Lucini in Consiglio comunale ha visto umani…

Pubblichiamo l’intervento del consigliere del Pd Mario Lucini al Consiglio comunale di lunedì 4 dicembre sull’assestamento di Bilancio.

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione…”
Durante il consiglio di lunedì sera mi è venuto più volte in mente questo monologo. C’è chi può citare Kafka o Pirandello, io posso al massimo permettermi di citare Bladerunner.
Ho visto cose…
Ho visto consiglieri di maggioranza sparare a zero sul “buco con l’assessore intorno”; quegli stessi consiglieri che poi, con tutta probabilità, finiranno con l’approvare questo assestamento di bilancio.
E ho visto consiglieri di minoranza sostenere con veemenza “l’assessore con il buco intorno”, incoraggiarlo ad andare avanti così, perché nell’espletamento del suo alto compito non può certo sottostare alle anacronistiche limitazioni di un vincolo banale quale è un bilancio comunale; quegli stessi consiglieri che poi, almeno credo, finiranno con il votare contro questo assestamento di bilancio.
Ho visto consiglieri di maggioranza fare ostruzionismo sull’assestamento di bilancio.
E ho visto consiglieri di minoranza chiedere l’oltranza sull’assestamento di bilancio e poi garantire il numero legale alle due di notte quando in aula erano presenti solo 13 consiglieri di maggioranza.
Poi ho sentito il sindaco dire che chi non approva questo assestamento di bilancio è un irresponsabile.
Per me, per restare sul punto più discusso, è irresponsabile chi a fronte di uno stanziamento di 100 mila euro, permette che ne vengano spesi 500 mila. E qui sono certamente d’accordo con chi dice che la responsabilità va attribuita alla Giunta, quale organismo collegiale (non però con chi, dopo aver sostenuto questo, pare voler curiosamente ritenere responsabili tutti tranne l’assessore Gaddi).
Certo, è responsabile la Giunta tutta e se vogliamo, tutta la maggioranza.
Anche perché l’assessore Gaddi non è certo l’unico in questa Giunta che pensa di poter amministrare questo Comune come se fosse una proprietà privata.
Anche perché, secondo quanto riferito in aula senza che nessuno abbia smentito, il Sindaco, altri assessori e quantomeno alcuni esponenti della maggioranza, sapevano ben prima dell’approvazione del bilancio di previsione che lo stanziamento previsto e sottoposto all’approvazione del Consiglio, non era sufficiente a portare in pareggio il bilancio dell’ultima mostra. E questo è, o sarebbe, di una gravità incredibile!
È irresponsabile chi permette che questi eventi vengano gestiti sulla base di un contratto con Csu, che, nella sostanza, la autorizza a far fronte a tutte le spese, salvo poi il rimborso a piè di lista da parte del Comune. E sarebbe interessante sapere cosa ne pensa la Corte dei conti di queste modalità di gestione da parte di un ente pubblico.
E per venire a questioni ancora più gravi, è irresponsabile chi porta in aula per due anni consecutivi un bilancio di previsione “taroccato”; ben inteso – e mi rivolgo agli uffici ed ai revisori dei conti – non tecnicamente taroccato, ma politicamente taroccato. Da due anni il 50 per cento degli investimenti previsti si basa sull’entrata derivante dall’alienazione della Ticosa; entrata chiaramente lontanissima dall’essere realizzabile, come avevamo ripetutamente denunciato.
Addirittura si è vagheggiato fino all’ultimo momento, lo ricordate tutti, di un fantomatico acconto, prima di 5 milioni, poi di un milione e mezzo. Ma quale anticipo? Chi pensavate ci potesse credere?
E qui sigor Sindaco, mi dispiace, ho provato a farmi venire in mente altri titoli, ma non ci sono proprio riuscito. Che so Verità nascoste o altro. Niente; continua a venirmi in mente Balle spaziali.
Ma, per tornare a Bladerunner: “E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo… Come lacrime nella pioggia. È tempo…” È tempo… Che questa giunta vada a casa”.

10, 13 e 14 dicembre per la Pace

Liberté, fraternité, legalità, da mercoledì 10 dicembre inizia a Como l’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace con un ricco programma per una tre giorni contro le mafie.

Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento comasco per la Pace, Mauro Oricchio, direttore del Coordinamento, Laura Molinari, Arci Como, e Martino Villani, direttore del Csv della provincia di Como hanno presentato ufficialmente l’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace dal titolo Liberté, fraternité, Legalità che si terrà allo spazio Gloria dell’Arci Xanadù a Como.
Il seminario di quest’anno affronterà l’argomento della legalità toccando il tema della lotta alle mafie e della creazione di una società più giusta e di diritto, e dei diritti umani, con la partecipazione di Coordinamento comasco per la Pace, Arci provinciale e regionale che partecipa al convegno , Avc, Soci Coop, Ipsia, Acli, Fillea – Cgil e Libera regionale e nazionale, l’associazione fondata da don Ciotti contro la mafia che si occupa della gestione dei beni confiscati alle mafie in Italia.
Il convegno coincide quest’anno con la tradizionale tappa comasca della Carovana antimafie che da 14 anni attraversa tutta Italia per i diritti, la libertà e la giustizia sociale.
Il convegno si aprirà mercoledì 10 dicembre, in corrispondenza col sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della donna, alle 21 con uno spettacolo di Moni Ovadia e Giorgio Bezzecchi, vicepresidente di Opera nomadi, dal titolo Lascia che il vento ci passi un po’ addosso, che tratta della situazione degli immigrati e dell’antirazzismo; Moni Ovadia e Bezzecchi sono costantemente impegnati a fianco di rom e sinti.
Il secondo appuntamento sarà sabato 13 ed interesserà in particolare gli studenti delle scuole superiori della provincia di Como. Parteciperanno il Liceo Giovio, il Liceo Fermi, l’Istituto magistrale Ciceri, il Liceo Vanoni, il Liceo Terragni e il Liceo Porta, riempiendo interamente lo Spazio Gloria. La mattinata verrà aperta da Quel giorno a Cinisi, uno spettacolo di narrativa sociale, di Daniele Biacchessi con le musiche di Gaetano Liguori, sulle vicende di Peppino Impastato, un giovane della cittadina di Cinisi in provincia di Palermo che per aver lottato contro la Mafia, con iniziative come Radio OUT e molte altre, è stato ucciso per ordine del boss Gaetano Badalamenti il 9 maggio del 1978.
Dopo la rappresentazione interverranno Calogero Parisi, presidente della cooperativa sociale Lavoro e non solo che lavora i terreni confiscati alle mafie, e Michela Buscemi, testimone antimafia, che dopo aver perso due fratelli uccisi dalle cosche mafiose decise di contrastare la realtà sociale in cui viveva opponendosi all’omertà dei suoi stessi familiari e vicini; parteciperanno inoltre Vincenzo Linarello, presidente del consorzio sociale Goel, Mario Caniglia, imprenditore siciliano che vive sotto scorta dopo aver denunciato chi gli chiedevano il pizzo, e Enza Rando, vicepresidente di Libera.
La seconda parte della giornata è intitolata Le donne e la loro lotta contro la mafia con gli interventi di Michela Buscemi, Enza Rando e Nando dalla Chiesa, presidente onorario di Libera e autore di libri sulle donne e la mafia.
A conclusione della giornata alle 21, dopo un aperitivo (Il buffet è “cosa nostra”), proiezione del film Il divo, con l’intervento di Massimo Brugnoli.
Domenica 14 dicembre, giorno di chiusura, inizierà la mattina con dei seminari – laboratori: Verso Libera, con Lorenzo Frigerio, referente per la regione Lombardia di Libera, e Lavoro Nero, con Franco De Alessandri, segretario generale di Fillea – Cgil. Seguiranno nel pomeriggio la conferenza Non c’è pace senza diritto, alla quale parteciperanno don Luigi Ciotti, Maria Luisa Lo Gatto, magistrato, e Lorenzo Baldo, direttore della rivista ANTIMAFIAduemila alla quale hanno collaborato Travaglio e Gomez, Luigi Lusenti, presidenza Arci Lombardia, Antonio Ingroia magistrato della procura di Palermo. Alle 18 10 minuti per la carovana antimafie, suonerà Gaetano Liguori.
Gli organizzatori del convegno hanno sottolineato che le tre giornate non vogliono essere giornate di celebrazione. La scelta di trattare temi scomodi vuole essere un incentivo per aumentare l’impegno sociale e portare ai cittadini informazioni che purtroppo, per interessi privati e personali, vengono trattate con leggerezza e come se fossero fatti riguardanti solo una parte del Paese, quando invece le mafie sono presenti su tutto il territorio nazionale; ad esempio la Lombardia è la quarta regione per numero di beni confiscati alle mafie. Un convegno deciso quindi per sottolineare l’importanza che i diritti umani devono aver nella pratica e non solo sulla carta, per garantire una società più giusta e di Pace, per sottolineare il fatto che non c’è Pace senza diritto, qui come in tutti gli angoli del mondo. [Alessandro Delcaro, per ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 4 dicembre 2008

Approvato l’assestamento di Bilancio

Preliminari
Nelle preliminari Roberta Marzorati, Per Como, ha chiesto di sistemare al più presto il riscaldamento non funzionante della palestra di Muggiò, Giampiero Ajani, Lega Nord, ha lodato il proprio ministro dell’interno dopo le recenti operazioni antiterrorismo. Un fatto che per il consigliere leghista deve ricordare “la pericolosità di ospitare certi soggetti pericolosi” per “evitare di allevare serpi in seno”, un motivo questo che lo ha portato a polemizzare contro l’introduzione di menu etnici nelle scuole.
Silvia Magni, Pd, ha chiesto chiarimenti sulla tempistica dei lavori per l’acquedotto industriale alla fine di via Sant’Antonino ad Albate, Vittorio Mottola, dello stesso partito, ha domandato delucidazioni sulle funzioni delle Guardie ecologiche volontarie, mentre Mario Molteni, Per Como, ha riferito della vicenda di strane telefonate indagatorie di soggetti non ben specificati ad anziani di Sagnino.
Mario Lucini, Pd, ha fatto richiesta formale di avere un chiarimento sulle discrepanze fra le dichiarazioni del sindaco in aula e quanto riportato su un comunicato del Comune, data la presenza di discrepanze, rilevate poi anche sulla stampa locale. La risposta è arrivata oggi con una nota di scuse in cui si parla di errore di trascrizione “senza alcun tentativo di modificare il contenuto”.
“C’è un clima di tensione e di malessere e le parole dette dal sindaco – è intervenuto poi anche Dario Valli di Area 2010 – non fanno che aumentarlo, quando dice che altri nascondono, mettono le fiduciarie e hanno dei prestanome”. “Era stata fatta una domanda di chiarezza – ha proseguito Valli – e noi e i cittadini abbiamo il dovere di sapere chi sono questi altri”.
Bruni ha ritenuto quindi di prendere la parola ma non per rispondere alle interrogazioni dei consiglieri bensì per ritornare sul tema delle grandi mostre. “L’altra sera si è evidenziata una spaccatura netta e responsabilmente la Giunta ha deciso uno stop. Non possiamo prenderci nessun impegno economico – ha precisato il primo cittadino auspicando che – il Consiglio comunale produca un documento di indirizzo subito per dare un orientamento senza attendere il Bilancio di previsione”, salvo restando la compatibilità economico – finanziaria delle scelte da prendere.

Numero legale e regolamenti
Ancora una volta il Consiglio è iniziato a ranghi ridotti e ne è nata una polemica. Lucini ha chiesto il perché era stata ritenuta in seconda convocazione la seduta. Se fosse stata in prima le minoranze sarebbero potute uscire e far cessare, per poco, il numero legale, al contrario in seconda il numero di consiglieri sufficienti per garantirlo è inferiore ed era garantito. Per il consigliere del Partito democratico dato che era in seconda convocazione la seduta precedente questa sarebbe dovuta essere considerata come normale, anche perché era già stata convocata. La risposta tecnica dell’avvocato Fabiano è stata “è un aggiornamento di una seduta che non è finita” citando l’articolo 45 del regolamento comunale. Anche Bruno saldino, Pd, è intervenuto chiedendo lumi sugli argomenti all’ordine del giorno “allora dobbiamo trattare solo l’ordine del giorno della seduta precedente e non possiamo affrontare gli altri”. Salomonica la risposta del presidente Pastore “consideriamo il Bilancio come in prima convocazione e gli altri in seconda”.
Sembrava tutto risolto ma durante i lavori ha poi ripreso la parola Lucini leggendo l’articolo citato dal segretario generale “è adunanza di seconda convocazione solo la prima seduta che fa seguito, in giorno diverso, per ogni argomento iscritto all’ordine del giorno, ad altra riunione andata deserta per mancanza del numero legale” ed è così calato il silenzio in aula. “La sua spiegazione non mi sembra corretta – ha aggiunto il consigliere – e vorrei capire dove siamo”. “Se andiamo a sentire la registrazione di quello che ho detto ho parlato di aggiornamento” ha replicato Fabiano che messo alle strette da Lucini ha aggiunto “era scritto nella convocazione del presidente”. È così intervenuto Bruno Magati, Paco, che ha parlato di fatto senza precedenti e affermato che la Commissione che si occupa della revisione del regolamento dovrà sistemare questi aspetti. I lavori consiliari sono in ogni modo proseguiti.

L’assestamento di Bilancio
Aperta la discussione sul bilancio da dove si era interrotta è stato bocciato l’unico emendamento proposto dalle opposizioni sul ripristino della Linea Cadorna, per l’assessore Colombo una iniziativa valida ma che non può essere finanziata in questo momento per mancanza di soldi.
Bocciati anche i due ordini del giorno delle minoranze. Il primo che chiedeva un pachetto di misure in difesa delle famiglie in difficoltà, con interventi per luce, acqua, gas, affitti, ecc., ha fatto dire al sindaco di “stare attenti a non fare pura demagogia con documenti di questo tipo”. Il secondo che proponeva la creazione di una fondazione per le mostre e Villa Olmo ha invece scaldato l’aula. Molti i pareri favorevoli e lodi dall’opposizione sono giunte all’assessore Gaddi per il lavoro svolto in questi anni. La consigliera Marzorati ha proposto anche la nascita di una esposizione permanente con l’astrattismo ed i razionalisti comaschi. Recisa la risposta del sindaco che ha affermato che la Fondazione si farà ma così come era intesa nel programma elettorale della maggioranza e ha dato indicazione di voto contrario. Uno scambio di ruoli con minoranze che lodano l’operato dell’assessore alla cultura e parte della maggioranza che ne critica l’operato dal punto di vista degli aspetti economici, anche se con minor veemenza della volta precedente che, associato a quanto accaduto nella notte di lunedì scorso ha fatto pronunciare a Lucini un intervento – sfogo su tuta la vicenda.
Al voto finale prevedibili le dichiarazioni con Luca Gaffuri, Pd, contrario dopo quello che ha definito lo stralcio quasi completo della manutenzione ordinaria, concorde Donato Supino, Prc, che ha attaccato l’assessore D’Alessandro. Magatti ha ricordato i mancati introiti della Ticosa e i fondi, 5 mila euro, destinati allo spostamento della madonnina dal seminario a una chiesa a Cipiglio, “una operazione del tutto clericale, che non si spiega se non come scaramantica fra altre operazioni imbarazzanti”. Contrario anche Valli, mentre a favore si sono espressi Pasquale Buono, Fi, Marco Butti, An. Ajani, dopo aver ribadito con forza “noi non vogliamo continuare ad avere buchi da ripianare”, riferendosi alle mostre, ha lasciato liberi i rappresentanti del suo gruppo di scegliere come votare. Infatti Emanuele Lionetti, unico della maggioranza, ha espresso un parere negativo sulla delibera affiancandosi alle minoranze. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Tagli energetici

solare«Ci batteremo perché questa previsione del DL 185 sia cancellata» così Chiara Braga si espressa in difesa delle agevolazioni fiscali per il risparmio energetico minacciate da un ennesimo taglio nel decreto “anti-cirisi”.

La deputata comasca del Partito democratico Chiara Braga ha attaccato quella che ha definito «una misura assolutamente incomprensibile e non condivisibile contenuta nel decreto, all’art. 29, che riguarda la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese sostenute da molti cittadini in merito alla riqualificazione energetica degli edifici: interventi di coibentazione – infissi e pannelli isolanti – sostituzione caldaie, installazione pannelli solari». In sostanza per Braga «il contenuto del decreto renderà molto più difficile ottenere il contributo, sia perché la procedura di presentazione delle domande viene resa molto più complessa, sia perché i nuovi meccanismi rischiano di restringere in maniera determinante il campo dei beneficiari, anche a scapito di quanti nel 2008 hanno già effettuato i lavori e rischiano di vedersi negata la possibilità di usufruire delle sgravio del 55 per cento».
Per la deputata comasca un azione in sintonia con le «scelte già operate dal Governo nella manovra di luglio (D.L.112) che ha ridotto gli obblighi di certificazione energetica degli edifici e dalla Finanziaria delle scorse settimane, che ha tagliato per i prossimi anni proprio quelle risorse che dovevano garantire la conferma della detrazione fiscale del 55 per cento.
«Si tratta di scelte che contrastano un processo virtuoso che si era avviato nel Paese – ha proseguito la deputata del Partito democratico – volto alla riqualificazione energetica degli edifici e che penalizzano pesantemente non solo le famiglie italiane, che avevano assunto impegni a riguardo, ma anche le stesse piccole e medie imprese del settore,che in questi anni si erano progressivamente specializzate nel settore».
«Tutte queste misure contraddicono poi – ha concluso Braga – gli impegni che a livello europeo molti paesi stanno assumendo riguardo al tema energetico e della lotta ai mutamenti climatici, e che rischia di relegare ulteriormente l’Italia nell’angolo anche nel quadro delle trattative che vedranno impegnato il Governo nelle prossime settimane sul Pacchetto Clima-Energia».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 1 dicembre

cernezzi1Alle 3 del mattino di lunedì 1 dicembre salta la seduta sull’assestamento di bilancio per l’impossibilità della note di seguire le bizzarrie della procedura e della situazione politica. Le minoranze parlano a favore dell’assessore Gaddi e garantiscono il prosieguo della seduta mentre An, Lega e Popolari liberali guidano l’ostruzionismo contro il ripiano del debito della mostra di Villa Olmo e abbandonano per un po’ l’aula.

Le preliminari
Nel disinteresse più totale Luigi Bottone, Udc, ha espresso paura per un’eventuale esondazione del lago nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 1 dicembre. Roberta Marzorati, Per Como, ha ricordato la vicenda di un bambino che si è fatto male in un asilo comunale alla cui famiglia è stato fatta pervenire una bolletta per le spese per il mese in cui, a causa dell’incidente il bambino è dovuto rimanere a casa. «Oltre al danno la beffa, ci tocca pure pagare, proprio mentre noi abbiamo deciso di non fare causa al Comune», così la lettera letta della madre del piccolo letta in aula dalla consigliera.
Donato Supino, Prc, ha chiesto al sindaco maggiore attenzione alle vicende di Asf, dato anche lo sciopero dei dipendenti di quattro ore, accusando l’azienda di «portare allo sfascio cercano di vendere il noleggio turistico».
La serata si è poi accalorata con l’intervento di Marcello Iantorno, Pd, sulla carica sindacale del sindaco in A2A Calore e Servizi. «Lei ha presentato la proposta di delibera, non l’assessore competente, ed ha risposto alle questioni poste dal Consiglio – ha precisato il consigliere del Pd – Lei avrebbe dovuto sentire l’obbligo morale, etico, politico e giuridico di informare l’assemblea della sua partecipazione».
Pronta la difesa del sindaco contro quello che ha definito un «attacco strettamente personale, le cui ragioni non capisco». Bruni ha quindi rivendicato la correttezza della sua posizione affermando di non essere sindaco di nessuna società che ha sede in città. Il sindaco ha poi dichiarato ironicamente che la stampa non ha lavorato se non in maniera superficialmente essendo lui sindaco anche di Fertilvita, un’altra controllata di A2A, un fatto che non era stato riportato. «Non ho percepito ancora, ad oggi, nessun tipo di compenso – ha affermato con forza Bruni riferendosi ai due incarichi – e dal ’94, quando ero assessore, ad ora ho sempre presentato in Comune la dichiarazione dei redditi e l’elenco delle partecipazioni personali». Un attacco anche ad Antonio Spallino, intervenuto sulla questione sulla stampa locale, citando la sua amministrazione, ed ha concluso con «non ho nulla da nascondere. Non mi è venuto in mente di dire la mia partecipazione in aula data l’assoluta esiguità e terzietà del rapporto».

La discussione sul Bilancio
Aperta la discussione Bruno Magati, Paco, ha puntato il dito contro l’errore di valutazione in sede di Bilancio previsionale: «Non solo non si possono realizzare tutta una serie di interventi ,ma in più vengono assunte dalla Giunta le scelte sulla priorità delle risorse sottraendole alle prerogative del Consiglio». Una questione alla quale ha risposto dalla maggioranza Roberto Rallo, Fi, che ha fatto paragoni storici dalla democrazia ateniese ai Comuni medievali, parlando di «responsabilità della classe dirigente per le involuzioni che possono accadere nel corso della storia, che non è retta e lineare, ma può incorrere in involuzioni».
Per Luca Gaffuri, Pd, siamo al «secondo anno consecutivo in cui si ha un’espropriazione del potere del Consiglio». «Mi ripeterò ma questo è un bilancio ingessato – ha proseguito il capogruppo del Pd – gli investimenti significativi su opere pubbliche sono tutti legati all’introito, segnato da più anni, dei 14,5 milioni di euro della Ticosa», venendo a mancare si è avuta una limatura generale delle spese con riduzioni degli interventi dalla manutenzione delle scuole a quella per le strutture di sportive di Casate quando «già la manutenzione ordinaria – ha concluso Gaffuri – si era trasformata in straordinaria per la trascuratezza degli impianti».
Anche Supino ha fatto l’elenco dei tagli, dai trasporti ai marciapiedi, mancanze imputate, oltre che alla Ticosa, alle minori monetizzazioni per 550 mila euro, minori introiti per concessioni edilizie per 1 milione e ai 600 mila euro in meno per le multe.

Il buco della mostra a Villa Olmo
Contro i malumori che serpeggiavano fra le file della maggioranza, dovendo ripianare il buco di 480 mila euro per l’ultima grande mostra comasca, Rallo ha difeso l’operato dell’assessore Gaddi, così come la minoranza, per Iantorno «non si tratta di una questione personale ma semmai una responsabilità collegiale». Magatti ha proposto di chiedere lettere di impegno e gestire direttamente come Comune, non come Csu, le sponsorizzazioni per avere un maggiore controllo sui bilanci delle mostre.

Il gioco delle parti
Donato Supino ha quindi chiesto, data l’ora tarda, la votazione per la prosecuzione della seduta ad oltranza, trovando il favore di parte della maggioranza.
An, Lega e Popolari liberali hanno iniziato l’ostruzionismo per evitare di approvare l’assestamento.
«Non siamo contrari alle mostre – ha dichiarato Gervasoni – ma lo siamo al deficit che regolarmente ci viene presentato» e per ovviare al problema ha proposto la nascita di una Fondazione per la gestione delle mostre. «È mancata a tratti la collegialità delle decisioni» ha aggiunto Marco Butti, An, che ha esaminato i flussi turistici prodotti dalla mostre e la bassa capacità di sinergie con le altre offerte culturali della città.
Anche il capogruppo di Forza Italia, Pasquale Buono, si è tolto un sassolino dalla scarpa chiedendo che i bilanci vengano visti prima per potere meglio valutarne i vari aspetti.
Contestato all’assessore anche il fatto che già nel marzo di quest’anno si sapeva ci sarebbe stato un buco, all’epoca di 280 mila euro, ma non è stato riportato in sede di previsione di Bilancio ad aprile, dove per la mostra erano stati previsti 100 mila euro.

La difesa di Gaddi
Gaddi si è difeso affermando che la “famosa” riunione di marzo non era segreta e ha confermato lo “sbilancio” poi aumentato. L’assessore ha citato come dati accertabili la visibilità data dalle mostre alla città, portando in aula una pigna di articoli, messa di proposito in bella vista sul banco della Giunta, il fatto che la mostra di Magritte sia ora riproposta a Milano e il costo complessivo della mostra di 1,8 milioni, in cui il contributo iniziale versato da Palazzo Cernezzi avrebbe dovuto essere di 100 mila euro, ovvero il 5 per cento, ed è salito a 480 mila euro pari al 26 per cento, quando la mostra su Mirò è costata 350 mila euro, il 15-16 per cento.
«Le attività culturali non sono poi – ha continuato Gaddi – strettamente monetizzabili, e non hanno necessariamente un riscontro economico. Como è stata accolta nel Cidac (l’Associazione delle Città d’Arte e Cultura) dove sono presenti solo le città con un certo standard culturale». «Le mostre sono nate dopo anni di fatica e sudore, grazie a una certa alchimia che si può distruggere in un minuto, e questa è responsabilità del Consiglio comunale» è stata la conclusione dell’assessore alla cultura.

Emendamenti
Sull’assestamento di Bilancio sono stati presentati tre emendamenti e due ordini del giorno e la discussione si è portata sui primi.
I “dissidenti” della maggioranza hanno continuato a fare ostruzionismo e sull’emendamento numero uno, presentato dalla Giunta per fare delle lievi correzioni, Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto – Popolari liberali, ha chiesto di potere sub-emendare lo scritto, facendo riconvocare i revisori, che devono dare il parere di ammissibilità, che data l’ora tarda erano stati lasciati andare a casa. Questo ha scaldato l’aula con Rallo che ha inveito contro la sua stessa maggioranza «Ma noi abbiamo bisogno del consigliere Gervasoni? Chiedo una verifica con i capigruppo della maggioranza».

Forza Italia e le minoranze insieme
Su queste parole i consiglieri della Lega, di An e dei Popolari liberali, hanno abbandonato l’aula, con Gervasoni che, prima di uscire, ha dichiarato: «Noi abbiamo la forza della libertà di parola, che forse Rallo non ha più, e siamo coerenti col programma del sindaco». Supino ha quindi chiesto la verifica del numero legale che è stato garantito dalle minoranze e dalla sola Forza Italia.
L’aula ha poi bocciato il subemendamento e approvato l’emendamento della Giunta.

L’emendamento contro Gaddi
Rientrati in aula i “dissidenti” la discussione ha toccato il loro emendamento proposto per stornare i soldi per coprire il buco della mostra a favore della sistemazione idrica di Camnago Volta. Un’operazione definita, con forza, strumentale per Vittorio Mottolo del Pd che è stata bocciata dal Consiglio con i soli voti favorevoli della Lega, di Gervasoni e Supino e la contrarietà de resto del consesso.

La Linea Cadorna
L’ultima questione trattata è stata quella della sistemazione della Linea Cadorna. Gaffuri ha ricordato l’approvazione di un ordine del giorno in proposito durante il Bilancio per cui però l’assessore Colombo ha detto che per quest’anno non ci sono fondi: «Effettivamente non so dove andare a trovarli». Il capogruppo del Pd ha così presentato un emendamento. «Ho intenzione di fare un sub-emendamento – ha dichiarato Gervasoni – non mi va bene che si vada ad intaccare l fondo di riserva per finanziare quest’opera». Dato che i revisori erano nuovamente stati lasciati liberi di andare  a casa e non più rintracciabili alle tre e dieci del mattino la seduta è stata aggiornata a giovedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di domenica 30 novembre 2008

cernezziÈ in cominciata la discussione sull’assestamento di Bilancio nel Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre. Il sindaco al centro delle preliminari per i sui rapporti con A2A rispetto alla nuova società che nascerà dalla fusione di Acsm e Agam.

Attacco al sindaco nelle preliminari del Consiglio comunale straordinario di domenica 30 novembre Luigi Bottone, Udc, ha esplicitato gli interrogativi di parte della maggioranza: «Sono meravigliato dell’atteggiamento del sindaco, che non ha mai riferito della sua carica in una partecipata di A2A». Il consigliere centrista ha poi continuato: «sarebbe sto meglio che durante la votazione della fusione Acsm – Agam il sindaco uscisse».
Anche per Marcello Iantorno, Pd, «si tratta di fatti di estrema gravità», tanto che, anche a proposito della mancata nomina dei rappresentanti del Cda di Acsm, senza le direttive d’indirizzo del Consiglio, ha preso contatti con la Consob.
Iniziata la seduta, unico gruppo assente Area 2010, l’assesore al Bilancio Colombo ha illustrato la manovra.
Aumentano le spese e gli investimenti sul territorio, e i fondi di riserva, ma per quasi 97 milioni di entrate ce ne sono 100 di uscite. I prestiti si aggirano sui 7 milioni, anche perché dal bilancio 2008 sono alla fine state scorporate le entrate della vendita dell’area ex Ticosa. Con «cauto ottimismo, è previsto il rispetto del patto di stabilità» ha affermato l’assessore. I buchi fondamentalmente sono dati da 600 mila euro di multe in meno e dalla Ticosa. Colombo ha rivendicato il rispetto di una serie di priorità, dettate dal Consiglio, sugli interventi fatti con le disponibilità finanziarie, dal wireless in biblioteca all’acquisizione dell’intero Politeama. Positiva per l’assessore anche la lotta all’evasione con un recupero di gettito Ici.
Proteste dalle minoranze per la mancata convocazione di Iantorno e Gaffuri, del Pd, e per la consegna dei materiali da studiare il giorno stesso, Supino Prc, nella Commissione che ha, anticipatamente, visto l’assestamento di Bilancio prima del Consiglio. Anche sulla validità di un procedura che vede una convocazione d’urgenza dell’assemblea nell’ultimo giorno di novembre, per una discussione che si protrarrà per altre due sedute di dicembre sono state fatte eccezioni dalle minoranze. Per il vice segretario generale Emoroso in ogni modo «l’assestamento non è un atto obbligatorio» e quindi non è così vincolante, tanto più che «non vi è giurisprudenza costante sull’argomento». Contrario il parere di Iantorno per cui ci potrebbe essere il rischio di scioglimento del Consiglio.
Dopo le domande dei consiglieri, e le prime risposte, sulla relazione dell’assessore la seduta si è sciolta per riprendere questa sera. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 27 novembre

cernezzi6Le opposizioni abbandonano l’aula ancora prima di cominciare e va deserto il Consiglio comunale di giovedì 27 novembre sull’assestamento di Bilancio da discutere per legge entro fine mese. Dovrà essere convocato un Consiglio straordinario nel fine settimana.

Nelle preliminari al Consiglio comunale Roberta Marzorati, Per Como, ha denunciato lo stato di trascuratezza della pulizia della piscina Sinigaglia comprovandola con alcune fotografie, che il vice sindaco Cattaneo si è fatto consegnare per vedere il da farsi, e il suo compagno di gruppo Mario Molteni ha ricordato come siano passati 35 giorni dalla su segnalazione per l’illuminazione dei giardini a lago: «forse con l’assestamento di bilancio si troveranno dei soldi per sistemare i lampioni».
Mario Lucini, Pd, ha ricordato di avere chiesto una Valutazione ambientale strategica per il nuovo Villaggio dello sport ed ritornato alla carica forte di un documento delle ditte che dovranno effettuare l’intervento in cui a Palazzo Cernezzi si chiede di avviare con apposito atto il procedimento per la Vas. «Abbiamo verificato questa opportunità con i tecnici – ha risposto Caradonna in una nota del Comune – e interpellato la stessa Provincia. Alla fine in via prudenziale abbiamo deciso di attivare comunque la procedura anche se la vecchia legge che ha identificato il promotore del progetto non prevedeva questo passaggio. Siamo stati noi a consigliare proprio la società di Torino selezionata per realizzare il progetto definitivo, a chiedere di attivare la procedura».
Carlo Ghiri, Gruppo misto, ha lodato l’introduzione delle Guardie ecologiche volontarie e la distribuzione dei libretti esplicativi per la raccolta dei rifiuti: «io li avrei scritti anche in qualche lingua straniera perché anche gli extracomunitari possano capire cosa c’è scritto e sentire la città e amare la città come la sento io che sono comasco».
Prima dell’appello l’assessore D’Alessandro ha preso la parola e assicurato l’assemblea sul fatto che al Collegio di vigilanza milanese era stata accolta la delibera comunale per la salvaguardia del tracciato del primo lotto della tangenziale che non dovrebbe coinvolgere i residenti di via San Bernardino.
L’argomento della serata avrebbe poi dovuto essere la variazione di assestamento generale al Bilancio di previsione 2008, un adempimento da svolgere entro la fine del mese, o quanto meno la cui discussione deve essere incominciata entro il 30 novembre.
Con un rapido colpo d’occhio all’aula i rappresentanti dell’opposizione hanno abbandonato l’assemblea e all’appello si sono ritrovati solo 18 consiglieri e la seduta è stata dichiarata deserta per mancanza del numero legale.
Un altro brutto colpo per il sindaco Bruni, che presenziando un’iniziativa al Politecnico, è arrivato cinque minuti dopo lo scioglimento dell’assemblea. Una cosa che non doveva succedere nei piani della maggioranza anche perché dovendo discutere di un atto fondamentale come il bilancio devono cercare di correre ai ripari: «Già nel week-end verrà convocata una nuova seduta urgente del Consiglio comunale al fine di approvare il documento di assestamento entro il 30 novembre come previsto dalla legge – si legge nel Notiziario comunale – In queste ore il presidente del Consiglio comunale, Mario Pastore, di concerto con i capigruppo, definirà le modalità di convocazione urgente».
La maggioranza dispone di 26 consiglieri su 41 quindi più di uno su tre non si sono presentati in aula per tempo, secondo un malcostume imperante a Palazzo Cernezzi per cui se la seduta viene regolarmente convocata per le 20.15, i lavori, e più precisamente le dichiarazioni preliminari, non vengono mai iniziati prima delle 20.45 e il Consiglio non s’insedia prima delle 21; nella seduta andata deserta l’appello si è concluso alle 21.15, un’ora dopo la convocazione. In molte delle ultime sedute le opposizioni hanno garantito lo svolgersi dei lavori, ma su una tematica importante come quella del Bilancio hanno voluto rimarcare la “disattenzione” della maggioranza nei confronti dell’amministrazione della città. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

100 proposte per un’economia diversa

Più di sessanta persone hanno partecipato a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa e per un nuovo mondo possibile organizzato dalla Sinistra unita e plurale comasca nella sera di martedì 25 novembre alla Cascina Massée di Albate.

«Con la attuale crisi finanziaria è possibile parlare di forme economiche differenti?» questo l’interrogativo posto da Marco Lorenzini, presentatore della serata, dopo una disamina dei problemi della società attuale: dallo smantellamento del welfare, alla insostenibilità ecologica dell’odierno modello di sviluppo, sino agli allarmanti dati Istat e Caritas sulla povertà in Italia. La risposta è toccata a Giulio Marcon, responsabile campagna Sbilanciamoci!, che ha ricordato come il modello di sviluppo neoliberista abbia comportato non solo un cambiamento ideologico, ma una differente allocazione delle risorse ed uno spostamento della ricchezza, ed ha raccontato la nascita del movimento che propone ogni anno alle forze politiche e del terzo settore una Controfinanziaria. L’ultima delle quali è stata definita provocatoriamente, richiamando uno slogan berlusconiano, «quella delle tre i: insostenibilità ambientale, ingiustizia sociale, inefficacia nello sviluppo economico». La proposta è quella di tagliare spese, come quella militare, e una maggiore giustizia fiscale in cui non siano solo i lavoratori dipendenti a pagare mentre permane un’enorme evasione fiscale e i grandi redditi non vengono tassati adeguatamente. «Anche la Merkel prevede di tassare maggiormente i redditi sopra i 200 mila euro – ha precisato Marcon – e Obama sopra i 250 mila dollari». Per l’esponente di Sbilanciamoci! lo sviluppo deve passare per un modello alternativo a quello produttivistico imperante a questo proposito ha avuto un incontro con i sindacati dei metalmeccanici a Mirafiori, per cercare di mettere in discussione questa visione dell’economia e fare un vero e proprio salto culturale.
Sergio Giovagnoli, responsabile welfare e diritti sociali della presidenza nazionale Arci, ha sottolineato come il cambiamento ideologico neoliberista partito dall’era reaganiana e thatcheriana non si sia ancora esaurito ed anzi abbia formato la nostra narrazione sociale, in cui fenomeni come quello dell’immigrazione vengono rinchiusi nell’uguaglianza immigrato – clandestino – delinquente. «Si è arrivati sino a quello che Wacquant Loïc ha riassunto nel titolo del suo libro Punire i poveri. Il nuovo governo dell’insicurezza sociale, in America negli anni Settanta pensavano a quali prigioni chiudere, ora hanno una delle popolazioni  carcerarie più grandi del mondo».
Mario Agostinelli, consigliere regionale eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista, ha definito il lavoro di Sbilanciamoci! «preziosissimo, per la definizione di un uso effettivo delle risorse», un lavoro che attraverso il suo gruppo è filtrato anche in parte del centro-sinistra al Pirellone. Il consigliere regionale ha svelato l’impostura di un discorso pubblico che accredita alla Lombardia il primato dell’efficienza soprattutto per alcuni settori come quello della sanità «ma se andiamo a vedere costi e servizi siamo al quattordicesimo posto in Italia». Anche Agostinelli ha proposto uno scarto rispetto ad una mentalità «che era propria anche del movimento operaio: si cresceva e si ridistribuiva», un processo ora ben più difficile quando la crescita contribuisce alla depauperazione delle risorse future del pianeta. La speranza per il futuro è per il consigliere regionale nella pratica rivendicativa diffusasi nel territorio prima ancora della politica. Un esempio sono i comitati per l’acqua pubblica, una battaglia rivendicata con forza da Agostinelli, che sono riusciti a coinvolgere 140 Comuni lombardi, e si sono diffusi capillarmente sul territorio un esempio di partecipazione che potrà crescere con la creazione di una rete.
Si è così aperto un dibattito con il pubblico, sono sorti differenti spunti ed anche qualche critica; per il segretario della Camera del lavoro, Amleto Luraghi, le grandi opere non sono da condannare aprioristicamente e riferendosi all’Alp Transit, ha chiarito che «in Svizzera le grandi opere danno un indirizzo di sviluppo diverso». Il segretario generale della Cgil comasca ha ricordato i drammatici dati economici che vedono un continuo aumento della cassa integrazione, che è arrivata a toccare 5 mila persone, senza considerare tutto quello che non si può vedere nel sommerso, e posto l’accento sulla questione dei salari e delle pensioni. Da più parti è venuto lo stimolo per un “calarsi nella realtà” e non partire da apriorismi per comprendere lo sviluppo della società con le nuove forme di aggregazione che la contraddistinguono come ad esempio i Gruppi di acquisto solidale. In chiusura Marcon ha ricordato la figura di Alex Langer per cui «un diverso modello di sviluppo non può essere imposto, ma deve essere accolto in maniera volontaria ed essere visto come qualcosa che migliori la qualità della vita». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sbilanciamoci il 25 novembre alla Cascina Masée di Albate

sbilanciamociLa Sinistra unita e plurale invita a partecipare martedì 25 novembre 2008 alle 20.45, nella sala della cascina Massée (Circoscrizione di Albate), via S. Antonino 4 a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa  e per un nuovo mondo possibile. Interventi di Giulio Marcon, Sergio Giovagnoli e Mario Agostinelli. Conducono il dibattito Danilo Lillia e Marco Lorenzini.

Riportiamo da La manovra finanziaria per noi il capitolo La politica e la crisi finanziaria internazionale elaborato dalla campagna da Sbilanciamoci

«Con la crisi finanziaria internazionale e la grave recessione in arrivo in tutto il mondo, la politica economica – in Italia come in Europa, negli Stati Uniti come a livello globale – si trova ad assumere un ruolo essenziale per governare l’economia, regolamentare i mercati, guidare i comportamenti di banche e imprese. È il ritorno della politica, che deve fondarsi su valori condivisi: il benessere, l’equità, la sostenibilità ambientale, perseguire un interesse generale, tutelare diritti e controllare l’economia. È la fine di quarant’anni di politiche neoliberiste, che hanno imposto la ritirata dello Stato dall’economia e hanno “lasciato fare” a mercati, banche e grandi imprese multinazionali, con risultati devastanti nella finanza come nell’economia reale.

I meccanismi della crisi
La finanziarizzazione di un’economia sempre più globale ha portato alla crescita patologica di attività finanziarie con una logica speculativa: le transazioni annuali di titoli azionari e obbligazionari mondiali sono quattro volte il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, quelle sui mercati dei cambi superano di 15 volte il Pil mondiale.
Si è gonfiato il mercato dei prodotti derivati, (contratti che si appoggiano su altri titoli, scommettendo sul loro prezzo futuro) che è pari a 12 volte il Pil mondiale. Il sistema bancario si è lanciato in operazioni speculative che hanno portato l’esposizione finanziaria a breve termine delle banche (i debiti da pagare entro l’anno) a raggiungere l’86% del Pil in Italia, una volta e mezzo il Pil in Gran Bretagna, due volte il Pil in Islanda – il primo paese europeo a subire un crollo finanziario – quasi tre volte il Pil del Belgio (International Herald Tribune, 11-12 ottobre 2008).
Negli Stati Uniti, la crescita parallela dei valori immobiliari e del mercato dei mutui ad alto rischio ha moltiplicato crediti e strumenti finanziari fortemente instabili. Negli ultimi mesi, una dopo l’altra, le bolle speculative dei mutui sulla casa e della finanza sono scoppiate. Negli Stati Uniti e in Europa sono fallite decine di grandi banche e società finanziarie immobiliari, alcune sono state “salvate”, molte sono state nazionalizzate. La crisi finanziaria ha portato a crolli di Borsa in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna gli indici di Borsa di inizio ottobre 2009 sono caduti del 30% rispetto a un anno prima, in Francia, Germania e Giappone il crollo è stato vicino al 40%, in Italia del 42%; uguale il crollo in India, mentre in Cina la caduta è arrivata al 60% (International Herald Tribune, 9 ottobre 2008). In altre parole, il valore delle grandi imprese quotate in Borsa si è ridotto di un terzo o della metà rispetto a un anno fa. In tutti i paesi, infine, l’economia reale dà segni di rallentamento e si annuncia la più grave recessione da quella degli anni trenta. Questo gonfiarsi delle attività finanziarie mondiali è stato reso possibile dalla piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi realizzate a partire dagli anno Ottanta. Ciò ha drasticamente ridotto gli strumenti di politica economica a disposizione dei governi.
Sul piano dei cambi tra le valute, si è aperta la possibilità di attacchi speculativi contro i paesi più fragili, che hanno portato a frequenti crisi finanziarie in Asia, Russia, America latina. Sul piano finanziario, i flussi di capitali speculativi hanno reso impossibile ai governi di governare gli investimenti e le trasformazioni dell’economia reale.

Evasione globale
Sul piano delle politiche fiscali, la libertà di movimento dei capitali ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove prometteva guadagni speculativi maggiori e minore tassazione.
Diversi paesi sono diventati dei “paradisi fiscali” (con tasse bassissime o nulle sui profitti delle imprese e sulle rendite finanziarie) e qui sono depositati 11.500 miliardi di dollari detenuti da persone fisiche; si valuta che un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisca nei paradisi fiscali. Si tratta di risorse sottratte all’imposizione fiscale nei paesi dove la ricchezza viene prodotta.
Così in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata; negli Stati Uniti, secondo il Government Accounting Office, due terzi delle corporations non hanno pagato tasse sui redditi ottenuti tra il 1998 e il 2005. Con i profitti e i redditi più alti “al sicuro” nei “paradisi fiscali”, le politiche nazionali hanno finito per rivolgere l’imposizione fiscale soprattutto sui redditi da lavoro, e anche qui le misure realizzate in tutti i paesi hanno alleggerito le aliquote sui più ricchi. Le risposte alla crisi Le cause della crisi finanziaria attuale sono nell’insostenibilità di un sistema che lascia prevalere la speculazione sulle regole, la finanza sull’economia reale, i mercati sulla politica. Eppure le risposte alla crisi decise finora fanno di tutto per lasciare immutato il sistema; è stato fornito un credito quasi illimitato da parte delle banche centrali, sperando che ciò fermasse la caduta delle Borse; il piano Paulson, approvato negli Stati Uniti, fornisce 700 miliardi di dollari per l’acquisto di “titoli tossici” (quelli che ora sono praticamente senza valore) delle banche, con la possibilità che il governo acquisisca quote azionarie di minoranza delle banche, da rivendere a crisi finita; l’entrata dello Stato nella proprietà delle banche è invece la strada presa in Gran Bretagna.

Proposte alternative
La logica degli interventi realizzati all’inizio di ottobre 2008 resta quella di salvare i responsabili della crisi, facendone pagare i costi a tutti i cittadini. Una serie di proposte alternative sono state avanzate in diversi paesi per dare una risposta alla crisi che ne impedisca l’aggravarsi, eviti una grave recessione per l’economia reale, ridimensioni il ruolo della finanza e della speculazione. Anche l’Italia potrebbe introdurre una serie di misure di questo tipo, e contribuire a spostare le decisioni del Consiglio Europeo e della Banca Centrale Europea in questa direzione.
Ecco un sintesi delle misure possibili.

1. Chi ha speculato, paghi I costi per “salvare” la finanza devono essere a carico di chi ha beneficiato delle rendite finanziarie.
Anche se i benefici della finanziarizzazione sono stati ottenuti da banche, imprese e  persone che operano anche fuori dai confini nazionali, l’Italia può introdurre alcune misure concrete per recuperare le risorse pubbliche necessarie per gli interventi di “salvataggio” di fronte alla crisi finanziaria. Esempi di misure possibili sono i seguenti. – aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, almeno in linea con la tassazione prevalente in Europa (una misura già contenuta nel programma del governo Prodi); – nel caso di costi di “salvataggio” particolarmente elevati, valutare la possibilità di un’imposta patrimoniale una tantum sui patrimoni più elevati; – aumento della tassazione sugli immobili e sulle rendite immobiliari, con misure per ridurre l’evasione fiscale da parte dei percettori di redditi da locazione; – forte aumento della progressività dell’imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche, in particolare a partire dagli scaglioni superiori ai 100 mila euro l’anno.

2. Serve un governo pubblico della finanza Nuove istituzioni e regole devono guidare le attività finanziarie in Italia e a scala globale.
Per governare la finanza globale è necessario un nuovo sistema internazionale che definisca regole condivise tra tutti i paesi. L’Italia deve contribuire a questa discussione, contribuendo a modificare l’orientamento fin qui tenuto dall’Unione Europea. Una misura urgente e necessaria in questo campo è l’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni valutarie, in modo da ridurre il volume delle attività speculative sui mercati dei cambi e accrescere la stabilità. Inoltre, il Governo italiano può prendere alcune decisioni dirette per quanto riguarda le politiche da realizzare all’interno del paese. Esempi delle misure possibili sono i seguenti: a. I finanziamenti forniti dallo Stato alle banche devono prendere la forma di quote azionarie; un’agenzia pubblica, sul modello dell’Iri, potrebbe detenere tali azioni e svolgere un ruolo anche nell’orientamento delle attività svolte dalle società partecipate. b. È necessaria una forte regolamentazione delle attività finanziarie per limitare le operazioni speculative e aumentare la solidità e la trasparenza; tra queste si può proporre di: – aumentare le riserve necessarie per l’attività degli operatori finanziari – porre forti restrizioni alla vendita e all’acquisto di prodotti finanziari derivati, specie nel settore energetico, ambientale e delle materie prime; inoltre, dovrebbe essere vietato l’uso di derivati da parte di enti pubblici italiani.

3. Limitare la recessione Per ogni euro investito nel salvare il sistema finanziario, ci dev’essere un euro investito per tutelare e riconvertire l’economia reale.
L’Unione Europea e l’Italia dovrebbero impegnarsi a finanziare – con risorse pari a quelle destinate alla finanza – un piano d’investimenti pubblici su tre fronti principali: – infrastrutture e servizi: le “piccole opere” di tutela del territorio, miglioramento di scuole e servizi sanitari pubblici, sistemi di trasporto urbano e regionale, miglioramento della qualità della vita; – un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito; – incentivi pubblici a investimenti privati in energie rinnovabili e attività sostenibili dal punto di vista ambientale. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo, dare una risposta alle emergenze casa in molte città , di compensare le perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi e di riorientare lo sviluppo della nostra economia.

4. Redistribuire risorse e ridurre le diseguaglianze La politiche devono rovesciare l’aumento delle diseguaglianze e il trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi associato alla finanziarizzazione.
Negli ultimi vent’anni l’Italia è diventato uno dei Paesi con le peggiori diseguaglianze di reddito e di ricchezza d’Europa. La quota dei profitti e delle rendite finanziarie è aumentata in modo abnorme; le politiche di risposta alla crisi finanziaria devono essere coerenti con la necessità di avviare una redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri. Esempi di misure che possono contribuire a questi obiettivi sono i seguenti. – un aumento dell’imposizione fiscale sulle imprese (l’Ires) in modo aumentare del 30% le entrate in due anni, magari intoducendo una progressività dell’imposta; – reintroduzione della tassa di successione, che consente di redistribuire risorse tra le generazioni e di ridurre le diseguaglianze di ricchezza che derivano dai privilegi familiari; – valutare la possibilità di introdurre un limite al divario tra i superstipendi dei manager e quelli dei lavoratori; si potrebbe individuare l’obiettivo che il rapporto tra il dipendente più pagato e quello meno pagato di un’impresa o di un’amministrazione pubblica sia di 25 a uno. Tale rapporto dovrebbe essere vincolante per le istituzioni pubbliche. Per le imprese private, potrebbero essere introdotte misure che favoriscano scelte coerenti con una tale convergenza dei redditi; ad esempio, le imprese che superino tale rapporto potrebbero essere escluse dall’accesso ad agevolazioni fiscali e incentivi pubblici. Tale proposta è di particolare attualità negli Stati Uniti, dove il Presidente guadagna circa 25 volte il lavoratore del governo federale peggio pagato; anche il “guru” aziendale Peter Drucker ha suggerito che un rapporto di 25 a 1 tra i redditi più alti e più bassi assicura un equilibrato sistema di incentivi e una maggior efficienza produttiva. Misure di questo tipo potrebbero da un lato fornire le risorse necessarie per gli interventi straordinari necessari per far fronte alla crisi finanziaria internazionale, riducendo gli effetti negativi sull’economia reale, l’occupazione, i redditi più bassi; dall’altro lato potrebbero assicurare un’equa ripartizione dei costi del risanamento e porre le premesse per uno sviluppo stabile, equo e sostenibile del nostro Paese».

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza