volontariato

Diritti/ Vittorio Nessi: «La buona politica si occupi della marginalità». Locatelli: «Impensabili più strutture per richiedenti asilo»

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La destra non si smentisce: i diritti umani non interessano al governo della città. Il Consiglio comunale di Como di lunedì 9 aprile ha visto la partecipazione di una ventina di volontari/e e simpatizzanti di Como accoglie,  decisi a non lasciar cadere la questione dell’assistenza ai senzatetto, “esiliati” dalla città murata, privati – con la fine dichiarata di Emergenza freddo, lo scorso 2 aprile – di una delle già poche strutture di accoglienza loro rivolte nella sede del Centro socio-pastorale Cardinal Ferrari, lasciati da allora senza un’alternativa e quasi, si direbbe, senza alcuna possibilità. (altro…)

13 marzo/ L’Hospice e l’assistenza domiciliare

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Martedì 13 marzo alle 21 si terrà al Centro Socio-pastorale Cardinal Ferrari di Como L’Hospice e l’assistenza domiciliare, un nuovo incontro del corso di formazione per volontari in cure palliative organizzato dall’associazione Accanto onlus – Amici dell’Hospice San Martino, che opera nel campo dell’assistenza ai malati in fase terminale.

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Dal 13 febbraio/ Corso di formazione per volontari in cure palliative

Locandina corso volontari_b.jpgL’associazione Accanto onlus  – Amici dell’Hospice San Martino di Como organizza Accanto al malato che soffre: un corso di dieci lezioni, a partire da martedì 13 febbraio, per volontari in cure palliative.

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2 dicembre/ 20 di pace

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Il Coordinamento comasco per la pace nasceva nel 1997: sono passati vent’anni, ma sempre di più sul nostro territorio e ovunque nel mondo c’è bisogno di pace e diritti umani.
Sabato 2 dicembre dalle 15 alla sede dei Comboniani a Como (via Salvadonica, 3) ci sarà una giornata per festeggiare questi anni insieme e incontrarsi per pensare al futuro.

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Volontari per comunità accoglienti

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La mattina di sabato 11 novembre, il centro congressi Medioevo di Olgiate Comasco ha ospitato Volontari per comunità accoglienti, incontro preparatorio alla fusione dei Centri servizi per il volontariato di Como (Csv) e Varese (Cesvov).

Una quarantina i rappresentanti di associazioni attive nelle province interessate intervenuti ad ascoltare gli interventi di Franco Dell’Olio, Franca Olivetti Manoukian e Ivo Lizzola, introdotti dai saluti di Francesco Beretta e Laura Molinari del Csv. L’augurio espresso da organizzatori e relatori è quello che si possa avviare una collaborazione armoniosa e produttiva, che possa trarre insegnamento dalle pratiche già sperimentate a livello provinciale.

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11 novembre/ Volontari per comunità accoglienti

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Al centro congressi Medioevo di Olgiate Comasco (via Lucini, 4) si terrà, tra le 9,30 e le 12,30 di sabato 11 novembre, l’incontro Volontari per comunità accoglienti, promosso da Csv Como e Cesvov Varese. Interverranno Franca Olivetti Manoukian, psicosociologa, Ivo Lizzola, professore del Dipartimento di scienze sociali dell’Università degli studi di Bergamo, e Franco dell’Olio, formatore al Csv di Como.
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15 ottobre / Bulgarograsso / “Awadhifo. Storia di un grazie sotto il cielo del Congo” al circolo Arci Guernica. Una sintesi dell’intervista a Emanuele Pini

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Emanuele Pini, docente dell’Istituto superiore “Matilde di Canossa”, è tornato di recente da un’esperienza volontaria di un anno nella Repubblica democratica del Congo (ex Zaire, ex Congo belga, ndr), motivato da una precedente esperienza in Uganda. In attesa dell’incontro con aperitivo previsto al circolo Arci Guernica di Bulgarograsso per le 18 di domenica 15 ottobre, Alida Franchi ha condotto con lui un’intervista per ecoinformazioni, di cui potete leggere qui un estratto. La versione integrale sarà pubblicata sul settimanale di ecoinformazioni numero 593, previsto per la settimana 16-22 ottobre.

Un anno in Africa: perché?
«Nel 2015 sono partito per un mese di volontariato in Uganda. Questa prima esperienza africana mi ha spinto ad affrontarne una seconda più “immersiva” e di trascorrere un anno a Ariwara, nella Repubblica Democratica del Congo [Rdc da ora in poi, ndr], facendo affidamento alla stessa associazione con ero stato in Uganda [Voica Onlusndr]. In un anno ho svolto le mansioni più diverse per conto dell’ospedale locale, amministrato dall’ordine di suore che era partner in loco del mio progetto di volontariato; comunque mi è capitato di ricoprire brevemente il mio ruolo “di default”, quello di insegnante di latino».

Partendo, eri pronto a ciò che ti aspettava?
«Non proprio! Ho affrontato un breve percorso propedeutico con altri volontari, che però sarebbero rientrati dopo poche settimane. Solo sul posto ho imparato a integrarmi nella comunità locale, e come unico bianco certo non passavo inosservato… soprattutto all’inizio è stata una sfida cambiare abitudini, ma l’atteggiamento che ho incontrato è stato positivo, soprattutto una volta che ho imparato a esprimermi in lingala, la lingua africana parlata anche da quelle parti, e in lùgbara, il dialetto locale. Ho trovato degli amici tra i locali che mi hanno preso in simpatia: ero diventato un “Lugbara bianco”, per così dire…»

Ti è capitato di viaggiare? Che impressioni hai avuto di Ariwara e del Congo?
«Perlopiù rimanevo a Ariwara, che si trova vicino al confine ugandese e non lontano dal Sudan del Sud, ma mi è capitato di recarmi occasionalmente in altre località tra Rdc e Uganda, e nel mese di marzo mi sono preso quattro settimane per visitare il mio paese ospitante.
Ariwara è una piccola comunità relativamente tranquilla e coesa, in cui la Chiesa svolge un’importante funzione di aggregazione sociale, per quanto riguarda i servizi e il tempo libero. C’è però una forte connotazione sincretica nella cultura locale, in cui riti e simbologie di varie correnti cristiane, dell’Islam e dei culti animisti tribali si commistionano in modo interessante e complesso. Poligamia e stregoneria, per fare due esempi, sono elementi radicati della vita pubblica. Mi sono sentito accolto e mi sono affezionato alla comunità mia ospite, ma ho anche osservato elementi critici sia dal punto di vista strettamente sociale, almeno da un punto di vista occidentale – come il forte assetto patriarcale, la stigmatizzazione dei bambini “anomali” e delle loro madri, un alcoolismo incontrollato – , sia legati all’aspetto politico-amministrativo. Mi hanno colpito negativamente l’aggressività e la corruzione delle forze dell’ordine, e c’è pochissima attenzione del governo di Kinshasa verso gli investimenti pubblici, cosa drammaticamente evidente nella sanità e nelle infrastrutture.
Formalmente, la Rdc è una “repubblica democratica” semipresidenziale, nei fatti, l’establishment del presidente Joseph Kabila si avvicina di più a un modello para-dittatoriale. Questo tipo di governo, che poggia su una rete di rapporti clientelari, ha interesse a evitare l’interazione di oppositori reali o potenziali, perciò cerca di dissuadere gli espatri e i contatti con le comunità congolesi in Europa o all’estero, mentre è incoraggiata l’immigrazione, che proviene soprattutto dal Sud Sudan. Esistono enclaves finanziarie ed economiche di occidentali e di cinesi che si concentrano nelle metropoli e nei pressi di alcune miniere, ma l’altissima instabilità politica ha un effetto deterrente sugli investimenti esteri».


Da due mesi sei di nuovo in Europa. Come ti senti?
«Mi colpisce negativamente quella che ormai avverto come… inautenticità: la stessa razionalità che qui governa la realtà, mi sembra, rende le interazioni umane fredde e “meccaniche”, distanti anni luce dalla vitalità a cui mi ero abituato – anche con qualche difficoltà iniziale – in Congo e a Ariwara, la cui comunità mi ha accettato serenamente e dove – magari non subito – farei volentieri ritorno dai miei amici.».
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Minori non accompagnati: presentato in Tribunale il corso di formazione per tutori

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Partecipatissima – quasi 80 presenze registrate – la presentazione del corso per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati [profilo introdotto e regolamentato dalla legge del 7 aprile 2017, ndr], tenutasi mercoledì 4 ottobre nella sala Biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5). 
Tale iniziativa corona un percorso intrapreso già dal mese di maggio e portato avanti in sinergia dal Tribunale di Como (in interfaccia con il giudice tutelare), Avc-Csv, Osservatorio per i diritti del migrante e Comune di Como, con la collaborazione tecnica della ong internazionale Defence for Children (nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dal programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza della Commissione europea) e la partnership transfrontaliera con Service social international Suisse. Un percorso frutto di un’attenta riflessione sulle dinamiche territoriali locali in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che gli enti proponenti intendono condividere e sviluppare insieme alla comunità locale.


Nello specifico, il programma di formazione vuole risolvere un aspetto particolarmente critico, a Como come in altre località: l’assistenza a migranti minorenni. La formazione di tutori consapevoli della specificità territoriale e individuale vuole prevenire l’assorbimento di questi giovani in un vuoto istituzionale, normativo e sociale, evitando che il compimento del diciottesimo anno comporti per loro una perdita non solo de facto, ma anche de iure, dei diritti di cui essi erano stati almeno formalmente titolari. Maria Luisa Lo Gatto, giudice e referente per i rapporti con il territorio del Tribunale di Como, ha perciò rimarcato in apertura all’incontro (introdotto dai saluti di Anna Introini, presidente del Tribunale) la necessità per i futuri tutori e tutrici di acquisire una conoscenza approfondita del contesto in cui si apprestano a operare. Fissato un chiaro obiettivo comune nella tutela dei diritti dei migranti minorenni da parte della comunità e dell’ente che li ospitano  – ed è quest’ultimo, per legge, a farsene carico  –  è opportuno che queste persone creino una rete operativa, non soltanto per ragioni di assistenza e di reciproco sostegno, ma anche per mantenere una relazione dialogica e costruttiva con l’amministrazione e la giustizia locali, chiamati ad assistere tutori e migranti con le proprie specifiche competenze e responsabilità.

Tale percorso di crescita, in cui ciascuno può imparare e insegnare qualcosa dagli altri,
spiega l’approccio transdisciplinare e “sperimentale” del corso presentato, orientato al confronto e all’interazione peer-to-peer, più che a una formazione di tipo frontale. La struttura di questa opportunità formativa, aperta per il momento a una classe di 25 persone, è stata illustrata più nello specifico da Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. Previsti (a metà del mese di novembre 2017) tre giorni consecutivi di formazione focalizzati su quattro obiettivi: la conoscenza del contesto, la comprensione dello stesso (e del/la minore da tutelare) per poter elaborare e perfezionare pratiche ad hoc, l’applicazione di tali pratiche, e il “posizionamento” di migrante e tutore/tutrice rispetto alla realtà operativa. Non sono attesi particolari requisiti o competenze dai partecipanti al corso, se non quello di poter garantire al(la) minore preso/a in cura stabilità, reperibilità e costanza. Proprio per questo è previsto che a ogni tutore sia assegnato un unico individuo.

Nel 1991 – ventisei anni fa – la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo è stata adottata dall’ordinamento giuridico italiano: secondo l’art.2, di tale documento, ogni minorenne  – cittadino/a o meno dello Stato – è titolare dei medesimi diritti, libertà, obblighi e divieti, che gli Stati firmatari si impegnano a garantire.
Nel caso dei migranti minorenni, ciò non avviene in pratica: si pone l’accento sull’entrata e permanenza illecita nello Stato ospite, piuttosto che sulle violazioni subite dalla persona del migrante, magari da parte dello Stato stesso. Tuttavia, «garantire tutela ai migranti minorenni non è un atto di pietismo», ha chiarito Costella «ma in primo luogo un’opportunità e anzi un dovere civico, l’applicazione concreta dei princìpi di uno Stato di diritto che, pur chiaramente sanciti dalla Costituzione italiana, vengono spesso “accantonati” in situazioni dette, a volte impropriamente, “emergenziali”».

Fornire assistenza a soggetti doppiamente isolati  – come migranti e come minorenni non accompagnati – diventa così il gesto di accoglienza e umanità più importante che si possa compiere nei loro confronti. Di questo parere è Lanciné Camara, mediatore culturale di origini ivoriane giunto in Italia nel 2011, oggi operativo nell’accoglienza per minori a Genova, dove collabora con Defence for Children Italia . Facendo riferimento al proprio vissuto, Camara (che ha chiesto e ottenuto l’asilo in Italia) ha parlato positivamente del ruolo svolto dalla comunità e dai tutori nell’assisterlo nel processo di integrazione, incoraggiando il pubblico a intraprendere un percorso formativo in tal senso.
Camara ha anche fatto riferimento al consistente turnover dei ragazzi ospitati nella struttura per la quale lavora. È infatti ben diverso occuparsi di una persona che intende rimanere in Italia (nella fattispecie) e avviarsi all’integrazione, oppure di un(a) migrante in transito che vorrebbe invece raggiungere altri Stati. In questo secondo caso, diventa fondamentale per i soggetti dell’accoglienza e dell’assistenza di migranti intraprendere e mantenere relazioni transfrontaliere e transnazionali che, nel caso di Como, interessano in primo luogo la vicina Svizzera. Proprio un’operatrice di Service social international Suisse intervenuta alla presentazione, Élodie Antony, ha riportato l’impatto positivo dei tutori assegnati a 200 migranti minorenni oltreconfine, ribadendo il bisogno per questi  di persone affidabili su cui poter contare e la necessità, per chi accoglie, di insistere maggiormente sull’aspetto del ricongiungimento familiare.

Con la formazione di figure tutoriali, l’accoglienza e l’integrazione di migranti in Lombardia potranno beneficiare dell’esempio “pioniere” (in sede regionale) di Como, «dove, già l’anno scorso, cittadinanza attiva e volontariato comaschi hanno dato una splendida risposta in tal senso», ha ricordato Elena Zulli, responsabile progetti per Avc-Csv, segnalando il percorso gratuito di 40 ore – distribuite tra la fine di ottobre 2017 e gennaio 2018 – messo a punto da Avc-Csv per fornire strumenti di formazione e conoscenza territoriale agli operatori/trici dell’accoglienza e del volontariato; a questo seminario si aggiunge poi Le sfide del fenomeno migratorio: chiusura o accoglienza?, un corso di educazione allo sviluppo, organizzato da Unicef a partire dal 25 ottobre.

Visto il grande differenziale tra il numero di migranti minorenni e quello di tutori (formati e ancora da formare), su cui pesa anche una limitata disponibilità di strutture d’accoglienza operanti, sarà necessario investire su misure come l’affido familiare e un’assistenza di carattere provvisorio per migranti non stanziali, collaborando di concerto con operatori e amministrazioni locali, oltre che con il coordinamento delle comunità per minori non accompagnati. Tutto questo nella consapevolezza che una rete d’accoglienza insufficiente e malgestita favorisce l’assimilazione degli emarginati nella criminalità: la sfida è perciò dimostrare che l’inclusione (e non l’esclusione) di questi rappresenta l’antidoto più efficace a un clima di insicurezza e paura.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Online sul canale YouTube di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

14 ottobre / “Io non rischio”

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Si trasmette il comunicato stampa dell’iniziativa Io non rischio. Buone pratiche di protezione civile, che per la data di sabato 14 ottobre prevede una campagna di informazione nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani (a Como, i volontari e le volontarie della protezione civile saranno presenti in piazza Cavour).

Io non rischio: campagna nazionale per le buone pratiche di protezione civile
14 ottobre volontari in piazza a Como
Il volontariato di protezione civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per comunicare sui rischi naturali che interessano il nostro Paese. Il 14 ottobre volontari e volontarie di protezione civile allestiranno punti informativi Io non rischio nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani, per diffondere la cultura della prevenzione e sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto.

Il cuore dell’iniziativa – giunta quest’anno alla settima edizione – è il momento dell’incontro in piazza tra i volontari formati e la cittadinanza. Ma l’edizione 2017 sarà un’occasione speciale, perché le piazze si arricchiranno di iniziative ed eventi: i volontari, infatti, accompagneranno la cittadinanza in un percorso legato alla conoscenza dei rischi specifici del territorio e alla memoria dei luoghi.
Sabato 14 ottobre, in contemporanea con le altre città in tutta Italia, anche Como partecipa alla campagna Io non rischio. Per scoprire cosa ciascuno di noi può fare per ridurre il rischio alluvione, l’appuntamento è in piazza Cavour e dintorni. Oltre al punto informativo, quest’anno i volontari invitano i comaschi ad una speciale caccia al tesoro (ulteriori informazioni sulla pagina facebook IO NON RISCHIO PIAZZA COMO).

L’edizione 2017 coinvolge volontari e volontarie appartenenti a oltre 700 realtà associative, tra sezioni locali delle organizzazioni nazionali di volontariato, gruppi comunali e associazioni locali di tutte le regioni d’Italia.
Io non rischio – campagna nata nel 2011 per sensibilizzare la popolazione sul rischio sismico – è promossa dal Dipartimento della protezione civile con Anpas-Associazione nazionale pubbliche assistenze, Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Reluis-Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica. L’inserimento del rischio maremoto e del rischio alluvione ha visto il coinvolgimento di Ispra-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Ogs-Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, AiPo-Agenzia interregionale per il fiume Po, Arpa Emilia-Romagna, Autorità di bacino del fiume Arno, CamiLab-Università della Calabria, Fondazione Cima e Irpi-Istituto di ricerca per la protezione idro-geologica.
Sul sito ufficiale della campagna, www.iononrischio.it, è possibile consultare i materiali informativi su cosa sapere e cosa fare prima, durante e dopo un terremoto o un maremoto.

Per informazioni sulla piazza, pagina facebook “IO NON RISCHIO PIAZZA COMO”

Consulta la locandina dell’iniziativa

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