In mostra a Cantù la storia e il fascino del mobile

“Cantù città del mobile”: una sintesi efficace, che però produce il più delle volte un effetto di totale ovvietà. Cantù città del mobile? ma certo, che bisogno c’è di pensarci su?… come Como città della seta, lo si sa, a parte – si intende – i recenti problemi di crisi.

Poi, per fortuna, c’è qualcuno che a quella domanda cerca una risposta. Così nasce, poco a poco, la storia del mobile a Cantù, una storia che quest’anno ricostruisce un nuovo affascinante capitolo grazie alla mostra Gio Ponti e Cantù (e al volume pubblicato per l’occasione).


Quel qualcuno che si fa le domande e cerca le risposte è Tiziano Casartelli, architetto, da tempo impegnato nell’approfondimento della storia del mondo del lavoro canturino (e brianteo) e quindi – ovviamente, in primo luogo – della storia della manifattura mobiliera, con il lento passaggio dalla riproposizione dei mobili tradizionali (“in stile”) a quelli moderni. L’evoluzione del distretto produttivo canturino avviene lentamente, e trova un suo momento fondamentale nell’esperienza della Selettiva, la mostra-concorso che, a partire dal 1955 e per un intero ventennio, si sforza di “modernizzare” la produzione canturina, con la progettata iniezione di massicce dosi di modernità, ampliando la prospettiva dalle morbide colline briantee fino ai panorami dell’intera Europa (e, addirittura, dell’Estremo Oriente). All’esperienza della Selettiva, Tiziano Casartelli ha dedicato una mostra e volume l’anno scorso, sull’onda dei quali aveva promesso un approfondimento. Nemmeno lui immaginava, però, che lo sviluppo sarebbe stato così importante. Continuando a studiare il rapporto tra le botteghe e le manifatture canturine e i progettisti milanesi (e, in particolare, la relazione con Gio Ponti, figura centrale per l’organizzazione della prima Selettiva del 1955), è infatti riuscito a risalire ai primordi di questo rapporto, fino all’inizio degli anni Venti, quando un Gio Ponti fresco di laurea comincia le sue prime esperienze professionali dedicandosi alla progettazione di arredamenti, e quindi entrando in contatto – per la realizzazione di questi mobili – con una delle più affermate botteghe canturine, quella di Paolo Lietti e Figli.

Risalire fino ai primi mesi del 1923 significa modificare radicalmente la storia della produzione del principale centro mobiliero italiano, e significa anche riuscire a connettere tutta una serie di avvenimenti posteriori in una sequenza significativa (a Gio Ponti si affiancheranno Albini, Palanti, Pica, Daneri, Buffa, Cassi Ramelli…), così da poter mettere in chiaro che Cantù, già negli anni Venti e Trenta, è tutt’altro che una realtà periferica e marginale; può essere considerata, invece, una delle culle della cultura del progetto in Italia.

Se questo è il nocciolo essenziale della ricerca storica (con il suo seguito, ovviamente, fino ai fasti degli anni Cinquanta e Sessanta), la sua articolazione in mostra non è da meno: grazie a un minuzioso lavoro di ricerca, viene esposto un nutrito gruppo di autentici capolavori, alcuni mai più visti dalle prime presentazioni degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta (e qualche altro ricostruito in seguito, uno – poi – addirittura eseguito appositamente per questa esposizione). Basta uno sguardo attento al divano in radica di noce ed ebano Macassar con intarsi in avoriolina di Franco Albini e Giancarlo Palanti (esposto alla IV Triennale di Monza del 1930 e da allora mai più visto), per rendersi dell’importanza di questa mostra e del lavoro di ricerca che l’ha prodotta. E basta soffermarsi davanti al prototipo ricostruito della cassettiera progettata nel 1959 da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli per comprendere l’importanza della cultura progettuale che in quegli anni a Cantù trovava, pur con tutte le difficoltà che è facile immaginare, la strada per diventare cultura materiale, conquista della piena modernità.

Con tutti i suoi mobili, i progetti, i documenti e le immagini fotografiche, la mostra è davvero un’occasione imperdibile per entrare nel “mondo del mobile”, non dalla strada della “mitologia” della Brianza operosa, ma da quella – saldamente fondata sull’indagine storica – dell’incontro fecondo tra progettisti e artigiani, tra cultura teorica e competenze pratiche.

Inutile dire che tutti si augurano che lo sviluppo delle ricerche riservi sorprese altrettanto stimolanti e godibili.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcuni dei mobili in mostra:

Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli, cassettiera (1959, realizzazione 2017)

Franco Albini e Giancarlo Palanti, divano (1930)

Gio Ponti, cassettiera con specchio (1947, realizzazione 1973)

Gio Ponti e Cantù

Design e artigianato del Mobili dalla Rinascente alla Selettiva

a cura di Tiziano Casartelli

Cantù, La Permanente Mobili, piazza Garibaldi

30 settembre – 22 ottobre 2017

orari: martedì-venerdì 15-18.30, sabato-domenica 10-12.30, 15-18.30

ingresso libero

 

venerdì 6 ottobre 2017, ore 21

presso la sede della mostra

presentazione del volume di Tiziano Casartelli

Gio Ponti e Cantù

edizioni Canturium

ecoinformazioni 591

Il 591 di ecoinformazioni è un numero assai vario, in buona parte dedicato alle mafie – con i problemi di Cantù, la riflessione dell’Arci, i campi antimafia nelle fotografie di Alida Franchi – ma anche con molte altre cose, dai migranti a Como (e in Ticino) ad alcuni intensi momenti dell’Isola che c’è ormai conclusa, fino alla mobilitazione della Cgil sulla violenza contro le donne e la disinformazione al riguardo. E poi ancora altro… Sfoglia on line il 591.

 

 

4 ottobre / presentazione corso per tutori di minori non accompagnati

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Prevista per mercoledì 4 ottobre alle 15,30 nell’Aula biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5 – IV piano) la presentazione del corso di formazione per tutori volontari e famiglie affidatarie di minori non accompagnati.

L’incontro intende presentare e promuovere percorsi formativi per tutori volontari e affidatari nel comune di Como, nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dalla Commissione Europea – programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza.

In Provincia di Como dall’estate 2016 è iniziato un importante afflusso di minori stranieri non accompagnati. Per garantire loro i diritti fondamentali in situazioni di estrema fragilità e vulnerabilità, il primo adempimento da compiere è quello
di nominare un tutore, ossia una persona che li rappresenti legalmente, ma che sappia anche costruire con loro una relazione di vicinanza e prossimità.

Il tutore si assicura che i diritti del minore vengano rispettati a partire dal suo progetto di vita; opera per il benessere del minore, esercita la rappresentanza legale del minore integrando la limitata capacità legale dello stesso, costruisce una relazione di fiducia.

Chi fosse interessato/a a partecipare all’incontro può contattare il Centro servizi per il volontariato di Como (tel.: 031 301800; email: info@csv.como.it.
Per ulteriori informazioni: visita la sezione del sito del Csv di Como dedicata al progetto.

Consulta qui la brochure dell’evento

 

5 ottobre / incontro di valutazione L’isola che c’è 2017

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Alle 21 di giovedì 5 ottobre, presso la sede operativa di L’isola che c’è e della cooperativa Ecofficine (via Regina Teodolinda 61) si terrà un incontro di valutazione inerente all’ultima edizione de L’isola che c’è, tenutasi sabato 16 e domenica 17 dello scorso settembre.

L’invito è rivolto a persone, organizzazioni e istituzioni locali coinvolte nella Fiera, per poter realizzare un’analisi dell’evento e di eventuali migliorie il più possibile rappresentativa, e la partecipazione è aperta a tutti coloro che vogliono contribuire in modo diretto ed esplicito al percorso della rete comasca di economia solidale.

Chi fosse interessato a dare un riscontro non potendo presenziare all’incontro di giovedì può compilare l’apposito questionario digitale.

Per ulteriori informazioni
Tel: 331.6336995, 031.6872170 – Email: fiera@lisolachece.org
Qui la pagina Facebook dell’evento

7 ottobre / Dacia Maraini incontra gli studenti del Liceo Volta

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Sabato 7 ottobre alle 11, nella Grand’Aula del Liceo Volta di Como, Dacia Maraini, notissima scrittrice e giurata del Premio internazionale di letteratura Città di Como, incontrerà gli studenti che lo scorso anno scolastico hanno affiancato la giuria tecnica del premio, nell’ambito di un progetto nato da una sinergia tra il Liceo e il territorio.

Durante l’incontro, al quale parteciperanno anche gli studenti maturandi, la scrittrice dialogherà con loro su diversi temi a partire da argomenti sul mondo della scuola e dell’educazione.

Nel pomeriggio, Dacia Maraini interverrà alla cerimonia di premiazione della quarta edizione del Città di Como che si terrà alle 16 a Villa Olmo. Con lei anche il giornalista Ferruccio de Bortoli.

È stata questa un’edizione da record che ha contato 2.100 partecipanti (l’elenco con tutti i nomi è disponibile sul sito www.premiocittadicomo.it) tra i quali la prestigiosa giuria ha selezionato oltre cento finalisti, suddivisi tra le sezioni narrativa edita, narrativa inedita, poesia edita, poesia inedita, saggistica, multimediale, reportage e teen.

Il Premio internazionale di letteratura città di Como è organizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Como.

Con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Erba, Camera di Commercio di Como, Università degli Studi dell’Insubria, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Como, Fondazione Provinciale della Comunità Comasca.

In collaborazione con La Provincia, Associazione Italiana di Cultura Classica, Amici di Como, Centro Studi Casnati, Ubik Como, Parolario, Espansione Tv, Hotel Metropole Suisse, Alberto Terminus Como, Concorsifotografici.com, Gli amanti dei libri, Tessabit, Associazione italiana per l’Aforisma, Palace Hotel, Sheraton Lake Como Hotel, Hotel Barchetta Excelsior, Best VistoinTv.

Sponsor tecnici: Comolake.com, Partners, Como Città Medioevale, B&B on Lake Como.

 

 

Per informazioni

info@premiocittadicomo.it

http://www.premiocittadicomo.it

Facebook: facebook.com/premiocittadicomo

Twitter @PremioCittàComo

 

4 e 6 ottobre / “Ero straniero”: nuovi appuntamenti a Albate e Monte Olimpino

ero straniero quadrato

Per la settimana prossima, mercoledì 4 ottobre al mercato di Albate e giovedì 6 ottobre a Monte Olimpino (orari: 9 – 12 per entrambe le giornate), si potrà firmare presso il banchetto certificato, previa presentazione di un documento d’identità valido,  l’appello Ero Straniero. L’umanità che fa bene, che l’allora neocostituito comitato comasco ha già presentato domenica 17 settembre durante L’isola che c’è, fiera provinciale delle economie e delle relazioni solidali (qui l’articolo di News km 0 / ecoinformazioni a riguardo).

A Como hanno già aderito al Comitato: Acli, Arci, Como senza frontiere, Cgil, Coordinamento comasco per la Pace, Donne in nero, Fondazione Somaschi Onlus, Giovani democratici della Provincia di Como, La Prossima Como, Legambiente, Mdp Articolo 1, Prc, Refugees Welcome, Sinistra Italiana. Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti Como.

“Una legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini, evitare situazioni di irregolarità e puntare su accoglienza, lavoro e inclusione: è la proposta presentata al Senato nell’ambito della campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, per cambiare le politiche sull’immigrazione in Italia e la narrazione mediatica. Tra i promotori un fronte vasto e trasversale della società civile che lavora sul campo, tra cui l’Arci, uniti da un obiettivo comune: governare i flussi migratori in modo efficace trasformandoli in opportunità per il Paese. Sono 8 gli articoli contenuti nella proposta di legge, che prevedono: l’introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, affidando l’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri alle agenzie preposte o a onlus iscritte in apposito registro; la reintroduzione del sistema dello ‘sponsor’ già collaudato con la legge Turco-Napolitano, con un cittadino italiano che garantisce l’ingresso di uno straniero; la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già integrati in Italia; nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali; misure di inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo; il godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale una volta tornati nel Paese d’origine; l’uguaglianza nelle prestazioni di sicurezza sociale; maggiori garanzie per un reale diritto alla salute dei cittadini stranieri; voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità”.  [Arci Report, 13 aprile 2017].

Leggi qui la proposta di legge popolare e il documento di sintesi  della campagna Ero straniero

4 ottobre / Lezione prova gratuita per il corso di teatro di Artificio

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Dalla pagina Facebook dell’evento di Artificio:

Mercoledì 4 ottobre dalle 20,30 alle 22, 30 potete partecipare gratuitamente alla prima lezione del corso di teatro al Chiostrino Artificio, Piazzolo Terragni 4, Como.
Il corso è aperto a tutti.

PRENOTATI scrivendo a organizzazioneartificio@gmail.com

Programma annuale:
Quando: ogni mercoledì, ore 20,30-22,30.
Durata: ottobre-maggio
Dove: Chiostrino Artificio, Piazzolo Terragni 4 – Como

Contatti: segreteria.luminanda@gmail.com, cell. 345 456 2969

Un teatro legato alla vita, dove è possibile sperimentare la propria espressività naturale attraverso la relazione, il gioco, l’improvvisazione, per acquisire le tecniche base del linguaggio teatrale e una maggiore consapevolezza per stare bene con se stessi e gli altri.
Al termine del percorso è previsto un saggio finale. Quest’anno vorremmo portare “il teatro fuori dal teatro“, facendo degli spazi cittadini un palcoscenico naturale, mischiandoci con le persone in un viaggio in cui lo spettacolo si fa riflesso dell’esperienza individuale e di gruppo, amplificandola e aprendola alla condivisione con il pubblico.

Consulta qui tutte le iniziative e i progetti di Artificio

5 – 8 ottobre / Festa della cooperazione albatese

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Tra giovedì 5 e domenica 8 ottobre, il Bar “Il circolo” e il salone villa dell’Ucc di Albate (via Canturina 164 e 166) ospiteranno la XXXI edizione della Festa della cooperazione albatese, organizzata da Ucc [unione circoli cooperativi] e patrocinata dal Comune di Como, da Bcc – Cassa rurale ed artigiana di Cantù e dalla Provincia di Como. Di seguito il programma:

Giovedì 5 ottobre:
14 : gara di bocce al bocciodromo Ucc

Venerdì 6 ottobre
21 : Dibattito pubblico sul tema Comosud (Albate – Camerlata – Rebbio): quale futuro? al salone villa Ucc. Interverranno il Sindaco di Como e (sic) alcuni assessori.

Sabato 7 ottobre:
14 : gara di scopa d’assi al bar “Il circolo”
18,30: Giro del Mondo in 330 giorni – al salone villa, Francesco “Cecco” Zamburlini parlerà del suo viaggio in 29 paesi.
19, 30 : apericena al bar “Il circolo”

Domenica 8 ottobre:
dalle 9 in poi: Ul pan de Com – distribuzione gratuita di pane offerto da Panificio Moro e Il pane dei Volonté, vendita di torte equosolidali alla bottega Pachamama e di prodotti tradizionali mantovani (sbrisolona, salame, parmigiano) al bar “Il circolo”.
10 : al salone villa, Benedetto Indavuru presenta il suo libro Democrazia cristiana e Partito comunista italiano nella provincia di Como (dal 1945 al 2007)
12 : aperitivo della cooperazione offerto al bar “Il circolo”da Ucc
12,30 : pranzo della cooperativa al salone villa Ucc
19,30 : risotto e salsiccia al salone villa Ucc
21 : tombola a premi al salone villa Ucc

La settimana successiva, precisamente domenica 15 ottobre dalle 15,30, sarà poi possibile partecipare a una castagnata nei pressi della Baita Monte Goi.

Ucc invita tutte e tutti a aderire e portare il proprio contributo di idee. Chi fosse interessato, o volesse ulteriori dettagli sulle iniziative della festa della settimana prossima, può chiamare lo 031 52 37 05 oppure mandare una e–mail a sede@ucc.it .

A Como e in tutta Europa per i diritti delle persone migranti

È passato più di un anno da quando Como ha vissuto il momento “emergenziale” dell’incontro col fenomeno epocale delle migrazioni planetarie; sembrava che la città avesse capito la gravità della situazione, che si fosse dimostrata capace di mobilitarsi in modo non effimero, che avesse compreso non solo l’apparenza, ma anche la sostanza del problema.

Di anni ne sono passati anche di più da quando sono cominciati gli arrivi e le stragi in mare, da quando è stata aperta e poi ermeticamente chiusa la “rotta balcanica”, da quando sulle pagine dei giornali e sugli schemi dei vari sistemi di connessione sono passate foto e parole di una drammaticità quasi insopportabile. Sembrava che i governi europei avessero colto l’urgenza di affrontare il problema.

Invece, rimossi dalle prospettive urbane gli imbarazzanti assembramenti di persone “forestiere”, ridotti i flussi intercontinentali, subappaltandone il controllo poliziesco e repressivo ai peggiori regimi disponibili sul mercato (che non hanno alcuna difficoltà, in cambio di una manciata di milioni di euro, a sobbarcarsi il lavoro sporco), la gente ha dimenticato, è tornata ad occuparsi d’altro, i governi hanno stabilito che “quando è troppo è troppo”, e che semmai il residuo di tutti questi problemi è poco più di un problema di ordine pubblico (oppure, nel migliore dei casi, di decoro urbano).

Eppure, il lavoro del mondo del volontariato non si è mai potuto interrompere, per garantire quel minimo di accoglienza indispensabile a chi è approdato in queste terre non per suo capriccio, ma perché costretto da guerre, violenze e povertà. Né si è fermata l’azione dei gruppi di attivisti e attiviste che hanno capito che quello delle migrazioni è un problema di diritti, fondamentali e inalienabili.

Questo è il senso della campagna #sickofwaiting (stanchi di aspettare) lanciata a livello europeo per il 30 settembre e a cui anche Como senza frontiere ha deciso di aderire. Non è stato facile in un pomeriggio di un sabato qualsiasi portare all’attenzione della città un problema che resta gravissimo, nonostante che, nell’autunno 2017, i migranti siano confinati in luoghi più appartati. Non è stato facile nemmeno far capire che mettere in concorrenza i “nostri” poveri con quelli provenienti da altri luoghi, come l’attuale amministrazione continua pervicacemente a fare,  è non solo sbagliato ma addirittura controproducente, perché la riduzione dei diritti, una volta “testata” sugli altri, si ripercuoterà senza dubbio anche su di noi, perché i diritti sono per tutti e tutte o non sono per nessuno.

Certo, non sarà qualche centinaio di volantini e di parole distribuite in un pomeriggio di sabato (non importa se a Como a Londra o a Madrid) a cambiare il corso delle politiche europee. Ma non si può far finta di ignorare che il tempo è davvero scaduto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

“Riprendiamoci la libertà”: Cgil tinge di rosso piazza San Fedele contro la violenza sulle donne

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Ha avuto luogo tra le 18 e le 19 di sabato 30 settembre Riprendiamoci la libertà, iniziativa organizzata a livello nazionale (cento le piazze coinvolte) da Cgil, con il sostegno di Arci, per ribadire una volta di più la necessità di un intervento continuo e condiviso di uomini e donne contro la violenza di cui queste ultime continuano, loro malgrado, a essere vittime: per citare un dato locale, Telefono Donna Como ha registrato negli ultimi tre anni in media 260 richieste di aiuto all’anno. Le violenze non denunciate rimangono, com’è ovvio, impossibili da quantificare con esattezza.

Nelle parole di Chiara Mascetti, segretaria organizzativa della Cgil di Como, intento primo della manifestazione era e rimane “denunciare le modalità comunicative con cui viene affrontato il tema della violenza femminile” . Questa infatti, che rimane un fenomeno addirittura endemico nella società italiana (non solo, ma anche), sembra ad oggi non aver ancora trovato un’adeguata copertura mediatica, in senso quantitativo e qualitativo.

La poesia recitata in apertura a una manifestazione segnata dal colore rosso, Donne appassionate (Cesare Pavese, 1935, testo integrale in fondo all’articolo), fa riferimento alla volontà di alcune donne di esporre il proprio corpo e la propria persona in piena libertà. Libertà che, nella realtà dei fatti, resta negata, o quantomeno manipolata in chiave voyeuristica e commerciale; libertà che, come suggerisce il titolo stesso dell’iniziativa, è giunto il momento di riprendersi, come donne, e di restituire alle stesse, da parte degli uomini o di chiunque la violi; perché, è opportuno ricordare, anche le donne (alcune donne) esercitano talvolta comportamenti misogini.

La violenza per, alle, sulle, tra le donne va innanzitutto riconosciuta, e poi denunciata, sempre, ed è imperativo creare condizioni affinché ciò possa avvenire senza ritorsioni per le vittime; al tempo stesso, bisogna prendere le distanze da una “caccia al colpevole” che porti alla stigmatizzazione di un dato stereotipo sociale, solitamente già svantaggiato, come gli stranieri o i meno agiati; come se i maltrattamenti fossero una prerogativa di questi ultimi o, peggio ancora, un “privilegio” degli italiani, specie se economicamente stabili.

Per quanto la cronaca faccia ormai  espressa menzione di “femminicidio” per gli atti di violenza – non solo letale, non soltanto fisica – perpetrati alle donne in quanto tali, essi non sembrano registrare cali significativi nella realtà dei fatti, tutt’al più, rimangono taciuti, o imputati alla condotta delle donne stesse, inappropriatamente ritratte come “colpevoli”  di una risposta a tono, di un bicchiere di troppo, di un abbigliamento provocante; non soltanto nelle chiacchiere da bar ma anche, ed è grave, nel discorso istituzionale e nei principali canali d’informazione e comunicazione.
Come ha infatti dichiarato Mascetti: «anche l’utilizzo sbagliato delle parole è una forma di violenza». Così (tra l’altro) le restrizioni, le discriminazioni, i controlli sulla vita privata di una persona. È stata infatti contestata dallee dai manifestanti la depenalizzazione del reato di stalking, che lascia di fatto impunita una serie di comportamenti fastidiosi e irrispettosi ma, quel che è peggio, invasivi, subiti soprattutto dalla componente femminile della popolazione.
Per contrastare, punire e prevenire la violenza contro le donne, Mascetti ha invitato tutte e tutti i partecipanti a firmare l’appello di Cgil avete tolto il senso alle parole  (recitato in piazza San Fedele da Alessandra Ghirotti), ricordando la data del 25 novembre come Giornata internazionale contro la violenza femminile.

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Per quanto la partecipazione al ritrovo fosse numericamente ridotta a una cinquantina di persone (dato raggiunto o perfino superato da recenti e ben più contestabili iniziative para-politiche locali, va detto con un certo rammarico), è incoraggiante che tra queste vi fosse una consistente presenza maschile. Essendo la violenza di genere un fenomeno diffuso, trasversale e veicolato dalla cultura (o da determinate porzioni della stessa), altrettanto radicato, condiviso e culturalmente radicato dovrà essere il contrasto a essa.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda le foto di Alida Franchi della manifestazione
Guarda i video di Martina Toppi degli interventi di Chiara Mascetti e Alessandra Ghirotti

Donne appassionate (Cesare Pavese, 1935)

Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai copi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che i greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Cl son occhi nel mare, che traspaiono a volte.

Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei. 

 

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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