Il consiglio provinciale di martedì 1 aprile

Esaminati gli emendamenti di maggioranza e opposizione al bilancio nel consiglio provinciale di martedì 1 aprile: l’università avrà altri tre stabili, solo 200 mila euro per la variante alla Tremezzina, mentre resta nel Piano triennale delle opere pubbliche la Garibaldina bis.

È iniziato con quaranta minuti di ritardo il consiglio provinciale di martedì 1 aprile, in cui si sono discussi e votati gli emendamenti proposti da maggioranza e opposizione.
Ivano Bianchi, capogruppo Lega Nord, ha aperto la seduta illustrando i due emendamenti che portano la sua firma. Il primo prevede il recepimento dei contributi per l’ampliamento del Polo Universitario di Como, che saranno utilizzati per la costruzione degli ultimi tre lotti mancanti, mentre il secondo emendamento mirava ad incassare dai Comuni interessati dalla variante alla Tremezzina la somma di 50 mila euro per completare la fase di progettazione dell’opera.
Se la prima proposta ha incontrato il voto favorevole di tutto il consiglio, alcuni dubbi sono sorti sulla legittimità della seconda.
«L’accordo di programma definitivo sull’opera non è ancora stato firmato! – ha tuonato Mauro Guerra (Pd) – Si vuole incassare una cifra per cui nessun Comune della Tremezzina ha ancora dato il via libera!». Il consigliere ha poi ricordato l’impegno preso dal consiglio, con una mozione votata all’unanimità, in cui la Provincia avrebbe dovuto prevedere nel bilancio la quota per completare la progettazione della Tremezzina. Somma che però non compare nel documento finanziario 2008.
Visto l’imbarazzo dell’assessore alla viabilità Pietro Cinquesanti, il compagno di partito e firmatario dell’emendamento ha deciso di ritirare la proposta.
Stessa sorte per il terzo emendamento, proposto dalle minoranze, che mirava al potenziamento dell’ufficio legale interno rendendolo qualificato a rappresentare la Provincia in giudizio. La giunta, come comunicato del presidente Leonardo Carioni, sta già lavorando ad un progetto simile e ciò ha indotto il primo firmatario Mauro Guerra a ritirare l’emendamento per trasformarlo in un ordine del giorno.
Oggetto del quarto emendamento invece il futuro ruolo della Provincia. «Se vogliamo creare un’istituzione leggera – ha spiegato Mauro Guerra – che sappia coordinare e programmare le realtà locali, dobbiamo incentivare l’associazionismo e la cooperazione intercomunale. Non con misure una tantum, ma tramite un quadro complessivo di servizi di assistenza, come proponiamo con questo emendamento». I 90 mila euro per l’operazione sarebbero stati sottratti alle voci di spesa per la rappresentanza istituzionale e per i grandi eventi, ma l’emendamento è stato bocciato con 21 voti contrari e 6 favorevoli.
Salta anche l’emendamento sulla tessera unica intermodale per i residenti in provincia, dopo l’annuncio di un progetto simile a cui starebbe lavorando la giunta. Se ne discuterà nella seduta di mercoledì quando le minoranze presenteranno un ordine del giorno sul tema.
Respinto invece l’emendamento che eliminava dal Piano triennale delle opere pubbliche la Garibaldina bis, che incide sul bilancio per oltre 5 milioni. Le ragioni dell’emendamento, per la minoranza, stanno nella contrarietà al progetto espressa dalle comunità locali e delle amministrazioni, che difficilmente accetteranno di firmare l’accordo di programma per l’opera.
Stesso esito per la proposta di recupero dei fondi per la variante alla Tremezzina tramite un taglio orizzontale dell’uno per cento su tutte i capitoli di spesa sulla prestazione di beni e servizi. «Ho presentato quest’emendamento provocatoriamente – ha spiegato Mauro Guerra – perché non è possibile che dopo l’impegno preso con la mozione non si siano trovati i 400 mila euro che servono a concludere la fase di progettazione. È impensabile che queste risorse siano messe dai Comuni».
I fondi per la variante sono infine arrivati con l’approvazione del nono emendamento, che però prevede solo la spesa di 200 mila euro per concludere la fase di progettazione.
Con la concessione di una nuova discarica a un privato la Provincia suppone poi di incassare nel 2008 300 mila euro, che grazie ad un emendamento di Giancarlo Galli saranno destinati ai Comuni come contributi per dare consulenza sulla progettazione delle V.a.s. e la redazione dei propri Piani energetici ai comuni che ne facciano richiesta.
Sempre Giancarlo Galli con il suo ultimo emendamento ha voluto rimarcare la sua idea di Provincia moderna, che per meglio organizzare i servizi pubblici di sua competenza dovrebbe sfilarsi dalla gestione delle partecipate. «L’interesse pubblico coincide con il libero competere delle imprese e non con la proprietà provinciale. Anche l’opinione pubblica chiede che le istituzioni escano dalle partecipate per esercitare meglio il loro ruolo di controllo e progettazione». L’emendamento approvato spinge per una riflessione sulla partecipazione alle società di servizi pubblici, lasciando intendere la possibilità di vendere le proprie quote. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di martedì 1 aprile 2008

Nonostante la mancanza di surroga di un consigliere comunale è incominciata martedì primo aprile la discussione sul bilancio comunale dopo la presentazione dell’assessore Alessandro Colombo.

Il consiglio comunale di martedì 1 aprile è iniziato con la comunicazione da parte del presidente, Mario Pastore, delle dimissioni, pervenute alle 17.30 del pomeriggio all’ufficio protocollo, di Giuseppe Santangelo, Udc. Secondo il regolamento all’art. 25 comma 3 «nel caso di successiva cessazione, per qualsiasi causa, dalla carica di consigliere comunale si procede alla surrogazione nella prima adunanza che segue al verificarsi della stessa convalidando l’elezione di colui che nella medesima lista» ha riportato il maggior numero di voti, in questo caso Pierangelo Gervasoni. Dati i tempi ristretti il presidente del consiglio confortato dal parere, anche legale, degli uffici comunali ha deciso di non annullare la seduta consiliare e di iniziare comunque a discutere del bilancio, spostando la surroga del consigliere Santangelo alla prossima seduta di giovedì 3 aprile. Questa decisione ha scatenato la pronta reazione delle minoranze: per Vincenzo Sapere, Gruppo misto, «il tempo per mandare un avviso per il cambiamento dell’ordine del giorno ci sarebbe potuto essere e un consigliere comunale non può non partecipare alla presentazione di un atto fondamentale come il bilancio», Mario Lucini, Pd, ha palesato la sua difficoltà «a comprendere come possa svolgersi un consiglio comunale quando questo organismo non è nel suo organico costituzionalmente previsto» e per Vittorio Mottola, Pd, «il consiglio o è completo o non lo è». Per il presidente Pastore non vi erano problemi dato che «la nostra struttura sostiene convintamente di essere nel giusto», sostenuto dal segretario generale Oliviero Emoroso che ha interpretato «laddove è scritto prima seduta si deve intendere come prima seduta utile» altrimenti «si concretizzerebbero degli strumenti per condizionare in modo improprio la vita del consiglio». Ad una successiva domanda di Luca Gaffuri, capogruppo Pd, sulla possibilità di votare, anche poi per casi di parità, il segretario generale ha chiarito che una scelta in tal senso può dipendere dalla «sensibilità politica».
Una riunione dei capigruppo ha quindi deciso di non annullare la seduta ma di proseguire i lavori con la sola presentazione del bilancio ed un primo giro di domande informative, rimandando il dibattito vero e proprio alla seduta di giovedì, subito dopo la surroga del consigliere Santangelo.
Ha preso così la parola l’assessore Alessandro Colombo che ha spiegato gli indirizzi del bilancio in discussione che vede il blocco di tributi come Ici e Irpef, l’adeguamento secondo rilevamenti Istat delle tariffe dei servizi alla persona, l’adeguamento dei contratti di manutenzione ordinaria e un migliore sistema di controllo gestione, la «scelta strategica», atta a diminuire gli sprechi dell’amministrazione. È in corso anche un processo di diminuzione del debito rivendicato dall’assessore al bilancio che ha ricordato la scelta di non accendere mutui nel 2007. Per il 2008 si prevede un 66% di spese correnti ripartite al 23% per il sociale contro un 25% per la macchina amministrativa. L’assessore ha sottolineato poi come sia aumentata la copertura media dei costi dei servizi alla persone salita al 42-45%, contrariamente agli anni scorsi quando seguiva un trend discendente verso il 40%. Un tema caro, con l’adeguamento delle tariffe, alla ventina di genitori che hanno assistito come pubblico al consiglio interessati a capire come il bilancio comunale potrà influire sul loro futuro.
Aperto il dibattito Donato Supino, Prc, ha posto l’accento sull’edilizia popolare chiedendo: «Nel programma del sindaco erano previsti 250 nuovi alloggi, nel programma triennale dove sono?». L’assessore Enrico Cenetiempo ha replicato assicurando: «I 250 alloggi li faremo, anzi con quelli che verranno edificati in via Alebbio ne mancano solo 220». Mario Lucini ha chiesto «quanto ci ha rimesso il Comune, o guadagnato, dagli Swap?». Gli ha risposto la responsabile del servizio finanziario Angela Bertuzzi spiegando che il Comune ha avuto una perdita al 15 di gennaio di 280 mila euro, coperti però da uno speciale Fondo rischi Swap di 350 mila euro.
L’assessore Colombo ha specificato inoltre che il tetto di spesa per le consulenze sarà di 345 mila euro. Data l’ora tarda il dibattito è stato poi aggiornato a giovedì 3 aprile. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il bilancio provinciale 2008, l’opposizione propone 5 emendamenti e 7 ordini del giorno

L’opposizione si compatta dopo la presentazione del bilancio 2008 e fa le sue proposte: cinque emendamenti e sette ordini del giorno simbolici su mobilità, lavoro ed energia.
«Un bilancio difficile, che segnala una situazione di grande difficoltà» così il capogruppo provinciale del Partito democratico Mauro Guerra descrive il bilancio proposto dall’amministrazione per il 2008. Le minoranze si ritrovano compatte nella critica alle previsioni di spesa e puntano il dito sulle spese correnti, diminuite del 20 per cento rispetto al 2007, ma in continua crescita negli ultimi 5 anni.
E ancora denunciano – sempre per bocca di Guerra – un costante calo delle spese in conto capitale, gli investimenti, a fronte dell’innalzamento delle aliquote sui tributi provinciali: la tassa sul consumo di energia elettrica per usi non domestici così come l’imposta provinciale di trascrizione, che grava sulla compravendita di automobili, sono rincarate del 30 per cento.
«Questo adeguamento delle aliquote – ha spiegato Mauro Guerra – sancisce un incremento dell’11 per cento del gettito fiscale, facendo incassare alla provincia quattro milioni di euro in più rispetto allo scorso anno. Nonostante ciò, se confrontiamo il bilancio 2008 con quello dello scorso anno troviamo molti segni negativi: meno 30 per cento a cultura e beni culturali, meno 37 per cento alla pubblica istruzione, meno 20 per cento ai servizi sociali».
In vista del dibattito sul bilancio, iniziato lunedì 31 marzo, le minoranze hanno preparato cinque emendamenti e sette ordini del giorno «che non stravolgono il bilancio, ma segnalano simbolicamente alcuni temi». Si parte dalla viabilità. Il primo emendamento chiede che rimangano in cassa i cinque milioni di euro previsti per la Garibaldina – bis, considerata dai firmatari inutile e prematura, e concludere la progettazione della Tremezzina, variante della Regina, per cui occorrono 400 mila euro. «Lo scorso anno era stato approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si sollecitava la giunta a trovare le risorse per questo progetto. Progetto purtroppo assente nel bilancio a noi presentato». Sempre nel campo dei trasporti, avanzata la proposta di stanziare 20 mila euro per la creazione di una tessera unica di circolazione, che permetta ai cittadini comaschi di usufruire di tutti i servizi di trasporto pubblico, dalla funicolare all’aliscafo.
Le minoranze chiedono poi il taglio delle spese per incarichi e consulenze esterne, investendo le risorse risparmiate per il potenziamento dell’ufficio legale provinciale, accreditandolo per gestire i contenziosi anche in sede di giudizio. È stata avanzata anche la proposta di convenzionare l’ufficio con quei Comuni della provincia che potrebbero aver bisogno di assistenza legale a tariffe agevolate.
Ancora sul mondo del lavoro, le minoranze propongono la rapida risoluzione di quelle vertenze sindacali ancora aperte con l’amministrazione e la stabilizzazione dei precari negli uffici provinciali. Emblematico l’esempio dei dipendenti del centro per l’impiego, lavoratori a tempo determinato da ormai otto anni.
In ultimo è stato presentato un ordine del giorno che invita alla stesura di un piano quinquennale per la riconversione energetica degli edifici pubblici e del patrimonio. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 31 marzo 2008

Il bilancio 2008 nelle parole dei consiglieri provinciali: il centro destra punta il dito contro uno Stato troppo avaro di risorse e invoca il federalismo fiscale, la minoranza accoglie la proposta ma ricorda le responsabilità di chi ha governato la Provincia negli ultimi 5 anni.

È toccato al presidente Leonardo Carioni aprire la seduta consiliare di lunedì 31 marzo con il consueto attacco a quello che ha definito l’aberrante federalismo inverso. «Il sistema fiscale vigente che impone alla Provincia di restituire allo Stato 8 milioni di euro l’anno ci ha costretto ad alzare le aliquote su trapassi ed energia elettrica. Abbiamo dovuto anche eliminare importanti investimenti sulle opere pubbliche già previsti. Per questo mi auguro che il consiglio riesca a stilare un documento unitario per sollecitare il futuro governo ad istituire un reale federalismo fiscale».
Il presidente ha poi ricordato alcuni degli impegni monetizzati con il bilancio 2008: la costruzione delle strade d’accesso al nuovo Sant’Anna, i fondi a sostegno della disabilità e la conferma del Sistema turistico del lago di Como, che superati gli scandali di fine 2007 ripartirà con una nuova organizzazione in cui i finanziamenti saranno erogati dagli enti pubblici e non dai privati.
La risposta della minoranza è arrivata per bocca di Mauro Guerra, pronto a discutere e ragionare con il consiglio su un documento pro federalismo fiscale da inviare a Roma. Il capogruppo del Pd ha poi ricordato che le responsabilità di questo «bilancio dal fiato corto» vanno cercate tra chi ha governato la Provincia nei cinque anni passati, gli stessi che ora incolpano lo Stato per la difficile situazione economica.
«Oggi sono anche i conti – ha proseguito Guerra – a chiederci di ripensare alla nostra funzione. Occorre un programma destrutturante per noi e incentivante per i Comuni, nell’ottica di una Provincia che lavori come coordinatrice tra i Comuni. Certo bisognerebbe riscrivere il bilancio, noi non ne abbiamo avuto la possibilità, e presentiamo quindi solo alcuni emendamenti simbolici». Emendamenti che verranno discussi nelle sedute di martedì 1 e mercoledì 2 aprile.
Un’altra la soluzione proposta da Giancarlo Galli che vede nella liberalizzazione dell’acqua, dei trasporti e della gestione dei rifiuti la ricetta ideale per snellire le competenze provinciali. «Dobbiamo abbandonare il vecchio modello di partecipazione – ha spiegato Galli – per lasciare alla Provincia il ruolo di programmatore e controllore dei servizi, assolvendola dai compiti di gestione».
Concluso l’intervento ha preso la parola Ferdinando Marzara, presidente del consiglio, per una comunicazione: «L’Expo 2015 è stato assegnato a Milano!». Euforia tra i consiglieri, che si concedono un breve ma intenso applauso. Solo Fabio Moltrasio (Pse) e Cornelia Borsoi (Lista civica) rimangono imperturbabili, mentre Rosangela Arrighi (Pd) si esalta in un «Viva Prodi!» urlato tanto forte da risaltare tra gli applausi.
Terminata l’euforia per la vittoria meneghina si riprende a discutere di bilancio. La parola a Serafino Grassi, capogruppo di Forza Italia, che individua nei finanziamenti statali troppo bassi (circa 3 euro per abitante) la causa di questo «bilancio di sofferenza».
A chiudere il dibatto è intervenuta Rosangela Arrighi che ha ricordato con deciso piglio polemico la discussione del bilancio 2007. «Lo scorso anno a parità di contributi da versare allo Stato, l’assessore al bilancio rassicurava il consiglio sull’esistenza di risorse per ogni progetto. Ora siamo alla resa dei conti, ma i veri problemi saranno nel futuro. E le responsabilità non sono da cercare altrove ma hanno nomi e cognomi ben precisi». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 31 marzo 2008

Approvata la nuova definizione del reticolo idrico minore di competenza comunale nel consiglio comunale di luned’ 31 marzo.

Nelle dichiarazioni preliminari al dibattito consiliare, Vincenzo Sapere, Gruppo misto, dopo l’assegnazione dell’Expo 2015 a Milano, ha auspicato che «non ci si faccia sfuggire l’occasione e nei prossimi anni Como sia all’altezza della situazione per quello che l’evento può dare sul piano del turismo e del lavoro» trovando l’accordo di Roberto Rallo, Fi, che ha paventato la possibilità di istituire una commissione ad hoc per l’evento.
Il discorso è così passato all’argomento principale della serata: la variante per la definizione del reticolo idrico minore di competenza comunale, ossia la disciplina dei corsi d’acqua minori.
L’assessore Umberto d’Alessandro ha esposto la delibera sul reticolo minore comasco, ricordando come al di fuori di questa regolamentazione rimangano ancora di competenza regionale il Seveso, il Breggia e il Cosia. La parola è passata quindi a Mario Lucini, Pd, presidente della commissione territorio del Comune, che ha spiegato come sia stata presa la decisione di non definire quali torrenti potessero avere una deroga ai dieci metri di rispetto, riducibili a quattro, lasciandone facoltà agli uffici comunali. La fascia di rispetto impedisce che vengano fatte nuove edificazioni lungo i bordi dei corsi d’acqua.
Le opposizioni hanno presentato otto emendamenti di cui il primo, nelle intenzioni dei proponenti chiarificatorio di alcuni punti del regolamento, è stato votato per punti di cui solo il terzo ed ultimo è stato approvato dal consiglio. Accolto dal consiglio invece il secondo emendamento, che per Mario Lucini era «essenzialmente collaborativo, ed esprime il calcolo delle zone di rispetto in modo più lineare e meno equivocabile», così come il quarto che prevede la deroga per elementi infrastrutturali pertinenti alla rete. Parere contrario per il terzo emendamento, che proponeva di eliminare la possibilità di deviazioni di corsi d’acqua naturali, per l’assessore D’Alessandro inaccettabile anche per esigenze di pubblica utilità, rendendo così inattuabile il quinto di conseguenza ritirato. Respinto anche, per un soffio, il sesto l’emendamento che prevedeva delle regolamentazioni più stringenti per le ristrutturazioni per gli edifici posti nelle fasce di rispetto. Approvato il penultimo emendamento su una più stringente definizione delle aree con possibilità di deroga, mentre è stato bocciato l’ultimo sempre sulle deroghe per i corsi d’acqua intubati, che proponeva di eliminare un passaggio in cui «sembra ci sia scritto Ticosa» ha detto Mario Lucini, ricordando la roggia Molinara che passa nell’area ex-Ticosa. Il voto finale ha visto l’aprovazione da parte della maggioranza più Area 2010 e l’astensione delle altre minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Vivi sostenibile, edizione 2008

«Contaminare più gente possibile» questo il senso del progetto Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo, espresso da Marco Servettini dell’associazione L’isola che c’è che da più di quattro anni si impegna a diffondere un differente stile di vita.

In una conferenza stampa, venerdì 28 marzo all’Avc-Csv di via Col di lana 5, sono stati presentati i risultati dell’edizione 2007 del progetto Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo. 349 iscritti, 14 comuni coinvolti, 70 tra incontri e laboratori, 45 relatori provenienti dal territorio: un successo quello ottenuto nella scorsa annata dall’Isola che c’è e dalla sua rete, in collaborazione con il Coordinamento comasco per la Pace e l’Avc-Csv.
I temi che più hanno entusiasmato i partecipanti agli incontri sono stati quelli dell’abitare, preferito dagli uomini, e del mangiare, più sentito dalle donne, meno recepito è stato quello della mobilità. Dalla collaborazione con i Comuni e con le realtà locali sono nati diversi percorsi specifici: un’esperienza di pedibus a Guanzate, la nascita di un nuovo Gruppo di acquisto solidale a Villa Guardia e il consolidamento dei Gas già esistenti a Capiago Intimiano e Guanzate, lo sviluppo della ciclabilità nel comune di Erba e l’avvio di due corsi teorico-pratici: uno sull’autocostruzione di pannelli solari a Lurate Caccivio e uno sull’alimentazione naturale a Como e Grandate.
L’attivismo comasco, ha sottolineato Marco Servettini dell’associazione L’isola che c’è, è stato segnalato anche più volte dalla stampa locale e perfino dalla testata regionale del Tg3. Lo scopo del progetto del 2007 – ha continuato il portavoce de L’isola che c’è – è stato quello di far conoscere ai cittadini differenti stili di vita più consapevoli e sostenibili. La realizzazione di Vivi sostenibile, a qualcuno piace farlo è stata possibile grazie ai finanziamenti della fondazione Cariplo della regione Lombardia ottenuti vincendo un bando per l’educazione ambientale. Il costo del progetto è stato di 90 mila euro che la fondazione ha coperto al 60 per cento, la rimanente quota è stata raccolta tra gli organizzatori e i Comuni che hanno aderito all’iniziativa. La sfida per il futuro è di non dipendere più dalla fondazione Cariplo e di riuscire a stipendiare gli operatori che collaborano col progetto.
Per il progetto Quotidiano sostenibile 2008 sono stati coinvolti 20 Comuni e la novità più importante è stata l’adesione dell’ospedale S. Anna di Como. Al personale della struttura ospedaliera verranno proposti degli incontri per conoscere un utilizzo più ecologico e razionale delle risorse. I primi undici percorsi del progetto Quotidiano sostenibile 2008 verranno attivati da marzo, mentre altri partiranno in autunno. Una grossa novità sarà Municipi sostenibili, quattro seminari che propongono agli amministratori locali la possibilità di sviluppare le conoscenze sui temi della sostenibilità nell’attività edilizia e nel governo del territorio, della mobilità urbana, della trasparenza e della lotta alle mafie negli appalti pubblici, della partecipazione e della cittadinanza attiva. A questi incontri parteciperanno rappresentanti di istituzioni comunali provenienti da diverse zone d’Italia. In autunno questi temi verranno riproposti attraverso dei corsi di formazione che serviranno ad affinare gli strumenti di governo del territorio. Differentemente dalla passata edizione, sono state organizzate delle iniziative tese a interagire maggiormente con la cittadinanza dei comuni coinvolti. Verranno realizzate delle fiere solidali che coinvolgeranno produttori locali, durante le quali si terranno animazioni e laboratori per bambini e adulti. La prima fiera si terrà a Ponte Lambro in via Roma sabato 5 aprile dalle 14 alle 18. Inoltre il gruppo musicale La moranera presenterà il suo nuovo spettacolo Consumati attraverso le immagini e la musica verranno presentati gli aspetti positivi di un differente stile di vita. Il primo concerto sarà sabato 19 aprile alle 21.30 al centro civico di Bulgarograsso in via del Ravarino. Il programma completo delle iniziative è reperibile sul sito www.lisolachece.org. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]


Quando la mobilità diventa leggera

Nel secondo appuntamento del percorso Vivi sostenibile promosso dall’associazione L’isola che c’è si è parlato di mobilità sostenibile e turismo responsabile con Marco Castiglioni e Filippo Camerlenghi.

«L’associazione la Città possibile – ha esordito l’architetto Marco Castiglioni – si occupa di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini intorno ai temi della riconquista e trasformazione degli spazi urbani. Il nostro obiettivo primario, in collaborazione con amministrazioni e cittadini, è quello di mettere a punto nuove politiche degli spazi urbani ispirate ai principi dell’ecologia urbana». Dal 1994 – ha spiegato il relatore alla trentina di presenti – Città possibile è impegnata in una serie di campagne per la riconquista degli spazi verdi, la sistemazione dei cortili scolastici, l’attuazione di interventi di moderazione della circolazione, ecc. «La mobilità è un aspetto essenziale del vivere quotidiano – ha proseguito Castiglioni – ed è in stretta relazione con molti aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito ad aumentare il numero di persone che si spostano con l’auto. I mezzi pubblici, infatti, non sono in grado di servire tutte queste zone contemporaneamente». L’eccesso di motorizzazione privata – ha chiarito il relatore – non solo compromette la mobilità, ma è rischioso per la salute. I dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) del 1998 parlano di 3.500 decessi per inquinamento, ogni anno, e di 1.900 ricoveri per problemi respiratori dovuti all’inalazione di sostanze tossiche aspetti: l’inquinamento, i rischi per la salute, la sostenibilità. La dispersione degli insediamenti sul territorio ha contribuito prodotte dalle auto. Senza contare che, secondo i dati Istat/Aci relativi al 2004, dei 224 mila incidenti che sono avvenuti sulle strade italiane il 74 per cento si è verificato nelle aree urbane. La macchina è diventata una protesi della quale non riusciamo a liberarci, pensiamo i nostri spostamenti sempre in termini di auto – ha sottolineato il relatore – senza prendere in considerazione mezzi alternativi».
Castiglioni ha introdotto il concetto di intermodalità, la possibilità di mettere in relazione diverse modalità di trasporto, per utilizzare il mezzo più adatto in base alle nostre esigenze. L’integrazione modale – ha chiarito l’architetto -permette di creare un effetto di sinergia tra mezzi di trasporto differenti e garantisce un risparmio in termini di costi economici, una maggiore sostenibilità degli stili di vita e una migliore qualità della vita, una riduzione del traffico e dell’inquinamento. Questo modo di muoversi è già una realtà in molti paesi europei, in Italia invece, secondo Castiglioni, «il trasporto pubblico, per come è strutturato, non è in grado di assolvere da solo le esigenze di mobilità di tutti i cittadini. Occorre valutare altri strumenti alternativi». Il relatore ha parlato quindi di minibus, di car pooling, di car sharing e di pedibus.
I minibus a chiamata sono un’alternativa alla macchina per tutti quegli utenti che vivono in zone “a domanda debole”, dove i mezzi pubblici sono sottoutilizzati ed effettuano un numero limitato di corse. Il servizio a chiamata prevede che i cittadini possano, prenotandosi telefonicamente, comunicare la fermata e l’ora di partenza.
Il car pooling, invece, prevede la condivisione della stessa auto da più persone che compiono un medesimo tragitto, mentre il car sharing è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio vicino al proprio domicilio, e pagando in base all’uso reale. L’automobile da bene di consumo diventa così solo un servizio, favorendo un cambio di prospettiva da parte degli utenti e una maggiore consapevolezza dei reali costi di utilizzo.

Il pedibus, infine, non è altro che un autobus a piedi, che accompagna i bambini da casa a scuola e viceversa percorrendo un itinerario preciso, con orari e fermate stabilite. É guidato da genitori, volontari ed insegnanti e oltre a contribuire a ridurre l’inquinamento consente ai bambini di muoversi, di socializzare e abituarsi alle regole della strada divertendosi.
La diffusione di questo modello di spostamento, nel prossimo futuro – ha concluso il relatore – sarà soggetto ad un potenziamento del servizio di trasporto pubblico, all’adozione di adeguati strumenti di pianificazione (ad esempio il Piano urbano della mobilità), ad azioni di disincentivo dell’uso dell’auto da parte delle amministrazioni, alla definizione di logiche di rete, con la creazione ad esempio di zone di interscambio in prossimità delle stazioni, dove depositare le biciclette, e all’istituzione di un biglietto unico per l’utilizzo combinato di più mezzi (ad esempio tram, autobus e treno).
Filippo Camerlenghi, rimasto a corto di tempo per il dilungarsi dell’intervento di Castiglioni, ha cercato in pochi minuti di fare chiarezza sul concetto di turismo responsabile: «non esiste una definizione precisa e non esistono parametri che chiariscono con precisione che cos’è il turismo responsabile. Si tratta di un approccio – ha spiegato il relatore – caratterizzato da una duplice preoccupazione che il turista deve avere nei confronti dell’ambiente dei luoghi che visita e del benessere delle popolazioni che vi abitano. Il concetto di sostenibilità va quindi inteso in senso economico, ambientale e sociale». Molto spesso – ha proseguito Camerlenghi – l’espressione viene utilizzata in riferimento al turismo nei paesi in via di sviluppo o comunque rivolto verso paesi lontani, ma in realtà «questo tipo di turismo si può fare anche in provincia di Como. Accanto alle grandi destinazioni i tour operator offrono sempre di più itinerari enogastronomici, visite a musei etnografici e a realtà poco conosciute, proprio perché l’interesse turistico è cambiato negli ultimi anni. Il turismo responsabile non è altro che una risposta a questi nuovi bisogni e applicato al nostro territorio potrebbe conferirgli nuovo valore». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di giovedì 27 marzo 2008

Bruni boccia la proposta di modifica del sistema comunale di aiuti alle famiglie avanzata dalle minoranze. Il consiglio resta in attesa della proposta della maggioranza.

Il consiglio comunale di giovedì 27 marzo ha visto al centro del dibattito una mozione proposta dalle minoranze per la riforma del sistema comunale di aiuti alla famiglia. Per il primo firmatario, Franco Fragolino del Pd, «bisogna attuare la promozione del soggetto famiglia, uscendo dalla logica assistenzialista e riconoscendo la famiglia come vero perno della coesione sociale del territorio». Gli aiuti previsti nella mozione si concretizzano nel miglioramento dei servizi offerti alle famiglie, con l’introduzione di una consulta delle associazioni famigliari e di un fondo unico per la famiglia, che dovrebbe raggruppare alcuni fondi ora separati. E ancora sconti su Tarsu e Ici sulla prima casa, portierato sociale e potenziamento del ruolo degli assistenti sociali, con un’attenzione particolare verso i problemi delle famiglie straniere.
Tematiche che hanno destato l’interesse di Roberto Rallo: «è facile parlare di 194, 195, 196… E poi dimenticarsi della famiglia nel momento del bisogno», che ha però espresso perplessità sulla definizione della consulta.
Di più ampio respiro l’intervento del sindaco Stefano Bruni, che sottolineando la centralità della famiglia ha però criticato l’azione del governo uscente, reo di aver voluto aprire il campo normativo alle famiglie “non tradizionali”, anche se senza successo. Il sindaco ha ricordato anche l’esperienza francese del quorum famigliare in cui le tasse sono riscosse su base familiare e le aliquote sono calcolate anche rispetto alla quantità di componenti della famiglia. Ma nonostante l’attenzione che l’amministrazione dichiara verso le famiglie, Bruni ha proposto di ritirare la mozione per iniziare prossimamente una discussione sull’argomento «prendendo anche spunto da questa mozione, eliminando però i punti di pura demagogia».
La discussione si è poi spostata sulle diverse definizioni di famiglia: per Marcello Iantorno, Pd, «la famiglia non è più solo quella tradizionale, ma è un unione di persone che stanno insieme con una forte solidarietà umana e affettiva». Posizione che ha incontrato la contrarietà di buona parte del centrodestra a partire dai consiglieri di Alleanza nazionale Claudio Corengia e Marco Butti.
La maggioranza ha quindi proposto un emendamento per posticipare la discussione e affrontarla all’interno della terza commissione comunale, quella che si occupa dei servizi sociali. Proposta respinta dai firmatari della mozione, nata proprio per sollecitare il Comune a prendere rapidamente una decisione sull’argomento.
Un appello accorato al voto favorevole è poi arrivato dal consigliere Mario Molteni, Per Como, «non pensavo che la discussione raggiungesse questo livello. Credo nella famiglia come vi crede il sindaco e mi discosto da Iantorno, Supino e Magatti. Lo spirito cristiano mi porta a parlare di solidarietà. Non la vedo sotto l’aspetto politico. La consulta famigliare è anche nel programma elettorale della maggioranza. Il 90 per cento di ciò che è contenuto nella mozione è anche nel vostro programma! Ed è assurdo che magari tra due mesi una proposta simile ci verrà presentata da voi!».
Luca Gaffuri ha stigmatizzato quindi «l’atteggiamento dilatorio di una maggioranza che posticipa le discussioni come per il trasporto pubblico, non permettendo mai al consiglio comunale di entrare nel merito delle questioni».
La mozione è stata così bocciata, nonostante il voto favorevole delle minoranze esclusa Paco, il cui rappresentante Bruno Magatti è uscito dall’aula dichiarandosi contrariato «da un dibattito incentrato sul mettere cappelli e primogeniture su tematiche delicate come queste». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di mercoledì 26 marzo 2008

Approvate due mozioni dal consiglio comunale di mercoledì 26 marzo: una sull’emergenza rifiuti in Campania e l’altra per garantire la centralità e l’importanza di Malpensa per il sistema economico lombardo.

Dopo l’ennesimo ringraziamento da parte del presidente del consiglio Mario Pastore alla minoranza per avere garantito il numero legale per potere incominciare la seduta è stata data la parola al capogruppo della Lega Nord Emanuele Lionetti per spiegare la mozione presentata sulla situazione drammatica dei rifiuti in Campania, passata con i soli voti della maggioranza e l’astensione della minoranza, con i soli voti contrari di Rifondazione comunista e Paco. «Un’emergenza – ha ricordato l’esponente leghista – che è ormai una costante da quattordici anni. Napoli e le province limitrofe non riescono a smaltire i propri rifiuti, quando in Lombardia sono presenti tredici termovalorizzatori e in Campania neanche uno». Una situazione che è stata documentata anche dalla trasmissione Report per Lionetti «non sicuramente una trasmissione leghista o del centrodestra». Una presa di posizione decisa anche sull’eventuale smaltimento dei rifiuti nell’inceneritore comasco motivata anche dalle emissioni nell’aria che questo comporterebbe. Per Roberto Rallo, Forza Italia, il problema è l’incapacità politica della classe dirigente, non solo campana ma anche lombarda, che non è ancora stata in grado di creare infrastrutture come la Pedemontana.
Anche per Luca Gaffuri, capogruppo del Partito democratico, l’emergenza è dovuta «ad un’incapacità di governo di tutti i livelli locali e regionali». Ha quindi aggiunto che «non è possibile che ci siano regioni che su sanità e altre cose importanti non fanno la loro parte», per l’esponente del Pd bisogna comunque ricordare come Como debba ancora fare passi avanti sulla questione rifiuti quando altri centri lombardi ma anche alcuni Comuni della provincia raggiungono ben altri numeri per la raccolta differenziata. Donato Supino, Rifondazione comunista, ha invece posto l’accento su una «questione morale nazionale» attaccando anche la decisone dei rappresentanti delle amministrazioni campane anche quelli del suo stesso partito che, di fronte all’incapacità di governo dimostrata, non si sono dimessi e chiedendo di porsi il problema di uno sviluppo sostenibile per la nostra società consumistica. Per Bruno Magatti, Paco, il problema «non può essere visto in una visione localista» si è ormai inseriti in un “mercato” europeo dei rifiuti ed è diventato conveniente inviare i rifiuti in Germania, paese che ha costruito molti termovalorizzatori, e in cui ci si dimentica dei fumi degli stessi e delle ceneri che producono che devono a lora volta essere smaltite.

Il secondo argomento della serata è stato la mozione sul sostegno all’aeroporto di Malpensa, un argomento fortemente intrecciato con quello di attualità sul futuro di Alitalia, uno scalo che per i primi firmatari della Lega è una risorsa anche perché un suo eventuale declassamento potrebbe pesare sulla scelta dell’Expo 2015 che potrebbe anche andare in Turchia. Per Roberto Rallo la scelta stessa del luogo è stata sbagliata, «una cattedrale nel deserto che fosse stata fatta in Sicilia, si sarebbe detta frutto della criminalità organizzata», ma ormai «è giusto fare quadrato per difendere i soldi spesi». D’accordo con lui, «al 90 per cento», Bruno Magatti che ha sottolineato come «non potete chiederci di difendere l’indifendibile». Per Giorgio Carcano, Area 2010, Malpensa era l’unica localizzazione possibile, anche se «non ci si arriva bene e in fretta e non ha una forte compagnia aerea che dia dei servizi». Luca Gaffuri ha invece ricordato la «paralisi in termini di mobilità di scelte errate negli ultimi decenni in visione milanocentrica». Per il capogruppo dei Ds Malpensa ha le possibilità di rimanere centrale una volta finite le infrastrutture di servizio, senza fasciarsi la testa sulle prospettive di Alitalia a cui «non è più possibile dare aiuti di stato». La mozione è così passata con il voto favorevole della maggioranza e l’uscita dall’aula della minoranza, tranne l’assenso di Area 2010, e il voto contrario di Rifondazione comunista e Paco. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sciopero bianco al carcere del Bassone

Stato di agitazione delle polizia penitenziaria del Bassone dopo la decisone di trasferimento d’uso della terza sezione. È iniziato lo sciopero bianco del personale che si atterrà d’ora innanzi alla lettera gli ordini di servizio e venerdì 28 e lunedì 31 marzo si asterrà dalla mensa obbligatoria di servizio.

Dopo la decisione di cambiare l’uso della terza sezione della struttura carceraria del Bassone da comune a protetta, per i detenuti protetti, ovvero tutte quei soggetti (un insieme davvero eterogeneo che comprende transessuali, pedofili, collaboratori della giustizia, ecc.) che potrebbero avere problemi a stare con i “generici” è stato dichiarato lo stato di agitazione e l’inizio di uno sciopero bianco da parte del personale di sorveglianza della casa circondariale comasca.
La struttura comasca, edificata nel 1985, soffre già di alcuni problemi strutturali. Nata per ospitare 176 detenuti ha ora una tollerabilità dichiarata di 580 posti, con una popolazione carceraria, che dopo l’indulto si aggira sulle 500 persone circa, divise in 6 sezioni. Il passaggio della terza sezione ha avuto un cedimento strutturale divenendo inagibile, mentre la quarta sezione è in ristrutturazione è non è ancora in grado di poter ospitare nessuno. «Nonostante i solleciti del provveditore [il responsabile regionale per l’amministrazione carceraria] in tal senso – spiega Massimo Corti, responsabile provinciale e regionale Cisl – Fps penitenziario – la struttura non si presta ad una simile trasformazione, data la conformazione della stessa che impone il passaggio verso gli spazi collettivi, come infermeria o colloqui, attraverso le zone comuni dove potrebbero nascere situazioni rischiose per il personale».
«Anche l’ipotesi di una turnazione per garantire “l’aria” ai detenuti – aggiunge il sindacalista – è di difficile praticabilità dato che servirebbe più personale, quando la situazione è già ora precaria con il personale sotto organico di ottanta unità».
I rappresentanti sindacali in una nota congiunta ricordano anche che il cambiamento di destinazione d’uso dovrebbe avvenire tramite un Decreto ministeriale e lamentano come «questo progetto nasca all’insegna dell’improvvisazione a discapito del personale tutto che vede la propria sicurezza alienata da provvedimenti nati da una valutazione superficiale e frettolosa». Massimiliano Corti sottolinea inoltre che «l’amministrazione ha preso una decisione senza sentire le parti sociali».
È iniziato così lo sciopero bianco del personale del Bassone che si atterrà d’ora innanzi alla lettera gli ordini di servizio e che venerdì 28 e lunedì 31 marzo si asterrà dalla mensa obbligatoria di servizio. Striscioni e bandiere sono già state esposte dalla struttura carceraria e se l’incontro di lunedì 31 marzo con il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Lombardia non andrà a buon fine c’è già chi pensa di protestare autoconsegnandosi, cioè rimanendo nella struttura alla fine del proprio turno di lavoro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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