Degrado urbano/ A Natale la baraccopoli chiusa in piazza Cavour è il simbolo dello squallore
Ai turisti in giro il giorno di Natale a Como nel “salotto buono” sarà sembrata strana la baraccopoli di piazza Cavour. Avranno pensato con soddisfazione che la città di frontiera si stia attrezzando con un campo profughi per continuare la storia di millenaria accoglienza di Como. Non è così, è solo un aspetto dell’occupazione inconsulta di ogni angolo del cuore della città che “chiusa” (finalmente) per il giorno di festa appare in tutto il suo triste squallore. Ma tornerà il buio e ci si potrà ancora baloccare con le meraviglie dell’arte e dell’architettura comasca ridipinte da fantasmagorie di luci pacchiane, effetti speciali di una città costretta da chi la governa a vergognarsi della sua bellezza e della sua storia civile.







La fama di Como sembra legarsi, quasi fatalmente, all’aspetto dell’accoglienza. La stessa città che ospita decine di eleganti alberghi con vista su lago e montagne, magnificata da milioni di foto che girano per la rete ispirando ancor più persone a visitarla, si pone in modo assai diverso quando si parla di ospitare e prendersi cura degli “ultimi”, quale che ne sia la provenienza. «Prima gli italiani», argomentano alcuni (anzi, molti); allo stato attuale, sarebbe forse più onesto – anzi tautologico – riformulare con prima i primi.


