17-18-19 novembre/ Corso di formazione per tutori volontari


Defence for children, in collaborazione con il Tribunale di Como, il Comune di Como, l’Associazione del volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, l’Osservatorio giuridico per i Diritti dei migranti e la Fondazione dei Servizi sociali svizzera, promuove un corso di formazione per futuri tutori nell’ambito del progetto europeo Elfo di formazione per tutori, legali rappresentanti e famiglie affidatarie di minorenni privati delle cure parentali.

Il corso si pone l’obbiettivo di risolvere una criticità ampliamente diffusa non solo nella provincia di Como, bensì in molte realtà legate al fenomeno migratorio degli ultimi anni, ossia l’assistenza ai migranti minorenni.

«In Provincia di Como dall’estate 2016 è iniziato un importante afflusso di minori stranieri non accompagnati. Al campo governativo sono presenti, con dati variabili di mese in mese, circa il 40% di minori. Per garantire loro i diritti fondamentali in situazioni di estrema fragilità e vulnerabilità, il primo adempimento da compiere è quello di nominare un tutore, ossia una persona che li rappresenti legalmente, ma che sappia anche costruire con loro una relazione di vicinanza e prossimità. La figura del tutore può rappresentare un’opportunità per tutti i minori presenti nella nostra Provincia, ma anche per le persone e le famiglie che decideranno di sperimentarsi». [Martino Villani, direttore del Csv di Como]

Il 4 ottobre il progetto è stato presentato nell’aula Biblioteca del Tribunale di Como e ha registrato quasi ottanta partecipanti, a testimonianza della sensibilità di una parte della cittadinanza comasca nei confronti di tale problematica. Il corso si terrà il 17, il 18 e il 19 novembre presso la sede del Centro servizi per il Volontariato di Como, in via Col di lana 5, mentre la scadenza per la presentazione della domanda di partecipazione è fissata al 3 novembre o al raggiungimento della quota limite di ventidue iscritti.

La tre giorni di formazione fornirà ai futuri tutori le competenze espresse nel 2005 dal Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ossia le conoscenze “necessarie nell’ambito della cura e della protezione dell’infanzia per assicurare che gli interessi del minorenne siano tutelati e che i bisogni legali, sociali, della salute siano corrisposti in modo appropriato anche considerando il tutore come un vettore di connessione tra la persona minorenne e tutte le agenzie, i professionisti che possono garantire la continuità nella cura e nella protezione necessarie”.

Info Csv Como, via Col di lana 5,  info@csv.como.it, tel. 031.301800.

[Vincenzo Colelli, ecoinformazioni]

Connessioni controcorrente/ La rassegna 2017/18 del Teatrogruppo popolare

DSCN7805

Martedì 17 ottobre alla Piccola accademia di Teatrogruppo popolare a Como in via G. Castellini 7 a Como, Olga Bini e Giuseppe Adduci hanno presentato il programma completo degli spettacoli proposti dalla compagnia per l’anno 2017/2018 nell’ambito del progetto di rigenerazione culturale urbana Connessioni controcorrente, ideato e realizzato sul territorio di Como da Teatrogruppo popolare,  Circolo Arci Xanadù e ecoinformazioni, con il contributo di Fondazione Cariplo. La rassegna si aprirà alle 21 di sabato 21 ottobre con lo spettacolo La diva della Scala di Laura Curino e Alessandro Bigatti [Leggi l’appuntamento], nella sala spettacoli di Teatrogruppo popolare (sede della Piccola Accademia). I posti vanno rapidamente esaurendosi, si invita chi interessato/a a prenotare un posto per tempo (contatti in fondo all’articolo).
(altro…)

21 ottobre/ La biblioteca di tutti e di ciascuno

 

Dopo la bella esperienza di ComeVoglioComo – che ci auguriamo non cada nel dimenticatoio a seguito del cambio di Amministrazione – la squadra di Sociolab avvia una nuova esperienza di progettazione partecipata in provincia di Como. Si tratta del percorso LC partecipa che propone, sabato 21 ottobre alle 15 in via Volta 3 a Lurate Caccivio,  l’incontro Crowdlab, La biblioteca di tutti, una biblioteca per ciascuno, dedicato al codesign della nuova biblioteca comunale,  prima che comincino i lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli spazi. L’Amministrazione comunale invita a ritrovarsi per la definizione e la co-progettazione degli ultimi dettagli.

(altro…)

17 ottobre/ La musica di Terezín

Terezín ovvero Theresienstadt è una cittadina ceca dove, durante il regime nazista, fu allestito un campo di concentramento, presentato come “lager modello” e come tale visitato anche dalla Croce Rossa. Il campo di Terezín ebbe una vita paradossale, in cui, in mezzo alle sofferenze tipiche di tutto il sistema concentrazionario, i confinati godettero di una vita culturale particolarmente intensa. È così che di Terezín si sono conservate musiche e immagini di spettacoli (oltre che un film “di propaganda” diretto da uno dei prigionieri stessi, Kurt Gerron).  (altro…)

17 ottobre/ Sinistra italiana contro il referendum di Maroni

Sinistra italiana contrasta il referendum truffaldino e illegale di Maroni (i cittadini non hanno il diritto di annullare la scheda), invita a votare no o a non votare perché  ritiene la consultazione inutile,  costosa, ambigua, sbagliata e propone martedì 17 ottobre alle 20,45 alla Cascina Massè in via Sant’Antonino a Albate un dibattito sul Referendum lombardo del 22 ottobre.

21 ottobre/ Esposizione tela seicentesca in Pinacoteca

Il 21 ottobre alle 17 alla Pinacoteca del comune di Como in via Diaz verrà esposta al pubblico la tela seicentesca di Giulio Cesare Procaccini “Madonna Assunta con i Santi Rocco, Caterina d’Alessandria e Agnese“, appena restaurata dall’Inner wheel club di Como.  (altro…)

La cattiva alternanza della cattiva scuola

Il 13 ottobre migliaia di studenti in tutta Italia hanno scioperato contro l’alternanza scuola lavoro promossa dalla Buona scuola. Dai nati nel 1999 in poi, i giovani sono obbligati a raggiungere in tre anni un monte ore elevatissimo in “formazione” al di fuori degli edifici scolastici, 400 per istituti tecnici e professionali, 200 per licei, per poter sostenere l’Esame di Stato. Anche a Milano molte ragazze e molti ragazzi, arrivando da diverse città della Lombardia, sono scesi in piazza per chiedere un sistema di alternanza più giusto. Il corteo ha sfilato pacificamente nel capoluogo, coinvolgendo lungo il percorso anche dei lavoratori.  (altro…)

16 ottobre/ “Orecchie”

22291338_1736148610021543_8171445219927635475_o.jpg

In proiezione  lunedì 16 ottobre allo Spazio Gloria ci sarà Orecchie di Alessandro Aronadio (2016, 90′), vincitore del premio Arca CinemaGiovani come miglior film italiano e del premio NuovoImaie Talent Award a Daniele Parisi, come miglior attore esordiente, al Festival di Venezia 2016. Sono previsti due spettacoli, il primo alle 14,30 in occasione del Lunedì dello studente, la seconda, come di consueto alle 21, aperta a tutti.  (altro…)

Israele, Palestina, noi: Jeff Halper a Milano

L’ultimo libro di Jeff Halper, noto attivista israeliano contro l’occupazione dei territori palestinesi (sua la fondazione dell’ICAHD – Israeli Centre against House Demolition, centro israeliano contro la demolizione delle case palestinesi), relega Israele e i palestinesi nel sottotitolo. Si intitola infatti La guerra contro il popolo. Israele, i palestinesi e la pacificazione globale. E, quindi, come si intuisce facilmente, ha molto da dire anche a noi, che crediamo di essere così distanti da Israele e dalla Palestina.


Nel suo giro per la presentazione del libro in Italia (l’abbiamo ascoltato la settimana scorsa a Milano, poi è stato a Monza, a Torino e in questi giorni in altre città italiane), Jeff Halper, nel suo inglese-americano molto espressivo (e chiarissimo), spiega la genesi del libro con una premessa autobiografica-politica, a partire dalla crisi che ha investito gli attivisti anti-occupazione quando si sono resi conto che la soluzione dei “due stati” (Israele e Palestina separati dai confini precedenti alla guerra dei 6 giorni del 1967) era ormai diventata irrealizzabile. E quindi si è reso necessario un ripensamento generale della situazione, che da una parte riflettesse sulle ragioni del declino di quell’ipotesi (per cui, a lungo, in molti si erano spesi) e dall’altra facesse chiarezza sul come lo stato israeliano potesse continuare «a farla franca impunemente», in spregio a tutte le decisioni internazionali (anche quelle più moderate, e inoppugnabili sul piano del diritto internazionale).

La risposta risiede nel ruolo internazionale di Israele e nel modello di gestione della crisi del capitalismo che propone.

Ed ecco che la lucidissima analisi di Jeff Halper evidenzia una serie di questioni di fondamentale importanza anche per le “società occidentali” nel loro complesso. Il modello israeliano è un modello iper-sicuritario teso al controllo totale della popolazione. È quel modello che qualche esponente del governo israeliano riassume in questo modo (che può apparire provocatoriamente paradossale, ma che temiamo sia tragicamente efficace): «uno stato tra i più sicuri al mondo, nonostante che metà della sua popolazione sia fatta di terroristi». L’analisi di Jeff Halper su questo punto è spietata, e documentatissima; Israele ha messo a punto sistemi di sicurezza e armi leggere – di più: ha ideato sistemi di controllo globale – efficientissimi, ed è in grado di proporli a tutto il mondo.

I corollari di queste affermazioni sono principalmente due, uno di carattere locale (medio-orientale, diciamo così) e l’altro di carattere globale.

Il primo è che Israele ha bisogno dei territori occupati come gigantesco laboratorio di sperimentazione di tutti i sistemi di controllo. Un laboratorio drammaticamente vero, dove le pallottole “di gomma” (in realtà di metallo rivestite di gomma) possono essere sparate dal vero su obiettivi reali, verificandone le conseguenze non secondo modelli teorici o algoritmi, ma secondo morti e feriti. Sembra di capire che in questa situazione di sperimentazione reale, il ruolo della Striscia di Gaza potrebbe essere quello di terreno per la verifica dei sistemi “letali” (per esempio i droni utilizzati per le “esecuzioni mirate” che l’esercito israeliano continua impunemente a perpetrare), mentre la Cisgiordania potrebbe assolvere al compito di laboratorio per i test non-letali e – anche – per il controllo integrale della popolazione.

Il secondo corollario è che il modello si sta estendendo a tutte le nazioni occidentali (ma anche a quelle di altre parti del mondo: la partnership sicuritaria non ha confini né filtri ideologici, e gli stati “islamici” spesso sono ottimi clienti delle aziende militari israeliane), così che – come ha ben chiarito Jeff Halper – la lingua che parla la polizia di Milano non è diversa da quella che parla Tsahal (cioè l’esercito dello stato israeliano).

Questa fase tarda del capitalismo in crisi si avvia ad essere una vera e propria “sicurocrazia”, in cui l’obiettivo principale degli organismi statuali asserviti alle logiche delle grandi multinazionali è quello del controllo delle “proprie” popolazioni – in modo “democratico”, si intende. (È questo il significato del termine “pacificazione”, dall’inglese pacification, che poteva forse essere reso in modo più esplicito con “normalizzazione”, ma mi si lasci osservare che la pacificazione evoca in modo efficace la nota citazione di Tacito «dove fanno il deserto dicono che è la pace»)

Ed è un obiettivo globale che vale qualcosa come 3,5 trilioni di dollari all’anno…

Le ragioni del declino dell’ipotesi della soluzione “a due stati” sono quindi le stesse per cui Israele è al di sopra del giudizio: l’occupazione serve per affinare un modello a cui tutti gli stati egemoni ormai fanno riferimento. Israele è diventato indispensabile al modello capitalistico e l’occupazione è indispensabile a Israele così com’è adesso.

Ma lo studioso Jeff Halper (non si dimentichi che all’università insegna antropologia e storia contemporanea, e che è facile riconoscere gli effetti di questi molteplici approcci nel suo argomentare) non ha neutralizzato l’attivista.

Se la soluzione “a due stati” non è più percorribile, bisogna battersi per quella di uno stato “democratico bi-nazionale”, in grado di garantire sicurezza a entrambi i popoli in gioco e di mettere in crisi proprio quel modello iper-sicuritario su cui lo stato israeliano si fonda attualmente.

In maniera abbastanza inaspettata per il pubblico milanese, piuttosto disilluso, Jeff Halper si è dimostrato assai ottimista al riguardo: mentre un gruppo (israeliano e palestinese, bi-nazionale appunto) cerca di lavorare a ipotesi concrete per l’ordinamento statuale da proporre, la società della terra tra il Mediterraneo e il Giordano – a suo avviso – comincia a indirizzare i suoi desideri in quella direzione. Grande importanza, secondo Jeff Halper, potrebbe anche avere la campagna internazionale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) per evidenziare quanto sia deleterio – per la gente, prima ancora che per i governanti – proseguire su questa strada. La naturale evoluzione di questa campagna è riassumibile, per Jeff, nel nuovo acronimo BDS 4 BDS (ovvero, in inglese: Boycott, Divestment, Sanctions for Binational Democratic State – cioè, in italiano: Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni per uno Stato Democratico Bi-nazionale).

Significa, in sostanza, che la situazione palestinese ci deve coinvolgere su tutti i piani: poiché ci riguarda da vicino, per quello che può comportare nelle nostre vite quotidiane, ci deve vedere partecipanti anche per quel che riguarda la situazione sul terreno medio-orientale: cambiare le cose in Palestina può significare cambiare le cose anche in Europa.

Jeff Halper, La guerra contro il popolo, Epoké, Novi Ligure 2017, pp. 338, euro 16

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza