La mobilità urbana nel secondo appuntamento con Municipi sostenibili

Si è svolto a Villa Gallia sabato 10 maggio il secondo incontro del progetto dedicato agli amministratori pubblici Municipi sostenibili, organizzato dal Coordinamento Comasco per la pace, l’Isola che c’è e Centro servizi per il volontariato sul tema della mobilità.

I cinque ospiti sono stati presentati dal vicesindaco di Bulgarograsso Ferruccio Cotta che ha subito lasciato la parola al primo relatore.
Alberto Bracchi, architetto della Città possibile, ha introdotto il tema della mobilità facendo notare come oggi le auto assedino spazi che dovrebbero essere usati dalle persone, e come questo porti a compromettere la possibilità di muoversi soprattutto dei cittadini più deboli.
L’aumento spropositato del numero e dell’uso delle automobili private ha portato a una diminuzione dell’attività fisica, ad un inquinamento urbano che crea 3.500 morti l’anno e a 224.500 incidenti, la maggior parte su strade urbane, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La promozione della mobilità dolce risulta essere una necessità realizzabile attraverso l’integrazione con un sistema di trasporto pubblico, l’utilizzo della bicicletta, il car sharing o pooling e una ripianificazione del traffico in maniera intelligente, sull’esempio del progetto di Olgiate Comasco, analizzato dalla Città possibile, con la riqualifica di strade inefficienti e pericolose, distribuzione studiata dei parcheggi per offrire al cittadino reali servizi e maggior benessere.
La parola è passata a Emanuela Donetti, geografa, che ha mostrato come una città possa offrire nel quotidiano ottimi servizi integrati di trasporto pubblico come valida alternativa alla macchina se solo l’amministrazione comunale ci crede e se lo prefigge. La città di Parma, infatti, sfrutta un complesso sistema di iterazione di mezzi pubblici a basso impatto ambientale, la diffusione di Zone a traffico limitato nelle cui adiacenze si possono trovare parcheggi scambiatori dove lasciare le auto e un servizio di bike sharing e molte altre alternative comode all’auto.
Il relatore successivo Damiano Rossi, ingegnere della Polinomia, ha delineato i problemi legati ai mezzi che controllano il traffico, in particolare quelli dei semafori a rilevazione di effrazione semaforica o T-red, attuale oggetto di discussioni sulla loro necessità e liceità.
Il relatore ha chiarito come il posizionamento di questi strumenti debba essere preceduto da un’attenta analisi del traffico veicolare, per capirne l’effettiva necessità che si traduce con un’analisi da effettuare a posteriori della diminuzione degli incidenti stradali su quel tratto di strada. Se così non fosse lo strumento si può rivelare inutile se non pericoloso.
Anna Trentini, ingegnere ambientale, ha riportato l’esempio di La Rochelle in Francia, area su cui lei sta lavorando nell’ambito del progetto europeo Success, sulla mobilità sostenibile. Anche questa provincia virtuosa ha un sistema integrato di bike sharing, nato negli anni Settanta,rivolto alla popolazione, non solo ai turisti, in modo da decongestionare sia il centro che le zone residenziali e commerciali, e di car sharing, composto da auto elettriche, che permette ai cittadini di muoversi e di vivere senza soffocare la città.
A Como questo sistema non è assolutamente previsto in larga scala, nonostante l’esistenza di due autosilo.
Ritornando in Italia, Fulvio Castelli, assessore all’ecologia e all’ambiente, ha illustrato l’esperienza del comune di Carimate, mostrando attraverso immagini l’opera di riqualificazione viabilistica e la creazione di piste pedonali e ciclabili, veri e propri percorsi nel verde che nel corso degli anni si sono creati collegando i comuni limitrofi, cercando di diminuire e rallentare il traffico e promovendo l’archittetura urbana, utile per la sicurezza del cittadino. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

L’assemblea di Territorio precario contro le paratie

Nell’assemblea di giovedì 8 maggio la rete Territorio precario si è posta l’interrogativo di come attivarsi per rispondere ai continui tentativi di stravolgere il territorio da parte dell’Amministrazione locale.

Circa trenta persone hanno partecipato giovedì 8 maggio alle 21 alla sala Noseda della Camera del lavoro all’assemblea proposta da Territorio precario. Dopo l’introduzione volta a spiegare che cosa è e di che cosa si occupa la rete che opera da diversi anni Lidia Martin, di Tp, ha sottolineato lo scopo dell’incontro: coinvolgere i cittadini sulla tematica delle paratie. Guido Ortolani, di Tp, ha ricordato che il progetto, che è stato pubblicizzato principalmente come un allargamento del Lungolago, in realtà è un vero e proprio stravolgimento urbano. La tendenza è quella di sviluppare la città a tutti i costi, una sorta di mania per le grandi opere. Anche Expo 2015 darà la possibilità agli amministratori locali di proseguire in questa distruzione-appropriazione irrimediabile del territorio e dei beni comuni.
Le proposte, gli studi e i progetti alternativi – hanno ricordato sia Lidia Martin che Mario Lucini (consigliere comunale del Pd) – con minore impatto sia visivo che economico erano molti: ad esempio una regolazione più saggia del livello degli invasi a monte e dell’apertura della barriera a valle del Lario. Lucini ha rammentato che il progetto delle paratie non è mai approdato in Consiglio comunale, ma è stato comunque approvato solo perché inserito nel “calderone” del bilancio. I margini di intervento da parte dei consiglieri comunali sono stati molto scarsi: la minoranza ha potuto presentare solo mozioni che sono state prontamente bocciate dalla maggioranza.
Il problema maggiore, sottolineato da alcuni dei presenti all’incontro, è che i lavori sono oramai partiti e che poco si può fare oggi per contrastare il progetto. Fabio Cani ha fatto notare che l’opposizione a questa “grande opera” è partita presto, nel 1996, poi però si è “inabissata”. Oggi – ha continuato – non è tardivo cercare di riportare l’attenzione sulla problematica, perché le paratie sono sintomo di una percezione stravolta della realtà: numerosi sono ormai gli interventi con i quali l’Amministrazione comunale tenta di mettere le mani sul territorio.
Enzo D’Antuono, presidente dell’Arci di Como, ha indicato il tema delle paratie come punto di partenza per riflettere, per mobilitarsi invitando a sviluppare una presenza costante dove le paratie sono in costruzione per parlare di queste e di tutti gli altri esempi di attacco al territorio. Danilo Lillia ha evidenziato quanto sarebbe importante superare, soprattutto in questo momento post-elettorale, la frammentarietà e fare rete.
Serve un’idea o un progetto di città differente, un’alternativa che sia più appetibile per i cittadini, ha dichiarato Manuela Serrentino. Non ci si dovrebbe dimenticare lo slogan che si usava qualche anno fa: «Un altro mondo è possibile» che al suo interno portava un sogno che era più convincente e costruttivo di tutte le frasi di denuncia usate oggi. [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

La vendita della spiaggetta del Belvedere di Blevio

I consiglieri comunali di opposizione e comitato Salviamo le rive di Blevio non demordono e contrattaccano.

Dopo la delibera comunale che sancisce la vendita della riva del Belvedere il consigliere comunale di opposizione ed esponente del comitato Salviamo le rive di Blevio (www.rivediblevio.it) Antonio Proietto preannuncia nuove battaglie. Già una volta è stato vinto un ricorso al Tar, su alcune difformità sull’esecuzione dei lavori, contro il primo tentativo di privatizzazione della riva bleviana, di fatto l’unica spiaggia praticabile. Ora come prima mossa è stato annunciato un esposto in Procura sulle modalità di cessione. «Il compratore ha posto delle date inderogabili – ha chiarito Antonio Proietto – per cui il Consiglio comunale ha dovuto affrettarsi per deliberare la vendita, senza avere i tempi per indire preliminarmente un’asta». Quindi entro il 12 maggio verrà definito l’atto di vendita e subito dopo sarà predisposta l’asta, una tempistica che stupisce il consigliere bleviano. Anche sulla base d’asta Proietto esprime perplessità «non si parte da una stima ma dalla proposta del compratore: 950 mila euro». Oltre a questi particolari tecnici la stessa possibilità di vendita è posta in discussione «dato che per noi è da considerarsi un luogo pubblico e, dati gli anelli sul muro della riva, anche un luogo di attracco», ne conseguirebbe che il terreno «sia a disposizione del Comune ma appartenga al demanio lacuale». Il sindaco Alessandro Vago si è sentito offeso per un volantino e ha minacciato di passare alle vie legali, un’ipotesi che lascia tranquillo l’esponente del comitato bleviano: «Abbiamo solo posto una domanda: chi ci guadagna da questa operazione?». Da registrare infine la rottura dello schieramento anti vendita all’interno di un consiglio che vede contrapposte due sole liste civiche che fanno riferimento ai due grandi schermenti di centrosinistra e centrodestra a livello nazionale. Il consigliere di minoranza Sante Dragoni, esponente del Pd, dopo che la maggioranza ha votato a favore di un suo documento in cui chiedeva di utilizzare il ricavato della vendita per una sistemazione delle rive e della Strada Regia, ha approvato la vendita della spiaggia. Un atto che ha messo in subbuglio l’opposizione bleviana tanto che per Proietto «non è più possibile restare nello stesso gruppo dopo che è venuto meno il rapporto di fiducia che lo cementava. Anche perché nel nostro programma elettorale era delineata la salvaguardia delle rive del paese». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il risparmio energetico in casa

Terzo appuntamento nel comune di Bulgarograsso del percorso Vivi sostenibile organizzato dall’associazione L’isola che c’è, mercoledì 7 maggio. Si è parlato di Risparmio energetico in casa con Michele Metzger di Equa.

«Le energie rinnovabili sono quelle forme di energia generate da fonti che sono in grado di rigenerarsi o non sono esauribili nella scala dei tempi umani e il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future», si tratta di una definizione nota – ha esordito Michele Metzger di Equa (www.equaenergia.it) di fronte a una quindicina di persone – ma sicuramente utile per introdurre il tema della serata: Il risparmio energetico in casa. «Siamo sempre più dipendenti da altri Paesi per l’approvvigionamento di energia – ha continuato il relatore – si parla di portare il prezzo del petrolio a 200 dollari al barile entro la fine del 2008. In questo contesto è indispensabile valutare non solo l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili (il solare fotovoltaico e termico, l’energia idroelettrica, eolica, geotermica e le biomasse) ma anche risparmiare energia con piccoli accorgimenti quotidiani: scegliere lampadine a basso consumo, acquistare elettrodomestici di classe A o superiore, recuperare l’acqua piovana per innaffiare il giardino o per lo scarico del wc, ombreggiare i locali in estate, ecc.».
«Il 40 per cento dell’energia totale è consumata dal settore domestico – ha sottolineato Metzger – di questo 40 per cento il 65 per cento serve a riscaldare le case e produrre acqua calda. Le abitazioni possiedono una potenzialità elevata di risparmio energetico ed è necessario pensare ad interventi mirati per migliorarne l’efficienza».
La Regione Lombardia si sta muovendo in questo senso e ha definito una serie di requisiti di risparmio energetico degli edifici che, in linea con le disposizioni nazionali, verranno valutati in base alla classe di appartenenza: A, per gli edifici più efficienti, fino a G per quelli che disperdono più calore; gli edifici di nuova realizzazione dovranno rientrare almeno nella classe C. È stato inoltre creato – ha spiegato il relatore – un database nel quale verranno raccolte le schede relative a tutti gli edifici della regione, secondo i dati fin’ora raccolti il 90-95 per cento delle abitazioni rientrano nell’ultima classe.
Sollecitato dalle domande dei partecipanti Metzger ha illustrato una serie di accorgimenti per ridurre la dispersione di calore nelle abitazioni, in alcuni casi molto costosi come la installazione del cosiddetto “cappotto”, un rivestimento con materiali isolanti sulle pareti esterne di un edificio, oppure meno onerosi come l’eliminazione di ponti termici o l’istallazione di caldaie a condensazione, decisamente più efficienti di quelle tradizionali.
In chiusura il relatore ha accennato brevemente alla possibilità di riscaldare l’acqua per le necessità sanitarie con l’utilizzo di pannelli fotovoltaici, ma data l’ora tarda non ha avuto la possibilità di approfondire. [Greta Pini, ecoinformazioni]

Il metodo biologico contro quello tradizionale

Mercoledì 8 maggio Roberto Cavallerano di BioAgricert ha descritto il metodo di produzione e le certificazioni di un prodotto più sicuro e nutritivo di quello prodotto industrialmente.

Una ventina le persone riunite alle scuole di via Burgo per assistere all’incontro organizzato dall’Isola che c’è nell’ambito del percorso Vivi sostenibile a Maslianico.
Il relatore ha definito in breve i contenuti del regolamento Cee che definisce le normative dell’agricoltura biologica.
In seguito Roberto Cavallerano ha chiarito come spesso si sbagli chiamando biologico un prodotto, mentre invece biologico è il metodo di coltivazione, metodo senza ausilio di pesticidi chimici che garantiscono quindi l’assenza di residui dannosi per la salute. Il certificatore deve fare numerose visite durante l’arco di tutto l’anno per rendersi conto se veramente vengono rispettate le norme di coltivazione facendo attente analisi chimiche del terreno.
Per quanto riguarda l’allevamento per parlare di biologico bisogna garantire un’alimentazione al cento per cento costituita da mangimi biologici, senza Ogm e con almeno il 60 per cento di foraggio fresco. Inoltre bisogna che gli animali vivano all’aperto e abbiano la possibilità di muoversi mentre i trattamenti veterinari con farmaci devono essere limitati e possono essere usati solo prodotti accettati dalla normativa.
Il metodo biologico infine si distingue da quello convenzionale perché intende mantenere, nutrire e dare vita ai trenta centimetri di terra che devono essere tutelati per dare futuro all’agricoltura e tramite essa alle future generazioni. [Nicoletta Nolfi, ecoinformazioni]

 

I respiri degli spiriti cinematografici

Dal 9 al 12 maggio al circolo Arci Xanadù per il festival ReSpiri(ti). Tre giorni di proiezioni con il meglio delle produzioni indipendenti, locali e nazionali.

«Con questo festival vogliamo creare uno spazio di relazione per le “scintille”, le potenzialità presenti nel panorama del cinema indipendente comasco. Non solo una vetrina, ma anche un punto d’incontro per sviluppare la collaborazione reciproca». Così Edoardo Colombo, dell’Arci Xanadù, ha presentato la prima edizione del festival del cinema invisibile di Como, ReSpiri(ti), realizzato in collaborazione la Provincia di Como, l’assessorato alla cultura del Comune di Como, il circolo Arci MookaMoovie, Como Out, I lunedì del cinema, Ipsia Ripamonti, Arci Como e Ucca. L’appuntamento è per il fine settimana dal 9 al 12 maggio, quando al circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 saranno proiettati lungo e cortometraggi del panorama indipendente locale e nazionale.
«La collaborazione tra i circoli – ha continuato Donald Cortese dell’Arci Mooka Movie – è risultata naturale, perché ci accomuna l’idea di dare visibilità al cinema indipendente, non per fare i talent scout, ma perché vogliamo creare canali di produzione e distribuzione per tutti quei lavori che si pongono in controtendenza rispetto al cinema di massa. Credere in questo tipo di cinema significa innanzitutto ribaltare il paradigma diffuso che vede nelle produzioni indipendenti un ripiego. Con questo festival vogliamo mostrarne invece la forza e, perché no, aiutarle a crescere».
Da sottolineare la collaborazione dell’Ipsia Ripamonti, che dal prossimo anno proporrà ai suoi iscritti un nuovo corso di Comunicazione audiovisiva. Il festival – secondo gli organizzatori – potrà quindi diventare lo sbocco naturale delle produzioni dei futuri alunni. «I rapporti con l’istituto sono iniziati quest’anno con il concorso, rivolto agli studenti di grafica, per la locandina di ReSpiri(ti), che è stata ideata e realizzata da un’alunna della Ripamonti. Dall’anno prossimo la collaborazione con gli alunni sarà un ulteriore stimolo per il festival».
L’inaugurazione con aperitivo è venerdì 9 dalle 20. Finiti i salatini, alle 20.45, proiezione del film fuori concorso Biutiful countri di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero (Italia, 2007, 83′) sull’emergenza dei rifiuti campani, a seguire Anoir di Nicola Piovesan (Italia, 2007, 90′), in concorso per la sezione Lunghi respiri. Chiude la serata un dj set a cura del circolo Arci Xanadù.
Il pomeriggio di sabato 10 è dedicato ai corti in concorso, divisi in tre categorie: Giovani respiri, che accoglie i corti prodotti dai giovani comaschi, in proiezione dalle 14 alle 14.30, Respiri del lago, aperta agli autori lariani, dalle 14.30 alle 16.30 e Lievi respiri, coi lavori di autori nazionali, dalle 16.30 alle 20.30.
Alle 20.45, storie di call center con il fuori concorso di Ascanio Celestini Parole sante (Italia, 2007, 75′) che narra dei lavoratori precari dell’Atesia, il più grande call center europeo con sede a Cinecittà; in concorso invece il film Dallo zolfo al carbone (Belgio-Italia, 2008, 60′) di Luca Vullo che sarà proiettato alle 22.15. A chiudere alle 23.30 il documentario Voi sparate io disegno sul ferimento di Rumesh nell’aprile 2006.
Domenica 11 sarà dedicata ai lungometraggi. Si parte alle 16 con Solite cose (Italia, 2007, 100′) di Tony Sbarbaro, in concorso, per continuare con Kiss me Lorena (Italia, 2007, 84′) di Giulielmo Fava e Alessandro Izzo. La sera verrà aperta dalla proiezione di Zero: Indagine sull’11 settembre (Italia, 2007, 120′), fuori concorso, e chiusa da Una ballata bianca (Italia-Olanda, 2007, 78′) di Stefano Odoardi, in concorso. La maggior parte dei film e dei corti in concorso saranno introdotti e presentati dai registi.
Due le giurie che valuteranno il miglior lungometraggio e il migliore corto per ognuna delle tre categorie: una ufficiale, composta da Andrea Giordano, giornalista, Silvia Taborelli, del festival Cinemambiente di Torino, Alessio Brunialti Griffani, giornalista e Fabrizio Fogliato, critico cinematografico affiancata dalla giuria popolare, composta da appassionati comaschi di cinema e presieduta da Mattias Bresciani, direttore dell’Uci Cinemas di Montano Lucino. Il verdetto sarà pronunciato dalla regista Marina Spada lunedì 12 maggio alle 20.30 prima della proiezione del suo film Come l’ombra (Italia, 2006, 87′).
Il biglietto giornaliero per il festival è in vendita 30 minuti prima dell’inizio delle proiezioni a 7 euro (ridotto 5 euro), oppure è possibile acquistare una card a 15 euro che consente di seguire tutte le proiezioni. [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio provinciale di lunedì 5 maggio 2008

La riqualificazione di Cermenate spacca la maggioranza nel consiglio provinciale di lunedì 5 maggio: la Lega e Carioni votano contro ma il progetto viene approvato. E mentre nell’aula viene presentato lo statuto della patrimoniale idrica, nel cortile prima uscita pubblica per i comitati anti Garibaldina Bis.

Hanno aperto il consiglio provinciale di lunedì 5 maggio le congratulazioni bipartisan ai neoeletti Chiara Braga e Armando Valli, deputata Pd e senatore Lega nord, «sarà importante avere interlocutori a Roma a prescindere del loro colore politico» ha dichiarato Alberto Bartezaghi (Fi).
Due le nomine successivamente approvate: Elio Rimoldi, sindaco di Veniano, siederà nel consiglio di amministrazione dell’Aler di Como, mentre Andrea Racheli, consigliere di Acsm s.p.a., sostituirà Luciano Scalora nella Commissione elettorale circondariale di Como.
Sbrigate le formalità e fatto un minuto di silenzio per la scomparsa di Antonio Tagliaferri, impiegato in Provincia per diversi anni, il consiglio è passato ad esaminare il primo ordine del giorno, che è poi stato l’unico affrontato: un progetto di riqualificazione di alcune aree di Cermenate ripresentato con alcune modifiche dopo che era già stato bocciato dal consiglio provinciale nello scorso novembre. Il progetto deve passare per il consiglio perché costituisce variante al Ptcp ed è proprio su questo punto che la maggioranza non ha trovato una linea comune.
Sia Mauro Guerra (Pd) che Giordano Minotti (Lega nord) hanno sottolineato come il nuovo progetto «insiste nella variazione della rete ecologica provinciale, motivo per cui era stato precedentemente respinto». «Abbiamo faticosamente approvato un Ptcp – ha aggiunto l’esponente leghista – che è espressione perfetta della pianificazione territoriale, non possiamo ora relegarlo in un angolo concedendo deroghe di edificazione». Al centro del dibattito un’area agricola di 11 mila metri quadri che il Comune di Cermenate vorrebbe trasformare da «zona tampone», cioè area verde protetta perché utile all’equilibrio ecologico di un territorio, a zona commerciale con la costruzione di una struttura di vendita e una di produzione.

A difesa dell’edificazione si è invece schierato Serafino Grassi (Fi): «L’area in questione è degradata e non è ricca di biodiversità. Non è accettabile che in nome della tutela del territorio bocciamo le istanze che aiutano lo sviluppo del territorio».
È entrato nel dibattito anche Renato Tettamanti (Prc) che ha fatto notare «le contraddizioni di un’amministrazione che mentre promuove l’agricoltura e i prodotti locali (vedi Agrinatura) vuole eliminare un’area agricola che, seppur povera di biodiversità, non sarà compensata da altri interventi. Senza contare che questo sarebbe contrario alle norme del Ptcp». E quando Fabio Moltrasio (Pse) sottolinea il disaccordo fra i due maggiori partiti della maggioranza e invita la Lega a dialogare con le altre forze politiche, gli esponenti di Fi e An fanno a gara a sottolineare che «la questione è marginale per cui non si può parlare di divisione della maggioranza». La votazione ha infine sancito il parere favorevole al progetto, nonostante il voto contrario delle minoranze e di tutto il gruppo della Lega nord, presidente Carioni compreso.
Prima della cena consiliare ad Agrinatura, l’assessore Francesco Cattaneo ha trovato il tempo per illustrare lo statuto di ComoAcqua s.r.l., la società patrimoniale che, come da legge regionale, gestirà la rete idrica della provincia. «Alla base del “Modello lombardo” – ha spiegato Francesco Cattaneo – c’è la filosofia di separare il servizio di erogazione dalla proprietà delle reti, che è appunto affidata alla patrimoniale. Questa società ha come unico socio fondatore la Provincia, ma è ovviamente aperta alla partecipazione dei Comuni, che possono entrare direttamente o tramite le società da loro controllate. Almeno nella fase iniziale non è prevista la partecipazione di soggetti privati». La Provincia, per statuto, manterrà comunque la partecipazione nella società con una quota di un punto percentuale maggiore rispetto a quella del Comune più rappresentato, mentre il diritto di voto sarà riconosciuto a tutti i Comuni della provincia in base all’estensione territoriale e alla popolazione residente. Lo statuto dovrebbe essere votato nell’assemblea provinciale di lunedì 12 maggio.
Fuori dall’aula invece, prima uscita pubblica dei comitati anti Garibaldina Bis. Una trentina di persone si sono date appuntamento nel cortile di Villa Saporiti per contestare il progetto della nuova strada provinciale che collegherebbe Como con Varese, monetizzata con il recente bilancio provinciale. «Quest’opera è innanzitutto uno scempio ambientale, perché taglia un’area boschiva che rimane l’unico polmone verde dell’olgiatese – ha dichiarato Lorenzo Ceolin, portavoce dei comitati – viene poi spacciato per risolutivo un progetto che prevede un collegamento di soli 7 km, da Albiolo a San Salvatore, quando invece basterebbe collegare tre rotonde della Briantea e il collegamento sarebbe compiuto, per davvero». I comitati aprono anche a soluzioni alternative, come il ripristino della ferrovia Grandate-Malnate o l’apertura della pista ciclabile che corre parallela ai binari «per cui abbiamo già un progetto che svilupperemmo autonomamente, senza chiedere soldi a nessuno» aggiungono.
Emblematici i cartelli che i manifestanti hanno mostrano ai fotografi, in particolare uno che recitava «stanchi di una politica che non ci vuole ascoltare», mentre l’assessore Cinquesanti liquidava le loro proposte: «La Garibaldina bis s’ha da fare». I cittadini, sempre più delusi, per bocca del portavoce dei comitati, hanno così attaccano una classe politica «che non è pronta per scelte moderne, cioè levare le macchine dalle strade favorendo il trasporto pubblico». [Francesco Colombo, ecoinformazioni]

Il consiglio comunale di lunedì 5 maggio 2008

Approvato definitivamente, senza i voti delle minoranze, il Bilancio revisionale 2008 e pluriennale 2008-10 del Comune di Como. In discussione l’ammissibilità della discussione sul piano di recupero dell’area ex Consorzio agrario in via Scalabrini.

Dopo una preliminare di Pasquale Buono, Fi, che ha chiesto delucidazioni sullo Street Parade, un corteo che si propone di «inondare la città di buona musica, balli sfrenati, arte, cultura, divertimento» e che sfilerà per le strade cittadine il 24 maggio, ha preso la parola Stefano molinari, An, che ha ricordato l’assurda uccisione di Nicola Tommasoli, il giovane picchiato a morte a Verona, lanciando un appello al nuovo governo per «intervenire in maniera decisa per riportare la sicurezza ed eliminare alcune frane estreme nostre e di tutte le colorazioni».
Si è quindi passati alle dichiarazioni di voto sul bilancio proposto. Un documento per Luca Gaffuri, capogruppo Pd, apprezzabile per l’interesse verso la manutenzione del patrimonio e le periferie, ma per cui c’è il rischio di non poter essere realizzato a causa dell’incertezza sui proventi della vendita dell’area ex Ticosa. Un’affermazione quest’ultima che ha trovato concorde Dario Valli, capogruppo Area 2010, e Mario Molteni, per Como. Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha voluto sottolineare come da anni la politica della maggioranza sia stata quella di svendere il patrimonio comunale, come l’Acsm, le quote della Milano-Serravalle, le farmacie comunali e i posteggi dati in gestione alla Csu. «È vero abbiamo venduto molte nostre proprietà» ha riconosciuto Emanuele Lionetti, capogruppo Lega Nord, ma per l’esponente leghista bisogna riconoscere il trasferimento attuato dallo stato di risorse verso altre regioni d’Italia che non possono quindi essere utilizzate sul nostro territorio. Il Bilancio è stato così approvato con il consenso di tutte le forze della maggioranza ed il voto contrario della minoranza, con l’astensione del gruppo di Area 2010.
La seconda parte della serata si è quindi incentrata sul piano di recupero dell’area dell’ex Consorzio agrario in via Scalabrini. Un intervento di quasi 28 mila metri quadri, l’area ex Ticosa è di circa 40 mila, che vedrebbe, come da fonti comunali, «la realizzazione i recupero competerebbe alla Giunta comunale e non al Consiglio. Una opinione che, data anche la poca chiarezza della normativa nel passaggio dal Piano regolatore al nuovo organo di governo del territorio, non è stata condivisa dalle strutture tecniche comunali e dal consiglio stesso che si è espresso per discutere del futuro sviluppo dell’area. L’architetto Valli ha così proposto un ordine del giorno per la definizione delle aree dimesse, o in via di dismissione, che saranno oggetto di recupero che verrà discusso nella prossima seduta di lunedì 12 maggio. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

ecoinformazioni 384/ Geografia del cibo

Ecco il numero di ecoinformazioni di aprile 2008, dedicato al tema Geografia del cibo, lo potete scaricare qui (pdf).

Il sommario del numero 384

– Fuori bolla GIANPAOLO ROSSO

– Laicità TOMMASO BRUNI

– Blog lariani GRETA PINI

– Economia cooperativa FRANCESCO COLOMBO

– Più controlli, meno morti FRANCESCO COLOMBO

– Il delirio del Lario

– Paratie anticittà

– Navigazione a vista MICHELE DONEGANA

– Fiato corto FRANCESCO COLOMBO

– Volontariato a Santo Domingo ANDREA BETTA

– Cifrario A cura di FRANCESCO COLOMBO

Tema: Geografia del cibo

– Percorsi del cibo MARCO RIVA

– Biodiversità in un solo podere

– Food miles Traduzione a cura di NICOLETTA NOLFI

– Educare alla tavola GRETA PINI

– Fine dell’agricoltura ROSSANO NISTRI

– L’imbroglio del cibo globale

– Provincia di Como: i numeri dell’agroalimentare

– Biologico comasco NICOLETTA NOLFI

– La filiera corta a Como FRANCESCO COLOMBO

– Non si può fare FRANCESCO VANOTTI

– Biblioteche nel futuro CHIARA MILANI

– Simboli MARCO LORENZINI

– Architetture del moderno FABIO CANI

– Giro di mostra

Paco denuncia i paradossi della raccolta differenziata a Como

La quasi totalità dei sacchi viola che vengono raccolti va ad alimentare i forni dell’inceneritore. Proposta una delibera di indirizzo per affrontare il problema.

Una ventina i partecipanti, martedì 30 aprile alle 21 alla cascina Massèe di Albate, all’incontro su Rifiuti, pulizia e appalto integrato a Como organizzato da Paco (Progetto per amministrare Como). I portavoce della lista della rondine hanno esposto la ricerca sullo stato dei rifiuti a Como da loro effettuata negli ultimi mesi, frutto anche di tre visite agli impianti di raccolta e smaltimento. È stata anche presentato la delibera di indirizzo che verrà proposta al Consigli comunale.
Bruno Magatti ha aperto l’incontro sottolineando che il tema dei rifiuti è diventato rilevante e va affrontato seriamente. Ad oggi è la sfida più difficile che il mondo occidentale deve affrontare: l’obiettivo Discariche zero che la Comunità europea si è posta entro il 2020 appartiene ad un futuro per nulla lontano e la riduzione della produzione di rifiuti all’origine è ancora, per lo meno in Italia, sostanzialmente inattuata. Il consigliere di Paco ha poi criticato il sistema comasco di raccolta differenziata. I sacchi viola che vengono raccolti diventano quasi per la loro interezza combustibile derivato da rifiuto (cdr) e vanno ad alimentare i forni degli inceneritori. La situazione a Como è molto critica e la lista della rondine propone una delibera di indirizzo. Paco vorrebbe attivare un dibattito trasversale tra tutte le componenti interessate: cittadini, amministrazione e imprese gestrici del ciclo raccolta – smaltimento. Un dialogo serio e rigoroso che porti in un anno alla scelta di una direzione da prendere più vantaggiosa dal punto di vista ambientale ed economico. La proposta di delibera verrà proposta con la sola firma di Bruno Magatti, anche se servirebbero quelle di sette consiglieri. «Vedremo» ha terminato il consigliere «chi e come vorrà accompagnarci in questo anno, la proposta vuole essere aperta a tutte le forze politiche».
Paolo Sinigaglia, portavoce del movimento, ha spiegato i punti cardine dell’indagine (consultabile sul sito di Paco www.paco.co.it) effettuata dalla quale si deduce che la quasi totalità del sacchi viola e la totalità dei sacchi neri finiscono bruciati. L’esponente del Progetto per amministrare Como ha poi descritto alcune differenti realtà italiane di raccolta-smaltimento che potrebbero essere prese a modello per possibili cambiamenti da apportare gestione rifiuti di Como.
Alla serata era presente l’assessore comunale all’Ecologia e all’ambiente Diego Peverelli (Lega Nord) che ha esordito dicendo che «si dovrebbe riuscire a scendere sulla terra e che molte delle parole dette durante la serata erano frutto della fantasia». Ha poi continuato elogiando i comaschi, cittadini rispettosi delle regole e ha dichiarato che la raccolta differenziata va di anno in anno sempre meglio grazie soprattutto agli sforzi degli abitanti.
Una parte del pubblico, dichiaratasi “presa per i fondelli”, ha duramente chiesto all’assessore come si sarebbe mosso nelle prossime 24 ore, alla luce delle notizie sulla racconta differenziata. Secondo alcuni dei presenti si dovrebbe togliere l’appalto all’Acsm o dare per lo meno delle multe alla società. Altri hanno chiesto come dovranno comportarsi nei prossimi giorni col sacco viola, se continuare a farlo oppure no. La risposta dell’assessore Diego Peverelli è stata che ognuno ha il diritto di pensarla come vuole e che quindi accetta le critiche, ma che purtroppo per intraprendere una qualsiasi azione si dovrà aspettare un anno e ha concluso ricordando che «i problemi non si risolvono con la bacchetta magica». [Francesco Vanotti, ecoinformazioni]

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