Pro Cuba

Solidarietà con Cuba dopo i due disastrosi uragani che la hanno colpita. L’associazione Italia – Cuba comasca presenta una campagna straordinaria di raccolta fondi per aiutare l’isola caraibica.

Dopo i due disastrosi uragani che hanno spazzato le Antille e il Golfo del Messico a breve distanza l’uno dall’altro, Gustav alla fine di agosto e Ike ai primi di settembre, Cuba ha sofferto danni per 5 miliardi di euro e più di 200 mila persone hanno dovuto abbandonare le proprie case.
Il Circolo di Como dell’Associazione Italia – Cuba, per voce del suo presidente Antonio Russolillo, ha deciso così di «di intraprendere uno sforzo straordinario oltre a quello che normalmente diamo». I circoli lombardi dell’Associazione Italia – Cuba sono gemellati con la provincia cubana di Las Tunas, «la regione più ricca d’Italia, con la provincia più povera di Cuba», ha precisato il presidente, come la brigata di lavoro, da poco tornata, che ha contribuito alla ristrutturazione di un ospedale per bambini disabili.
Solo l’ultimo uragano ha fatto sette vittime una tragedia che però avrebbe potuto avere dimensioni ben più gravi se non fosse pronto ed efficace l’impegno della protezione civile ha sottolineato Donato Supino, consigliere comunale Prc a Como. Infatti, così come ricordato nel volantino dell’associazione «mentre nel resto del centro America e Caraibi, Stati Uniti compresi, i morti si contano spesso a centinaia, a Cuba, il numero delle vittime è sempre limitatissimo proprio a causa di una cultura che mette la prevenzione al primo posto».
Il consigliere a Palazzo Cernezzi ha poi proseguito «il sindaco è andato a Pinar del Río, nel nord, una delle zone più colpite, e sarà interessante capire cosa porterà come sua impressione». Fondamentale sarebbe ora l’eliminazione dell’embargo americano: «Cuba ha chiesto la sospensione del blocco per almeno un mese, ma il Segretario di stato americano, Condoleezza Rice, ha negato il permesso».
«Stiamo promuovendo una sottoscrizione – ha proseguito Russolillo – che si può fare tramite un contributo su conto corrente postale ed è detraibile dalle tasse». Inoltre è in preparazione una cena per raccolta fondi, che si terrà sabato 25 ottobre alla Cooperativa di via Lissi a Como, il cui intero ricavato verrà devoluto per aiutare la popolazione cubana, le spese verranno coperte dall’associazione.
In cantiere ci sono anche iniziative di sensibilizzazione con banchetti, volantinaggi e serate pubbliche d’informazione.
Per maggiori informazioni e per contribuire http://www.italiacubacomo.net/emergenza_uragani.html.

Il Comune di Maslianico sceglie l’energia pulita

Dal primo di ottobre il Comune di Maslianico alimenta gli edifici e l’illuminazione pubblica con energia rinnovabile.

I piccoli Comuni fanno fatica a stare al passo con le novità, contratti, offerte di differenti gestori, per le proprie forniture – ha dichiarato l’assessore all’ambiente Francesco Gatti – Noi abbiamo deciso, per le pratiche in ambito energetico, di affidarci al Cev, Consorzio energia Veneto. Una struttura che raggruppa più di mille Comuni in tutta Italia».
Avendo un peso contrattuale maggiore di un singolo Comune, nei confronti dei produttori di energia, il Cev può offrire ai suoi aderenti dei prezzi migliori. «Ci hanno proposto uno sconto del 15-16 per cento, con dell’energia per il 30 per cento rinnovabile e per il 70 tradizionale, ed uno sconto del 10-12 per avere solo energia rinnovabile, e noi abbiamo optato per la seconda opzione» ha aggiunto l’assessore.
La decisone è stata presa in luglio, ma le pratiche si sono concluse solo da poco e dall’inizio del mese il contratto è finalmente attivo; a breve l’iniziativa verrà pubblicizzata anche con la posa di cartelli sugli edifici pubblici. Su una spesa energetica che fino all’anno scorso era sui 56 mila euro annuii ora il Comune prevede di risparmiarne 6-7 mila e l’amministrazione sta valutando anche l’ipotesi di diventare produttrice di elettricità con la posa di pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Rifiutiamoli!

Nell’incontro Rifiutiamoli! la questione rifiuti in Italia e la gestione a livello locale di giovedì 2 ottobre nella Sala stemmi del Comune di Como,  Territorio precario, Paco e Comitato Mozzatese Salute e Ambiente hanno denunciato i pericoli della locale gestione dei rifiuti orientata ancora alla combustione trascurando l’unica soluzione possibile costituita dalla riduzione e dalla raccolta differenziata.

L’incontro, a cui hanno partecipato una trentina di persone, è stato aperto da Edi Borgianni che ha illustrato l’importanza che hanno per Territorio precario le questioni ambientali che sono elementi che contribuiscono alla precarietà della vita dei cittadini.
Renato Tettamanti, consigliere comunale del Prc in Provincia ha ripercorso la travagliata storia del Piano rifiuti e ha denunciato sia la lentezza con cui si ipotizza il passaggio dagli inceneritori alla raccolta differenziata sia la scandalosa situazione del Comune capoluogo con il suo 32% di raccolta differenziata.
Roberto Fumagalli, del Circolo ambiente Ilaria Alpi,ha messo in luce come la scelta del termovalorizzatore sia antitetica a quella della raccolta differenziata e ha ribadito che bruciare rifiuti determini la produzione inevitabile di sostanze tossiche per la popolazione. Inoltre il relatore ha denunciato riprendendo il punto di vista del rifiutologo americano Paul Connet che l’incremento della corruzione si associa a l’incremento dell’inquinamento mentre se c’è partecipazione popolare cresce l’attenzione all’ambiente.
Paolo Sinigaglia ha ribadito i risultati dello studio svolto da Paco sul tema confermando che a Como il vetro viene recuperato mentre il sacco viola viene recuperato solo in parte (plastica) mentre il resto prende la strada dell’inceneritore o della discarica.
L’intervento di Ambogio Guglielmetti del Comitato mozzatese salute e ambiente ha illustrato come le cave di Mozzate siano diventate discariche e ha messo in luce gli effetti negativi del beneficio concesso di non pagare la tassa dei rifiuti che ha portato i cittadini di Mozzate a produrne ben 1,46 kg al giorno.

Consiglio comunale di Como di giovedì 2 ottobre

Seduta schizofrenica giovedì 2 settembre a Palazzo Cernezzi. La mozione delle minoranze sul Sant’Anna viene votata per punti e approvata in parte anche dalla maggioranza. Poi il centrodestra decide di non confermare il proprio voto favorevole su ciò che già era stato approvato. Infine, mentre la minoranza ottenuti cinque minuti di sospensione per decidere il da farsi si riunisce, quasi tutti i consiglieri di centro destra vanno via e la seduta viene chiusa per la mancanza del numero legale.

Marcello Iantorno, Pd, ha annunciato, nel disinteresse di un’aula consiliare semivuota, nelle preliminari al Consiglio comunale di giovedì 2 ottobre che presenterà una mozione per fare una seduta consiliare dedicata a moralità e politica perché, dopo lo scandalo dell’assessore Gatto – peraltro mai citato per fair play dal consigliere democratico – «è un obbligo politico e morale parlare di queste questioni!».
Dopo la comunicazione, da parte del presidente del Consiglio Mario Pastore, che nelle prossime sedute sarà permessa la ripresa delle stesse, come richiesto dal gruppo di Paco, salvo i consiglieri che, compilando apposito modulo, si rifiuteranno di dare la propria immagine, il Consiglio ha iniziato i lavori con una polemica procedurale.
Per un il consigliere Dario Valli, Area 2010, su consiglio di Pastore aveva presentato durante l’ultima seduta sull’ospedale Sant’Anna un emendamento, non nella sua forma definitiva. Su suggerimento del presidente del Consiglio aveva provveduto a sistemare le carte per il giorno seguente consegnando però la sera stessa un foglio in cui annunciava che avrebbe presentato successivamente il testo. Un precedente a Palazzo Cernezzi, sicuramente non al livello dei famosi “emendamenti in bianco” in cui era incappata la Giunta Albertini a Milano, ma pasticciaccio che avrebbe potuto avere importanti conseguenze, rientrato però grazie al ritiro dell’emendamento incriminato da parte del proponente che ha dichiarato si sia trattato di «un’ingenuità di cui mi scuso».
Il dibattito è ripreso sulla delibera di indirizzo sull’area del Sant’Anna a Camerlata.
La maggioranza prima ha invitato a ritirare la delibera poi si è accordata con l’opposizione per una votazione per punti e l’eliminazione delle premesse.
Il documento è stato così diviso in undici punti di cui nove sono stati bocciati. Solamente due degli «obiettivi e strumenti da considerarsi prioritari nella valutazione delle proposte di riutilizzo dell’area Ospedale S. Anna» sono stati approvati.
Il primo riguardante l’area G.B. Grassi per «il mantenimento, il recupero e la pubblica fruizione dell’area a verde che si affaccia sulla piazza, quale parco pubblico di valenza circoscrizionale, dotazione inderogabile e qualificante a sostegno di un quartiere e di una collettività oggi prive di qualsiasi standard pubblico di qualità».
Il secondo sulla costruzione della «“Cittadella Sanitaria”, con particolare attenzione ai servizi di riabilitazione per anziani e disabili ed ai servizi del consultorio sociale».
Avendo perso dei “pezzi” la delibera era da considerarsi emendata questo vuol dire che andava rivotata in maniera definitiva solo con le parti approvate. C’è stata una nuova discussione e la maggioranza si è sfilacciata, prima con Luigi Bottone, Udc, che ha abbandonato l’aula perché «è inopportuno votare un argomento quando non si posseggono ancora dei documenti chiari», poi con Marco Butti, An, che, dichiarando il voto contrario, ha auspicato per il futuro «una profonda e accurata riflessione», con l’auspicio di «riportare in aula l’argomento, magari facendo incontri con Infrastrutture Lombarde, l’azienda ospedaliera o l’assessore regionale alla sanità, affinché vengano dati tutti gli elementi necessari per prendere una decisione ponderata». Per tutti ha chiuso il dialogo Pasquale Buono, Fi, che dopo avere rivendicato di avere «dato un messaggio» chiedendo il ritiro della proposta di delibera ha dichiarato anche lui il voto contrario promettendo che comunque «sentiremo ancora parlare del Sant’Anna». Per Valli si continua «a non prendere una decisione ed a rimandare alle esigenze del mercato», un bisogno di fare cassa inaccettabile anche per Donato Supino, Prc, che ha ricordato il referendum proposto da varie forze politiche e associazioni sulla destinazione dell’area di Camerlata. Un mercimonio che potrà non avere un esito brillante per Bruno Magatti, Paco, dato che «la crisi finanziaria porterà ad una crisi immobiliare» e che ha ricordato le difficoltà dell’utilizzo dell’area, una donazione e la strada demaniale per andare a S. Carpoforo.
Dopo la proposta di Vincenzo Sapere, Gruppo misto, di ritirare la delibera «per non farsi prendere in giro» vista la più che probabile bocciatura da parte della maggioranza, le minoranze hanno chiesto una sospensiva di cinque minuti. Rientrate in aula poco prima della mezzanotte la maggioranza credendo che non sarebbero rientrati aveva già abbandonato l’aula lasciandovi Guido Martinelli, Lega, che ha chiesto la conferma del numero legale. I presenti erano solo 15 di cui 13 dell’opposizione (Per Como, Pd, Prc, Paco, Sapere – Gruppo misto) e la seduta è stata sciolta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

2 ottobre Giornata internazionale della nonviolenza

2 ottobre tutti i giorni è il titolo del documento di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, diffuso in occasione della Giornata internazionale della nonviolenza.

«Quando lo scorso anno l’assemblea generale dell’Onu istituì la Giornata internazionale della nonviolenza – il 2 ottobre, anniversario della nascita di Gandhi – fui piacevolmente sorpresa. Ma subito dopo ebbi un sussulto. Vorrei che non dovessero più esistere il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 10 dicembre Giornata della Dichiarazione universale dei Diritti umani, l’8 marzo Giornata internazionale della donna, il 21 marzo Giornata internazionale degli immigrati. Ho l’impressione che, al di là delle buone intenzioni di partenza, si rischi di favorire l’attenzione su questioni importanti e complesse in un unico giorno dell’anno (ce ne sono 365, ma le problematiche che meriterebbero attenzione sono ben di più), di mettersi il cuore in pace per gli altri 364 giorni dell’anno e di perdere anche di vista l’intreccio tra violenza, patriarcato, militarismo, crescita degli armamenti, povertà, crisi biofisica del pianeta, razzismo, xenofobia… (giusto per nominare solo alcuni dei nodi che caratterizzano i nostri tempi violenti).
E c’è pure la possibilità che le “giornate” si trasformino in “feste”, in feste commerciali per vendere i cioccolatini e la retorica degli spot televisivi. Così è successo per la seconda domenica di maggio – Festa della mamma – (ce lo ha giustamente ricordato alcuni anni fa Monica Lanfranco, la direttrice di Marea), che era stata istituita, nel 1870, su proposta di Julia Ward Howe, femminista e pacifista nordamericana, come momento di protesta contro il massacro della guerra di donne che avevano perduto i propri figli, e da lei era stata denominata Giorno della Madre.
Vorrei chiarire che mi piace festeggiare, ma mi pare che le feste, nella nostra società opulenta, non siano più occasioni di incontro e si siano trasformate in occasioni consumistiche, “divertimentifici” a comando, momenti nei quali si resta comunque da soli.
Questi sono tempi violenti. E l’Onu non può accontentarsi di celebrare la nonviolenza per un solo giorno ogni anno.
Convivere
Questi sono tempi violenti. Molto violenti per noi tutte e tutti che viviamo di solitudini, paure, egoismi, ma ancora di più per donne e uomini immigrati che vivono in un territorio ostile.
“Sicurezza” è diventata la parola magica che domina sulle pagine dei quotidiani, nelle cronache dei telegiornali, nei discorsi dei politici e degli amministratori. E a “sicurezza” spesso si associano parole come paura, rancore, odio per chi è diverso da noi. Vogliamo chiuderci dentro le nostre case, sussultare ogni volta che suona un campanello, ogni volta che uno sconosciuto ci chiede qualcosa? Chi ci difenderà dalla violenza dei nostri “cari” che scoppia proprio nell’intimità, nel silenzio, nell’indifferenza dei vicini? Quante armi dovremo comprare per sentirci finalmente sicure e sicuri? Quante telecamere si dovranno installare, quante guardie armate, quante ronde dovranno girare per le nostre città? Perché incontrare un estraneo, uno sconosciuto, un diverso da noi, deve subito allarmarci, farci temere, impaurire?”. Hanno scritto le Donne in nero di Padova, la scorsa primavera, quando un’ondata di razzismo ha attraversato il nostro paese, fino alla proposta indecente di prendere le impronte ai rom e ai sinti, bambine e bambini compresi. Per convivere dobbiamo riconoscere che “noi” e “loro” abbiamo, delle paure, dei desideri, che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini e vicine di casa, di scuola, di lavoro potremo tutte e tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.
Lasciate parlare le donne
Una sicurezza basata sul controllo e sulla militarizzazione delle nostre vite e delle nostre città non ci rassicura e a me sembra un’idea assai maschile. La militarizzazione dei territori chiarisce bene come “La guerra è entrata nel quotidiano, eppure bisogna continuare a pensare, a pensare alla pace, e da donne”. Lo diceva molti anni fa Virginia Woolf che, nel 1938 diceva anche “Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri metodi, ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti, di tutti gli uomini e di tutte le donne, a vedere rispettate nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà”.
Ma vorrei concludere con le parole di un uomo, Mohandas Gandhi, dal momento che il 2 ottobre è l’anniversario della sua nascita: “Se la nonviolenza è la legge della nostra esistenza, il futuro è delle donne”».

Gelmini paralizzante

Tagliati ancora i fondi alle scuole che non ricevono più dal governo neppure quanto già destinato ai loro bilanci. «Si rischia di portare alla paralisi l’attività didattica in provincia di Como» denuncia la deputata del Pd Chiara Braga.

La deputata comasca Chiara Braga, Pd, definisce «gravissima la situazione determinatasi negli Istituti scolastici della provincia di Como, relativamente ai bilanci e alle insufficienti erogazioni da parte del Ministero» per questo ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’istruzione e delle finanze «per conoscere come intenda intervenire il Governo per risolvere la situazione». Un contesto che «rischia di riportare alla paralisi dell’attività didattica – afferma nel documento la parlamentare comasca – come già avvenuto negli anni precedenti l’esercizio 2007 in cui si era prodotto l’accumulo di un fabbisogno pregresso superiore a 1 miliardo di euro come da monitoraggio effettuato dal precedente Governo».
«Complessivamente tra deficit pregressi e mancate erogazioni di cassa del 2008, gli Istituti della provincia di Como hanno calcolato mancati trasferimenti per un importo superiore ai 3 milioni di euro – denuncia Braga – in particolare gli istituti scolastici comaschi non hanno a disposizione le risorse finanziarie sufficienti per pagare: attività finanziate con Fondo d’Istituto; compensi ai commissari per gli esami di Stato; stipendi per supplenze brevi; attività realizzate come terza area professionalizzante negli Istituti professionali; spese di funzionamento».

Un referendum contro la speculazione e per l’accoglienza

Sono stati depositati mercoledì 1 ottobre al Comune di Como due quesiti referendari su proposta di un comitato promotore che riunisce esponenti del mondo politico e associativo cittadino, primo firmatario Luigi Nessi. Uno sul futuro dell’area dell’ex Ospedale a Camerlata e l’altro sull’apertura per l’intero anno solare di una struttura di accoglienza per gli homeless comaschi.

Il primo quesito, se l’iter procederà senza intoppi, a cui i cittadini comaschi dovranno rispondere recita: «Condividi la necessità di un vincolo di destinazione urbanistica all’area occupata dall’attuale Ospedale Sant’ Anna che assicuri, per il futuro, la presenza in tale area di una “cittadella della salute” e che riservi una quota prevalente, comunque non inferiore al 60 per cento del totale a “servizi alla persona”?»
La seconda domanda invece sarà: «Condividi la necessità che il Comune di Como si doti e mantenga aperta, per l’intero anno solare, una struttura destinata ai “senza fissa dimora”, che consenta il ricovero notturno e l’accesso ai servizi igienici essenziali?».
I sottoscrittori sono: Luigi Nessi, Bruno Magatti, Luciano Forni, Ermanno Pizotti, Paolo Ceccoli, Piergiogio Scilironi, Antonio Martone, Vittorio Mottin, Fabio Colmegna, Alberto Filippini, Danilo Lillia, Edoardo Riva, Donato Supino, Domenico Caccavari, Maurizio Zanotti, Luisella Re, Gianni Veronelli, Wilma Tamborini, Elio Peverelli, Giuseppe Nessi, Vincenzo D’Antuono e Laura Molinari.

Per il nuovo ospedale tutto in vendita

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna Andrea Mentasti ha spiegato mercoledì 1 ottobre alla stampa il piano finanziario per l’edificazione del nuovo ospedale dei Tre camini. Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino.

Il costo dell’ospedale per la nuda struttura è previsto in 194,1 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 55,1 milioni per strumentazioni ed arredi e 15,4 milioni per la ristrutturazione degli stabili che rimarranno di pertinenza del Sant’Anna a Camerlata, il tutto per un totale di 264,6 euro.
I fondi per finanziare l’impresa saranno recuperati da Stato, Regione, Provincia e project finacing, per 143,5 milioni, dalla vendita degli immobili aziendali, per 66 milioni, e da un contributo del concessionario, da un finanziamento regionale aggiuntivo e da leasing per strumentazioni, per 55,1 milioni.
Rimane aperto il nodo degli uffici. .«Li stiamo ancora cercando – ha dichiarato Mentasti – se entro un mese non troveremo gli spazi adatti nelle zone limitrofe l’azienda manifesterà l’intenzione di trattenersi i 5-6 mila metri quadri occorrenti nell’area di via Napoleona», che si aggiungeranno ai 7 mila “prenotati” per il futuro poliambulatorio.
La stima della vendita dell’area di Camerlata è di 33 milioni «prendiamo la stima più bassa in maniera prudenziale, se riusciamo a vendere a di più tanto meglio» ha chiarito il direttore generale.
Per far cassa viene venduta la maggior parte delle proprietà del Sant’Anna, frutto delle donazioni che la cittadinanza ha elargito al nosocomio cittadino. Si spazia dall’ex ospedale di Valsola a 500 mila metri quadri di terreni in tutta la provincia a stabili e appartamenti vari a Como, Cantù, Asso, ecc. La stima di questo patrimonio non sanitario, fatta nel 2006-2007, pare sia sostanzialmente corrispondente ad una perizia di controllo in atto. La vendita, prevista per il prossimo anno, verrà gestita dall’onnipresente Infrastrutture Lombarde.

 

 

 

 

Il Consiglio comunale di Como del 29 settembre

Approvato il riequilibrio di bilancio che per le opposizioni dimostra come il bilancio fosse un «libro dei sogni». Ajani è il nuovo capogruppo della Lega. Cardina è ancora nel limbo.

Vittorio Mottola, Pd, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 29 settembre ha chiesto nuovamente una protezione per il cippo in memoria dei caduti ai giardinetti di Ponte Chiasso oltre la sistemazione della palestra della scuola primaria dello stesso quartiere per renderla fruibile ai bambini.
Dopo l’affaire Cattaneo-Mascetti Un avvicendamento nel gruppo della Lega. Giampiero Ajani prende il posto di Emanuele Lionetti alla guida del gruppo consiliare. «Non ritengo di avere nulla di cui rimproverarmi» ha spiegato l’ex capogruppo aggiungendo di avere eseguito le indicazioni del partito e della coalizione e che rimarrà nelle file del carroccio: «la voce che mi vede entrante nelle file di An è fortemente falsa».
Il Consiglio ha così iniziato a lavorare sul Bilancio di previsione 2008.
L’assessore Colombo, dopo avere presentato il nuovo ragioniere capo Raffaele Buononato, ha spiegato l’attuale situazione finanziaria del Comune esplicitando un «cauto ottimismo per il rispetto del patto di stabilità».
Chiarimenti sono stati chiesti dalle opposizioni sull’Ici. Quest’anno entro gennaio Palazzo Cernezzi certificherà la somma che avrebbe dovuto ricevere e entro aprile lo Stato verserà il saldo definitivo. Una sfasatura che ha fatto arricciare il naso alle minoranze per cui dei soldi che entreranno nel 2009 dovrebbero figurare nel bilancio dello stesso anno non del 2008.
Un altro dato interessante è che lo smaltimento dei materiali della bonifica dell’area ex Ticosa, una spesa di 400 mila euro, non è ancora stato pagato «Solo il Comune di Como trova ditte che non chiedono di essere pagate in tempi brevi come mai?» si è chiesto retoricamente il consigliere Luca Gaffuri, Pd.
«A tre quarti di questo esercizio – ha affermato il capogruppo del Pd – sono state fatte molte promesse che non saranno realizzate entro la fine dell’anno, per ora solo il 17,5 per cento dell’impegnato è stato realizzato». Il bilancio ha continuato Gaffuri è quindi un «libro dei sogni» da cui dovrebbe essere espunta la Ticosa, rimasta invenduta. Anche da le entrate da parte di oneri di urbanizzazione e monetizzazioni sono disuniti (rispettivamente del 25 per cento, per 1,5 milioni di euro, e del 70 per cento, per 1,4 milioni), un fatto che dimostra «l’incapacità di una seria previsione delle entrate».
Per l’assessore Colombo il 17 per cento d’impegnato è un indice di serietà perché il Comune interviene solo quando «le risorse sono effettivamente disponibili», mentre la Ticosa rientra nel bilancio 2008 dato che c’è la possibilità di un acconto, e la diminuzione delle entrate di urbanizzazione e monetizzazioni sono compensate da un aumento generale delle entrate.
Anche Ajani si associa alla definizione di libro dei sogni ma dichiara il voto favorevole, mente Pasquale Buono, Fi, prende l’impegno di studiare, con tutto il gruppo, in maniera più approfondita e «con grande anticipo» il prossimo bilancio. Donato Supino, Prc, ha denunciato come nel bilancio non compaia una spesa per l’aumento del tempo del biglietto del bus da 75 a 90 minuti.
La delibera è stata approvata con l’astensione di Area 2010 e il voto contrario delle altre minoranze.
In un clima di generale rilassamento e disinteresse hanno poi preso la parola i due rappresentanti della lista civica Per Como. Non avendo ricevuto risposte a delle interpellanze dopo più di 20 giorni.
Mario Molteni ha chiesto delucidazione sull’ingresso della collina di Cardina all’interno del Parco della Spina Verde, un atto approvato dal Comune con una delibera nel dicembre del 2003, dopo anche un parere in tal senso dell’assemblea della Circoscrizione 8 del marzo dello stesso anno. Il consigliere di Per Como ha chiesto se è stata definita l’area interessata, se sono state fatte tutte le procedure e se il rappresentante del Comune nell’ente si è attivato per promuovere l’ingresso della zona nell’area protetta. L’assessore Peverelli ha risposto che tutto è nelle mani dell’ente parco e che se non vogliono allargarsi a Cardina non ci può fare nulla.
Roberta Marzorati ha invece chiesto che cosa ne è stato della proposta di coprire le finestre pericolose della scuola materna di via Briantea, l’assessore Scopelliti l’ha ringraziata per la capacità di dare informazioni utili e avere rapporti con i genitori ma non ci sono i fondi. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

 

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