Il Consiglio comunale di Como di lunedì 15 dicembre 2008

 

cernezzi4Il Consiglio comunale di lunedì 15 dicembre si incaglia sul regolamento di bilancio che viene rimandato. Approvati definitivamente i nuovi condomini all’ex Consorzio agrario e nominati i rappresentanti nella commissione biblioteca.

Preliminari

Il Consiglio si raccoglie in memoria di due personaggi della politica locale recentemente scomparsi, Gianpiero Ajani, Lega nord, ha ricordato la figura di Airoldi, già consigliere provinciale del suo partito, mentre Roberto Rallo, Fi, ha chiesto un minuto di silenzio per l’ex sindaco Felice Bernasconi.

Nuove rivelazioni sono state fatte da Roberta Marzorati, Per Como, che ha raccolto la testimonianza di Angelo Veronelli, del 1915, figlio di uno dei badilanti che hanno contribuito ad edificare lo stadio Sinigaglia «ci sono sì le scorie della fonderia di Dongo – ha chiarito la consigliera citando – allora non si buttava niente e le scorie andavano benissimo perché era un terreno acquitrinoso», ma la novità è data dal fatto che per le fondazioni «del campo Gigi Meroni di Albate sono state usate le scorie dell’Omita che all’epoca non faceva solo telai».

Dopo la neve e la pioggia è stata ricordato la condizione nella quale versano le strade cittadine; Mario Lucini, Pd, ha citato lo stato del drenaggio sulla Madruzza e per Carlo Ghirri, Gruppo misto – Popolari liberali, «non è possibile che le strade si sbriciolino in pochissimo tempo!».

Un appello per la democrazia è venuto poi da Lucini che ha rilevato come ben quattro Circoscrizioni cittadine, la 2, 3, 5 e 7, abbiano fatto convocazioni di urgenza «su questioni non improvvise – ed ha aggiunto – alla 7 addirittura è stata fatta una convocazione il 15 per il 17 dicembre alle 24 e in seconda convocazione il 18 alle 21».

Regolamento di Bilancio

L’assemblea di Palazzo Cernezzi si arena nelle secche del nuovo regolamento di Bilancio. Dopo delle prime precisazioni del ragioniere capo Buononto le opposizioni danno battaglia sulla nuova regolamentazione rivendicando la possibilità di modifiche agli indirizzi dati in Bilancio previsionale per far fronte ad emergenze e casi imprevisti. «Una norma infelicemente scritta, di impossibile applicazione» per Marcello Iantorno, mentre per l’assessore Colombo non si tratta di un problema così importante dato che «la casistica è così limitata». In ogni modo si è trovato un accordo sulla sospensione delibera che verrà riproposta prossimamente con delle modifiche concordate.

L’ex consorzio agrario

Solo alle 23 è ripresa la discussione ed è stato approvato definitivamente il piano di recupero dell’ex Consorzio agrario proposto dalla Sagi, dopo la possibilità di osservazioni pubbliche. Come in prima battuta si è riconfermato il voto negativo delle opposizioni, «per il notevole impatto in termini volumetrici in una zona che non riteniamo di interesse residenziale» ha spiegato Lucini, quello positivo della maggioranza con al sola astensione della consigliere Simone di Forza Italia.

La Commissione biblioteca

Come ultimo atto prima di sciogliere la seduta sono poi stati eletti i rappresentanti consiliari nella Commissione della Biblioteca comunale Alessandro Rapinese, Area 2010, per le opposizioni e Etta Sosio, Fi, e Ajani per l a maggioranza. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Liberté, faternité, lagalità

Si è conclusa domenica 14 dicembre sera la tre giorni dei pacifisti lariani. Ampia la partecipazione, fittissima l’agenda delle cose da fare per dare concretezza d’azione alle idee sviluppate nel Convegno Liberté, fraternité, legalità. Non c’è pace senza diritto.

 

Complessivamente più di mille i partecipanti alla tre giorni pacifista organizzata dal Coordinamento comasco per la Pace con Avc – Csv, Arci provinciale e regionale, Libera regionale e nazionale, Acli, Ipsia, Fillea – Cgil e Soci Coop.

Molto frequentate tutte le diverse sessioni con la sala dello Spazio Gloria quasi completamente piena per l’apertura di mercoledì 10 dicembre, gremita nella mattinata di sabato riservata alle scuole. Rilevante anche la partecipazione, più di cento persone, al pomeriggio di sabato e alla proiezione serale del film Il divo, ancora più alta nella sessione conclusiva di domenica 14 con duecento partecipanti. Complessivamente quindi il Convegno Liberté, fraternità, legalità ha registrato circa 1200 presenze con più di 450 giovani. Molti anche gli interventi nel dibattito e significativa la volontà di una trentina di partecipanti all’attività seminariale di approfondimento su Lavoro nero e Libera della domenica mattina.

Su questo blog si trovano i resoconti delle diverse fasi del Convegno mentre nel prossimo numero del mensile ecoinformazioni saranno pubblicate sintesi delle relazioni svolte al convegno.

Mafie e antimafie a Como

Partecipata sessione conclusiva dell’undicesimo convegno del Coordinamento comasco per la Pace.  La legalità e le infiltrazioni mafiose al centro del dibattiti davanti a 200 persone allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù nel pomeriggio di domenica 14 dicembre.

Dopo la replica dello spettacolo su Peppino Impastato, Buongiono a Cinisi,  la sessione conclusiva in due parti al Convegno Liberté, fraternità, legalità, i 200 presenti hanno assistito ad un incontro con Enza Rando e Maria Luisa Lo Gatto, moderato da Roberto Caspani, Ipsia – Acli, e con Lorenzo Baldo e Luigi Lusenti, moderati da Emilio Botta, presidente del Coordinamento. Intermezzi musicali di Maurizio Aliffi, Franco D’Auria, Simone Mauri e per terminare 10 minuti per la Carovana antimafie, musica di Gaetano Liguori.

Enza Rando di Libera ha ricordato come la società civile, in Sicilia e Calabria si è risvegliata dopo gli attentati e ne sono nate la primavera siciliana e la primavera dei sindaci. Per l’avvocatessa serve la capacità di indignarsi e di mantenere un’attenzione sul problema mafioso non episodica. Col bagaglio della sua esperienza come vicesindaco di Niscemi ha posto in primo piano l’importanza degli enti locali come strumento di partecipazione e di contrasto della cultura mafiosa. «Se la politica perde di credibilità lascia spazio alla mafia ed alla collusione allontanando ulteriormente la gente» ha affermato l’esponente di Libera che si è retoricamente chiesta a proposito del coinvolgimento democratico: «Quanti fanno un’urbanistica partecipata?»

«Fare comunità isola la cultura mafiosa» ha affermato Rando ricordando l’esperienza della giornata della memoria delle vittime della mafia, che si celebra ogni anno il 21 marzo, a Niscemi quando ragazzi provenienti da tutta Italia hanno fatto si che i mafiosi si eclissassero.

Maria Luisa Lo Gatto, magistrato, ha invece raccontato della infiltrazione mafiosa nelle province di Como e Lecco secondo i dati recuperati dalle inchieste giudiziarie. «La ‘Ndrangheta è radicata nel Lecchese da ormai quarant’anni e vi ha riproposto gli schemi tradizionali con un vero e proprio controllo militare del territorio con bar, esercizi pubblici, famiglie». La magistrata comasca ha poi voluto concentrare l’attenzione sul Campione d’Italia e il suo Casinò. Un luogo in cui «già le indagini sono difficili dato che non c’è la Guardia di finanza e la polizia, ma solo i vigili urbani ed i carabinieri». Ripercorrendo la storia della nascita della casa da gioco e dell’importanza assunta nella comunità locale diventando la principale azienda del paese che dà lavoro a metà dei residenti ha denunciato come in Italia non ci sia stata una disciplina contro il riciclaggio per le case da gioco sino al 1999, che nell’exclave italiana non è ancora stata applicata.

Ha quindi citato un’inchiesta dei primi anni ’80 di Piercamillo Davigo che metteva in luce come la soceità che gestiva il Casinò avesse legami con Nitto Santapaola attraverso i cambisti, coloro concedono prestiti a tassi usurai ai giocatori. Un modus vivendi talmente rodato che erano intenzionati ad esportare alla casa da gioco di San Remo, dove si scontrarono con un’altra cordata che faceva riferimento a Epaminonda.

Negli anni 2000 sono poi cambiate le modalità del riciclaggio e si è passati alle società di porteurs, ovvero società con cui i casinò stipulano contratti per farsi portare i clienti, ed in un’inchiesta su una di queste società era stato coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia.

«Ormai c’è stato un salto di qualità – ha affermato Lo Gatto – non vi è più l’inserimento di un soggetto estraneo nelle associazioni a delinquere ma si instaura un patto di collaborazione». Per questo è stato coniato il termine giuridico di concorso esterno in associazione mafiosa un fenomeno che denota un decadimento etico, culturale e l’aumentare della corruzione. «Il problema non è palliare la legislazione – ha concluso la magistrata comasca – ma operare contro i meccanismi politico istituzionali di un’area contigua alla criminalità che va modificata con il contributo di tutti».

Lorenzo Baldo, di Antimafia2000, ha rilevato le aderenze di personaggi politici con la mafia da Marcello Dell’Utri a Giulio Andreotti e denunciato la censura di Roberto Scarpinato, la cui testata, Il Corriere della sera, gli ha tolto l’incarico di seguire un’inchiesta di mafia dopo aver fatto nomi e cognomi. L’unica soluzione anche per Baldo è comunque l’impegno e la partecipazione civile anche solo di una minoranza.

Per ultimo Luigi Lucenti, Arci Lombardia, ha ripercorso la storia e l’operato della Carovana antimafie e posto l’accento sull’importanza della cultura della legalità, denunciando lo «slittamento delle coscienze, con l’accettazione di alcuni fenomeni di criminalità».

Il dibattito ha visto quindi una riflessione sulla coscienza della legalità all’interno delle carceri intese come percorso di rientro nella società.

Contro il lavoro nero verso Libera

Lavoro nero e Verso Libera nei seminari di domenica 14 dicembre al Convegno Liberté, fraternité, legalità del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù.

Lavoro seminariale e approfondimento per una trentina di partecipanti alla sessione di domenica mattina del convegno del CcP. Non c’è Pace senza diritto e in particolare non c’è Pace senza rispetto della dignità del lavoro dei diritti umani degli immigrati, di tutti.
I lavori introdotti da Martino Villani, direttore del centro servizi per il volontariato di Como, è stato animato da  Franco De Alessandri, segretario della Fillea Cgil, e da Lorenzo Frigerio di Libera Lombardia hanno ricordato la gravità della situazione denunciando che il 27% dell’economia italiana è costituita da attività in nero e che la tutela dei diritti non è non può esser più affidata solo allo stato, soprattutto se vengono emanate leggi come quelle  che contraddicono lo stato di diritto, ma deve essere rafforzata l’azione della associazioni disponibili ad accogliere la questione della lotta contro l’illegalità come centrale e terreno di concreta azione individuale e collettiva.

A morti ra mafia

Più di cento persone alla sessione pomeridiana di sabato 13 dicembre dedicata a Le donne e la loro lotta contro le mafie  del  Convegno Liberté, fraternité, legalità del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria del Circolo Arci Xanadù. La giornata si è conclusa con la visone del film Il divo presentato da Massimo Brugnoli. La posesia di Micaela Buscemi sukka morte della mafia.

più di cento persone hanno partecipato alla sessione pomeridiana del secondo giorno del Convegno del Coordinamento comasco per la Pace allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù, l’incontro pubblico dopo la parte dedicata ale scuole, con Enza Rando, Michele Buscemi e Nando Dalla Chiesa, introdotti e coordinati da Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento.
Un pomeriggio sulla testimonianza dell’esperienza antimafia e la legalità. “Io ho iniziato ad insegnare a Casal di Principe – ha spiegato Grossi, spiegando il perché dell’importanza di una simile iniziativa nel territorio lariano – e sono arrivata a Como nel 1978, pensavo che qui le mafie non ci fossero. Non erano quelle che avevo conosciuto ma c’erano, anche se agivano in maniera differente”. Infatti i recenti fatti di cronaca possono esserne testimonianza, come le bombe nel lecchese e alcuni sindaci sotto scorta nell’hinterland milanese.
Nando Dalla Chiesa ha affrontato l’argomento dell’incontro Le donne e la loro lotta contro la mafia facendo anche confronti con l’esperienza femminile durante la Resistenza. Un’esperienza per lui molto dissimile dato che “le donne non devono lottare solo contro la mafia, ma anche l’universo che l’affianca”, un ambiente ostile, si tratta quindi di “una ribellione di donne sole, che trae la sua forza da ciò che le caratterizza più nel profondo, l’amore verso i fratelli, mariti uccisi”, mentre nel movimento di Liberazione erano inserite in un movimento con una vasta solidarietà.
“Noi siamo abituati – ha voluto precisare – a vedere i movimenti come qualcosa di collettivo. Il movimento di liberazione dalla mafia è delle singole donne”.
Enza Rando, come durante la mattinata con gli studenti, ha ripercorso la propria esperienza formativa la curiosità e l’impegno che l’hanno contraddistinta durante gli studi di giurisprudenza all’università, quando “pochi parlavano di mafia, solo L’Ora, I Siciliani ed il Centro Impastato a Palermo. Ero assetata di sapere e l’unico modo era parlare direttamente con le persone e ascoltare il loro dolore”.
Rando ha quindi raccontato la fondazione del Comitato antimafia all’interno dell’università e le difficoltà che questo imponeva agli studenti, alcuni divenuti poi magistrati. Di lì l’impegno al suo paese, Niscemi, dove creando un movimento di risveglio della società civile, nel periodo della Primavera siciliana, è riuscita con altri amici a far sciogliere la Giunta mafiosa e a divenire vicesindaco con delega al’istruzione. Un ruolo che l’ha portata in prima fila nella battaglia, in questo caso vinta, alla mafia che voleva impedire l’apertura delle scuole “i primi presidi di legalità”. Un esempio, per l’esponente di Avviso pubblico, che “ognuno di noi, nel proprio piccolo, può fare una rivoluzione” e cambiare lo stato esistente delle cose.
Toccante la testimonianza di Michela Buscemi a cui la mafia ha ucciso due fratelli, fatto attentati e minacciato di morte la figlia ancora bambina, ma nonostante questo si è costituita parte civile al maxi processo del 1986, non era mai successo prima per la perdita di un fratello, ed ha testimoniato.
Per questo ha dovuto subire l’ostracismo della famiglia, con cui ha rotto ogni rapporto, “ho deciso che dovevo dimenticare la mia famiglia”, e della gente, “dicevano che eravamo spioni della Questura e abbiamo dovuto chiudere il bar che avevamo perché non vi veniva più nessuno”. Si è così avvicinata all’Associazione delle donne contro la mafia ed ha iniziato a racontare la sua esperienza in Italia ed anche all’estero.
E l’importanza della testimonianza è stata ribadita da Dalla Chiesa per cui senza il film I cento passi pochi si sarebbero ricordati di Impastato, ora anche negli angoli più reconditi sono sorti circoli che si fregiano del suo nome per ricordarlo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

A MORTI RA MAFIA

L’avutru jornu m’arruspigghiavu, sintennu vucciria.
Subitu pinsai: “Beddamatri, annavutru ammazzaru.
Annavutru figghiu ri matri
ammazzaru”.
M’affacciu tutta scantata
e viu un mari ri genti
chi cantava filici e cuntenti.
Dumanno: “Chi ci fu?”
“Ma comu, unnu sai?
A mafia m u r i u !
U rissi u tiligiurnali.
Veni, scinni puru tu
ca ci facemu u funirali:
però stavota unnavemu a chianciri, ma ririri e cantari.
Veni scinni, iamula a vruricari”,
a sti paroli un ci puteva cririri,
ma verennu tutta l a genti accussi cuntenti
luro no me cori
trasiu l’alligria:
e non sapeva cosa aveva a fari,
si aveva a chianciri, ririri,
cantari o ballari…
e pila a cuntittizza
me misi a satari
e cantari casa casa
e ricennu: “Che bellu!,
finamenti putemu caminari
pili strati
senza chiù virili
motti ammazzati!
Senza chiù luttu
‘nte li nostri casi.
Campari tranquilli
Senza seantu cà t’ammazzanu
U maritu, i figghi o i frattuzzi
ora tutti si vonnu beni!”
Cantava accussi forti
Che me figghia s’arruspigghió
e mi tallo rirennu:
“Mamà, chi sta facennu?
Nascisti pazza? Picchì fai accussì?”
“Mo, figghia nia, nun sugnu pazza, ma sugnu cuntenta:
a mafia muriu, veni, affaccia,
viri quanta genti ca c’è ccà sutta:
e si tal fi bonu, viri pura a chiddi ca finu a ieri, quannu
ni virevanu arrivari,
sinni travisanu rintra,
si iauvunu a ‘mmucciari,
mancu salutavano
picchi si scantavanu
ca, appressu a mia, ci fussi
la lupara o a calibro trentotto
e magari p1 sbagghiu
i putevani ammazzari.
Ora sunnu contenti
E vanno a fistiggiare”.
Me figghia mi talia
cu l’occhi chini ri felicità
e si metti a cantare ‘nsemi a mmia.
M’arruspigghiu, cu l’ecu ru me cantu:
era tuttu un sonnu.
Mi taliu ‘nttornu:
nenti cacciò, a mafia è sempri ccà.
Annavutru lurici ammazzare.
Però, si nutri lu vulemu,
‘sta morti si pò fari
e, macari fra cent’anni,
na l’avemu a vruricari.
[Michela Buscei]

Scuole lariane contro le mafie

Successo per l’apertura del secondo giorno del Convegno annuale del Coordinamento comasco per la Pace. Più di 400 ragazzi hanno seguito uno spettacolo su Peppino Impastato e ascoltato testimonianze sulla lotta alle mafie.

Pieno successo per la tappa comasca della Carovana antimafie all’interno del convegno Liberté, fraternité, legalità. Non c’è Pace senza diritto  del Coordinamento comasco per la Pace, un momento d’incontro e di riflessione con gli studenti svoltosi nella sala gremita, più di 400 persone, dello Spazio Gloria dell’Arci Xanadù di Como.
Gli studenti dei licei Terragni di Olgiate Comasco, Fermi di Cantù, Giovio di Como, Porta di Erba e degli istituti Vanoni di Menaggio e Ciceri di Como, hanno assistito allo spettacolo teatrale Quel giorno a Cinisi, voce narrante Daniele Biacchessi, musica Gaetano Liguori, e all’incontro con Michela Buscemi, testimone antimafia, e Enza Rando, avvocato di Libera, in una mattinata coordinata da Claudio Bizzozero, direttore della Scuole diritti umani del Coordinamento comasco per la Pace.
Lo spettacolo incentrato sul ricordo e la spiegazione dell’impegno, della morte e delle successive indagini e depistaggi di Peppino Impastato ha toccato anche, in maniera più generale, altri fatti di sangue dello stragismo nero (con piazza Fontana, della Loggia, Italicus, Fausto e Iaio). Per Biacchessi una necessità dato che senza il racconto “il nostro silenzio e la nostra omertà continueranno a coprire la verità”. Una difesa della memoria per l’attore che ha anche evidenziato l’importanza della conoscenza per la comprensione con un’esortazione all’impegno civile.
La platea, molto attenta, tanto da ricevere le lodi della Rando, ha poi seguito le due testimonianze di chi ha operato e lavora contro la mafia. Enza Rando ha ripercorsola sua esperienza formativa, stimolata proprio dall’esempio di Impastato, fino all’avvocatura e, dopo lo scioglimento per mafia del suo Comune, vicesindaco del suo paese, Niscemi.
Un’esperienza amministrativa in prima fila contro la mafia “per rompere la connivenza passiva” e per ridare la speranza ad un città in cui non potevano neanche essere aperte le scuole, dato che la mafia non voleva dare la possibilità di un’istruzione bruciando le strutture appena completate. Una battaglia vinta solo organizzando, assieme ad altri amministratori, presidi notturni nelle strutture scolastiche, per potere preparare le nuove generazioni perché per l’avvocatessa “i giovani non sono il domani, sono l’oggi”.
Dopo di lei ha preso la parola Michela Buscemi che in maniera toccante e con semplici parole, a volte inframezzate dal dialetto, “io non ho studiato” si è schernita, ha raccontato la propria storia. Nata in una famiglia povera di Palermo ha avuto un primo fratello ucciso dalla mafia, perché vendeva sigarette di contrabbando senza permesso, ed un secondo perché cercava di raccogliere prove sull’assassinio. Lei, unica della famiglia ed in rottura con la madre, ha testimoniato, sola, contro gli assassini. “Chiedo giustizia per mie fratelli” ha detto quando è stata interpellata dal giudice in un’aula di tribunale, sola di fronte ai mafiosi, quando si è costituita parte civile. Per questo ha ricevuto anche una minaccia di morte per la figlia, allora bambina, e l’ostracismo sociale, al piccolo bar che aveva aperto non è più andato nessuno ed ha dovuto chiudere. Un intervento che ha commosso l’uditorio e si è concluso con un racconto – poesia in dialetto di un sogno, la morte della mafia.
Il dibattito seguente ha toccato l’attualità della vita politica italiana con i ragazzi che hanno chiesto degli intrecci tra politica e mafia e del perché della mancanza di un rinnovamento, fino all’elezione di Raffaele Lombardo alla presidenza della Regione Sicilia. Un’opportunità mancata, per le relatrici, data la sconfitta elettorale di Rita Borsellino dovuta alla paura, al malaffare e al clientelismo. Nella discussione è entrato poi pure Gomorra di Roberto Saviano dati i temi trattati. La Rando ha ribadito l’importanza dell’attenzione nei confronti dei fenomeni mafiosi, dato che il riciclaggio del denaro sporco interessa tutta Italia anche il nord, così come espresso anche da Enzo D’Antuono dell’Arci per Carovana Antimafie che ha raccontato la storia della Carovana Antimafie, “prima che anche un economia sana venga infestata e lo ripeto infestata – ha sottolineato la rappresentante di Libera – dato che la mafia non dà lavoro, tranne che per brevi periodi ed in maniera ricattatoria”. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 11 dicembre

cernezzi2Il Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre approva il leggero ampliamento di Villa Flori e la riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale per i cimiteri frazionali, liberando per le opposizioni nuove aree per la speculazione edilizia.

Ancora Cardina nelle preliminari del Consiglio comunale di giovedì 11 dicembre. Sia Mario Lucini, Pd, che Marco Butti, An, hanno citato l’ormai famoso cantiere che ha portato in Procura i residenti. Lucini ha presentato una risposta data dal Comune alle famiglie residenti prima ancora dell’inizio dei lavori in cui gli uffici rassicuravano sulla liceità dell’intervento, il problema però per il consigliere democratico è che la sola conformità urbanistica non è sufficiente in aree non dotate di adeguata urbanizzazione, così come nel caso di Cardina dove la strada è troppo stretta e non riesce a sopportare i camion troppo pesanti. Una situazione insostenibile tanto che i residenti «hanno ricevuto minacce dal responsabile del cantiere» ha spiegato Butti che ha chiesto poi l’inserimento della collina nel Parco della Spina Verde.

Villa Flori
Il Consiglio è così iniziato con la discussione della delibera numero 70 sull’ampliamento di Villa Flori in via per Cernobbio e Alesando Rapinese, Area 2010, rientrato da un periodo di ferie e aggiornatosi sulle ultime inchieste giornalistiche, ha esordito chiedendo «il sindaco, la moglie del sindaco, la sorella del sindaco, la cugina del sindaco, il pronipote, la zia hanno una qualche quota nell’azienda che farà i lavori?». «Faccia una richiesta scritta» ha affermato Bruni uscendo visibilmente stizzito dall’aula. «Mi sembra una domanda legittima – ha risposto il consigliere di Area 2010 – visto che il sindaco a volte si dimentica cose che possono essere imbarazzanti».
Prima di essere approvata con i voti della maggioranza e di Area 2010, la delibera ha scatenato un dibattito sulla cementificazione del lago «è un intervento di riqualificazione ma è comunque del cemento in più – ha affermato Vittorio Mottola del Pd, l’unico che ha votato contro – blocchiamoci, rischiamo di penalizzare la bellezza del nostro territorio». Al contrario per Bruno Magatti, Paco, «procedere senza il consumo di territorio è un elemento positivo».

Riduzione delle aree di rispetto cimiteriale
Il dibattito si è quindi spostato sulla riduzione delle fasce di rispetto cimiteriale, nei cimiteri frazionali, da 100 a 50 metri e su un emendamento proposto dalle opposizioni e spiegato da Lucini.
«La legge consente questa riduzione – ha precisato Lucini, in un’aula semivuota ai banchi della maggioranza – non obbliga» in sostanza la proposta delle opposizioni era quella di consentire una riduzione laddove si riteneva necessaria per eventuali ampliamenti dei cimiteri. «È una legge che nasce a causa dell’espansione delle città e per potere allargare i cimiteri – ha infatti ribadito Magatti – se questo concetto venisse capovolto sarebbe un errore di prospettive insensato e imprudente».
Dopo una breve sospensione per una consultazione e le parole dell’assessore D’Alessandro, per cui l’ipotesi era fattibile ma politicamente non condivisibile dato che «non c’è più la necessità di avere così ampie fasce» poiché «siamo a livelli di sicurezza sanitaria che fanno sì che non siano più necessarie», la maggioranza ha bocciato, con 16 voti contrari contro 15 favorevoli ed un astenuto, l’emendamento.
Questa votazione ha contrariato le opposizioni i cui rappresentanti hanno dichiarato se fosse passato l’emendamento avrebbero votato a favore della deliberazione, ma che in queste condizioni venivano a mancare le condizioni.
Per Roberto Rallo, Fi, ci sono «garanzie certe che non ci sarà un uso “inverso” del provvedimento e verrà garantito la possibilità di sviluppo di cimiteri come quello di Monte Olimpino». «Ma non ci sarà più la possibilità di garantire gli sviluppi dei cimiteri! – ha urlato Lucini – i 50 metri di area liberata non saranno più utilizzabili per le espansioni» ed ha aggiunto «non potete bocciare un emendamento per il suo esatto contrario!».
Questo ha nuovamente fatto richiedere alla maggioranza la possibilità di una consultazione. Al rientro Stefano Molinari, An, ha dichiarato che sì «i 50 metri in meno potrebbero essere edificabili, ma abbiamo la certezza che non lo saranno quando andremo a votare il Pgt».
«Un atto di fede nei confronti della Giunta – gli ha risposto Magatti – gli avete dato carta bianca, come all’assessore che avete sfiduciato».
D’Alessandro sentitosi chiamare in causa ha voluto precisare che, a norma di regolamento, non è stato sfiduciato «ma politicamente sì» ha ribadito il consigliere di Paco.
Messa ai voti al delibera è stata approvata dalla maggioranza con 18 voti a favore, 14 contrari un astenuto delle minoranze.

Il regolamento contabilità
L’assessore Colombo ha presentato poi il nuovo regolamento contabilità a cui sono state poste le prime domande di chiarimento da parte dei consiglieri fino a quando, data l’ora, la seduta è stata sospesa. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

In 400 allo Xanadù

img_0733Si è aperto mercoledì 10 dicembre per il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani il Convegno del Coordinamento comasco per la Pace con l’intervento di Moni Ovaia e Giorgio Bezzecchi.

Quasi esauriti i 400 posti a sedere allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù di Como per l’apertura del tradizionale Convegno annuale del Coordinamento comasco per la Pace. Un evento che si caratterizza ogni volta con l’approfondimento di un tema che quest’anno sarà la legalità, così come espresso nel titolo Liberté, egalité, legalità.
E di legalità intesa come rispetto dei diritti umani hanno parlato Moni Ovadia e Giorgio Bezzecchi, vicepresidente Opera nomadi, nel giorno di apertura che si è voluto simbolicamente far coincidere con il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Dopo la presentazione del convegno di Celeste Grossi, vicepresidente del Coordinamento, che ha ricordato come la mafia non sia un fenomeno circoscritto solo alle regioni meridionali d’Italia, «in Lombardia, sono stati sequestrati alla mafia 557 beni di cui solo la metà è stata destinata ad usi sociali», Claudio Bizzozero, direttore della Scuola diritti umani, ha presentato un video per l’anniversario della Dichiarazione universale su Martin Luther King ed il famoso discorso al Lincoln Memorial di Washington introducendo l’argomento della serata ricordando il primo articolo della Dichiarazione: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti».
Moni Ovadia ha posto in rilievo l’ipocrisia della classe politica italiana, e non solo, «i razzisti di oggi di solito esordiscono con “io non sono razzista, ma…” e continuano “io ho un amico musulmano o albanese”. Nessuno rivendica più il proprio essere razzista». Una volta le destre razziste rivendicavano orgogliosamente il proprio credo, ora in maniera subdola confondono le carte per passare per difensori dei diritti umani universali con una serie di distinguo e cercano di «ottenere certificati di buona condotta» come Schifani, presidente del Senato, la seconda carica dello stato, che «uscito da Auschwitz ha dichiarato: “Mi sento israeliano”. Si sta cercando di fare uno spostamento concettuale» ha affermato con forza Ovadia.
Il cantore della tradizione yiddisch ha anche ricordato la svolta epocale dell’elezione di Obama alla presidenza degli Stati uniti, un paese la cui costituzione sin dalla Rivoluzione dichiarava la libertà per i suoi cittadini mantenendo la schiavitù per gli afroamericani.
Ovadia si è così scagliato contro il provvedimento emergenziale per i rom, «voluto dal governo e da alcuni sceriffi del centrosinistra», che prevede la schedatura anche dei bambini, «pensate solo se in Germania un ministro avesse solo osato proporre una cosa simile». Un provvedimento razzista che si accompagna alla creazione del reato di immigrazione clandestina «cercare la felicità e la prosperità dove possibile è un diritto fondamentale». La ferma condanna del razzismo non è per Ovadia né di destra né di sinistra che ha portato ad esempio Colonia, dove il sindaco dello Cdu ha invitato la cittadinanza a boicottare un raduno neonazista e così è stato, con autisti degli autobus e tassisti che si rifiutavano di caricare i manifestanti e i negozi chiusi, «e l’Italia – si è chiesto l’attore – l’Italia ha mandato Borghezio…»
La parola è stata poi presa da Giorgio Bezzecchi, che ha raccontato la propria esperienza di rom italiano, schedato per la propria appartenenza etnica, con un padre deportato nei campi di concentramento italiani del meridione durante la seconda guerra mondiale che ha dovuto subire l’umiliazione di una seconda schedatura da parte di quella che riteneva una Repubblica democratica e per cui tutti i cittadini sono uguali.
«Sono arrivati in tenuta antisommossa alle 5 del mattino ed hanno schedato tutti anche i bambini – ha precisato Bezzecchi – oggi a me, domani a chi tocca?»
Per il rappresentante di Opera nomadi di Milano avrebbero potuto guardare i dati semplicemente all’anagrafe comunale, ma hanno preferito creare un archivio etnico parallelo, data la montante marea razzista nei confronti di rom e sinti. Anche i numeri non sono neutri, data la loro valenza politica e il tentativo di accreditare l’ipotesi di un’invasione, a Milano per Bezzecchi i rom sono solo 5.500, in tutta Italia 160-170 mila, in una situazione di «esclusione sociale simile a quelle delle favelas, con un’assistenza pietistica». Il rappresentante di Opera nomadi ha anche parlato della situazione limite dei rom della ex Jugoslavia, 30 mila in Italia, che non sono riconosciuti nemmeno come apolidi e delle leggi discriminatorie per cui se una persona rom delinque viene allontanata dal campo l’intera famiglia, se ciò accade ad un mafioso o ad un camorrista la famiglia non viene cacciata dalle case popolari. E sempre a proposito delle case popolari la domanda di un rom non verrà mai presa in considerazione se è già registrato in un campo non potendo così migliorare le proprie condizioni di vita, che già vedono nei campi un abbandono scolastico, già alle elementari, del 30 – 40 per cento e una disoccupazione al 90 per cento. Una situazione di discriminazione che fa nascondere la propria origine, per paura di perdere il posto di lavoro, agli esponenti della comunità che sono riusciti ad inserirsi in un ambiente lavorativo.
La serata si è conclusa con un dibattito in cui Moni Ovadia ha ribadito l’invito ad indignarsi di fronte al ripresentarsi di sottoculture fasciste e violente e di agire concretamente per evitare l’assuefazione a provvedimenti sempre più discriminatori e lesivi della dignità umana. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Venerdì 12 dicembre 2008 sciopero generale

Sciopero generale di 8 ore di tutte le categorie della Cgil, Slai – Cobas, Cub, Cobas Scuola venerdì 12 dicembre, Non pagheremo noi la vostra crisi. A Como la Cgil organizza una manifestazione che partirà dalle 10 da via Milano alta per concludersi in piazza Duomo.

Liberté, fraternité, legalità

paceSi apre allo Spazio Gloria dell’Arci Xanadù di Como in via Varesina 72 l’undicesimo Convegno del Coordinamento comasco per la Pace Liberté, fraternité, legalità. Non c’è Pace senza diritto. La tre giorni pacifista inizia mercoledì 10 alle 21, continua sabato 13 alle 9, con la sessione dedicata alle scuole, e alle 17.30 con Le donne e la lotta contro la mafia per concludersi domenica mattina con i seminari Verso libera e Lavoro nero e nel pomeriggio dalle 14.30 con Non c’è Pace senza diritto.

L’iniziativa organizzata dal Coordinamento comasco per la Pace con Arci, provinciale regionale, Libera, regionale e nazionale, Associazione per il volontariato comasco – Centro servizi per il volontariato, Acli, Ipsia, Fillea – Cgil, Soci Coop, in collaborazione con Regione Lombardia e Provincia di Como, raccoglierà gli interventi di una serie di relatori e relatrici di cui di seguito forniamo una breve scheda.

Moni Ovadia è attore teatrale, cantante e compositore. Nel suo percorso artistico si è dedicato prevalentemente al recupero e alla rielaborazione del patrimonio artistico, letterario e musicale degli ebrei dell’Europa orientale. Ma ha anche costantemente operato a fianco di rom e sinti, che a luglio di quest’anno ha candidato al premio Nobel per la Pace.
Giorgio Bezzecchi è vicepresidente nazionale dell’Opera Nomadi.
Daniele Biacchessi è giornalista, scrittore, autore, regista e interprete di teatro civile.
Gaetano Liguori, pianista e compositore da sempre impegnato al fianco di Carovana antimafie di cui anche quest’anno è testimonial e a cui ha dedicato una sua composizione che eseguirà dal vivo al Convegno domenica 14 alle 18.
Calogero Parisi, dell’Arci, presidente della cooperativa Lavoro e non solo. Ha collaborato a Carovana Antimafie fin dalla prima edizione.
Michela Buscemi, la più grande di otto fratelli e sorelle. Suo fratello Salvatore fu ucciso nel 1979 dalla mafia per aver venduto sigarette di contrabbando senza aver chiesto il permesso dei boss. Un fratello più giovane, Rodolfo, fu assassinato per impedirgli di vendicare la morte del fratello. Al maxiprocesso svoltosi nel 1985-86 testimoniò contro gli assassini, ma fu costretta a ritrattare per le minacce ricevute circa la vita della sua bambina di sei anni. Dopo la testimonianza, sua madre interruppe ogni rapporto con lei e suo marito perse il lavoro. È un’attiva sostenitrice della lotta contro la mafia.
Vincenzo Linarello, portavoce di Comunità libere, presidente del Consorzio sociale Goel (il nome ha radici bibliche e sta a significare liberazione e riscatto) che ha sede a Gioiosa Jonica (Rc).
Mario Caniglia, imprenditore siciliano, costretto ad una vita sotto scorta per aver denunciato le persone che gli chiedevano il pizzo e aver determinato il loro arresto. Allo Stato, che gli aveva offerto un programma di protezione con un’altra identità, ha risposto: «Se ne devono andare loro, io sono di Scordia e rimango qui».
Enza Rando è vicepresidente dell’associazione Libera e avvocato di Avviso pubblico. È stata vicesindaco di Niscemi, primo Comune italiano sciolto per mafia.
Nando Dalla Chiesa, sociologo dell’economia, insegna a Scienze politiche di Milano. Scrittore e collaboratore di diversi giornali, autore di Le ribelli, Storie di donne che hanno sfidato la Mafia per amore, editore Melampo. È presidente onorario di Libera.
Maurizio Aliffi, Francesco D’Auria, Simone Mauri, musicisti. Accompagnano il convegno dalla seconda edizione (1998).
Massimo Brugnoli, giornalista, redattore della rivista AntimafiaDuemila.
Lorenzo Frigerio, dell’ufficio di presidenza nazionale e referente per la regione Lombardia di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.
Franco De Alessandri, segretario Generale Fillea – Cgil Lombardia.
Don Luigi Ciotti, sacerdote da sempre attivo nella lotta alla mafia, fondatore di Libera.
Lorenzo Baldo, giornalista direttore della rivista AntimafiaDuemila.
Luigi Lucenti, presidenza di Arci Lombardia.
Antonio Ingoia è uno dei magistrati di punta della Procura della Repubblica di Palermo.

Il programma completo dell’iniziativa è riportato negli appuntamenti della nostra Agenzia stampa, sul nostro blog htttp://ecoinformazioni.wordpress.com e sul sito del CcP www.comopace.org.

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