Il Plinio contro lo svolgimento ad agosto dei corsi di recupero

Una posizione rivendicata anche dalle organizzazioni sindacali regionali che sottolineano l’autonomia scolastica stigmatizzando la “ingerenza” dell’Ufficio scolastico provinciale.

Non ha ancora trovato una soluzione il confronto fra docenti e dirigenti scolastici del Liceo scientifico Paolo Giovio e dell’Istituto Caio Plinio Secondo di Como. Tutto è nato dalla definizione del periodo di svolgimento dei corsi di recupero e la verifica finale per gli studenti che avranno dei debiti alla fine di quest’anno scolastico. La Regione Lombardia, propone come data di inizio dell’anno scolastico l’8 di settembre e, per non avere corsi e verifiche tropo a ridosso di tale data, una conferenza di servizio dei dirigenti scolastici provinciali, convocata dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, ha deciso di svolgere le attività di recupero alla fine di agosto.
I due istituti cittadini avevano però già deliberato all’interno dei collegi docenti di svolgere tali attività all’inizio di settembre, una facoltà che è propria di tali organismi così come ricorda il sito del Ministero della pubblica istruzione nella parte domande più frequenti (faq): «il collegio dei docenti, presieduto dal dirigente scolastico, delibera la programmazione delle attività di sostegno e di recupero. Decide quindi anche i tempi delle verifiche del saldo dei debiti, tenendo conto delle particolari situazioni del singolo Istituto, che potrebbero anche non rendere possibile la conclusione di tutte le operazioni entro il 31 agosto». Con un’unica precisazione «l’unico vincolo che dovrà in ogni caso essere rispettato è che tutti gli adempimenti si concludano prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo».
Lucia Del Giudice delegata Flc-Cgil della Rsu del Caio Plinio Secondo ha ribadito che «non è una questione di ferie, ma di rispetto delle prerogative del collegio docenti e dei toni adoperati». Il consiglio di istituto, che dovrà decidere l’inizio delle lezioni, non ha ancora espresso una data e, ha ricordato Lucia Del Giudice, «a breve verrà convocato un collegio docenti straordinario in cui ribadiremo la nostra posizione». Nel mentre le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato un volantino che è stato sottoscritto da 73 degli 85 docenti di ruolo dell’Istituto di via Italia libera e che sottolinea come sia già stata presa una decisione con una «fortissima maggioranza» e come i dirigenti scolastici alla conferenza dei servizi «avrebbero deliberato sulle tempistiche scavalcando di fatto la competenza, esclusiva in materia, dei collegi docenti e sul calendario scolastico scavalcando di fatto le competenze dei consigli di istituto».
Una presa di posizione ribadita fortemente anche a livello regionale da un documento congiunto Flc-Cgil, Cisl e Uil Scuola, firmato dal segretario generale Flc-Cgil Corrado Barachetti, che alza i toni precisando che «una “conferenza di servizio” è una riunione appunto di servizio di lavoratori di una certo ufficio (in questo caso: di dirigenti scolastici), convocata dal “capo” dell’ufficio stesso», un atto improprio secondo i rappresentanti sindacali del dirigente dell’Usp che «non è affatto il capo ufficio dei dirigenti scolastici, ma, caso mai, un dirigente pari grado» mentre il superiore gerarchico è il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Paratie e Grande stufa al sesto appuntamento con La piazza virtuale

Paratie e Grande stufa i due temi centrali del sesto appuntamento on-line con La piazza virtuale organizzata da L’AltraComo, mercoledì 19 marzo dalle 21.30.

La chiacchierata virtuale, che ha coinvolto una quindicina di persone, ha avuto inizio intorno alle 21.30. Dopo una breve introduzione nella quale gli organizzatori hanno sottolineato l’interesse della serata per le tematiche in discussione, Paratie e Grande stufa, la parola è passata a Territorio precario (Tp), un insieme di circoli, associazioni, sindacati e partiti che si occupano di analizzare il concetto di precarietà in riferimento a diversi ambiti, invitati per rispondere in merito alla questione delle Paratie. Alle prime domande poste dai presenti «a Como servono le paratie? Dopo i cambiamenti climatici degli ultimi anni esiste ancora il pericolo di esondazioni?» Tp ha risposto con un deciso no e ha da subito messo in evidenza l’aspetto politico della questione. «La “grande opera” – ha spiegato Tp – ha una funzione che non è propriamente quella di affrontare un problema concreto. Nel caso delle paratie di Como, il cui cantiere è appena iniziato, si pone un problema politico che ha a che fare con l’ideologia imperante nelle classi dirigenti, per cui ogni opera pubblica genera sviluppo e benessere.

In realtà a nostro avviso ciò genera degrado e devastazione ambientale. Per questo è importante che la popolazione si unisca in movimenti dal basso che contrastino le scelte imposte dall’alto».

È necessario «formare un comitato in grado di organizzare una reale opposizione» ha continuato Territorio precario sollecitato dalle domande dei partecipanti alla chat. «Attraverso questa piazza stiamo tentando di sensibilizzare e allargare l’azione – ha proseguito Tp – come per tutte le nostre iniziative cerchiamo un confronto con le soggettività presenti sul territorio per sollecitare la partecipazione attiva e inventare insieme nuove forme di opposizione». Alcuni presenti alla chat hanno proposto l’idea di lanciare un sondaggio sui giornali locali, per raccogliere le impressioni dei cittadini sul problema Paratie e sollecitare il dibattito. Territorio precario ha sottolineato la necessità di associare alla controinformazione anche azioni concrete di visibilità «per far emergere l’opposizione silenziosa dei cittadini, che abbiamo colto da quando ci occupiamo di questo progetto». «Non pensiamo ad articoli né trasmissioni – ha continuato Tp – piuttosto ad imitare movimenti come quello contro il Tav che qualcosa ha ottenuto». Territorio precario ha concluso l’intervento dando appuntamento ai “rivoltosi”, nel mondo reale, per giovedì 27 marzo alle 21 alla sede della Cgil, in via Italia libera, per un incontro-dibattito con comitati locali, associazioni e cittadini nel quale scambiare opinioni sul «che fare?».
Gli organizzatori hanno chiuso la prima parte della serata e hanno introdotto il tema «Villa Guardia ha bisogno veramente di un congeneratore a biomassa?», presentando Sabina Barca, del blog ripuliamoci.blogspot.com.
«La Grande stufa non è altro che un inceneritore a biomassa di cippato – ha spiegato brevemente Sabina – anzi un congeneratore che sarà in grado di produrre energia elettrica. Il Comune dice che bruciando la legna si produrrà energia elettrica e si potrà avere acqua calda sanitaria e per riscaldamento». «La legna – ha proseguito la blogger – sarà reperibile nel territorio da puliture di boschi, dal recupero di compostaggio e tagli di giardini. La centrale dovrà lavorare 24 ore su 24 e 12 mesi l’anno e dovrebbe subentrare alle caldaie in una zona completamente metanizzata». «Il risparmio economico – ha continuato Sabina – è dovuto al decreto legge 344 del ’98 per l’utilizzo di biomassa e dalla riduzione dell’Iva dal 20 al 10 per cento. Se una sola di queste agevolazioni decadrà il così decantato risparmio verrà a mancare». Barca ha poi posto l’accento sulle questioni che più la preoccupano: l’impatto ambientale e i rischi per la salute, «giocano sempre con la storia del Co2 nullo, ma non è qui il problema: le emissioni da combustione (anche di legna) producono diossine e altre sostanze tossiche, nonché polveri (Pm10) o le ultra sottili sotto il 2,5 Pm1. Queste polveri sono responsabili della gran parte delle malattie dei nostri anni: cardiopatie, ictus, malattie respiratorie e cancro. In Comune confidano in un filtro tecnologicamente avanzato, ma per la verità non c’è nessun filtro che può fermare le polveri sottili o le così dette nanoparticelle, che respiriamo in forma di aerosol mortale». «Il succo è – ha sottolineato Sabina – che non si deve cambiare il tipo di combustione, ma bisogna proprio eliminare le combustioni».
È poi subentrato nella discussione Piermario Vimercati, consigliere di minoranza del Comune di Villa Guardia per la lista civica Progetto per Villa Guardia, per spiegare le motivazioni che lo hanno portato a presentare una mozione alla Procura regionale della Corte dei conti per verificare «la legittimità per un’amministrazione comunale di assumere una partecipazione societaria, in una società a scopo di lucro, per di più come socio minoritario e quindi non una società “pubblica”». «Il consiglio comunale – ha spiegato Vimercati – possiede il 20 per cento delle quote della società. La legge finanziaria 2008 ha espressamente vietato ai Comuni questo tipo di partecipazioni societarie, ma poi sono state introdotte delle deroghe. L’unica deroga ammessa è nel caso in cui si tratti di società che producono servizi di interesse generale, ma per i consiglieri comunali in carica è impossibile determinare se una società come quella del teleriscaldamento abbia o meno i requisiti richiesti. Per questo vorrei sollecitare la corte dei conti affinché dia un parere al Comune». «Con la mia iniziativa in consiglio comunale – ha concluso Vimercati – ho ritenuto semplicemente di fare una cosa a garanzia dei cittadini e del Comune, ma non aspettatevi chissà quale responso dalla Corte dei conti».
Poco prima della chiusura della chat è intervenuto Fadhil, originario dell’Iraq e trasferitosi per qualche tempo nel comasco, che ha voluto condividere con i partecipanti il suo disappunto per la guerra che da cinque anni sta sconvolgendo il suo paese natale.
Sabina ha chiuso la serata ricordando a tutti gli interessati di visitare il suo blog ripuliamoci.blogspot.com per approfondire la questione della Grande stufa «perché la decisione che ha preso il Comune di Villa Guardia la respireranno in tanti!». [Greta Pini, ecoinformazioni]

Presentazione del progetto Salva un bambino!

Il Rotary club ha presentato mercoledì 19 marzo il progetto Salva un bambino! per l’educazione al primo soccorso delle persone che lavorano a stretto contatto con i bambini.

Dedicato agli insegnanti delle scuole materne, elementari e medie il Rotary Club Baradello ha organizzato nelle scuole un corso di rianimazione di bambini, rivolto a persone estranee all’ambito medico, come ad esempio i docenti. Il responsabile del progetto Alfredo Caminiti ha chiarito che il problema, nel soccorso, è quando e come intervenire, poiché il bambino è diverso dall’adulto: «l’obiettivo è insegnare le manovre giuste a coloro che non masticano medicina, per rianimare e salvare la vita ad un bimbo». C’è inoltre la difficoltà nell’uso degli strumenti: un defribillatore può salvare la vita, ma bisogna saperlo usare. Il corso dura quattro ore, in un primo momento viene spiegato l’approccio, poi mostrate delle diapositive, ed infine gli insegnanti, divisi in gruppi, passano all’esercitazione pratica. Franco Brenna, ideatore del progetto, ha chiarito che per evitare che ci si dimentichi della lezione appresa il Rotary lascia un cartellone così non si dimenticherà la procedura. Alfredo Caminiti ha messo in risalto come i primi minuti dopo il trauma siano fondamentali per un corretto soccorso e dunque saperli gestire è alla base di una buona riuscita dell’intervento. Il provveditore agli studi Benedetto Scaglione ha concluso facendo notare come l’iniziativa di formazione del personale docente risulti gratuita, grazie all’impegno volontario dei formatori. Il progetto, attualmente già attivo al Collegio Gallio, si sta diffondendo anche in istituti pubblici e l’auspicio è che sempre più scuole aderiscano. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

Il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna

Presentato mercoledì 19 marzo il futuro polo ambulatoriale dell’ospedale Sant’Anna in via Napoleona. L’assessore regionale Bresciani attacca la ministro Turco, ma conferma che il denaro statale per il nuovo nosocomio c’è dalla fine di gennaio.

Presentata la futura struttura dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna a Camerlata alla presenza dell’assessore alla sanità della Regione Lombardia Luciano Bresciani che, intervenendo sul finanziamento delle nuove strutture sanitarie, ha affermato «abbiamo dovuto fare acrobazie per portare a casa quanto quello che era dovuto». I soldi per fare il nuovo ospedale rientravano nel piano di edilizia sanitaria 2003-2006 il cui importo è stato saldato a fine gennaio 2008 solo dopo il rifiuto di firmare il terzo atto del procedimento da parte dell’assessore senza un impegno concreto da parte del ministero a pagare. Per Luciano Bresciani il ministro della salute Livia Turco «guarda la Lombardia come se fosse il demonio, che guardi le altre regioni, che vada a vedere che qualità forniscono e i loro bilanci in rosso mentre quello lombardo è in pareggio». L’assessore lombardo ha poi aggiunto «la Turco fa bene a criticare, ma non a fare una critica esasperata che fa vedere la sanità lombarda come meno efficiente di quello che è», mentre a Toronto la Lombardia è stata l’unica regione nel gruppo dei migliori sistemi sanitari assieme ad altre sette nazioni, tra cui la Francia e la Germania «ciò non toglie – ha ribadito l’assessore alla sanità – il fatto che ci sono ancora cose da migliorare come le liste d’attesa, le cure di primo e secondo livello nel territorio, il decentramento, la cura delle malattie croniche, cambiare la mentalità ospedalocentrica».
Venendo al tema dell’incontro con la stampa il direttore generale Andrea Mentasti ha presentato il futuro dell’area nella quale è previsto un grande poliambulatorio che coprirà 12-14 mila metri quadri, in tre, quattro palazzine fronte strada costruite ex novo e ristrutturate, fornendo alcuni servizi di primo livello, raggruppando servizi ora sparsi in città. La direttrice sanitaria, Laura Chiappa, ha spiegato invece più nello specifico le caratteristiche della nuova struttura che non sarà destinata ai degenti bensì a pazienti esterni all’ospedale. A Camerlata rimarranno le strutture di fisioterapia, il day hospital di dermatologia e diabetologia, le strutture per il prericovero, ambulatori particolari, ad esempio quelli per le malattie trasmesse sessualmente, cardiologia, solo per visite ed elettrocardiogramma non per test da sforzo o scintigrafie, radiologia tradizionale, non quella ad alta tecnologia con mezzi di contrasto, tac e risonanza magnetica, il centro prelievi e il centro trasfusionale. Saranno presenti anche un punto informazioni, la cassa e un luogo di ristoro. «Verrà garantita la presenza di un anestesista – ha proseguito la direttrice sanitaria – per cui sarà possibile una chirurgia ambulatoriale che non richieda anestesia totale». Verranno quindi trasferite le strutture di via Carso e via Pessina: odontoiatria, oculistica, agopuntura, terapia del dolore. Incertezza ancora per la scuola infermieri e per il trasferimento di pneumologia, se arriverà in via Napoleona oppure nel nuovo ospedale. Aprendo un Centro di assistenza limitata a Camerlata con un massimo di 15 posti letto crescerà la disponibilità per la dialisi superando gli attuali 35 posti letto che verranno trasferiti ai “Tre camini”. Per il direttore sanitario nel progettare ciò che sorgerà al posto del vecchio ospedale «si è cercato di specializzare le strutture evitando frammentazioni in modo che gli operatori non debbano fare spola da una sede all’altra».
Concludendo Andrea Mentasti ha annunciato entro l’anno l’introduzione a Como della possibilità del parto indolore. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 17 marzo

Dodici precari da assumere con 600 mila euro in meno a causa di un derivato. Ridotti i consiglieri delle società partecipate e lo spazio per servizi alla persona nel consiglio provinciale di lunedì 17 marzo.

Due le preliminari che hanno aperto la seduta del consiglio provinciale di lunedì 17 marzo: Fabio Moltrasio (Ps) ha chiesto spiegazioni al presidente Carioni riguardo le indiscrezioni sulla modifica del progetto del futuro ex Sant’Anna. Il consigliere ha citato la stampa locale che nei giorni scorsi ha ipotizzato un’inversione delle percentuali di destinazione d’uso dell’area in questione: il 60 per cento degli spazi originariamente destinati ai servizi alla persona diventerebbe edificabili, mentre il rimanente 40 per cento sarebbe destinato a servizi. «Perché ridefinire il progetto ora, dopo che i costi totali sono addirittura diminuiti grazie ad un ribasso d’asta?» si è chiesto il consigliere.
Renato Tettamanti (Prc) ha invece presentato un’interpellanza a firma dei consiglieri di minoranza sui contratti di Swap sottoscritti dalla provincia nel 2005. Secondo la bozza di bilancio consegnata al consiglio, i due prodotti finanziari riconducibili alla categoria dei derivati hanno causato nell’anno 2007 una perdita di 600 mila euro complessivi per Villa Saporiti. 400 mila euro di mancati introiti previsti più 200 mila di perdita. La minoranza chiede quindi al presidente di far valutare la questione agli uffici competenti e ipotizza la risoluzione dei contratti, sempre che le penali non siano tanto elevate da rendere sconveniente l’operazione.
La seduta è proseguita con l’approvazione all’unanimità di due provvedimenti che riducono il consiglio di amministrazione di Villa Erba S.p.a. e Milano – Serravalle S.p.a. rispettivamente a cinque e sette consiglieri. La Provincia né nominerà uno autonomamente per Villa Erba, mentre il rappresentante comasco nella società milanese andrà concordato con gli altri soci pubblici. Per la minoranza si è congratulato Mauro Guerra (Pd) per «un provvedimento di razionalizzazione dei costi e snellimento dell’amministrazione di queste società», Renato Tettamanti (Prc), pur concordando con il capogruppo democratico, ha fatto notare la mancanza delle relazioni annuali obbligatorie dei consiglieri nominati dalla Provincia nelle società partecipate ed infine Rosangela Arrighi (Pd) ha ironicamente ricordato che questi provvedimenti non nascono per volontà dell’amministrazione di Villa Saporiti, ma per una chiara indicazione contenuta nell’ultima finanziaria del governo Prodi.
Astensione della minoranza invece nella votazione del programma annuale di consulenze, che prevede la stipula di dodici contratti a tempo determinato per incarichi specifici. Mauro Guerra (Pd) ha sottolineato l’importanza di valorizzare le figure professionali che già lavorano per la Provincia, così come richiesto dai revisori dei conti, «tanto più con il nero bilancio di quest’anno», mentre Renato Tettamanti (Prc) ha espresso sconcerto per l’assunzione di un tecnico ambientale col compito di stilare uno studio sulla composizione merceologica dei rifiuti urbani, «ma allora su che basi abbiamo discusso il Piano rifiuti lo scorso mese?». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 17 marzo

Nel consiglio comunale di lunedì 17 marzo approvati i regolamenti comunali per l’occupazione di suolo pubblico e gli spazi pubblicitari. Un rinvio invece per la delibera sul trasporto pubblico urbano.

Il consiglio è iniziato con l’ennesimo ringraziamento del presidente Mario Pastore agli esponenti della minoranza che con la loro presenza hanno permesso di raggiungere il numero legale. Una “consuetudine” definita dall’esponente di Forza Italia come frutto di «un comportamento poco serio da parte della maggioranza».
Nonostante alcuni problemi tecnici con i microfoni si è poi aperta la discussione e l’approvazione del nuovo regolamento comunale sugli spazi pubblicitari, che ha visto la bocciatura dell’emendamento proposto dal consigliere di Paco Bruno Magatti. La sua proposta, e degli altri firmatari, era l’eliminazione «necessaria per evitare contenziosi sgradevoli e fraintendimenti» di un passaggio che avrebbe a suo parere concesso troppa discrezionalità alla Giunta per alcune decisioni di attribuzioni. Un parere contrario a quello del sindaco Stefano Bruni che ha ribadito come la nuova formulazione intenda invece sbloccare situazioni di stallo che a volte si creano fra i diversi uffici comunali, una norma insomma «per avere qualche parere in più, per fare ordine». Accolto da tutti gli schieramenti, con un emendamento, il nuovo regolamento per le occupazioni di suolo pubblico che dovrebbe snellire le procedure burocratiche per le richieste di occupazione occasionali, come traslochi, lavori d’emergenza o manutenzione del verde.
Rinviata invece la discussione sulla delibera riguardante il trasporto pubblico urbano dato il peso delle proposte presenti nell’emendamento proposto da Donato Supino, Rifondazione comunista, che prevede sconti per ogni abbonamento oltre il primo acquistato nella stessa famiglia, possibilità di pagamento rateizzato e sconto sull’abbonamento annuale, abbonamenti e biglietti unici in città per Asf, Navigazione e Ferrovie Nord. Per il consigliere di Rifondazione delle proposte che «non comportano una grande variazione economica, tenendo anche presente che se si vuole indirizzare i cittadini verso il trasporto pubblico lo si deve incentivare economicamente».
Un’altra questione sollevata dagli esponenti dell’opposizione, ma non solo, è stata quindi quella dei carnet di 11 biglietti acquistabili a 10 euro, introvabili in città, per l’assessore Fulvio Caradonna a causa forse di un disguido da parte di alcuni rivenditori. In ogni modo l’assessore ai trasporti ha poi ribadito che «i carnet devono uscire. Ne parlerò già nel prossimo incontro in settimana con Asf».
Sull’emendamento proposto, che implica anche la ricerca di un tavolo comune fra le varie aziende di trasporti, la Giunta si è impegnata a lavorare e a valutare la fattibilità delle proposte presentate entro 15 giorni comunque prima della discussione del bilancio comunale. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

La presentazione dei candidati alla Camera e al Senato de la Sinistra l’Arcobaleno.

Presentate lunedì 17 marzo le liste alla Camera e al Senato della Sinistra l’Arcobaleno.
Presentate le liste elettorali de La Sinistra l’Arcobaleno a Como dei candidati lariani assieme all’onorevole Maurizio Zipponi, capolista per la Camera, che ha esordito affermando che «non è vero che una vittoria della sinistra sia improbabile dato che dopo anni di frammentazione si è presentata per la prima volta con una lista unitaria». Per il candidato capolista alla Camera «il Pd, che candida Calearo e Colannino, si è posto come equidistante fra il lavoro e l’impresa, un’equidistanza fra un forte e un debole che vuol dire alla fine stare con il forte. Noi rappresentiamo i deboli i lavoratori». «Il Pd non è un partito di sinistra, ed è una novità importante, è un partito liberaldemocratico». Sull’affermazione elettorale della nuova compagine politica l’ex segretario della Fiom ha chiarito «siamo oggettivamente in crescita, basta vedere che dove hanno cercato di abolirla la sinistra rinasce in altre forme, come in Germania dove, nonostante la Grosse Koalition, la Linke ha vinto in regioni importanti». La sinistra affronta i problemi reali come l’emergenza economica con il crollo delle banche americane e l’aumento del prezzo del barile di petrolio, problemi di cui né Berlusconi né Veltroni parlano. Eugenio Secchi ha sottolineato la centralità dei temi ambientali «viviamo in una delle aree più inquinate della Lombardia», mentre Alessio Binda ha invece ricordato le campagne in favore dell’acqua pubblica e la necessità di recuperare l’elettorato indeciso. Ha quindi concluso l’incontro Maurizio Zipponi ribadendo che la nuova esperienza politica, a cui «ognuno ha portato il meglio della propria storia», rientra in un percorso che non si esaurirà con le elezioni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il bilancio di Acsm

«Quello del 2007 è il miglior bilancio della storia di Acsm dalla quotazione in borsa», questo il commento sui dati dell’anno passato espresso dal presidente del gruppo Giorgio Pozzi.

Martedì 18 marzo alla sede dell’Acsm il presidente Giorgio Pozzi e il direttore generale Enrico Poliero hanno commentato i dati del bilancio 2007 dell’azienda. Il presidente ha posto l’accento sull’andamento più che positivo dei risultati raggiunti che non solo hanno superato gli obiettivi raggiunti nel 2006, ma anche gli scenari previsti dal piano industriale 2007-2010. In cifre vi è stato un aumento del margine operativo lordo del 27,9 per cento rispetto al 2006, pari a ventuno milioni di euro. Questo risultato è stato raggiunto, ha sottolineato il dirigente, nonostante il 2007 sia stato un anno in cui si sono verificati tre episodi a sfavore per l’attività dell’Acsm. Innanzitutto l’andamento climatico sfavorevole ha portato ad una diminuzione del consumo di gas, poi sono state accentuate gli interventi decisi dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas ed infine è aumentata la concorrenza. Il gruppo continuerà a prestare attenzione all’ambiente, come già sta facendo, ha aggiunto Giorgio Pozzi che ha concluso dichiarando che «le discariche verranno sempre più spesso chiuse a causa dei costi economici e ambientali superiori agli impianti di termovalorizzazione. I rifiuti invece verranno sempre prodotti, altrimenti il mondo si fermerebbe».
Enrico Poliero è entrato maggiormente nello specifico analizzando i dati del bilancio 2007 e i propositi per il futuro. Per quanto riguarda la distribuzione e vendita di gas vi è stato un aumento delle vendite sia verso i privati che i pubblici. Il dirigente ha espresso soddisfazione per l’impianto di termovalorizzazione che verrà potenziato per aumentarne la produttività e portarne la capacità a 300 tonnellate al giorno dal febbraio 2009. Il piano dei rifiuti recentemente approvato in Provincia sostiene l’utilizzo dell’impianto dell’Acsm come strumento di smaltimento dei rifiuti. L’impianto di teleriscaldamento andrà potenziato per aumentarne gli utenti, che oggi sono 130, connettendo all’impianto delle “isole”, cioè dei gruppi di abitazioni, e stendendo nuove reti. Il progetto è ambizioso, ha ammesso Enrico Poliero, poiché tutta la città di Como è ad oggi riscaldata a metano. Il settore dell’acqua è quello più in crisi poiché richiede degli investimenti importanti per la manutenzione dell’impianto e perché il costo dell’acqua sottostà ad un blocco del sistema tariffario. Anche se l’Ato porterà ad un graduale aumento delle tariffe. L’Acsm, ha concluso il direttore generale, ha da sempre prodotto ricchezza per il territorio comasco e ha sempre investito e investirà sempre di più nella sicurezza e nella salvaguardia ambientale. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

BiciAmo, in bicicletta per le vie di Como

Cinquanta persone si sono date appuntamento a Porta Torre per percorrere poi in bicicletta le vie di Como sabato 15 marzo per BiciAmo, una pedalata a sostegno dell’uso urbano della bicicletta.

Dopo la raccolta di quasi duemila firme per richiedere lo studio di un Piano della mobilità ciclabile all’amministrazione comunale, i comaschi amanti della bicicletta si sono ritrovati a Porta torre sabato 15 marzo alle 15 per una nuova pedalata di BiciAmo, il progetto dell’associazione La città possibile di Como per la promozione dell’uso della bicicletta in città.
Erano circa cinquanta, biciclette al seguito e campanacci in mano, pronti a percorrere i dieci chilometri del tragitto lungo le principali vie della città, per testimoniare concretamente la scelta di molti cittadini del mezzo di trasporto più ecologico e invitare gli stupiti passanti ad unirsi al festoso gruppo.

Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali?

Per Lamberto Settimi, medico del lavoro, la via per evitare la tragedia delle morti sul lavoro è aumentare i controlli, non tagliare la spesa pubblica nel settore della sicurezza, contrastare la contraffazione di documenti essenziali per la sicurezza per ottenere sensibili risparmi delle aziende. Se ne è parlato nell’incontro Morire per lavoro: è possibile ridurre infortuni e malattie professionali? organizzato dal circolo locale del Partito democratico.

«I morti – ha esordito Lamberto Settimi – fanno sempre notizia, perché viene violata la sacralità del lavoro. I media ne ritraggono però solo il lato umano e non aiutano a inquadrare oggettivamente il fenomeno, né tanto meno a evidenziarne le criticità, perciò vorrei partire dai numeri. Il picco del numero di morti sul lavoro si è registrato negli anni ’60, quando con il boom economico aumentarono le persone impiegate. Da allora fino a qualche anno fa il fenomeno è andato costantemente decrescendo, per stabilizzarsi nei primi anni del nuovo millennio a quota 1200 morti l’anno. Negli ultimi quattro anni invece c’è stato un lieve peggioramento, con più di 1300 persone che ogni anno perdono la vita lavorando».
Da dove cominciare? Non certo dalle leggi, che per il relatore non sono il punto debole: «Abbiamo ottime e numerose leggi in materia di sicurezza sul lavoro. A partire dalla n. 833 del ’78, rivoluzionaria per l’epoca tanto da essere poi copiata da diversi paesi europei, passando per la n. 626, normativa europea ma non per questo meno importante, per arrivare alle leggi degli anni ’90 che regolamentano i cantieri edili rendendo impossibile il lavoro senza contratto, mentre prima era previsto un periodo di prova, nel quale era frequente il verificarsi di incidenti».
«Una delle criticità è sicuramente quella dei controlli. Con le forze in campo ad oggi si riescono a controllare il 3-4 per cento delle aziende. Se si vogliono applicare le leggi e renderle un efficace strumento di prevenzione occorre aumentare il numero degli ispettori del lavoro. E c’è da preoccuparsi quando i due maggiori partiti propongono il taglio della spesa pubblica».
Ma il vero problema è il dilagare dei “falsi”. Le leggi prevedono una serie di strumenti per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, come la valutazione dei rischi di un cantiere e le riunioni di analisi del problema fra sindacalisti e dirigenti d’azienda. Spesso certificati e verbali si rivelano prestampati, documenti fasulli che vengono prodotti per l’esigenza di abbassare i costi per le imprese.
Gli ambiti in cui è più frequente il verificarsi di incidenti rimangono quelli del lavoro nero e precario: il fenomeno del lavoro irregolare è ancora forte nel mondo dell’edilizia, nonostante le recenti leggi più restrittive in materia, e ai lavoratori in nero, spesso immigrati, non vengono assicurate le giuste misure di sicurezza. Ai lavoratori a termine semplicemente non conviene, per la mentalità imprenditoriale, offrire la giusta formazione al compito che andranno a svolgere. A questo si aggiunge che chi lavora con contratti a termine cambia ogni mese o settimana luogo di lavoro e macchinari di produzione, e non riesce ad acquisire quella consapevolezza che potrebbe salvargli la vita.
Dal pubblico un ispettore del lavoro ha fatto notare che «gli incidenti non capitano mai per caso. La mentalità imprenditoriale del fare fa spesso dimenticare il ruolo fondamentale dalla progettazione. E se il risultato è un prodotto malfunzionante si sono solo sprecati dei soldi, se invece per mancanza di progettualità una vita viene stroncata il dramma va oltre il lato economico. Dall’altra parte viene invocata una costante informazione verso i lavoratori, ma sono spesso questi ultimi a non rispettare le più banali regole di sicurezza».
Un altro partecipante alla serata ha ricordato la proposta del magistrato torinese Raffale Guariniello di istituire una procura nazionale per gli infortuni sul lavoro, così da evitare che per lungaggini giudiziarie i processi cadano in prescrizione. Proposta giudicata positivamente anche da Lamberto Settimi, che ha sottolineato come «con un buon avvocato ogni datore di lavoro riesce a non rispondere al crimine». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

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