precisare.
Per Bruni il Comune si è attivato per tutelare ulteriormente il centro storico e le zone contigue al lago, «premettendo un aumento volumetrico solo all’intenro del patrimonio esistente», escludendo limitazioni alla legge regionale solo per i quartieri periferici come Ponte Chiasso e Sagnino a nord e quasi tutti i quartieri sud, da Prestino a Albate, salvo i centri storici degli stessi tutelati già dalla legge stessa.
La Commissione urbanistica non ha espresso un parere formale essendo stata convocata d’urgenza senza avere avuto il tempo di documentarsi completamente ed ha quindi espresso per bocca del suo presidente Mario Lucini, Pd, una mera «presa di coscienza».
«La legge dello stato e della regione sono l’ennesimo pasticciaccio , con intrecci di competenze e profili di incostituzionalità – ha spiegato Lucini nel suo intervento come consigliere – l’Accordo stato regioni, che prevedeva la tutela dei centri storici è stata disattesa dalla regione». Un provvedimento che arriva poi in una città in cui «il Piano regolatore apre margini di edificabilità devastanti». «Non possiamo pensare di rilanciare sempre l’economia mangiando il territorio» ha quindi aggiunto il consigliere democratico lanciando una stoccata al sindaco che l’aveva messo come uno dei punti a favore del provvedimento.
Nello specifico poi forti sono state le perplessità di Lucini sulla perimetrazione delle aree tutelate essendo escluse Lora e i «triangolino bianchi» nell’area dell’Oasi del Bassone. «Lora è oggettivamente non problematica per il Piano regolatore» è stata la risposta del sindaco.
Nel dibattito aperture sulla possibilità di un voto congiunto sono venute dalle minoranze con Dario Valli, Area 2010, e Vincenzo Sapere, Gruppo misto, finché non è stata chiesa una sospensiva per mettersi d’accordo sugli emendamenti da proporre.
Elaborate 8 proposte di modifica, da sottoporre al giudizio tecnico degli uffici, data l’ora la seduta è stata sciolta ed aggiornata per mercoledì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Consiglio murato

occhio neroIl dibattito sulle mozioni presentate contro il muro proseguirà, dopo le serate del 19 e 20 ottobre, lunedì 26 ottobre ma a porte chiuse. Per il presidente del Consiglio Mario Pastore va applicata la norma dello Statuto comunale che prevede sedute segrete visto che Donato Supino vuole si parli di licenziamento del direttore dei lavori e dell’assessore responsabili della costruzione del muro del lago di Como. Per assicurare l’effettiva segretezza certamente finestre ancora chiuse e forse qualcuno proporrà una seduta subacquea che sarebbe indubbiamente adeguata al tema lacustre.

Una modalità prevista al comma 1 dell’articolo 48 dello Statuto: «Le sedute del Consiglio comunale sono pubbliche, fatti salvi i casi previsti dalla legge e dal Regolamento del consiglio». Quest’ultimo recita al comma 1: «L’adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento delle capacità, moralità, correttezza o vengono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacità professionali di persone».
Il presidente del Consiglio Pastore ha quindi ritenuto che il consigliere del Prc Donato Supino abbia richiesto valutazioni morali e professionali al punto 2 della mozione per l’abbattimento del muro in cui chiede al sindaco il «licenziamento del direttore dei lavori e le dimissioni dell’assessore alla partita» e al 3 «verificare se vi sono i presupposti per risarcimento danni».
L’assemblea di Palazzo Cernezzi si riunirà così in forma segreta e potranno prendervi parte, come da comma 4 del citato articolo 48 del Regolamento, «oltre ai componenti del Consiglio, della Giunta e al segretario generale, il vice segretario ed un addetto all’ufficio di Segreteria, vincolati al segreto d’ufficio».
Porte chiuse alla stampa ed al pubblico che non potranno, grazie a una modalità che non è stata applicata da tempo, conoscere gli apprezzamenti in merito al comportamento dell’assessore più controverso degli ultimi anni.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 8 ottobre 2009

cernezziSeconda seduta sul muro del lungolago a Palazzo Cernezzi giovedì 8 ottobre. L’assembla è stata messa in onda da Etv ed è stata seguita “dal vivo” oltre che dai 15 “palchettisti” nella sala del Consiglio anche su grande schermo nell’attigua Sala stemmi.

Scema l’interesse popolare costruito intorno alla vicenda dell’ecomostro di Como. Solo un’ottantina i presenti al Consiglio dell’8 ottobre che però, nonostante le porte e finestre chiuse, volute così da Pastore sin dalle preliminari, sono riusciti ogni tanto a far sentire la loro approvazione o disapprovazione rispetto agli interventi del dibattito consiliare.
Della serata ha anche approfittato la Fiamma tricolore per distribuire volantini contro il sindaco di fronte al Palazzo comunale.
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, è ritornata sull’accorpamento di due Circoli scolastici in città ed ha chiesto un minuto di silenzio per il ragazzino di 11 anni che si è tolto la vita a Breccia.
«A che punto siamo con quanto deliberato per i terremotati dell’Abruzzo?» ha chiesto Giampiero Ajani, Lega, mentre Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto di rendere pubblica la lettera che Multi ha spedito al Comune.
Alessandro Rapinese, Area 2010, ha precisato che la Commissione biblioteca, di cui è membro da 10 mesi, non si è mai riunita.
«Tutta la città chiede di sapere come si esprimerebbero i consiglieri sul sindaco» ha detto Mario Molteni, Per Como, chiedendo ad almeno un consigliere di maggioranza di firmare la mozione di sfiducia al sindaco presentata e firmata dalle minoranze, 15 consiglieri, a cui servirebbe una sola altra firma per poter essere discussa.
Marcello Iantorno, Pd, ha domandato se le annunciate dimissioni di Caradonna, rifiutate dal sindaco, siano state protocollate dato che negli uffici non ce n’è traccia. Una prima risposta gli è arrivata da Pastore «Caradonna non è stato revocato e non si è dimesso». Il sindaco ha poi precisato «sono state delle dimissioni verbali e dato che siamo entrambi galantuomini il problema di averlo scritto non si pone». «Per le paratie le deleghe sono coperte da me – ha precisato il primo cittadino comasco – le altre verranno ridistribuite».
Appena insediato il Consiglio ha rispettato il minuto di silenzio e poi è iniziato il dibattito.
Il primo a prendere la parola è stato Mottola che ha definito come «argomento mondiale» quello trattato e, stimolando le proteste di Pastore, ha mostrato un cartellone con i nomi di quanti della maggioranza avevano espresso la propria contrarietà alla discussione in aula delle paratie nel 2003, «dovete andare a casa, questo è l’invito della città!» ha concluso.
«Il muro va abbattuto, va ridata la vista alla città» ha affermato Piercarlo Frigerio, Pdl, che, dopo aver spiegato come il capoluogo lariano sia fra l’incudine delle società idroelettriche a monte e il martello delle chiuse di Olginate e della distribuzione di acqua per usi agricoli e industriali a valle, ha chiesto «un accordo di programma con il Consorzio dell’Adda per la realizzazione e gestione delle paratie» anche per i futuri costi di manutenzione.
Proprio sulla manutenzione è tornato Vincenzo Sapere, Gruppo misto, che ha ricordato come l’ex sindaco Pigni, accortosi di una variazione ad un progetto fatta dagli uffici si dimise: «Lei invece ha un atteggiamento di superbia e arroganza». Il consigliere socialista si poi espresso contro lo scippo dell’opera da parte della Regione, «se accade sarò anch’io sulle paratie!». Il sindaco però ha tenuto a tranquillizzare gli animi definendo positivo il clima con Regione Lombardia.
Marco Butti, capogruppo del Pdl, ha quindi presentato la mozione della maggioranza in cui si chiede l’abbattimento del muro e che d’ora innanzi venga comunicato lo stato di avanzamento dei lavori, mantenendo comunque il richiamo alla necessità della valorizzazione del lungolago. «Chiediamo anche scusa alla città» ha poi aggiunto il consigliere.
Bruno Magatti, Paco, coperto inizialmente in televisione dalla pubblicità provocando le urla di protesta dei cittadini presenti in Sala stemmi, ha riepilogato il percorso di iniziative approntate dal suo movimento contro le paratie. Come fare a sapere cosa vogliono veramente i cittadini si è chiesto: «Qualcuno ha pensato di andare alle urne». Ma non è la soluzione migliore per il consigliere della rondine che ha lanciato l’idea di un referendum ed ha presentato una delibera in tal senso chiedendo agli altri consiglieri di condividerla.
Massimo Serrentino, Pdl, ha lodato gli interventi più pacati rispetto alla serata precedente seguito da Dario Valli, Area 2010, che ha denunciato «l’assalto alle colline della città», raccogliendo gli applausi del pubblico, e ha precisato «l’abbattimento del muro è uno slogan», chiedendo di uscire dall’impasse con «consulenze esterne. Necessarie e economiche» rispetto a quanto fatto dagli uffici comunali.
«Votammo contro la presentazione in Consiglio del progetto – ha spiegato Stefano Rudilosso, Pdl – perché ci fu detto che il Consiglio era incompetente al riguardo, dato che era un ambito di pertinenza dei tecnici». Gli stessi che hanno permesso la variante del progetto del 5 per cento facendo il muro «ma non si può solo vedere delle paratie la quantità di cemento da gettare e non il contesto», difendendo. Il consigliere, dopo aver difeso il sindaco stigmatizzando i manifestanti che si sono recati sotto casa sua due domeniche fa, erano trasferiti ha poi proposto di chiedere aiuto al Politecnico di Milano per trovare soluzioni al progetto paratie.
Luca Gaffuri, capogruppo Pd, ha quindi, in maniera accalorata, parlato di retromarcia della maggioranza che non è per lui in grado di governare la città affidandosi al detto «portem a ca’ i dané queiscos farem» così sulle paratie, l’autosilo di Valmulini. «Non avete mai fatto vedere i rendering di piazza Cavour, non si parla delle bitte che impediranno di vedere il lago – ha affermato in un crescendo – nessuno ha parlato della barriera verde a S. Agostino». Un affondo per la Lega «come Ponzio Pilato» e un altro per Caradonna «bisogna smetterla con l’arroganza di chi dice di guardare i muri di casa propria e che aveva già detto di svegliarsi prima e di spazzarsi la neve!». Raccogliendo gli applausi del pubblico ha quindi terminato l’intervento chiedendo le dimissioni di Caradonna e Bruni.
«Non difenderò questo progetto – ha esordito Stefano Molinari, Pdl – deturperà irrimediabilmente la nostra passeggiata». «Ho sbagliato a votare contro la proposta di parlarne in Consiglio – ha aggiunto – mi sono fidato del sindaco». Molinari ha quindi attaccato il primo cittadino chiedendo conto della secretata della multi, della cittadella dello sport e della Borgovico bis: «Serve una guida che sappia riportare il centrodestra nel cuore dei comaschi». «Sono pronto a dimettermi sia per il bene del Pdl e per la città!» raccogliendo gli applausi del publbico e l’appoggio di Franco Fragolino, Pd, che ha chiesto uno scatto d’orgoglio da parte della maggioranza.
Gianni Imperiali, Pd, ha domandato al sindaco di chiedere scusa alla città, senza sortire risultati. Roberto Tenace, Pdl, ha chiesto di chiarire le responsabilità definendo quanto accaduto come improvvisazione progettuale.
La serata si è conclusa con la consigliera Marzorati che ha chiesto al sindaco le dimissioni. La discussione, data l’ora, è stata interrota e riprenderà sullo stesso argomento lunedì e martedì 19 e 20 ottobre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Pd invita gli esponenti della maggioranza ad azioni concrete per far cadere Bruni

pdNel Comunicato che riportiamo integralmente il Pd di Como conferma la disponibilità ad ogni soluzione per determinare la caduta di Bruni e della sua Giunta.


«Il gruppo consiliare del Partito Democratico al Comune di Como, concorda unanimemente sia sull’obiettivo politico da perseguire in questo delicatissimo passaggio della vita amministrativa di Como, sia sul netto e immodificabile giudizio di fallimento attribuito alla giunta Bruni. Le gravissime responsabilità appartengono al sindaco, all’assessore, alla giunta e alla maggioranza che hanno irrimediabilmente offeso la città, la sua storia, il suo sentire più profondo, il suo ambiente, la sua bellezza. Il problema di Como non sono l’Ulivo o il Pd, che tenacemente e coerentemente da sempre esprimono il loro dissenso nei confronti di un’opera – le paratie – ritenuta inutile, dispendiosa, sproporzionata, sbagliata. Il problema è questa giunta che da anni dà prova di un’incapacità di cui ormai dovrebbe prendere atto. Il gruppo del Pd è unanimemente disponibile a ogni soluzione utile alla caduta del governo cittadino e allo scioglimento del consiglio comunale. Si facciano avanti coloro che all’interno della maggioranza lo sono altrettanto, senza calcoli o ipocrisie. Gruppo consiliare Pd Como»

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