Il Consiglio comunale di Como di giovedì 6 novembre 2008

cernezzi1A Palazzo Cernezzi si spreca energia. Nella seduta del 6 novembre si è discusso di tangenziale e si è istituita la commissione Paesaggio.

In un caldo torrido, il riscaldamento a Palazzo Cernezzi certamente funziona, giovedì 6 novembre durante le preliminari al Consiglio comunale Donato Supino, Prc, ha posto all’attenzione dell’assemblea gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto l’azienda di trasporti Asf, con le dimissioni di Umberto Isella, direttore tecnico, e la vicenda delle intercettazioni ambientali nell’ufficio dell’amministratore delegato Annarita Polacchini. «Questa vicenda va chiarita – ha chiesto il consigliere comunista – si tratta pur sempre di un’azienda pubblica al 51 per cento».
Mario Molteni, Per Como, ha invece ricordato, con un nuovo cartello, che sono trascorsi 14 giorni dalla sua prima segnalazione sull’illuminazione guasta ai giardini a lago e ha chiesto all’assessore dove possano conferire i materiali inerti prodotti dalle piccole ristrutturazioni i semplici cittadini «che non vengono più ricevuti dalla discarica alla Guzza».
L’assemblea di via Vittorio Emanuele ha quindi iniziato i lavori riprendendo la discussione sulla delibera inerente il peduncolo della tangenziale comasca fra via Tentorio e via Canturina. In sostanza il Consiglio ha discusso del progetto preliminare approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) che deve essere recepito nel Piano regolatore.
Fin qui tutto bene, ma le voci che parlavano di un cambiamento del tracciato a ridosso delle abitazioni di via San Bernardino hanno preoccupato l’intera assise che ha fatto propri all’unanimità gli emendamenti e l’ordine del giorno proposti per garantire il tracciato attuale e non quello prospettato da Concessionaria autostrade lombarde (Cal) e Pedemontana, le due aziende che al 50 per cento concorrono alla realizzazione dell’opera. «Questa è l’ultima occasione che ci rimane – ha spiegato Mario Lucini, Pd – per evitare che ci siano sviluppi in direzione difforme dalla volontà del Consiglio comunale».
Tutti convinti anche sullo spostamento di un’attività produttiva che si ritrova sul tracciato, un problema posto dal consigliere del Gruppo misto Carlo Ghirri, alla proprietà è stato concesso il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni boschivi a poche centinaia di metri dalla sede attuale, di sua proprietà, su cui può trasferire l’attività, mentre verrà risarcito per l’esproprio del terreno su cui passerà la nuova strada. «Non c’è l’intenzione di vessare nessuno – ha precisato l’assessore D’Alessandro – già dal 2001 il privato era conoscenza del progetto e ha fatto le sue osservazioni, accolte dal Comune, al Prg».
Al voto la delibera ha ricevuto l’astensione di Pd e Per Como «perché abbiamo qualche perplessità per il tracciato del secondo lotto – ha chiarito Lucini – soprattutto per quanto riguarda l’apertura del tratto in galleria che va ad intaccare un’area paesaggisticamente importante», con un raccordo all’aperto nella zona di via Frisia.
Contrario all’opera Supino per cui la tangenziale «non migliorerà la viabilità pubblica ed è uno scempio del paesaggio», per il consigliere di Rifondazione «queste risorse andavano investite per il miglioramento del trasporto ferroviario» e ha aggiunto: «Quando tutti in Europa sviluppano le ferrovie noi facciamo all’incontrario». Parole che hanno irritato l’assessore D’Alessandro che è sbottato in un: «Lei è ideologicamente contro le infrastrutture che portano ricchezza!».

Il secondo argomento della serata, al posto del piano di zonizzazione acustica, è stata l’approvazione della Commissione paesaggio, che sostituirà l’attuale Commissione edilizia, una deliberazione in tutta fretta per rispettare la normativa regionale che impone la sua approvazione entro il 14 novembre.
Accordo di massima fra maggioranza e minoranze, tranne che per un emendamento sulla nomina dei commissari presentato da Marcello Iantorno, Pd, ritenuto illegittimo dalla Segreteria generale. L’esponente democratico ha proposto di affidarne l’incarico al Consiglio comunale, mentre la delibera prevede che sia un atto di competenza della Giunta. Ai voti l’emendamento non è passato.
La delibera approvata istituisce così una Commissione di tecnici esperti nei più vari settori, dalla geologia, alla tutela dei beni architettonici, all’urbanistica, che resterà in carica tre anni e che sostituirà in toto la vecchia Commissione urbanistica, definita dall’assessore Faverio «un doppione inutile». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

Il Consiglio comunale di como di martedì 4 novembre

cernezziCamnago Volta senz’acqua, giardini a lago al buio. Le opposizioni garantiscono nuovamente il numero legale al Consiglio di martedì 4 novembre. Rimandate le votazioni su zonizzazione acustica e tangenziale di Como.

Residenti di Camnago Volta senz’acqua al Consiglio comunale di martedì 4 novembre per protestare contro una situazione che si protrae «da circa due anni» per un approvvigionamento che «è andato via via scemando fino a raggiungere nel corso dell’ultimo anno livelli del tutto insufficienti», come si legge nella lettera indirizzata al sindaco di Como, alla presidente della Circoscrizione 4, al prefetto e alla direzione Acsm. Una situazione che ha costretto i residenti delle vie Zampiero, Aquileia, Maestri Campionesi «a fare scorta di acqua (quando c’è) in bottiglioni e taniche per soddisfare il minimo fabbisogno giornaliero».
Gli abitanti di Camnago Volta Superiore si sono presentati con sacche di plastica di acqua per le emergenze distribuiti da Acsm e il loro problema è stato portato a conoscenza del Consiglio tramite Mario Molteni, Per Como, che nelle preliminari ha ricordato come la mancanza «sia soprattutto nelle fasce mattutine e serali quando tutti usano l’acqua» per una quarantina di famiglia con anche situazioni di criticità per le fasce più deboli.
Il capogruppo di Per Como ha anche inscenato una protesta per la mancata sistemazione dell’illuminazione ai giardini a lago presentandosi con un cartello con scritto i giorni, dodici, da quando ha fatto la prima segnalazione a Palazzo Cernezzi.
Luigi Bottone, Udc, ha invece attaccato il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Benedetto Scaglione per le dichiarazioni, che lo hanno lasciato stupefatto, sulle droghe leggere.
«È indispensabile che si usino le procedure corrette» ha dichiarato Mario Lucini, Pd, per il piano di recupero dell’area ex Danzas, vicino alla stazione di Como San Giovanni, pur non dichiarandosi contrario alla riqualificazione dell’area, il consigliere ha affermato che «non si tratta di un ampliamento di attività» e essendoci la possibilità di costruire alberghi anche in altre zone del territorio comunale non si dovrebbe passare attraverso lo Sportello unico per le attività produttive, una procedura semplificata che porta solo ad una ratifica in Consiglio e non a una discussione sugli sviluppi edilizi della città.
Dopo uno screzio tra Donato Supino, Prc, e l’assessore Peverelli a proposito di dichiarazioni fatte dal sindaco a Esansione Tv è iniziata la seduta consiliare.
L’assessore Veronelli ha spiegato il progetto Como in tempo 2, finanziato da Regione Lombardia, che si pone come obiettivo una migliore accessibilità degli uffici pubblici, con anche il potenziamento dei Mercoledì del cittadino, l’apertura ad orario continuato degli uffici pubblici in città, per un piano territoriale degli orari, soprattutto per le scuole, per cui sono in corso contatti con Asf per l’introduzione di scuolabus. I previsione l’implementazione di strumenti informatici per la creazione di un calendario degli appuntamenti che possa essere d’aiuto per un migliore programmazione degli sessi e di attività di supporto.
Una relazione che non ha entusiasmato i consiglieri tanto che i pochi presenti in aula per lo più discutevano dei fatti propri, una situazione che ha fatto chiedere da Lucini la verifica del numero legale. Uscite le opposizioni questo è venuto a mancare e dopo i quindici minuti a regolamento si è andati alla seconda conta. Qui le minoranze, in 9 su 26 presenti, hanno permesso la continuazione della seduta rientrando in aula.
Il nuovo piano di zonizzazione acustica è stato così presentato da Elena Lolli della Oikos, la ditta che ha vinto l’appalto per le rilevazioni, che ha anche spiegato la genesi della legislazione nell’ambito acustico. Per l’esperta Como non affronta «una situazione drammatica» anche se sulle arterie principali i parametri vengono sempre superati, infatti l’unico problema acustico segnalato dai cittadini è quello del traffico automobilistico.
Approvato il Piano potranno partire i piani di risanamento delle zone che più soffrono dell’inquinamento acustico. Sulla zonizzazione qualche perplessità è stata sollevata dalle minoranze per alcune aree ed è stato chiesto qualche chiarimento. Anche Gianpiero Ajani, Lega, ha espresso la paura «di avere documenti zoppi che non si possono applicare».
Sul piano sono stati proposti due ordini del giorni e otto emendamenti e, in attesa dei pareri dei tecnici, il voto finale è stato rimandato a giovedì 6 novembre.
Nell’ultima parte del Consiglio si è discusso del peduncolo via Tentorio – via Canturina della tangenziale di Como. Il Consiglio avrebbe dovuto approvare il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2007, ma sono intervenute le indiscrezioni raccolte da alcuni residenti che hanno espresso il timore di ritrovarsi la strada sotto le finestre di casa.
Le voci di un cambiamento di tracciato per il progetto definitivo hanno fatto esprimere a Lucini la propria perplessità e contrarietà dato che tali notizie non sono state date ai consiglieri e per questo è stato presentato un emendamento che chiede al Consiglio di ritenere vincolante il progetto preliminare e quindi di non avvicinare il tracciato alle case nella stesura definitiva. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

No mobbing

images1Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti? Nella sala della Biblioteca comunale di Como, davanti ad una platea di oltre cento persone si è svolta, lunedì 3 novembre, la prima serata, moderata dal dottor Antonio Paddeu, organizzata dalla neonata associazione No-mob di Como.

Dopo la presentazione dell’avvocato Mario Lavatellli degli scopi statutari dell’Associazione, tra cui quello di offrire un aiuto psicologico e giuridico a tutti coloro che si ritengono vittime di tale fenomeno in crescente diffusione, l’avvocata Grazia Villa ha introdotto il tema della serata: Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti?
In particolare è stata illustrata la scelta necessaria di mettere a confronto le due principali competenze idonee ad affrontare il fenomeno complesso del mobbing: quella giuridica e quella psicologica.
La dottoressa Carla Gaffuri, psicologa, con grafici molto efficaci, ha delineato quali sono oggi le caratteristiche delle patologie e dei probabili danni alla salute derivanti da tutte quelle vessazioni, discriminazioni, persecuzioni plurime e reiterate nel tempo subite, di norma nel luogo di lavoro (anche se da qualche tempo si parla anche di mobbing familiare) da soggetti messi nelle condizioni di non reagire dal datore di lavoro, dai dirigenti o dai colleghi, che vanno a configurare il c.d. mobbing.
Nell’illustrare i dati che portano i medici alla diagnosi psicologica è stata evidenziata l’evoluzione negli ultimi anni degli strumenti di indagine, unitamente ai possibili rimedi: primo fra tutti la non così ovvia rimozione dei comportamenti dannosi messi in atto nei confronti delle vittime (più donne che uomini!).
Su questa possibile rimozione e, più in generale, sui rimedi giuridici si è soffermato l’altro relatore, l’avvocato Alberto Guariso, giurislavorista, del Foro di Milano.
Oltre a confermare la nota assenza di un supporto normativo specifico in materia di mobbing, il fatto che non esista in Italia una legge che disciplini il fenomeno del mobbing, Il legale si è soffermato sia sugli attuali possibili strumenti di tutela giudiziaria, sia su alcune ipotesi di normativa futura.
Guariso, infatti, ha suggerito al legislatore di allargare a questa fattispecie giuridica quelle norme già entrate in vigore nel nostro ordinamento, anche se poco conosciute e poco utilizzate, a seguito di ratifica delle direttive europee, in materia di discriminazione di razza, di genere, di religione.
Norme efficaci, almeno sulla carta, perché supportate da un impianto sanzionatorio anche penale, ma soprattutto perché impongono al datore di lavoro di rimuovere tutte le condotte illecite, portando a quella eliminazione dei comportamenti che feriscono la dignità della persona e la sua integrità psicofisica.
In attesa dell’accoglimento di questi suggerimenti, pur non nascondendo le difficoltà a veder riconosciuto dal giudice un danno da mobbing, il legale ha sostenuto che partendo dalle leggi esistenti è possibile ritrovare singoli pezzi di tutela.
Dopo aver brevemente ricordato le sempre più voluminose sentenze in materia, sono stati evidenziate le motivazioni del perché non sempre siano favorevoli al mobbizzato, ciò principalmente a causa delle difficoltà collegate al problema di provare davanti al giudice, non tanto l’esistenza del danno alla salute sempre più facilmente accertabile, tramite le Cliniche del lavoro specializzate, ma che questo danno sia stato determinato nel luogo di lavoro e attraverso atteggiamenti persecutori.
Queste gravi difficoltà, ampiamente in evidenza dagli interventi del pubblico, legati ad esperienze di sofferenza personale, sono determinate dal vuoto che si crea introno alla vittima, dalle omertà e dai silenzi complici, dal timore di offrire una testimonianza, e non da ultimo dalla fatica di trovare dentro il dolore delle vittima l’energia e la forza di intraprendere una “battaglia legale” con tali margini di incertezza.
Altri interventi hanno sottolineato ulteriori strumenti di tutela giuridica, compresa quella penale, o di aiuto psicologico offerto anche dalle strutture sanitarie pubbliche.
Il bilancio della serata, pur caratterizzato da sano realismo, è stato positivo perché ha aperto non solo speranze di tutela attuale, ma prospettive di cambiamento sulle quali l’associazione No-mob potrà continuare a lavorare. [Grazia Villa, per ecoinformazioni]

Non festa, ma tragedia

pace4 novembre 1918-2008. La grande guerra fu una grande carneficina, editoriale di Mao Valpiana direttore di Azione nonviolenta.

«La “festa” militarista del 4 novembre è stata voluta ed istituita dal fascismo. E ora che gli eredi culturali del ventennio sono arrivati al potere, quella festa vogliono rilanciare. Non solo caserme aperte, esposizione pubblica di carri armati, parate in divisa, ma anche militari nelle scuole a raccontare ai giovani l’epopea della “grande guerra”. Alla festa per la vittoria si è aggiunta quella per l’unità nazionale ed anche la Giornata delle Forze Armate. Ogni anno, in ogni città, le autorità civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre. Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato. Non si dice più “carneficina di uomini”, ma “intervento militare per portare la pace”. La guerra ormai è entrata nelle coscienze di molti, per annullarle. Ed ora si vuole persino riscrivere la storia!
Alle iniziative militariste del ministro La Russa dobbiamo rispondere con una campagna culturale che ristabilisca la verità storica, che valorizzi il dettato costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra”. Il Movimento Nonviolento, Beati i costruttori di pace e Peacelink hanno proposto di trasformare il 4 novembre in una giornata di studio e di memoria, in una giornata di ripudio della guerra, invitando ogni persona di buona volontà e di buon senso (soprattutto gli insegnanti) a dire pubblicamente la verità storica, invitando i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere della pace e della nonviolenza… Bisogna diffondere la voce di chi si è opposto alla guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che fu una carneficina e che poteva essere evitata portando all’Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l’Austria. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica governativa. Non comprendiamo come possa essere che una guerra venga celebrata in piazza, e quella stessa guerra sia disapprovata nei libri di scuola. Ecco perché ci dobbiamo dissociare dalle cerimonie ufficiali. Il popolo della pace – in nome della nonviolenza – deve dire ancora una volta no alla guerra. In nome della pace e della Costituzione. In nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti. In nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa Benedetto XV definì “un’inutile strage”. La realtà storica ci dice che i veri costi umani di quella guerra furono per l’Italia: 680.071 morti; 1.050.000 feriti di cui 675.000 mutilati. Per l’Austria – Ungheria: 1.200.000 morti; 3.620.000 feriti. I morti di tutti i paesi coinvolti furono quasi 10 milioni. Queste le conseguenze di una folle decisione del re e del governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari); furono uccisi, feriti, mutilati 2.405.000 italiani, contadini e poveri, e 4.820.000 austriaci e ungheresi, per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti. Bisogna ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo spietato, che avrebbe poi aperto le porte al fascismo. Noi ricordiamo con rispetto e con pena profonda le vittime civili e militari di tutte le guerre. Piangiamo tutti i morti della prima e della seconda guerra mondiale, ed oggi delle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Israele, in Palestina, in Cecenia, in Congo, in Tibet, siano essi civili o militari, uomini o donne, italiani o di qualsiasi altra nazionalità. Rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla dai mezzi della politica, per sciogliere gli eserciti ed istituire i corpi civili di pace per una polizia internazionale sotto egida dell’Onu. Non gli eserciti hanno diritto a render omaggio alle vittime (di ieri e di oggi), ma chi alle guerre si oppone; solo chi è costruttore di pace e si batte affinché mai più ci siano guerre domani, può ricordare le vittime delle guerre di ieri senza offenderle ancora. Noi pensiamo che perseverando in questa azione rigorosamente nonviolenta, anno dopo anno riusciremo a rendere sempre più partecipate le nostre iniziative di memoria, e rendere sempre più evidente l’ipocrisia e l’immoralità dei militari scandalosamente in festa innanzi alle tombe delle vittime. Noi pensiamo che il 4 novembre possa e debba diventare una giornata di memoria contro tutte le guerre e di impegno per la pace».

La cultura mondiale degli ultimi venti anni

Il silenzio tra le generazioni. Davanti ai giovani. Quali “nuove” narrazioni per il XXI secolo? Questo il titolo  della rassegna 2008 – 2009 del corso di aggiornamento e divulgazione culturale Le grandi correnti della cultura mondiale degli ultimi venti anni, giunto alla ventitreesima edizione, organizzato dall’Associazione pro cultura popolare Carducci e Il Paguro – Iniziative culturali – Coop. Esedra.

«Abbiamo chiesto ai nostri relatori di affrontare il tema “come se” si trattasse di parlare ai giovani e/o di pensare “dal loro punto di vista”» è scritto nella presentazione del programma. I giovani «un referente, che agisca come una cartina di tornasole – continua nell’introduzione – oggetto per tanti aspetti misterioso, per tanti altri vittima dei giganteschi meccanismi oggi in azioni e, per di più, privo di quegli ancoraggi che sono serviti, in modo diverso, alle generazioni precedenti. Saranno loro a dover reggere il confronto con i coetanei che provengono da altre culture, con altra formazione, figli di altri e diversi “racconti”. Abbiamo voluto proporre ai nostri relatori questa domanda e questo orizzonte, per una riflessione che possa servire ai giovani, agli educatori e a tutti noi».

Lezioni:

– I giovani e il passato, Carlo Sini, filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, venerdì 7 novembre;
– Il problema delle nuove generazioni. Tra saperi e ignoranze, Andrea Fumagalli, Economia politica all’Università di Pavia, venerdì 14 novembre;
– Paradossi dei nostri tempi. Le tendenze evolutive della cultura giovanile, Carlo Buzzi, sociologia all’Università di Trento, venerdì 21 novembre;
– Storie mezzane: dopo le ideologie, prima delle certezze, Giorgio De Michelis, scienze dell’Informazione all’Università di Milano-Bicocca, venerdì 28 novembre;
– Vivere nel capitalismo tecno-nichilista istruzioni per l’uso, Mauro Magatti, sociologia all’Università Cattolica di Milano, venerdì 12 dicembre;
– Poter accogliere la violenza della violenza, Adolfo Ceretti, criminologia all’Università di Milano-Bicocca, venerdì 9 gennaio;
– Il modo e il merito, narrazioni e forma del racconto, Giovanni Lanzone, Centro di ricerche Domus Academy di Milano, venerdì 16 gennaio;
– Il concatenarsi delle generazioni. Tra permanenza e mutamento, Carmine Di Martino, filosofia teoretica all’Università Statale di Milano, venerdì 23 gennaio;
– Contro la paura, la bellezza, Emilio Genovesi, Centro di ricerche Domus Academy di Milano, venerdì 30 gennaio;
– L’età del rischio, Salvatore Natoli, filosofia teoretica all’Università di Milano-Bicocca, venerdì 6 febbraio;
– Quale “buona notizia”, Saverio Xeres, storia della Chiesa alla Facoltà teologica interregionale di Milano, venerdì 13 febbraio;
– C’era una volta… e c’è anche oggi, Maurizio Migliori, storia della filosofia antica all’Università di Macerata, venerdì 20 febbraio.

Le lezioni si svolgeranno, fino a dicembre, alle 17.30 nella sede dell’Associazione Carducci a Como, via Cavallotti 7, quelle successive si terranno in una sede che sarà indicata prossimamente.
Quota d’iscrizione 50 euro (25 per studenti), seconda iscrizione in una famiglia (coniuge, figli) 25 euro (15 per studenti); singole lezioni 10 euro (5 per studenti). Gli aderenti all’Associazione Carducci entrano liberamente. Le iscrizioni si ricevono all’inizio delle lezioni. Per informazioni tel. 031.704137.

Il Prc per il Referendum sul Sant’Anna

Il circolo di Como di Rifondazione comunista prende posizione sul referendum cittadino sull’area Sant’Anna: «Per evitare speculazioni edilizie e ulteriori privatizzazioni».

 

Il circolo cittadino comasco del Prc, in una nota diffusa alla stampa a firma del neo segretario Stefano Curcio e del consigliere comunale Donato Supino, ha spiegato, per l’ospedale Sant’Anna, che «considera il referendum consultivo uno degli strumenti per fare esprimere i cittadini sulle annunciate speculazioni edilizie nell’area pubblica e sulle ulteriori privatizzazioni nel sistema socio-sanitario nella nostra città». Sempre per l’area di Camerlata i comunisti comaschi propongono «l’attuazione della cittadella sanitaria nell’attuale sede dell’ospedale, con l’utilizzo del monoblocco in modo da mantenere pubblica almeno il 60 per cento dell’area, la definizione di un preciso piano socio-sanitario che individui, sulla base dei bisogni delle e dei cittadini, prestazioni, interventi, strutture, organici adeguati».
Per attuare questi propositi il circolo comasco di Rifondazione ha affermato che «parteciperà a tutte le iniziative unitarie che si  propongano di continuare l’impegno per garantire il diritto alla salute e contrastare speculazioni e privatizzazioni».

300 canturini non razzisti

Non bastano, sabato 25 ottobre,  37 associazioni aderenti all’iniziative per riempire la piazza XX settembre. Un presidio storico che ha dimostrato la capacità della società civile canturina di opporsi a provvedimenti razzisti e xenofobi, ma non riesce a coinvolgere l’intera città nella lotta contro la barbarie dei provvedimenti della Giunta Sala.

Una bella festa, con tutti i colori della solidarietà canturina, con i volti noti dell’impegno sociale del volontariato, dei sindacati e dei partiti dell’opposizione. Una festa civile con la presenza forte e significativa di cittadini immigrati impegnati nella difesa di diritti che sono alla base del vivere civile di tutti non solo degli “stranieri”.
Grande coesione tra gli organizzatori, creatività e competenza nel contestare i provvedimento assurdo e unico in Italia del telefono verde anti immigrati, attacco ai diritti e alla dignità della parte più debole della società.
Un momento importante capace di essere emblematico e simbolico di una Cantù non razzista nella quale l’incontro tra le culture ha avuto persino la concretizzazione in un piatto meticcio, polenta e cuscus, distribuito gratuitamente ai partecipanti.
Si sono susseguiti gli interventi tutti ugualmente applauditi dei vari promotori dell’iniziativa, ma tra le persone, insieme alla soddisfazione di essere riusciti per la prima volta a dire no in piazza a provvedimenti incivili, anche il rammarico di non riuscire a coinvolgere fino in fondo la maggioranza civile della città che invece è in buona parte risultata assente.

Un video sull’iniziativa sarà disponibile sul sito AltraComo.it 

Presidio per la scuola a Lariofiere

Più di duecento persone hanno partecipato a Lariofiere al presidio per la scuola contro Gelmini organizzato sabato 25 ottobre da Sinistra unita e plurale, Iskra Cantù, Pd, Italia dei valori, Cub Scuola, Cgil Flc, Cisl Scuola, Arci.

Si è svolto questa mattina il presidio contro la  ministra dell’istruzione Gelmini, organizzato dalla Sinistra unita e plurale a cui hanno aderito diverse forze politiche e sindacali della  provincia di Como. Dalle 9 alle 11.30, nel piazzale d’ingresso di  Lariofiere a Erba, in occasione dell’apertura della mostra sull’Artigianato, assente Gelmini come era noto da giorni, si sono presentate alcune centinaia di persone tra studenti, docenti, maestre, genitori che hanno distribuito volantini contro i tagli nella scuola e contro il maestro  unico. Dopo il volantinaggio è stata organizzata, nello stesso  piazzale, un’assemblea spontanea in cui sono intervenuti: uno studente  universitario che ha parlato delle occupazioni a Milano, un docente di  scuola superiore che ha fatto il punto sulla proposta di riforma della  scuola secondaria di secondo grado, un docente precario che ha  raccontato la propria condizione, un genitore che ha denunciato l’assurdità delle classi differenziali per stranieri, uno studente di  liceo che  ha parlato dell’occupazione al Liceo Giovio di Como, una mamma  che ha letto la lettera ai cittadini e alle cittadine che era stata  distribuita dalla Sinistra unita e plurale. Alla fine del presidio è  stato ricordato che giovedì 30 ottobre si svolgerà anche a Como il corteo contro i tagli nella scuola. L’ampio schieramento di Forze dell’ordine, data la natura del tutto civile e pacifica dell’iniziativa, è risultato del tutto esagerato.

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 23 ottobre 2008

D’Alessandro sfiduciato sì e sfiduciato no. L’assessore all’urbanistica raccoglie la sfiducia politica dell’assemblea di Palzzo Cernezzi, ma riesce per un voto a essere confermato in Giunta.

 

Molte e le più disparate le preliminari del Consiglio comunale di giovedì 23 ottobre.
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto chiarimenti sulle nuove auto di servizio a gas del Comune chiedendosi il senso di tale operazione quando non ci sono distributori vicini al capoluogo.
Donato Supino, Prc, ha espresso «solidarietà agli studenti del Liceo Scientifico di Como e la più ferma condanna delle affermazioni del presidente del Consiglio».
Mario Molteni, Per Como, ha chiesto di «provvedere con una certa urgenza» al ripristino dell’illuminazione dei giardini a lago, in cui moltissimi lampioni sono spenti la notte.
Marcello Iantorno, Pd, ha chiesto al Consiglio di esprimere solidarietà allo scrittore Roberto Saviano, minacciato di morte dalla camorra, e di «sottoscrivere l’appello di alcuni premi nobel» anche perché «il Comune di Mantova gli ha conferito la cittadinanza onoraria, così come molti altri Comuni della penisola».
Marco Butti, An, ha riproposto la questione dello stabile di via Vela sottoposto a «un andirivieni continuo di persone» e chiesto che il Comune si attivi per avere chiarimenti da Le Nord sui continui ritardi che colpiscono i pendolari della città.
La discussione si è così spostata sull’argomento principale della serata la mozione di sfiducia all’assessore D’Alessandro per l sua gestione dell’urbanistica cittadina.
Per il primo firmatario Mario Lucini, Pd, un atto che nasce da «una politica urbanistica fortemente negativa negli ultimi dieci anni» con «un ulteriore peggioramento per quanto si sta verificando nell’ultimo mandato amministrativo». Contestati all’assessore «errori e imprecisioni» nella spiegazione delle delibere al Consiglio oltre che «superficialità e errori» nella gestione della Ticosa. Il presidente della Commissione urbanistica è poi entrato nello specifico sull’ormai famoso cantiere di via Magni ripercorrendo la cronistoria di quanto accaduto in Consiglio. Dopo vari sopraluoghi degli stessi membri della commissione e dei vigili. In una prima uscita alla polizia locale non era stata data dagli uffici la documentazione necessaria, cosicché si è resa necessario un nuovo sopraluogo, dal quale sono emerse delle irregolarità. Il costruttore ha fatto le proprie controdeduzioni, ha spiegato Lucini, asserendo che alcune opere murarie definite come provvisorie siano state eseguite per la sicurezza del cantiere. «Nella pubblicità su il nuovo giornale comunale, Il Cittadino, – ha proseguito Lucini – nella pubblicità delle Corti Nuove di via Magni, a pagina 23, viene scritto “gli ampi loggiati si aprono sulla splendida corte a giardino”. La corte non c’è nella Dia! Ci sono i posteggi pertinenza, la corte era nella variante che ci hanno chiesto e che il consiglio comunale ha bocciato!». Una gestione farraginosa dell’urbanistica cittadina che ha portato dunque alla sfiducia all’assessore.
Finito lo scrutinio, si trattava di una votazione segreta, il risultato è stato, su 37 votanti, di 18 favorevoli alla sfiducia, 16 contrari, 2 bianche e 1 nulla.
Il presidente del Consiglio ha subito proclamato la vittoria della sfiducia, ma è stato subito contraddetto dal vice segretario generale Emoroso. È così, nella più grande confusione, mentre all’interno della maggioranza non sono mancati attacchi reciproci fra le diverse anime che la compongono, i liberal di Forza Italia (Alogna, Arcellaschi, Buono, Pastore, Rallo, Rudilosso) si sono distinti dagli altri indossando un papillon al posto della tradizionale cravatta, iniziato una serie di consultazioni per capire l’esito della votazione. Al centro del dibattito l’interpretazione dell’articolo 71 del regolamento comunale che impone la maggioranza più uno dei voti, e in questo caso sarebbero serviti 19 voti.
Dopo alcune proteste delle opposizioni Gaffuri ha comunque ribadito che «il risultato politico è innegabile», mentre per Supino, «questa amministrazione non riesce a amministrare la città».
Ritornata la calma i consiglieri hanno approvato all’unanimità una mozione presentata da Alessandro Rapinese, Area 2010, per la trasparenza degli atti pubblicando sul sito del Comune le delibere comunali di Giunta e dirigenziali. L’assessore Cenetiempo ha confermato che entro quattro, cinque mesi il servizio potrà già essere attivo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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