Tagli energetici

solare«Ci batteremo perché questa previsione del DL 185 sia cancellata» così Chiara Braga si espressa in difesa delle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico minacciate da un ennesimo taglio nel decreto “anti-cirisi”.

La deputata comasca del Partito democratico Chiara Braga ha attaccato quella che ha definito «una misura assolutamente incomprensibile e non condivisibile contenuta nel decreto, all’art. 29, che riguarda la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese sostenute da molti cittadini in merito alla riqualificazione energetica degli edifici: interventi di coibentazione – infissi e pannelli isolanti – sostituzione caldaie, installazione pannelli solari». In sostanza per Braga «il contenuto del decreto renderà molto più difficile ottenere il contributo, sia perché la procedura di presentazione delle domande viene resa molto più complessa, sia perché i nuovi meccanismi rischiano di restringere in maniera determinante il campo dei beneficiari, anche a scapito di quanti nel 2008 hanno già effettuato i lavori e rischiano di vedersi negata la possibilità di usufruire delle sgravio del 55 per cento».
Per la deputata comasca un azione in sintonia con le «scelte già operate dal Governo nella manovra di luglio (D.L.112) che ha ridotto gli obblighi di certificazione energetica degli edifici e dalla Finanziaria delle scorse settimane, che ha tagliato per i prossimi anni proprio quelle risorse che dovevano garantire la conferma della detrazione fiscale del 55 per cento.
«Si tratta di scelte che contrastano un processo virtuoso che si era avviato nel Paese – ha proseguito la deputata del Partito democratico – volto alla riqualificazione energetica degli edifici e che penalizzano pesantemente non solo le famiglie italiane, che avevano assunto impegni a riguardo, ma anche le stesse piccole e medie imprese del settore,che in questi anni si erano progressivamente specializzate nel settore».
«Tutte queste misure contraddicono poi – ha concluso Braga – gli impegni che a livello europeo molti paesi stanno assumendo riguardo al tema energetico e della lotta ai mutamenti climatici, e che rischia di relegare ulteriormente l’Italia nell’angolo anche nel quadro delle trattative che vedranno impegnato il Governo nelle prossime settimane sul Pacchetto Clima-Energia».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 dicembre

cernezzi1Alle 3 del mattino di lunedì 1 dicembre salta la seduta sull’assestamento di bilancio per l’impossibilità della note di seguire le bizzarrie della procedura e della situazione politica. Le minoranze parlano a favore dell’assessore Gaddi e garantiscono il prosieguo della seduta mentre An, Lega e Popolari liberali guidano l’ostruzionismo contro il ripiano del debito della mostra di Villa Olmo e abbandonano per un po’ l’aula.

Le preliminari
Nel disinteresse più totale Luigi Bottone, Udc, ha espresso paura per un’eventuale esondazione del lago nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 1 dicembre. Roberta Marzorati, Per Como, ha ricordato la vicenda di un bambino che si è fatto male in un asilo comunale alla cui famiglia è stato fatta pervenire una bolletta per le spese per il mese in cui, a causa dell’incidente il bambino è dovuto rimanere a casa. «Oltre al danno la beffa, ci tocca pure pagare, proprio mentre noi abbiamo deciso di non fare causa al Comune», così la lettera letta della madre del piccolo letta in aula dalla consigliera.
Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco maggiore attenzione alle vicende di Asf, dato anche lo sciopero dei dipendenti di quattro ore, accusando l’azienda di «portare allo sfascio cercano di vendere il noleggio turistico».
La serata si è poi accalorata con l’intervento di Marcello Iantorno, Pd, sulla carica sindacale del sindaco in A2A Calore e Servizi. «Lei ha presentato la proposta di delibera, non l’assessore competente, ed ha risposto alle questioni poste dal Consiglio – ha precisato il consigliere del Pd – Lei avrebbe dovuto sentire l’obbligo morale, etico, politico e giuridico di informare l’assemblea della sua partecipazione».
Pronta la difesa del sindaco contro quello che ha definito un «attacco strettamente personale, le cui ragioni non capisco». Bruni ha quindi rivendicato la correttezza della sua posizione affermando di non essere sindaco di nessuna società che ha sede in città. Il sindaco ha poi dichiarato ironicamente che la stampa non ha lavorato se non in maniera superficialmente essendo lui sindaco anche di Fertilvita, un’altra controllata di A2A, un fatto che non era stato riportato. «Non ho percepito ancora, ad oggi, nessun tipo di compenso – ha affermato con forza Bruni riferendosi ai due incarichi – e dal ’94, quando ero assessore, ad ora ho sempre presentato in Comune la dichiarazione dei redditi e l’elenco delle partecipazioni personali». Un attacco anche ad Antonio Spallino, intervenuto sulla questione sulla stampa locale, citando la sua amministrazione, ed ha concluso con «non ho nulla da nascondere. Non mi è venuto in mente di dire la mia partecipazione in aula data l’assoluta esiguità e terzietà del rapporto».

La discussione sul Bilancio
Aperta la discussione Bruno Magati, Paco, ha puntato il dito contro l’errore di valutazione in sede di Bilancio previsionale: «Non solo non si possono realizzare tutta una serie di interventi ,ma in più vengono assunte dalla Giunta le scelte sulla priorità delle risorse sottraendole alle prerogative del Consiglio». Una questione alla quale ha risposto dalla maggioranza Roberto Rallo, Fi, che ha fatto paragoni storici dalla democrazia ateniese ai Comuni medievali, parlando di «responsabilità della classe dirigente per le involuzioni che possono accadere nel corso della storia, che non è retta e lineare, ma può incorrere in involuzioni».
Per Luca Gaffuri, Pd, siamo al «secondo anno consecutivo in cui si ha un’espropriazione del potere del Consiglio». «Mi ripeterò ma questo è un bilancio ingessato – ha proseguito il capogruppo del Pd – gli investimenti significativi su opere pubbliche sono tutti legati all’introito, segnato da più anni, dei 14,5 milioni di euro della Ticosa», venendo a mancare si è avuta una limatura generale delle spese con riduzioni degli interventi dalla manutenzione delle scuole a quella per le strutture di sportive di Casate quando «già la manutenzione ordinaria – ha concluso Gaffuri – si era trasformata in straordinaria per la trascuratezza degli impianti».
Anche Supino ha fatto l’elenco dei tagli, dai trasporti ai marciapiedi, mancanze imputate, oltre che alla Ticosa, alle minori monetizzazioni per 550 mila euro, minori introiti per concessioni edilizie per 1 milione e ai 600 mila euro in meno per le multe.

Il buco della mostra a Villa Olmo
Contro i malumori che serpeggiavano fra le file della maggioranza, dovendo ripianare il buco di 480 mila euro per l’ultima grande mostra comasca, Rallo ha difeso l’operato dell’assessore Gaddi, così come la minoranza, per Iantorno «non si tratta di una questione personale ma semmai una responsabilità collegiale». Magatti ha proposto di chiedere lettere di impegno e gestire direttamente come Comune, non come Csu, le sponsorizzazioni per avere un maggiore controllo sui bilanci delle mostre.

Il gioco delle parti
Donato Supino ha quindi chiesto, data l’ora tarda, la votazione per la prosecuzione della seduta ad oltranza, trovando il favore di parte della maggioranza.
An, Lega e Popolari liberali hanno iniziato l’ostruzionismo per evitare di approvare l’assestamento.
«Non siamo contrari alle mostre – ha dichiarato Gervasoni – ma lo siamo al deficit che regolarmente ci viene presentato» e per ovviare al problema ha proposto la nascita di una Fondazione per la gestione delle mostre. «È mancata a tratti la collegialità delle decisioni» ha aggiunto Marco Butti, An, che ha esaminato i flussi turistici prodotti dalla mostre e la bassa capacità di sinergie con le altre offerte culturali della città.
Anche il capogruppo di Forza Italia, Pasquale Buono, si è tolto un sassolino dalla scarpa chiedendo che i bilanci vengano visti prima per potere meglio valutarne i vari aspetti.
Contestato all’assessore anche il fatto che già nel marzo di quest’anno si sapeva ci sarebbe stato un buco, all’epoca di 280 mila euro, ma non è stato riportato in sede di previsione di Bilancio ad aprile, dove per la mostra erano stati previsti 100 mila euro.

La difesa di Gaddi
Gaddi si è difeso affermando che la “famosa” riunione di marzo non era segreta e ha confermato lo “sbilancio” poi aumentato. L’assessore ha citato come dati accertabili la visibilità data dalle mostre alla città, portando in aula una pigna di articoli, messa di proposito in bella vista sul banco della Giunta, il fatto che la mostra di Magritte sia ora riproposta a Milano e il costo complessivo della mostra di 1,8 milioni, in cui il contributo iniziale versato da Palazzo Cernezzi avrebbe dovuto essere di 100 mila euro, ovvero il 5 per cento, ed è salito a 480 mila euro pari al 26 per cento, quando la mostra su Mirò è costata 350 mila euro, il 15-16 per cento.
«Le attività culturali non sono poi – ha continuato Gaddi – strettamente monetizzabili, e non hanno necessariamente un riscontro economico. Como è stata accolta nel Cidac (l’Associazione delle Città d’Arte e Cultura) dove sono presenti solo le città con un certo standard culturale». «Le mostre sono nate dopo anni di fatica e sudore, grazie a una certa alchimia che si può distruggere in un minuto, e questa è responsabilità del Consiglio comunale» è stata la conclusione dell’assessore alla cultura.

Emendamenti
Sull’assestamento di Bilancio sono stati presentati tre emendamenti e due ordini del giorno e la discussione si è portata sui primi.
I “dissidenti” della maggioranza hanno continuato a fare ostruzionismo e sull’emendamento numero uno, presentato dalla Giunta per fare delle lievi correzioni, Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto – Popolari liberali, ha chiesto di potere sub-emendare lo scritto, facendo riconvocare i revisori, che devono dare il parere di ammissibilità, che data l’ora tarda erano stati lasciati andare a casa. Questo ha scaldato l’aula con Rallo che ha inveito contro la sua stessa maggioranza «Ma noi abbiamo bisogno del consigliere Gervasoni? Chiedo una verifica con i capigruppo della maggioranza».

Forza Italia e le minoranze insieme
Su queste parole i consiglieri della Lega, di An e dei Popolari liberali, hanno abbandonato l’aula, con Gervasoni che, prima di uscire, ha dichiarato: «Noi abbiamo la forza della libertà di parola, che forse Rallo non ha più, e siamo coerenti col programma del sindaco». Supino ha quindi chiesto la verifica del numero legale che è stato garantito dalle minoranze e dalla sola Forza Italia.
L’aula ha poi bocciato il subemendamento e approvato l’emendamento della Giunta.

L’emendamento contro Gaddi
Rientrati in aula i “dissidenti” la discussione ha toccato il loro emendamento proposto per stornare i soldi per coprire il buco della mostra a favore della sistemazione idrica di Camnago Volta. Un’operazione definita, con forza, strumentale per Vittorio Mottolo del Pd che è stata bocciata dal Consiglio con i soli voti favorevoli della Lega, di Gervasoni e Supino e la contrarietà de resto del consesso.

La Linea Cadorna
L’ultima questione trattata è stata quella della sistemazione della Linea Cadorna. Gaffuri ha ricordato l’approvazione di un ordine del giorno in proposito durante il Bilancio per cui però l’assessore Colombo ha detto che per quest’anno non ci sono fondi: «Effettivamente non so dove andare a trovarli». Il capogruppo del Pd ha così presentato un emendamento. «Ho intenzione di fare un sub-emendamento – ha dichiarato Gervasoni – non mi va bene che si vada ad intaccare l fondo di riserva per finanziare quest’opera». Dato che i revisori erano nuovamente stati lasciati liberi di andare  a casa e non più rintracciabili alle tre e dieci del mattino la seduta è stata aggiornata a giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di domenica 30 novembre 2008

cernezziÈ in cominciata la discussione sull’assestamento di Bilancio nel Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre. Il sindaco al centro delle preliminari per i sui rapporti con A2A rispetto alla nuova società che nascerà dalla fusione di Acsm e Agam.

Attacco al sindaco nelle preliminari del Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre Luigi Bottone, Udc, ha esplicitato gli interrogativi di parte della maggioranza: «Sono meravigliato dell’atteggiamento del sindaco, che non ha mai riferito della sua carica in una partecipata di A2A». Il consigliere centrista ha poi continuato: «sarebbe sto meglio che durante la votazione della fusione Acsm – Agam il sindaco uscisse».
Anche per Marcello Iantorno, Pd, «si tratta di fatti di estrema gravità», tanto che, anche a proposito della mancata nomina dei rappresentanti del Cda di Acsm, senza le direttive d’indirizzo del Consiglio, ha preso contatti con la Consob.
Iniziata la seduta, unico gruppo assente Area 2010, l’assesore al Bilancio Colombo ha illustrato la manovra.
Aumentano le spese e gli investimenti sul territorio, e i fondi di riserva, ma per quasi 97 milioni di entrate ce ne sono 100 di uscite. I prestiti si aggirano sui 7 milioni, anche perché dal bilancio 2008 sono alla fine state scorporate le entrate della vendita dell’area ex Ticosa. Con «cauto ottimismo, è previsto il rispetto del patto di stabilità» ha affermato l’assessore. I buchi fondamentalmente sono dati da 600 mila euro di multe in meno e dalla Ticosa. Colombo ha rivendicato il rispetto di una serie di priorità, dettate dal Consiglio, sugli interventi fatti con le disponibilità finanziarie, dal wireless in biblioteca all’acquisizione dell’intero Politeama. Positiva per l’assessore anche la lotta all’evasione con un recupero di gettito Ici.
Proteste dalle minoranze per la mancata convocazione di Iantorno e Gaffuri, del Pd, e per la consegna dei materiali da studiare il giorno stesso, Supino Prc, nella Commissione che ha, anticipatamente, visto l’assestamento di Bilancio prima del Consiglio. Anche sulla validità di un procedura che vede una convocazione d’urgenza dell’assemblea nell’ultimo giorno di novembre, per una discussione che si protrarrà per altre due sedute di dicembre sono state fatte eccezioni dalle minoranze. Per il vice segretario generale Emoroso in ogni modo «l’assestamento non è un atto obbligatorio» e quindi non è così vincolante, tanto più che «non vi è giurisprudenza costante sull’argomento». Contrario il parere di Iantorno per cui ci potrebbe essere il rischio di scioglimento del Consiglio.
Dopo le domande dei consiglieri, e le prime risposte, sulla relazione dell’assessore la seduta si è sciolta per riprendere questa sera. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 27 novembre

cernezzi6Le opposizioni abbandonano l’aula ancora prima di cominciare e va deserto il Consiglio comunale di giovedì 27 novembre sull’assestamento di Bilancio da discutere per legge entro fine mese. Dovrà essere convocato un Consiglio straordinario nel fine settimana.

Nelle preliminari al Consiglio comunale Roberta Marzorati, Per Como, ha denunciato lo stato di trascuratezza della pulizia della piscina Sinigaglia comprovandola con alcune fotografie, che il vice sindaco Cattaneo si è fatto consegnare per vedere il da farsi, e il suo compagno di gruppo Mario Molteni ha ricordato come siano passati 35 giorni dalla su segnalazione per l’illuminazione dei giardini a lago: «forse con l’assestamento di bilancio si troveranno dei soldi per sistemare i lampioni».
Mario Lucini, Pd, ha ricordato di avere chiesto una Valutazione ambientale strategica per il nuovo Villaggio dello sport ed ritornato alla carica forte di un documento delle ditte che dovranno effettuare l’intervento in cui a Palazzo Cernezzi si chiede di avviare con apposito atto il procedimento per la Vas. «Abbiamo verificato questa opportunità con i tecnici – ha risposto Caradonna in una nota del Comune – e interpellato la stessa Provincia. Alla fine in via prudenziale abbiamo deciso di attivare comunque la procedura anche se la vecchia legge che ha identificato il promotore del progetto non prevedeva questo passaggio. Siamo stati noi a consigliare proprio la società di Torino selezionata per realizzare il progetto definitivo, a chiedere di attivare la procedura».
Carlo Ghiri, Gruppo misto, ha lodato l’introduzione delle Guardie ecologiche volontarie e la distribuzione dei libretti esplicativi per la raccolta dei rifiuti: «io li avrei scritti anche in qualche lingua straniera perché anche gli extracomunitari possano capire cosa c’è scritto e sentire la città e amare la città come la sento io che sono comasco».
Prima dell’appello l’assessore D’Alessandro ha preso la parola e assicurato l’assemblea sul fatto che al Collegio di vigilanza milanese era stata accolta la delibera comunale per la salvaguardia del tracciato del primo lotto della tangenziale che non dovrebbe coinvolgere i residenti di via San Bernardino.
L’argomento della serata avrebbe poi dovuto essere la variazione di assestamento generale al Bilancio di previsione 2008, un adempimento da svolgere entro la fine del mese, o quanto meno la cui discussione deve essere incominciata entro il 30 novembre.
Con un rapido colpo d’occhio all’aula i rappresentanti dell’opposizione hanno abbandonato l’assemblea e all’appello si sono ritrovati solo 18 consiglieri e la seduta è stata dichiarata deserta per mancanza del numero legale.
Un altro brutto colpo per il sindaco Bruni, che presenziando un’iniziativa al Politecnico, è arrivato cinque minuti dopo lo scioglimento dell’assemblea. Una cosa che non doveva succedere nei piani della maggioranza anche perché dovendo discutere di un atto fondamentale come il bilancio devono cercare di correre ai ripari: «Già nel week-end verrà convocata una nuova seduta urgente del Consiglio comunale al fine di approvare il documento di assestamento entro il 30 novembre come previsto dalla legge – si legge nel Notiziario comunale – In queste ore il presidente del Consiglio comunale, Mario Pastore, di concerto con i capigruppo, definirà le modalità di convocazione urgente».
La maggioranza dispone di 26 consiglieri su 41 quindi più di uno su tre non si sono presentati in aula per tempo, secondo un malcostume imperante a Palazzo Cernezzi per cui se la seduta viene regolarmente convocata per le 20.15, i lavori, e più precisamente le dichiarazioni preliminari, non vengono mai iniziati prima delle 20.45 e il Consiglio non s’insedia prima delle 21; nella seduta andata deserta l’appello si è concluso alle 21.15, un’ora dopo la convocazione. In molte delle ultime sedute le opposizioni hanno garantito lo svolgersi dei lavori, ma su una tematica importante come quella del Bilancio hanno voluto rimarcare la “disattenzione” della maggioranza nei confronti dell’amministrazione della città. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

100 proposte per un’economia diversa

Più di sessanta persone hanno partecipato a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa e per un nuovo mondo possibile organizzato dalla Sinistra unita e plurale comasca nella sera di martedì 25 novembre alla Cascina Massée di Albate.

«Con la attuale crisi finanziaria è possibile parlare di forme economiche differenti?» questo l’interrogativo posto da Marco Lorenzini, presentatore della serata, dopo una disamina dei problemi della società attuale: dallo smantellamento del welfare, alla insostenibilità ecologica dell’odierno modello di sviluppo, sino agli allarmanti dati Istat e Caritas sulla povertà in Italia. La risposta è toccata a Giulio Marcon, responsabile campagna Sbilanciamoci!, che ha ricordato come il modello di sviluppo neoliberista abbia comportato non solo un cambiamento ideologico, ma una differente allocazione delle risorse ed uno spostamento della ricchezza, ed ha raccontato la nascita del movimento che propone ogni anno alle forze politiche e del terzo settore una Controfinanziaria. L’ultima delle quali è stata definita provocatoriamente, richiamando uno slogan berlusconiano, «quella delle tre i: insostenibilità ambientale, ingiustizia sociale, inefficacia nello sviluppo economico». La proposta è quella di tagliare spese, come quella militare, e una maggiore giustizia fiscale in cui non siano solo i lavoratori dipendenti a pagare mentre permane un’enorme evasione fiscale e i grandi redditi non vengono tassati adeguatamente. «Anche la Merkel prevede di tassare maggiormente i redditi sopra i 200 mila euro – ha precisato Marcon – e Obama sopra i 250 mila dollari». Per l’esponente di Sbilanciamoci! lo sviluppo deve passare per un modello alternativo a quello produttivistico imperante a questo proposito ha avuto un incontro con i sindacati dei metalmeccanici a Mirafiori, per cercare di mettere in discussione questa visione dell’economia e fare un vero e proprio salto culturale.
Sergio Giovagnoli, responsabile welfare e diritti sociali della presidenza nazionale Arci, ha sottolineato come il cambiamento ideologico neoliberista partito dall’era reaganiana e thatcheriana non si sia ancora esaurito ed anzi abbia formato la nostra narrazione sociale, in cui fenomeni come quello dell’immigrazione vengono rinchiusi nell’uguaglianza immigrato – clandestino – delinquente. «Si è arrivati sino a quello che Wacquant Loïc ha riassunto nel titolo del suo libro Punire i poveri. Il nuovo governo dell’insicurezza sociale, in America negli anni Settanta pensavano a quali prigioni chiudere, ora hanno una delle popolazioni  carcerarie più grandi del mondo».
Mario Agostinelli, consigliere regionale eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista, ha definito il lavoro di Sbilanciamoci! «preziosissimo, per la definizione di un uso effettivo delle risorse», un lavoro che attraverso il suo gruppo è filtrato anche in parte del centro-sinistra al Pirellone. Il consigliere regionale ha svelato l’impostura di un discorso pubblico che accredita alla Lombardia il primato dell’efficienza soprattutto per alcuni settori come quello della sanità «ma se andiamo a vedere costi e servizi siamo al quattordicesimo posto in Italia». Anche Agostinelli ha proposto uno scarto rispetto ad una mentalità «che era propria anche del movimento operaio: si cresceva e si ridistribuiva», un processo ora ben più difficile quando la crescita contribuisce alla depauperazione delle risorse future del pianeta. La speranza per il futuro è per il consigliere regionale nella pratica rivendicativa diffusasi nel territorio prima ancora della politica. Un esempio sono i comitati per l’acqua pubblica, una battaglia rivendicata con forza da Agostinelli, che sono riusciti a coinvolgere 140 Comuni lombardi, e si sono diffusi capillarmente sul territorio un esempio di partecipazione che potrà crescere con la creazione di una rete.
Si è così aperto un dibattito con il pubblico, sono sorti differenti spunti ed anche qualche critica; per il segretario della Camera del lavoro, Amleto Luraghi, le grandi opere non sono da condannare aprioristicamente e riferendosi all’Alp Transit, ha chiarito che «in Svizzera le grandi opere danno un indirizzo di sviluppo diverso». Il segretario generale della Cgil comasca ha ricordato i drammatici dati economici che vedono un continuo aumento della cassa integrazione, che è arrivata a toccare 5 mila persone, senza considerare tutto quello che non si può vedere nel sommerso, e posto l’accento sulla questione dei salari e delle pensioni. Da più parti è venuto lo stimolo per un “calarsi nella realtà” e non partire da apriorismi per comprendere lo sviluppo della società con le nuove forme di aggregazione che la contraddistinguono come ad esempio i Gruppi di acquisto solidale. In chiusura Marcon ha ricordato la figura di Alex Langer per cui «un diverso modello di sviluppo non può essere imposto, ma deve essere accolto in maniera volontaria ed essere visto come qualcosa che migliori la qualità della vita». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sbilanciamoci il 25 novembre alla Cascina Masée di Albate

sbilanciamociLa Sinistra unita e plurale invita a partecipare martedì 25 novembre 2008 alle 20.45, nella sala della cascina Massée (Circoscrizione di Albate), via S. Antonino 4 a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa  e per un nuovo mondo possibile. Interventi di Giulio Marcon, Sergio Giovagnoli e Mario Agostinelli. Conducono il dibattito Danilo Lillia e Marco Lorenzini.

Riportiamo da La manovra finanziaria per noi il capitolo La politica e la crisi finanziaria internazionale elaborato dalla campagna da Sbilanciamoci

«Con la crisi finanziaria internazionale e la grave recessione in arrivo in tutto il mondo, la politica economica – in Italia come in Europa, negli Stati Uniti come a livello globale – si trova ad assumere un ruolo essenziale per governare l’economia, regolamentare i mercati, guidare i comportamenti di banche e imprese. È il ritorno della politica, che deve fondarsi su valori condivisi: il benessere, l’equità, la sostenibilità ambientale, perseguire un interesse generale, tutelare diritti e controllare l’economia. È la fine di quarant’anni di politiche neoliberiste, che hanno imposto la ritirata dello Stato dall’economia e hanno “lasciato fare” a mercati, banche e grandi imprese multinazionali, con risultati devastanti nella finanza come nell’economia reale.

I meccanismi della crisi
La finanziarizzazione di un’economia sempre più globale ha portato alla crescita patologica di attività finanziarie con una logica speculativa: le transazioni annuali di titoli azionari e obbligazionari mondiali sono quattro volte il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, quelle sui mercati dei cambi superano di 15 volte il Pil mondiale.
Si è gonfiato il mercato dei prodotti derivati, (contratti che si appoggiano su altri titoli, scommettendo sul loro prezzo futuro) che è pari a 12 volte il Pil mondiale. Il sistema bancario si è lanciato in operazioni speculative che hanno portato l’esposizione finanziaria a breve termine delle banche (i debiti da pagare entro l’anno) a raggiungere l’86% del Pil in Italia, una volta e mezzo il Pil in Gran Bretagna, due volte il Pil in Islanda – il primo paese europeo a subire un crollo finanziario – quasi tre volte il Pil del Belgio (International Herald Tribune, 11-12 ottobre 2008).
Negli Stati Uniti, la crescita parallela dei valori immobiliari e del mercato dei mutui ad alto rischio ha moltiplicato crediti e strumenti finanziari fortemente instabili. Negli ultimi mesi, una dopo l’altra, le bolle speculative dei mutui sulla casa e della finanza sono scoppiate. Negli Stati Uniti e in Europa sono fallite decine di grandi banche e società finanziarie immobiliari, alcune sono state “salvate”, molte sono state nazionalizzate. La crisi finanziaria ha portato a crolli di Borsa in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna gli indici di Borsa di inizio ottobre 2009 sono caduti del 30% rispetto a un anno prima, in Francia, Germania e Giappone il crollo è stato vicino al 40%, in Italia del 42%; uguale il crollo in India, mentre in Cina la caduta è arrivata al 60% (International Herald Tribune, 9 ottobre 2008). In altre parole, il valore delle grandi imprese quotate in Borsa si è ridotto di un terzo o della metà rispetto a un anno fa. In tutti i paesi, infine, l’economia reale dà segni di rallentamento e si annuncia la più grave recessione da quella degli anni trenta. Questo gonfiarsi delle attività finanziarie mondiali è stato reso possibile dalla piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi realizzate a partire dagli anno Ottanta. Ciò ha drasticamente ridotto gli strumenti di politica economica a disposizione dei governi.
Sul piano dei cambi tra le valute, si è aperta la possibilità di attacchi speculativi contro i paesi più fragili, che hanno portato a frequenti crisi finanziarie in Asia, Russia, America latina. Sul piano finanziario, i flussi di capitali speculativi hanno reso impossibile ai governi di governare gli investimenti e le trasformazioni dell’economia reale.

Evasione globale
Sul piano delle politiche fiscali, la libertà di movimento dei capitali ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove prometteva guadagni speculativi maggiori e minore tassazione.
Diversi paesi sono diventati dei “paradisi fiscali” (con tasse bassissime o nulle sui profitti delle imprese e sulle rendite finanziarie) e qui sono depositati 11.500 miliardi di dollari detenuti da persone fisiche; si valuta che un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisca nei paradisi fiscali. Si tratta di risorse sottratte all’imposizione fiscale nei paesi dove la ricchezza viene prodotta.
Così in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata; negli Stati Uniti, secondo il Government Accounting Office, due terzi delle corporations non hanno pagato tasse sui redditi ottenuti tra il 1998 e il 2005. Con i profitti e i redditi più alti “al sicuro” nei “paradisi fiscali”, le politiche nazionali hanno finito per rivolgere l’imposizione fiscale soprattutto sui redditi da lavoro, e anche qui le misure realizzate in tutti i paesi hanno alleggerito le aliquote sui più ricchi. Le risposte alla crisi Le cause della crisi finanziaria attuale sono nell’insostenibilità di un sistema che lascia prevalere la speculazione sulle regole, la finanza sull’economia reale, i mercati sulla politica. Eppure le risposte alla crisi decise finora fanno di tutto per lasciare immutato il sistema; è stato fornito un credito quasi illimitato da parte delle banche centrali, sperando che ciò fermasse la caduta delle Borse; il piano Paulson, approvato negli Stati Uniti, fornisce 700 miliardi di dollari per l’acquisto di “titoli tossici” (quelli che ora sono praticamente senza valore) delle banche, con la possibilità che il governo acquisisca quote azionarie di minoranza delle banche, da rivendere a crisi finita; l’entrata dello Stato nella proprietà delle banche è invece la strada presa in Gran Bretagna.

Proposte alternative
La logica degli interventi realizzati all’inizio di ottobre 2008 resta quella di salvare i responsabili della crisi, facendone pagare i costi a tutti i cittadini. Una serie di proposte alternative sono state avanzate in diversi paesi per dare una risposta alla crisi che ne impedisca l’aggravarsi, eviti una grave recessione per l’economia reale, ridimensioni il ruolo della finanza e della speculazione. Anche l’Italia potrebbe introdurre una serie di misure di questo tipo, e contribuire a spostare le decisioni del Consiglio Europeo e della Banca Centrale Europea in questa direzione.
Ecco un sintesi delle misure possibili.

1. Chi ha speculato, paghi I costi per “salvare” la finanza devono essere a carico di chi ha beneficiato delle rendite finanziarie.
Anche se i benefici della finanziarizzazione sono stati ottenuti da banche, imprese e  persone che operano anche fuori dai confini nazionali, l’Italia può introdurre alcune misure concrete per recuperare le risorse pubbliche necessarie per gli interventi di “salvataggio” di fronte alla crisi finanziaria. Esempi di misure possibili sono i seguenti. – aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, almeno in linea con la tassazione prevalente in Europa (una misura già contenuta nel programma del governo Prodi); – nel caso di costi di “salvataggio” particolarmente elevati, valutare la possibilità di un’imposta patrimoniale una tantum sui patrimoni più elevati; – aumento della tassazione sugli immobili e sulle rendite immobiliari, con misure per ridurre l’evasione fiscale da parte dei percettori di redditi da locazione; – forte aumento della progressività dell’imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche, in particolare a partire dagli scaglioni superiori ai 100 mila euro l’anno.

2. Serve un governo pubblico della finanza Nuove istituzioni e regole devono guidare le attività finanziarie in Italia e a scala globale.
Per governare la finanza globale è necessario un nuovo sistema internazionale che definisca regole condivise tra tutti i paesi. L’Italia deve contribuire a questa discussione, contribuendo a modificare l’orientamento fin qui tenuto dall’Unione Europea. Una misura urgente e necessaria in questo campo è l’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni valutarie, in modo da ridurre il volume delle attività speculative sui mercati dei cambi e accrescere la stabilità. Inoltre, il Governo italiano può prendere alcune decisioni dirette per quanto riguarda le politiche da realizzare all’interno del paese. Esempi delle misure possibili sono i seguenti: a. I finanziamenti forniti dallo Stato alle banche devono prendere la forma di quote azionarie; un’agenzia pubblica, sul modello dell’Iri, potrebbe detenere tali azioni e svolgere un ruolo anche nell’orientamento delle attività svolte dalle società partecipate. b. È necessaria una forte regolamentazione delle attività finanziarie per limitare le operazioni speculative e aumentare la solidità e la trasparenza; tra queste si può proporre di: – aumentare le riserve necessarie per l’attività degli operatori finanziari – porre forti restrizioni alla vendita e all’acquisto di prodotti finanziari derivati, specie nel settore energetico, ambientale e delle materie prime; inoltre, dovrebbe essere vietato l’uso di derivati da parte di enti pubblici italiani.

3. Limitare la recessione Per ogni euro investito nel salvare il sistema finanziario, ci dev’essere un euro investito per tutelare e riconvertire l’economia reale.
L’Unione Europea e l’Italia dovrebbero impegnarsi a finanziare – con risorse pari a quelle destinate alla finanza – un piano d’investimenti pubblici su tre fronti principali: – infrastrutture e servizi: le “piccole opere” di tutela del territorio, miglioramento di scuole e servizi sanitari pubblici, sistemi di trasporto urbano e regionale, miglioramento della qualità della vita; – un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito; – incentivi pubblici a investimenti privati in energie rinnovabili e attività sostenibili dal punto di vista ambientale. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo, dare una risposta alle emergenze casa in molte città , di compensare le perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi e di riorientare lo sviluppo della nostra economia.

4. Redistribuire risorse e ridurre le diseguaglianze La politiche devono rovesciare l’aumento delle diseguaglianze e il trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi associato alla finanziarizzazione.
Negli ultimi vent’anni l’Italia è diventato uno dei Paesi con le peggiori diseguaglianze di reddito e di ricchezza d’Europa. La quota dei profitti e delle rendite finanziarie è aumentata in modo abnorme; le politiche di risposta alla crisi finanziaria devono essere coerenti con la necessità di avviare una redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri. Esempi di misure che possono contribuire a questi obiettivi sono i seguenti. – un aumento dell’imposizione fiscale sulle imprese (l’Ires) in modo aumentare del 30% le entrate in due anni, magari intoducendo una progressività dell’imposta; – reintroduzione della tassa di successione, che consente di redistribuire risorse tra le generazioni e di ridurre le diseguaglianze di ricchezza che derivano dai privilegi familiari; – valutare la possibilità di introdurre un limite al divario tra i superstipendi dei manager e quelli dei lavoratori; si potrebbe individuare l’obiettivo che il rapporto tra il dipendente più pagato e quello meno pagato di un’impresa o di un’amministrazione pubblica sia di 25 a uno. Tale rapporto dovrebbe essere vincolante per le istituzioni pubbliche. Per le imprese private, potrebbero essere introdotte misure che favoriscano scelte coerenti con una tale convergenza dei redditi; ad esempio, le imprese che superino tale rapporto potrebbero essere escluse dall’accesso ad agevolazioni fiscali e incentivi pubblici. Tale proposta è di particolare attualità negli Stati Uniti, dove il Presidente guadagna circa 25 volte il lavoratore del governo federale peggio pagato; anche il “guru” aziendale Peter Drucker ha suggerito che un rapporto di 25 a 1 tra i redditi più alti e più bassi assicura un equilibrato sistema di incentivi e una maggior efficienza produttiva. Misure di questo tipo potrebbero da un lato fornire le risorse necessarie per gli interventi straordinari necessari per far fronte alla crisi finanziaria internazionale, riducendo gli effetti negativi sull’economia reale, l’occupazione, i redditi più bassi; dall’altro lato potrebbero assicurare un’equa ripartizione dei costi del risanamento e porre le premesse per uno sviluppo stabile, equo e sostenibile del nostro Paese».

Giornata internazionale contro la violenza alle donne martedì 25 novembre

violenza-donne«La violenza sulle donne è uno dei crimini più diffusi e spesso nascosti e colpisce almeno il 20 per cento della popolazione femminile a livello mondiale» spiega  Telefono donna «è negazione della parità di diritti e opportunità, violazione, mutilazione o sfregio del corpo, sopraffazione e distruzione dell’identità e della dignità personale, deprivazione economica, segregazione, riduzione in schiavitù, stupro coniugale o di guerra. Negli ultimi anni, nel territorio comasco 2094 donne si sono rivolte a Telefono Donna, 259 solo nel 2007».

L’associazione comasca ha organizzato, insieme all’Unione provinciale commercio turismo servizi la distribuzione, fino ad esaurimento, di migliaia di sacchetti per il pane su tutto il territorio provinciale, in collaborazione: «Sarà un sacchetto di carta per il pane, identico agli altri e con la stessa funzione, ma con una scritta insolita: “Per molte donne la violenza è pane quotidiano”. Insieme allo slogan, vengono riportate indicazioni utili per chiedere aiuto.
Convegno nella Sala Ovale a Villa Gallia, sede dell’Amministrazione provinciale in via Borgovico, per presentare un protocollo d’intesa tra istituzioni comasche e terzo settore per combattere il fenomeno dei maltrattamenti nei confronti delle donne e dei minori «il frutto di un lavoro di dialogo e confronto tra i vari rappresentanti delle istituzioni locali con il mondo associativo e del Terzo Settore – si legge in una nota della Provincia di Como –  l’Amministrazione provinciale, la Prefettura, la Questura, il Comando provinciale dell’arma dei carabinieri, gli ospedali comaschi, il Provveditorato agli studi, l’Azienda sanitaria locale, gli Uffici di piano, le Associazioni di volontariato operanti nel territorio».
Programma:
Alle 10.30, introduzione ai lavori dell’assessore ai Servizi sociali e pari opportunità provinciale Simona Saladini;
Alle 10.40, 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, Ierta Zoni, presidente Associazione Telefono donna;
Alle 10.45, Il protocollo, le linee guida e le azioni per l’anno 2009, Paola Della Casa, coordinatrice del tavolo tecnico di lavoro;
Alle 11, interventi a cura dei singoli enti/ associazioni presenti;
Alle 11.30, Il servizio Svs presso la Clinica Mangiagalli di Milano, Donatella Galloni;
Alle 12.15, aperitivo.
Proiezione del film Racconti da Stoccolma di Anders Nilsson, vincitore dell’Amnesty International Film Award, al 57° Film Festival di Berlino (2007), al cinema Astoria di Como, in collaborazione con l’assessorato Solidarietà sociale e pari opportunità della Provincia. Una serata in cui interverranno Simona Saladini e l’assessore alle Pari ppportunità del Comune di Como Anna Veronelli.

Il 29 novembre alle16 in Biblioteca Comunale a Como, piazzetta Lucati, si terrà una conferenza della psicologa Elvira Reale sul tema Prima della depressione. I rischi per la salute delle donne, per la promozione dei gruppi di auto mutuo aiuto Lunaelealtre (progetto finanziato dalla L.R. 1/08 art.36 e approvato dalla ASL di Como).
Il 25 novembre verrà simbolicamente lanciato in tutta Europa l’Appello per la libertà di scelta delle donne promosso da Iniziativa femminista europea per un’altra Europa (Ife) che chiede al Parlamento europeo di garantire il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza in tutti i paesi dell’Unione con l’obiettivo della raccolta di un milione di firme. Il primo appuntamento per la raccolta sarà un banchetto venerdì 5 dicembre in piazza San Fedele a Como dalle 15 alle 16.30.

Cara libertà di stampa

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La serata è stata inframezzata dall’accompagnamento musicale della Orchestrina del suonatore Jones e da una pausa di degustazione di vini del circolo Arci Terra e libertà.
Sul palco Valentino Parlato, il manifesto, e Pierluigi Sullo, Carta, hanno dialogato con Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni, sulla crisi che colpisce l’editoria di sinistra in Italia.
«Se siamo ancora vivi lo dobbiamo a voi – ha esordito Parlato – Tremonti ha proposto di tagliare 3-3,5 milioni di euro per la stampa, ma dato che avrebbe colpito anche giornali come Avvenire, il Secolo d’Italia o la Padania hanno prorogato di un anno i tagli». «Non vi chiediamo solo soldi, scrivete critiche anche aspre e cattive, se no corriamo il rischiamo di addormentarci tutti. il manifesto ha bisogno di dialogo anche per crescere e migliorarsi».
«Siamo in un periodo difficile – ha aggiunto il presidente de il manifesto a proposito delle difficoltà della sinistra politica – con il rischio di una notte d’inverno a causa di una crisi come quella del ’29 che, con l’impoverimento delle classi medie, ha portato al fascismo e al nazismo». È andato oltre Sullo che citando Paul Ginsborg ha parlato di fine della democrazia: «Ormai non siamo più in una democrazia, ma in una fiction, ne è un esempio la vicenda della Commissione di vigilanza Rai che è di fatto un vaudeville».
«I media sono totalmente cambiati – ha spiegato il direttore di Carta –, noi, oltre al settimanale, produciamo un quotidiano on-line pubblicato alle 5-6 del pomeriggio sul nostro sito. Il New York Times ha affermato che entro cinque anni non avrà più una versione cartacea e sarà solo on-line. La distribuzione in edicola ci ammazza, dati i costi e l’obbligo di dovere stampare un elevato numero di copie, per questo puntiamo sugli abbonamenti che ci garantiscono delle entrate sicure e anticipate».
«La machina dell’informazione del tipo Murdoch e quindi Sky non ha più come obiettivo la formazione di un’opinione pubblica, il vecchio quarto potere, ma di trovare contatti, clienti per gli investitori pubblicitari — ha proseguito Sullo – l’informazione così come la democrazia non c’è più».
Alla stampa di sinistra è rimasto quindi solo un ruolo di testimonianza? Sullo ha fatto due esempi di silenzio dell’informazione l’Assemblea nazionale degli studenti di Roma, di cui non ha parlato nessun media nazionale, e lo sgombero del presidio contro la Turbogas ad Aprila, di cui non ha parlato neanche la Repubblica, dato che la Sorgenia che dovrà costruire l’impianto è di De Benedetti presidente del Gruppo editoriale l’Espresso. Per il direttore di Carta «il nostro compito è quello di ricostruire quei collegamenti che una volta erano dati da anni di lotte, permettendo un collegamento fra i tentativi di creare una differente democrazia, come in Val di Susa, e altri modi di vivere, che a volte non vengono considerati come politici, come i Gas (Gruppi di acquisto solidale) che sono un po’ come le mutue operaie di fine ‘800».
Il dibattito col pubblico, raccogliendo la richiesta di Parlato, ha toccato i punti i più disparati e avanzato qualche critica partendo dal rapporto con altre testate comuniste come Liberazione.
Per alcuni è stata una scelta assurda quella di pubblicare un altro quotidiano comunista, mentre altri hanno difeso la necessità per un partito come Rifondazione di avere un proprio organo di informazione.
La forma e la sostanza dello scritto del giornale hanno appassionato il pubblico con la richiesta di una scrittura più semplice e vicina alle classi popolari a cui ha risposto Parlato «quando le cose sono difficili e anche più complesso riuscire a spiegarle e a volte l’oscurità nella descrizione deriva anche dal fatto di non avere le idee chiare». Il problema del linguaggio ha anche stimolato Sullo: «Non si può più parlare di un linguaggio, ma di una disintegrazione, ognuno ha un proprio linguaggio». La via per il direttore di Carta è diventare “dei mediatori culturali” che possano fungere da trait d’union tra le esperienze che nascono nei più svariati luoghi d’Italia, dai comitati per l’acqua pubblica alla no Tav. Significativamente la complessità è stata rivendicata anche come stimolo per una crescita personale e un vero approfondimento delle questioni che caratterizza la testata di via Bargoni.
Un acceso dibattito è nato da una richiesta di eliminare dal sottotitolo la definizione di quotidiano comunista, definita «archeologia politica, quando ben poche persone si riconoscono in Italia nella definizione di comunista». Una discussione che si è sviluppata anche sui rapporti che le forze della sinistra cosiddetta radicale, «una definizione del Corriere della sera» ha precisato Sullo, hanno con il Partito democratico. La difesa di una tradizione che si rifà alla rivoluzione francese ed ai tre grandi principi di Liberté, égalité, fraternité è toccata a Parlato, che ha anche ricordato come grandi riforme in Italia siano state fatte quando c’era un Partito comunista all’opposizione più di quando le forze riformiste sono state al Governo.
Una speranza per il futuro sono i 1300 euro di sottoscrizione raccolti durante la serata per le due testate che, come emerso dal dibattito, sono una straordinaria contraddizione non risolta nei confronti del mercato. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sinistra unita per la scuola a Erba

giulemaniLe voci della politica degli insegnati dei genitori degli studenti e dei ricercatori al dibattito No ai tagli. No al maestro unico organizzato dalla Sinistra unita e plurale mercoledì 19 novembre alla Fondazione Casa Prina di Erba.

E’ durato fino quasi alle 24 l’incontro sulla scuola No ai tagli. No al maestro unico. La scuola pubblica è di tutti, di tutte introdotto da Celeste Grossi nella duplice veste di esponente della Sinistra unita e plurale e direttrice di école il trimestrale di Idee per l’educazione che ha messo in luce l’assonanza tra le caratteristiche del nuovo soggetto politico della sinistra, nato da due anni a Como, e la natura dell’”onda” plurale e capace di creare condivisione di obbiettivi e innovazione nelle forme di lotta per perseguirli.
Ben sette i relatori e le relatrici che hanno scandagliato i diversi aspetti dell’attacco alla scuola pubblica che il governo Berlusconi sta svolgendo svelando anche i molti inganni che l’informazione asservita al potere politico delle destre ha diffuso.
Alla puntale disamina degli effetti dei tagli all’investimento pubblico nel settore fatta con da Maria Chiara Acciarini, già sottosegretaria alle politiche per la famiglia nel governo Prodi, è seguito un approfondimento del tema dal punto di vista della Lombardia di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale eletto nelle liste del Prc, dove 15 anni di formigonismo hanno determinato non solo un sempre crescente finanziamento della scuola privata, con i famigerati buoni, ma anche più recentemente l’intervento a spese della collettività persino per la costruzione delle scuole private.
Una genitrice, Oriana Fusi, e una maestra, Patrizia Spreafico, hanno quindi evidenziato l’assurdità dell’attacco alla scuola primaria, segmento più qualificato dell’intero sistema scolastico nazionale, denunciando che nella proposta di ritorno al maestro unico non si deve leggere solo l’intenzione devastante della riduzione degli investimenti a qualsiasi costo, ma anche la rinuncia al tentativo avviato proprio nella scuola primaria di comprensione della complessità del bambino e della necessità di assicurargli occasioni formative adeguate alla complessità della realtà.
Scoraggiante il quadro presentato da Luca Foggetta cercatore universitario all’Istituto di fisica nucleare che con argomentazioni ineccepibili sul piano scientifico ha smontato alcuni dei luoghi comuni sul costo della scuola e della ricerca in Italia dimostrando che, nonostante l’entità degli investimenti per cui si debba parlare più di volontariato che di occupazione retribuita, la ricerca italiana produce ancora idee e innovazione.
La parola è passata quindi agli studenti, con l’intervento di Stefano De Agostini universitario dell’Iskra di Cantù che ha chiarito che le strutture universitarie sono già fatiscenti e che un’ulteriore diminuzione degli investimenti produrrà la paralisi, e con la relazione di Michele Bianchi del Magistrale di Como, Iskra di Cantù, che ha dimostrato come la riduzione dei curricoli nella media di secondo grado e la privatizzazione delle scuole produrrà danni incalcolabili all’intera società e si è riferito al famoso intervento di Calamandrei del 1950 per ricordare come le destre attacchino la scuola pubblica per preparare una dittatura.
La serata si è conclusa con un breve dibattito e con la lettura di alcuni slogan dell’”Onda” che hanno permesso ai circa settanta partecipanti di lasciare la sala con il sorriso della speranza.

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